Estetica e artigianato artistico trainano in Friuli la grande ripresa del settore dopo i danni della devastante pandemia

(g.l.) Per l’artigianato friulano la pandemia è, fortunatamente, soltanto un brutto ricordo. Il settore, infatti, è in piena salute con un boom di nuove iscrizioni: i settori più effervescenti sono estetica e artigianato artistico, mentre rallentano edilizia e termoidraulica. Il primo trimestre 2023 regala un ritorno alla natalità d’impresa con valori che non si registravano da oltre cinque anni. Tra gennaio e marzo, sono state 327 le aziende iscritte nel relativo albo della provincia di Udine, il numero più alto registrato dal 2017. Per la prima volta dal 2000 inoltre, nei primi tre mesi dell’anno, tradizionalmente caratterizzati da saldo negativo, la differenza tra imprese iscritte e cessate è stato invece positivo. Di poco, +3, ma positivo. «Un buon segnale dopo 23 anni il fatto che si torni a un saldo positivo nel primo trimestre dell’anno. Un segnale – commenta il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti -, ma anche la dimostrazione di come il Covid almeno qualche cosa di buono, dietro il suo devastante passaggio, l’abbia lasciato. Mi riferisco alla voglia di intraprendere, che rivediamo finalmente nei giovani ma anche in quanti, non più tali, hanno deciso di reinventarsi e di aprire una propria impresa».

© Foto Petrussi

A scattare l’istantanea sulla demografia delle imprese in provincia di Udine è l’Ufficio studi di Confartigianato Udine diretto da Nicola Serio, sulla base dei dati Unioncamere-Infocamere-Stockview, che ha pure classificato – incrociando tre diversi indicatori – le categorie artigiane dalle migliori alle peggiori in termini di evoluzione delle iscrizioni nell’ultimo anno. Ne deriva una classifica per certi versi inaspettata. A dispetto di una “stagione“ a dir poco ricca di contributi e bonus per il recupero degli immobili e l’efficientemento energetico, l’edilizia si piazza solo al decimo posto – con una variazione tendenziale (2023 su 2022) delle iscrizioni negativa di -19, ma con un saldo positivo nel primo trimestre di +24 e una differenza tra peso percentuale sulle iscrizioni nel 1° trimestre 2023 e stock delle imprese a fine anno scorso in aumento del +8%. Bisogna scendere più giù, all’ultimo posto della classifica, per incontrare i termoidraulici, protagonisti della conversione energetica che pure mettono a segno tre indicatori su tre preceduti da segno meno: -5 la variazione tendenziale tra il I° trimestre 2023 sullo stesso periodo 2022, -2% la differenza di peso sullo stock e -5% il saldo a fine primo trimestre.mDati che non sorprendono il presidente Tilatti: «Il boom dell’edilizia c’è già stato e dunque non mi stupisce il fatto che non siano le imprese di quel settore a essere oggi tra le più dinamiche in termini di nuove iscrizioni. Ritengo che il comparto edile abbia raggiunto oggi un suo equilibrio, dopo la stagione dei bonus, che speriamo si stabilizzi e consolidi».

Tornando ai dati sulle iscrizioni e cancellazioni, la serie storica elaborata dall’Ufficio studi mostra come nella prima decade del nuovo millennio sia stata spesso superata la soglia dei 400 ingressi nel primo trimestre, con un massimo nel 2007 pari a 444 iscrizioni (con però 616 cancellazioni), salvo poi calare negli anni successivi, fino al primo anno di pandemia (2020) quando si è scesi a 269 iscrizioni, per poi risalire fino a quota 327 nel corrente anno. In generale, negli “anni dieci” la dinamica complessiva della demografia delle imprese artigiane è risultata in calo con minori flussi sia in ingresso sia in uscita e un minor ricambio generazionale tra gli artigiani, caratteristiche di un regime di bassa pressione demografica tipico delle popolazioni “mature stazionarie”, con una struttura per età che sta invecchiando.

In questo quadro, come detto, l’evoluzione positiva delle iscrizioni, riscontrata anche nell’ultimo anno, non è omogenea all’interno dei diversi settori e per questo l’ufficio studi ha calcolato una classifica delle categorie artigiane, ordinate dalle migliori alle peggiori, sulla base di tre indicatori: la variazione tendenziale del flusso di iscrizioni tra il primo trimestre 2023 e il corrispondente periodo del 2022; la differenza tra il peso percentuale per categoria del flusso di iscrizioni nel primo trimestre 2023 e il peso percentuale delle categorie nello stock di imprese al 31/12/2022; il saldo demografico calcolato come differenza tra iscrizioni e cancellazioni di imprese artigiane nel primo trimestre del 2023.
Nelle prime quattro posizioni troviamo le categorie che vantano tutti e tre gli indicatori positivi: l’estetica, trainata dal boom di tatuatori e decorazione unghie, che registra +24 iscrizioni anno su anno (2023 su 2022) e un saldo di +31 tra iscrizioni e cancellazioni; l’artigianato artistico che cresce di +6 iscrizioni anno su anno e mette a segno un saldo positivo di +2 nel trimestre; i pittori edili e i grafici con i disegnatori tecnici, che a livello tendenziale crescono di 5 unità con un saldo positivo sul trimestre di +1.


Seguono sei categorie con due indicatori positivi su tre, tra cui – un po’ a sorpresa – il trasporto conto terzi di merci su strada, il legno ed affini, l’artigianato rurale con potatori e giardinieri, la nautica, i fotografi e l’edilizia ed affini, categoria che vanta il maggior numero di iscrizioni (93), seppure in rallentamento rispetto all’inizio del 2022 (112), con l’esaurirsi della forza propulsiva dei bonus e superbonus.
Ci sono poi nove categorie con un solo indice positivo: alimentari, piastrellisti, meccatronici, carrozzieri e gommisti, odontotecnici, moda, acconciatori, Ict, servizi di pulizia e ferro e metalli. Infine, le ultime dieci posizioni con i settori che non hanno nessun indicatore positivo: noleggio con conducente, ottici ed affini, decoratori, cartellonisti, tassisti, arredamento, seggiolai ed affini, tra cui si segnalano tutte e tre le categorie del comparto di installazione e manutenzione degli impianti domestici ovvero impianti elettrici, elettronici e termoidraulici.

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In copertina, ecco un artigiano-artista del legno all’opera a Sutrio in Carnia.

Il Covid non piega l’artigianato Fvg che tiene con l’edilizia. Ma niente crescita

(g.l.) Per ora l’artigianato friulano può gridare al “miracolo”, perché, nonostante i durissimi contraccolpi causati dalla crisi sanitaria, e dalle conseguenti misure anti-contagio, il sistema ha fortunatamente tenuto, anche se la crescita si è purtroppo interrotta, e quindi rinviata, e ci sono state meno start up giovanili, oltre a meno investimenti. Ma è il minimo che ci si potesse aspettare in questo momento di grande difficoltà in tutti i settori, dalla quale non poteva restarne esente proprio quello artigiano. Il tunnel da attraversare, però, è ancora lungo e quella luce là in fondo è ancora lontana da raggiungere, per cui ora la scommessa è vedere se con il 2021 e in particolare con la tanto attesa fine della pandemia il sistema sarà in grado di tornare a camminare, pur con adeguati sostegni – come quelli messi in campo dall’Unione Europea -, e poi a correre. Anche perché la volontà di farlo c’è, come pure la capacità. «Restiamo con il fiato sospeso, aspettando la fine dell’emergenza per tirare le somme», ha sentenziato infatti Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg.

Daniele Cuciz e Graziano Tilatti.


Anno, dunque, difficile, anzi difficilissimo, indimenticabile, questo 2020 che finalmente ci sta per lasciare anche per le imprese artigiane che tuttavia, sotto il profilo della tenuta numerica, hanno appunto dimostrato ancora una volta grande resilienza, cioè marcata capacità nel saper affrontare e superare il momento avverso. E, nell’attesa di poter valutare compiutamente i dati dell’anno, l’Ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine ha messo in fila quelli registrati da marzo a novembre, parziali sì, ma utili ad avere una prima idea di cosa abbia significato per la grande famiglia degli artigiani Fvg la pandemia di Covid-19 o Coronavirus che dir si voglia. A livello di stock, la variazione a fine periodo è stata positiva, +67, su un totale di 27.613 imprese artigiane. Segno più che, però, non deve ingannare.

«Temiamo – ha detto ieri mattina, aprendo la conferenza stampa di fine anno, il presidente Tilatti – che diverse imprese abbiano stretto i denti e tenuto aperto per non perdere i ristori, ma che una volta finita la pandemia decidano di chiudere». Timore ovviamente fondato che, però, a oggi non è certificato dai numeri. Le iscrizioni hanno infatti superato, pur di poco, le cancellazioni ed è sulle imprese che hanno aperto i battenti che ieri si è concentrato Tilatti: «Queste imprese hanno regalato un segnale di vivacità a tutto il sistema. Sono i nostri nuovi driver, specie nel settore delle costruzioni, che com’è noto per ogni euro speso ne produce quattro». In questo quadro preoccupante, l’edilizia dunque è il comparto che si è dimostrato maggiormente vivace. Dopo anni di fatiche, nella scorsa, indimenticabile primavera ha messo a segno un’inattesa inversione di tendenza: «Il settore era in contrazione dal lontano 2006 – ha evidenziato infatti il responsabile dell’ufficio studi, Nicola Serio -. Dopo 15 anni di contrazione a maggio ha ripreso a camminare chiudendo a +167 imprese nel periodo per un totale di 13.725 imprese a novembre contro le 13.558 di marzo». Effetto Superbonus. «Gli incentivi messi sul piatto dal Governo nazionale hanno di certo spinto in positivo la demografia del settore che ora speriamo continui la sua curva positiva», ha aggiunto il presidente che ha colto l’occasione per ringraziare la struttura di Confartigianato per aver fatto fronte al momento straordinario, in modo più che sufficiente a sentire gli associati, che negli ultimi giorni sono stati coinvolti in un sondaggio sugli effetti del periodo Covid. Il giudizio che hanno dato sull’azione delle associazioni di categoria è stato positivo nell’84% dei casi. Una soddisfazione per la dirigenza e per il personale, «che in questi mesi si è fatto in quattro – ha aggiunto il presidente di Confartigianato Udine Servizi, Daniele Cuciz – senza mai badare all’orologio». Una capacità di resistenza che, per fortuna, si ritrova tra le file delle nostre imprese. E che non può che essere un ottimo indicatore per guardare con un po’ di ottimismo al futuro.

Tornando ai dati, il Fvg è una delle prime regioni in Italia per livelli di attività simili al pre-emergenza. Il 50,5% delle imprese (artigiane e non) della regione hanno infatti registrato attività simili al pre-Covid durante il 2020, più che a livello nordestino (47,3%) e nazionale (41,6%). La tenuta ha però un rovescio della medaglia, ci sono state, come si diceva, meno start up giovanili, oltre a meno investimenti, meno passaggi da società di persone a società di capitali. Insomma, il sistema ha tenuto, ma la crescita si è interrotta. La scommessa ora, come si diceva, è vedere se con il 2021 e in particolare con la fine della pandemia il sistema sarà in grado di tornare a camminare e poi, auspicabilmente, a correre. Perché i problemi non mancano, come segnalano gli artigiani (75) che hanno partecipato al sondaggio lampo. Il 47% di questi denuncia di aver avuto un calo di fatturato che in media si attesta al 30%, il 45% denuncia un aumento dei costi per la gestione dell’emergenza, il 40% la mancanza di liquidità, il 35% i ritardi nell’erogazione degli ammortizzatori sociali, il 28% l’esclusione dai ristori. «Restiamo con il fiato sospeso – ha affermato il presidente Tilatti – aspettando la fine dell’emergenza per tirare le somme, certi che purtroppo qualcuno chiuderà, speriamo in bonis. Ciò nonostante, il sentiment che ci arriva dalle imprese è la voglia di riprendere il cammino. Speriamo ora che quella voglia, che è palpabile in questi ultimi giorni dell’anno, non venga delusa dall’indecisione del Governo nazionale sull’utilizzo delle risorse europee. Abbiamo bisogno di quell’iniezione straordinaria di investimenti per far ripartire l’economia e abbiamo bisogno di regole chiare e snelle, che ci lascino lavorare, liberi dalle zavorre della burocrazia. Termino rivolgendo a tutti, un augurio per un 2021 all’insegna della ripartenza – ha concluso Tilatti -, in particolare agli operatori del sistema sanitario che hanno trascorso in prima linea questi mesi e a quelli dell’informazione che ci hanno sempre dato voce».

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In copertina, l’edilizia è il settore che meglio di tutti ha reagito alla crisi.