Grado, dalla tradizione di San Giovanni al “Perdon de Barbana”: conto alla rovescia nell’Isola per la festa più amata dell’anno

di Giuseppe Longo

GRADO – L’Isola di Grado è molto legata alla ricchezza della sua storia e delle sue tradizioni che vivranno il loro momento più alto fra una decina di giorni quando si rinnoverà il voto cittadino del “Perdòn de Barbana”. Un rito antico e molto sentito, non solo fra la popolazione residente, ma anche fra tantissimi turisti e ospiti fissi che hanno fatto di Grado una loro seconda casa, entrando così in sintonia con la vita e i ritmi della comunità isolana.
Il voto di Barbana è stato appena preceduto da un’altra bella celebrazione, ovviamente più contenuta come partecipazione ma non per questo priva di significato: la festa della Natività di San Giovanni Battista. Per l’occasione, le Messe sono state celebrate nello storico Battistero che sorge sul lato nord della Basilica di Sant’Eufemia, alle cui spalle si trova l’interessantissimo Lapidarium. Il rito del mattino è stato celebrato da monsignor Mauro Belletti il quale, ricordando la figura del “precursor Domini” – cioè anticipatore della venuta di Cristo che poi battezzò nelle acque del Giordano -, ha spiegato anche il significato della caratteristica ghirlanda di lauro con mele, pesche e albicocche posta sopra il battistero ottagonale: «Vuol sottolineare che tutti noi dobbiamo impegnarci affinché la nostra vita sia portatrice proprio di buoni frutti. I nastri rossi esprimono, invece, il sangue che il Battista ha versato con il suo sacrificio».


San Giovanni – aveva ricordato su “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli, che ha officiato invece nel tardo pomeriggio – è «l’unico Santo per il quale la Chiesa celebra sia la nascita, il 24 giugno, che la morte, il 29 agosto, privilegio riservato soltanto alla Madonna ed a Gesù Cristo». Nell’occasione, l’arciprete ha osservato che «il Battistero costituiva, e costituisce ancora per la Chiesa cattolica, il primo “gradino” dell’iniziazione cristiana, in quanto in esso veniva somministrato ai catecumeni, che avevano concluso un percorso di fede e di catechesi, il santo Battesimo, anticamente celebrato con il rito dell’immersione attraverso il passaggio all’interno della vasca con l’acqua benedetta che occupava il centro dell’edificio sacro. Un tempo questo sacramento veniva impartito dal vescovo e riguardava generalmente gli adulti convertiti al Cristianesimo» .
«La pianta dell’edificio – ha poi spiegato don Paolo – prevede una forma ottagonale con una vasca esagonale, secondo il modello della simbologia cristiana aquileiese, come la maggior parte delle strutture battesimali paleocristiane e medievali, e una piccola abside orientale. Esso si trova su un piano inferiore di oltre un metro rispetto al pavimento di Sant’Eufemia, pur essendo contemporaneo alla Basilica: artefici potrebbero esserne stati in parte sia il patriarca Elia sia il suo predecessore, Probino, il cui monogramma è inciso nella lastra frontale dell’altare ricostruito, al centro di una croce tra due colombe e due pavoni, simboli ricorrenti dell’anima e dell’eternità».
Passata quindi la ricorrenza del Battista, ora comincia il conto alla rovescia proprio per il “Perdòn de Barbana” della prima domenica di luglio, con la suggestiva processione di barche, che sarà preceduto da una settimana di particolare devozione mariana che comincerà già domenica prossima, 30 giugno, con la traslazione nel presbiterio, a fianco dell’altare maggiore, della statua della Madonna degli Angeli che durante tutto l’anno è venerata nella nicchia scavata sulla parete sinistra della Chiesa patriarcale. E questo avverrà al termine della Messa solenne delle 10.30. Quindi la settimana terminerà con i tradizionali riti vespertini del Sabo Grando che, a mezzogiorno, saranno invece preceduti dall’Angelus dinanzi alla Madonnina del Mare in mezzo alla laguna, in quella zona nota come Pampagnola. Dell’attaccamento alla Madonna dei “graisani” ha parlato in Basilica lunedì sera, appunto giorno di San Giovanni, il professor Matteo Marchesan, il quale si è soffermato sulla religiosità popolare che culmina proprio nella settimana del “Perdòn de Barbana”, quando Grado rinnova la sua riconoscenza alla Vergine Maria per la fine della grave pestilenza che l’aveva colpita nel 1237.

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In copertina, la ghirlanda di San Giovanni; all’interno, don Mauro durante la predica, due immagini del Battistero e la Madonna degli Angeli che sarà portata a Barbana.

Grado, dopo la Madonnina del Mare la festa della Basilica patriarcale per la sua dedicazione a Sant’Eufemia

(g.l.) Primo novembre, solennità di Tutti i Santi, con i primi riti della tradizione dedicati al ricordo di chi non c’è più e che pure a Grado sono molto sentiti e partecipati. E con l’arrivo di novembre – passate queste festività, Natale sarà ormai a due passi! – è andato in archivio ottobre che dal punto di vista religioso si era aperto con la ricorrenza della Vergine del Santo Rosario, durante la quale la venerata statua della Madonna degli Angeli era stata portata in processione anche sul Lungomare per la “benedizione delle acque”.

La statua con i pannelli fotovoltaici.


Ma il rito che ha calamitato maggiormente l’attenzione è stato quello, una decina di giorni fa, dell’omaggio alla Madonnina del Mare. Una cerimonia che ha voluto ricordare quel 22 ottobre 1983 quando i “graisani” – spinti dallo slancio e dalla tenacia dell’indimenticabile monsignor Silvano Fain, di cui ricorre il venticinquesimo anniversario della scomparsa – realizzarono una statua in pietra della Madre di Gesù collocandola su una briccola nella laguna della Pampagnola, alle spalle dell’Isola d’Oro. Raggiunta con la “Regina del Mare”, la barca che guida il pellegrinaggio votivo della prima domenica di luglio a Barbana, a mezzogiorno monsignor Paolo Nutarelli ha recitato l’Angelus dinanzi a quell’immagine «tanto cara a tutti – sono le parole dell’arciprete – per ringraziare e rinnovare la devozione dei fedeli» alla Madonna che «protegge tutti i naviganti e ricorda tutti i dispersi in mare». Un Angelus, insomma, che proprio per il fatto di essere stato recitato a quarant’anni della realizzazione dell’opera, è entrato nella storia della comunità isolana, la quale ha già segnato sul calendario 2024 la data del 22 ottobre per ricordarsi dell’omaggio a quella Madonnina del Mare, posta in mezzo alla sua laguna – illuminata grazie a due pannelli fotovoltaici – e che ogni domenica, al termine della Messa “Granda”, viene onorata dal canto a piena voce di tutta la Basilica.
E a proposito della storica Chiesa di Grado, Cattedrale al tempo dei Patriarchi, dopodomani, 3 novembre, ricorre la sua Dedicazione a Sant’Eufemia. Per cui, rispettando una bella tradizione, domenica prossima – come informa “Insieme” il foglio settimanale della Parrocchia arcipretale – la ricorrenza sarà celebrata con la Messa solenne delle 10 animata dalla Corale orchestrale “Santa Cecilia”, «alla quale – ricorda don Nutarelli – sono state invitate le Associazioni che operano nel campo della cultura e del volontariato sociale della nostra Grado».

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli mentre raggiunge in barca la Pampagnola dove c’è la briccola con la Madonnina del Mare.

Perdono, non odio. Dal Bataclan messaggio d’amore anche per Torlano

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Quello che oggi stiamo facendo a Torlano, tutti insieme, ha un valore che va oltre il doveroso ricordo delle vittime innocenti di quel tragico 25 agosto. Ogni anno diciamo che il nostro dolore, per quanto accaduto, deve trasformarsi in un messaggio di pace che deve germogliare e crescere nelle nostre menti, ma soprattutto nelle nostre anime in modo che tragedie come questa non si debbano più ripetere, anche se purtroppo quotidianamente la cronaca ci racconta tutt’altro: vediamo cosa sta accadendo in questi giorni in Afghanistan». L’appello di Gloria Bressani, sindaco di Nimis, si è incrociato con l’“Angelus” che, a mezzogiorno, veniva scandito dalla campana della vicina parrocchiale. E da quei rintocchi è giunto un messaggio di serenità e di pace, come quello colto durante la messa di suffragio nelle parole del Vangelo di Matteo che invitano al perdono.

La messa, la tomba, il corteo.

«Ma ci devono far riflettere le parole di quel marito che di fronte alla tragedia del Bataclan si è rivolto ai terroristi dicendo loro di non riuscire ad odiarli per aver ucciso l’amata moglie. Sono proprio parole dettate dallo Spirito Santo». Veramente toccante il messaggio che giunge da quell’indimenticato fatto di sangue consumato a Parigi quasi sei anni fa e che monsignor Rizieri De Tina ha voluto proporre al termine della sua predica tutta centrata, appunto, sul perdono cristiano e non sull’odio. Tanto che ha elevato una preghiera anche in ricordo di quell’ufficiale tedesco ucciso e per la cui morte era scattata la feroce rappresaglia nazista: sterminare 40 persone, catturate a caso nel paese, non importa se ci fossero stati anche inermi, come donne e bambini. E così avvenne, anche se alla fine i martiri dell’eccidio di quel 25 agosto 1944, consumato in una calda mattina come quella di oggi, sono stati fortunatamente “soltanto” 33.

Fabio Cantoni e Adriana Geretto.

Proprio quel tragico episodio di 77 anni fa è stato rievocato in cimitero, dopo la benedizione impartita al sacello-monumento delle vittime dallo stesso arciprete di Nimis, responsabile pastorale anche di Torlano, con la lettura di una dettagliata cronaca da parte del consigliere comunale Fabio Cantoni. Quindi ha portato un saluto, spendendo accorate e commosse parole per auspicare che si affermi la «cultura della pace», Adriana Geretto, presidente regionale dell’Associazione vittime civili di guerra. Cedendo poi il microfono a Gastone Mascarin, presidente del consiglio comunale di Portogruaro, la città veneta – rappresentata anche dal gonfalone municipale – dalla quale proveniva la famiglia De Bortoli, quella che, con nove morti, ha pagato più di tutte nella strage di Torlano. Mascarin, però, non ha letto il discorso preparato, ma si è limitato a dire soltanto poche parole, affermando che è meglio far prevalere il silenzio affinché ci inviti tutti alla riflessione.

Gastone Mascarin (Portogruaro).

Il sindaco Gloria Bressani.

Quindi il discorso ufficiale del primo cittadino di Nimis, che ha esordito ricordando quanto affermato dal Capo dello Stato commemorando le 560 vittime (ben 130 bambini!) della strage di Sant’Anna di Stazzema, in Toscana, avvenuta soltanto pochissimi giorni prima dei fatti di Torlano. «Il ricordo del dolore che ha segnato profondamente la vita di tante famiglie e di due comunità, quali Nimis e Portogruaro, deve continuare ad essere tramandato – ha sottolineato Gloria Bressani – e deve investire soprattutto le nuove generazioni in modo che lo facciano proprio, affinché ne continuino la memoria ed imparino dai dolorosi errori del passato». E ha terminato osservando che «è soprattutto con l’esempio che ognuno di noi contribuisce alla crescita della società civile e questo lo possiamo e dobbiamo fare ogni giorno».
Infine, il sindaco ha rivolto un ringraziamento, da parte dell’Amministrazione comunale di Nimis, alle autorità civili e militari intervenute alla commemorazione, in particolare al dottor Giovanni Maria Leo, capo di gabinetto del prefetto di Udine, allo stesso Gastone Mascarin che ha accompagnato, come sempre, una folta delegazione portogruarese per ricordare il sacrificio di mamma De Bortoli e della sua numerosa famiglia, ai vari gruppi ed associazioni combattentistiche e d’arma (l’Apo Friuli era rappresentato dal presidente Roberto Volpetti), a tutte le altre personalità, fra le quali numerosi sindaci della zona con fascia tricolore. Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, trattenuto da altri impegni, ha invece inviato un messaggio di adesione, esprimendo i suoi «sentimenti di vicinanza».

Sindaci e autorità.

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In copertina, la processione diretta al cimitero al termine della messa.