Casarsa ha ricordato Guidalberto Pasolini e le altre vittime dell’Eccidio di Porzûs

Casarsa della Delizia ieri ha reso omaggio, nel cimitero del capoluogo, alla memoria di Guidalberto Pasolini, fratello del poeta e scrittore Pier Paolo, accomunando nel ricordo anche le altre vittime dell’Eccidio alle malghe di Porzûs (febbraio 1945). Guidalberto Pasolini – “Ermes” il nome in codice da partigiano della Brigata Osoppo – fu ucciso ad appena 19 anni nel contesto di quel tremendo fatto di sangue che contrassegnò la fine della Seconda guerra mondiale. Le sue spoglie sono custodite, assieme a quelle degli altri partigiani casarsesi, in una tomba monumentale dinanzi alla quale il sindaco Claudio Colussi, assieme alla delegazione della Associazione Partigiani Osoppo – Friuli, ha posto una corona di alloro in loro ricordo. Presenti anche il vicesindaco Ermes Spagnol con altri rappresentanti dell’amministrazione comunale ed esponenti delle associazioni d’Arma del territorio, nonché il presidente del Centro studi Pasolini Marco Salvadori.


«La deposizione della corona di alloro sulla tomba di Pasolini – ha detto Colussi – è un gesto di omaggio e riconoscenza per il suo sacrificio, un modo per ricordare che la lotta per la libertà e la democrazia è un impegno che non deve mai venire meno».
Contestualmente, è stato letto un messaggio che il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha inviato alla presidente onoraria dell’Associazione Partigiani Osoppo – Friuli, Paola Del Din, e al presidente dello stesso sodalizio, Roberto Volpetti, in occasione degli 80 anni dall’Eccidio, in cui si ricorda – oltre al fatto storico che vide l’agguato dei partigiani del Gruppo di azione patriottica a quelli dell’Osoppo – che «la democrazia non ha timore nel confrontarsi con la propria storia. Ricordare è un atto di giustizia e di verità: di questo innanzitutto si nutre il desiderio di libertà. Dal sacrificio di ogni partigiano caduto è nato il percorso compiuto nella democrazia dal popolo italiano e dal popolo europeo».

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In copertina e all’interno due momenti dell’omaggio del sindaco Colussi alla tomba del partigiano Guidalberto Pasolini.

Attimis e Faedis, quell’orribile 1944 raccontato da Roberto Volpetti: il libro (oggi presentazione a Udine) a 80 anni dalla Zona Libera del Friuli Orientale

(g.l.) Roberto Volpetti, architetto e presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli, ma anche scrittore. Fresco di stampa, il suo libro “1944 L’annus horribilis di Attimis e Faedis” vedrà una doppia presentazione tra oggi e domani. Questo pomeriggio, 6 dicembre, l’appuntamento è alle 17.30 nella sala conferenze del Centro culturale delle Grazie, in via Pracchiuso 21, dove è assicurata disponibilità di parcheggio nell’ampio cortile interno. L’incontro comincerà alle 17.30 con il saluto del vicepresidente dell’Apo Roberto Tirelli. Seguirà l’intervento del sindaco di Attimis, Roberto Malduca. Quindi la presentazione vera e propria del volume: dopo una illustrazione dei contenuti da parte dell’autore, parlerà, proponendo un’approfondita recensione dell’opera lo storico Roberto Chiarini dell’Università Statale di Milano, attento e profondo conoscitore della Guerra di Liberazione in Friuli. Il compito di moderare i lavori è stato affidato a Maria Bruna Pustetto.
Domani mattina, alle 11, il libro sarà presentato invece nella sala del consiglio comunale di Faedis, in piazza Monsignor Pelizzo. Dopo il saluto del sindaco Luca Balloch, interverranno gli stessi Volpetti e Chiarini, con la moderazione degli interventi ancora a cura della giornalista Pustetto. Al termine, verrà proiettato il filmato “Il martirio di Faedis: l’Operazione Klagenfurt” di Giacomo Toffoletti.
«La ricorrenza, quest’anno, dell’80° anniversario della Zona Libera del Friuli Orientale, il grande rastrellamento tedesco di fine settembre 1944 e il drammatico incendio di Nimis, Attimis, Subit e Faedis, ci ha spinto – si legge in una breve nota dell’Apo Friuli – a riprendere in mano quelle pagine tristi che videro la morte di molti patrioti della Osoppo ed indicibili sofferenze per la popolazione civile. Abbiamo voluto raccogliere le testimonianze di quelle giornate lasciateci da osovani (Primo Cresta e Guido Pasolini) e dai sacerdoti che scrissero sui libri storici delle loro parrocchie. Ne esce un quadro assai completo, dove emergono anche le tensioni ed i contrasti con i partigiani della Garibaldi e con i partigiani del Nono Corpus. Il tutto è stato raccolto nel volume che abbiamo intitolato “1944 – L’annus horribilis di Attimis e Faedis” che abbiamo realizzato anche grazie all’indispensabile supporto dei due Comuni di Attimis e Faedis». Hanno sostenuto la pubblicazione del volume commemorativo anche a Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Io sono Friuli Venezia Giulia.
Il nuovo libro di Roberto Volpetti segue quello, pure recente e sempre sulla Resistenza in Friuli,  dedicato in particolare ai fratelli Pasolini di Casarsa con riferimento ai tragici avvenimenti di Porzus. In quell’eccidio, infatti, trovò la morte proprio il giovanissimo Guido Pasolini.

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In copertina, lo scrittore Roberto Volpetti autore del libro dedicato al tragico 1944 nei Comuni di Attimis e Faedis.

Resistenza, celebrati a Udine i 75 anni dell’Associazione partigiani Osoppo

«L’Associazione partigiani Osoppo è portatrice da 75 anni dell’esempio di chi per difendere democrazia e libertà ha fatto la scelta difficile ma eroica di impugnare le armi. Ho apprezzato per questo la posizione chiara e intelligente, distinta dalle dichiarazioni di altre associazioni partigiane, con cui la Osoppo ha espresso la necessità di aiutare l’Ucraina a difendere la propria libertà e con essa la nostra. Questa è testimonianza concreta di giustizia e libertà». Sono le parole dell’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, che ieri mattina a Udine ha portato il saluto alle celebrazioni per il 75° anniversario della fondazione dell’Associazione partigiani Osoppo-Friuli.

«Sono qui per motivi istituzionali e personali – ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga -, mia mamma era una partigiana della Osoppo impegnata nelle brigate del Cansiglio-Cavallo, mentre mio padre, milanese, combattè nella Resistenza in Val Sesia e in Val d’Ossola. Da loro ho tratto l’esempio che mi ha aiutato a costruire il senso di giustizia e libertà».
Dopo i saluti del sindaco di Udine, Pietro Fontanini, e del presidente dell’Apo, Roberto Volpetti, è stato proiettato il video “Una lunga storia di libertà”, realizzato in collaborazione con Agenzia Regione Cronache, che ripercorre la storia dell’associazione, dalla fondazione nello studio notarile di Nicola Marzona fino all’abbraccio del 2003 tra Vanni Padovan della brigata Garibaldi e don Redento Bello, padre spirituale della Osoppo. La storia è stata poi analizzata e ripercorsa negli aspetti legati alle vicende di Porzus e alle diverse collocazioni politiche del Movimento di Liberazione, nella prolusione del professor Ernesto Galli della Loggia “La Resistenza della Osoppo. Una memoria finalmente condivisa”.
Nelle parole della presidente onoraria della Osoppo, la medaglia d’oro Paola Del Din, 99 anni, infine il ricordo delle speranze e dell’entusiasmo dei giovani, tra cui il fratello Renato, che nel 1943 scelsero di opporsi al nazifascismo. Nella scaletta degli interventi anche le testimonianze di tre persone che, nel tempo, hanno collaborato, in ruoli diversi, con l’Apo: l’avvocato Gianni Ortis, presidente dell’Istituto Friulano di Storia del Movimento di Liberazione, l’avvocato Andrea Purinan, presidente dell’Associazione degli Stelliniani, Damiano Gurisatti, insegnante dell’Istituto Bearzi di Udine.
L’Associazione Partigiani Osoppo Friuli ha dunque festeggiato il 75° anniversario della sua fondazione. Risale infatti al 1947 l’atto notarile con cui venne costituita e che fu appunto stilato dal notaio Nicolò Marzona alla presenza di venticinque partigiani della Brigata Osoppo, alcuni dei quali destinati a entrare nella storia del Friuli Venezia Giulia come Alfredo Berzanti, che fu parlamentare e poi il primo presidente della Regione Fvg, Candido Grassi e Giovanni Battista Carron che divennero deputati, gli avvocati Silvano Silvani e Giorgio Brusin, Luciano Nimis che fu generale dell’Arma Aeronautica, Luigi Olivieri generale dell’Esercito, Alvise Savorgnan di Brazzà e i sacerdoti Aldo Moretti e Ascanio De Luca.

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In copertina, il presidente dell’Apo Roberto Volpetti con Paola Del Din ed Ernesto Galli Della Loggia; all’interno, l’intervento dell’assessore regionale Tiziana Gibelli.

 

Ad Aquileia e in tutto il Fvg il ricordo del viaggio centenario del Milite Ignoto

Sentita e partecipata cerimonia ad Aquileia, e idealmente in tutto il Friuli Venezia Giulia, per ricordare il centenario della partenza del feretro che conteneva la salma del Milite Ignoto. Infatti il 29 ottobre del 1921, lasciò la stazione ferroviaria della città romana (ormai demolita da molti anni) il convoglio che trasportava l’affusto di cannone con sopra deposta la bara del Soldato Ignoto, ricoperta dalla Bandiera Tricolore. Lo stesso viaggio è stato riproposto a 100 anni di distanza, con le carrozze ferroviarie d’epoca, il locomotore a vapore del 1921 e il vagone che fece il trasporto della salma indicata da Maria Bergamas. Il treno è partito dalla stazione di Cervignano con destinazione Gorizia e Udine, e poi ancora le tante altre città d’Italia che un secolo fa si strinsero commosse al suo passaggio. La cerimonia vera e propria, che ha visto la partecipazione delle autorità civili, militari e religiose, di tanti sindaci del Friuli Venezia Giulia, di rappresentanti di numerose Associazioni combattentistiche e d’arma (fra le quali anche la Federazione Italiana Volontari della Libertà con il proprio medagliere e l’Associazione Partigiani Osoppo Friuli), si è tenuta nella piazzale della Basilica di Aquileia.

La cerimonia ad Aquileia.

La commemorazione è iniziata con l’intervento del sindaco Emanuele Zorino, che ha portato il saluto della comunità: «Cento anni fa – ha detto – Aquileia diventò madre, simbolo di tutte le città italiane che vissero i lutti della Grande Guerra. Un secolo fa ogni famiglia piangeva un proprio caro, ma un secolo fa con il viaggio del Milite Ignoto si creò l’unità della nazione».
Ha preso poi la parola il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, che ha sottolineato il parallelismo fra due epoche: «Cento anni fa si è visto lo spirito di unità del Paese e la riconoscenza verso le persone che si erano sacrificate. Oggi non volgiamo lo sguardo solo per ricordare e onorare la memoria, ma dobbiamo recuperare da quel passato il significato di essere uniti. Una unità necessaria per affrontare le sfide che stiamo vivendo». E’ stato quindi il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, a chiudere i discorsi ufficiali, rivolgendo un saluto e ringraziando, oltre alle varie autorità, i sindaci presenti: «So quanto importante è il vostro lavoro quotidiano». Si è rivolto poi alle scolaresche, numerose nella antica piazza Capitolo: «Siete il futuro del Paese. Queste celebrazioni sono per voi. Il viaggio del Milite Ignoto è stato un momento fondamentale della storia italiana, un viaggio di unificazione del Paese, dopo la tragedia della Prima Guerra Mondiale. Quel viaggio ha formato l’identità del Paese, un viaggio che fu compiuto fra due ali di folla, con una partecipazione popolare rilevantissima e lanci di fiori ad ogni passaggio». Il governatore Fvg ha infine concluso: «Il mio è un invito al silenzio, senza retorica, per una celebrazione che unisca ancora una volta l’Italia e possa dargli forza per il futuro».
Le autorità hanno poi inaugurato il restaurato Cimitero degli Eroi, dove sono sepolti i 10 soldati sconosciuti che non furono scelti per rappresentare il Milite Ignoto e anche la stessa Maria Bergamas, la mamma di un soldato disperso che nella Basilica di Aquileia indicò il feretro portato all’Altare della Patria, mentre in cielo le Frecce Tricolori hanno dispiegato per due volte il verde, bianco e rosso della Bandiera nazionale. Nel frattempo, è sfilata la teca contenente la Bandiera che avvolse l’urna del Milite Ignoto e che è stata portata a Cervignano per essere collocata sul treno storico alla volta di Roma, rifacendo così il viaggio di un secolo fa. E’ poi seguita la cerimonia di inaugurazione del cantiere per la ricostruzione della piccola stazione ferroviaria di Aquileia, ormai demolita da molti decenni: da lì infatti partì il treno che portò il Milite Ignoto all’Altare della Patria a Roma.
Alla conclusione della commemorazione vi è stato un breve incontro con il ministro Guerini: il presidente della Associazione Partigiani Osoppo Friuli, Roberto Volpetti, ed il presidente Massimiliano Fedriga hanno rivolto al titolare della Difesa l’invito a presenziare alla cerimonia commemorativa dell’Eccidio alle Malghe di Porzus che avrà luogo nel prossimo mese di Febbraio. Il ministro ha assicurato la propria presenza.
Guerini e le altre autorità – all’incontro erano presenti anche l’onorevole Debora Serracchiani e Ivano Strizzolo – si sono quindi trasferiti presso la stazione ferroviaria di Cervignano dove hanno preso posto sul treno storico che è partito alla volta di Gorizia, ripercorrendo il tragitto di un secolo fa. Alla stazione di Udine ad attendere il convoglio erano presenti sulle banchine centinaia di persone. Fra queste il sindaco Pietro Fontanini e decine di associazioni con bandiere e labari. Presenti anche l’assessore regionale Stefano Zannier e la medaglia d’oro Paola Del Din, presidente emerita della Federazione Italiana Volontari della Libertà, che è stata la prima e l’ultima persona, molto anziana, ringraziata dal ministro Guerini. Il treno è poi proseguito in direzione Venezia, fermandosi nelle altre stazioni friulane: Casarsa della Delizia, Pordenone, Fontanafredda e Sacile. Ad ogni tappa vi è stata una entusiastica partecipazione di autorità e popolazione.

La cerimonia a Udine.

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In copertina, la storica locomotiva del 1921 che ha trainato il convoglio rievocativo; qui sopra, immagini del suo arrivo alla stazione di Udine. (Foto Regione Fvg)

 

I Partigiani dell’Osoppo ricordano i 53 gemonesi caduti nella Resistenza

Quella del 2020 doveva essere la 75ª commemorazione che la comunità di Gemona tiene puntualmente ogni anno, a fine agosto, sulle montagne di Ledis, per ricordare i 53 concittadini caduti nella Guerra di Liberazione. Ma l’emergenza Covid ha consigliato di rinunciare alla tradizionale cerimonia per lasciare, invece, spazio ad un ricordo più sobrio, anche se non meno sentito rispetto al passato.

Roberto Volpetti


La pausa forzata, però, si è trasformata in una importante opportunità, in quanto è stato possibile realizzare alcuni lavori di sistemazione, non più rinviabili e accompagnati anche da alcuni significativi miglioramenti, nella Casa alpina “Brigata Osoppo” che sorge nella suggestiva cornice delle Prealpi Giulie del Gemonese, a 653 metri di quota. Grazie, infatti, anche al contributo del Comune di Gemona, è stato possibile realizzare la nuova illuminazione basata su un impianto fotovoltaico che sostituisce quello esistente a gas. L’opera è stata realizzata dalla società Tecnoelettrica Copetti, mentre il rifacimento dell’impianto idrico è stato eseguito dalla società Termoidraulica Turchetti, entrambe del luogo. Il supporto logistico, per il trasporto dei materiali in loco, è stato dato invece dai diversi volontari che credono nel valore della cerimonia che, ogni anno a partire dal 1946, si svolge appunto a Ledis.
Ritornare in questi luoghi, per loro, significa rendere onore ai genitori, ricordare i sacrifici che affrontarono sia in guerra sia in pace. Inoltre, è anche onorare la gente di Gemona, che è giustamente orgogliosa della propria città e della propria storia. “Perché Gemona – sottolinea l’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli guidata da Roberto Volpetti – seppe affrontare i lunghi anni della guerra e della Resistenza con coraggio e determinazione; furono anni caratterizzati da una straordinaria energia positiva che consentì poi di affrontare i difficili anni della ricostruzione del dopoguerra. E la stessa energia positiva fu determinante anche per affrontare la drammatica ricostruzione dopo il terremoto del 1976″. A conferma, uno dei primi impegni presi dal gruppo di volontari, coordinato da Ezio Bruno Londero, fu quello di ricostruire la baita e la chiesetta di Ledis proprio per non dimenticare ciò che avevano significato l’unità e la determinazione conosciute durante la guerra.
Con questi lavori, la Casa alpina “Brigata Osoppo” ora è ancora più accogliente e potrà continuare a mantenere la sua funzione di punto di riferimento per tutti i gemonesi, per gli amici della montagna e della Osoppo in particolare.

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In copertina e qui sopra due immagini della Casa alpina “Brigata Osoppo” a Ledis sulle Prealpi del Gemonese.