Monsignor Visintini parroco di Cergneu assumerà presto anche la responsabilità delle comunità di Taipana e Monteaperta

(g.l.) Risiede a Nimis il nuovo parroco di Taipana e Monteaperta. Monsignor Marco Visintini, originario di Tricesimo (dove è nato nel 1955 e dove è stato anche arciprete), ha infatti appena ricevuto la nomina da parte dell’arcivescovo di Udine. Nel contempo, il sacerdote resta parroco di Cergneu (assieme a Monteprato e Vallemontana), comunità che si appresta a celebrare il patrono San Giacomo, la cui Messa solenne sarà presieduta venerdì prossimo, alle 19, proprio da monsignor Riccardo Lamba.
Una nuova importante responsabilità, dunque, per don Marco in quella Chiesa dell’alta valle del Cornappo che fu per lunghi anni guidata dall’indimenticabile Mario Totis, anche se va detto che, in via ufficiosa, da parecchio tempo si occupa delle due località montane. Della nomina ha dato notizia stamane l’Arcidiocesi di Udine, riferendo anche di altri importanti incarichi come quello nella citata comunità di Tricesimo, il cui arciprete Dino Bressan è prossimo alla partenza in quanto era stato investito nelle scorse settimane del prestigioso ruolo di vicario generale dell’arcivescovo: al suo posto arriverà don Nicola Degano (che si occuperà anche di Ara e Fraelacco). Don Bressan, in seguito al suo inserimento in Curia, lascerà anche la guida della Forania della Pedemontana che, dopo la riforma promossa dall’allora arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, aveva assorbito anche la storica Forania di Nimis.

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In copertina, monsignor Marco Visintini nuovo parroco di Taipana e Monteaperta.

Monsignor Dino Bressan nominato vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine. Lascerà la guida della Pieve di Tricesimo e della Forania della Pedemontana

di Giuseppe Longo

Importante promozione per monsignor Dino Bressan, 68 anni proprio oggi, arciprete di Tricesimo, che diventa il numero 2 dell’Arcidiocesi di Udine. Monsignor Riccardo Lamba, che ne è titolare da poco più di un anno, l’ha infatti appena nominato vicario generale e moderatore di Curia. Il presule ha comunicato la sua decisione al clero diocesano riunitosi stamane ad Aquileia per il pellegrinaggio giubilare dedicato proprio a sacerdoti e diaconi. Il nuovo incarico – come informa la stessa Chiesa friulana – avrà decorrenza a partire dal 1° settembre, per cui da quella data monsignor Bressan lascerà le Parrocchie di Tricesimo, Ara e Fraelacco.

Nel contempo, dovrà rinunciare anche alla guida della Forania della Pedemontana quella che, in base alla riforma adottata qualche anno fa dall’allora arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, aveva assorbito le storiche Foranie di Gemona, Nimis, Tarcento e Tricesimo, istituendo le quattro omonime Collaborazioni pastorali che si aggiungono a quelle di Osoppo, Povoletto e Reana. Una decisione che lo stesso monsignor Lamba comunicherà direttamente anche agli operatori pastorali dei Comuni di Povoletto, Nimis, Attimis e Taipana che incontrerà questa sera nell’Oratorio di Povoletto.
Don Bressan prenderà il posto di monsignor Guido Genero che per raggiunti limiti d’età (classe 1947) lascia la seconda carica diocesana dopo quasi quindici anni di servizio a fianco del citato arcivescovo Mazzocato e ultimamente di monsignor Lamba. Come detto, il sacerdote, originario di Cussignacco, proprio oggi compie 68 anni essendo nato il 5 giugno 1957 a Charleroi, in Belgio, da una famiglia originaria di Cussignacco, popolosa frazione alle porte di Udine. Monsignor Bressan è parroco di Tricesimo, Ara e Fraelacco dal 2021 e dall’anno scorso è appunto vicario foraneo della Pedemontana: incarichi che da settembre passeranno in altre mani. L’Arcidiocesi di Udine, al riguardo, ha già annunciato che la nuova guida dell’importante Pieve tricesimana sarà resa nota nelle prossime settimane.

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In copertina, monsignor Dino Bressan; all’interno, il Duomo di Tricesimo.

 

Domani grande festa a Cergneu che accoglie il nuovo arcivescovo di Udine

di Giuseppe Longo

Grande festa domani per la comunità cristiana di Cergneu. La frazione orientale di Nimis, infatti, è stata scelta dal nuovo arcivescovo metropolita di Udine per la prima visita in questo territorio della Forania pedemontana, istituita con la riforma voluta pochi anni fa dal suo predecessore e che mette insieme le collaborazioni pastorali di Gemona, Osoppo, Povoletto, Reana del Rojale, Tarcento e Tricesimo, oltre a quella di Nimis che fino a quel momento era titolare della storica Forania, come lo erano a loro volta Gemona, Tarcento e Tricesimo. Monsignor Riccardo Lamba presiederà la Messa, alle 11, nella Chiesa di San Giacomo Apostolo, dove sarà accolto dal parroco Marco Visintini. Cergneu avrà così il privilegio di ospitare, in appena un anno, i due titolari della Chiesa udinese che in questi primi mesi del 2024 si sono avvicendati. Alla fine di agosto dello scorso anno l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato – che poco dopo avrebbe, appunto, lasciato la Diocesi friulana per raggiunti limiti d’età – aveva presentato ufficialmente alla popolazione proprio monsignor Visintini, nella sua qualità di nuovo parroco. E ora è il primo paese nel Comune di Nimis a ricevere la visita del suo successore Riccardo Lamba, il presule che guida la Chiesa udinese dal 5 maggio scorso quando ha fatto ingresso ufficiale nel Cattedrale di Santa Maria Annunziata.

Ricordiamo che monsignor Riccardo Lamba – come informa una nota biografica dell’Arcidiocesi di Udine – è nato a Caracas, in Venezuela, il 30 novembre 1956, da una famiglia di emigrati originari di Castellammare di Stabia, in Campania. Con la sua famiglia rientrò in Italia nel 1965: l’azienda in cui lavorava il padre, infatti, propose un incarico in un nuovo stabilimento che avrebbe aperto a Roma. Nella capitale Riccardo Lamba proseguì gli studi, conseguendo nel 1982 la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore; alla laurea seguì un anno di specializzazione. Ma oltre alla cura del corpo, il Signore stava chiamando quel giovane medico a una cura più profonda, quella dell’anima: così nel 1983 Riccardo Lamba entrò al Pontificio Seminario Romano Maggiore. Al termine degli studi fu ordinato presbitero per la Diocesi di Roma: era il 6 maggio 1989. Successivamente conseguì il Baccalaureato in Teologia e la Licenza in Psicologia alla Pontificia Università Gregoriana nel 1991.
Il primo incarico di Lamba da giovane prete fu, dal 1989 al 1991, l’animazione vocazionale in qualità di assistente del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Successivamente iniziò per don Lamba un lungo ministero di assistente spirituale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che gli permise di vivere per nove anni accanto agli studenti dei corsi che lui stesso frequentò. Nel 2000 gli fu affidato il primo ministero di parroco, nella Capitale, al quale seguirono altri incarichi fino al 27 maggio 2022 quando Riccardo Lamba fu nominato vescovo ausiliare di Roma, ricevendo la consacrazione episcopale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma, il 29 giugno successivo nella festa dei Santi Pietro e Paolo, patroni della Capitale. A Roma monsignor Lamba è stato delegato per il Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili e responsabile dell’Ambito della Chiesa ospitale e “in uscita”, come ama definirla Papa Francesco. Tutto fino al 23 febbraio scorso, quando il Pontefice lo ha nominato arcivescovo metropolita di Udine.
Un presule che arriva dunque da lontano. Infatti, risalendo agli arcivescovi che si sono succeduti sulla Cattedra dei Santi Ermacora e Fortunato dagli anni della Seconda guerra mondiale, a parte il friulano-carnico Pietro Brollo, erano tutti veneti come Giuseppe Zaffonato, Alfredo Battisti e Andrea Bruno Mazzocato. Lombardo era invece Giuseppe Nogara a Udine dal 1928 al 1955. Un lunghissimo apostolato il suo, raggiunto soltanto da quello di monsignor Battisti, l’arcivescovo del terremoto e della rinascita del Friuli.

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In copertina, monsignor Riccardo Lamba; all’interno, il nuovo arcivescovo festeggiato a Udine il 5 maggio scorso e accolto dall’uscente Andrea Bruno Mazzocato sul sagrato della Cattedrale.

Oggi a Udine il saluto e il grazie all’arcivescovo Mazzocato per i suoi quindi anni in Friuli

(g.l.) Oggi, a conclusione della visita pastorale (l’ultima del suo ministero episcopale, durato quasi quindici anni) alle comunità delle Valli del Natisone, monsignor Andrea Bruno Mazzocato sarà festeggiato nella Cattedrale di Udine. Alle 16, infatti, il presule presiederà una Messa di saluto e ringraziamento, in prossimità della conclusione del suo mandato in Friuli. La Diocesi, in questa terza domenica di Pasqua, si stringerà dunque attorno all’ormai suo ex arcivescovo e attuale amministratore apostolico. Come è noto, monsignor Mazzocato lascerà la guida pastorale della Chiesa udinese, a partire dal 5 maggio prossimo, a monsignor Riccardo Lamba, suo successore sulla Cattedra dei Santi Ermacora e Fortunato.
Il ministero di ministero di monsignor Mazzocato in Friuli era iniziato il 18 ottobre 2009, assumendo la guida di una Diocesi fra le più vaste d’Italia, andando da Latisana a Tarvisio e a Sappada. L’arcivescovo emerito resterà a Udine fino all’ingresso del successore e dopo tale data farà rientro nella Diocesi di Treviso, sua terra di origine, stabilendo la sua nuova residenza a Montebelluna.
Per chi non potrà raggiungere la Cattedrale – come informa la Chiesa udinese -, la celebrazione odierna sarà trasmessa in diretta su Radio Spazio a partire dalle 15.30, con commenti e approfondimenti. Il settimanale diocesano La Vita Cattolica, nel numero del 10 aprile scorso, ha pubblicato un inserto speciale di 12 pagine che ripercorre il ministero episcopale di monsignor Mazzocato. Per facilitare l’afflusso dei fedeli nel Duomo di Udine, l’Arcidiocesi friulana ha disposto la sospensione delle Messe vespertine in tutte le Chiese. Lo stesso provvedimento, firmato dal vicario generale monsignor Guido Genero, è stato disposto anche per domenica 5 maggio, in occasione dell’arrivo del nuovo arcivescovo Riccardo Lamba.

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In copertina, l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato che oggi sarà festeggiato.

Udine, dalla festa dei Patroni un forte richiamo alla tradizione aquileiese

«Nell’omelia del cardinale Dominique Mamberti ho trovato un forte richiamo alla tradizione aquileiese della Chiesa di questa regione e ai valori della friulanità: è importante questa rinnovata tradizione della festa dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato, soprattutto in questo particolare momento delicato che tutti stiamo vivendo, caratterizzato da un profondo stato di incertezza». Lo ha commentato ieri mattina il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, al termine della Messa solenne, accompagnata dal Cappella musicale Pontificia Sistina, che è stata celebrata in occasione della ricorrenza dei Santi Ermacora e Fortunato, Patroni oltre che dell’Arcidiocesi anche della Città di Udine.

Particolarmente partecipata la Messa in Duomo, presieduta dal cardinale Dominique Mamberti e animata da letture e preghiere nelle quattro lingue del territorio diocesano: italiano, friulano, sloveno e tedesco. Al termine del solenne rito, assieme all’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, il cardinale ha benedetto la città con le reliquie dei Santi Patroni dal sagrato della Cattedrale, auspicando una concordia operosa, l’attenzione ai piccoli e agli anziani e agli ammalati, una premurosa apertura verso l’umanità che in ogni parte del mondo soffre, lotta e spera per un avvenire di giustizia e di pace.
Nel corso dell’omelia, il cardinale aveva richiamato all’importanza di una Chiesa accogliente e aperta come una casa e di uno stile di vita che non annulla il prossimo, ma lo accoglie e ne favorisce l’esistenza, sottolineando come l’esperienza della Chiesa di Aquileia si sia rivelata nella sua essenza, come Chiesa in cui ognuno ha potuto ritrovare se stesso nella sua specificità.
Numerose le autorità che hanno preso parte alla celebrazione, tra gli altri il sindaco Pietro Fontanini, che al termine della benedizione ha rivolto un discorso sul sagrato ai numerosi fedeli intervenuti alla Messa, il presidente del Consiglio regionale Fvg, Piero Mauro Zanin, e il prefetto di Udine Massimo Marchesiello.

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In copertina e all’interno alcune immagini della celebrazione dei Patroni a Udine.

(Foto Regione Fvg)

Unitalsi, Giornata dell’ammalato: domani la messa a Udine con l’arcivescovo

La sottosezione udinese dell’Unitalsi, l’Unione italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali, celebrerà la XXX Giornata Mondiale dell’Ammalato – in calendario per domani venerdì 11 febbraio – nel Duomo di Udine: l’accoglienza dei partecipanti è prevista dalle ore 15 e venti minuti più tardi inizierà la recita del Santo Rosario. Seguirà, alle 16, la solenne celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo monsignor Andrea Bruno Mazzocato. Molte le persone attese, dal momento che parteciperanno all’evento anche altre associazioni operanti nel mondo della disabilità e a sostegno degli ammalati: verrà naturalmente prestata la massima attenzione alla sicurezza, con il rigoroso rispetto di tutte le disposizioni anti-contagio.
L’appuntamento di domani – che coincide con l’annuale Festa della Madonna di Lourdes – segnerà di fatto l’avvio delle attività annuali dell’Unitalsi di Udine, che nonostante il perdurare dell’emergenza sanitaria ha già messo a punto la programmazione dei pellegrinaggi 2022: il primo, che avendo valenza regionale coinvolgerà anche le Diocesi di Trieste e Gorizia, avrà come destinazione la cittadina mariana dei Pirenei e si terrà dal 15 al 19 luglio. «Il viaggio sarà in aereo, con partenza dall’aeroporto di Ronchi dei Legionari», comunica il presidente della sottosezione, Fabio Rizzi, annunciando poi che il secondo pellegrinaggio porterà a Loreto (dal 5 al 8 agosto, in pullman) e che il terzo, di scala nazionale (saranno rappresentate tutte le Diocesi d’Italia) è previsto dal 25 settembre al 2 ottobre: destinazione nuovamente Lourdes; i mezzi di trasporto, nel caso, saranno definiti sulla base delle iscrizioni.

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In copertina, una celebrazione nella Cattedrale di Udine con l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato.

 

Addio a don Gianni Arduini prete degli “ultimi”: i funerali martedì a Nimis

di Giuseppe Longo

Fino a due anni fa aveva diretto la Casa dell’Immacolata, raccogliendo la non facile eredità di don Emilio De Roja che aveva creato l’importante struttura udinese, nel borgo di San Domenico, per aiutare tanti giovani in difficoltà. Gli “ultimi”, per dirla con padre Turoldo. Ma, prima di assumere questo gravoso incarico, aveva fatto il prete operaio nel “triangolo della sedia”, tra Manzano e San Giovanni al Natisone, dove lo ricordano ancora con affetto, come pure a Carlino, a ridosso della Laguna di Marano, dove aveva compiuto la prima esperienza sacerdotale. Questo era don Gianni Arduini – Giampietro sui registri anagrafici – spentosi ieri mattina all’ospedale di Cividale, dopo una malattia che da qualche tempo lo affliggeva. Avrebbe compiuto fra poco 78 anni, essendo nato nel 1942 a Nimis, paese che martedì lo riaccoglierà per dargli l’ultimo saluto, durante i funerali che saranno celebrati, alle cinque del pomeriggio, dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato. Era venuto alla luce a San Gervasio, proprio ai piedi della storica Pieve, nella quale è tradizione vengano officiate le esequie degli abitanti del borgo. Che, invece, in questa occasione si terranno nella comparrocchiale molto più ampia, il Duomo di Santo Stefano, per le comprensibili misure di sicurezza richieste dall’emergenza sanitaria.

All’uscita dalla Chiesa matrice con i genitori e monsignor Lovo.


Don Gianni, che ormai lascia soltanto la sorella Ada, essendo i genitori scomparsi da molti anni, nel 2016 aveva festeggiato il mezzo secolo di sacerdozio. Ricordo ancora, come fosse oggi, la solenne cerimonia di consacrazione avvenuta il 29 giugno 1966, ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo, nella Cattedrale di Udine dove gli impose le mani l’arcivescovo Giuseppe Zaffonato. Quindi la prima Messa, proprio nella Pieve di Nimis, nella quale erano da poco terminati gli studi archeologici abbinati a un’opera di generale restauro che ha riportato l’edificio alla sobrietà antica. Con monsignor Eugenio Lovo, a fianco del novello sacerdote c’erano altri due giovani presbiteri figli del paese pedemontano: monsignor Francesco Frezza, da poco arciprete di Tarcento, e don Luigino Bernardis, per tantissimi anni alla guida della parrocchia della Beata Vergine di Fatima, a Udine.
Il primo incarico, come detto, fu a Carlino nella Bassa friulana, ma dopo tre anni don Gianni Arduini venne trasferito a Manzano e quindi nella vicina San Giovanni, dove univa la missione spirituale soprattutto fra i giovani di quelle comunità a quella di lavoratore per essere più in sintonia con i problemi degli operai. E, alla morte di don De Roja, l’arcivescovo Pietro Brollo gli affidò la guida della Casa dell’Immacolata, dove spese intensi anni a favore proprio degli emarginati.

Infine, la festa nel vecchio Asilo.

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In copertina, la prima Messa di don Gianni nella Pieve: con lui monsignor Frezza e don Bernardis.

(Foto storiche di Bruno Fabretti)

Addio a monsignor Frezza riabbracciato dalla “sua” Tarcento

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Nimis l’aveva nel cuore, perché vi era nato, e lì c’erano i suoi affetti familiari. Ma è a Tarcento che aveva trascorso larga parte della propria vita – 36 anni come arciprete e prima altri dieci come parroco di Segnacco – e qui è tornato al termine del suo lungo cammino terreno, nonostante fosse a Udine già dal 2002 quando dovette arrendersi all’avanzare dell’età e ritirarsi in un impegno meno gravoso. Ed è stato proprio quel Duomo che con grande tenacia e determinazione volle salvare, dopo i terremoti del 1976, ad aprirgli le porte per l’ultimo saluto. Così, monsignor Francesco Frezza ieri è tornato nella “sua” Tarcento, terra che ha tanto amato e per la quale ha gioito ma anche sofferto, e qui ora riposa nella chiesetta che sorge in mezzo al cimitero, accanto a quel Camillo Di Gaspero cui è dedicata la scuola media che rappresenta una delle opere più luminose del parroco scomparso alla Fraternità sacerdotale udinese a 95 anni, la sera dell’Epifania, mentre era venuto al mondo a Natale (esattamente il giorno di Santo Stefano) nel 1924. Una vita, insomma, contrassegnata da due feste cardini del Cristianesimo.

Il rito presieduto dall’arcivescovo.

Un apostolato, quello di Francesco Frezza, alimentato da fede viva, ardente, da uno slancio instancabile sostenuto da forza e saggezza non comuni, ha sottolineato l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, che ha celebrato i solenni funerali in una Chiesa gremita, scegliendo per il commiato il brano del Vangelo delle Vergini sagge, tra le quali – ha detto – “vedo a pieno titolo proprio monsignor Frezza”. Il presule aveva accanto il vicario generale Guido Genero e l’attuale arciprete Duilio Corgnali, che diciotto anni fa aveva raccolto la feconda eredità di “pre’ Chechin”, ritiratosi a Udine per prestare la sua opera nella Chiesa di San Giacomo. Un incarico che aveva accettato con entusiasmo, proprio per essere ancora utile, dall’arcivescovo Pietro Brollo, pure lui recentemente scomparso. Erano presenti anche numerosi sacerdoti e tra questi l’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina, che ha portato un breve saluto. E a rappresentare il Comune d’origine di don Frezza c’era anche il sindaco Gloria Bressani – intervenuto assieme ai nipoti del sacerdote, Elena, Renato e Antonio, e a numerosi compaesani -, accanto ai primi cittadini di Tarcento, Mauro Steccati, di Udine, Pietro Fontanini, e di Lusevera Luca Paoloni.

Il sindaco Mauro Steccati.

Proprio il sindaco Steccati, mentre il rito di suffragio – sottolineato dai canti della Corale di San Pietro Apostolo – volgeva alla conclusione,  ha voluto ricordare con parole di grande riconoscenza e affetto l’opera preziosa di monsignor Frezza e che Tarcento gli riconobbe già quando lasciò la parrocchia attribuendogli la cittadinanza onoraria.
Al termine, con un lungo corteo, il feretro – ornato soltanto con le vesti violacee a ricordare la dignità prelatizia dell’ex parroco, che era anche canonico onorario della Cattedrale di Udine  – è stato accompagnato da monsignor Corgnali nel cimitero cittadino dove è stato deposto nella tomba che accoglie gli altri sacerdoti di Tarcento. E qui monsignor Francesco Frezza riposerà per sempre, nella terra che ha amato e che l’ha visto illuminato pastore per quasi mezzo secolo.

La tumulazione in cimitero.

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In copertina, monsignor Francesco Frezza ormai molto anziano.

(Foto Vita Cattolica)

Un secolo fa nasceva don Emilio de Roja: via alle celebrazioni

di Giuseppe Longo

Ieri 28 febbraio ricorreva un secolo esatto dalla nascita di don Emilio de Roja, il fondatore della Casa dell’Immacolata,  a Udine. E domani 2 marzo, alle 10.30, nella sede dell’istituto di via Chisimaio, si terrà la cerimonia di apertura del Centenario, con la messa di suffragio presieduta dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato e l’inaugurazione della sala della memoria dedicata al sacerdote scomparso nel 1992.
Il primo atto, dunque, di una serie di celebrazioni per ricordare il grande prete friulano. “Abbiamo proposto – ha scritto il presidente dell’associazione Amici di Don Emilio de Roja, Daniele Cortolezzis, in una lettera indirizzata a tutti gli aderenti – che il Centenario sia degnamente ricordato, dalla Diocesi e dalla Città. Questa proposta è stata raccolta dall’arcivescovo, monsignor Mazzocato, che ha promosso un gruppo di lavoro con la Fondazione della Casa dell’Immacolata, l’Associazione Partigiani Osoppo e, ovviamente, la nostra Associazione, per l’organizzazione di una serie di eventi che, articolandosi lungo tutto l’anno, vogliono essere un momento di memoria e di riflessione su quello che don Emilio ha significato e quello che la sua opera è stata per molti, nei quasi cinquant’anni di attività verso i giovani e le persone fragili del nostro territorio e non solo”.
Tra le altre iniziative previste durante il 2019, in autunno ci sarà un convegno avente come scopo la valorizzazione di don de Roja come sacerdote e come uomo, nel periodo bellico e in quello successivo.

Don Emilio de Roja dinanzi alla “sua”Casa dell’Immacolata.

Ma chi era don Emilio de Roja? Ecco un rapido profilo, per il quale abbiamo attinto dal sito ufficiale della stessa Casa dell’Immacolata. “Nasce a Klagenfurt, in Austria, il 28 febbraio 1919, da Luciano e  Anita Savonitti, quinto di nove fratelli. A partire dal 1929 frequenta il Seminario arcivescovile di Udine a Castellerio e, poi, nel capoluogo friulano. Nel 1941 viene ordinato sacerdote nella pieve di Madonna di Buja. Moderatore-prefetto generale ed insegnante nel Seminario, dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza operando prima nelle carceri per il conforto e la liberazione dei prigionieri e, quindi, a sostegno delle brigate partigiane Osoppo. E’ così tra i protagonisti della liberazione di Udine”.
Finita la seconda guerra mondiale, “nel 1945 viene nominato cappellano  nel poverissimo Villaggio San Domenico, ove si adopera per la gioventù attraverso l’attività di un gruppo scout e, successivamente, fonda la Scuola di Arti e Mestieri per qualificare professionalmente i tanti giovani senza lavoro. Nel 1952 fonda “Casa dell’Immacolata”, della quale rimane presidente fino al 3 febbraio 1992, giorno della sua scomparsa, per raccogliere ragazzi con gravi  problematiche personali e familiari, portando la maggior parte di loro ad un pieno riscatto morale e sociale”.

Don Emilio nei primi anni della Casa. 

E ancora: “Impegnato nella solidarietà, particolarmente dopo il terremoto del 1976, fonda la Caritas diocesana udinese. Ha rivestito, inoltre, importanti incarichi a livello diocesano. Spirito libero e generoso può essere considerato uno dei protagonisti del storia friulana nella seconda metà del XX secolo. Don Emilio ha dedicato 40 anni della sua vita alla Casa da lui fondata, senza mai dimenticare l’impegno verso la crescita e la cultura della città di Udine”.
La Casa dell’Immacolata fu visitata anche da Papa Giovanni Paolo II, il quale paragonò don Emilio de Roja “ai grandi della carità che hanno reso illustre la Chiesa udinese nei secoli passati”.

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In copertina, don Emilio de Roja.

(Foto storiche sito ufficiale Fondazione Casa dell’Immacolata di Udine)