In tanti ieri a Sedilis per l’ultimo saluto ad Aldo Moretti, organista e “anima” del coro parrocchiale. Riconoscenti parole anche dagli amici cantori di Chialminis

(g.l.) Tanti volevano bene e stimavano Maurizio Moretti, da tutti però chiamato Aldo come lo zio sacerdote e partigiano, Medaglia d’oro al valor militare. La Chiesa di Sedilis, ieri pomeriggio, era infatti troppo piccola per accogliere tutti coloro che hanno voluto dare l’ultimo saluto al compaesano scomparso a 78 anni, ragioniere innamorato della musica, organista, direttore del coro parrocchiale della frazione di Tarcento e poi anche di quello di Chialminis. Le esequie sono state celebrate dall’arciprete Luca Calligaro, il quale dopo una sua riflessione ha ceduto la parola a don Gianni, amico da sempre di Aldo, che con accenti commossi ne ha tratteggiato la figura che resterà d’esempio nella piccola comunità ai piedi della Bernadia, ma non solo.
Prima che si concludesse il rito di commiato, tra i canti del suo amato coro, ha voluto infatti portargli un saluto anche Gianni Paganello, proprio per ringraziare Aldo Moretti per la sua dedizione al piccolo coro della frazione montana di Nimis, quello intitolato alla patrona Elena Imperatrice. Veramente toccanti le sue parole, piene di stima, amicizia e riconoscenza – espresse a nome anche degli altri cantori -, che hanno sottolineato  il suo amore per la musica. «Fin da bambino – ha raccontato -, lo ricordano incantato ad ascoltare i suoni ed i canti in Chiesa dove andava, di nascosto, a suonare “a orecchio-autodidatta”, prima l’harmonium e poi l’organo. Lo zio, monsignor Moretti, incoraggiò questa inclinazione. Aldo, che stava al Tomadini mentre frequentava le scuole medie di Udine, poté perfezionare le nozioni musicali. Proseguì gli studi da privatista e, grazie alle sue capacità intellettuali ed alla forte volontà, conseguì in due anni di scuola serale il diploma di ragioniere, con la valutazione di 60/60».
Paganello ha quindi ripercorso l’avventura locale dell’amico nel campo delle sette note. «A Sedilis costituì, istruì e diresse il coro parrocchiale che rendeva ancora più belle le solennità liturgiche. Ricordava, con orgoglio, di aver eseguito a Sedilis la “prima” del Credo Aquileiese musicato per l’occasione da don Albino Perosa». E non poteva non citare anche un momento di immenso dolore per Aldo. «La morte improvvisa del figlio Francesco nel 2003 fu devastante – ha infatti ricordato con commozione -. Però Aldo, affiancato da Anna e dai suo familiari, ha saputo reagire, diventando un punto di riferimento per la comunità. Anziché ripiegarsi su se stesso e chiudersi nel dolore, aveva deciso di aprirsi alla “famiglia-paese” proseguendo l’attività di organista e la direzione del coro parrocchiale». E, quindi, il ricordo personale: «Una quindicina di anni fa, le nostre strade si sono incrociate ed è diventato il nostro maestro nel Coro Sant’Elena di Chialminis. La prima esibizione, a Nimis, diretta da Aldo, è stata la Messa del Giovedì Santo, nel Duomo, il 28 marzo 2013. Tutti i canti erano in lingua friulana e latina. Durante le prove e gli incontri emergeva il suo vissuto. Ogni suo gesto, ogni suo sguardo, ogni sua parola, rivelavano una grande sensibilità». E ha concluso: «Grazie Aldo, per averci educato all’armonia che è l’essenza del canto corale».

—^—

In copertina, Aldo Moretti morto a Sedlilis di Tarcento a 78 anni.

L’affettuoso omaggio di Tarcento a monsignor Duilio Corgnali a due anni dalla scomparsa. E a Udine il ricordo della Vita Cattolica (che diresse a lungo) nella festa del suo centenario

di Giuseppe Longo

Con una Messa di suffragio celebrata nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, Tarcento ha reso omaggio a monsignor Duilio Corgnali nel secondo anniversario della scomparsa, che ricorreva il 21 gennaio, e ieri mattina il nome del sacerdote-giornalista è risuonato anche a Udine durante la cerimonia dedicata al ricordo del centesimo anniversario della nascita de “La Vita Cattolica”, il settimanale diocesano di cui è stato a lungo direttore responsabile, rendendosi tenace interprete delle istanze, materiali e culturali, del Friuli uscito dalle devastazioni del terremoto di cinquant’anni fa. Don Duilio, morto settantasettenne a causa di un male rivelatosi ben presto senza speranze, era infatti un grande sostenitore della lingua, della cultura e delle tradizioni del nostro Friuli, tanto che i suoi scritti, molto apprezzati, erano il più delle volte nel “ricco” friulano che lui sapeva esprimere. Come è noto, il suo testimone è stato raccolto nell’autunno 2024, l’anno appunto della dipartita, dal giovane arciprete Luca Calligaro, originario della vicina Buja, che in poco tempo si è perfettamente inserito nella realtà tarcentina e dell’Alta Val Torre continuando l’opera del predecessore e di altri illuminati pievani come Francesco Frezza e Camillo Di Gaspero.
Nella ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli organi di informazione, don Duilio Corgnali è stato ricordato, come era doveroso, anche dalla redazione della “Vita Cattolica” e di Radio Spazio. «Per ventuno lunghi anni, a partire dal 1978, Corgnali – scrive il settimanale diocesano – diresse “La Vita Cattolica”, in un tempo di grande fermento per un Friuli chiamato a rinascere dalle macerie del terremoto (altro anniversario importante in questo 2026). Non va dimenticato che, con il consueto sguardo lungimirante, nel 1993 affiancò il suo amato settimanale con Radio Spazio, dando letteralmente voce alla Chiesa e alle istanze del Friuli». E i colleghi giornalisti proseguono: «In questi mesi di preparazione del Centenario del settimanale diocesano abbiamo avuto modo di sfogliare edizioni di archivio de “La Vita Cattolica”, molte delle quali risalenti “agli anni di don Duilio”. La coincidenza tra il ricordo di monsignor Corgnali e questo Centenario ci stimola a guardare a Duilio (come amava farsi chiamare, senza troppi titoli) come a un esempio di tenacia e resilienza, parola quantomai abusata ma altrettanto necessaria allora come oggi. Atteggiamenti che nascono da un confronto tra la realtà che si para davanti agli occhi e il sogno di un mondo un po’ più giusto e buono, migliore e – possiamo dire – “primaverile”».
«Duilio – scrive ancora la redazione udinese – ha saputo leggere il Friuli nei suoi tratti di debolezza e nelle sue enormi potenzialità: ha potuto farlo perché nel Friuli era immerso con sguardo profondo e non superficiale, capace di andare con arguzia e innata determinazione alla ricerca della causa dei problemi, proponendo per contro soluzioni e strade che altri, ancora, non vedevano. Tre esempi su tutti dicono ancora oggi il suo carisma: la tenacia per la nascita dell’Università del Friuli, fortemente sostenuta sulle colonne de “La Vita Cattolica” come espressione di un territorio – Chiesa compresa – che aveva bisogno di trattenere e formare i suoi giovani. Gli anni dell’immediato post-sisma, nei quali Corgnali spesso denunciava la lentezza delle istituzioni regionali e nazionali, spingendo per l’autonomia dei Comuni e della Chiesa e facendosi voce delle comunità disastrate. E poi, negli anni Novanta, la battaglia per il riconoscimento della lingua Friulana, sfociata infine nella legge 482/1999». I giornalisti dei due organi di informazione diocesani, infine, aggiungono concludendo: «Sebbene ricordato anche per la sua risolutezza e per il carattere acceso, monsignor Corgnali era un uomo e un prete di cultura prima che di azione, in cui il pensare precedeva il fare. Non si lasciava soverchiare dalle impellenze nemmeno quando, negli ultimi anni, l’aggravio della pastorale nelle sue amate Parrocchie tarcentine si faceva più pesante. Diversi tra noi (e non solo tra noi) portano nel cuore lunghe chiacchierate in cui si parlava di Friuli e di autonomia, di Chiesa e di territori, di politica e di società. Rigorosamente nella lingua tanto amata e tanto difesa, quella friulana». Insomma, un grato ricordo di un prete, di un parroco e di un giornalista che ha segnato la storia di questa nostra terra, alla quale oggi manca la sua voce competente, puntuale e autorevole.

—^—

In copertina, monsignor Duilio Corgnali arciprete di Tarcento morto due anni fa.

Luoghi, memorie, comunità: tra passato e futuro delle terre di confine. Due giorni di eventi a Trieste, Gorizia e Nova Gorica

Il 23 e 24 gennaio Trieste, Gorizia e Nova Gorica diventeranno il cuore di un percorso condiviso tra storia, memoria e dialogo. L’evento “Luoghi, memorie, comunità” – organizzato da Quarantasettezeroquattro nell’ambito del progetto europeo CERV Re4Healing: Crossborder Remembrance, Reconnection, Restoring and Resilience, guidato dall’Università degli Studi del Litorale di Capodistria – inviterà cittadini, studiosi, giovani e appassionati a esplorare insieme il passato dell’area transfrontaliera e a interrogarsi su come, oggi, esso venga vissuto, raccontato e trasformato dalle comunità che la abitano. Sarà un’esperienza che intreccerà visite guidate, incontri e momenti di confronto aperto, con l’obiettivo di costruire nuovi sguardi sul territorio e sulle memorie che lo attraversano, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra le comunità delle aree di confine italo-slovena e austro-slovena.

__________________________________

La call degli artisti

C’è tempo fino a lunedì prossimo, 26 gennaio, per aderire alla call “Richiedo Asilo Artistico”: un invito rivolto ad artisti, collettivi e compagnie della scena performativa contemporanea che desiderano trovare tempo, spazio e ascolto per sviluppare nuovi progetti o vedere nuovamente accendersi lavori già debuttati. L’iniziativa è promossa da Quarantasettezeroquattro, nell’ambito del Festival In\Visible Cities, in collaborazione con PimOff e realizzata con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune di Gradisca d’Isonzo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. “Richiedo Asilo Artistico” si propone, con questa sua dodicesima edizione, come un vero e proprio dispositivo di accoglienza artistica, capace di accompagnare la creazione contemporanea dentro contesti urbani, teatrali e comunitari.

__________________________________

Il viaggio inizierà venerdì a Trieste. Nel pomeriggio, i partecipanti partiranno dal Giardino Pubblico per una visita guidata che attraverserà via di Cologna, piazza Oberdan e piazza Libertà, seguendo le tracce della memoria urbana e dei passaggi storici che hanno segnato la città. A seguire, nella sala dell’Iniziativa Centro Europea, si aprirà una tavola rotonda che metterà in dialogo voci diverse della comunità triestina. Sarà l’occasione per condividere riflessioni sul passato e su come la Trieste di oggi, nella sua complessità culturale e sociale, continui ad affrontarlo e rielaborarlo.
Sabato, poi, l’attenzione si sposterà a Gorizia e Nova Gorica. La mattina si aprirà con una visita guidata alla nuova mostra permanente “Gorizia, la città sul confine”, ospitata negli spazi di Epic a Nova Gorica, con percorsi disponibili in italiano e sloveno. Seguirà un momento di dialogo dedicato all’eredità di GO!2025, Capitale Europea della Cultura transfrontaliera, per interrogarsi su come questa esperienza abbia inciso sulla percezione del passato nelle genti dell’area di confine e su quali nuove prospettive potrà aprire nel rapporto tra storia, memoria e futuro. L’incontro sarà accompagnato da interpretariato simultaneo italiano-sloveno.
“Luoghi, memorie, comunità” è parte di un progetto più ampio che porterà alla realizzazione di un documentario plurilingue, pensato soprattutto per le giovani generazioni e che possa essere presentato in Italia, Slovenia e Austria non come punto d’arrivo di un percorso ma come strumento per stimolare ulteriormente il dialogo. L’ingresso sarà libero fino a esaurimento posti. Prenotazioni su Eventbrite.

Tutte le informazioni sono disponibili su www.quarantasettezeroquattro.it

Tarcento, non sarà un anno semplice prevede il Vecchio Venerando dopo l’accensione del Pignarûl Grant una storica tradizione simbolica del Friuli

«Il Pignarûl Grant è una tradizione profondamente simbolica per il popolo friulano e per il Friuli Venezia Giulia: nel gesto ancestrale della lettura del fumo e del fuoco ritroviamo i buoni auspici per il nuovo anno e un messaggio forte di comunità, coesione e partecipazione», ha affermato l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, intervenendo ieri sera al fuoco epifanico di Tarcento. Sul colle di Coia, accanto al Cjstielat, si è acceso il più grande falò propiziatorio della regione, dal quale, secondo tradizione, hanno preso avvio anche i “pignarûi” delle frazioni e dei paesi vicini. Alla suggestiva manifestazione, oltre a un folto pubblico, sono intervenuti anche il sindaco Mauro Steccati e l’arciprete Luca Calligaro.

Nel richiamare le parole del Vecchio Venerando – ruolo nel quale ha esordito il concittadino Andrea Maroè dopo avere ricevuto il testimone da Giordano Marsiglio -, il quale ha tratto gli auspici dalla direzione del fumo sottolineando l’impegno richiesto a tutti in un anno che si preannuncia non semplice, Barbara Zilli ha evidenziato come «l’impegno nelle nostre comunità locali rappresenti l’essenza dei valori che ci contraddistinguono e che vanno oggi rinsaldati». L’esponente della Giunta Fedriga ha, quindi, ricordato come il 2026 sia un anno particolarmente significativo per l’identità friulana, segnato dal 50° anniversario del terremoto del Friuli, richiamando lo spirito di solidarietà, responsabilità e coesione che allora permise la rinascita dei territori.
Barbara Zilli ha infine ringraziato i volontari che hanno realizzato il falò alto 15 metri, gli Alpini di Coia, la Pro Loco, l’amministrazione comunale e le Forze dell’ordine, i “mascarârs di Tarcint” e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita del tradizionale evento, capace di richiamare migliaia di persone. «Lo spettacolo di luce – ha aggiunto l’assessore regionale – rappresentato il momento culminante della tre giorni di festa organizzata dalla Pro Loco assieme al Comune, una tradizione che si rinnova dal 1928 e che continua a essere un forte elemento di valori condivisi, partecipazione e identità per l’intera comunità del Friuli Venezia Giulia».

—^—

In copertina e all’interno alcune immagini del grande falò di Tarcento dal quale il Vecchio Venerando ha tratto gli auspici per il nuovo anno: era presente anche l’assessore regionale Barbara Zilli.

(Foto Regione Fvg)

Tarcento, ritorna la Via Crucis di Stella: un percorso di fede in mezzo al bosco (raccontato dalle opere di quindici artisti) nel ricordo di monsignor Corgnali

(g.l.) Bellissima la giornata di oggi e così sarà pure la serata, tanto che potrà avere regolare svolgimento la suggestiva Via Crucis di Stella, veramente unica in Friuli, e non solo, perché si snoda attraverso un originalissimo percorso d’arte che dal 2011 racconta, attraverso le quattordici stazioni, la Passione e la Morte di Gesù. Ma c’è, seppure non prevista dalla liturgia, anche la quindicesima che celebra la Resurrezione, come dire il trionfo della Luce sui drammi della vita.

Come ha reso noto la Pieve di San Pietro Apostolo, il ritrovo è fissato alle 20 presso la Chiesa della frazione montana, dalla quale lo sguardo si allarga, di giorno e pure di notte, su un’ampia parte della regione arrivando fino al mare. Per la prima volta a guidare il rito, illuminato dalle fiaccole, sarà l’arciprete Luca Calligaro che a fine ottobre ha raccolto l’eredità, spirituale e materiale, del precedessore monsignor Duilio Corgnali, vinto da una grave quanto rapida malattia nel gennaio 2024.
Dicevamo dell’originalità del “percorso” mistico. La Via Crucis si snoda, infatti, attraverso quindici opere d’arte realizzate da artisti provenienti – su invito di Toni Zanussi, molto legato alla località -, oltre che dal Friuli, dal Veneto, dalle vicine Austria, Slovenia e Croazia, ma anche dalla Germania. Ogni opera è stata prodotta su bassorilievo in ceramica colorata ed è stata donata all’associazione In Stella che si impegna anche a organizzare l’annuale cerimonia quaresimale. Come informa una breve nota, «è il cammino della Santa Croce che dal pianoro “Ter” su cui sorge la piccola Chiesa, lungo il tragitto (circa 500 metri) incontra le stazioni della Via Crucis collocate su supporti lignei. Il percorso si snoda in salita su strada sterrata in mezzo al bosco in un ambiente naturalistico d’ineguagliabile bellezza per lo splendido panorama». Come si diceva, Stella è una piccola frazione del Comune di Tarcento, formata da quattro borgate, vale a dire Malemaseria, Pobra, Mics, Stella stessa nota anche come Boreaniz.

L’ideatore Toni Zanussi.

—^—

In copertina, ecco la chiesetta di Stella sui monti sopra Tarcento.

Tarcento voleva bene a don Duilio e l’ha dimostrato con il sentito ricordo tributatogli a un anno dalla scomparsa

di Giuseppe Longo

Tarcento voleva bene a don Duilio. E l’ha dimostrato con una foltissima partecipazione alla cerimonie indette dalla Pieve arcipretale di San Pietro Apostolo per ricordare il pievano a un anno dalla scomparsa, strappato alla sua comunità da una malattia rivelatasi ben presto senza speranze. Affollato il Duomo durante la Messa di suffragio che ha voluto celebrare l’arcivescovo Riccardo Lamba, dimostrando la vicinanza nel ricordo, unita a tanta gratitudine, della Chiesa friulana. Monsignor Corgnali, sacerdote-giornalista, non era stato infatti soltanto pastore d’anime per lungo tempo nel Tarcentino – dapprima nella frazione di Sedilis e poi nel capoluogo, dove era succeduto a monsignor Francesco Frezza -, ma per oltre vent’anni era stato anche direttore della Vita Cattolica, il settimanale dell’Arcidiocesi di Udine, e poi di Radio Spazio, l’emittente che volle fondare, all’epoca di monsignor Alfredo Battisti – il presule del quale si è appena ricordato a Tricesimo il centenario della nascita -, per dare un aiuto e un segno di speranza al Friuli che rinasceva dalla devastazione del terremoto del 1976.


All’altare con il nuovo titolare della Chiesa udinese, l’attuale arciprete Luca Calligaro che guida la Pieve tarcentina dalla fine di ottobre assieme a numerosi sacerdoti friulani che hanno voluto unirsi nel ricordo di don Duilio. Del quale la sera precedente, in un Teatro Margherita gremito, era stato presentato un libro inedito di poesie – perché il defunto pievano non era soltanto giornalista e scrittore, ma anche fine poeta – dal titolo “Un resto di vita”. Con lo stesso monsignor Calligaro, c’erano sul palco il sindaco Mauro Steccati – che ha portato un grato saluto alla memoria di don Corgnali da parte della comunità tarcentina – e don Daniele Antonello, attuale direttore della Vita Cattolica. Della figura del sacerdote scomparso e in particolare della sua opera letteraria, oltreché pastorale, ha parlato don Alessio Geretti, figura molto nota in Friuli, e non solo, per aver ideato e da sempre diretto le meravigliose mostre di Illegio. E nel giugno scorso l’esperto di storia dell’arte aveva proposto a Nimis un bellissimo e approfondito ricordo di Tita Gori, il pittore del quale si conserva una bellissima opera anche nel Duomo di Tarcento.
In rappresentanza dei curatori del volume di poesie c’erano, invece, Riccardo Pieroni e Luca Corgnali, mentre Giuseppe Bevilacqua ha letto alcune delle liriche di don Duilio, accolte da calorosissimi applausi. Come avevamo annunciato, l’incontro è stato intercalato da apprezzati interventi musicali animati da quattro cori cittadini: il San Pietro Apostolo, che anima sempre le liturgie solenni nella Chiesa arcipretale, Voci e suoni, Sul far dell’Aurora e Des Vilis di Coia e Sammardenchia.
Due giornate, insomma, memorabili quelle di lunedì e martedì scorsi che, come si diceva, hanno ribadito il cordoglio che anima ancora la comunità parrocchiale per la perdita di monsignor Corgnali. Ma, evidentemente, il suo passaggio non è stato vano perché il ricordo – accanto a quello degli illuminati predecessori – è vivo e continuerà a vivere a lungo attraverso l’esempio che don Duilio ha lasciato a Tarcento e alla Chiesa friulana tutta.

—^—

In copertina, l’arcivescovo Lamba con monsignor Calligaro durante la Messa di suffragio per don Duilio; all’interno, il Duomo e il Teatro gremiti per il ricordo del sacerdote a un anno dalla scomparsa.

(Le foto della Messa sono state pubblicate da Vita Cattolica; quella del Teatro Margherita l’ha scattata Nazareno Orsini presidente della Pro Tarcento)