Perdono, non odio. Dal Bataclan messaggio d’amore anche per Torlano

di Giuseppe Longo

NIMIS – «Quello che oggi stiamo facendo a Torlano, tutti insieme, ha un valore che va oltre il doveroso ricordo delle vittime innocenti di quel tragico 25 agosto. Ogni anno diciamo che il nostro dolore, per quanto accaduto, deve trasformarsi in un messaggio di pace che deve germogliare e crescere nelle nostre menti, ma soprattutto nelle nostre anime in modo che tragedie come questa non si debbano più ripetere, anche se purtroppo quotidianamente la cronaca ci racconta tutt’altro: vediamo cosa sta accadendo in questi giorni in Afghanistan». L’appello di Gloria Bressani, sindaco di Nimis, si è incrociato con l’“Angelus” che, a mezzogiorno, veniva scandito dalla campana della vicina parrocchiale. E da quei rintocchi è giunto un messaggio di serenità e di pace, come quello colto durante la messa di suffragio nelle parole del Vangelo di Matteo che invitano al perdono.

La messa, la tomba, il corteo.

«Ma ci devono far riflettere le parole di quel marito che di fronte alla tragedia del Bataclan si è rivolto ai terroristi dicendo loro di non riuscire ad odiarli per aver ucciso l’amata moglie. Sono proprio parole dettate dallo Spirito Santo». Veramente toccante il messaggio che giunge da quell’indimenticato fatto di sangue consumato a Parigi quasi sei anni fa e che monsignor Rizieri De Tina ha voluto proporre al termine della sua predica tutta centrata, appunto, sul perdono cristiano e non sull’odio. Tanto che ha elevato una preghiera anche in ricordo di quell’ufficiale tedesco ucciso e per la cui morte era scattata la feroce rappresaglia nazista: sterminare 40 persone, catturate a caso nel paese, non importa se ci fossero stati anche inermi, come donne e bambini. E così avvenne, anche se alla fine i martiri dell’eccidio di quel 25 agosto 1944, consumato in una calda mattina come quella di oggi, sono stati fortunatamente “soltanto” 33.

Fabio Cantoni e Adriana Geretto.

Proprio quel tragico episodio di 77 anni fa è stato rievocato in cimitero, dopo la benedizione impartita al sacello-monumento delle vittime dallo stesso arciprete di Nimis, responsabile pastorale anche di Torlano, con la lettura di una dettagliata cronaca da parte del consigliere comunale Fabio Cantoni. Quindi ha portato un saluto, spendendo accorate e commosse parole per auspicare che si affermi la «cultura della pace», Adriana Geretto, presidente regionale dell’Associazione vittime civili di guerra. Cedendo poi il microfono a Gastone Mascarin, presidente del consiglio comunale di Portogruaro, la città veneta – rappresentata anche dal gonfalone municipale – dalla quale proveniva la famiglia De Bortoli, quella che, con nove morti, ha pagato più di tutte nella strage di Torlano. Mascarin, però, non ha letto il discorso preparato, ma si è limitato a dire soltanto poche parole, affermando che è meglio far prevalere il silenzio affinché ci inviti tutti alla riflessione.

Gastone Mascarin (Portogruaro).

Il sindaco Gloria Bressani.

Quindi il discorso ufficiale del primo cittadino di Nimis, che ha esordito ricordando quanto affermato dal Capo dello Stato commemorando le 560 vittime (ben 130 bambini!) della strage di Sant’Anna di Stazzema, in Toscana, avvenuta soltanto pochissimi giorni prima dei fatti di Torlano. «Il ricordo del dolore che ha segnato profondamente la vita di tante famiglie e di due comunità, quali Nimis e Portogruaro, deve continuare ad essere tramandato – ha sottolineato Gloria Bressani – e deve investire soprattutto le nuove generazioni in modo che lo facciano proprio, affinché ne continuino la memoria ed imparino dai dolorosi errori del passato». E ha terminato osservando che «è soprattutto con l’esempio che ognuno di noi contribuisce alla crescita della società civile e questo lo possiamo e dobbiamo fare ogni giorno».
Infine, il sindaco ha rivolto un ringraziamento, da parte dell’Amministrazione comunale di Nimis, alle autorità civili e militari intervenute alla commemorazione, in particolare al dottor Giovanni Maria Leo, capo di gabinetto del prefetto di Udine, allo stesso Gastone Mascarin che ha accompagnato, come sempre, una folta delegazione portogruarese per ricordare il sacrificio di mamma De Bortoli e della sua numerosa famiglia, ai vari gruppi ed associazioni combattentistiche e d’arma (l’Apo Friuli era rappresentato dal presidente Roberto Volpetti), a tutte le altre personalità, fra le quali numerosi sindaci della zona con fascia tricolore. Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, trattenuto da altri impegni, ha invece inviato un messaggio di adesione, esprimendo i suoi «sentimenti di vicinanza».

Sindaci e autorità.

—^—

In copertina, la processione diretta al cimitero al termine della messa.

Julia, rientrata a Venzone la bandiera dall’Afghanistan. Zilli: alpini d’esempio

“Gli Alpini, orgoglio della gente friulana, non costituiscono solo una forza di pace capace di garantire la sicurezza all’interno di scenari internazionali ma anche un presidio che interviene a favore della popolazione con innumerevole iniziative a carattere comunitario”. Lo ha affermato l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli a margine della cerimonia svoltasi ieri alla caserma Feruglio di Venzone in occasione del rientro della bandiera di guerra dell’8° Reggimento dall’Afghanistan. L’altro giorno, nella base di Camp Arena, a Herat, la Brigata “Folgore”, al comando del generale Beniamino Vergori è infatti subentrata alla “Julia”, comandata dal generale Alberto Vezzoli, nell’ambito del Train Advice Assist Command West (TAAC-W), Comando Nato a guida italiana della missione in Afghanistan “Resolute Support”.

Barbara Zilli con il colonnello Franco Del Favero a Venzone.

“È per me un onore poter essere qui oggi – ha detto Zilli, come si legge in una nota Arc – a salutare il rientro in Friuli Venezia Giulia della bandiera di guerra dell’8° Reggimento Alpini, che torna a casa a Venzone. In questi mesi di impegni in Afghanistan, avete operato per il bene della popolazione locale, portando non solo i necessari aiuti materiali ma anche insegnamenti e indicazioni per permettere a chi vive in quei territori di crescere e prendere per mano le proprie vite. Avete portato con voi – ha aggiunto ancora l’assessore regionale – lo spirito della gente friulana che tanto vi ama e vi stima e che, orgogliosamente, vi è sempre accanto. Siete un esempio di fedeltà alla bandiera, di attaccamento ai valori, di grande operosità ma anche di coraggio, elemento che non può mancare per difendere la pace”.
L’8° Reggimento era partito per Afghanistan a metà luglio; oltre all’attività di peace keeping, da allora ad oggi gli uomini e le donne della Julia hanno realizzato 12 progetti per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. Non va dimenticato poi che la scorsa estate, grazie all’impegno della Regione Fvg, dalla sede della Protezione civile di Palmanova partirono alla volta di Herat materiali per un valore complessivo pari a circa 150 mila euro. A bordo del container erano stati caricati 40 tonnellate di generi alimentari, distribuiti poi tra le città di Herat, Ghor, Badghis, e Farah. A ciò si aggiunsero per gli ospedali della zona, a supporto del contrasto alla pandemia, 8 ventilatori polmonari, 770 tute monouso ospedaliero, 1600 guanti monouso, 700 occhiali protettivi, 900 flaconi con gel igienizzante per le mani, 13500 mascherine chirurgiche, 500 flaconi con liquido antisettico, 1350 copriscarpe monouso, 700 visiere protettive e 125 saturimetri.

—^—

In copertina e qui sopra due immagini della cerimonia di ieri alla caserma Feruglio di Venzone.