Arlef soddisfatta per i cartelli trilingui ritornati sulla ferrovia Udine-Cividale. Il progetto Anin e la polemica sulle mappe

Nelle stazioni ferroviarie della linea Udine-Cividale sono stati reinstallati i cartelli trilingui. La rimozione della segnaletica era stata determinata dai lavori di ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria, nel contesto del passaggio di gestione della linea da FUC – Ferrovie Udine-Cividale a RFI-Rete Ferroviaria Italiana, subentrata per legge nella gestione dell’infrastruttura e del servizio. «Questo importante successo è il risultato di un lavoro di gruppo portato avanti con costanza e puntualità e messo in opera in pochi mesi. RFI ha recepito rapidamente le richieste inviate da Arlef, attraverso una lettera formale, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E la sua dirigenza ha rilanciato con idee anche per il futuro che contiamo di far diventare realtà», ha affermato Eros Cisilino, presidente dell’Agenzia regionale per la lingua friulana.
Con la posa dei nuovi cartelli, la stazione della città ducale – e con essa tutte le altre che fanno parte della linea – torna quindi a esprimere pienamente la propria identità linguistica e culturale. La presenza della segnaletica trilingue (friulano, italiano, sloveno) rappresenta infatti non solo un gesto di attenzione verso il patrimonio linguistico locale, ma anche uno strumento efficace di marketing territoriale. I cartelli trilingui tornano così a essere parte integrante del racconto del territorio: un elemento capace di accogliere viaggiatori e visitatori e di parlare loro, da subito, della cultura e dell’identità di quel luogo. Elementi, questi, che contribuiscono a valorizzare anche il patrimonio linguistico, da un lato, e la specificità del Friuli e della sua storia, dall’altro.

Intanto, il presidente Eros Cisilino, rispondendo all’intervento del consigliere regionale Enrico Bullian, ha ribadito la posizione dell’Arlef sulle mappe di Anìn, progetto pluriennale legato alla valorizzazione della lingua e dell’identità friulana. «Trovo che la polemica sollevata dal consigliere regionale del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, Enrico Bullian, non sia condivisibile perché la scelta di utilizzare proprio quella mappa, nell’ambito di un progetto pluriennale ampiamente voluto e condiviso, non è certo frutto di una libera interpretazione dell’Arlef ma di valutazioni collegiali approfondite», ha spiegato. Per fare chiarezza dopo quanto dichiarato da Bullian, l’Agenzia ha infatti diffuso un’immagine che pone, una accanto all’altra, con didascalie ben identificabili, due diverse mappe del Friuli. Come lo stesso Cisilino ha chiarito: «La mappa a sinistra, al momento sotto osservazione, è stata realizzata sulla base della definizione storico-geografica fornita da una fonte autorevole qual è la Treccani. A destra – ha proseguito il presidente dell’Arlef – è raffigurata la cartina che traccia i confini dell’area cosiddetta friulanofona. Come è facilmente apprezzabile, le due non coincidono perfettamente».
Approfondendo ulteriormente l’argomento, il presidente dell’Arlef ha ricordato ancora, citando la celebre e centenaria enciclopedia, che «il Friuli è descritto come il territorio che va dal fiume Livenza al Timavo. Un territorio (storico) in cui c’è chi parla italiano, friulano, sloveno, tedesco o veneto, bisiaco compreso. Detto ciò – ha rimarcato ancora Cisilino – c’è da dire che fra i Comuni di lingua friulana, c’è anche Monfalcone e pure Sagrado, che si trovano in Bisiacaria, ma chiesero specificamente di entrare in quella delimitazione in occasione della stesura della Legge 482 del 1999, anticipata dalla Legge regionale 15 del 1996. Non è, pertanto, un caso se anche dalla Bisiacaria arrivano domande per aderire alle celebrazioni annuali della Patria del Friuli, proprio perchè il Friuli non si limita all’area friulanofona ma a quella più ampia definita da criteri storici. Credo pertanto – ha chiuso – che Arlef nel realizzare le mappe di Anìn abbia agito con trasparenza e rigore, rispettando senza dubbio alcuno tutte le diversità che, come ricorda la norma, hanno pari dignità e non si escludono a vicenda».

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In copertina, il cartello trilingue ricomparso nella stazione dei treni a Cividale.

Dopo Tarcento, la “Fieste de Patrie dal Friûl” è arrivata a Sacile il Comune più occidentale. Il governatore Fedriga: c’è un senso di appartenenza che ci unisce

«La “Fieste de Patrie dal Friûl” rinnova oggi il senso di appartenenza che ci unisce», ha sottolineato il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, intervenendo a Sacile alla 48ma edizione dell’annuale manifestazione del 3 Aprile. Il Comune più occidentale del Friuli ha ospitato, infatti, le celebrazioni della “Fieste” con cui si sono ricordati i 948 anni dalla costituzione dello Stato patriarcale friulano, fondato appunto il 3 aprile 1077. E la città-porta del Friuli ha rappresentato una scelta particolarmente simbolica in quanto, nel 1366, il Patriarca Marquardo von Randeck – quello che si ricorda ogni anno nell’Epifania cividalese con la Messa dello Spadone – la scelse per promulgare le Constitutiones Patriae Fori Iulii.


Organizzata quest’anno da Comune di Sacile, Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e Agenzia regionale per la lingua friulana, in collaborazione con l’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, la “Fieste” è cominciata, in piazza Sant’Odorico, con il tradizionale alzabandiera dello storico vessillo del Friuli. Presenti, come di consueto, tantissime autorità, insieme ai sindaci e ai rappresentanti dei Comuni del territorio friulano. Successivamente, nella Chiesa di Sant’Ulderico è stata celebrata una Messa con letture e preghiere in friulano, sloveno, tedesco e veneto. Terminata la funzione, le cerimonie si sono spostate alla Loggia del Municipio, dove è seguito il saluto di benvenuto agli ospiti e alla cittadinanza. Le celebrazioni civili sono poi proseguite al Teatro Ruffo. Ad aprirle è stata l’esecuzione dell’Inno del Friuli intonato dalla talentuosa mezzosoprano Valentina Volpe Andreazza, accompagnata al pianoforte da Ruggero Spagnol, assessore comunale alla cultura. Terminato l’inno, come da programma c’è stata la lettura della Bolla imperiale seguita dal tradizionale scambio della bandiera tra il sindaco di Tarcento, Maurizio Steccati, che aveva ospitato la Festa lo scorso anno, e il sindaco di Sacile, Carlo Spagnol. Sono seguiti gli interventi delle molte autorità.
Dopo l’intervento del primo cittadino, nel corso della cerimonia civile hanno parlato: Geremia Gomboso, presidente dell’Istitût Ladin Furlan; Daniele Sergon, presidente dell’Assemblea della comunità linguistica friulana; Dorino Favot, presidente dell’Anci Fvg – Associazione Nazionale Comuni Italiani; Angelo Montanari, che dal prossimo ottobre sarà il rettore dell’Università degli Studi di Udine; Eros Cisilino, presidente dell’Arlef; gli onorevoli Isabella De Monte ed Emanuele Loperfido; la senatrice Tatjana Rojc; Markus Maurmair, per il Consiglio regionale Fvg; Mario Anzil, vicepresidente della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e assessore alla cultura; il governatore della Regione Massimiliano Fedriga (con un videointervento). Presenti, inoltre, Rita Nassimbeni, presidente del Consiglio comunale di Udine, e la consigliera Stefania Garlatti Costa; Maurizio Negro, assessore del Comune di Gorizia; Stefania Miotto per la Società Filologica Friulana; Gabrio Piemonte per l’Ente Friuli nel Mondo.
Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, intervenendo in un video messaggio, ha ricordato come la città di Sacile, nel 1366, fu teatro dell’approvazione della Costituzione della Patria del Friuli. Una delle più alte espressioni di autonomia istituzionale in Europa. «Da quel momento – ha ricordato il governatore – la nostra terra visse, per oltre tre secoli, un periodo di unità e coesione, in cui si svilupparono una lingua comune, una cultura condivisa e un forte senso di appartenenza. Il Patriarcato fu anche esempio di pluralità e convivenza. Al fianco della lingua friulana, si garantiva rispetto e tutela alle lingue culture delle comunità slovene e germanofone. Un modello di pluralismo che oggi, in un’Europa che cerca nuovi equilibri, resta un riferimento importante. Questa giornata ci ricorda che l’identità friulana è fondata sull’autonomia ma anche sulla responsabilità. Celebrare la nostra storia non significa rimanere ancorati al passato, ma rinnovare l’impegno a trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza delle proprie radici. La lingua friulana – ha rimarcato – rappresenta un elemento essenziale di questo patrimonio. Promuoverla nei contesti educativi, nell’istituzioni e i mezzi di comunicazione è un dovere che ci assumiamo, perché attraverso la lingua passa non solo la memoria, ma la capacità di affrontare il futuro con consapevolezza. Il Fvg, grazie anche alla propria autonomia speciale, ha saputo dimostrare che è possibile coniugare autogoverno e responsabilità, identità e apertura, tradizione e innovazione. Questo è il contributo che vogliamo continuare a offrire all’Italia e all’Europa. Essere un esempio concreto di coesione nella diversità, di rispetto delle specificità e di solidarietà tra le comunità. La Fieste del Patrie dal Friûl rinnova oggi il senso di appartenenza che ci unisce. Ci ricorda – ha chiuso il presidente Fedriga – che siamo custodi di un’eredità preziosa, fatta di istituzioni solide, di pluralismo culturale e di coesione sociale e che questa eredità va custodita, difesa e trasmessa».

Nel suo intervento, Mario Anzil, vice presidente del Fvg e assessore alla cultura, ha evidenziato l’importanza di conservare l’identità, ricordare i valori degli avi – un patrimonio di secoli di laboriosità e capacità di superare le avversità, come la ricostruzione post terremoto -, ma anche alimentare la consapevolezza nelle giovani generazioni di essere all’altezza di queste radici per costruire un futuro solido.
Nel ricevere la bandiera dall’omologo di Tarcento, che ha ospitato la “Fieste” lo scorso anno, Carlo Spagnol, sindaco di Sacile, ha posto l’accento sulla storia della città ospitante sottolineando che «Sacile è stato ed è ancora un crocevia. Siamo orgogliosi di avere le nostre radici in Friuli. Noi vogliamo continuare a portare avanti questo legame, con l’aiuto di tutti, anche attraverso il recupero dei legami, delle tradizioni, che sono il nostro patrimonio e che sapremo coltivare e far crescere nell’interesse comune, guardando con ottimismo al futuro».
Anche il presidente dell’Arlef, Eros Cisilino, ha posto l’accento sull’importanza di Sacile nella storia del Friuli: «Con le celebrazioni della Fieste de Patrie dal Friûl a Sacile abbiamo acceso i fari su un fatto storico non ancora sufficientemente noto: seicentocinquantanove anni fa, nel 1366, su impulso del patriarca Marquardo di Randeck, in questa città venivano promulgate le Constitutiones Patriae Fori Iulii, ovvero un volume che conteneva i “codici” del diritto friulano, poi rimasti in vigore fino al 1797. Una codificazione giuridica all’avanguardia per l’epoca, così come del resto lo era il Parlamento della Patria, uno dei più antichi d’Europa e dei più longevi della storia, dove accanto ai nobili e agli ecclesiastici, sedevano anche i rappresentanti dei Comuni. Le Constitutiones erano significativamente innovative sotto diversi punti di vista, ma senz’altro per il peso che davano alle donne, alle quali riconoscevano tutele e diritti non immaginabili per l’epoca e diventati universalmente riconosciuti solo secoli dopo. Si tratta di aspetti fondamentali che in una certa misura, da un punto di vista legislativo, ponevano la donna alla pari dell’uomo: poteva ereditare i beni del marito, in mancanza di eredi maschi, e aveva potere sul suo patrimonio in casi precisi. Temi tutt’altro che secondari e che hanno visto il Friuli antesignano, rimarcando così, ancora una volta, la sua autonomia».
La senatrice Tatjana Rojc, ringraziando per l’invito e complimentandosi per le celebrazioni, ha fatto invece un appello affinché si continui a coltivare lo studio delle lingue che compongono il panorama linguistico regionale e che lo si faccia con l’impegno profuso dall’UniUd, sin dalle sue origini, essendo il Friuli oggi al centro dell’Europa: la forza di questo territorio. Ha invece posto l’accento sul legame dei friulani con i loro simboli l’onorevole Isabella De Monte. Prima fra tutti, la bandiera con la sua aquila. De Monte ha sottolineato l’unicità del Friuli, terra in cui le differenze dei popoli coesistono pacificamente. Ha quindi parlato di un obiettivo comune: la ratifica della Carta europea delle lingue minoritarie, attesa da oltre 20 anni, un passaggio sostanziale che è necessario avvenga. Il deputato Emanuele Loperfido, salito sul palco del Teatro Ruffo, ha sottolineato invece come le istituzioni debbano saper essere all’altezza del popolo che rappresentano e ha lanciato una sfida verso il futuro, in previsione del ritorno alle province, auspicando che siano in grado di essere snelle, di ascoltare il territorio, mettendolo nelle condizioni di saper correre per essere pronto ad affrontare a testa alta le sfide del futuro.
A portare i saluti del presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, c’era il consigliere regionale, Markus Maurmair, il quale ha sottolineato come «non ci siano friulani di serie A o di serie B, ma che anzi, chi desidera prendere la Bandiera del Friuli e metterla fuori dalla propria casa, per rivendicare l’appartenenza a un popolo – al di là delle diversità presenti sul territorio – credo vada apprezzato e incoraggiato». Il neo eletto rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari, ha quindi posto l’accento su quello che ha definito «un tratto distintivo del nostro Ateneo, che va coltivato con grande cura: la coesistenza di un forte radicamento con il territorio e uno sguardo che spazia in tutte le direzioni». Ricordando il padre, primo sindaco di Sacile nel secondo dopoguerra, poi emigrato in Argentina, ha aggiunto: «Credo ci sia una rete di rapporti che lega le diverse realtà del Friuli e che oggi l’Università di Udine sia uno dei nodi più importanti di questa rete, svolgendo un ruolo fondamentale nel rafforzamento e nella valorizzazione del nostro territorio».
«Come Istitût Ladin Furlan siamo stati i primi, dopo l’iniziativa del 1977, organizzata da Pre Checo Placerean, a sostenere le celebrazioni della Fieste de Patrie dal Friûl. A quarantotto anni di distanza da quel giorno, siamo contenti che la Regione abbia riconosciuto questa iniziativa. Ancora più bello è vedere che il ricordo della nascita del Patriarcato di Aquileia, e quindi del Friuli, si allarga ogni giorno di più. Quindi devo dire grazie alla Regione, che ci ha creduto, così come all’Arlef e al Comune di Sacile, quest’anno. Ma soprattutto il mio grazie va al popolo friulano che sta riscoprendo la sua storia. Una storia che ci era sempre stata negata, ma che è una storia grandissima. Le celebrazioni che si sono svolte a Sacile, dove sono state promulgate le Constitutiones della Patria volute da Marquardo, dimostrano quanto il patriarcato fosse tra i più avanzati d’Europa», ha ricordato Geremia Gomboso, presidente dell’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”rimarcando anche che «è doveroso esprimere una profonda preoccupazione per il mancato rispetto delle normative che dovrebbero garantire l’insegnamento della lingua friulana nelle nostre scuole. Le risorse stanziate, sebbene importanti, non sembrano garantire una presenza capillare e efficace della lingua friulana nel sistema educativo regionale. Quante altre generazioni – ha chiuso domandandosi retoricamente – dovranno passare prima che l’insegnamento del friulano venga riconosciuto per quello che è: un diritto fondamentale di tutti noi?».
Il programma della Fieste è proseguito, nel pomeriggio, dopo il tradizionale pranzo, offrendo a tutti la possibilità di partecipare ai molteplici itinerari culturali. Fra essi l’importante mostra d’arte “Stralûs. 1985-2025 Arte in Friuli / Art in Friûl”, frutto della collaborazione fra la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, l’Università di Udine, il Comune di Sacile e l’Arlef, ospitata a Palazzo Ragazzoni, che resterà aperta fino all’11 maggio.

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In copertina, le bandiere del Friuli storico mentre attraversano il ponte sul Livenza; all’interno, il passaggio di consegne fra il sindaco di Tarcento Mauro Steccati e il collega di Sacile Carlo Spagnol, e due immagini della manifestazione.

“Marcho. L’ultima bandiera”, evento al Visionario di Udine con Franco Cardini per la Fieste de Patrie dal Friûl

Sarà una grande serata-evento quella ospitata dal Visionario di Udine il 3 aprile, dalle 19.30. In occasione della “Fieste de Patrie dal Friûl”, celebrata proprio in quella data, è infatti in programma la proiezione speciale di “Marcho. L’ultima bandiera” – alle 19.30 nella versione in friulano e alle 21.30 nella versione in italiano – arricchita dall’intervento del professor Franco Cardini, uno dei più importanti storici medievisti italiani, volto noto del piccolo schermo e saggista di fama.

Franco Cardini


Il professore ha infatti dato voce agli approfondimenti presenti nel docufilm co-prodotto dall’Agenzia regionale per la lingua friulana e da Artevideo, con il contributo di Friuli Venezia Giulia Film Commission e del Fondo per l’audiovisivo del Friuli Venezia Giulia. Il film è stato girato in otto diverse location del Friuli con il coinvolgimento di oltre duecento persone. La pellicola vede inoltre gli importanti contributi di Alberto Travain, autore e curatore di vari saggi sulla figura di Marcho; Flavia Maria De Vitt, docente di Storia medioevale all’Università degli Studi di Udine; William Cisilino, direttore dell’Arlef e autore del soggetto assieme a Enrico Maso e al regista; Gianfranco Ellero, autore di numerose monografie sulla storia del Friuli.
Andato in onda su Rai Storia, in prima serata, all’interno della trasmissione “5000 anni e più. La lunga storia dell’umanità”, il docufilm del regista Marco Fabbro ha subito riscosso un ampio successo. Lo stesso conduttore della trasmissione, Giorgio Zanchini, lo ha definito come un’occasione straordinaria per scoprire aspetti poco noti della storia del Friuli che si è incrociata con importanti eventi europei. La vicenda narrata è quella di Marco di Moruzzo, l’ultimo portabandiera dello Stato patriarcale di Aquileia, l’unico nobile che si è opposto all’invasione di Venezia, attorno al 1420. Un avvenimento rimasto celato per 500 anni e tornato alla luce solo nel recente passato, nel 1986, durante un restauro, grazie a una lettera rinvenuta tra le pagine di un libro, conservato nella biblioteca della casa-forte Brunelde, a Fagagna.
In occasione delle giornate di celebrazione della “Fieste de Patrie”, anche molti studenti delle scuole superiori di primo e di secondo grado del Friuli assisteranno alla proiezione del docufilm e riceveranno in omaggio un opuscolo appositamente realizzato per loro, che illustra il contesto, i protagonisti e la storia di Marco di Moruzzo. Alcuni di loro avranno anche l’opportunità di conoscere dal vivo il professor Cardini in occasione del matinée loro riservato, sempre il 3 aprile, al Visionario.
Nei giorni che seguiranno la ricca giornata del 3 aprile, il film sarà nelle sale del Friuli, da Tolmezzo a Pordenone, da San Daniele a Gorizia, Codroipo e in molte altre, e anche a Roma, con una proiezione speciale in collaborazione con il Fogolâr Furlan.

Il calendario completo delle proiezioni è consultabile sul sito www.arlef.it

Con l’apprezzamento del Club per l’Unesco di Udine.

Sacile nell’abbraccio del Livenza ospiterà la “Fieste de Patrie dal Friûl” ricordando la Costituzione del Patriarca Marquardo

Nell’abbraccio delle calme e limpide acque del fiume Livenza e circondati dai suoi splendidi palazzi, sarà Sacile, il prossimo 6 aprile, a ospitare la 48ma edizione della “Fieste de Patrie dal Friûl”. La cerimonia religiosa e quella civile, nel 2025, ricorderanno i 948 anni dalla costituzione dello Stato patriarcale friulano, fondato il 3 aprile 1077, come è stato sottolineato durante la presentazione del sempre ricco programma. L’iniziativa è organizzata quest’anno da Comune di Sacile, Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e Agenzia regionale per la lingua friulana, in collaborazione con l’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”.
Alla presenza dell’assessore regionale alle autonomie locali, Pierpaolo Roberti, del presidente dell’Arlef, Eros Cisilino, del sindaco Carlo Spagnol, intervenuto con l’assessore alla cultura Ruggero Spagnol, e del presidente dell’Istitût Ladin Furlan, Geremia Gomboso, è stato ricordato come la scelta di Sacile per celebrare il Friuli sia particolarmente simbolica in quanto, l’8 novembre 1366, il Patriarca Marquardo von Randeck – lo stesso che si ricorda con la Messa dello Spadone e la successiva rievocazione storica nell’Epifania di Cividale – scelse proprio la città del Friuli Occidentale per promulgare la Constitutiones Patriae Fori Iulii, ovvero il “codice” del diritto friulano, rimasto in vigore fino al 1797.

«Con Arlef, durante tutto l’anno, lavoriamo intensamente per la tutela e la promozione della lingua friulana – ha detto Roberti – obiettivo su cui la Regione investe con convinzione e continuità. Lo facciamo con progetti che spaziano dalla scuola al cinema, come dimostra anche il recente contributo alla realizzazione di un film in friulano. Ma ci sono momenti, come quello della Festa della Patria del Friuli, in cui ci si concentra anche sull’identità, non solo linguistica, bensì culturale e storica». L’assessore ha, infine, ribadito l’importanza di sostenere questo tipo di celebrazioni: «Il Friuli Venezia Giulia – ha aggiunto – è una regione composita, per geografia e per cultura, ma capace di trovare valori comuni e condivisi. La Festa della Patria del Friuli celebra proprio questo: l’unità di un popolo che ha radici profonde. Il 6 aprile la bandiera del Friuli sventolerà su tutti gli edifici dell’Amministrazione regionale, da Trieste a Sacile, in un gesto simbolico ma potentemente identitario. La Regione continuerà a sostenere con convinzione questa ricorrenza, non per autocelebrazione, ma perché sono gli stessi Comuni e i cittadini a chiederci di farlo, con entusiasmo e partecipazione».
«Il fulcro delle celebrazioni per la Fieste si terrà a Sacile: città in cui il dualismo friulano e veneziano si sono scontrati, ma hanno anche collaborato, permettendo alla cittadina sul Livenza, di prosperare nel rispetto delle identità, ancora ben vive e radicate. Il programma è ricchissimo di eventi anche di notevole spessore e di questo ringrazio la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia per il costante supporto, le tante Amministrazioni comunali e le associazioni, ma soprattutto i tanti friulani, che pervicacemente valorizzano la nostra identità e la nostra lingua con idee e iniziative di impareggiabile valore che si estendono lungo tutto il corso dell’anno», ha ricordato il presidente Cisilino, ponendo l’accento sui moltissimi eventi collaterali in programma quest’anno: «È con viva soddisfazione che l’Agenzia regionale per la lingua friulana conta circa 200 eventi sul territorio regionale in occasione delle celebrazioni per la Patria del Friuli: si tratta di un dato che sottolinea il crescente interesse verso la nostra identità da parte delle Amministrazioni locali, delle associazioni e della cittadinanza».
«La città di Sacile è onorata di accogliere questa edizione della “Fieste de Patrie dal Friûl”, evento che assume un particolare significato, un passaggio importante per la storia di tutti noi: era il 1366, precisamente l’8 novembre, quando proprio a Sacile furono promulgate le Constitutiones Patriae Foriiuli. Una iniziativa molto importante in quanto Sacile sarà, per un giorno, la capitale del Friuli, richiamando il popolo friulano per celebrare i 948 anni dalla nascita della Patria, offrendo l’occasione per coinvolgere tutti nella promozione di quei valori che la Fieste porta con sé: ricordare e valorizzare le origini, la cultura e la storia di autonomia del popolo friulano», ha sottolineato il sindaco Spagnol.
Entrando nel dettaglio del programma della giornata di celebrazioni, l’assessore Spagnol ha quindi ricordato che “Sacile ha messo, in questa “scommessa”, tutte le sue risorse, in primis quelle umane, in particolar modo il personale della Biblioteca civica, che ha trovato in Arlef un prezioso supporto”. L’assessore ha anche fatto sapere che per la giornata del 6 aprile tutti i presenti saranno omaggiati con dei piccoli gadget realizzati dall’associazione “I Petali Onlus”, una realtà storica della città che si occupa di disabilità.


IL PROGRAMMA – Le celebrazioni avranno inizio in Piazza Sant’Odorico, antistante la Chiesa di Sant’Ulderico, alle 9.30. Qui è previsto il ritrovo dei partecipanti e, alle 9.45, il tradizionale alzabandiera della bandiera del Friuli, con l’accompagnamento del Gruppo Alpini di Sacile e dell’Istituto Filarmonico Città di Sacile. Seguirà, alle 10, la Santa Messa celebrata dai rappresentanti delle tre diocesi del Friuli, con letture e preghiere in friulano, sloveno, tedesco e veneto. La funzione sarà accompagnata dal Gruppo Corale Spengenberg di Spilimbergo. Terminata la messa, alle 11, partirà il corteo con l’accompagnamento dell’Istituto Filarmonico Città di Sacile. Si dirigerà verso la Loggia del Municipio, in piazza del Popolo, dove, alle 11.15, è previsto il saluto di benvenuto agli ospiti e alla cittadinanza, con l’accompagnamento del Coro Livenza. Alle 11.45, al Teatro Ruffo (Piazzetta Antonio Pasqual 22), avranno inizio le celebrazioni civili: sarà eseguito l’Inno del Friuli, cantato dalla talentuosa mezzosoprano Valentina Volpe Andreazza, e sarà data lettura della Bolla imperiale, a cura della Pro Castello di Caneva e con la partecipazione della Schola Tamburi storici di Conegliano. Dopo il tradizionale scambio della bandiera tra il sindaco del Comune che ha ospitato la manifestazione l’anno precedente (Tarcento) e quello ospitante, seguiranno i saluti delle molte autorità presenti. Chi vorrà seguire l’evento da casa, potrà farlo grazie allo speciale “Fieste de Patrie” di Telefriuli (canale 11), che dalle 9.45 trasmetterà in diretta sia la liturgia che, a seguire, la cerimonia civile. Dopo il pranzo, proposto nei ristoranti del centro storico con menù a prezzo concordato, sarà possibile prendere parte alle visite guidate a cura dell’Associazione Guide Nord-Est. Dalle 15.00, con ritrovo alla Loggia del Municipio (in Piazza del Popolo), partiranno gli itinerari alla scoperta di Palazzo Ragazzoni, del Duomo di San Nicola, della Chiesetta della Pietà, dell’Antico Ospitale e della Ex Chiesa di San Gregorio. Sarà inoltre possibile visitare in autonomia l’importante mostra d’arte “Stralûs. 1985-2025 Arte in Friuli / Art in Friûl”, ospitata a Palazzo Ragazzoni (aperta dalle 15 alle 19). Per maggiori informazioni sul programma della Fieste de Patrie è possibile contattare la Biblioteca Civica di Sacile, chiamando lo 0434.787235, o consultare il sito www.arlef.it

EVENTI SUL TERRITORIO – Come di consueto, nell’occasione della Fieste è previsto un fitto programma di eventi collaterali su tutto il territorio friulano. Spettacoli teatrali, eventi musicali, presentazione di libri, laboratori per i più piccoli e molto altro. Quest’anno sono tantissimi, ben il doppio rispetto alla passata edizione. Sono promossi da oltre 100 Comuni, anche grazie al bando per il sostegno delle manifestazioni che accompagnano la ricorrenza, promosso dall’ARLeF in attuazione alla Legge n. 6/2015. Il calendario degli eventi sul territorio è consultabile sul sito www.arlef.it

EVENTI COLLATERALI – A Sacile, nel percorso di avvicinamento al 6 aprile, sono previsti anche una serie di eventi collaterali. Giovedì 3 aprile, nel Salone delle Feste di Palazzo Ragazzoni, alle 18, ci sarà la conferenza “Gli antichi Statuti di Sacile”, con il prof. Ludovico Mazzarolli dell’Università degli Studi di Udine e i ricercatori Stefania Miotto e Alessandro Fadelli. Gli Statuta Comunis Sacili attestano l’ampia autonomia e l’elaborata struttura amministrativa che hanno favorito il rilevante sviluppo economico e culturale della città nel tardo Medioevo.
Venerdì 4 aprile, a Palazzo Ragazzoni, alle 18, sarà inaugurata la mostra “Stralûs. 1985-2025 Arte in Friuli / Art in Friûl”, curata da Magalì Cappellaro e Alberto Vidissoni dell’Università degli Studi di Udine. Un “viaggio” che offre uno sguardo d’insieme sulla ricchezza e la diversità dell’arte friulana, attraverso le opere di 8 diversi artisti, ciascuno con il proprio peculiare linguaggio espressivo.
Quello stesso giorno, sempre nel Salone delle Feste di Palazzo Ragazzoni, alle 20.45, andrà in scena “Poesie di confine: tra Friuli e Veneto, tra ieri e oggi”, rime sparse di G. Battista Donato, letterato del Cinquecento, e Fabio Franzin, poeta di oggi, interpretate da Caterina Comingio e Serena Ervas, con improvvisazioni musicali alla fisarmonica di Romano Todesco, su ideazione del Piccolo Teatro Città di Sacile.
Sabato 5 aprile, sarà invece la piazza della chiesa di Sant’Ulderico, alle 15.30, a ospitare “Sacile e la Patria del Friuli”, laboratorio creativo per bambini con l’associazione Playground APS.
Per maggiori informazioni è possibile contattare la Biblioteca Civica di Sacile, chiamando lo 0434.787235.

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In copertina, una bella immagine di Sacile bagnata dal Livenza; all’interno, gli intervenuti alla presentazione: da sinistra, Geremia Gomboso, Ruggero Spagnol, Carlo Spagnol, Pierpaolo Roberti, Eros Cisilino e William Cisilino.

Certificazione del friulano, consegnati i primi dieci attestati dopo gli esami

Sono stati consegnati i primi attestati di certificazione della conoscenza della lingua friulana. La cerimonia è stata ospitata dalla sede dell’Agenzia regionale per la lingua friulana e ha visto la partecipazione del suo presidente, Eros Cisilino, del direttore dell’Agenzia, William Cisilino, e di Massimo Duca, presidente della commissione d’esame.

I diplomati con i dirigenti Arlef.


«Cogliamo i primi importanti frutti di un ambizioso percorso iniziato alcuni anni fa e che era particolarmente atteso dal territorio: la certificazione linguistica per il livello B, ovvero il livello che maggiormente si interfaccia con il mondo del lavoro, con l’amministrazione pubblica e con la scuola. La certificazione è uno degli obiettivi principali ed essenziali delle leggi cardine su cui si fonda la promozione e la tutela della lingua friulana. Per questo primo successo desidero ringraziare la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, con la brillante operosità dell’Assessorato guidato da Alessia Rosolen, e l’Università del Friuli, con il rettore Roberto Pinton che, in prima persona, ha messo in campo tutte le alte capacità del nostro ateneo. Non di meno vanno ringraziati i docenti e i partecipanti che hanno dimostrato una grande dedizione e un grande desiderio di conoscenza della nostra lingua. Con questo primo traguardo, si consolida la prospettiva verso la fascia alta delle migliori politiche linguistiche europee», ha sottolineato Eros Cisilino, in occasione della cerimonia di consegna degli attestati di certificazione.
I dieci candidati che hanno superato l’esame – svoltosi lo scorso 27 novembre all’Università degli Studi di Udine – hanno affrontato quattro prove: innanzitutto la comprensione orale, fatta dall’ascolto di un audio a cui è seguito un test a risposta multipla; quindi è stata la volta della comprensione scritta, composta da tre diversi esercizi in cui i candidati hanno dovuto completare frasi con la parola corretta o fare dei collegamenti; in seguito si sono misurati con la produzione scritta di un tema di 500 parole su un argomento estratto a sorte; in conclusione hanno sostenuto un breve colloquio orale con i certificatori. Il buon esito dei test ha consentito loro di ricevere la certificazione per il livello B, ovvero “intermedio” secondo il Qcer, il quadro comune di riferimento per la conoscenza delle lingue, scritta e parlata, adottato con Risoluzione del Consiglio d’Europa del novembre 2001, e che viene riconosciuto a livello internazionale per la valutazione delle competenze e capacità linguistiche. I livelli per la lingua friulana sono quattro: A, elementare; il già citato B; C1, avanzato; C2 padronanza in situazioni complesse.

Arlef, assegnata la borsa di studio sul friulano e le sue lingue “sorelle” (romancio e ladino) a Sophie Mangutsch grazie all’intesa con Bolzano

È Sophie Mangutsch la vincitrice della borsa di studio per un dottorato di ricerca in Linguistica, promossa dalla Libera Università di Bolzano e dall’Agenzia regionale per la lingua friulana, in cooperazione con l’Università degli Studi di Verona. “Analisi comparata delle misure di tutela della lingua romancia grigionese, ladina brissino-tirolese e friulana” è il titolo della borsa. L’area tematica è dunque quella della sociolinguistica, con focus sulla tutela giuridica e le politiche linguistiche pubbliche inerenti alle tre lingue di minoranza prese in esame dal progetto: il romancio grigionese, il ladino dolomitico e il friulano. Il corso di dottorato si articolerà sui tre anni accademici 2024/25-2026/27 e comprenderà una specifica attività di ricerca che Sophie Mangutsch svolgerà all’Arlef per un periodo di almeno due mesi.
L’annuncio ufficiale è stato dato nella sede udinese della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, alla presenza dell’assessore regionale alle autonomie locali, Pierpaolo Roberti, del presidente dell’Arlef, Eros Cisilino; di Paul Videsott, professore ordinario di filologia romanza e direttore della Sezione ladina della Libera Università di Bolzano, nonché responsabile scientifico dell’Istituto Sudtirolese dei Gruppi Etnici (SVI) e della stessa Sophie Mangutsch.
«La presentazione odierna del dottorato è la dimostrazione che dietro le iniziative che la Regione porta avanti con Arlef, per la promozione e la tutela della lingua friulana, ci sono tanto studio e importanti collaborazioni, in questo caso specifico con il Trentino Alto Adige – ha chiarito l’assessore Roberti -. Sappiamo quanto bene si è lavorato in quel territorio per la salvaguardia della lingua di minoranza ladina e siamo convinti che importando buone pratiche che hanno permesso a loro di mantenere vivo il ladino sul territorio potremmo fare un ottimo lavoro anche in Friuli Venezia Giulia. Vogliamo continuare e anzi implementare sempre di più queste collaborazioni, soprattutto in vista della costruzione del nuovo Piano generale di politica linguistica che dovrà entrare in vigore il prossimo anno».

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“Marcho” premiato negli Usa

Il docufilm “Marcho. L’ultima bandiera”, presentato recentemente su RaiStoria in prima serata, ha già conquistato due riconoscimenti internazionali. Nell’ambito del “New York International Film Awards” ha ricevuto il premio come “Best Historical Film”. Sempre negli Usa, ma a San Diego, in occasione del XX “Accolade Global Film Competition”, gli è stato assegnato l’“Award of Excellence Special Mention”, al pari di documentari che vedono protagonisti attori hollywoodiani del calibro di Hugh Jackman ed Eric Roberts. “Un documentario creativo, realizzato ad arte, con ricostruzioni coinvolgenti ed esperti moderni che si muovono attraverso le scene. Nel 1400, Rizzardo nasconde la tragica storia di Marcho di Moruzzo, un ribelle che sfidò la conquista di Venezia. La storia di tradimento e sfida rimase nascosta per 500 anni fino alla sua scoperta, nel 1986”, questa la motivazione della giuria. Due ottimi risultati per questa pellicola che narra una pagina importante della storia friulana, un unicum di grande valenza civile e umana. Girato interamente in Friuli, il docufilm è il frutto della co-produzione Arlef e Arte Video, con il contributo di Friuli Venezia Giulia Film Commission e del Fondo per l’audiovisivo del Friuli Venezia Giulia.

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«La collaborazione con la Libera Università di Bolzano ci offre l’opportunità di comprendere e indagare il profondo rapporto che lega le lingue retoromanze. Rappresentando una delle fondamentali componenti identitarie e culturali dei nostri popoli, le nostre lingue identificano un patrimonio immateriale di eccezionale valore sia di livello locale che, soprattutto, internazionale. Il ceppo linguistico retoromanzo si estende su un ampio territorio che collega due Stati e la collaborazione tra l’Università di Bolzano e l’Arlef si colloca tra i lavori di ricerca sociolinguistica con maggior valore scientifico in Europa», ha precisato il presidente dell’Agenzia regionale per la lingua friulana, Eros Cisilino ringraziando tutte le realtà coinvolte nel progetto.
Con una certificazione trilingue (ladino, italiano e tedesco), livello C1, la dottoressa Mangutsch parla anche inglese e conosce il russo. Nel suo curriculum si legge che è già stata assegnista di ricerca, sempre nella Libera Università di Bolzano, per un progetto che si proponeva di indagare l’insegnamento delle lingue minoritarie storiche in Italia con particolare attenzione al friulano, al ladino dolomitico e al sardo. «Sono molto soddisfatto per l’interesse che il bando ha suscitato e per la qualità del progetto vincitore. La dottoressa Mangutsch intende affrontare la questione del rapporto tra la politica linguistica e la sua efficacia in un contesto di minoranza, come lo sono le tre aree ladine dei Grigioni, della Ladinia dolomitica e del Friuli. Un approccio che considera anche l’efficacia delle misure è di grande attualità e la sua utilità non si limiterà alle realtà investigate. Sono grato all’Arlef che, mediante la sua collaborazione con Unibz, ha reso possibile questa borsa», ha sottolineato il professor Paul Videsott, sotto la cui supervisione sarà condotto il progetto di ricerca.
A entrare più nel dettaglio è stata la stessa dottoressa Mangutsch, la quale ha chiarito come si articolerà il suo progetto: «Esso prevede di censire e confrontare la politica linguistica e i regolamenti di pianificazione linguistica in vigore nelle tre regioni, valutandone l’efficacia ex post. La stima del loro impatto si concentrerà quindi principalmente sui criteri di efficienza, efficacia ed equità, grazie a dati quali-quantitativi. È inoltre prevista un’analisi della percezione di queste norme da parte dei parlanti e il grado di influenza che essi stessi possono esercitare sulla politica linguistica. Il tutto sarà suddiviso in tre fasi: nel primo anno di dottorato condurrò un’indagine con la raccolta e l’interpretazione delle disposizioni in materia di politica linguistica, con soggiorni in Friuli e nei Grigioni; il confronto e l’interpretazione dei dati qualitativi e quantitativi rilevanti e la raccolta di dati empirici mediante interviste e osservazione sul campo sono previste per il secondo anno; il terzo, infine, sarà dedicato all’elaborazione della tesi di dottorato». Nel corso della sua ricerca la dottoranda potrà usufruire di metodologie, strumenti e risultati sviluppati in importanti progetti di ricerca (Prin, Dfg, Snf, Pnrr).

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In copertina e all’interno, la dottoressa Sophie Mangutsch con i vertici dell’Arlef, il professor Paul Videsott e l’assessore regionale Pierpaolo Roberti.

 

L’Arlef punta ai giovani (anche di Trieste) grazie agli youtuber. E a Tavagnacco l’intelligenza artificiale impara il friulano

“No stâ a fâti contâ la storie dal ors: ven su YoupalTubo!”. È questo il claim scelto dall’Agenzia regionale per la lingua friulana per la nuova campagna di promozione, che prenderà il via a partire da oggi, 18 ottobre. Una detule che campeggerà su tutti i media, ma soprattutto sui social network, strumento di comunicazione privilegiato dai giovani. L’iniziativa è stata presentata dall’Arlef, ieri, nel corso di una conferenza stampa ospitata dalla sede udinese della Regione Autonoma FriuliVenezia Giulia, alla quale sono intervenuti l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, in videoconferenza, il presidente dell’Agenzia, Eros Cisilino, e il direttore dell’Arlef, William Cisilino. Erano presenti Chei di Udin (alias Mattia Cantarutti e Federico Iob), due dei giovani protagonisti della campagna, in rappresentanza dei ragazzi e delle ragazze di YoupalTubo e Max Sganga, noto youtuber triestino.

Attraverso un’importante iniziativa promozionale, l’Arlef si rivolge ancora una volta ai giovani. Un legame su cui sta lavorando da tempo, anche in base al Piano generale di politica linguistica approvato dalla Regione Fvg. Le Generazioni Z e Alpha rappresentano infatti un “pubblico” significativo, a cui dedicare attenzione e progetti di comunicazione digitale. Ecco allora che i testimonial più adatti sono proprio gli youtuber friulani, che con successo propongono contenuti creativi capaci di coinvolgere i loro coetanei, ma non solo.
«Viene presentata oggi un’iniziativa che continua nel solco di quello che è stato stabilito dall’Amministrazione regionale, di concerto con l’Arlef, nel “Piano generale di politica linguistica per la lingua friulana 2021-2025”, per l’implementazione del friulano nel nostro territorio. Un Piano che prevede lo sviluppo della comunicazione attraverso i nuovi mezzi, in particolare quelli digitali. L’obiettivo è quello di riuscire a parlare alle nuove generazioni attraverso gli strumenti che quotidianamente utilizzano, ma anche di poter raggiungere i friulani sparsi nel mondo, nei vari fogolârs presenti nei diversi Continenti.», ha sottolineato in un video messaggio Pierpaolo Roberti, assessore regionale alle Autonomie locali con delega alle lingue minoritarie.
«Con piacere presentiamo al pubblico questa nuova campagna pubblicitaria che si distingue per il suo carattere accattivante. Siamo certi saprà catturare l’attenzione di tutta la popolazione, ma specialmente quella dei giovani, grazie alla scelta grafica e alla partecipazione dei ragazzi di YoupalTubo che, in questi anni, hanno saputo trattare temi non solo linguistici ma anche culturali, geografici e storici utilizzando in modo simpatico e dinamico la marilenghe. Con questo nuovo messaggio ci rivolgiamo quindi agli adulti di domani, sottolineando l’importanza della lingua e dell’identità, con un linguaggio e un visual a loro vicino, per una comprensione del nostro bel Friuli da una prospettiva inedita», ha sottolineato Eros Cisilino, presidente dell’Arlef. «L’obiettivo dei ragazzi di YPT è coinvolgere i loro coetanei mettendosi in gioco proprio a partire dagli interessi di ogni componente del gruppo. La storia, la natura, il cibo e il nostro territorio sono raccontati attraverso codici comunicativi che sono propri dei giovani. La loro freschezza e ironia sono contagiose, piace sia a chi il friulano lo parla quotidianamente che a quanti non lo parlano o lo parlano poco. Con i loro video lanciano un messaggio chiaro: il friulano è parte della loro identità ed è una lingua con cui si può parlare di qualsiasi argomento», ha aggiunto il direttore dell’Agenzia, William Cisilino.
La strategia comunicativa della campagna Arlef parte appunto proprio dai social: da TikTok a Facebook, passando per Instagram e Youtube, senza dimenticare WhatsApp. E proprio sui social farà sicuramente parlare di sé il video di Mattia Cantarutti e Federico Iob (“Chei di Udin”): “Parlare friulano a Trieste”. Prendendo spunto proprio da un format YoupalTubo di grande successo, “Chei di Udin” hanno chiesto ai triestini, tra cui anche il noto “collega” Max Sganga, di cimentarsi con la marilenghe. Il risultato è un “Quiz Mortale” decisamente surreale, che strappa risate e sorrisi.
In tv, invece, è previsto uno spot di 30 secondi, un concentrato di clip di YoupalTubo che ben descrive la ricchezza del canale. Anche lo spot radiofonico, coerentemente con quello televisivo e la campagna Adv, invita il pubblico a seguire il canale. Mentre sulla stampa il protagonista è un orso fuori dal comune: grandi cuffie stereo alle orecchie e abbigliamento stile rap. Richiama l’attenzione dei lettori, rifacendosi al proverbio friulano No stâ a fâti contâ la storie dal ors: ven su YoupalTubo!. A completare la campagna un dépliant che sottolinea le peculiarità del canale.

Contribuire con la propria voce ad “allenare” il software che in un futuro condurrà alla creazione di un sistema di sintesi vocale per il friulano, ciò che è alla base di ogni “assistente vocale” quale Alexa, Siri, etc… È quanto succederà al Forum per l’intelligenza artificiale organizzato da Ditedi e Comune di Tavagnacco da oggi al 20 ottobre, dove l’Arlef inviterà tutti i partecipanti a registrare un brevissimo audio. Per l’addestramento del modello per il friulano, così come per qualsiasi lingua, è infatti fondamentale raccogliere un ampio numero di registrazioni e in un’ampia varietà di tonalità e pronuncia.
Agenzia regionale per la lingua friulana e Ditedi, il Distretto delle Tecnologie Digitali, stanno lavorando da circa un anno alla realizzazione di un prototipo di riconoscimento vocale (STT speech to text) e di sintesi vocale (TTS text to speech) per la lingua friulana con l’impiego di tecnologie all’avanguardia nel settore dell’intelligenza artificiale generativa. Si tratta di un progetto di assoluta rilevanza, previsto dalla Regione Friuli Venezia Giulia attraverso il “Piano generale di politica linguistica per la lingua friulana 2021-2025”.
Al Forum, i partecipanti saranno invitati a leggere un breve testo che sarà automaticamente registrato e riversato in un software appositamente realizzato. L’obiettivo è “allenare e affinare la macchina” a riconoscere le varianti della lingua friulana, quindi la partecipazione di persone da tutto il territorio friulanofono favorirà la raccolta di materiale audio prezioso per questo progetto, che evidenzia il ruolo dell’AI nella promozione delle lingue minoritarie e nella preservazione del patrimonio linguistico. La postazione sarà allestita nel foyer del Teatro di Tavagnacco che ospita il Forum, gli audio saranno raccolti in forma anonima e basteranno solo pochi minuti per contribuire al progetto in occasione di un evento che si preannuncia quale il fulcro del dibattito sull’IA e vedrà la partecipazione di illustri protagonisti del mondo scientifico, tecnologico e accademico.
Fino a qualche anno fa considerata una tecnologia di nicchia e con un risultato audio eccessivamente artificiale, oggi la sintesi vocale ha raggiunto nuovi livelli di precisione e di qualità e viene utilizzata in tanti ambiti della vita quotidiana: dagli annunci nelle stazioni dei mezzi pubblici agli assistenti personali, dal controllo dei dispositivi personali all’aiuto alle persone con disabilità. Inoltre, tali tecnologie permetteranno di implementare i dizionari online con la dimensione audio per una corretta pronuncia dei contenuti, migliorando l’accessibilità e l’esperienza dell’utente. Quello che succederà a Tavagnacco è quindi un altro tassello del percorso che renderà fruibile la lingua friulana in molti nuovi contesti.

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In copertina e all’interno, il presidente e il direttore dell’Arlef Eros e William Cisilino durante la conferenza stampa di ieri alla quale ha partecipato in videoconferenza l’assessore regionale Roberti.

“Una splendida favella” in tv con l’Arlef per la Giornata Europea delle Lingue: la “marilenghe” questa sera su Telefriuli

“Una splendida favella – L’avventurosa storia della lingua friulana e della sua letteratura” sbarca in tv oggi, 26 settembre, proprio in occasione della Giornata Europea delle Lingue. Su Telefriuli (canale 11), alle 22, andrà in onda la performance che vede protagonisti Flavio Santi (docente all’Università dell’Insubria, di origini friulane) e William Cisilino (direttore dell’Arlef – Agenzia regionale per la lingua friulana).
Accettando la sfida di ricostruire più di mille anni di storia della lingua e della sua letteratura in meno di un’ora, Santi e Cisilino accompagneranno il pubblico in un viaggio inedito che dà risposta a domande come: “Quali popoli hanno contribuito a modellare la marilenghe?”; “Quali donne e quali uomini, a partire dal Medioevo, hanno scelto e rivendicato l’uso della lingua friulana per fare arte?”; “Perché il friulano è una lingua?”.


«È un itinerario che conduce fino all’oggi, per poi capire quale sarà il friulano di domani e in generale come funzionano le lingue», ha anticipato Cisilino. «Cerco di dimostrare quanto la letteratura friulana sia da sempre modernissima e si colleghi con le grandi letterature italiana ed europee, a cui non ha nulla da invidiare» sottolinea Santi, che nella performance legge alcune poesie che dimostrano appunto questa grandezza e l’originalità della “marilenghe”.
Aspettando “Una splendida favella”, alle 21, sempre su Telefriuli, è in programma uno speciale dedicato alla lingua friulana. Vi interverranno il presidente dell’Arlef, Eros Cisilino; la tiktoker del canale Tic e Tac Furlan, Greta Fabbro; Michele Flaibani, direttore organizzativo dell’indagine sociolinguistica “Furlan Contât – Tire fûr la lenghe”, recentemente condotta da Ires Fvg; lo youtuber di YouPalTubo, Nicolas Fonzar; il già citato professore, Flavio Santi; e l’illustratore, “papà” dei Gnognosaurs, Andrea “Dree” Venier.

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In copertina, il professor Flavio Santi che all’interno è con il direttore William Cisilino.

Arlef domani a Friuli Doc tra storia del friulano e segreti del “frico”

Sarà ricca, domani, la domenica di Friuli Doc targata Agenzia regionale per la lingua friulana, dedicata in particolare alla storia del friulano e al delizioso “frico” il piatto emblema dell’enogastronomia tipica del Friuli.

William Cisilino con Flavio Santi.

SPLENDIDA FAVELLA – Il primo appuntamento in calendario è quello in programma alle 11.30, nella corte di palazzo Morpurgo. Qui, l’Arlef proporrà “Una splendida favella – L’avventurosa storia della lingua friulana e della sua letteratura”: sessanta minuti per ricostruire oltre un millennio di storia della lingua friulana, grazie agli interventi di Flavio Santi (docente all’Università dell’Insubria, di origini friulane) e William Cisilino (direttore dell’Agenzia regionale). Santi e Cisilino ripercorreranno, con accuratezza e ironia, i fatti che hanno portato alla nascita del friulano e alla sua affermazione come lingua. Una performance a due voci dalla quale ne uscirà, anche grazie a un racconto per immagini, un ritratto inedito sulla lingua friulana, quale sintesi delle culture che nel corso dei secoli hanno attraversato il Friuli. Al termine dell’incontro è prevista una degustazione di vini friulani, grazie alla collaborazione con Coldiretti Fvg, che ospiterà l’evento dell’Arlef nell’ambito del suo ricco programma di incontri.

FRICO A SBREGHEBALON! – Nel pomeriggio, invece, alle 17.15, l’Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane, ospite dell’Area “Io Sono Friuli Venezia Giulia” in piazza I Maggio, in collaborazione con Promoturismo Fvg presenterà in esclusiva il nuovo video di YoupalTubo: “Frico a Sbreghebalon!”. Un’occasione speciale che vedrà protagonisti dal vivo i ragazzi di quello che è ormai uno fra i canali YouTube più amati dai friulani. Saranno proprio loro a raccontare quest’avventura digitale che cresce di giorno in giorno. Mentre Nicolas Fonzar interprete del nuovo filmato, per la rubrica Mangjâ e Murî, introdurrà al pubblico la clip dedicata al re dei piatti friulani. Ma il pubblico potrà conoscere anche Giorgio Milocco, il regista di YoupalTubo, che svelerà qualche curiosità sul “backstage”. Insomma, un pomeriggio fra chiacchiere, divertimento e buon cibo che vedrà intervenire anche Adriano Del Fabro, autore del libro “E alore, Frico!” e che si chiuderà con la degustazione del frico dell’Azienda artigianale “Fricuz” di Resiutta e i vini autoctoni friulani della cantina Bulfon di Valeriano.

YOUPALTUBO PER TUTTI – Non è tutto, perché grazie alla collaborazione con il Comune di Udine, nel corso della manifestazione, sul maxischermo di piazza Libertà, sarà proiettata una selezione dei video di YoupalTubo più seguiti dal pubblico di Youtube.

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In copertina, il “frico” tipico piatto della tradizione friulana.

Il friulano (anche nella variante di Nimis) con Dj Tubet va in onda sulla Tv austriaca

di Mariarosa Rigotti

La lingua friulana, anche nella variante di Nimis, grazie a Dj Tubet è stata applaudita protagonista in un recente programma della Tv austriaca: si tratta del documentario intitolato “La diversità linguistica nella regione alpino-adriatica” (Sprachenvielfalt im Alpen-Adria-Raum” ) proposto sul canale della televisione pubblica Orf 2, prodotto dalla sede di Klagenfurt, il capoluogo della Carinzia, e curato da Iris Hofmeister. Un lavoro che ha focalizzato l’attenzione anche sull’uso della “marilenghe” in Friuli e a Udine in particolare.

Una ricca carrellata sui Paesi contermini in questo documentario che ha dedicato la parte finale proprio alla lingua friulana, rilevata in molti aspetti della vita quotidiana quali: istituzioni, cartellonistica, media, editoria e musica. Così, a rappresentare la “marilenghe” ci sono William Cisilino (direttore dell’Agenzia regionale per la lingua friulana), Roberto Buttus (artigiano esperto di produzione e riparazione di strumenti a fiato a San Vito al Torre) e appunto il nimense Dj Tubet – al secolo Mauro Tubetti – con il suo rap friulano. E a tale proposito va sottolineato che la decisione dell’Orf di inserire un segmento dedicato alla lingua friulana nasce dall’interesse per il progetto didattico “Un glimuç di peraulis”, condotto nel 2023 dal Museo etnografico del Friuli con l’ufficio per la lingua friulana del Comune di Udine, che vedeva protagonista proprio il rapper ed educatore di Nimis. Va aggiunto che nel documentario di Orf 2 ci sono anche Daria Miani e Federica Angeli di “Maman”, la nota trasmissione per l’infanzia che va in onda su Telefriuli; Stefania Garlatti-Costa, consigliere delegato a identità friulana e plurilinguismo del Comune di Udine; i periodici “La Patrie dal Friûl” e “La Vôs dai Furlans”, All’Allegria, famosa osteria di via Grazzano, a Udine, oltre a scorci del capoluogo friulano e dei fiumi Tagliamento e Fella. Va anche ricordato che le riprese udinesi sono state girate nella primavera scorsa al Museo etnografico del Friuli, grazie alla collaborazione tra Orf, Civici Musei e il citato l’Ufficio per la Lingua Friulana della città capoluogo.


Questa produzione dell’Orf Landesstudio Kärnten ha avuto l’obiettivo «mettere al centro le esperienze delle persone che vivono all’incrocio di tre culture e che apprezzano i vantaggi di questa vicinanza multiculturale». Cosi, con la telecamera, Iris Hofmeister «visita persone che, per vari motivi, hanno trovato una “nuova” casa nelle regioni vicine e che condividono le loro esperienze. Per molti, il plurilinguismo è parte della vita quotidiana, indipendentemente dalle loro radici linguistiche e culturali. La lingua unisce, muove e apre nuove opportunità in un mondo del lavoro senza confini».
Il documentario ha avuto anche lo scopo di esplorare «come la lingua dell’amore porti alcuni a stabilirsi altrove e a fondare una famiglia, mentre la lingua dei ricordi rende indimenticabili le vacanze d’infanzia al mare. La lingua delle tradizioni facilita la trasmissione culturale». E «anche dal punto di vista culinario, la regione è influenzata da diverse culture, facendo sì che l’amore per le regioni vicine passi anche attraverso il cibo. Infine, la lingua delle immagini e della musica spesso unisce le persone senza bisogno di parole».
Infine, una sottolineatura legata al contemporaneo: «La regione dell’Alpe Adria ha una storia comune ricca e non sempre pacifica, ma le crisi attuali in altri Paesi fanno emergere l’importanza della non violenza per una “regione di pace Alpe-Adria” come proposto dagli scienziati». Anche dal punto di vista gastronomico, la regione è influenzata da diverse culture, facendo sì che l’amore per le regioni vicine passi anche attraverso il cibo. Infine, la lingua delle immagini e della musica spesso unisce le persone senza bisogno di parole. Da aggiungere che il documentario è disponibile online su Orf On al link: https://on.orf.at/video/14237294/unterwegs-beim-nachbarn-sprachenvielfalt-im-alpen-adria-raum

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In copertina, Dj Tubet durante la registrazione; all’interno, altre immagini delle riprese avvenute a Udine.