Terremoto del Friuli, varato dalla Regione il programma dei Cinquant’anni. Fedriga: una ferita profonda, ma è nato un “modello” riconosciuto da tutti

«Il terremoto del Friuli è una ferita profonda nella nostra storia collettiva. Una tragedia che ha spezzato vite, distrutto paesi, messo in ginocchio un’intera comunità. Ma è anche il momento in cui il Friuli ha mostrato il suo carattere più autentico: quello di un popolo che, pur colpito duramente, ha scelto di non arrendersi. Da quella tragedia è nato un modello che oggi rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale: la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia. Un sistema costruito sull’esperienza diretta, sulla responsabilità delle istituzioni e sul valore del volontariato, che ha saputo fare tesoro dell’aiuto ricevuto per trasformarlo in capacità di intervento e solidarietà verso gli altri. Una dimostrazione concreta di ciò che è la resilienza. Non a caso oggi ci troviamo all’Università di Udine: un’eredità della ricostruzione, che dimostra come la nostra gente non si sia limitata a riedificare, ma abbia guardato al futuro e rilanciato dimostrando la propria forza. Una lezione importante: questa non è solo un’occasione per ricordare quanto avvenuto, ma anche per dare nuovo slancio a quella visione prospettica che ha definito il Friuli Venezia Giulia». Lo ha sottolineato ieri il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, alla presentazione del programma annuale degli eventi per onorare il Cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli (1976-2026), nell’auditorium del Polo scientifico dei Rizzi dell’Università di Udine, organizzati dalla Regione Fvg attraverso le sue Direzioni con il coordinamento della Protezione civile Fvg in collaborazione con, tra gli altri, Università di Udine, Arcidiocesi di Udine, Confindustria Ente Friuli nel mondo, Associazione ex Consiglieri della Regione, Fondazione per la sussidiarietà Ets, Ogs-Istituto nazionale oceanografia e geofisica sperimentale, Associazione Comuni terremotati e Sindaci della ricostruzione del Friuli, Comuni dichiarati disastrati. Il programma aggiornato è consultabile attraverso il banner nella home page del sito istituzionale della Regione Fvg.


È stato l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e disabilità con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi a delineare il percorso con «celebrazioni che non resteranno chiuse nei confini regionali, ma raggiungeranno Roma e l’Estero per raccontare un’esperienza che è diventata un modello unico al mondo. Abbiamo pensato a un anno “lungo” nel quale cercheremo di raccontare questa “storia difficile”, le ragioni, le conseguenze, le scelte, ringraziando la classe dirigente di quel tempo, cercando di far emergere i molti aspetti di grande attualità della ricostruzione e del “modello Friuli”», ha esordito l’assessore. «L’altro grande tema che svilupperemo – ha aggiunto Riccardi – è la riflessione su cosa sarebbe oggi questa regione senza il sacrificio di persone straordinarie, che ricorderemo in occasioni importanti attraversando tutto il Friuli Venezia Giulia. Il racconto parte da due figure simboliche: il popolo friulano, caratterizzato da lavoro e coraggio, e “l’uomo dell’emergenza”, capace di garantire credibilità nel rapporto con lo Stato». «Il successo della ricostruzione è attribuito a una catena istituzionale esemplare che ha unito Stato, Regione e Comuni», ha sottolineato il vicepresidente della Regione, ricordando «quella battaglia politica sull’ordinario al mattino e quella convergenza totale nel pomeriggio sullo straordinario, costruendo insieme maggioranza e opposizione i provvedimenti per la ricostruzione’. Un elemento centrale di questa strategia fu la gerarchia delle priorità. ‘Prima le fabbriche, poi le case, poi le Chiese» fu una scelta che permise di contrastare lo spopolamento e la “desertificazione” delle aree colpite».
Poi l’assessore ha citato il grande ruolo dell’Università, nata da «un movimento popolare positivo» per formare una classe dirigente capace di gestire la «cultura della resilienza», il riscatto di un popolo e la trasformazione, nelle due presidenze Comelli e Biasutti, di una regione che da confine dell’Italia e dell’Europa è diventata cuore dell’Europa, pensando non soltanto alla ricostruzione ma alla ricostruzione e allo sviluppo «come ci ricordava sempre un grande friulano come Mario Toros». E poi la Protezione civile, «cioè lo sforzo con il quale Giuseppe Zamberletti ci ha insegnato che bisogna pensare a quello che può succedere dopo e prima. Quindi l’attività della prevenzione, con la grande lezione del ricostruire quello che era, dove era. C’è un passaggio estremamente importante del presidente Adriano Biasutti e del presidente Antonio Comelli che verrà ricordato – ha rimarcato Riccardi -: la scelta di ricostruire “dov’era e com’era” non è stata un semplice calcolo algebrico sui costi, ma una straordinaria lezione di civiltà: la vera convenienza di quella scelta risiedeva nella volontà ferrea di difendere le radici profonde di questa terra».
Le celebrazioni toccheranno per questo luoghi e istituzioni nate dal sisma: dalla caserma Goi Pantanali di Gemona che ospiterà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente dei Vescovi italiani, e il concerto di Andrea Bocelli, fino all’Università di Udine, nata appunto da un “movimento popolare positivo” per formare una classe dirigente capace di gestire la “cultura della resilienza” e la Protezione Civile con il volontariato. «Quest’anno il Consiglio regionale discuterà una legge sul volontariato, che riattualizzi quella grande esperienza: possa essere un’occasione importante nel corso del cinquantesimo del terremoto una nuova legge per un protagonista autentico e insostituibile», ha concluso Riccardi.


Alla cerimonia sono intervenute anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante e la collega alle Finanze Barbara Zilli, componenti assieme all’assessore Riccardi e al sindaco di Gemona Roberto Revelant del Comitato che ha curato l’organizzazione delle celebrazioni del cinquantennale terremoto del 1976: presente, inoltre, l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti. Amirante, annunciando la conclusione dell’intervento sul Castello di Colloredo di Monte Albano entro la fine dell’estate, ha rimarcato di «sentire forte il lascito della lezione della ricostruzione: nella prevenzione, nella sicurezza del territorio, delle scuole, delle case, nella programmazione, nella capacità di intervenire quando le comunità locali chiedono attenzione ed investimenti infrastrutturali». Zilli ha osservato, invece, che «le iniziative che oggi presentiamo sono un gesto di gratitudine per il grande aiuto ricevuto e di orgoglio per ciò che il Friuli è diventato. Una comunità laboriosa, solidale, coesa che guarda al futuro dei suoi figli con la fierezza e la consapevolezza delle sue radici forti».
I saluti introduttivi sono stati portati dal rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari, con interventi del sindaco di Gemona e presidente dell’Associazione Comuni del Terremoto Roberto Revelant e del presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin. Nel corso della cerimonia il governatore Fedriga ha premiato il vincitore del concorso promosso dalla Protezione civile regionale e aperto alle classi quarte e quinte dei Licei artistici e Istituti tecnici ad indirizzo Grafica e Comunicazione della nostra regione. Fedriga ha assegnato il riconoscimento a Davide Giroldo, della classe 5E (sezione Grafica) del Liceo Artistico “Galvani” di Cordenons per aver creato il miglior logo commemorativo che rappresentasse la memoria dell’evento sismico, la resilienza della comunità, il percorso di rinascita e il legame con il territorio. Fedriga ha sottolineato che «è molto importante che le nuove generazioni siano protagoniste dell’anniversario del terremoto. Questo logo, oltre a dimostrare la grande capacità dei nostri ragazzi, rappresenta simbolicamente un ponte che attraversa cinquant’anni di storia della nostra terra, che non vuole far vivere un ricordo di quei momenti drammatici e della ricostruzione semplicemente come un doveroso ricordo del passato, ma come una forte testimonianza nel presente. Lo spirito della ricostruzione deve continuare a impregnare le radici del nostro popolo, perché dimostra la vera forza di questa terra». Il logo vincitore – premiata con 5mila euro la classe – è composto da tre segni gestuali, nei colori della Protezione civile e nel giallo, simbolo di forza e rinascita: il primo richiama il territorio, il Monte San Simeone e la leggenda dell’Orcolat; il secondo rappresenta il Friuli distrutto e le macerie; il terzo simboleggia la resilienza e la rinascita. Il logo accompagnerà le attività della Regione Fvg per tutto il 2026, anche quelle non direttamente connesse all’anniversario del terremoto.

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In copertina, il logo commemorativo vincitore; all’interno, l’intervento del presidente Massimiliano Fedriga, la premiazione del Liceo Artistico di Cordenons, presente l’assessore Riccardo Riccardi responsabile della Protezione civile Fvg, e il folto pubblico.

Monsignor Dino Bressan nominato vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine. Lascerà la guida della Pieve di Tricesimo e della Forania della Pedemontana

di Giuseppe Longo

Importante promozione per monsignor Dino Bressan, 68 anni proprio oggi, arciprete di Tricesimo, che diventa il numero 2 dell’Arcidiocesi di Udine. Monsignor Riccardo Lamba, che ne è titolare da poco più di un anno, l’ha infatti appena nominato vicario generale e moderatore di Curia. Il presule ha comunicato la sua decisione al clero diocesano riunitosi stamane ad Aquileia per il pellegrinaggio giubilare dedicato proprio a sacerdoti e diaconi. Il nuovo incarico – come informa la stessa Chiesa friulana – avrà decorrenza a partire dal 1° settembre, per cui da quella data monsignor Bressan lascerà le Parrocchie di Tricesimo, Ara e Fraelacco.

Nel contempo, dovrà rinunciare anche alla guida della Forania della Pedemontana quella che, in base alla riforma adottata qualche anno fa dall’allora arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, aveva assorbito le storiche Foranie di Gemona, Nimis, Tarcento e Tricesimo, istituendo le quattro omonime Collaborazioni pastorali che si aggiungono a quelle di Osoppo, Povoletto e Reana. Una decisione che lo stesso monsignor Lamba comunicherà direttamente anche agli operatori pastorali dei Comuni di Povoletto, Nimis, Attimis e Taipana che incontrerà questa sera nell’Oratorio di Povoletto.
Don Bressan prenderà il posto di monsignor Guido Genero che per raggiunti limiti d’età (classe 1947) lascia la seconda carica diocesana dopo quasi quindici anni di servizio a fianco del citato arcivescovo Mazzocato e ultimamente di monsignor Lamba. Come detto, il sacerdote, originario di Cussignacco, proprio oggi compie 68 anni essendo nato il 5 giugno 1957 a Charleroi, in Belgio, da una famiglia originaria di Cussignacco, popolosa frazione alle porte di Udine. Monsignor Bressan è parroco di Tricesimo, Ara e Fraelacco dal 2021 e dall’anno scorso è appunto vicario foraneo della Pedemontana: incarichi che da settembre passeranno in altre mani. L’Arcidiocesi di Udine, al riguardo, ha già annunciato che la nuova guida dell’importante Pieve tricesimana sarà resa nota nelle prossime settimane.

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In copertina, monsignor Dino Bressan; all’interno, il Duomo di Tricesimo.

 

Nimis, anche don Rizieri De Tina sarà festeggiato stamane nel Duomo di Udine per i suoi 55 anni dall’ordinazione

(g.l.) Giovedì Santo, giorno in cui la Chiesa ricorda l’Ultima Cena di Gesù con gli Apostoli. Tutti i sacerdoti dell’Arcidiocesi di Udine si raccoglieranno stamane in Cattedrale per la solenne concelebrazione con l’arcivescovo Riccardo Lamba. Si tratta della cosiddetta “Messa crismale” nel corso della quale il presule consacrerà gli oli che verranno usati durante l’anno liturgico. Durante il rito, tutti i preti intervenuti rinnoveranno le promesse fatte nel giorno della loro ordinazione. Nell’occasione, saranno festeggiati anche i giubilei di numerosi sacerdoti friulani e di alcuni religiosi in servizio nel territorio diocesano, ricordando l’anno in cui sono stati consacrati.
E fra i preti che festeggiano i 55 anni di sacerdozio c’è anche monsignor Rizieri De Tina, responsabile della pastorale a Nimis (ma anche a Torlano, Ramandolo e Chialminis) che il primo gennaio aveva tagliato il traguardo degli 80. Don Rizieri aveva infatti ricevuto il sacramento dell’Ordine nel 1970 dall’allora arcivescovo Giuseppe Zaffonato e aveva celebrato la prima Messa nella Chiesa di Zompitta, frazione di Codroipo, che l’aveva visto crescere nelle fede. Il sacerdote è a Nimis dal lontano 1978 quando, dopo una importante esperienza tarcentina a fianco del nimense monsignor Francesco Frezza, è arrivato in paese assieme ad altri tre sacerdoti (monsignor Luigi Murador, don Luigi Gloazzo e don Flaviano Veronesi) inviati dall’arcivescovo Alfredo Battisti – dopo il trasferimento nella vicina Zompitta di monsignor Eugenio Lovo -, per avviare una nuova “formula” pastorale. L’anno scorso don De Tina ha ricordato i quarant’anni di pievano a Nimis, incarico che aveva assunto nel 1984 dopo la improvvisa e prematura scomparsa di don Murador. Proprio per questa sua lunga presenza in paese, a fine gennaio aveva ricevuto dal commissario Giuseppe Mareschi l’attestato di “cittadino benemerito”.
Nell’occasione, per i suoi 55 anni di sacerdozio sarà festeggiato anche don Luigino Talotti che a Nimis molti ancora ricorderanno per essere stato prima del terremoto cooperatore del citato arciprete Lovo, prima di essere destinato alla Parrocchia di Paularo in Carnia, dove si sarebbe fermato per lungo tempo. Complessivamente, stamattina nel Duomo di Udine saranno festeggiati i giubilei di venticinque sacerdoti per 65, 60, 55, 50 e 25 anni di dedizione alla Chiesa friulana.

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In copertina, monsignor Rizieri De Tina che a Nimis è dal lontano 1978.

Tarcento voleva bene a don Duilio e l’ha dimostrato con il sentito ricordo tributatogli a un anno dalla scomparsa

di Giuseppe Longo

Tarcento voleva bene a don Duilio. E l’ha dimostrato con una foltissima partecipazione alla cerimonie indette dalla Pieve arcipretale di San Pietro Apostolo per ricordare il pievano a un anno dalla scomparsa, strappato alla sua comunità da una malattia rivelatasi ben presto senza speranze. Affollato il Duomo durante la Messa di suffragio che ha voluto celebrare l’arcivescovo Riccardo Lamba, dimostrando la vicinanza nel ricordo, unita a tanta gratitudine, della Chiesa friulana. Monsignor Corgnali, sacerdote-giornalista, non era stato infatti soltanto pastore d’anime per lungo tempo nel Tarcentino – dapprima nella frazione di Sedilis e poi nel capoluogo, dove era succeduto a monsignor Francesco Frezza -, ma per oltre vent’anni era stato anche direttore della Vita Cattolica, il settimanale dell’Arcidiocesi di Udine, e poi di Radio Spazio, l’emittente che volle fondare, all’epoca di monsignor Alfredo Battisti – il presule del quale si è appena ricordato a Tricesimo il centenario della nascita -, per dare un aiuto e un segno di speranza al Friuli che rinasceva dalla devastazione del terremoto del 1976.


All’altare con il nuovo titolare della Chiesa udinese, l’attuale arciprete Luca Calligaro che guida la Pieve tarcentina dalla fine di ottobre assieme a numerosi sacerdoti friulani che hanno voluto unirsi nel ricordo di don Duilio. Del quale la sera precedente, in un Teatro Margherita gremito, era stato presentato un libro inedito di poesie – perché il defunto pievano non era soltanto giornalista e scrittore, ma anche fine poeta – dal titolo “Un resto di vita”. Con lo stesso monsignor Calligaro, c’erano sul palco il sindaco Mauro Steccati – che ha portato un grato saluto alla memoria di don Corgnali da parte della comunità tarcentina – e don Daniele Antonello, attuale direttore della Vita Cattolica. Della figura del sacerdote scomparso e in particolare della sua opera letteraria, oltreché pastorale, ha parlato don Alessio Geretti, figura molto nota in Friuli, e non solo, per aver ideato e da sempre diretto le meravigliose mostre di Illegio. E nel giugno scorso l’esperto di storia dell’arte aveva proposto a Nimis un bellissimo e approfondito ricordo di Tita Gori, il pittore del quale si conserva una bellissima opera anche nel Duomo di Tarcento.
In rappresentanza dei curatori del volume di poesie c’erano, invece, Riccardo Pieroni e Luca Corgnali, mentre Giuseppe Bevilacqua ha letto alcune delle liriche di don Duilio, accolte da calorosissimi applausi. Come avevamo annunciato, l’incontro è stato intercalato da apprezzati interventi musicali animati da quattro cori cittadini: il San Pietro Apostolo, che anima sempre le liturgie solenni nella Chiesa arcipretale, Voci e suoni, Sul far dell’Aurora e Des Vilis di Coia e Sammardenchia.
Due giornate, insomma, memorabili quelle di lunedì e martedì scorsi che, come si diceva, hanno ribadito il cordoglio che anima ancora la comunità parrocchiale per la perdita di monsignor Corgnali. Ma, evidentemente, il suo passaggio non è stato vano perché il ricordo – accanto a quello degli illuminati predecessori – è vivo e continuerà a vivere a lungo attraverso l’esempio che don Duilio ha lasciato a Tarcento e alla Chiesa friulana tutta.

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In copertina, l’arcivescovo Lamba con monsignor Calligaro durante la Messa di suffragio per don Duilio; all’interno, il Duomo e il Teatro gremiti per il ricordo del sacerdote a un anno dalla scomparsa.

(Le foto della Messa sono state pubblicate da Vita Cattolica; quella del Teatro Margherita l’ha scattata Nazareno Orsini presidente della Pro Tarcento)

Tarcento, un anno fa la scomparsa di monsignor Duilio Corgnali: domani le sue poesie inedite e martedì la Messa

(g.l.) Un anno fa si spegneva a causa di una grave, quanto rapida, malattia, monsignor Duilio Corgnali, parroco di Tarcento. E per domani e martedì la Pieve arcipretale di San Pietro Apostolo, con il patrocinio della Città di Tarcento, ha organizzato due importanti momenti per ricordare il sacerdote scomparso: domani la presentazione di un libro delle sue poesie e martedì la Messa in suo suffragio. Ma andiamo con ordine.
Il primo appuntamento è fissato proprio per domani, 20 gennaio, alle 20.30, nella sala del Teatro Margherita di viale Marinelli, dove sarà presentato il libro “Un resto di vita” che raccoglie le poesie inedite di don Duilio.

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Processione e libro oggi a Sammardenchia

Giornata conclusiva, oggi, per la Sagra di Sant’Antonio Abate nella piccola frazione di Sammardenchia. Dopo la Messa solenne di stamane, nel corso della quale è avvenuta la tradizionale benedizione del sale e che è stata cantata dal coro “Des Vilis”, diretto dal maestro Aldo Micco, alle 15 seguirà la processione, accompagnata dalla Banda di Coia. Al termine del rito, don Rizieri De Tina, che fu parroco del paese prima del trasferimento a Nimis, presenterà il suo nuovo libro di pratica religiosa.

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Perché il pievano defunto, oltre a essere anche un valente giornalista – che per molti anni aveva diretto “La Vita Cattolica”, il settimanale dell’Arcidiocesi di Udine -, era anche scrittore e appunto poeta. Dopo i saluti di monsignor Luca Calligaro, da fine ottobre arciprete che ha raccolto l’eredità spirituale e materiale della storica Pieve tarcentina, e del sindaco Mauro Steccati, seguirà l’intervento introduttivo di don Alessio Geretti, il grande esperto d’arte – ideatore e autore delle famose mostre di Illegio -, seguito da quelli di Riccardo Pieroni e Luca Corgnali, per il gruppo di curatori del volume. La presentazione del quale sarà accompagnata dalla voce recitante di Giuseppe Bevilacqua, attore che declamerà alcune delle poesie di monsignor Corgnali. Ci saranno anche dei momenti musicali animati dalla “Corale San Pietro Apostolo” – quella che sostiene le celebrazioni in Duomo -, dai cori “Voci e suoni” e “Sul far dell’Aurora” di Tarcento, e dal coro “Des Vilis” di Coia e Sammardenchia.
Martedì 21 gennaio, alle 19, nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, monsignor Luca Calligaro celebrerà invece la Messa in suffragio del suo predecessore, ricorrendo appunto il primo anniversario della scomparsa. Come si ricorderà, sempre al teatro Margherita, a don Duilio Corgnali, morto a 77 anni, era stata dedicata nello scorso aprile una bellissima serata di friulanità animata da Dino Persello. Il parroco era, infatti, un grande sostenitore della lingua, della cultura e delle tradizioni del nostro Friuli, tanto che i suoi scritti, molto apprezzati, erano il più delle volte nel “ricco” friulano che il sacerdote-giornalista sapeva esprimere.

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In copertina, monsignor Duilio Corgnali scomparso un anno fa e che sarà ricordato domani e martedì a Tarcento.

Giubileo, operatori della comunicazione oggi in ritiro al Santuario Antoniano di Gemona con monsignor Riccardo Lamba

(g.l.) Un momento di spiritualità per gli operatori della comunicazione e i giornalisti del Friuli oggi a Gemona. Dopo l’apertura solenne dell’Anno Santo, il primo appuntamento giubilare nell’Arcidiocesi di Udine è dedicato, infatti, proprio a loro che sono invitati questo pomeriggio nel Santuario di Sant’Antonio di Padova: l’incontro avviene in prossimità della memoria di San Francesco di Sales, patrono degli scrittori, dei giornalisti e della stampa. «Giubileo, tempo di speranza. Anche per chi si occupa di comunicazione e informazione – sottolinea la Chiesa friulana -, perché la speranza può davvero propagarsi sui mezzi di comunicazione e illuminare chi accende la Tv, ascolta un podcast, sfoglia un giornale o “scrolla” sui social media».
Il ritiro spirituale comincerà alle 15.30 nella importante Chiesa gemonese, che è una delle otto giubilari dell’Arcidiocesi friulana., e vedrà anche la partecipazione dell’arcivescovo Riccardo Lamba – a Udine dal maggio scorso – e di don Gianmario Pagano, sceneggiatore, blogger e youtuber. Tra le proposte, una meditazione su I frutti di una comunicazione con il cuore, alla scuola di San Francesco di Sales, la possibilità di vivere il Sacramento della Riconciliazione, la visita guidata gratuita al museo “Renato Raffaelli” del Santuario e la Messa presieduta, alle 18.30, dal presule al termine del pomeriggio di riflessione.

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In copertina, il Santuario dedicato a Sant’Antonio di Padova a Gemona e qui sopra l’arcivescovo Riccardo Lamba al suo arrivo a Udine in maggio.

Cent’anni fa nasceva Alfredo Battisti: il Friuli ricorda a Tricesimo l’arcivescovo del terremoto e della ricostruzione

(g.l.) Cento anni fa nasceva a Masi, in provincia di Padova, Alfredo Battisti: era il 17 gennaio, ricorrenza di Sant’Antonio Abate, del 1925. E in Friuli il grande sacerdote è passato alla storia come “l’arcivescovo del terremoto e della ricostruzione”. Chi non ricorda, infatti, quelle parole che pronunciò dopo l’immane disastro del 6 maggio 1976: “Prima le case, poi le chiese”?
Monsignor Alfredo Battisti, che fu alla guida dell’Arcidiocesi di Udine per ben ventisette anni (1973-2000), sarà ricordato questa sera con una Messa di suffragio che sarà celebrata alle 19 nel Duomo di Santa Maria della Purificazione a Tricesimo: all’altare don Roberto Gabassi. Il presule, una volta ritiratosi dal governo della Chiesa friulana per raggiunti limiti di età, visse infatti fino ai suoi ultimi giorni proprio nel Comune morenico dove si spense il primo gennaio 2012. I funerali furono però celebrati nella Cattedrale di Udine, nella cui cripta è stata poi tumulata la salma, accanto alla quale è stata posta poi anche quella di monsignor Pietro Brollo che gli successe sulla Cattedra dei Santi Ermacora e Fortunato.
Ricordiamo infine che l’arcivescovo Alfredo Battisti, nel 2005, fu insignito del Premio Epifania, il prestigioso riconoscimento che è stato consegnato pochi giorni fa a Tarcento. «Autentico protagonista della vita friulana – si legge nelle motivazioni riportate nell’Albo d’oro – ha operato anche sul piano sociale e culturale, patrocinando i diritti dei friulani vittime del terremoto, appoggiando l’istituzione dell’Università in Friuli, il riconoscimento della lingua friulana e l’istituzione del Museo Diocesano di Arte Sacra, che per sua decisione ha sede nel trasformato palazzo patriarcale di Udine».

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In copertina, monsignor Alfredo Battisti che su arcivescovo di Udine dal 1973 al 2000.

Epifania a Cividale, in quello Spadone suggestioni antiche accanto a messaggi per il mondo d’oggi che ha l’occasione di ripartire come i Magi con speranza

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Che bella, intensa, suggestiva! Tre aggettivi importanti, ma tutti insufficienti a delineare il significato e il valore della “Messa dello Spadone”, il partecipatissimo rito – in Duomo non meno di un migliaio di persone! – che si è rinnovato ieri mattina, solennità dell’Epifania di Nostro Signore, a Cividale. Il tutto in una giornata che non lasciava prevedere nulla di buono dal punto di vista meteorologico e che, invece, con sorpresa di tutti ha consentito si snodasse regolarmente l’intero programma e quindi anche la bellissima rievocazione storica dell’ingresso nella città longobarda del Patriarca Marquardo von Randeck, avvenuta nel remoto 1366. Ne è rimasto sicuramente affascinato l’arcivescovo Riccardo Lamba che, insediatosi appena il 5 maggio scorso sulla Cattedra dei Santi Ermacora e Fortunato, ha presieduto per la prima volta la magnifica celebrazione. Come pure chi scrive che vi aveva partecipato l’ultima volta una ventina d’anni fa, quando allo storico altare – e non quello a mensa usato stavolta – era salito monsignor Pietro Brollo, l’allora titolare dell’Arcidiocesi di Udine. Più d’uno, infatti, si è chiesto come mai non si sia privilegiata la celebrazione “ad Orientem” (come aveva fatto, appunto, il predecessore di Lamba), visto anche l’uso del latino dall’inizio alla fine del rito, seppure con i ritmi del “Novus ordo Missae”, quello successivo al Concilio Vaticano II.

La Messa è cominciata con il canto, accompagnato dall’organo, di un festoso mottetto di Giovanni Battista Candotti, il sacerdote-musicista codroipese che fu maestro di cappella proprio nella Basilica di Santa Maria Assunta e che ebbe fra i suoi allievi prediletti il cividalese Jacopo Tomadini. Il corteo d’ingresso, dopo la croce astile, era aperto dai canonici del Capitolo della Insigne Collegiata: Loris Della Pietra e Gianni Molinari, di recente investitura, e il decano Adriano Cepparo; quindi il diacono con elmo piumato, Fiorino Miani, il quale con la mano destra brandiva lo storico Spadone e con la sinistra reggeva il prezioso Evangeliario quattrocentesco, l’arciprete di Cividale Livio Carlino e infine, con mitria e pallio, l’arcivescovo Lamba. Più volte, durante il rito solenne celebrato appunto nella storica, bellissima lingua della Chiesa Cattolica, la lunga e pesante lama patriarcale è stata usata per salutare (non benedire), tracciando ampi fendenti, i celebranti e il popolo. Le letture epistolari e il Vangelo sono stati cantati dallo stesso Miani usando le suggestive melodie dell’antico rito cividalese. Mentre i passi principali della Messa, tranne il Credo recitato in latino, sono stati eseguiti dal coro che ha proposto anche altri inni del citato Candotti, fra cui il natalizio “Jesu Redemptor omnium”.
Intensa e ricca di significato la predica del presule, il quale, forse sorpreso da una così massiccia partecipazione, ha osservato: «Anche noi, venuti qui oggi per tanti motivi (fede, tradizione, curiosità) abbiamo un’occasione bella di ripartire, come i Magi, trasformati dall’Amore di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il nostro Salvatore, dopo esserci nutriti della Sua Parola e del Suo Corpo e del Suo Sangue, per essere testimoni di Gioia e di Speranza». Monsignor Lamba ha incentrato le sue parole proprio sul significato dell’Epifania e del Battesimo di Gesù – che sarà ricordato nelle celebrazioni di domenica prossima – e si è chiesto: «Che cosa hanno in comune queste due feste, al di là dei possibili arricchimenti che alcune tradizioni popolari possono aver portato?». «Esse ci portano sempre ancora – si è risposto – all’evento fondativo della nostra fede: Dio si è fatto uomo per amore nostro e per la nostra salvezza. Nulla può essere più come prima!». «Da quella casa di Betlemme – ha aggiunto l’arcivescovo – , dal fiume Giordano, dai villaggi della Galilea e della Giudea, dal Calvario, dal Cenacolo, dal monte dell’Ascensione, molti dopo averlo incontrato (bambino, giovane adulto, umiliato e crocifisso, risorto) sono ripartiti trasformati dal suo Amore, indipendentemente dalla cultura, dalla nazione, dalla razza, dall’etnia, dalla tradizione religiosa».

Al termine della celebrazione, ha preso la parola per un breve saluto al presule e all’assemblea monsignor Carlino, il quale, ricordato che la “Messa dello Spadone” si ripete da ben 659 anni, ha fatto riferimento all’Anno Santo appena incominciato, informando che la Basilica cividalese è stata arricchita da alcune sculture dell’artista Giorgio Celiberti, tra le quali la bellissima Croce posta all’entrata dopo il maestoso portale. Nell’occasione, l’arciprete ha ringraziato la Pro Loco delle Valli del Natisone, Nediške doline, per aver proposto un pellegrinaggio dal Duomo di Cividale al Santuario giubilare di Castelmonte. Concluso, dunque, il rito in Chiesa, lo Spadone – ma, ovviamente, non quello originale – è stato brandito in piazza anche dal bravissimo figurante che ha impersonato il Patriarca Marquardo von Randeck durante la bella e curata rievocazione storica seguita e applaudita da migliaia di persone.

 

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In copertina, la processione d’ingresso aperta dallo Spadone del Patriarca Marquardo; all’interno, momenti della celebrazione presieduta dall’arcivescovo Lamba, i canonici del Capitolo, parte della folla, la Croce di Giorgio Celiberti e infine la rievocazione storica in piazza Duomo.

Oggi a Udine il saluto e il grazie all’arcivescovo Mazzocato per i suoi quindi anni in Friuli

(g.l.) Oggi, a conclusione della visita pastorale (l’ultima del suo ministero episcopale, durato quasi quindici anni) alle comunità delle Valli del Natisone, monsignor Andrea Bruno Mazzocato sarà festeggiato nella Cattedrale di Udine. Alle 16, infatti, il presule presiederà una Messa di saluto e ringraziamento, in prossimità della conclusione del suo mandato in Friuli. La Diocesi, in questa terza domenica di Pasqua, si stringerà dunque attorno all’ormai suo ex arcivescovo e attuale amministratore apostolico. Come è noto, monsignor Mazzocato lascerà la guida pastorale della Chiesa udinese, a partire dal 5 maggio prossimo, a monsignor Riccardo Lamba, suo successore sulla Cattedra dei Santi Ermacora e Fortunato.
Il ministero di ministero di monsignor Mazzocato in Friuli era iniziato il 18 ottobre 2009, assumendo la guida di una Diocesi fra le più vaste d’Italia, andando da Latisana a Tarvisio e a Sappada. L’arcivescovo emerito resterà a Udine fino all’ingresso del successore e dopo tale data farà rientro nella Diocesi di Treviso, sua terra di origine, stabilendo la sua nuova residenza a Montebelluna.
Per chi non potrà raggiungere la Cattedrale – come informa la Chiesa udinese -, la celebrazione odierna sarà trasmessa in diretta su Radio Spazio a partire dalle 15.30, con commenti e approfondimenti. Il settimanale diocesano La Vita Cattolica, nel numero del 10 aprile scorso, ha pubblicato un inserto speciale di 12 pagine che ripercorre il ministero episcopale di monsignor Mazzocato. Per facilitare l’afflusso dei fedeli nel Duomo di Udine, l’Arcidiocesi friulana ha disposto la sospensione delle Messe vespertine in tutte le Chiese. Lo stesso provvedimento, firmato dal vicario generale monsignor Guido Genero, è stato disposto anche per domenica 5 maggio, in occasione dell’arrivo del nuovo arcivescovo Riccardo Lamba.

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In copertina, l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato che oggi sarà festeggiato.

Campane a festa in Friuli per il nuovo arcivescovo. Riccardo Lamba nato in Venezuela: vado in una terra di emigranti che ha sofferto ed è ricca di umanità

di Giuseppe Longo

Campane a festa ieri, in Friuli, per dare il benvenuto al nuovo arcivescovo metropolita di Udine. Papa Francesco ha, infatti, deciso che il titolare della Chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato sia Riccardo Lamba, 67 anni, il quale – fatto più unico che raro – arriva da Roma, dove da due anni è vescovo ausiliare, ed è nato nel lontano Venezuela, a Caracas, in una famiglia di emigranti italiani. Succederà a monsignor Andrea Bruno Mazzocato il quale, per raggiunti limiti di età, in autunno aveva rimesso il mandato nelle mani del Pontefice: il presule, originario della trevigiana Preganziol, era in Friuli da quindici anni. «Vado in una terra che non conosco – ha detto monsignor Lamba -, ma dove ho carissimi amici. Mi immagino questa terra, che ha molto sofferto e ha avuto grandi fenomeni di migrazioni, ricca di umanità, dove la fede si è incarnata in tanti Santi e resa visibile attraverso l’arte».

L’annuncio di monsignor Mazzocato.


L’annuncio ufficiale, dopo che la notizia era già ampiamente circolata, è avvenuto in contemporanea venerdì a mezzogiorno, a Udine e a Roma. In Friuli è stato lo stesso monsignor Mazzocato – d’ora in poi soltanto amministratore apostolico per il periodo della sede vacante – a riferire quale sarà il suo successore. «Ho chiesto questa improvvisa convocazione – ha affermato il presule uscente – per un annuncio molto importante per la nostra Chiesa diocesana; notizia, peraltro, già circolata attraverso i social. Alcuni giorni fa, il nunzio apostolico mi ha comunicato che Papa Francesco ha accettato definitivamente le mie dimissioni da arcivescovo della nostra Arcidiocesi e ha nominato come mio successore sua eccellenza monsignor Riccardo Lamba, attualmente vescovo ausiliare di Roma». Il suo ingresso avverrà «presumibilmente nella seconda metà di aprile», quindi dopo le feste pasquali.  Nell’Urbe, invece, è stato il cardinale Angelo De Donatis, vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, a dare l’annuncio della nomina del Pontefice nella sede del Vicariato in Laterano. «Il sacerdote e il vescovo – ha detto il porporato – sono di per sé in cammino, pellegrini. La Chiesa di Roma continua a essere generosa, in questa fase è chiamata a donare. Ci dispiace perché il tempo insieme non è stato lungo – ha affermato riferendosi appunto alla generosa collaborazione del vescovo Lamba -, però contenti perché prenderai la responsabilità di una diocesi così grande e così bella». Va detto, infatti, che l’Arcidiocesi di Udine, che va dal mare di Latisana e Lignano e Marano alle montagne di Tarvisio e della Carnia, fino a Sappada in terra cadorina (ma da alcuni anni nella Regione Friuli Venezia Giulia), è una fra le più vaste d’Italia.
Dopo appena due anni come ausiliare per il settore est dell’Urbe, monsignor Lamba – che si era laureato in medicina prima di entrare in seminario – si appresta, dunque, a raggiungere il Friuli. Aveva ricevuto la consacrazione episcopale il 27 maggio 2022, quando gli erano stati affidati l’ambito della Chiesa ospitale e “in uscita” e il servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Per cui ora lo aspetta la guida della storica Arcidiocesi di Udine che, assieme a quella di Gorizia, raccolse l’eredità del glorioso Patriarcato dopo la sua soppressione. Proprio in ricordo dell’antica Chiesa di Aquileia – non a caso si chiama Patriarcato la piazza dove sorge la sede episcopale -, soltanto l’arcivescovo di Udine ha il privilegio di indossare l’abito corale, lo zucchetto, la fascia e la filettatura della talare di un colore simile alla porpora cardinalizia, detto “rosso patriarchino”. E lo stemma prevede il galero (cappello) verde. Al titolare dell’Arcidiocesi friulana spetta anche il titolo onorifico di abate di Rosazzo, lo storico monastero benedettino che domina le colline sopra Manzano.

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In copertina, monsignor Riccardo Lamba nuovo arcivescovo metropolita di Udine.