De Banfield da oggi in piazza a Trieste per aiutare gli anziani con fragilità

L’Associazione De Banfield – che da oltre trent’anni a Trieste offre sostegno professionale gratuito agli anziani fragili e a chi li accudisce per garantire a queste persone l’aiuto necessario – scende in piazza. Un’iniziativa di incontro diretto con i cittadini per favorire l’informazione e la conoscenza delle attività che storicamente l’associazione triestina mette in campo a favore degli anziani fragili, delle loro famiglie e dei Caregiver di persone con demenza, decadimento cognitivo e malattia di Alzheimer. A partire da oggi 13 maggio, e per i successivi tre sabati (20 e 27 maggio e 4 giugno), i cittadini potranno incontrare i volontari della De Banfield e di CasaViola – la struttura creata a supporto dei Caregiver – ai bachetti posizionati in vari punti del capoluogo giuliano. Si inizia questo pomeriggio, con il gazebo in Piazza della Borsa, a partire dalle ore 16. Nei prossimi sabati saranno allestiti in Piazza dei Rivi, Campo San Giacomo e via dei Salici a Opicina.
Lo scorso anno l’Associazione De Banfield ha preso in carico circa 1.900 persone (di cui il 77% oltre i 75 anni) con 2000 consulenze sociali e un totale di 8.611 interventi. Ha prestato gratuitamente oltre 1.260 ausili sanitari a circa 800 persone. Ha supportato oltre 230 caregiver di persone con demenza attraverso le attività di CasaViola e con la sua (D) Caregiver Academy per la formazione. L’assistenza a persone con demenza e con malattia di Alzheimer, come ormai attestato ufficialmente dai dati nazionali, è garantita, infatti, per almeno l’80% dai familiari o, in generale, dai cosiddetti “Caregiver”, che dalle profilazioni risultano essere soprattutto donne over60, con uno stretto grado di parentela con il malato, mogli o figlie. Grande parte delle persone affette da decadimento cognitivo vive, infatti, in casa e queste patologie diventano condizioni che coinvolgono l’intera famiglia.
Proprio per questo, l’Associazione De Banfield ha deciso di favorire il rapporto diretto con le persone che potrebbero avere bisogno del suo supporto, a partire da quei cittadini “invisibili” chiamati Caregiver, e favorire così la conoscenza delle attività che la De Banfield e la struttura CasaViola mettono in campo lungo tutto l’arco dell’anno. L’Associazione De Banfield è protagonista in queste settimane della campagna per il 5×1000 dal titolo “Proprio come un bambino”: un modo per continuare ad aiutare concretamente gli anziani fragili e le loro famiglie.

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In copertina e all’interno i banchetti della De Banfield allestiti nel 2022 a Trieste. (Foto Bruni)

 

Alzheimer, oggi la De Banfield in piazza spiega cosa fa per gli anziani fragili

L’Associazione De Banfield onlus scende in piazza. Come già negli ultimi due sabati, si rinnova anche nella mattinata di oggi, 4 giugno, dalle 9 alle 13 l’appuntamenti di incontro diretto con i cittadini per favorire l’informazione e la conoscenza delle attività che storicamente la onlus triestina mette in campo a favore degli anziani fragili, delle loro famiglie e dei caregiver di persone con demenza, decadimento cognitivo e malattia di Alzheimer. I volontari della De Banfield e di CasaViola – la struttura creata a supporto dei caregiver – saranno presenti al gazebo dietro la Chiesa di Sant’Antonio (come mostrano le foto di copertina e qui sotto).
Nel corso degli ultimi 12 mesi l’Associazione De Banfield ha preso in carico oltre 1800 persone con 1721 consulenze sociali e un totale di 9867 interventi. Ha prestato gratuitamente 1472 ausili sanitari a 861 persone, con un’incidenza della richiesta ausili in prima consulenza del 75%. Ha supportato oltre 200 caregiver di persone con demenza attraverso le attività di CasaViola e con la sua (D) Caregiver Academy ha offerto formazione sulla demenza a 142 caregiver provenienti da 31 province italiane. Sono dati che raccontano di persone che ogni giorno vivono, in prima persona o con un proprio caro, una vecchiaia difficile. L’assistenza a persone con demenza e con malattia di Alzheimer, come ormai attestato ufficialmente dai dati nazionali, è garantita, infatti, per almeno l’80% dai familiari o, in generale, dai cosiddetti “caregiver”, che dalle profilazioni risultano essere soprattutto donne over60, con uno stretto grado di parentela con il malato, mogli o figlie. Grande parte delle persone affette da decadimento cognitivo vive, infatti, in casa e queste patologie diventano condizioni che coinvolgono l’intera famiglia.
Proprio per questo, l’Associazione De Banfield ha deciso di favorire il rapporto diretto con le persone che potrebbero avere bisogno del suo supporto, a partire da quei cittadini “invisibili” chiamati appunto caregiver, e favorire così la conoscenza delle attività che la De Banfield e la struttura CasaViola mettono in campo lungo tutto l’arco dell’anno. Un’iniziativa che ha registrato già grande interesse e l’avvicinamento alla struttura di persone che potranno adesso usufruire dei servizi della onlus.

Foto Bruni

Demenza, diventa online la scuola per i “caregiver”. Oggi un nuovo incontro

Nata come una vera e propria “casa” dei caregiver, la struttura CasaViola, primo esempio del genere in Italia, è nata 5 anni fa dall’esperienza dell’Associazione De Banfield – onlus triestina impegnata da oltre trent’anni nella cura degli anziani fragili e con demenza – per occuparsi specificamente dei bisogni di quei cittadini “invisibili” chiamati caregiver, ben sapendo che quando un familiare entra in un percorso di decadimento cognitivo chi gli sta accanto ha bisogno di capire cosa significhi e cosa fare per non venirne travolto. Risale a tre anni fa la creazione di un innovativo percorso formativo per i caregiver e il loro benessere, la Caregiver Academy: un’Accademia dei CuraCari, un luogo dove apprendere che cos’è la demenza e come affrontarla. A causa della pandemia, questa scuola per caregiver è stata trasferita online. La (D)Caregiver Academy – dove la (D) del nome sta per “demenza”, ma anche per “digitale – prevede 6 diversi moduli tematici affidati a docenti con una consolidata esperienza: una docente universitaria, una psicologa, un’assistente sociale, un’infermiera e un avvocato. Ad accompagnare i partecipanti una Tutor, anche lei psicologa, a disposizione per chiarimenti e supporto nell’utilizzo della piattaforma digitale www.caregiveracademy.it. I nuovi appuntamenti primaverili sono distribuiti in un arco temporale che, cominciato il 6 aprile, continuerà fino al 21 giugno prossimo. Sono a partecipazione gratuita su prenotazione.
«Lo scorso anno, complice la pandemia, è sorta l’idea di creare una piattaforma digitale», spiega la Coordinatrice di CasaViola, Antonella Deponte. «In questo modo i caregiver di tutta Italia, possono ormai usufruire gratuitamente delle lezioni, partecipare ai gruppi online, scaricare materiali utili e utilizzare i forum a loro dedicati. Da una ricerca che abbiamo svolto negli anni scorsi è emerso chiaramente quanto prendersi cura di persone con malattia di Alzheimer sia fonte di elevato stress e disagio psicologico, procuri ansia, depressione, deterioramento della salute e isolamento sociale. Esaminando i dati abbiamo ottenuto una rappresentazione del profilo “tipo” del caregiver: si tratta soprattutto di una donna over50, con uno stretto grado di parentela (figlia o moglie)».
L’accademia propone 6 moduli da due appuntamenti ciascuno, si inizia spiegando cos’è la demenza e poi, incontro dopo incontro, tocca i principali temi che è utile conoscere quando ci si prende cura di qualcuno con decadimento neuro-cognitivo: fornisce informazioni e consigli utili sulla comunicazione con persone con demenza, sul come affrontare i sintomi comportamentali, i bisogni assistenziali e la tutela giuridica.
Frequentare le lezioni della (D)Caregiver Academy è semplice e gratuito. È sufficiente scrivere una mail a casaviola@debanfield.it: il personale di CasaViola è a disposizione per indirizzare i partecipanti secondo i loro i bisogni. In questo modo, oltre a usufruire delle lezioni dell’Academy, sarà possibile anche iniziare un percorso di sostegno personalizzato e basato sulle proprie necessità.
Sempre sulla piattaforma della Caregiver Academy, ieri c’è stato un nuovo appuntamento con il Gruppo ABC, che offre ai caregiver un luogo in cui apprendere le adeguate strategie comunicative e di gestione, utili per diventare “curanti esperti”. Si tratta di un gruppo di Mutuo Aiuto in cui i familiari di persone con disturbo neurocognitivo possono incontrarsi, raccontarsi, esprimere le proprie emozioni e discutere su come promuovere e preservare un’interazione produttiva ed efficace, oltre i confini della malattia. Oggi 8 aprile sarà, invece, la volta del nuovo appuntamento mensile per caregiver condotto da Antonella Deponte, dottore di ricerca in psicologia sperimentale e consulente familiare Camera con Vista, gruppo che si riunisce periodicamente per condividere difficoltà ed esperienze legate al ruolo di chi si prende cura di una persona con demenza. Una finestra aperta sul proprio mondo interiore, per imparare a comprendersi e a prendersi cura di sé.

Per iscrizioni e informazioni: 040.362766 o casaviola@debanfield
Link al video che illustra la Caregiver Academy:
https://www.youtube.com/watch?v=9cxyyEn_mLA&t=25s

La tutela degli anziani fragili: va ripensato il sistema di welfare

«L’emergenza dovuta al Coronavirus ha reso più che evidente come, a protezione degli anziani fragili, sia necessario investire sul potenziamento di un’efficace organizzazione di servizi domiciliari e di territorio: è il buon senso – spiegano all’Associazione De Banfield -, ancor prima della pandemia, che ci insegna come questo sistema garantisca una qualità di vita migliore». In meno di due mesi la onlus triestina – da anni impegnata sul fronte dell’assistenza agli anziani, in particolare quelli fragili, non autosufficienti e con demenza – ha seguito e sostenuto da sola più di 600 famiglie di anziani in difficoltà, avuto 3.500 contatti con richieste di consulenza, consigli e supporto, prestato 250 ausili, evitando così molti ricoveri ospedalieri.
Numeri davvero considerevoli per non suscitare una riflessione: già da molto tempo c’è un grande bisogno – ora più che mai in crescita – di sostegno alle cure domiciliari e da molto tempo è necessario un ripensamento, una nuova programmazione che coinvolga tutte le realtà che da decenni lavorano nel campo della domiciliarità, intesa come soluzione da privilegiare nella cura degli anziani. Anche quelle del volontariato, su cui sempre più, pesano gravosi fardelli portati in solitudine.
Anche le leggi hanno un loro rilievo: quei 3.500 contatti sono richieste arrivate da caregiver – ovvero le persone, quasi sempre familiari, che si occupano in prima linea di anziani con fragilità, demenza o Alzheimer – in difficoltà. Caregiver su cui, nell’emergenza della pandemia, è ricaduto tutto il peso dell’assistenza, ancora e più di prima. I dati nazionali sono chiari: l’89% dei caregivers ha riferito che, durante il Covid, il proprio carico di assistenza è diventato più gravoso. E il 70% ha denunciato una condizione di salute diventata patologica, con carico di stress e ansia.
Questa emergenza ha dunque messo in luce come sia più che mai necessario riprogettare il sistema di welfare e fare in modo che sia centrato anche sul riconoscimento del ruolo del caregiver familiare e sul suo sostegno, attraverso un percorso di innovazione e potenziamento dei servizi per la cura e l’assistenza domiciliari. Per non lasciare le famiglie, ancora una volta, da sole.
«Per questo da anni chiediamo – spiegano ancora alla De Banfield – insieme ad un coordinamento di 9 associazione regionali, una legge regionale che, come già avvenuto in altre regioni, riconosca finalmente l’importante ruolo del caregiver. Strumento necessario anche per potersi allineare con la normativa nazionale, e magari ricevere contributi dedicati».
Un altro pezzo importante del nostro welfare è ormai risaputo basarsi sulle assistenti familiari. A loro va data altrettanta attenzione e soprattutto adeguati strumenti di sostegno e formazione per saper affrontare una realtà di assistenza sempre più complessa e gravata da imprevedibili emergenze come quella del Coronavirus.
La nostra Regione – osserva infine la De Banfield -non si è ancora dotata, ed è tra le poche in Italia a non averlo fatto, di un piano regionale demenze. Sarebbe uno strumento di grande utilità perché finalmente riconoscerebbe una malattia, l’Alzheimer, e lo spettro delle demenze, di cui soffrono 20 mila persone in Friuli Venezia Giulia (un numero più che sottostimato, perché spesso molte persone non hanno una diagnosi). Malati che, come l’associazione triestina ha potuto spesso riscontrare nell’emergenza, sono state tra quelli che, chiusi nelle rsa o nelle loro case, hanno maggiormente patito questa terribile epidemia.