Nimis, l’ex Giunta del sindaco Bertolla replica ai cinque consiglieri “dissidenti” che con l’opposizione l’avevano fatta cadere: «Ecco quanto abbiamo fatto!»

di Giuseppe Longo

NIMIS – Giorgio Bertolla, Sergio Bonfini, Matteo Cuffolo e Luca Balloch non ci stanno e, dopo quattro settimane dall’uscita di scena, replicano punto per punto alle pesanti accuse dei cinque consiglieri “dissidenti” della ex maggioranza, che avevano dato vita al gruppo autonomo “Nimis s’è desta”, e dei quattro dell’opposizione di “Rinnova Nimis” che, con una mozione di sfiducia congiunta, e le dimissioni in massa avevano provocato la caduta della Giunta municipale. Tanto che, appunto, da un mese il Comune è amministrato dal commissario straordinario Giuseppe Mareschi. Come si ricorderà, la sua nomina è però soltanto provvisoria, in quanto nel documento allora sottoscritto dall’assessore regionale agli Enti Locali si leggeva che «il Consiglio comunale di Nimis è sospeso, con decorrenza immediata e sino alla data dello scioglimento che sarà disposto con decreto del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e, comunque, per una durata non superiore a novanta giorni dalla data del presente decreto». E il provvedimento in questione non è stato ancora emesso, per cui questo potrebbe essere emanato anche dopo le ormai vicine elezioni europee ed amministrative. Come è noto, a quest’ultime Nimis non ha potuto partecipare per mancanza dei tempi previsti dalla legge: lo scioglimento del Consiglio comunale, infatti, sarebbe dovuto avvenire entro il 24 febbraio scorso, cosa che è invece si è verificata appena in aprile.
Ma ora, a bocce ferme, si registra appunto una dettagliata presa di posizione politica da parte degli amministratori decaduti contenuta in un ampio documento dal titolo “La realtà dei fatti del Comune di Nimis” diffuso ieri nei locali pubblici. «Si e pensato a lungo – scrivono – che veste dare alle ragioni del sindaco dopo la presentazione delle dimissioni da parte di 5 consiglieri della maggioranza (unitamente ai 4 di minoranza) e che hanno decretato lo scioglimento del Consiglio comunale, in una vicenda iniziata con la creazione del gruppo “Nimis s’è desta” che, se doveva rappresentare un aiuto per il bene del paese (stando alle dichiarazioni apparse sui giornali o sui telefonini), non ha minimamente colto nel segno». E ancora: «Prendiamo atto delle curiose motivazioni di chi presenta una mozione di sfiducia ma non la discute, di chi si straccia le vesti per presunte connivenze con l’opposizione, ma dopo la incontra nei locali pubblici per festeggiare e, cosa ben più grave, tradendo il mandato degli elettori nel portare, con incosciente allegria, la macchina comunale contro il muro del commissariamento, firmando e protocollando ben due documenti importanti insieme all’opposizione. A nostra modesta opinione la forma più alta e più nobile doveva essere il confronto nella sede del Consiglio comunale alla presenza della gente del nostro paese. Questo, però, non è avvenuto!» .
In pratica, si tratta di una circostanziata risposta agli attacchi degli ex cinque consiglieri eletti nel 2022 nelle due liste “Nimis al Centro” e “Uniti per Nimis” che avevano permesso la nascita della Giunta Bertolla, vale a dire Mariacristina Del Fabbro e Stefano Doraconti che avevano anche restituito le deleghe uscendo dall’Esecutivo, Ivana Di Betta, Davide Michelizza e Raul Guillermo Migueletto, i quali si erano appunto coalizzati con l’ex sindaco Gloria Bressani, il capogruppo Fabrizio Mattiuzza, Beatrice Follador e Serena Vizzutti, della minoranza, facendo fronte comune contro la Giunta residua. E contro gli ex amici di cordata – dopo appunto avere spiegato quanto fatto dalla civica amministrazione – i quattro non le mandano a dire. «A fronte di tutta questa mole di attività, svolta in poco più di un anno e mezzo – scrivono infatti nel documento diffuso ieri -, il gruppo “Nimis s’è desta” ha dato ampia dimostrazione di non esserne a conoscenza, soprattutto in riferimento alla cronica mancanza di partecipazione all’attività amministrativa giornaliera. Nell’anno 2023, difatti, ci sono state 36 Giunte ovvero una media di 3 al mese. Di queste, 20 sono state effettuate in modalità videoconferenza. A questo proposito, di seguito, riportiamo i dati relativi alle presenze alle Giunte degli assessori comunali nel corso del 2023: Giorgio Bertolla 36/36, Sergio Bonfini 35/36, Matteo Cuffolo 32/36, Mariacristina Del Fabbro 24/36, Stefano Doraconti 29/36. Si rammenta altresì che il sindaco ha usufruito della modalità in videoconferenza sempre dalla sede comunale, come anche il vicesindaco e l’assessore Cuffolo. La modalità online da luoghi diversi, infatti, non permetteva un proficuo confronto tra gli assessori ed il sindaco. Evidentemente tale confronto non era ritenuto utile dagli assessori del gruppo “Nimis s’è desta”».
«Ci rimane, però, la soddisfazione – concludono Giorgio Bertolla, Sergio Bonfini, Matteo Cuffolo e Luca Balloch, sottoscrivendo la lettera rivolta al paese – di aver lasciato preziose risorse economiche e umane a disposizione del paese, ma anche l’amarezza per l’epilogo causato da motivazioni che sembrano non essere state prese nell’interesse dei cittadini del comune di Nimis». Nel documento in questione hanno, infatti, esposto punto per punto quanto fatto durante la loro permanenza in Municipio. Per cui eccolo, testualmente riportato:

«Cosa abbiamo trovato arrivando in Comune?
A livello di personale siamo partiti con la carenza di 3 unità: Ufficio Amministrativo in affanno, Ufficio Tecnico mancante di una persona e il Segretario Comunale.
Dopo poco tempo, visto che alcuni dipendenti avevano gia domandato da tempo la mobilità, siamo rimasti senza la Responsabile dell’Ufficio Finanziario (e quindi non avevamo più personale in tale mportantissimo Ufficio) e con una sola persona all’Ufficio Tecnico. Per fronteggiare tale problematica e per permettere il funzionamento minimo della macchina comunale il Sindaco e l’Assessore Cuffolo hanno, giocoforza, dovuto prendere il ruolo di Responsabili dei vari settori privi di personale.
Abbiamo inoltre riscontrato un debito nei confronti dell’Ambito Socio Assistenziale pari a circa 350.000 euro dovuto a mancati pagamenti delle quote associative dal 2020 in poi.

Cosa abbiamo fatto prioritariamente?
Il problema principale del Comune era il funzionamento dello stesso.
Attraverso un lungo percorso siamo riusciti, con personale “prestato” dalla Regione, dall’ANCI e dalla Comunità di Montagna, a portare avanti ed approvare il primo bilancio.
Abbiamo dato attuazione al percorso di digitalizzazione della macchina amministrativa, anche sulla base delle indicazioni del Segretario Comunale, evitando di far rimanere il Comune in un sistema antiquato di gestione degli uffici. Questo ha permesso un miglioramento dell’efficienza della macchina amministrativa, evidenziato anche da Compa (Ufficio regionale di supporto ai Comuni).
Nel corso dell’anno 2023 siamo poi riusciti, non senza difficoltà, a reperire ed assumere 5 unita tra le quali la responsabile dell’Ufficio Finanziario (cosa che gli altri Comuni non sono riusciti a fare).
Per quanto riguarda la figura del Segretario Comunale si e stipulata una convenzione con i comuni di Taipana e Lusevera e si è quindi provveduto all’assunzione dello stesso.

Opere Pubbliche: quali sono state e quanti contributi sono arrivati durante il nostro mandato?
1. Lavori di Protezione Civile: per Borgo Cloz sono stati ottenuti € 386.000 mentre nella frazione di Chialminis sono stati ottenuti i finanziamenti del terzo e quarto lotto per complessivi € 660.000.
2. Asfalti: in Borgo Vigant per € 50.000, unitamente al comune di Lusevera, in maniera tale da dare continuità all’opera stessa per il collegamento tra comuni contigui; in Borgo San Mauro per € 100.000, con rivisitazione del progetto da parte del nostro Ufficio Tecnico.
3. Roggia: per € 48.000 inerenti alla pulizia per la preparazione delle opere idrauliche sul Cornappo.
4. Nuova sede della Protezione Civile: collaudi ed interventi per la piena operatività della stessa e collegamento alla fibra ottica.
5. Riduzione del rischio di interruzione della viabilità e di incendi boschivi: taglio della vegetazione sulla strada provinciale che collega Nimis a Taipana e su via Montegrappa nella trazione di Torlano. Tale opera e stata condivisa con il comune di Taipana per complessivi € 800.000 (di cui il 50% relativi al territorio del comune di Nimis) e con la stessa modalità di intervento attuata dopo l’esperienza estremamente positiva di picchettamento e tagli a Pecolle (in quel caso congiuntamente al Corpo Forestale Regionale ed alla Protezione Civile).
6. Messa in sicurezza della viabilità: per un importo di € 300.000 destinati, con perizia di variante, alta sistemazione del versante in frana ed alla sentieristica nella frazione di Ramandolo.
7. Allargamento cimitero: nella frazione di Chialminis per € 105.000 con progettazione e conclusione dell’iter amministrativo relativo alla sua fattibilità.
3. Sistemazione muretti a secco: per € 120.000 tra la frazione di Torlano e Borgo Cecchin a Nimis con l’ottenimento di due contributi (uno da € 50.000 e uno da € 70.000).
9. Campo sportivo comunale: primo lotto relativo alle opere impiantistiche e agli spogliatoi per € 243.000 per l’ammodernamento generale degli impianti sportivi.
10. Concertazione 2022: a completamento di un percorso iniziato dall’arch. Tosolini che, attraverso i progetti generali di palestra, scuola e viabilità minore di Monteprato, aveva lasciato a Nimis una grossa opportunità di rinnovamento e ammodernamento delle sue strutture a servizio dei cittadini, abbiamo chiesto e ottenuto un contributo di € 655.000 per la Palestra Comunale:
11. Concertazione 2023: per lo sviluppo ed il completamento della viabilità locale, in un’ottica di miglioramento della connessione delle periferie al centro cittadino, abbiamo chiesto ed ottenuto un contributo di € 840.000 relativo al quarto lotto per la frazione di Monteprato ed al primo e secondo lotto per il Borgo Pecolle.

Opere Pubbliche: cosa è stato concluso con i finanziamenti ottenuti in precedenza?
1. Scuola secondaria: collaudo e recupero delle risorse necessarie extra finanziamento.
2. Sede COC.
3. Sede municipale: finanziamento per la messa a norma antisismica del fabbricato (opera appaltata durante la nostra Amministrazione e terminata senza esubero di spesa).
4. Parco delle Pianelle: appalto degli interventi per i parapetti e per l’illuminazione per garantire l’agibilità del luogo.
5. Pulizia del Cornappo: conclusa fortunatamente poco prima della piena storica.

Opere pubbliche: quali erano in corso di realizzazione?
Palestra Comunale: adeguamento del plesso alla normativa per un totale di € 955.000.

Opere Pubbliche: quali i lavori progettati e gli incarichi affidati?
Lavori con progettazione in fase di conclusione per un totale di € 3.826.000, comprensivi dell’opera di rifacimento del ponte della Motta che collega Nimis con Savorgnano. Di tale cifra i progetti che sono immediatamente appaltabili sono pari ad € 1.028.000.

Protezione Civile.
Dopo 6 anni di mancati finanziamenti e di conduzione della PC di Nimis non certo d’esempio tra quelle dei comuni limitrofi, sono arrivati i primi finanziamenti per un totale di € 21.771 necessari all’ammodernamento delle dotazioni: questo anche in considerazione dell’efficienza raggiunta dal Gruppo e riconosciuta da Palmanova, grazie anche alle numerose abilitazioni ai diversi corsi ed alla partecipazione ad emergenze extracomunali.

Risparmi sulla spesa corrente.
Nel corso della nostra Amministrazione si sono operati risparmi sulla spesa corrente per un importo complessivo di € 115.000, soprattutto sulla spesa che doveva essere affrontata per la gestione esterna della riscossione dei tributi comunali».

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In copertina, l’ex sindaco di Nimis Giorgio Bertolla e all’interno il palazzo municipale.

Eccidio 1944, Torlano e Portogruaro ricordano i martiri di quell’indimenticabile agosto

(g.l.) Ventinove agosto, un mese esatto dal 29 settembre, data che ricorda una pagina fra le più difficili e indimenticabili della storia di Nimis: l’incendio del paese avvenuto proprio quel giorno del 1944. Una tragedia che fu anticipata poco più di un mese prima da un’altra, avvenuta nella vicina frazione di Torlano, dove all’alba del 25 agosto si consumò l’Eccidio nazifascista in cui caddero 33 vittime innocenti, tra cui donne e bambini. E a pagarne più di tutte, ovviamente senza alcuna ragione, fu una numerosa famiglia di mezzadri originaria di Portogruaro: nove i martiri falciati, con mamma De Bortoli, dal mitra del “boia di Colonia”! E dalla città veneta è giunta, come a ogni commemorazione, una folta rappresentanza, guidata dal presidente del Consiglio comunale, Gastone Mascarin.

Il sindaco Giorgio Bertolla…

… e il presidente Gastone Mascarin.


Come è tradizione, il ricordo della strage è cominciato nella Chiesa di Sant’Antonio da Padova con la Messa di suffragio celebrata da monsignor Rizieri De Tina, responsabile della pastorale anche di Torlano, il quale, all’omelia, non poteva non fare riferimento anche all’attualissima tragedia che si consuma giornalmente in Ucraina, frutto della violenza dell’uomo che trova il suo “seme” anche in piccole cose di ogni giorno, come potrebbero essere un azzardato sorpasso o un’andatura troppo lenta, tale da costringere chi segue a perdere tempo. Poi, in corteo, si è raggiunto il vicino cimitero per rendere omaggio al sacello-monumento sotto il quale, dal 1947, riposano i resti di quelle trentatrè vittime, il cui sacrificio è stato rievocato attraverso la lettura, che apre ogni anno la cerimonia nel camposanto, della cronaca di quella tragica mattina del 1944..
Quindi ha portato un saluto, spendendo accorate e commosse parole per auspicare che si affermi la «cultura della pace», Adriana Geretto, presidente regionale dell’Associazione vittime civili di guerra. Alle cui parole hanno fatto seguito quelle, accompagnate da un velo di commozione, del portogruarese Mascarin, il quale ha assicurato che la sua città non mancherà mai alla cerimonia del 25 agosto a Torlano, tanta è stata la gravità di quanto accaduto in quella indimenticabile giornata della Seconda guerra mondiale, la cui memoria finì, con tante altre tragedie,  nel tristemente famoso “armadio della vergogna”.

Monsignor Rizieri De Tina

Ha concluso la serie degli interventi il sindaco Giorgio Bertolla, alla sua prima cerimonia a Torlano essendo avvenuta appena a metà giugno la sua elezione alla guida del Comune di Nimis. Dopo aver portato il saluto del prefetto di Udine, impossibilitato a intervenire, e salutate le comunità di Portogruaro e Terzo di Aquileia, il primo cittadino ha esordito dicendo di aver voluto approfondire i contorni di quella strage che fu scatenata in risposta alla fervente attività partigiana in atto nella zona – come, del resto, anche il successivo incendio di Nimis – e ricollegandosi a quanto continua ad avvenire ancora oggi, ha dedotto che la storia, nonostante il tanto sangue versato, non è riuscita a insegnare nulla all’umanità, che continua a esprimersi con ferocia e sopraffazione. Ma ha concluso con un messaggio di speranza: stiamo uscendo appena adesso – ha osservato – dalla lunga pandemia, ma questa non ci ha impedito di esprimere la nostra solidarietà a chi soffre, offrendo ospitalità anche ai profughi provenienti proprio dall’Ucraina colpita dalle bombe russe.
Folta, alla cerimonia nella parrocchiale e poi appunto in cimitero, la rappresentanza di associazioni combattentistiche e d’arma, mentre per il Comune, oltre al vicesindaco Sergio Bonfini, c’erano anche Gloria Bressani, primo cittadino nella passata amministrazione, e Serena Vizzutti, entrambe componenti dell’attuale gruppo di minoranza.

Tanti i labari e gagliardetti. 

LA RIEVOCAZIONE STORICA

La mattina del 25 agosto 1944 giunse a Torlano, per un’azione di rappresaglia, una colonna di mezzi corazzati delle SS che si fermò all’ingresso del paese. Secondo quanto era stato predisposto dal Comando Superiore di Trieste, le vittime della rappresaglia dovevano essere quaranta, scelte a caso fra la popolazione. All’arrivo dei tedeschi le famiglie Comelli, De Bortoli e Dri, presagendo qualcosa di grave, si ritirarono in una stalla, ritenendolo il posto più sicuro.
Nuclei di partigiani, appostati sulle colline sopra Torlano, con scariche di mitragliatore ostacolavano l’arrivo dei tedeschi, che con le loro autoblinde, riparate fra le case, rispondevano rabbiosamente al fuoco. Mentre infuriava il combattimento, altri militari tedeschi passavano di casa in casa. Tutte le persone trovate, venivano accompagnate e rinchiuse in una stanza nell’osteria di Giobatta Comelli, ora “Al Paradiso”, dove faceva buona guardia un SS.
Luigi Saracco, sfuggito al rastrellamento, venne visto da un soldato tedesco che, da un centinaio di metri, con un colpo di fucile lo colpì a morte. Intanto, arrivò in motocicletta con il mitra a tracolla il maresciallo delle SS Fritz, detto il “boia di Colonia”, il quale si fermò nel cortile dell’osteria e diede ordine di far uscire, una alla volta, le persone ivi rinchiuse. Con un colpo di pistola le fece stramazzare a terra. A tutti spettò la stessa sorte.
Vuanello Giuseppe di vent’anni, da una finestra, osservò terrorizzato la macabra esecuzione e un’idea fulminea gli venne in mente: approfittando di un attimo di distrazione del boia, con una corsa disperata scappò e scomparve in un vicino campo di granoturco.
Le vittime, ricoperte di paglia e cosparse di benzina, vennero date alle fiamme. Il boia quindi entrò nella casa dove erano rinchiusi il proprietario Comelli Giobatta, la moglie e la figlia: a nulla valsero le loro suppliche, uno alla volta caddero in una pozza di sangue. L’altro figlio Albino che si trovava al piano di sopra, assistette al fatto attraverso le fessure del pavimento. Dopo due anni, dopo essersi confessato, con un colpo di fucile si tolse la vita. A sessanta metri di distanza, nella stalla, si erano rifugiati i membri delle famiglie De Bortoli e Dri. Lo stesso boia consumò il secondo atto della tragedia. Uno ad uno fece uscire dalla stalla gli uomini e nel cortile li uccise a colpi di pistola, assistito da un appartenente alla milizia. Pasqualino De Bortoli riuscì a mettere in salvo Serena Dri, Netto Dri, Paolo De Bortoli e se stesso attraverso una piccola finestra da cui si buttava fuori il letame.
Nella stalla rimasero le mamme, che stringevano al seno le loro creature, piangendo e pregando. Comparve il boia che continuò a sparare finché non ci fu alcun segno di vita. Rivoli di sangue scorsero sul selciato. I carnefici quindi diedero fuoco alla stalla per coprire l’orrendo delitto e tutto diventò un rogo crepitante. Da questo ultimo e terrificante atto riuscì miracolosamente a salvarsi nonna Elia Spironello: poiché i nipotini avevano fame, lei era andata a prendere qualcosa da mangiare e un soldato, forse con un po’ di cuore, l’aveva fatta deviare. Si salvò anche Gina De Bortoli di dodici anni che, dopo aver visto cadere la mamma e i fratellini, si gettò a terra in tempo per non essere colpita. Tra grida e urla disperate gli uccisi le piombavano addosso. Uditi i lamenti della madre sempre più fievoli e con i vestiti in fiamme, con grande coraggio, riuscì a fuggire tra i campi e ad arrivare fino a Ramandolo dove fu soccorsa.
Tre giorni dopo la strage i corpi carbonizzati delle trentatré vittime innocenti furono pietosamente raccolti e, dopo la benedizione del parroco don Marioni, sepolti in una fossa comune nel cortile dell’allora osteria Traunich. Il 15 aprile 1947 con una solenne cerimonia i miseri resti vennero traslati in cimitero.
Questi i nomi delle vittime:
COMELLI GIOBATTA, con moglie LUCIA e la figlia ROSA.
COMELLI GIOVANNI di anni 53, la moglie VIZZUTTI ANNA di anni 46, i figli IDELMA di 22 anni, STEFANO LUIGI di anni 21, RITA di anni 19, VITTORIO di anni 17, LUCIANO di anni 15, BRUNO di anni 11 e GIOVANNA MARIA di anni 3.
DRI RUGGERO di anni 48, la moglie VIZZUTTI LUCIA di anni 39 con i figli TERESA di anni 13 e FERRUCCIO di anni 11.
DE BORTOLI VIRGINIO di anni 64 con i figli SILVANO di anni 21 e ANTONIO di anni 19, la nuora PERLIN SANTA in DE BORTOLI di anni 35 con i figli VILMA di anni 11, ONELIO di anni 9, BRUNA di anni 6, EMMA di anni 4 e LUCIANO di anni 2.
BLASUTO FRANCESCO di anni 72, la figlia ROMILDA di anni 37 con il marito PELLEGRINI GIOVANNI di anni 39.
CUSSIGH GIUSEPPE di anni 27, SOMMARO GELINDO di anni 38, BARAZZA ALFREDO di anni 34, SARACCO LUIGI, PETROSSI VALENTINO.

La Chiesa di Torlano.

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In copertina, il monumento che in cimitero custodisce i resti dei trentatrè martiri.

Il dolore di Portogruaro per quella famiglia distrutta 76 anni fa a Torlano

di Giuseppe Longo

NIMIS – Potrebbe sembrare strano,  non conoscendo bene la storia dell’Eccidio ricordato stamane a Torlano, che a pagare di più fosse stata una comunità lontana, esattamente di Portogruaro. E invece è così, perché in quella infausta mattina del 25 agosto 1944 fu proprio la famiglia De Bortoli a essere quasi del tutto sterminata: ben nove dei suoi componenti – fra cui anche bambini di due, quattro, sei, nove e undici anni – furono uccisi dal “boia di Colonia” in seguito alla feroce rappresaglia nazifascista scatenata dall’intensa attività partigiana. E da due anni è scomparso anche Paolo, che a 7 anni si era salvato assieme alla sorella Gina, di 12, e che non mancava mai all’annuale cerimonia rievocativa. Una sorte così tragica, quella della famiglia veneta, giunta da poco nel paese pedemontano in cerca di lavoro, che ancora oggi suscita grande commozione ricordandone il sacrificio assieme a quello delle altre 24 vittime innocenti. Commozione che era palpabile nella voce del presidente del Consiglio comunale portogruarese, Gastone Mascarin, il quale non ce l’ha fatta leggere il testo preparato per la commemorazione in cimitero, ma ha preferito ricordare il sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini con parole cariche di tristezza e di condanna per quanto accaduto quasi all’apice dell’ultima guerra, auspicando che conflitti di alcun genere non insanguinino più il nostro cammino.

Il vicesindaco e Adriana Geretto.

Concetti che in precedenza – dopo la benedizione alla tomba, da parte di monsignor Rizieri De Tina, e la rievocazione storica dell’assessore Serena Vizzutti – erano stati ribaditi dalla presidente dell’Associazione vittime civili di guerra, Adriana Geretto (presenti associazioni combattentistiche, tra cui Anpi e Apo,  sindaci e amministratori dei Comuni vicini) -, e ripresi a conclusione della cerimonia dal discorso ufficiale del vicesindaco Alessandra Domenighini. “Porto il saluto – ha detto -, da parte dell’Amministrazione comunale di Nimis e del sindaco Gloria Bressani, che oggi non ha potuto essere presente, ai parenti delle vittime, ai rappresentanti della Comunità di Portogruaro, alle Autorità civili e militari e ai concittadini di Torlano che anche oggi, con la sensibilità che ogni anno li contraddistingue, sono qui a ricordare una delle pagine più sanguinose della nostra storia. Porto anche i saluti del Prefetto, dottor Angelo Ciuni, che non ha potuto partecipare alla commemorazione per impegni pregressi e che ha chiesto di rinnovare la sua vicinanza alla comunità di Torlano e ai parenti delle vittime”. E ha poi aggiunto: “Ringrazio per la partecipazione le Amministrazioni comunali di Ruda, Terzo d’Aquileia e Fiumicello-Villa Vicentina che i primi di agosto hanno incontrato il nostro primo cittadino per rinnovare la vicinanza tra le nostre Comunità: molte, infatti, sono state le famiglie dei territori della Bassa friulana che nel 1944 hanno ospitato i bambini di Nimis sopravvissuti all’incendio del 29 settembre che ha devastato il capoluogo del nostro Comune”.

Messa e benedizione della tomba.

“Abbiamo ascoltato la cronaca di quel 25 agosto – ha proseguito il vicesindaco -, la lunga lista di vittime che hanno visto la loro vita spezzata in pochi attimi: la memoria di quell’evento è un libro fatto di tante pagine, di tante storie personali, e di sensibilità diverse, accomunate da un sacrificio subito da chi non doveva subirlo. E’ pensando al futuro che ogni hanno celebriamo questa commemorazione perché la data che ha segnato profondamente la storia di Torlano non sia solo parte del passato ma diventi l’occasione per creare un ponte che attraversando il presente porti ad un futuro dove non ci sia spazio per simili tragedie. Affinché la memoria diventi coscienza collettiva, dobbiamo saper tradurre la storia di quel tempo in uno strumento di lettura della nostra condizione presente, perché la memoria non è un fatto, ma un atto: quello di ricordare!”.
“In questi ultimi mesi – ha concluso l’esponente della Giunta Bressani – siamo stati duramente messi alla prova da una pandemia, da un piccolo virus che improvvisamente e con una forza inaspettata ha messo in ginocchio intere nazioni. Dopo una lotta così dura e purtroppo non ancora vinta, non si può non fermarsi a riflettere su come le distinzioni di colore della pelle, di idee politiche o di religione siano state annullate in un batter d’occhio di fronte a un nemico invisibile che, invece, distinzioni non fa. Ancora oggi, come ogni anno, ci sentiamo di rimarcare con forza che l’odio e l’intolleranza non devono trovare spazio nelle nostre comunità e che solo uniti in uno spirito di pace e collaborazione si possa lavorare ad un futuro prospero e sereno per noi e per le generazioni future”. Tradotto in un concetto di poche parole: è necessario il rispetto delle diversità espresse da tutte le persone e che, se rispettate e valorizzate, rendono attiva e feconda una comunità, come aveva rimarcato don De Tina, responsabile della pastorale di Nimis e Torlano, durante la Messa di suffragio celebrata nella Chiesa di Sant’Antonio da Padova, collegando la sua omelia alle letture epistolari e al brano di Vangelo scelti per la circostanza che, appunto, ricorda uno fra i più efferati episodi della Seconda guerra mondiale. Infatti, soltanto facendo tesoro di queste esortazioni, si eviterà di incorrere in altri tragici errori che potrebbero dischiudere le porte a un terzo conflitto.

Molti i partecipanti alla cerimonia.

***

LA RIEVOCAZIONE STORICA

Ecco il testo della rievocazione storica dell’Eccidio di Torlano letto dall’assessore comunale alla Cultura, Serenza Vizzutti:

La mattina del 25 agosto 1944 giunse a Torlano, per un’azione di rappresaglia, una colonna di mezzi corazzati delle SS che si fermò all’ingresso del paese. Secondo quanto era stato predisposto dal Comando Superiore di Trieste, le vittime della rappresaglia dovevano essere quaranta, scelte a caso fra la popolazione. All’arrivo dei tedeschi le famiglie Comelli, De Bortoli e Dri, presagendo qualcosa di grave, si ritirarono in una stalla, ritenendolo il posto più sicuro.
Nuclei di partigiani, appostati sulle colline sopra Torlano, con scariche di mitragliatore ostacolavano l’arrivo dei tedeschi, che con le loro autoblinde, riparate fra le case, rispondevano rabbiosamente al fuoco. Mentre infuriava il combattimento, altri militari tedeschi passavano di casa in casa. Tutte le persone trovate, venivano accompagnate e rinchiuse in una stanza nell’osteria di Giobatta Comelli, ora “Al Paradiso”, dove faceva buona guardia un SS.
Luigi Saracco, sfuggito al rastrellamento, venne visto da un soldato tedesco che, da un centinaio di metri, con un colpo di fucile lo colpì a morte. Intanto, arrivò in motocicletta con il mitra a tracolla il maresciallo delle SS Fritz, detto il “boia di Colonia”, il quale si fermò nel cortile dell’osteria e diede ordine di far uscire, una alla volta, le persone ivi rinchiuse. Con un colpo di pistola le fece stramazzare a terra. A tutti spettò la stessa sorte.
Vuanello Giuseppe di vent’anni, da una finestra, osservò terrorizzato la macabra esecuzione e un’idea fulminea gli venne in mente: approfittando di un attimo di distrazione del boia, con una corsa disperata scappò e scomparve in un vicino campo di granoturco.
Le vittime, ricoperte di paglia e cosparse di benzina, vennero date alle fiamme. Il boia quindi entrò nella casa dove erano rinchiusi il proprietario Comelli Giobatta, la moglie e la figlia: a nulla valsero le loro suppliche, uno alla volta caddero in una pozza di sangue. L’altro figlio Albino che si trovava al piano di sopra, assistette al fatto attraverso le fessure del pavimento. Dopo due anni, dopo essersi confessato, con un colpo di fucile si tolse la vita. A sessanta metri di distanza, nella stalla, si erano rifugiati i membri delle famiglie De Bortoli e Dri. Lo stesso boia consumò il secondo atto della tragedia. Uno ad uno fece uscire dalla stalla gli uomini e nel cortile li uccise a colpi di pistola, assistito da un appartenente alla milizia. Pasqualino De Bortoli riuscì a mettere in salvo Serena Dri, Netto Dri, Paolo De Bortoli e se stesso attraverso una piccola finestra da cui si buttava fuori il letame.
Nella stalla rimasero le mamme, che stringevano al seno le loro creature, piangendo e pregando. Comparve il boia che continuò a sparare finché non ci fu alcun segno di vita. Rivoli di sangue scorsero sul selciato. I carnefici quindi diedero fuoco alla stalla per coprire l’orrendo delitto e tutto diventò un rogo crepitante. Da questo ultimo e terrificante atto riuscì miracolosamente a salvarsi nonna Elia Spironello: poiché i nipotini avevano fame, lei era andata a prendere qualcosa da mangiare e un soldato, forse con un po’ di cuore, l’aveva fatta deviare. Si salvò anche Gina De Bortoli di dodici anni che, dopo aver visto cadere la mamma e i fratellini, si gettò a terra in tempo per non essere colpita. Tra grida e urla disperate gli uccisi le piombavano addosso. Uditi i lamenti della madre sempre più fievoli e con i vestiti in fiamme, con grande coraggio, riuscì a fuggire tra i campi e ad arrivare fino a Ramandolo dove fu soccorsa.
Tre giorni dopo la strage i corpi carbonizzati delle trentatré vittime innocenti furono pietosamente raccolti e, dopo la benedizione del parroco don Marioni, sepolti in una fossa comune nel cortile dell’allora osteria Traunich. Il 15 aprile 1947 con una solenne cerimonia i miseri resti vennero traslati in cimitero.
Questi i nomi delle vittime:
COMELLI GIOBATTA, con moglie LUCIA e la figlia ROSA.
COMELLI GIOVANNI di anni 53, la moglie VIZZUTTI ANNA di anni 46, i figli IDELMA di 22 anni, STEFANO LUIGI di anni 21, RITA di anni 19, VITTORIO di anni 17, LUCIANO di anni 15, BRUNO di anni 11 e GIOVANNA MARIA di anni 3.
DRI RUGGERO di anni 48, la moglie VIZZUTTI LUCIA di anni 39 con i figli TERESA di anni 13 e FERRUCCIO di anni 11.
DE BORTOLI VIRGINIO di anni 64 con i figli SILVANO di anni 21 e ANTONIO di anni 19, la nuora PERLIN SANTA in DE BORTOLI di anni 35 con i figli VILMA di anni 11, ONELIO di anni 9, BRUNA di anni 6, EMMA di anni 4 e LUCIANO di anni 2.
BLASUTO FRANCESCO di anni 72, la figlia ROMILDA di anni 37 con il marito PELLEGRINI GIOVANNI di anni 39.
CUSSIGH GIUSEPPE di anni 27, SOMMARO GELINDO di anni 38, BARAZZA ALFREDO di anni 34, SARACCO LUIGI, PETROSSI VALENTINO.

“Facciamo in modo – ha concluso l’assessore Vizzutti (nella foto) – che il sacrificio di questi nostri fratelli innocenti sia monito e richiamo ad operare per la pace”.

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In copertina, il portogruarese Gastone Mascarin durante il suo commosso saluto in cimitero.

La guerra e l’incendio: Nimis ricorda il ‘44 investendo sui giovani

di Gi Elle

“Guardare indietro oggi è un po’ come rinnovarsi, risanarsi, rendere gli occhi più adeguati alla loro funzione primaria, ossia guardare avanti. Guardare avanti per costruire sempre, giorno per giorno, tutti insieme, come fecero i nostri padri, una società migliore per il bene comune. ‘Bene comune’ che vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità, vuol dire anteporre l’interesse a lungo termine di tutti all’immediato tornaconto dei pochi, vuol dire prestare prioritaria attenzione ai giovani, investire sulla loro educazione e sulla loro formazione e guardare alle loro necessità perché loro sono il futuro. Giovani che, non ci stancheremo mai di dirlo, decideranno la società di domani ed è soprattutto per tale motivo che non dobbiamo permettere che ignorino il passato e la storia del nostro paese affinché possano trarne tutti gli insegnamenti necessari per impedire il ripetersi di tanti dolori”. Con queste parole ha concluso domenica scorsa, davanti al Monumento ai Caduti di Nimis, nella ricorrenza del 29 settembre, il suo discorso ufficiale il sindaco Gloria Bressani, per rievocare la tragedia dell’incendio del paese, rendendo omaggio alle sue tante vittime e ricordando anche la deportazione di molti giovani, gran parte dei quali non ha fatto più ritorno. A loro è dedicato il Monumento costruito, esattamente 30 anni fa, a fianco a quello principale grazie alla tenacia di Bruno Fabretti, presidente della sezione ex Internati, che, 96 anni appena compiuti, era vicino al primo cittadino durante la sentita cerimonia. Il cavalier Fabretti,infatti, faceva parte di quel folto gruppo di compaesani che fece la durissima esperienza dei campi di concentramento. Ed è uno dei pochi che ha avuto la fortuna di ritornare ad abbracciare i suoi cari a Nimis, pur in condizioni molto precarie, mentre tutti gli altri sono stati ricordati con un rintocco della campana grande di Centa salvata dopo il terremoto. Proprio per questo ha voluto che il sacrificio dei suoi concittadini fosse ricordato da un cippo speciale, sormontato dai reticolati che impedivano la fuga dai Lager. Ma su quale campeggia una scritta che sprona alla speranza: “Ricordare perdonando perché viva la pace”.

Un aspetto della cerimonia e la campana. 

Come ogni anni, la cerimonia civile nel Parco della Rimembranza era stata preceduta dalla Messa di suffragio per i Caduti celebrata in Duomo dall’arciprete, monsignor Rizieri De Tina, il quale ha incentrato la sua omelia sul concetto di amore, quale valore e dono imprescindibile peri ognuno di noi, declinato nella famiglia, nel lavoro, nella politica e nel paese.
Quindi, al termine, la commemorazione ufficiale del sindaco Gloria Bressani, la quale aveva esordito ricordando che lo scorso novembre, assieme allo stesso parroco e all’assessore Serena Vizzutti, “in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria tedesca, siamo stati invitati a partecipare alle celebrazioni che si sono tenute nel Memoriale di Ladelund, cittadina del Nord della Germania, dove per un breve periodo era in funzione un campo di lavoro per deportati e nel quale sono morti ben tre nostri concittadini, Giuseppe e Nicola Attimis e Lino Venturini: abbiamo potuto pregare per loro e rendere omaggio alla loro sepoltura, il giorno seguente abbiamo visitato Neuengamme, altro campo di lavoro nelle vicinanze di Amburgo, molto più grande, in questo vi sono transitati tantissimi italiani, abbiamo letto diversi cognomi a noi molto familiari, Attimis, Di Betta, Comelli, Manzocco, Berra e altri. Ma abbiamo potuto anche constatare la tenacia e la perseveranza delle persone che curano questi luoghi nel perseguire la verità storica di quei tragici anni, la determinazione con la quale continuano la loro opera di ricerca ed aggiornamento, mettendo in guardia, con il loro lavoro, il mondo intero affinché non vengano ripetuti gli errori commessi nel passato”.

La Messa di suffragio in Duomo.

“Siamo rientrati a Nimis – ha concluso con commozione il sindaco -, oltre che con un bagaglio emozionale indescrivibile, con la consapevolezza, che la memoria dei fatti è imprescindibile e determinante, essa deve far parte ed arricchire la nostra vita, deve darci la possibilità di fare dei confronti, darci la possibilità di pensare sia agli errori che alle cose giuste fatte. Con la memoria e la conoscenza si possono fare valutazioni e considerazioni che inevitabilmente condizionano le nostre scelte. Qui oggi non siamo solo a commemorare una data e tutto quello che ha significato nel passato per la nostra comunità, ma qualche cosa di più, il valore che quelle vicende hanno dato alla nostra vita e che peseranno anche sul nostro futuro”.
Dopo il primo cittadino, hanno portato un saluto, oltre al già citato Fabretti, il presidente dell’Associazione ex deportati di Udine, Marco Balestra, nonché i consiglieri regionali Mariagrazia Santoro ed Elia Miani.

Il Monumento ai Caduti nei Lager.

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In copertina, il sindaco Gloria Bressani durante il discorso commemorativo.