Torlano venerdì ricorderà l’Eccidio del 1944 e le 33 vittime innocenti della rappresaglia che invece ne voleva 40

(g.l.) Tra l’agosto e il settembre 1944 la popolazione del Comune di Nimis visse le pagine più cupe della propria esistenza, che però ebbero un sinistro segnale già il 12 dicembre precedente, quando a Nongruella sopra Cergneu ci fu un rastrellamento nazista, scattato tre mesi dopo l’Armistizio, nel quale caddero otto persone del luogo (assieme ad altre dei paesi vicini), del tutto estranee a quanto stava accadendo anche in Friuli durante quei drammatici momenti della seconda guerra mondiale.
Il 25 agosto di 79 anni fa la comunità di Torlano fu infatti destata da un tremendo fatto di sangue – passato alla storia come “Eccidio di Torlano” per aver spento barbaramente 33 vite innocenti tra cui tante donne e bambini – che sarà ricordato venerdì prossimo. Per quella giornata-anniversario, infatti, il Comune di Nimis ha indetto l’annuale commemorazione che comincerà alle 11 con la Messa di suffragio nella parrocchiale, quindi in corteo sarà raggiunto il vicino cimitero dove sarà reso omaggio al sacello che custodisce i resti di quelle povere vittime e si terranno i saluti delle autorità, a cominciare da quelli del sindaco di Nimis e del rappresentante di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga.

La tomba delle 33 vittime…


Torlano rievocherà così la più tragica pagina di storia della sua comunità. Era il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’uccisione di un ufficiale tedesco: in quelle settimane era infatti intensa l’attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle vicende più orribili dell’ultimo conflitto, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè, come detto, le vittime innocenti: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria della citata Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatré, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra veneta e giunti sotto i monti Plaiul e Zucon in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli Paolo, che aveva sette anni (è scomparso ottantunenne pochi anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti avvolti dal fuoco. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis e a Ramandolo.
Il sacello-monumento dinanzi al quale venerdì prossimo si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme. Doveroso, quindi, ricordare queste tragedie affinché il flagello della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina non abbia ad estendersi, con conseguenze che sarebbero inimmaginabili. Il mondo ha tanto bisogno di pace e il monito che sale dalle 33 vittime di Torlano è proprio sempre quello: ricercare, a tutti i costi, la pace!

… e tutti i loro nomi.

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In copertina, le cinque bare con i resti delle vittime dell’Eccidio durante i solenni funerali celebrati nel 1947 a Torlano.

 

Omaggio a Tarvisio alle Guardie di Frontiera cadute nel 1943

di Giancarlo Martina

Ieri a Tarvisio è stato ricordato, alla Caserma Italia, il sacrificio dei militi della Guardia alla Frontiera caduti combattendo dopo avere rifiutato la resa alle truppe naziste il 9 settembre del 1943. La mattina di quella tragica giornata, il reparto era asseragliato in caserma, ma nulla potè contro le soverchianti forze tedesche che, dopo diverse ore di conflitto, a fuoco ebbero la meglio. Sul campo rimasero 29 militi italiani e tutti gli altri, diverse centinaia, fatti prigionieri furono internati nei campi di concentramento.
Alla Messa di suffragio, celebrata a causa del maltempo in un locale al coperto da don Stefano Lachin con l’accompagnamento della corale “Tantum Ergo”, hanno partecipato anche il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini ed il vicesindaco Igino Cimenti, nonché le autorità militari e le rappresentanze delle associazioni d’arma.

Nel combattimento della Caserma Italia, morirono anche soldati tedeschi, probabilmente alcune decine, ma purtroppo il numero dei Caduti germanici non fu mai reso noto. Da parte italiana l’episodio, uno dei primissimi di resistenza armata ai nazisti in seguito all’armistizio con gli alleati dell’8 settembre 1943, venne sottolineato con decorazioni al valore militare attribuite a diversi protagonisti fra i quali sono da ricordare la medaglia d’argento con cui si evidenziò il comportamento della centralinista Luigia Picech, cui oggi è dedicata una via a Tarvisio Centrale, che dal centralino della posta allora al palazzo muncipale, continuò a mantenere i collegamenti con la caserma nonostante fosse stata sotto il fuoco nemico. La Medaglia d’argento fu assegnata anche al tenente Arnaldo Brasa, protagonista del combattimento, e in seguito sindaco di Gaggio Montano, promotore nei primi anni Settanta del secolo scorso, assieme a Federico Buliani e a Cesare Urbica, del Raduno delle Guardie alla Frontiera per commemorare ogni anno i Caduti. Come fu riconosciuto, sempre con medaglia d’argento, il ruolo avuto dal capitano Michelotto.

Quella di ieri è stata, dunque, una cerimonia per non dimenticare. Oramai le file dei reduci si sono assottigliate e la ceriminia curata fino ad alcuni anni orsono da uno di loro, Basilio De Damiani, ora è tenuta in vita da Giovanna Maggioni, la fioraia di Tarvisio Basso. Comunque, a perenne memoria vi sono anche la lapide posta sul muro di cinta della Chiesa parocchiale ed il monumento sul luogo del conflitto, dinanzi alla Caserma Italia. Nonché i libri documento curati da Antonio Russo.

Due momenti della cerimonia.

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In copertina, la Caserma Italia di Tarvisio al centro della commemorazione.