Attimis e Faedis, quell’orribile 1944 raccontato da Roberto Volpetti: il libro (oggi presentazione a Udine) a 80 anni dalla Zona Libera del Friuli Orientale

(g.l.) Roberto Volpetti, architetto e presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo-Friuli, ma anche scrittore. Fresco di stampa, il suo libro “1944 L’annus horribilis di Attimis e Faedis” vedrà una doppia presentazione tra oggi e domani. Questo pomeriggio, 6 dicembre, l’appuntamento è alle 17.30 nella sala conferenze del Centro culturale delle Grazie, in via Pracchiuso 21, dove è assicurata disponibilità di parcheggio nell’ampio cortile interno. L’incontro comincerà alle 17.30 con il saluto del vicepresidente dell’Apo Roberto Tirelli. Seguirà l’intervento del sindaco di Attimis, Roberto Malduca. Quindi la presentazione vera e propria del volume: dopo una illustrazione dei contenuti da parte dell’autore, parlerà, proponendo un’approfondita recensione dell’opera lo storico Roberto Chiarini dell’Università Statale di Milano, attento e profondo conoscitore della Guerra di Liberazione in Friuli. Il compito di moderare i lavori è stato affidato a Maria Bruna Pustetto.
Domani mattina, alle 11, il libro sarà presentato invece nella sala del consiglio comunale di Faedis, in piazza Monsignor Pelizzo. Dopo il saluto del sindaco Luca Balloch, interverranno gli stessi Volpetti e Chiarini, con la moderazione degli interventi ancora a cura della giornalista Pustetto. Al termine, verrà proiettato il filmato “Il martirio di Faedis: l’Operazione Klagenfurt” di Giacomo Toffoletti.
«La ricorrenza, quest’anno, dell’80° anniversario della Zona Libera del Friuli Orientale, il grande rastrellamento tedesco di fine settembre 1944 e il drammatico incendio di Nimis, Attimis, Subit e Faedis, ci ha spinto – si legge in una breve nota dell’Apo Friuli – a riprendere in mano quelle pagine tristi che videro la morte di molti patrioti della Osoppo ed indicibili sofferenze per la popolazione civile. Abbiamo voluto raccogliere le testimonianze di quelle giornate lasciateci da osovani (Primo Cresta e Guido Pasolini) e dai sacerdoti che scrissero sui libri storici delle loro parrocchie. Ne esce un quadro assai completo, dove emergono anche le tensioni ed i contrasti con i partigiani della Garibaldi e con i partigiani del Nono Corpus. Il tutto è stato raccolto nel volume che abbiamo intitolato “1944 – L’annus horribilis di Attimis e Faedis” che abbiamo realizzato anche grazie all’indispensabile supporto dei due Comuni di Attimis e Faedis». Hanno sostenuto la pubblicazione del volume commemorativo anche a Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Io sono Friuli Venezia Giulia.
Il nuovo libro di Roberto Volpetti segue quello, pure recente e sempre sulla Resistenza in Friuli,  dedicato in particolare ai fratelli Pasolini di Casarsa con riferimento ai tragici avvenimenti di Porzus. In quell’eccidio, infatti, trovò la morte proprio il giovanissimo Guido Pasolini.

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In copertina, lo scrittore Roberto Volpetti autore del libro dedicato al tragico 1944 nei Comuni di Attimis e Faedis.

A Rizzolo commosso addio a Edi Colaoni. Il celebrante: abbiamo perso un amico che voglio ricordare come un diamante

di Giuseppe Longo

REANA – Edi Colaoni, oltre al suo Rojale, amava tanto anche la montagna. E la morte, quasi fosse un segno del destino, lo ha colto improvvisa proprio a Ravascletto, in Alta Carnia, dove da qualche giorno l’ex sindaco di Reana era in vacanza. E prima del canto finale, con il quale si invocano gli Angeli e i Santi affinché assistano l’anima nel viaggio della speranza verso la meta finale, il coro ha intonato uno struggente “Signore delle cime”, nel quale, rivolgendosi al Dio del cielo, si canta “un nostro amico hai chiesto alla montagna. Ma ti preghiamo: su nel Paradiso lascialo andare per le tue montagne”. Parole che si ripetono anche nella seconda strofa musicata nel 1958 da Bepi De Marzi, dopo la preghiera a Maria, Signora della neve. Parole e musica così suggestive che hanno fatto scendere le lacrime a molti di coloro che hanno voluto partecipare all’ultimo saluto al cavaliere al merito della Repubblica, celebrato nella gremita Chiesa dei Santi Ilario e Taziano affrescata da Renzo Tubaro, a Rizzolo, che sorge accanto a quella casa in cui Edi era nato 63 anni fa e viveva con la moglie Marina, i figli Valentina e Thomas, vicino all’anziana mamma Lidia che era rimasta vedova in giovane età e che ora deve sopportare anche lo strazio della perdita prematura dell’unico figlio, scomparso a poche ore dal compleanno.

Ha celebrato la Messa di suffragio e le esequie don Federico Mosconi, che opera a Trieste e che da decenni era amico di Edi Colaoni, il quale aveva accanto il parroco del Rojale don Agostino Sogaro, padre Marco Bertoni, missionario saveriano in Africa e coetaneo del defunto, e altri due sacerdoti. «Fino a pochi minuti prima eravamo insieme, poi improvvisamente ci hai lasciato», ha detto don Mosconi, sottolineando il carattere aperto, solare, scherzoso e ironico di Colaoni, eclettico per dirla con una parola. «Mi piace immaginarlo – ha aggiunto – come un diamante, fatto di tante facce, ognuna delle quali rappresentava un modo di essere di Edi: nella famiglia, nel paese, nel suo lavoro in Autovie Venete, nel Comune, nelle Associazioni». Un volto amico di tutti che ha richiamato nelle sue parole anche lo stesso don Bertoni, classe 1960 come Edi, mentre Roberto Volpetti, presidente dei Partigiani Osoppo, ha sottolineato la preziosa presenza di Colaoni nel volontariato espresso in tante forme – nella stessa Apo Friuli, tra i Carabinieri in congedo, nella Pro Rojale e si potrebbe continuare ancora -, mentre Anna Zossi, sindaco di Reana da appena due mesi, ha rievocato quanto sia stato fecondo l’impegno di Edi Colaoni nella civica amministrazione, soprattutto durante i due mandati in cui è stato primo cittadino. Tutti interventi sottolineati da fragorosi applausi nei quali si sono associati anche quelli del vicepresidente della Regione Fvg, Riccardo Riccardi, intervenuto con il consigliere Edi Morandini, concittadino del defunto, molti sindaci friulani in carica o emeriti come lo era lo stesso Colaoni, gli onorevoli Angelo Compagnon e Ferruccio Saro.

Prima della benedizione della salma, impartita dallo stesso don Mosconi, è stata letta la preghiera del volontario della Protezione civile, corpo che ha sempre visto entusiasta partecipe Colaoni. Al termine, tra due ali di folla, il feretro è uscito di Chiesa e ha lasciato per l’ultima volta Rizzolo. Ma il grato ricordo di Edi rimane, quello non si cancella e continuerà a vivere oltre la morte, come ha sottolineato il celebrante. Per il credente, infatti, con la dipartita non tutto finisce, ma segna soltanto l’inizio di un’altra vita, in una nuova dimensione, quella dell’eternità. Mandi Edi!

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In copertina, il saluto al feretro all’uscita della Chiesa di Rizzolo; all’interno, immagini del rito presieduto da don Federico Mosconi e che ha visto gli interventi del sindaco Anna Zossi, di padre Marco Bertoni e di Roberto Volpetti per l’Apo Friuli.

Nimis, il ricordo dell’incendio ’44 e delle vittime dei Lager: anche da Lannach un omaggio alla memoria di Bruno Fabretti

di Giuseppe Longo

NIMIS – Un’assenza avvertita da molti, quest’anno, alla commemorazione del 29 settembre 1944, la incancellabile data in cui Nimis, per rappresaglia, fu data alle fiamme e che segnò la deportazione di tanti suoi figli, molti dei quali non fecero ritorno dai Lager. Bruno Fabretti riuscì invece a rivedere i propri cari e da allora decise di trasformare la sua vita in un continuo, ininterrotto messaggio di testimonianza per raccontare a tutti, soprattutto ai più giovani, l’orrore di quella drammatica esperienza.

Il discorso e la cerimonia al monumento.

Ma alla cerimonia di venerdì mattina, prima nel Duomo di Santo Stefano e poi nell’attiguo Parco delle Rimembranze dinanzi al monumento ai Caduti di tutte le guerre e a quello dedicato alle vittime dei campi di concentramento, mancava proprio lui, che si è spento alla soglia dei cent’anni a metà luglio. Tuttavia, il commendator Fabretti era idealmente presente con due dei suoi figli, Anna e Giuseppe, ma anche attraverso le grate parole che ha dedicato al suo ricordo il sindaco Giorgio Bertolla e grazie al pensiero che ha avuto per l’amico di Nimis la comunità di Lannach con il suo borgomastro Josef Niggas. Dalla cittadina stiriana – gemellata nel nome di Rodolfo Zilli, artista di Nimis lassù emigrato fin da ragazzino – è giunto infatti, graditissimo, un cero con l’immagine proprio di Bruno Fabretti che è stato deposto dinanzi al cippo dei morti nei Lager che l’ex internato più conosciuto del Friuli volle realizzare nell’ormai lontano 1989, quarantacinque anni dopo le tragedie della seconda guerra mondiale scatenate dalla furia nazifascista per soffocare la fervente attività partigiana.

Messa, corteo e campana di Centa.


Come sempre, la giornata rievocativa è cominciata con la Messa di suffragio nella Chiesa comparrocchiale. «Non esiste una guerra giusta», ha ammonito monsignor Rizieri De Tina prendendo spunto dalla famosa pagina del Vangelo di Matteo in cui si parla di “occhio per occhio…” e facendo riferimento a quanto continua ad accadere nel mondo, a cominciare dalla nostra Europa. E poi ricollegandosi ai confini evocati da un pannello realizzato dai bambini, e posto dinanzi all’altare, l’arciprete ha messo in guardia contro le divisioni che creano sentimenti di rancore e di odio, fino a portare a conseguenze molto pericolose, spesso tragiche.

I figli di Fabretti  e bambini al cippo.

Al termine, la cerimonia civile dinanzi ai monumenti, nella quale si sono aggiunte anche le scolaresche proprio perché nei più giovani, come ha lungamente insegnato Bruno Fabretti, deve germogliare il sentimento di amicizia, concordia e pace. Dinanzi a rappresentanze delle forze dell’ordine, dei Comuni vicini e delle associazioni combattentistiche e d’arma – tra gli altri, c’era il presidente di Apo Friuli, Roberto Volpetti -, il sindaco Bertolla ha tenuto il discorso commemorativo, partendo da una breve rievocazione storica di quel 29 settembre e dei giorni che lo precedettero. «Come avevo detto a Torlano il 25 agosto – ha affermato il primo cittadino – ricordare vuol dire riportare nel cuore, quindi interiorizzare un concetto che ci permette di vivere pienamente ciò che rappresenta, diventando noi stessi esempio di pace con il nostro operato. È quindi compito nostro, e non di altri, agire in prima persona per mantenere la nostra esistenza in una situazione di concordia e di pace». Quello che aveva sempre perorato proprio il commendator Fabretti. «A lui dobbiamo riconoscere – ha infatti sottolineato Bertolla – che per molti anni ci ha ricordato e testimoniato questi tremendi fatti accaduti al nostro paese e ai nostri concittadini. Con la sua instancabile testimonianza, Bruno ha fino all’ultimo cercato di sensibilizzare le nostre coscienze affinché ci impegnassimo a non smettere di adoperarci per mantenere la pace».
Quindi il vicesindaco Sergio Bonfini ha letto i nomi delle vittime dei campi di concentramento, tutti scritti su una lapide accanto al cippo che le ricorda, e a ognuno di essi è stato dedicato un rintocco dell’unica campana della Chiesa di Centa risparmiata dal terremoto del 1976. Un ricordo intenso e sentito, anche se la partecipazione popolare è purtroppo sempre più esigua, che assumerà ancora maggior valore nel 2024 quando ricorrerà l’80° anniversario di quei tristissimi fatti. E ricordarli adeguatamente è proprio il lascito che ci ha affidato Bruno Fabretti.

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In copertina, il cero inviato da Lannach con l’immagine dell’ex internato Bruno Fabretti.

Paola Del Din è presidente onoraria dell’Associazione Partigiani Osoppo

(g.l.) Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare, nata a Pieve di Cadore il 23 agosto 1923, nota durante la Resistenza con il nome di battaglia di “Renata”, come si chiamava anche il fratello ucciso dai tedeschi il 25 aprile 1944 (esattamente un anno prima della Liberazione), presidente regionale dell’Associazione nazionale famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, ha appena ottenuto un importante riconoscimento, quale segno di grande stima e profonda gratitudine, dall’Associazione Partigiani Osoppo.

Roberto Volpetti

L’assemblea dei soci ha, infatti, acclamato la professoressa Paola Del Din presidente onoraria del Sodalizio dei fazzoletti verdi. La riunione, convocata per il rinnovo delle cariche sociali, è stata presieduta da Giancarlo Cruder, ex presidente della Regione Fvg e socio dell’Apo Friuli, e ha confermato Roberto Volpetti alla carica di presidente, mentre il consiglio direttivo risulta formato da Roberto Tirelli, Carla Toros, Lorenzo Marzona, Giuseppe Basso, Enrichetta Del Bianco, Ferruccio Anzit, Lucio Londero, Mario Bertoni, Giuseppe D’Anzul e Gianni Tosini. Il Collegio dei revisori è invece formato da Graziano Citossi, Tazio De Gregori e Paolo Marseu (effettivi) e Gianni Ciani e Giuliano De Colle (supplenti). Il Collegio dei probiviri è invece composto da Armando Celledoni, Petruta Soare ed Edi Colaoni (effettivi), mentre Simone Bressan è supplente.’
Il neo-confermato Volpetti ha espresso soddisfazione per il dibattito che si è sviluppato corso dell’assemblea e che ha portato tutti a condividere gli ideali e gli orientamenti dell’Associazione Partigiani Osoppo che nei prossimi mesi compirà il 75° anniversario della fondazione, ma che si pone con serietà la domanda sul proprio ruolo e sul significato della propria presenza.

Giancarlo Cruder

Al termine dei lavori è stata approvata all’unanimità una mozione in cui sono stati espressi gli orientamenti ideali che l’Apo Friuli vuole portare avanti nel prossimo triennio di attività. Eccone, pertanto, il testo integrale:

MOZIONE FINALE

Gli iscritti alla Associazione Partigiani Osoppo Friuli riuniti in Assemblea, sentita la relazione del
Presidente e del Consiglio Direttivo uscenti,

Rinnovano la gratitudine verso i tanti uomini e donne che nei venti mesi della Guerra di
Liberazione si sono sacrificati per la nostra libertà; quasi mille sono stati i patrioti osovani che
hanno perso la vita, molti altri hanno subito laceranti ferite nel corpo e nello spirito. Tutti si sono
sacrificati con dedizione, affrontando freddo, fame, paura. E’ grazie al loro impegno, unito a quello
di altri patrioti e degli eserciti Alleati, che da decenni possiamo godere di un benessere economico e
sociale che hanno pochi eguali nella nostra storia millenaria.

Guardano con orgoglio alla storia della Associazione che è ormai prossima a festeggiare il 75°
anniversario della sua fondazione. Le attestazioni di stima e di considerazione provenienti da ogni
ambiente, istituzionale, culturale, politico e sociale anche a livello nazionale, se da un lato ci
rendono orgogliosi, dall’altro ci interrogano su quella che è la nostra responsabilità, soprattutto nei
confronti delle giovani generazioni. Consci di questa responsabilità e del fatto che molti guardano a
noi come esempio e testimonianza, l’Assemblea dei soci vuole ribadire quelli che sono gli ideali
che hanno guidato gli osovani nella lotta per la libertà negli anni della guerra e negli ormai 76 anni
trascorsi dal giorno della Liberazione.

Ricordano a ogni cittadino della nostra Italia che la libertà è il primo e supremo bene di ogni uomo,
ma è un valore che non può reggersi da solo bensì solo in armonia con altri importanti valori che lo
alimentano e lo sorreggono cosicché la libertà trova il suo giusto equilibrio all’interno dei rapporti
che legano una collettività che, nella sua dimensione più ampia, assume il nome di Patria, ovvero
una comunità di milioni di persone che si riconoscono in una lingua, una cultura ed una storia
comune e condivisa.

Ricordano a tal proposito e si uniscono alla recente rievocazione del centenario del Milite Ignoto
che ha rappresentato un ricordo non rivolto ad esaltare la tragica realtà della guerra, ma a rinnovare
quel sentimento di pietà e di rispetto che cento anni fa riunì tutti gli italiani che si ritrovarono a
milioni lungo il tragitto che da Aquileia giungeva all’Altare della Patria per rendere omaggio alla
salma del Soldato Ignoto e con lui a tutti i caduti.

Constatano con preoccupazione la grave situazione in cui il nostro Paese versa dopo decenni di
strumentalizzazioni ideologiche e di parte che hanno causato la grave compromissione di un enorme
patrimonio ideale, spirituale, umano, economico e sociale frutto di un impegno secolare della nostra
gente con il risultato che, a fronte di innegabili quanto encomiabili esempi di dedizione da parte dei
singoli (che per fortuna sussistono sempre), prevale purtroppo un diffuso senso di disillusione e
disimpegno adagiato passivamente su di uno statalismo prigioniero di un burocratismo formalistico,
esasperato, privo di effettiva sostanza che finisce per bloccare ogni forma di autonomia e di libera
iniziativa, con il risultato di depauperare non solo le fonti della ricchezza reale, ma anche la spirito
d’iniziativa, base del progresso e della salute di ogni società, finendo così per alimentare frodi e
inganni in ogni ambiente esasperando il conflitto sociale, le contrapposizioni, le diseguaglianze e
l’invidia fra i cittadini.

Ricordano la grande lezione di libertà che la Osoppo ha offerto al nostro Friuli e all’Italia intera,
ovvero che la risposta più efficace e risolutiva alla violenza e alla oppressione viene offerta da un
popolo che si organizza e difende i propri valori anche con le armi, quale extrema ratio, ma senza
mai lasciarsi trascinare nel vortice della violenza che caratterizza e trova alimento nelle ideologie
totalitarie e in tutto ciò che è incompatibile con la democrazia.

Ricordano altresì che la storia del Novecento deve insegnare che tutti i sistemi politici e sociali
basati su ideologie liberticide che impediscono il costruttivo confronto fra le persone e la dialettica
politica democratica sono destinati inevitabilmente a condurre alla rovina gli uomini ed i popoli.
Confidano che gli innegabili esempi di dedizione, impegno, sacrificio e solidarietà che nonostante
tutto continuano ad essere presenti e diffusi nel nostro tessuto sociale, eredità di una secolare storia
e cultura cristiana, possano prevalere sulle spinte all’egoismo, all’invidia sociale, all’imposizione di
un pensiero unico, all’intolleranza, al soffocamento di ogni dibattito sfociando in quella violenza
non solo verbale che purtroppo trova ogni giorno più spazio.

Invitano le persone responsabili a livello, politico, ma anche culturale, sociale, educativo, religioso,
e quelle impegnate nel mondo dell’informazione e dei mass media a riflettere sulla gravità della
situazione del nostro Paese, non solo e non tanto a livello economico, quanto piuttosto a livello di
coscienza di appartenenza ad un popolo con una propria storia, con radici profonde e solide. La
gravità di tale situazione si può cogliere anche nella drammatica emergenza educativa e culturale
dei nostri giovani che sono sottoposti a pressioni ideologiche e mediatiche soffocanti volte a
condizionare lo sviluppo di un vero, libero e maturo pensiero imponendo loro giudizi e valutazioni
calati dall’alto da grandi gruppi di pressione e d’interesse politico ed economico. E’ pertanto il
campo educativo il vero teatro sul quale combattere la battaglia decisiva su cui fondare il riscatto
nazionale.

Ricordano a tal fine la testimonianza offerta da grandi personalità che nel dopoguerra si assunsero
il compito di recuperare e formare un popolo partendo proprio dalle giovani generazioni che
rischiavano di sprecare la loro vita lungo le strade alle quali la povertà di affetti, di cultura, di
risorse e di un’educazione libera, responsabile e rispettosa spesse volte costringono. E’ in questo
modo che si poté far ripartire un paese distrutto e avvilito. Ricordiamo in particolare fra gli altri don
Emilio de Roja, il patriota “Adolfo” della Osoppo Friuli, che fondò la Casa della Immacolata di
Udine fedele al motto “Costruire sempre” scelto proprio per indicare una disposizione d’animo
rivolta a partire da un positivo atteggiamento da cui costruire per il bene di tutti partendo dal bene
dei più bisognosi.

Ritengono che il motto di don Emilio “Costruire sempre” assieme al nostro motto “Pai nestris
fogolârs” esprimono tutt’ora con profonda attualità in maniera sintetica il nostro sentire e la nostra
speranza confidando che divengano il sentire e la speranza di ogni italiano.

Invitano tutti a condividere tali sentimenti e ad adoperarsi per il futuro della nostra Italia e di una
Europa che deve riscoprire il senso della propria identità con il coraggio di scelte responsabili che,
andando contro le mode e gli interessi di parte, si ricolleghino ai grandi valori dei Padri fondatori.
Invitano in particolare la Federazione Italiana Volontari della Libertà e le Associazioni ad essa
aderenti a rinnovare la grande storia ideale che le ha caratterizzate nel corso di questi decenni e a
rappresentare in modo adeguato la storia di libertà che ha unito la formazioni autonome, di
ispirazione patriottica e cattolica; invitano in particolare ad esprimere, con il coraggio che fu dei
nostri padri, la nostra concezione della vita e del vivere sociale, nella piena consapevolezza che più
che mai oggi c’è bisogno di soggetti che abbiano a cuore anzitutto la libertà, l’educazione, la
responsabilità e l’impegno di ciascuno respingendo con fermezza interpretazioni ideologiche e
totalitarie, qualunquiste e prive di valori.
L’Osoppo certo rimarrà fedele a questo insegnamento.

Udine, Auditorium del Centro Culturale delle Grazie, 4 dicembre 2021

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In copertina, Paola Del Din medaglia d’oro al valor militare.

 

L’emigrazione di ieri e di oggi: ritorna a Porzus la festa con l’Apo Friuli

I drammatici temi dell’emigrazione, quelli di ieri ma anche quelli di oggi, emergeranno in tutta la loro evidenza domani a Porzus in occasione della “Festa degli Emigranti”. Il piccolo borgo sui monti, il cui nome è tristemente noto per l’eccidio nell’ultima guerra dei partigiani “bianchi”, è un luogo simbolo del Friuli, ma anche dell’Italia intera e dell’Europa, perché nei suoi dintorni si sono concentrati i conflitti che hanno interessato il Vecchio Continente nel XX secolo. A Porzus, da oltre venti anni, l’Associazione Partigiani Osoppo rende omaggio a una generazione che, dopo aver combattuto sui vari fronti e dopo aver lottato per liberare la Patria, si è impegnata per la ricostruzione del nostro Paese. Molti di loro hanno lavorato sodo nelle proprie borgate, molti altri hanno dovuto prendere le vie dell’emigrazione, quasi sempre facendosi strada nei luoghi dove erano arrivati.

Commemorazione a Porzus.

Nel corso della manifestazione – che avrà inizio alle 10.30 con una breve cerimonia in ricordo dei Caduti, cui seguirà la messa celebrata da don Claudio Snidero, il sacerdote udinese che regge da oltre trent’anni la parrocchia di Madone di Mont, in Argentina – verranno ricordati tre partigiani della Osoppo che sono mancati nel corso dell’ultimo anno e che nella loro vita hanno percorso le strade della emigrazione: Lionello Cossettini “Nello”, emigrato in Australia, Giovanni Zucchiatti, “Zuan” che ha lavorato in molti paesi nel campo della industria petrolifera, e Benito Menis, emigrato fin dall’immediato dopoguerra a Milano.

Roberto Volpetti


Negli ultimi decenni abbiamo assistito invece a un fenomeno inverso, ovvero milioni di uomini e donne provenienti da altri continenti che vengono in Europa a cercare un riscatto che nei propri luoghi di origine non è possibile. Uomini e donne che fanno difficoltà ad inserirsi in un contesto sociale, economico e culturale assai diverso da quello di provenienza. Ma anche il nostro tessuto sociale fa difficoltà ad accoglierli: «Sono tanti, sono troppi, non capiscono la nostra lingua, non capiscono le nostre leggi, a volte sono poco rispettosi, molti vivono di espedienti quando non di vere e proprie azioni di delinquenza»: sono questi i discorsi che spesso sentiamo dire dalla nostra gente.
«Ma negli ultimi anni – afferma il presidente dell’Apo, Roberto Volpetti – abbiamo assistito alla esplosione di un altro fenomeno: un numero sempre maggiore dei nostri giovani, che appartengono alla generazione di “Erasmus”, prende la strada della emigrazione verso luoghi dove ritengono di potersi meglio esprimere ed avere successo, luoghi che paiono essere più adatti alla loro mentalità e alla loro formazione, cresciuta di pari passo con il fenomeno della globalizzazione.
In questo tormentato tornante della storia – prosegue il leader della Osoppo – ci troviamo nella necessità di affrontare contemporaneamente tre fenomeni: il primo, rendere omaggio e sostenere la generazione dei padri e delle madri che con duro impegno e fatica ha ricostruito il nostro Paese, donandoci anni di benessere visti poche volte nella storia; il secondo l’accoglienza di un numero imponente di persone provenienti dai Paesi poveri del mondo in cerca di ospitalità e fortuna, accontentandosi di fare lavori che spesso noi italiani non vogliamo più fare, ma creando seri problemi di inserimento; ed infine il terzo la crescita esponenziale di giovani italiani che preferiscono lavorare e spesso costruire legami familiari all’estero».
«Quest’anno l’Associazione – conclude Volpetti – ha deciso di dedicare l’attenzione a quest’ultimo fenomeno: verrà infatti presentato il recente studio di Massimo De Liva, con il quale sono stati esaminati i dati statistici dell’ultimo decennio e dai quali emerge la crescita esponenziale del numero di nostri ragazzi che decidono di vivere la loro vita in altri Paesi del mondo».

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In copertina e qui sopra: scene di emigrazione di fine Ottocento (olio di Raffaello Gambogi) e di oggi.

Perdono, non odio. Dal Bataclan messaggio d’amore anche per Torlano

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Quello che oggi stiamo facendo a Torlano, tutti insieme, ha un valore che va oltre il doveroso ricordo delle vittime innocenti di quel tragico 25 agosto. Ogni anno diciamo che il nostro dolore, per quanto accaduto, deve trasformarsi in un messaggio di pace che deve germogliare e crescere nelle nostre menti, ma soprattutto nelle nostre anime in modo che tragedie come questa non si debbano più ripetere, anche se purtroppo quotidianamente la cronaca ci racconta tutt’altro: vediamo cosa sta accadendo in questi giorni in Afghanistan». L’appello di Gloria Bressani, sindaco di Nimis, si è incrociato con l’“Angelus” che, a mezzogiorno, veniva scandito dalla campana della vicina parrocchiale. E da quei rintocchi è giunto un messaggio di serenità e di pace, come quello colto durante la messa di suffragio nelle parole del Vangelo di Matteo che invitano al perdono.

La messa, la tomba, il corteo.

«Ma ci devono far riflettere le parole di quel marito che di fronte alla tragedia del Bataclan si è rivolto ai terroristi dicendo loro di non riuscire ad odiarli per aver ucciso l’amata moglie. Sono proprio parole dettate dallo Spirito Santo». Veramente toccante il messaggio che giunge da quell’indimenticato fatto di sangue consumato a Parigi quasi sei anni fa e che monsignor Rizieri De Tina ha voluto proporre al termine della sua predica tutta centrata, appunto, sul perdono cristiano e non sull’odio. Tanto che ha elevato una preghiera anche in ricordo di quell’ufficiale tedesco ucciso e per la cui morte era scattata la feroce rappresaglia nazista: sterminare 40 persone, catturate a caso nel paese, non importa se ci fossero stati anche inermi, come donne e bambini. E così avvenne, anche se alla fine i martiri dell’eccidio di quel 25 agosto 1944, consumato in una calda mattina come quella di oggi, sono stati fortunatamente “soltanto” 33.

Fabio Cantoni e Adriana Geretto.

Proprio quel tragico episodio di 77 anni fa è stato rievocato in cimitero, dopo la benedizione impartita al sacello-monumento delle vittime dallo stesso arciprete di Nimis, responsabile pastorale anche di Torlano, con la lettura di una dettagliata cronaca da parte del consigliere comunale Fabio Cantoni. Quindi ha portato un saluto, spendendo accorate e commosse parole per auspicare che si affermi la «cultura della pace», Adriana Geretto, presidente regionale dell’Associazione vittime civili di guerra. Cedendo poi il microfono a Gastone Mascarin, presidente del consiglio comunale di Portogruaro, la città veneta – rappresentata anche dal gonfalone municipale – dalla quale proveniva la famiglia De Bortoli, quella che, con nove morti, ha pagato più di tutte nella strage di Torlano. Mascarin, però, non ha letto il discorso preparato, ma si è limitato a dire soltanto poche parole, affermando che è meglio far prevalere il silenzio affinché ci inviti tutti alla riflessione.

Gastone Mascarin (Portogruaro).

Il sindaco Gloria Bressani.

Quindi il discorso ufficiale del primo cittadino di Nimis, che ha esordito ricordando quanto affermato dal Capo dello Stato commemorando le 560 vittime (ben 130 bambini!) della strage di Sant’Anna di Stazzema, in Toscana, avvenuta soltanto pochissimi giorni prima dei fatti di Torlano. «Il ricordo del dolore che ha segnato profondamente la vita di tante famiglie e di due comunità, quali Nimis e Portogruaro, deve continuare ad essere tramandato – ha sottolineato Gloria Bressani – e deve investire soprattutto le nuove generazioni in modo che lo facciano proprio, affinché ne continuino la memoria ed imparino dai dolorosi errori del passato». E ha terminato osservando che «è soprattutto con l’esempio che ognuno di noi contribuisce alla crescita della società civile e questo lo possiamo e dobbiamo fare ogni giorno».
Infine, il sindaco ha rivolto un ringraziamento, da parte dell’Amministrazione comunale di Nimis, alle autorità civili e militari intervenute alla commemorazione, in particolare al dottor Giovanni Maria Leo, capo di gabinetto del prefetto di Udine, allo stesso Gastone Mascarin che ha accompagnato, come sempre, una folta delegazione portogruarese per ricordare il sacrificio di mamma De Bortoli e della sua numerosa famiglia, ai vari gruppi ed associazioni combattentistiche e d’arma (l’Apo Friuli era rappresentato dal presidente Roberto Volpetti), a tutte le altre personalità, fra le quali numerosi sindaci della zona con fascia tricolore. Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, trattenuto da altri impegni, ha invece inviato un messaggio di adesione, esprimendo i suoi «sentimenti di vicinanza».

Sindaci e autorità.

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In copertina, la processione diretta al cimitero al termine della messa.

Partigiani Osoppo, il ricordo del 25 Aprile e di quanti si sacrificarono per la Libertà

«La Festa del 25 Aprile è l’occasione per ricordare tutti coloro che contribuirono alla riconquista della libertà: fra questi coloro che fecero parte delle formazioni partigiane autonome, fra le quali la Osoppo merita una considerazione tutta speciale, così come i tanti italiani che, assieme ai vari eserciti alleati, furono fra i protagonisti di questa straordinaria e drammatica epopea». Con questo spirito l’Apo Friuli, guidata da Roberto Volpetti, sarà presente alla celebrazione che si terrà a Udine (Piazza Libertà, Piazzale XXVI luglio con  Tempio Ossario e Monumento alla Resistenza), ma soprattutto nei tanti luoghi sparsi nella Provincia dove varie delegazioni porteranno una corona: dalle Malghe di Porzus alle tante località della pedemontana e della zona morenica, della Carnia e della Bassa Friulana dove furono presenti i patrioti osovani.

Roberto Volpetti


«E’ giusto ricordarli tutti – prosegue l’Associazione Partigiani Osoppo -: in primis gli internati militari nei campi di lavoro tedeschi (morirono di fame e di malattie oltre 60 mila), il Corpo Italiano di Liberazione (gli ultimi soldati del Re). E poi gli eserciti Alleati: dai più importanti come quello inglese (compresi i soldati appartenenti ai Paesi del Commonwealth, australiani, canadesi, neozelandesi, etc. ), americano, francese, e l’Armata Polacca del generale Anders, fino a quelli più piccoli come il corpo di spedizione brasiliano o quello greco e la Brigata Ebraica. Ognuno partecipò alla liberazione del nostro paese con un pesante tributo di sangue e di sofferenza che si unì al sacrificio delle formazioni partigiane e alla grande sofferenza della popolazione civile».
Nell’ambito delle celebrazioni udinesi verranno ricordati luoghi significativi per la Resistenza osovana. Una corona verrà portata sulla targa collocata sul muro esterno del Tempio Ossario per ricordare la fondazione della Brigata Osoppo nel dicembre del 1943, così come verrà ricordato Giovanni Battista Berghinz, medaglia d’oro alla memoria, presso la Caserma di via San Rocco che porta il suo nome.
Sul muro esterno dell’ex Tribunale di Udine, in via Giuseppe Verdi, verrà posta una corona sulla lapide che ricorda la fucilazione di Tonino Friz e altri partigiani e altrettanto sul monumento in via Podgora che rende omaggio ai due osovani Luigi De Zorzi e Luigi Passerini fucilati il 30 aprile 1945. Infine, nel Cimitero di San Vito, ancora a Udine, un ricordo particolare sarà dedicato agli ex deportati, così come sul monumento ai partigiani e su quello ai partigiani fucilati nel febbraio del 1945 posto sul Muro esterno. Un gesto significativo sarà la presenza, assieme al Comune di Tavagnacco e alle altre Associazioni, al Cimitero di Guerra di Adegliacco dove sono sepolti centinaia di soldati appartenenti agli eserciti Alleati.
Infine, nei prossimi giorni, seguirà il ricordo di due partigiani Livio Conti “Cisco” ed Enzo Guido Fiumalbi “Tonio” uccisi dai tedeschi il 29 aprile 1945 nei pressi del cimitero di San Giorgio di Nogaro. Infatti, si provvederà alla sistemazione della lapide, posta probabilmente nel luogo dove furono ritrovati i corpi dei due giovani osovani, e che – osserva l’Apo Friuli – versa in pessimo stato. Alla cerimonia di inaugurazione della nuova lapide saranno presenti i concittadini di Livio Conti di Rigutino di Arezzo, che in questi giorni hanno organizzato una serie di iniziative in ricordo del giovane osovano morto neppure ventenne negli ultimi giorni del conflitto.

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In copertina, il Tempio Ossario di Udine con il Monumento alla Resistenza in piazzale 26 Luglio.

Apo Friuli: Udine ha ricordato Zamorani, ora anche Tricesimo onori Castenetto

(g.l.) Udine ha dedicato un piazzale alla memoria del giovane osovano Aldo Zamorani. E ora sarebbe opportuno che altrettanto facesse Tricesimo per rendere omaggio a Gianni Nicola Castenetto. Con questo auspicio l’Apo-Friuli ha ricordato ieri, nel giorno dell’anniversario, la tragica morte dei due ragazzi, ventenni, appartenenti al Battaglione Guastatori della Brigata Osoppo: il 22 marzo del 1945, a poche settimane dalla fine della seconda guerra mondiale morirono, infatti, a Salandri di Attimis Aldo Zamorani e Gianni Nicola Castenetto, i quali stavano prelevando l’esplosivo che sarebbe dovuto servire per un’azione di forza alle Carceri di via Spalato a Udine. Ma un improvviso scoppio li uccise entrambi assieme ai due anziani coniugi che erano i proprietari del casolare dove era nascosto il materiale esplosivo. Zamorani nato a Brescia, ma cittadino udinese, era figlio di Mario, discendente di una delle più prestigiose famiglie ebraiche italiane, e di Teresa Comelli, di Nimis. Mentre Castenetto era appunto tricesimano.
A settantasei anni di distanza, l’Associazione ricorda, dunque, il sacrificio e la testimonianza di questi due giovani brillanti, che sicuramente avrebbero potuto dare il loro importante contributo alla ricostruzione dell’Italia. Così non fu e due famiglie si trovarono nella disperazione a causa della tragica morte dei loro ragazzi.
«La Città di Udine – ha concluso il presidente dell’Apo, Roberto Volpetti – ha voluto lo scorso anno ricordare Aldo Zamorani intitolando a lui il nuovo piazzale posto fra via San Rocco e via Gabelli. Sarebbe bello che ora anche il Comune di Tricesimo, dove Gianni Nicola Castenetto era nato e viveva, si ricordasse di questo suo figlio, intitolandogli una strada o un altro luogo pubblico».
Al sacrificio dei due giovani osovani,  recentemente era stato dedicato anche un libro di Roberto Tirelli, frutto di un’approfondita ricerca storica, con l’introduzione dello stesso presidente Volpetti e le prefazioni dei sindaci di Attimis, Nimis e Udine – Sandro Rocco, Gloria Bressani e Pietro Fontanini -, ma finora la presentazione ufficiale del volume non è potuta avvenire a causa dei noti problemi dovuti all’emergenza sanitaria.

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In copertina, il presidente dell’Apo Friuli R0berto Volpetti (secondo da sinistra) durante una cerimonia.

Coseano stamane ricorda i patrioti della Brigata Osoppo

Il 75° anniversario della Liberazione verrà ricordato stamane a Coseano con una cerimonia nel cimitero di Nogaredo di Corno e Barazzetto dove riposano quasi tutti coloro che fecero parte della Brigata Osoppo: l’appuntamento è per le 10.30, quando la cerimonia avrà inizio con la Messa celebrata da monsignor Claudio Bevilacqua e proseguirà con i saluti del presidente dell’Apo Friuli, Roberto Volpetti, e del sindaco David Asquini. Seguiranno gli interventi di Roberto Tirelli ed Enzo Bertolissi che ricorderanno le vicende resistenziali che videro una massiccia adesione della popolazione di Coseano alla Brigata Osoppo. Bertolissi porterà anche i saluti di suo fratello Ermanno, unico superstite di quel gruppo di patrioti, e che negli anni Cinquanta emigrò a Melbourne in Australia dove tuttora vive.
La cerimonia sarà preceduta da un omaggio ad un altro partigiano della Brigata Osoppo, Terzo Modesti, di Madrisio, che venne ammazzato dai nazisti il 18 aprile del 1945: aveva partecipato ad una riunione a Nogaredo di Prato a casa del comandante Corrado Gallino. Rientrando nella frazione di Fagagna, incappò in una pattuglia tedesca: tentò di fuggire, ma venne raggiunto e ucciso lungo la strada che da Nogaredo porta a Silvella. Sul luogo dove morì è stato realizzato un cippo che ricorda il tragico episodio e dove oggi gli osovani ne rinnoveranno il ricordo.

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In copertina, scorcio di Nogaredo di Corno e qui Roberto Volpetti, presidente dell’Apo Friuli.