“Scarpèts” della tradizione carnica al Politeama Rossetti di Trieste con debutto all’Estate del Castello di Miramare

«Il progetto degli “scarpèts” è un virtuoso esempio di come le competenze di ieri possano diventare le eccellenze di oggi. La capacità e la maestria artigianale vanno tramandate: queste calzature sono patrimonio della moda dei nostri giorni ed era giusto che chi le ha inventate venisse valorizzato, a partire da un’idea che diventa formazione e si concretizza in un prodotto di qualità straordinaria». Così l’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen, ha descritto il percorso che ha portato il Rossetti-Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia a dotare le proprie maschere degli scarpetti della tradizione carnica, realizzati a mano dalle neoartigiane diplomatesi a marzo al termine del corso “Tecniche di confezionamento artigianale di calzature”. Nell’iniziativa, con il supporto dell’Erpac, si sono impegnati il Museo Gortani di Tolmezzo, presieduto da Aurelia Bubisutti, e l’Enaip Fvg, che ne ha curato l’organizzazione, con ventidue corsisti, di cui venti donne. «Un’azione di recupero e salvaguardia coerente con la volontà di coniugare passato e presente del nostro territorio», l’ha definita l’esponente della Giunta Fedriga.
Proprio a tale proposito, nell’incontro stampa che si è tenuto nella Sala Predonzani del Palazzo della Regione Fvg, l’assessore ha annunciato che dopo l’estate l’Amministrazione emetterà due bandi, uno di 4 milioni dedicato al rilancio dei vecchi mestieri e uno del valore di 1 milione di euro sul passaggio generazionale. Un breve documentario proiettato in sala ha ricostruito la tradizione degli “scarpèts” e delle sue tecniche centenarie legate al mondo povero della montagna. Ogni paio di calzature, realizzate interamente a mano e tutte rigorosamente su misura, ha richiesto una settimana di lavoro da parte delle corsiste; non si usano colle e vengono impiegati solo tessuti in fibre naturali, di scarto e di recupero, con suole che sono ricavate con una quindicina di strati di stoffa. E ora, finalmente, gli scarpetti sono stati consegnati al presidente del Rossetti, Francesco Granbassi, presente anche Serena Tonel, vicesindaco di Trieste. Sugli “scarpèts” del futuro – a riprova dell’attualità e della vitalità creativa di questo tipo di calzature – si erano concentrati anche i partecipanti all’edizione 2023-2024 di Its Contest, l’iniziativa legata alla moda e suoi geni emergenti sostenuta dalla Regione.

La presentazione dell’iniziativa.

“Scarpetti” e “Rossetti” insieme: la collaborazione – Il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha, dunque, dotato il proprio personale di sala e di biglietteria degli “scarpèts” realizzati dalle sapienti mani delle neo-artigiane di “Scarpetti”, calzature che faranno il loro debutto in occasione della stagione teatrale estiva al Castello di Miramare. Una sinergia che promuove la diffusione di una cura, conoscenza e valorizzazione della tradizione artigianale della nostra regione attraverso la prestigiosa vetrina dello Stabile regionale e l’uso concreto di queste calzature fatte a mano in Friuli Venezia Giulia. Per l’occasione gli “scarpèts” sono stati personalizzati con le stoffe, i colori e il logo del Teatro. Ogni paio è stato realizzato e cucito interamente a mano – con la sola eccezione dell’ausilio della macchina da cucire per il piccolo rinforzo della doppia cucitura sul tallone – senza l’utilizzo di colle o altri mezzi di assemblaggio e con tessuti in fibre naturali, di scarto o di recupero, come prevede il disciplinare di manifattura di “Scarpetti”. Gli scarpèts sono stati confezionati con cura, attenzione ai dettagli e soprattutto su misura per adattarsi perfettamente al piede della persona che lo avrebbe indossato.
«Il Rossetti è un teatro a vocazione internazionale – che richiama spettatori da tutto il mondo – ma fortemente e orgogliosamente radicato nel proprio territorio regionale di riferimento», ha spiegato il presidente Granbassi. «Sentiamo infatti forte la responsabilità di essere ‘il’ Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. E per questo ci impegniamo per la valorizzazione dei preziosi giacimenti culturali di cui è ricca la nostra regione. Giacimenti culturali spesso legati alla prosa; ma la sapienza artigianale e la bellezza di questo prodotto sono pura poesia. Appena abbiamo saputo dell’esistenza di questo corso di formazione ci siamo entusiasmati, offrendo la nostra collaborazione. E così le divise del personale di sala del Teatro Rossetti, per i servizi all’aperto, saranno completate dagli scarpèts, con la speranza di poter far conoscere a un pubblico sempre più ampio il valore delle tradizioni del Friuli Venezia Giulia».

Formazione artigianale per il recupero di un’antica tradizione – Il lavoro delle artigiane che li hanno creati testimonia concretamente quanto hanno potuto apprendere nel corso di formazione “Tecniche di confezionamento artigianale di calzature” curato da Enaip Fvg e dal Museo Gortani che si è concluso a marzo e che ha diplomato 22 persone (selezionate tra oltre 150 manifestazioni di interesse pervenute). Una formazione che ha impegnato i corsisti per 90 ore di cui più della metà sono state dedicate alle attività laboratoriali, accompagnati dalle capacità e dal sapere – tramandato di generazione in generazione – delle donne carniche che hanno fatto da insegnanti alla quale stata una ulteriore formazione offerta dal Museo per l’ulteriore perfezione della tecnica e del dettaglio sartoriale.

Una nuova visione di “Cultura”: motore di impresa e creatività – Ricordiamo che “Scarpetti. I Scarpèts de Cjargne” è l’ampio progetto di tutela del patrimonio culturale per la valorizzazione della tradizione artigianale e del territorio, la formazione e lo sviluppo di nuova imprenditorialità. Promosso dal Museo Carnico delle Arti Popolari Michele Gortani di Tolmezzo è realizzato in collaborazione con Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Erpac Fvg, Carnia Industrial Park, Enaip Friuli Venezia Giulia, Comunità di Montagna della Carnia e con il patrocinio del Comune di Tolmezzo.
Al centro di questo percorso – avviato più di un anno fa – è posta una nuova visione di “Cultura” che diventa motore di impresa e creatività, attraverso un “luogo della cultura”, il Museo Gortani di Tolmezzo, che ripensa la propria missione, non più solo di tutela e conservazione, ma anche di soggetto attivo e propositivo per il benessere e la crescita della propria comunità. Un progetto che per la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia è modello al quale riferirsi per attivare altre iniziative di valorizzazione degli antichi mestieri del Friuli Venezia Giulia. «Con Scarpetti passato e futuro si compenetrano e convergono in un’unica dimensione, quella del patrimonio materiale e immateriale – lo Scarpèt e le centenarie tecniche di produzione tramandate di donna in donna – che va al di là di tempo e spazi. Una dimensione universale che unisce uomini e donne che guardano verso un universo interiore, legato alle proprie radici. Radici che non limitano, ma permettono al pensiero di esprimere la propria anima», ha sottolineato Aurelia Bubisutti, presidente della Fondazione “Museo Carnico delle Arti Popolari Michele Gortani” di Tolmezzo.

“Sullo “scarpèt” ha camminato per secoli e secoli l’anima carnica”, Domenico Zannier – Gli “scarpèts” rappresentano un elemento significativo della cultura e delle tradizioni della Carnia e di tutto il Friuli Venezia Giulia. Sono un simbolo di ingegnosità e autosufficienza, riflettendo lo spirito delle comunità montane che sapevano sfruttare al meglio le risorse limitate a loro disposizione. Gli scarpèts sono diventati anche un simbolo di moda sostenibile. Per la tutela dell’arte artigianale tradizionale nella realizzazione di questa particolare calzatura il Museo Carnico delle Arti Popolari Michele Gortani ha provveduto alla registrazione del marchio di certificazione nazionale “Scarpetti”.

Con il logo del “Rossetti” di Trieste.

Per tutte le informazioni sul progetto: www.scarpetti.it

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In copertina, due maschere con gli “scarpèts” carnici al Castello di Miramare.

In Fvg l’occupazione femminile cresce più di quella maschile: è un dato importante nella Giornata della donna

«In un Friuli Venezia Giulia giunto in questi anni ai record storici di occupazione, per le donne si aprono nuovi orizzonti di accessibilità lavorativa anche in settori che fino ad ora erano a netta prevalenza maschile, come la meccanica nell’ambito del manifatturiero: ciò è dovuto ai cambiamenti indotti dal ruolo della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, dai percorsi formativi più avanzati messi in atto e dalle ingenti uscite dal mondo del lavoro che modificano l’offerta. Si tratta di cambiamenti che dobbiamo saper leggere e che ci guidano verso l’abbandono di stereotipi che ancora oggi esistono». Lo ha sostenuto l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen intervenendo ieri al Mib Trieste School of Management al convegno “Imprenditrici e manager nel mondo della meccanica” nell’ambito degli eventi Donne e lavoro 2024.

Due immagini del convegno a Trieste.

In Friuli Venezia Giulia l’occupazione femminile – bella notizia, proprio nella Giornata internazionale della donna – tende a crescere più di quella maschile: +4,5% tra il 2019 e il 2022, e anche quando l’occupazione flette, come nella prima parte del 2023, la contrazione è meno pronunciata (-0,9%) rispetto ai maschi (-1,2%), mentre, per contro, i contratti a tempo determinato vedono ancora prevalere nettamente la componente femminile (il 25% dei dipendenti è dato da donne a termine). Dal convegno è emerso anche che nel 2023 le imprese femminili attive in Friuli Venezia Giulia nell’ambito manifatturiero erano 1.349, in crescita del 3,3% rispetto al 2019. Nel manifatturiero e nel meccanico, nello stesso arco temporale, si è registrata una crescita di lavoratrici del 104%, cui è seguito un decremento contenuto tra il 2022 e il 2023.
Al convegno, introdotto dalla professoressa Donata Vianelli, sono intervenuti tra gli altri il rettore dell’Ateneo triestino, Roberto Di Lenarda, e la presidente dell’Aidda del Friuli Venezia Giulia, Chiara de Nipoti.

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In copertina, “La Guerriera” opera dipinta a mano su seta pura di Aida Liberale socia del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco: un titolo che si addice perfettamente alla forza dimostrata dalla donna per conquistare nuovi spazi e soddisfazioni nella società.

Ufficio scolastico, l’Aclif è con la Regione: così salviamo lingua friulana e autonomia

Plauso dell’Assemblea di Comunità Linguistica Friulana (vi aderiscono 141 Comuni) alla volontà espressa da parte della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – tramite l’assessore all’istruzione Alessia Rosolen che ha scritto al ministro Valditara – di assumere le competenze dell’Ufficio scolastico, regionalizzandolo. Dal presidente dell’Assemblea Daniele Sergon, sindaco di Capriva del Friuli, arriva anche soddisfazione per il fatto che da parte dell’amministrazione regionale si voglia compiere questo passo per valorizzare le lingue minoritarie, non solo per una finalità culturale ma anche perché tramite la specialità si possono ottenere deroghe per i numeri di studenti per classe. «E questo oltre che per sloveno e tedesco – aggiunge Sergon – deve essere riconosciuto da Roma sempre più anche alle aree di lingua friulana: siamo a fianco dell’assessore Rosolen nelle sue richieste».
L’Assemblea ha appena ricevuto anche risposta a una sua lettera da parte dello stesso Ufficio scolastico circa i numeri di classi in deroga attivate in questo anno scolastico appena avviato: sono state 68 sul territorio regionale. «Grazie all’Ufficio scolastico con la dirigente generale Daniela Beltrame per la risposta e per quanto realizzato – sottolinea Sergon -: da queste 68 classi ripartiamo in vista del prossimo anno scolastico, le cui iscrizioni si concretizzeranno a gennaio, auspicando che il numero di deroghe si possa ampliare venendo incontro per esempio non solo alle aree montane, ma anche a quelle zone di collina e di pianura dove si parla friulano e c’è il rischio di accorpamento di plessi e chiusura di classi».
Aclif quindi è pronta a sostenere l’Amministrazione regionale in questo cammino. «Perché – conclude Sergon – questa Regione può restare a Statuto speciale se, e solo se, saprà difendere le sue minoranze linguistiche esistenti, anche in ambito scolastico. Non dimentichiamo infatti che senza di esse, questa Regione, rischia la sua specialità. Autonomia che ricordiamo ha anche un valore europeo, visto che le quattro lingue ufficiali del Friuli Venezia Giulia italiano, sloveno, tedesco e friulano sono anche riconosciute dall’Unione europea. Con le nostre iniziative vogliamo rendere sempre più consapevole la società del fatto che la presenza e tutela di queste lingue non è solo una ricchezza culturale, ma anche un modo di mantenere lo status di Regione autonoma posta nel cuore dell’Europa non solo a livello geografico ma anche culturale e sociale».

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In copertina, il presidente dell’Aclif Daniele Sergon sindaco di Capriva del Friuli.

La crescita economica ora è in affanno: Fvg costretto a rallentare la sua corsa

È un Friuli Venezia Giulia con ombre e luci quello si è svelato ai ricercatori di MutaMenti 2022, coordinati da Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici dell’Università di Padova, caratterizzato da un costante rallentamento delle performance, seppur tendenzialmente positive. La struttura demografica è in sofferenza e, dicono i ricercatori, per mantenere costante il numero di lavoratori del Nord Est, il saldo migratorio, ogni anno, dovrà essere positivo per almeno 50 mila unità. Una questione collegata è quella del mercato del lavoro che è in crescita, ma segnala anche un assottigliamento del bacino delle forze lavoro locali e una contrazione dei flussi migratori che ha lasciato scoperte intere filiere produttive: agricoltura, costruzioni, turismo. Le esportazioni sono cresciute del 17,1 per cento rispetto al 2019 e l’aumento del Pil regionale, nel 2023, dovrebbe attestarsi sul +1,6 per cento. Nei settori produttivi inizia a farsi sentire il peso delle multinazionali sulle economie locali che, per il Friuli Venezia Giulia, creano il 12,7 per cento del valore aggiunto (-1,1 per cento) e il 15,4 per cento dei fatturati, con il tema della “bassa capacità attrattiva degli investimenti” sempre all’ordine del giorno.


Sono alcuni dei numeri e degli indicatori contenuti nel rapporto: “Friuli Venezia Giulia e Veneto, la sindrome del piano inclinato”, presentato a Codroipo, nella sala della Cantina di Rauscedo, durante un’affollata assemblea, da Confcooperative Fvg, in collaborazione con Bcc Pordenonese e Monsile e Fondosviluppo Fvg.
«Il piano inclinato rappresenta la nuova normalità dello sviluppo della società e dell’economia caratterizzata dall’instabilità, dove l’eccezionalità diventa normalità – ha spiegato Marini -. Una situazione che genera disorientamento, ma può offrire nuove opportunità. Consapevolezza, qualità ed ecosistemi territoriali sono i criteri da assumere per lo sviluppo futuro».
«Questa ricerca che Bcc Pordenonese e Monsile promuove per il secondo anno consecutivo sarà uno strumento di analisi utile e anticipatore di strategie future – ha affermato il presidente della Bcc, Antonio Zamberlan -. Abbiamo valutato interessante l’opportunità di conoscere a fondo le due regioni nelle quali la Banca opera, per focalizzarci sulle prospettive dello sviluppo e del cambiamento. In questo scenario, quindi, un’attenta e profonda analisi socio-economica può aiutarci nelle scelte che saremo chiamati a fare in ottica di assistenza alle famiglie, alle imprese e più in generale al tessuto economico e sociale del Nord Est: un territorio ricco di idee, di professionalità, ma anche di criticità prospettiche su cui intervenire».


«Nessuno si salva da solo, hanno ribadito i ricercatori e, dunque, anche se la cooperazione non è esente dalla situazione d’instabilità che si prolunga nel tempo, l’agire cooperativo può far parte della soluzione in una visione del necessario lavoro in rete», ha aggiunto Daniele Castagnaviz, presidente di Confcooperative Fvg.
«Dire che nei momenti di cambiamento esistono difficoltà, ma pure molte opportunità, non è una banalità – ha sottolineato nelle sue conclusioni, Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative -. Per quanto riguarda le nostre imprese, penso alle cooperative energetiche, alle cooperative di comunità che possono rappresentare un contributo allo spopolamento della collina e della montagna, a quelle che si occupano del welfare (in affiancamento al pubblico) e all’agroalimentare di qualità».
Alla presentazione della ricerca (pubblicata da Marsilio), sono anche intervenuti: Chiara Gargiulo (Università di Padova), Monica Cominato (Università di Vicenza), Maurizio Rasera (di Veneto Lavoro) e Gianluca Toschi (Università di Padova). Alla tavola rotonda coordinata dalla giornalista Elena Del Giudice, hanno partecipato anche Alessia Rosolen (assessore regionale al Lavoro), Walter Lorenzon (Associazione regionale delle Bcc) e Cristiana Compagno (Università di Udine).
«L’emergenza demografica e il fenomeno migratorio sono stati spesso gestiti e circoscritti alle campagne elettorali e per anni si è assistito ad un’inerzia politica. Si tratta di temi che devono essere affrontati con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse: una sfida che richiede iniziative trasversali da mettere in campo su tutti i settori e con la collaborazione di tutti gli attori del territorio che vada oltre le prossime annualità», ha detto Alessia Rosolen. «L’emergenza demografica incide su molti aspetti della nostra vita – ha aggiunto -: dal punto di vista previdenziale, scolastico, occupazionale e dei servizi alla persona. Accanto a questo tema vi è quello migratorio dove è mancata una politica capace di controllare e gestire arrivi e permanenza collegandoli alla collaborazione e alla crescita del territorio come avviene in Germania, ad esempio. È necessario puntare su chi arriva nel nostro Paese per vivere, lavorare e formarsi».
«Si tratta di una sfida – ha osservato ancora l’esponente della Giunta Fedriga – che l’Amministrazione regionale considera centrale per il nostro territorio. I cosiddetti Paesi giovani, in espansione, che presentano livelli di preparazione e formazione alti sono quelli dell’Est Europa: dobbiamo osservarli con attenzione non solo per l’esigenza di manodopera di cui abbiamo bisogno ma per rendere sempre più attrattivo un sistema regionale che deve essere in grado di mantenere sul territorio i giovani».
Rosolen ha poi evidenziato rispetto ai molti dati presentati, come il Friuli Venezia Giulia sia una delle poche regioni in cui è migliorato il gap tra occupazione femminile e maschile, frutto anche delle importanti risorse immesse dalla Regione nel sistema e incrementate rispetto al 2018 per favorire famiglia, istruzione, occupazione. «In questi anni abbiamo voluto dare un’impostazione – ha concluso l’assessore – costruendo una rete integrata rispetto ai servizi legati al lavoro, ai percorsi di formazione, al sistema dell’istruzione, alla famiglia, incentrata sulla consapevolezza che senza l’uno l’altro non c’è. Un patto rilevante per crescita e sviluppo riguarda quello con il tessuto economico e produttivo: l’alleanza con le aziende non deve venire meno anche sul fronte formativo». Da un lato Rosolen ha quindi ricordato il superamento di una metodologia praticata nel passato con cui venivano attivati percorsi di formazione all’interno di politiche attive sul lavoro senza un monitoraggio a monte delle reali possibilità di impiegare chi usciva da quei percorsi formativi, dall’altro la necessità delle aziende di investire sul capitale umano, «un patto importante su cui basare l’alleanza tra la politica e i portatori di interesse per un coordinamento costante fra politiche e territorio».

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In copertina e all’interno ecco alcune immagini del convegno tenutosi a Codroipo.

 

Confcooperative e instabilità, a Codroipo domani la sindrome del “piano inclinato”

S’intitola “MutaMenti 2022. Friuli Venezia Giulia e Veneto: la sindrome del piano inclinato”, la seconda edizione del progetto di ricerca voluto da Bcc Pordenonese e Monsile, con il supporto di FondoSviluppo Fvg. Daniele Marini (professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova) ha coordinato una trentina di ricercatori, professionisti, imprenditori e giornalisti per produrre una fotografia dell’evoluzione delle prospettive delle due regioni, comparate con l’Italia. Un’analisi completa (dall’economia alla demografia; dall’occupazione alla crescita; dall’istruzione ai flussi migratori) che intende essere uno strumento utile a quanti il territorio lo vivono e contribuiscono a farlo vivere.
Su iniziativa di Confcooperative Fvg, i risultati del lavoro di ricerca (edito da Marsilio) verranno illustrati nella mattinata di domani 2 febbraio, a partire dalle ore 10,, nella sala convegni della Cantina di Rauscedo, a Codroipo (via Zompicchia 10). Dopo i saluti di Antonio Zamberlan, presidente della Bcc Pordenonese e Monsile, e un’introduzione di Marini, sono in programma gli interventi di Chiara Gargiulo (Università di Padova), Monica Cominato (Università di Vicenza), Maurizio Rasera (di Veneto Lavoro) e Gianluca Toschi (Università di Padova). A seguire, una tavola rotonda coordinata dalla giornalista Elena Del Giudice, con Alessia Rosolen (assessore regionale al Lavoro), Daniele Castagnaviz (presidente regionale di Confcooperative), Walter Lorenzon (Associazione regionale delle Bcc) e Cristiana Compagno (Università di Udine). In conclusione sono previsti gli interventi del presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e di Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative.
«Il piano inclinato rappresenta la nuova normalità dello sviluppo della società e dell’economia caratterizzata dall’instabilità, dove l’eccezionalità diventa normalità – spiega Marini -. Una situazione che genera disorientamento, ma che può offrire nuove opportunità. Consapevolezza, qualità, ed ecosistemi territoriali sono i criteri da assumere per lo sviluppo futuro».

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In copertina, Daniele Marini  professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova.

 

Ecco “Anìn!”, primo manuale scolastico per far imparare la lingua del Friuli

Si chiama “Anìn!” ed è il primo manuale per l’insegnamento della lingua e della cultura friulane nelle scuole primarie. Un progetto promosso dall’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana, con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in attuazione della legge 482/99 e della legge regionale 29/2007. “Anìn!” – presentato nella sede della Regione a Udine, dall’assessore regionale all’istruzione Alessia Rosolen, dal presidente dell’Arlef, Eros Cisilino, dal direttore dell’Agenzia, William Cisilino, da Paola Cencini, referente per la lingua friulana dell’Ufficio scolastico regionale e dalla curatrice del manuale, Rosalba Perini – già dal suo titolo (“Andiamo!”, in italiano) è un invito a esplorare la lingua friulana, ma anche il territorio, la geografia, la storia, la cultura del Friuli.

«Il manuale per l’insegnamento della lingua e della cultura friulana nella scuola primaria, presentato oggi, – ha affermato l’assessore Alessia Rosolen – racconta bene cos’è il Friuli Venezia Giulia: una regione che, prima in Italia, partendo da una norma del 2007, ha saputo valorizzare un contesto multilingue capace di dare forza a quella scuola plurilingue che ne testimonia la realtà territoriale ma che resta aperta all’Europa. I progetti sul friulano che stiamo portando avanti danno il senso di una comunità e del suo radicamento. Non si tratta solo di una lingua ma della cultura di un territorio.»
«Sono trascorsi undici anni dal Regolamento che ha dato attuazione alla Legge regionale sull’insegnamento della lingua friulana nel territorio della Regione Friuli-Venezia Giulia – ha sottolineato Paola Cencini, dell’Ufficio scolastico regionale -. All’epoca si era guardato più alla quantità di alunni da coinvolgere che alla qualità; ora invece è importante realizzare azioni volte a migliorare e perfezionare l’apprendimento della lingua friulana nelle scuole. Il progetto dei libri di testo in lingua friulana, che oggi viene presentato, va proprio in questa direzione».
«L’80% dei genitori friulani ha chiesto l’insegnamento della lingua friulana per i propri figli, una istanza a cui noi istituzioni siamo chiamate a dare risposte concrete con azioni a sostegno degli alunni e degli insegnanti. Ecco perché l’ARLeF ha lavorato con passione e dedizione a questo progetto che segna una svolta importantissima per l’insegnamento del friulano alle nuove generazioni – ha affermato il presidente Eros Cisilino –. Si tratta di un vero e proprio investimento per il futuro della “marilenghe” e dei nostri bambini, che ci pone all’avanguardia fra le comunità linguistiche riconosciute in Italia. Una novità che consentirà a tutti gli studenti della scuola primaria, che hanno aderito all’insegnamento del friulano, di ricevere gratuitamente il manuale su cui studiare, dalla prima alla quinta classe, la lingua friulana ma anche il territorio del Friuli, la sua storia e la sua cultura».
«Sono due i volumi realizzati e donati agli alunni – ha spiegato il direttore William Cisilino, che ha coordinato il progetto –: “Anìn! 1” per la prima e la seconda classe, e “Anìn! 2” per la terza, quarta e quinta. I manuali introducono il curricolo di/in lingua friulana all’interno del percorso didattico tradizionale: il primo volume con un avvicinamento graduale alla lingua friulana, il secondo con approfondimenti sulla storia e sulla geografia friulane, oltre che sulla lingua e la letteratura. Ciò, senza dimenticare la dimensione plurilingue, grazie all’inserimento della lingua inglese, dell’italiano e delle altre lingue parlate sul nostro territorio regionale. I volumi sono forniti gratuitamente e pertanto, alla fine dei rispettivi cicli, resteranno di proprietà delle famiglie degli alunni».

La distribuzione. Nei giorni scorsi ha preso avvio la distribuzione dei manuali a ciascuno dei 247 plessi che afferiscono a 61 Istituti comprensivi e Scuole paritarie delle ex province di Gorizia, Pordenone e Udine. Entro novembre saranno consegnati oltre 20.000 volumi, ovvero ad ogni alunno i cui genitori hanno aderito all’insegnamento della lingua friulana. Ai dirigenti scolastici, ai referenti per l’insegnamento della lingua friulana e a tutti i docenti impegnati nell’insegnamento del friulano, i due manuali saranno consegnati unitamente al volume “Linee guida per i docenti”. Per i prossimi anni scolastici, Arlef ha già previsto la distribuzione dei manuali a tutti i nuovi iscritti di ciascun ciclo impegnati nello studio del friulano.
Le caratteristiche del progetto editoriale. “Anìn! 1 e 2” sono stati realizzati dall’Arlef in collaborazione con le Edizioni didattiche Gulliver e grazie ad un gruppo di esperti e docenti, coordinati dalla professoressa Rosalba Perini. Rispettano appieno il Piano applicativo di sistema per l’insegnamento della lingua friulana della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e seguono le Linee guida dei materiali didattici per l’insegnamento del friulano a scuola approvate dall’Arlef.
Complessivamente, vi hanno lavorato a vario titolo oltre 40 persone e la loro realizzazione ha richiesto oltre tre anni di lavoro. Le moltissime immagini che arricchiscono i due volumi sono state messe generosamente a disposizione da istituzioni, musei, enti locali e privati di tutta la regione. La fase di sperimentazione delle unità didattiche che compongono i due volumi è stata svolta con alcune classi dell’Istituto Comprensivo “Tina Modotti” di Premariacco.

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In copertina, i due volumi di “Anin!” per le scuole; all’interno, immagini della loro presentazione alla Regione Fvg a Udine.

 

 

“Capovolgere all’Infinito” all’ultimo step: oggi a Mortegliano si parla di Inclusione

Oltre tremila persone – dai bambini agli anziani – coinvolte attivamente su sei territori della regione Friuli Venezia Giulia (Fagagna, Lignano Sabbiadoro, Mortegliano, Pasian di Prato, Pozzuolo, Romans d’Isonzo), per dieci mesi, con un calendario di 60 iniziative, le più varie, realizzate per le comunità, ma soprattutto con le comunità, comprese oltre venti scuole. In occasione della conferenza stampa, ospitata dalla sede udinese della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Mara Fabro, presidente di Damatrà Società Cooperativa Sociale Onlus, Claudia Cantarin, curatrice del percorso formativo, e Francesco Rossi, project manager, alla presenza di Alessia Rosolen, assessore regionale al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia, hanno tracciato il bilancio di “Capovolgere all’Infinito”, ma anche presentato il ciclo di sei conferenze in programma da oggi, 21 ottobre, e nelle prossime settimane.

L’incontro in Regione a Udine.

Foto Alice Durigatto

NUMERI – È stato necessario partire dai numeri per rendere l’idea della complessità e delle molte sfumature di questo progetto che è nato dopo il Covid come percorso di scoperta e valorizzazione dei luoghi e delle persone che li vivono. «Il progetto Capovolgere all’Infinito – ha sottolineato Rossi – ha visto un network interrogarsi su come, in fase post-Covid, l’educazione possa uscire dagli ambiti più formali e coinvolgere la comunità con le modalità più diverse». Si tratta infatti di un progetto ambizioso e importante che è stato finanziato dal Dipartimento per le politiche della famiglia (presidenza del Consiglio dei Ministri) nell’ambito del bando “Educare insieme”, e ha ricevuto anche il sostegno di Fondazione Friuli e Fondazione Pietro Pittini e il patrocinio del Comune di Fagagna e che vede Damatrà come capofila di una lunga cordata di partner e collaboratori. Insieme hanno lavorato unendo energie, idee e competenze per attivare numerosi laboratori, esperienze educative, formative e relazionali: mappe di comunità, laboratori di peer education (educazione tra pari) nelle scuole; di murales nei quartieri; di autocostruzione; di lettura; di narrazione; esplorazioni nella natura ma anche multimediali; percorsi di co-progettazione con i territori; feste di comunità; e un ciclo di conferenze che si svolgerà fra fine ottobre e i primi di novembre e andrà idealmente a chiudere un ciclo che è durato quasi un anno.

BILANCIO – A fare il punto su quanto fatto fin’ora, è stata Mara Fabro, la quale ha spiegato: «Abbiamo cominciato da Cjase di Catine (sede gestita proprio da Damatrà, a Villalta di Fagagna) che è stato un incubatore attraverso il quale capire come riattivare le comunità. Quanto realizzato lì, in parte è stato replicato sugli altri territori, che non abbiamo scelto a caso, ma in cui sappiamo esserci realtà che culturalmente, li presidiano». È emerso qualcosa di interessante. A prescindere dalle attività proposte, e dall’età delle persone coinvolte «la cosa migliore da fare è dare i contenuti e lasciarli maneggiare a chi in quel territorio vive, perché possa adattarli, come un vestito fatto su misura». I risultati sono stati positivi e il riscontro entusiasta: «Credo che il progetto abbia centrato l’obiettivo di rimettere in moto la comunità intorno a loro stesse e per questo bisogna sottolineare il grande intervento da parte delle associazioni, davvero attente ai territori in cui abitano».
«Nel corso di questi anni mi sono resa conto, ed è probabilmente anche uno dei punti di partenza da cui è nato questo progetto, che fino ad ora abbiamo pensato all’educazione come a qualcosa che avviene solo all’interno del sistema scolastico. Ma mai come durante il Covid e come sta avvenendo in questo periodo – ha sottolineato l’assessore Rosolen – ci stiamo rendendo conto che, in realtà, tutto il sistema educativo e formativo non esiste se non esistono i territori e le comunità. Comunità è una di quelle parole che fino a qualche anno fa sembrava una cosa limitativa, ma in realtà è la capacità di valorizzare e integrare, il che significa far avere a tutti le stesse possibilità e conoscenze, gli stessi punti di partenza. Vi ringrazio perché avete portato una visione diversa di educazione. Ritengo infatti che per educare un bambino sia importante il contesto nel quale cresce e le opportunità che gli vengono date a fare la differenza. Per questo grazie per quanto fatto e farete».

EDUCAZIONE – «Sono stati mesi impegnativi e coinvolgenti – ha proseguito Cantarin -, in cui abbiamo cercato di dare risposta a molte domande come: Cosa vuol dire essere una comunità educante? Cosa vuol dire lavorare per il benessere e la crescita di ragazze e ragazzi attraverso metodologie diverse da quelle formali? Perché è fondamentale creare delle reti territoriali forti? Capovolgere all’infinito ha provato a rispondere in sei modi diversi. Ora con gli incontri in programma, che affronteranno il tema della comunità educante attraverso l’inclusione, la creatività, il territorio, l’esplorazione, la danza e il gioco, cercheremo ulteriori spunti di riflessione».
«La Fondazione Pietro Pittini – ha spiegato poi Linda Carello – è felice di sostenere questo progetto che rientra nelle sue finalità istituzionali. “Capovolgere l’infinito” infatti si muove in continuità con il nostro programma “didattica 4.0” che ha lo scopo di rafforzare le conoscenze e competenze degli insegnanti e della comunità educante nel suo complesso per garantire ai bambini un apprendimento innovativo, efficace e al passo con le più nuove evidenze pedagogiche. “Capovolgere l’Infinito” si muove in questa direzione proponendo occasioni di stimolo e apprendimento su tematiche che sono oggi più che mai centrali per i ragazzi. Damatrà si conferma un’importante realtà del nostro territorio per il mondo dell’infanzia e adolescenza, con proposte (ludiche, di intrattenimento e formative) sempre nuove e coinvolgenti per bambini e ragazzi».
Alla conferenza stampa è intervenuto anche il vicesindaco di Fagagna, Sandro Bello, che portando i saluti dell’Amministrazione ha sottolineato quanto sia importante, oggi, avere la possibilità di fermarsi, rivolgere lo sguardo anche a ciò che è stato, e andare a fondo di un concetto tanto importante come quello dell’educazione, coinvolgendo soprattutto i più giovani.

DOMANI – «Quest’esperienza che ci ha mostrato quanto sia necessario e importante che continui a esserci, sul territorio, un presidio in cui i tanti soggetti che operano nell’ambito formativo, continuino a domandarsi come si può innovare, che cosa questo voglia dire. Cosa significhi fare formazione, educazione, comunità. Per cui – ha chiuso Rossi – con questo ciclo di conferenze vorremmo anche aprire una strada che rappresenti un’ideale prosecuzione del progetto e che anche in futuro possa continuare a offrire questo spazio di riflessione che riteniamo fondamentale per il territorio».

INCONTRI – Si comincerà dunque oggi, a Mortegliano (aula magna delle scuole medie, alle 18) con “Comunità educante è INCLUSIONE”, incontro con Franco Santamaria, già docente di area pedagogica all’Università di Trieste. Esperto di politiche giovanili. Il secondo appuntamento si terrà sabato 29 ottobre a Lignano Sabbiadoro (Terrazza a Mare, alle 15). Il workshop “Comunità educante è CREATIVITÀ” sarà condotto da Le Gang Creatif, del progetto di Intercultura. Venerdì 4 novembre a Romans d’Isonzo, (sala Candussi Pasiani, dalle 18) sarà la volta di “Comunità educante è TERRITORIO”, un incontro con Carlo Tamanini e Giorgio Camuffo, coordinatore dell’area educazione-mediazione del Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) il primo; grafico e art director, professore ordinario di comunicazione visiva all’Università di Bolzano, il secondo. Al CAG di Pasian di Prato (dalle 15) sabato 12 novembre si svolgerà il workshop con Gruppo Immagine “Comunità educante è ESPLORAZIONE”. Gruppo Immagine è un’associazione di Trieste accreditata al MIUR per la formazione in ambito artistico, che dal 1987 propone laboratori secondo la metodologia “giocare con l’arte”. Sabato 19 novembre ci si sposterà a Pozzuolo del Friuli, al palazzetto dello Sport (dalle 15) per “Comunità educante è DANZA”, workshop di Monica Francia con il metodo CorpoGiochi®, un esperimento strutturato di trasmissione della danza che parte da una concezione politica del corpo e del suo potere di trasformazione e cambiamento. L’ultimo appuntamento di conferenze targate Capovolgere all’Infinito si terrà invece a Fagagna, a Cjase di Catine (dalle 18) venerdì 25 novembre, dove si parlerà di “Comunità educante è GIOCO”, un incontro con Roberto Papetti, uno dei più famosi mastri giocattolai italiani.

PROGETTO – Capovolgere all’infinito è stato dunque un percorso di scoperta e valorizzazione di ogni luogo e delle persone che lo vivono. Ma anche una scoperta per le persone stesse che abitano questi territori, a volte considerati periferici, ma che possono essere portatori di nuove centralità, rovesciando punti di vista consolidati per aprirsi in maniera creativa al cambiamento. Lasciarsi capovolgere all’infinito. Un progetto promosso da Damatrà e realizzato con il contributo del Dipartimento per le politiche della famiglia nell’ambito del bando “Educare insieme” (Presidenza del Consiglio dei Ministri), il sostegno di Fondazione Friuli e Fondazione Pietro Pittini, e con il patrocinio del Comune di Fagagna, in collaborazione con: Murice Società Cooperativa Sociale, APS Minoranza Creativa, O.I.Ko.S onlus, Istituto Statale d’Istruzione secondaria superiore “E. Mattei”, Istituto comprensivo di Pozzuolo del Friuli, Wild Routes APS, Puntozero Società Cooperativa e Associazione Menti Libere.

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In copertina, un’immagine di Mortegliano dove oggi si terrà il primo degli incontri.

 

Pnrr, è l’ora dell’impresa femminile. Regione Fvg: stop alle “culle vuote”

Viviamo un momento cruciale per lo sviluppo dell’impresa femminile. Ma non solo: abbiamo a portata di mano un’occasione unica per accrescere la formazione e, ancora prima, consolidare una cultura diffusa della partecipazione femminile all’impresa e al lavoro. Lo hanno evidenziato tutte le intervenute alla tappa udinese del “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”, promosso da Unioncamere e realizzato sul territorio dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine. Il webinar ha offerto infatti l’occasione per presentare nel dettaglio le nuove possibilità di sviluppo derivanti dal Pnrr per l’impresa femminile, dal Fondo impresa donna e dalla Certificazione di genere, strumento, quest’tultimo, utile a contrastare il divario di genere e invertire la rotta sul ritardo femminile nella partecipazione al mercato del lavoro.


Dopo l’introduzione del segretario generale Cciaa, Lucia Pilutti, e della presidente del Comitato camerale imprenditoria femminile, Cecìle Vandenheede, la vicesegretario generale di Unioncamere, Tiziana Pompei, è entrata nel dettaglio del Fondo per l’imprenditorialità femminile, nato per sostenere avvio e consolidamento dell’imprenditoria femminile e rafforzato dai fondi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: si tratta di 400 milioni di euro, ripartiti per priorità e tradotti in incentivi tanto per la nascita di nuove imprese femminili quanto per il consolidamento di quelle già esistenti. Una parte dei fondi è destinata anche per azioni di cosiddetta “education”, ossia per la promozione della cultura imprenditoriale femminile, del valore del fare impresa al femminile e quindi anche per la formazione continua delle imprenditrici. Misure molto cospicue, ha precisato la Pompei, alla cui creazione ha contribuito fortemente il sistema camerale con la rete dei Comitati imprenditoria femminile del territorio. «Misure – ha detto – in cui le Cciaa hanno anche capacità di incidere in futuro, con le loro competenze ed esperienza nell’assistenza all’avvio d’impresa e rafforzamento della strategia di impresa, con l’accompagnamento alla produzione dei business plan».

Barbara Zilli

Anche per l’assessore alle finanze della Regione Fvg, Barbara Zilli, è questo il momento giusto, con occasioni importanti da cogliere per la promozione dell’impreditoria femminile. Ma la Zilli si è soffermata su un problema di fondo, quello delle “culle vuote”, questione scottante in Italia (e in regione in particolare) e su cui secondo l’assessore è necessario intervenire prima di tutto per invertire il trend. Per la Zilli, nel Pnrr, sulla questione, c’è ancora «troppo poco» ed è necessario fare un passo in più, prevalentemente culturale. L’esponente della Giunta Fedriga ha sottolineato come sia necessario spostare il focus dalla parola “femminile” a quella di “famiglia”, perché il problema non deve essere in carico alle sole donne, ma condiviso con il nucleo familiare. In questo senso, Barbara Zilli ha ripercorso i punti cruciali della legge sulla famiglia promossa dalla collega di giunta Alessia Rosolen e approvata dall’amministrazione regionale, che mette a sistema e potenzia tutti gli aiuti per le famiglie e assicura una miglior conciliazione lavoro-famiglia, oltre a una serie di risorse per valorizzare l’impresa guidata dalle donne.
Sul tema della Certificazione di genere è quindi intervenuta Chiara Cristini, esperta di politiche di genere e pari opportunità, ricercatrice di Ires Fvg, ed è seguito l’intervento di Cristina Lambiase, senior manager marketing internazionale turistico ed esperta OnePlanet dell’Unwto (Organizzazione Mondiale del Turismo), che ha presentato un case study introducendo L’Agenda Onu 2030: Obiettivo 5 Parità di Genere.

Webmarketing, dall’8 marzo
un corso per iscritti a Pipol

La Camera di Commercio organizza un nuovo corso per approfondire le tecniche di webmarketing, con l’obiettivo di fornire le competenze necessarie a operare nel settore del marketing digitale, con specifico riferimento alla definizione e allo sviluppo di strategie con l’utilizzo di strumenti quali social media, siti web o blog. Possono iscriversi al ciclo di lezioni tutte le persone che hanno aderito al Programma Pipol motivate ad approfondire le proprie competenze nel settore. Il percorso, della durata di 250 ore, partirà martedì 8 marzo, per concludersi entro la fine di maggio. Le lezioni si svolgeranno dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e con una modalità mista online e in presenza. Il progetto è realizzato nell’ambito del Programma Operativo Regionale Fse della Regione, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo. Tra i contenuti trattati ci saranno innanzitutto l’analisi dei diversi canali web e strumenti social e delle loro potenzialità. Si passerà allo studio delle tecniche e degli strumenti di content marketing per la realizzazione di contenuti digitali efficaci e attenzione sarà dedicata anche al posizionamento e all’ottimizzazione dei contenuti presenti nei siti e nelle pagine web sui motori di ricerca (seo). Saranno illustrate le tecniche per creare e gestire pagine web attraverso piattaforme Cms e studiati gli strumenti per la valutazione dell’efficacia e per la verifica e integrazione delle strategie messe in campo (Web e Social Analytics). Le lezioni teoriche verranno alternate ad esercitazioni pratiche. Per iscriversi inviare una mail di richiesta a marta.toch@pnud.camcom.it allegando il proprio curriculum entro il primo marzo. È richiesta inoltre l’iscrizione al programma Pipol che può essere effettuata registrandosi in modo autonomo sul portale della Regione oppure recandosi presso un Centro per l’Impiego. Le persone già iscritte a Pipol, ma che avevano richiesto un corso in un’area diversa, dovranno modificare il Piano d’Azione Individuale (Pai) al Centro per l’impiego. Le lezioni in presenza si svolgeranno nella sede della Camera di Commercio in via Morpurgo 4 a Udine. Al termine, sarà rilasciato un attestato di frequenza dalla Regione Fvg e un Attestato di Formazione generale sicurezza lavoratori. Tutte le informazioni sui corsi Pipol sono disponibili sul sito https://www.pipol.fvg.it/; è possibile contattare gli uffici I.Ter, telefono 0432.273212 e mail marta.toch@pnud.camcom.it

Area Adriatico-Ionica:
ospitalità di studenti

Un’opportunità di scambio e crescita anche per le imprese friulane: con il progetto pilota 𝗪𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗻-𝗕𝗔𝗟𝗞𝗔𝗡𝘀𝗵𝗶𝗽 del Forum Aic, il forum che riunisce le Camere di Commercio dell’area adriatico-ionica e di cui è parte integrante anche la Cciaa Pn-Ud, potranno ospitare in stage 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘂𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗮𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗕𝗮𝗹𝗰𝗮𝗻𝗶 𝗼𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶, dando la propria 𝗮𝗱𝗲𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 lunedì 𝟮𝟴 𝗳𝗲𝗯𝗯𝗿𝗮𝗶𝗼. I Paesi interessati dallo scambio sono Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Albania, Nord Macedonia, Slovenia e Grecia. Per aderire al percorso, senza alcun costo per le imprese, queste ultime possono inviare le proprie manifestazioni d’interesse compilando il modulo a questo link, con tutte le informazioni necessarie: https://www.forumaic.org/western-balkanship-crea-il-tuo-futuro/; il progetto mira ad attivare circa 50 stage, prevedendo lo scambio tra le due sponde dell’Adriatico e dello Ionio.

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In copertina e all’interno ecco due immagini del webinar che si è tenuto a Udine.

 

“Ridoprin Lab”, una menzione speciale per la cooperativa Karpós di Porcia

“Ridoprin Lab”, laboratorio al femminile con sede a Torre di Pordenone realizzato dalla cooperativa sociale Karpós di Porcia, che si occupa di recupero tessuti e oggetti mirando al contempo al reinserimento occupazionale di donne fragili, ha ricevuto una menzione speciale al premio PerCoRSI in FVG 2 – Percorsi per la salute, la sicurezza e la qualità della vita lavorativa in Friuli Venezia Giulia, iniziativa cofinanziata dal Fondo sociale europeo nell’ambito dell’attuazione del POR 14-20, con capofila Ires Fvg Impresa Sociale e in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. A consegnare i riconoscimenti l’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen.

«Siamo molto orgogliosi per questo riconoscimento – ha spiegato Paola Marano, presidente di Karpós dopo la cerimonia – che premia la nostra capacità di aver colto una nuova esigenza del territorio: riutilizzare i rifiuti. Con il nostro nuovo laboratorio stiamo cercando di creare opportunità lavorative per le fasce deboli rappresentate in primis dal target femminile oltre a realizzare un luogo capace di coniugare economia circolare e solidale attraverso attività di ri-produzione tessile, formazione e culturali».
La mission di Karpós è da sempre ridare valore alle cose e alle persone, fornendo servizi di qualità e favorendo opportunità lavorative e di reintegrazione sociale: per tutte queste ragioni e per la grande attenzione all’ambiente e al diritto ad avere un lavoro dignitoso, che la cooperativa Karpos, facente parte di Confcooperative Pordenone, è stata insignita della menzione a carattere regionale. Il Premio è stato anche l’occasione per un confronto e un approfondimento sulle sfide future per la sostenibilità e la qualità del lavoro a cui saranno chiamate nei prossimi anni imprese ed enti regionali.

«Il Ridoprin Lab coglie le sfide future per la sostenibilità e intende sostenere le donne che – ha concluso Marano -, impegnate in lavori usuranti come per esempio nei servizi di pulizie o nella professione di Oss, faticano a raggiungere l’età pensionabile e si trovano costrette a lasciare il lavoro oppure donne sole con bambini, senza reti parentali, che necessitano di orari particolari di lavoro, donne anziane, depositarie di abilità manuali ormai desuete, in una logica di invecchiamento attivo, oltre che donne immigrate che provengono da contesti culturali diversi da quelli presenti nel comprensorio pordenonese, in questo senso lavoriamo per rispettare gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 quali: la parità di opportunità tra donne e uomini, la promozione della gestione e uso efficiente delle risorse naturali e lo sviluppo di una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile». Il progetto Ridoprin Lab è stato finanziato nell’ambito del bando “Un’Impresa accessibile ed Inclusiva” promosso dal Comune di Pordenone e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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In copertina e qui sopra gli oggetti prodotti nel laboratorio; all’interno, il premio e la sua consegna.

 

Tilatti a Fedriga: sono pronti i ventidue ambulatori degli Artigiani per i vaccini

(g.l.) Anche in Friuli Venezia Giulia, l’uscita dall’emergenza sanitaria con la tanto auspicata ripresa dell’economia passa attraverso efficaci misure di contenimento della pandemia e un’adeguata campagna vaccinale. Nella quale quale anche gli artigiani sono pronti a dare un fattivo contributo, come è stato assicurato ieri dal presidente Graziano Tilatti. «Dinanzi alla comunicazione del presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ci sentiamo anzitutto caricati – ha detto infatti a commento dell’incontro virtuale avuto con il leader regionale – di un rinnovato senso di responsabilità. Le valutazioni del governatore ci trovano in perfetta sintonia: se è necessario chiudere si chiuda, ma con rigore scientifico, in particolare nelle zone con il più alto tasso di contagio. Confartigianato-Imprese Udine e tutto il sistema regionale di Confartigianato è al fianco della Giunta. La pandemia può essere battuta solo con un’accelerazione del piano vaccinale, accelerazione che siamo pronti a sostenere: lo abbiamo detto oggi al governatore offrendogli i nostri 22 ambulatori di medicina del lavoro sparsi in maniera capillare sul territorio».

Fedriga con Riccardi.

«Dopo il continuo decremento a partire dal 10 gennaio scorso di contagi e ospedalizzazioni con una costanza di presenze in terapia intensiva, nell’ultima settimana abbiamo invece assistito ad un’inversione di tendenza con un esponenziale aumento dei positivi e dei ricoveri. Per mettere in sicurezza il sistema sanitario e la popolazione, stiamo valutando delle nuove misure per tutta la regione e più restrittive per le zone più a rischio del territorio», ha detto Fedriga, presenti il vicegovernatore Riccardo Riccardi, gli assessori regionali all’Istruzione Alessia Rosolen, alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, alle Attività produttive e Turismo Sergio Emidio Bini e alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, durante gli incontri con i capigruppo in Consiglio regionale, l’Anci, i prefetti, i sindacati, le categorie economiche e l’Ufficio scolastico regionale. Si è trattato – come informa Arc – di riunioni in videoconferenza volute per aggiornare sulla situazione epidemiologica e confrontarsi con i soggetti istituzionali e non, sulle misure da adottare per il contenimento dell’emergenza anche alla luce dell’incontro telematico, della mattina, sul Dpcm per le misure anti-Covid alla presenza dei ministri per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini, dell’Istruzione Patrizio Bianchi e alla Salute Roberto Speranza.

«Pordenone e Trieste sono ancora aree dove l’incidenza dei contagi non è esplosa – ha detto il governatore -, mentre l’indice è alto e preoccupante nelle ex province di Gorizia e ancora di più in quella di Udine». Gli incrementi sono dettati dalla diffusione delle varianti che colpiscono anche la fascia più giovane della popolazione e sulle quali sono necessari interventi di mitigazione. Verrà emanata un’ordinanza sul territorio, l’ipotesi è di procedere oggi, per farla entrare in vigore venerdì con misure di contenimento generali e più specifiche per i territori a rischio. «Non abbiamo assunto ancora alcuna decisione, ma dovremo intervenire anche nell’ambito scolastico sul quale pensiamo di applicare le restrizioni a partire da lunedì in maniera uniforme», ha precisato Fedriga, sottolineando comunque di attendere il nuovo Dpcm in cui è prevista, in zona rossa, la didattica a distanza (Dad) in tutte le scuole di ogni ordine e grado, mentre per la zona gialla e arancione la Dad sarà decisa dalle Regioni in due casi: qualora i contagi fossero superiori a 250 casi su 100mila abitanti nell’ultima settimana o in presenza di un aumento importante dei contagi.
«Servono misure rigorose, efficaci ma anche accettabili il più possibile – ha aggiunto il governatore -, perché la positiva applicazione delle misure di contrazione della libertà avviene quando vi è la più ampia condivisione possibile». Fedriga ha rimarcato la necessità di adottare misure per la tenuta del sistema sanitario, la diminuzione dei contagi oltre che la tenuta lavorativa ed economica all’interno dei limiti imposti dal contesto attuale.

Riccardi ha ricordato due elementi di incertezza, in particolare il parametro dei 250 contagi nel provvedimento che il Governo ha assunto con il Dpcm e le indagini sulle varianti – «al 18 febbraio si registrava il 54% della variante inglese nel Paese che oggi significa aver superato il 60%» – e il dato del contagio sulla popolazione studentesca: «non è la scuola che determina il contagio quanto i movimenti dei giovani con le attività extra scolastiche». Riccardi ha ribadito il significativo incremento dei contagi nell’ultima settimana che «ci deve far valutare con attenzione quali scelte assumere» e ha evidenziato come «la colorazione del territorio sconta un ritardo di sette giorni: se pur siamo in zona gialla, il monitoraggio mostra una situazione di preoccupazione, in particolare per alcune aree del territorio».
Si tratta di dati che rischiano di far assumere provvedimenti tardivi secondo Riccardi e Fedriga: «L’Rt guarda ai 15 giorni precedenti, quindi nel prendere misure restrittive rischiamo di essere in ritardo così come nel caso inverso, per allentare i provvedimenti una volta che la situazione è migliorata. Nell’interlocuzione con il ministro Speranza la necessità di modificare questi parametri è stata segnalata».

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In copertina, il presidente degli Artigiani Fvg Graziano Tilatti durante la videoconferenza.