“Costruire sempre”, oggi a Porzus una mostra ricorda l’opera instancabile in Friuli di don Emilio de Roja

(g.l.) Don Emilio de Roja, sacerdote protagonista per 50 anni della storia del Friuli. Sarà proprio incentrata su di lui, oggi, la “Festa degli Emigranti” in programma a Porzus. Un vero peccato che a rovinarla ci sia questa domenica di pioggia e di clima che, specialmente in un borgo montano, è tipica di un autunno ormai inoltrato. La manifestazione è sostenuta, oltre che dall’Amministrazione comunale di Attimis, dalla Parrocchia e dalla Pro Loco della piccola frazione.

​La giornata avrà inizio alle 10.30 con la cerimonia di ricordo dei Caduti dinanzi al monumento nella piazza del paese. Seguirà la Messa nella parrocchiale, celebrata, come ormai da tradizione, da don Claudio Snidero, parroco di Madone di Mont in Argentina. Seguiranno la inaugurazione e la presentazione della mostra “Costruire sempre” dedicata a don Emilio, che si terrà nella sede degli “Amici di Porzus” e che vedrà la presenza e gli interventi del sindaco Sandro Rocco, del presidente dell’Apo Roberto Volpetti e del dottor Giorgio Lorenzon, uno dei curatori della ricca mostra. In conclusione, il momento conviviale nel Centro di accoglienza.
Prete patriota nella Brigata Osoppo, poi cappellano nel difficile quartiere udinese di San Domenico, don Emilio de Roja fu fra coloro che affrontarono con decisione la drammatica situazione del Friuli dopo una guerra che aveva portato morte e distruzione, ma anche odio fra le famiglie e le persone. La prospettiva che i giovani avevano davanti era quella di cercare fortuna nei più lontani Paesi del mondo: Argentina, Australia, Canada, Stati Uniti, Venezuela, Brasile, Sud Africa. E così infatti fu per moltissimi friulani. Don Emilio non rimase, però, con le mani in mano: avviò la Scuola di Arti e Mestieri di San Domenico, offrendo a centinaia di ragazzi e ragazze la opportunità di apprendere un mestiere. Poi superata la drammatica fase del dopoguerra, rivolse il suo sguardo ai ragazzi che avevano maggiori difficoltà: ragazzi che si trovavano senza famiglia, oppure con un genitore emigrato. Problemi pesanti certamente non mancavano in quegli anni anche se ormai si intravvedevano delle incoraggianti prospettive. Ecco quindi la Casa dell’Immacolata, dove trovarono rifugio, ospitalità e cura, centinaia di ragazzi, che spesso vivevano in situazioni a rischio e che invece proprio qui trovarono la propria strada.


Poi don de Roja protagonista della ricostruzione dopo il terremoto del 1976: coi suoi ragazzi in Curia di Udine a scaricare e distribuire l’imponente quantità di aiuti materiali provenienti da tutto il mondo. Eccolo ancora come braccio destro di monsignor Alfredo Battisti – indimenticabile arcivescovo della rinascita, passato alla storia per la frase del 12 maggio, sei giorni dopo il sisma, «Prima le fabbriche, poi le case e poi le Chiese» – far sì che migliaia di alpini arrivassero da ogni parte d’Italia per aiutare i friulani nei primi interventi di ricostruzione: fu un aiuto importante, materiale, ma soprattutto morale perché un popolo intero non si sentì abbandonato.
Il Friuli ha un grande debito di riconoscenza verso don Emilio de Roja e l’Apo ha rivolto in questi ultimi anni (caratterizzati dal Covid e anche da una preoccupante propensione dei giovani a trovare all’estero il modo per realizzarsi) una particolare attenzione alla sua figura. «Abbiamo realizzato, assieme ad altri amici – afferma Roberto Volpetti, presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo -, la mostra “Costruire sempre”, proprio per evidenziare quelli che erano il metodo e l’insegnamento di don Emilio. Trovare il positivo in ognuno ed in ogni contesto, e da lì ripartire». Insomma, un grande e indimenticabile esempio e Porzus fa bene a sottolinearlo.

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In copertina, don Emilio de Roja e all’interno alcune immagini della mostra di Porzus.

 

Giorno dell’Unità nazionale, l’Apo ricorda il sacrificio delle Brigate Osoppo

In questi giorni in cui si rende onore alle Forze armate e si festeggia il Giorno dell’Unità nazionale: l’Apo ricorderà i tanti uomini e donne delle Brigate Osoppo che hanno dimostrato con il proprio sacrificio personale di aver amato la Patria, per cui varie delegazioni si recheranno nei tanti luoghi dove sono sepolti coloro che hanno combattuto per la difesa dei propri “Fogolars” come dice il motto osovano. Saranno ricordati e onorati uomini e donne straordinari cui è toccato vivere momenti tragici della nostra storia, ma che hanno saputo affrontare con coraggio situazioni drammatiche.

Roberto Volpetti


«Renderemo omaggio – afferma il presidente dell’Apo, Roberto Volpetti – alle tombe dei nostri uomini: alle tante medaglie d’oro fra i quali ricordiamo Francesco De Gregori, Renato Del Din, Giovanni Battista Berghinz, Aldo Zamorani e Giuseppe De Monte, ai comandanti osovani come Candido Grassi, Manlio Cencig e Marino Silvestri, altri come Giorgio Zardi, Giovanni Battista Carron, Pietro Pascoli, Federico Tacoli e Cesare Marzona che per lunghi anni sono stati presidenti dell’Apo. Non abbiamo dimenticato le grandi figure di sacerdoti che ci hanno accompagnato come don Emilio de Roia, don Redento Bello e don Ascanio de Luca. Un ringraziamento al Comune di Udine che provvede a ricordare Gastone Valente, osovano ucciso alle Malghe di Porzus, e cittadino benemerito della nostra città. Un fiore – continua Volpetti – verrà portato ai monumenti funebri ove sono sepolti assieme partigiani della Osoppo: quelli di Udine, di Attimis, di Gemona del Friuli e quello di Casarsa della Delizia dove è sepolto anche Guido Pasolini».
«Quest’anno la commemorazione dei defunti e il Giorno dell’Unità nazionale – conclude il presidente Volpetti – coincidono con la ricorrenza del 100° anniversario del viaggio del Milite Ignoto: nel 1921 infatti partì da Aquileia il treno che portò l’urna con il Soldato Ignoto all’Altare della Patria. Come è stato ricordato in questi giorni dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, quel viaggio ha formato l’identità del Paese, un viaggio che fu compiuto fra due ali di folla, con una partecipazione popolare rilevantissima e lanci di fiori a ogni passaggio. Il ministro poi ha invitato al silenzio, senza retorica, per una celebrazione che unisca ancora una volta l’Italia e possa dargli forza per il futuro. L’Apo si riconosce e condivide pienamente le parole del ministro Guerini».

Il monumento che ricorda Guido Pasolini nel cimitero di Casarsa.


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In copertina, ecco le Malghe di Porzus teatro dell’eccidio del 1945.