Grado oggi corona la Pasqua con trenta Prime Comunioni e da domani ospitando tutte le Caritas diocesane d’Italia

(g.l.) Giornate importanti per la comunità cristiana di Grado al termine delle festività pasquali nelle quali, con grande partecipazione e senso di appartenenza, ha tenuto vive e salde le sue tradizionali consuetudini, a cominciare dai tre “Sermon” delle Quarantore che affondano nell’età patriarcale dell’Isola e dal dono del pane benedetto al termine della Messa solenne della Resurrezione. Oggi, infatti, “Ottava di Pasqua” o “Domenica in Albis”, ben trenta bambini della Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia si accosteranno alla Prima Comunione durante la Messa che sarà celebrata in Basilica alle 11.30. «Iniziare i fanciulli all’Eucarestia – ha scritto su “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli – è molto più che prepararli alla Prima Comunione. È introdurli alla vita cristiana ed ecclesiale che trova nell’Eucarestia la sua fonte ed il suo culmine. Queste parole hanno ispirato l’itinerario eucaristico rivolto ai bambini che, accostandosi per la prima volta alla Comunione, sono invitati a riconoscere non solo la viva presenza di Gesù e del suo dono d’amore, ma anche il dinamismo che sostiene l’intera vita cristiana. Il cristiano, infatti, vive un’esistenza “eucaristica” nella consapevolezza che solo la vita donata è una vita compiuta e completa. La celebrazione eucaristica è la scuola e, nello stesso tempo, la condizione di possibilità per divenire capaci, con Gesù e come Gesù, di mettere a disposizione il proprio cuore, l’intelligenza, l’operosità per il bene degli altri, secondo il disegno di Dio. Se solo riuscissimo a capire…».

L’arcivescovo di Gorizia Carlo Redaelli.


Domani pomeriggio, invece, prenderà il via a Grado (con alcune tappe importanti anche a Gorizia) il 44° Convegno nazionale delle Caritas diocesane che ha come titolo Confini, zone di contatto e non di separazione. “Non passare oltre senza fermarti” (Genesi 18,1-8): i lavori si protrarranno fino all’11 aprile. «Un’occasione importante e preziosa quella rappresentata dal Convegno nazionale – ha sottolineato monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas Italiana –, non solo per l’incontro tra tutti i delegati delle Caritas diocesane provenienti da tutta Italia, ma anche come occasione di conoscenza, condivisione e crescita del territorio». Quasi 700 persone saranno ospiti dell’Isola vivendo il Convegno al Palacongressi.
«Il Vangelo – commenta al riguardo don Paolo – non è una notizia che si può chiudere in spazi e limiti, ma è notizia in movimento; il confine non è una linea tra dentro e fuori; è come una porta: permette di uscire e di entrare, ma si può anche chiudere e bloccare. E, mentre chiudi l’altro fuori, in realtà chiudi anche te dentro. Il confine segna, inoltre, il collegamento tra centro e periferia: può essere luogo di incontro e di annuncio o luogo di distanza e confinamento; dipende da come utilizziamo la porta. Molte sono le chiavi di lettura che la parola “confine” può dare, ma comunque si ravvisa la necessità di fornire prospettive più che analisi sul passato. Il convegno ci deve aiutare a fare un passo oltre».

Il cero pasquale in Basilica.

—^—

In copertina, monsignor Paolo Nutarelli il giorno di Pasqua durante la distribuzione sul sagrato del pane benedetto ai fedeli al termine della Messa solenne.

(L’immagine è di Laura Marocco – Foto Ottica Marocco che ringraziamo)

A Grado una festa di colori per Sabo Grando e Perdon

di Lant Ator
Domenica 1° luglio 2018.
Campo dei Patriarchi, calli e campielli del centro storico, l’area che ricorda l’antico Castrum di Grado, vestiti a festa, pieni di colori con drappi e bandierine, per la ricorrenza del “Perdon de Barbana” che si è celebrata questa mattina con una grande partecipazione, favorita anche dalla bella giornata con temperature miti.
.
cinque immagini del centro storico di Grado e della sua magica atmosfera
.

foto – Lorena Turchetto

.
foto – Lorena Turchetto
.
foto – Lorena Turchetto
.
foto – Lorena Turchetto
.
foto – Lorena Turchetto
.
La celebrazione si perpetua dal remotissimo 1237 quando l’isola fu risparmiata da una grave pestilenza:
da allora, ogni anno, i gradesi rinnovano la loro gratitudine alla Madonna con il voto che li porta in pellegrinaggio, con un suggestivo corteo di barche, nell’isoletta di Barbana ogni prima domenica di luglio.
Il copione è quello di sempre.
Dopo la messa di buon mattino nella basilica di Sant’Eufemia, la statua della Vergine Maria, già posta dalla vigilia dinanzi al presbiterio per essere venerata da tutti, viene fatta uscire dell’antica chiesa patriarcale dai Portatori della Madonna di Barbana.
.

foto – Lorena Turchetto

.
E dal sagrato, tra le festose note della Banda cittadina, parte il corteo aperto dall’arciprete, in abiti solenni, e dagli altri sacerdoti.
.
la basilica di Sant’Eufemia

foto – Lorena Turchetto

.
l’interno della basilica di Sant’Eufemia, da https://it.wikipedia.org/
.
la piazzetta antistante il campanile e la basilica

foto – Lorena Turchetto
.
Raggiunto il porto-mandracchio, dove ad attendere la processione c’è sempre l’arcivescovo di Gorizia, la statua della Madonna viene sistemata sull’imbarcazione ammiraglia e all’invocazione “In nome di Dio, avanti” il corteo di barche e pescherecci si muove alla volta della laguna, dove, reso omaggio alla statuina mariana posta tra le acque, e superato il ponte girevole appena rimesso a nuovo, si dirige verso l’isola di Barbana dove viene celebrata la messa solenne dal presule.

.
una delle barche preparata per l’occasione con le bandiere di segnalazione
.
foto – Lorena Turchetto
.
foto – Lorena Turchetto
.

la laguna di Grado durante il tragitto all’isola di Barbana

foto – Lorena Turchetto
.
scorcio del santuario di Barbana
foto – Lorena Turchetto
.
il rosone all’interno del santuario di Barbana
.
foto – Lorena Turchetto
.
Anche il sindaco porta sempre il saluto della civica amministrazione.
Al termine, il corteo di barche fa il tragitto inverso, tornando nel porticciolo di Grado dove ad attendere la Madonna che “torna a casa” c’è sempre una folla molto numerosa che, con fede ed emozione – non è difficile trovare chi ha gli occhi lucidi -, saluta con un lungo applauso la statua della Vergine che viene fatta scendere dalla barca pavesata di stendardi, bandiere e ortensie, il fiore tipico del “Perdon”.
La processione, quindi, raggiunge di nuovo la basilica per l’ultimo omaggio a Maria e all’Altissimo con il Te Deum, l’antichissimo inno di ringraziamento cantato in latino nella caratteristica melodia gradese.
Un grande momento di festa, molto sentito dagli isolani, ma anche dai turisti che già frequentano numerosi l’isola e le sue belle spiagge, E che ieri sera è stato preceduto, fino a tardi, da un altrettanto sentito e vissuto momento di allegria popolare, fatto di musica e canti tradizionali: il “Sabo Grando”.
Insomma, una tradizione cui la città di Grado è ancora molto legata, irrinunciabile.
E che, proprio per questo, dà già appuntamento al prossimo anno.
Sempre la prima domenica di luglio.
.

il santuario di Barbana arrivando da Grado

foto Di F.giusto – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9659053

in copertina la statua della Vergine Maria, “Madonna di Barbana”.

<N.d.R. ringraziamo la fotografa – Lorena Turchetto per le foto che ci sono state gentilmente fornite per la pubblicazione di questo articolo >