Da 25 anni la legge che tutela il Friulano. Sergon con Aclif (anche in Valle d’Aosta): ma bisogna lavorare ancora facendo rete

L’esperienza passata e i progetti futuri nella difesa e valorizzazione della lingua friulana sono usciti dai confini regionali in occasione dei 25 anni dalla promulgazione della legge 482 del 1999 che in Italia definì le “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche-storiche” (in tutto 12 tra le quali anche il friulano). Infatti, in occasione di questo importante anniversario in Valle d’Aosta, a Gressoney-Saint Jean, si è tenuta una giornata di lavori tra esperti all’interno della “Giornata internazionale della montagna”. Tra i relatori il sindaco di Capriva del Friuli, Daniele Sergon, presidente dell’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana, che riunisce 149 Comuni friulanofoni tra la nostra regione e il Veneto orientale.
Presenti il presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta Renzo Testolin e il sindaco del Comune di Gressoney-Saint Jean Mattia Alliod e, tra i numerosi illustri relatori, tre protagonisti dell’opera legislativa che vide la nascita della 482: Luciano Caveri ora assessore regionale valdostano, ma all’epoca sottosegretario del governo, e i tecnici governativi Domenico Morelli e Annibale Salsa che contribuirono alla stesura della legge. Per il Friuli Venezia Giulia è intervenuto nei vari panel anche Marco Torresin, assistente amministrativo dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane.
«Un palcoscenico davvero significativo – ha commentato il presidente Sergon – che ci ha permesso, a un quarto di secolo dalla legge 482, di raccontare ai rappresentanti delle altre minoranze linguistiche italiane cosa abbiamo fatto e stiamo facendo per la lingua friulana nei nostri Comuni e con la Regione. Inoltre, è stata l’occasione per fare rete con queste altre minoranze, in un’ottica di azione che come Aclif abbiamo deciso di ampliare sempre di più: uscire dai confini regionali per portare a conoscenza degli altri la nostra realtà. Vogliamo che anche nel resto d’Italia e non solo in Friuli Venezia Giulia ci sia attenzione per i nostri progetti. In tal senso, ben venga fare “massa critica” anche con la minoranza slovena e tedesca della regione, con le quali vorremmo sempre più sviluppare un dialogo per presentarci assieme ai vari appuntamenti come quello valdostano. Lo stesso vale per le altre minoranze linguistiche della Penisola, con le quali vogliamo collaborare sempre di più. A Gressoney-Saint Jean il friulano è stato preso a modello da altre realtà per la strutturazione delle sue politiche di tutela, tra istituzioni e associazioni: ci ha fatto molto piacere ma non dobbiamo sentirci arrivati, c’è ancora molto da fare soprattutto per far parlare sempre più la lingua friulana ai giovani».

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Ma, anche nella nostra regione, la ricorrenza dei primi 25 anni dalla promulgazione della legge 482 ha fornito l’occasione per riflettere su quella che sarà l’azione di promozione e tutela del friulano nel prossimo quarto di secolo. É quanto avvenuto a Villa Russiz di Capriva nel convegno “Il friulano rinasce”, inserito nel programma della rassegna “Mosaici d’Europa”. Il ciclo di eventi è stato incentrato sul multiculturalismo e il plurilinguismo di una città, Gorizia, in cui il friulano è stato nei secoli una lingua franca per chi era di madrelingua italiana, slovena, tedesca ed ebraica.
La rassegna è stata organizzata dal Teatri Stabil Furlan con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Fondazione Carigo e del Comune di Gorizia. Il tutto con la collaborazione organizzativa di Antonio Devetag mentre è stata promossa anche dall’Arlef, dall’Aclif e in collaborazione con i Comuni di Cormons e Capriva del Friuli, nonché di Vila Vipolže e Kulturni Dom di Gorizia, con la media partnership di Rai Fvg e Tele Friuli. Daniele Sergon, presidente della stessa Aclif, è intervenuto al convegno “Il friulano rinasce” assieme a Elena D’Orlando dell’Università degli studi di Udine e presidente della Commissione Paritetica Stato-Regione; Federico Vicario, presidente della Società Filologica Friulana; William Cisilino, direttore Arlef, e Lorenzo Zanon, presidente del Teatri Stabil Furlan. A rappresentare la Regione Fvg, con il suo intervento, il consigliere Diego Bernardis.
«I loro interventi – ha spiegato Sergon – sono stati tutti di livello e hanno lasciato alcuni concetti davvero utili per capire sia quanto si è fatto finora per la promozione e tutela della lingua friulana sia quanto si dovrà fare da qui in poi. Innanzitutto, che questa richiesta di tutela debba sempre più partire dal basso, dagli stessi parlanti che inquadrati come minoranza dalla legge 482 in realtà, qui sul territorio regionale, sono di fatto una maggioranza. In tal senso, proprio l’Aclif può avere sempre più un ruolo fondamentale in quanto espressione diretta dei Comuni che la compongono, con le proprie scuole, associazioni e vita comunitaria incentrata anche sulla lingua friulana. In aggiunta, l’identità friulana va fatta conoscere sempre più anche fuori dal Friuli: e anche qui l’Aclif, in quanto ente istituzionale riconosciuto, può agire a fianco della Regione in tale missione, dialogando con gli enti delle altre minoranze. Infine, come suggerito dalla professoressa D’Orlando, il plurilinguismo del Friuli Venezia Giulia potrebbe essere incardinato ancora più in profondità nello Statuto regionale, con un aggiornamento che lo istituzionalizzi. È il plurilinguismo regionale il vero motivo per cui, in futuro, potremmo essere una Regione a statuto speciale, e valorizzare ancora di più l’autonomia su più funzioni amministrative. Uno spunto di riflessione che trova riscontro nell’interessante programma di “Mosaici d’Europa”, per il quale rinnovo i complimenti al Teatri Stabil Furlan capace di realizzare un progetto, diffuso felicemente nell’ambito del Goriziano, che ha valorizzato appieno il rapporto tra le quattro lingue parlate nel nostro territorio regionale: friulano, italiano, sloveno e tedesco».

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In copertina, il presidente Daniele Sergon in Valle d’Aosta e qui sopra a Villa Russiz.

A Grado una preoccupata riflessione sui giovani di monsignor Nutarelli la Notte di Natale, ma con il pensiero rivolto a Roma in Piazza San Pietro dove quel “casone” fa riecheggiare la storia millenaria dell’Isola

di Giuseppe Longo

L’ha enunciato soltanto come una «parentesi», ma è senza dubbio uno degli elementi centrali, e forse anche il più pressante, della riflessione natalizia di monsignor Paolo Nutarelli per le importanti problematiche che sottende. Nella giornata in cui si celebra Santo Stefano Protomartire – il primo, cioè, ad aver pagato con la vita la sua fedeltà a Cristo -, ricordiamo infatti quanto l’arciprete di Grado ha affermato la Notte di Natale nella Basilica di Sant’Eufemia: «Non mi spaventa che i ragazzi, i giovani non vengano in Chiesa, mi spaventa la difficoltà di interiorizzazione che spesso hanno, mi spaventa una società che li educa al successo, ad essere belli e vincenti, e non li aiuta a far emergere le domande esistenziali che ogni uomo porta in sé, domande che nessuna Intelligenza Artificiale o gioco online può cancellare. E quando queste domande escono – vedi ad esempio la malattia, la morte di una persona cara, lo stesso insuccesso scolastico – loro si sciolgono perché sono terribilmente fragili».

La Natività raccontata a Roma…

… e a Grado.


Ma don Paolo non poteva cominciare la sua profonda e meditata omelia senza fare riferimento a quel meraviglioso Presepe – senza dubbio uno dei più belli e significativi finora realizzati! – che Grado ha donato alla Chiesa universale. «Siamo qui, ma il nostro cuore è a Roma in Piazza San Pietro, dove la nostra millenaria storia riecheggia dentro un Casone nel quale Gesù nasce. In queste settimane, nei molteplici incontri che abbiamo vissuto con le associazioni, abbiamo sottolineato la bellezza di quanto è stato fatto ma soprattutto, l’importanza del metterci insieme, del come è stato realizzato questo grande sogno. Ancora una volta, da questo luogo, il mio grazie a tutti e dico tutti per la grande realizzazione del Presepe di San Pietro. Questa sera, però, vorrei, andare sì in San Pietro ma con Papa Francesco soffermarmi sulla Porta Santa che ha aperto facendo iniziare così il Giubileo del 2025». E proprio dal gesto iniziale di questo grande evento della cristianità, che si ripete puntuale ogni venticinque anni, l’arciprete ha osservato che «la Porta è un simbolo meraviglioso: porta aperta, porta chiusa, sbattere una porta in faccia, prendere una porta in faccia, aprire la porta, oltrepassare la porta, essere noi porte aperte, essere noi porte chiuse. E legati alle porte i verbi “entrare”, “uscire”». E a tale proposito, monsignor Nutarelli ragionando «a voce alta», ha proposto ai fedeli raccolti in Sant’Eufemia – il massimo tempio di Grado, carico di storia legata all’età patriarcale – tre efficaci “immagini” per indurre alla riflessione, che riportiamo integralmente per la profondità del loro contenuto.

«Prima Immagine: la Porta t’invita ad entrare, la porta è scegliere di lasciare qualcosa per varcare ciò che spesso non si conosce. La novità ci fa paura: in ogni ambito ciò che non si conosce rischia di bloccarti e quindi ti impedisce di crescere, di maturare. La porta t’invita a varcare l’uscio. E la Vita spesso ti dà una spinta. Sono le variabili della vita che ti obbligano a rimetterti in gioco, che ti chiedono di metterti in discussione. Qualche volta mettono in soqquadro l’esistenza e improvvisamente acquisti una maggiore consapevolezza di ciò che tu sei e quali sono i criteri cui tu stai vivendo. Domandiamoci: quali sono questi nostri criteri? I soldi? Il guadagno senza regole? L’apparire? Il successo? A scapito di cosa? Delle relazioni familiari, della propria salute? Cambiare, la Porta è simbolo di cambiamento».
«Seconda Immagine: la Porta è il luogo degli incontri. Quando uno ti bussa alla porta e tu apri, c’è un incontro. Quindi la porta è la soglia in cui tu incontri l’altro. È bello allora attraversare la porta o lasciare che l’altro l’attraversi per entrare nella nostra casa, nel nostro mondo, nella nostra vita. Quante persone incontriamo nelle nostra vita, quante persone hanno lasciato una traccia di bello nella nostra vita, abbiamo bisogno di incontrarci, abbiamo bisogno di metterci insieme. Mi domando se siamo persone di relazione o invece persone che chiudono, rompono i rapporti. Talvolta non è facile, ma non permettiamo che le porte sbattute in faccia ci rendano persone cattive, ostili, menefreghiste degli altri. Il mondo cambia quando collaboriamo, quando viviamo la solidarietà, quando ti spendi per l’altro».
«Terza Immagine: la Porta è Cristo, Gesù significa “Dio Salva”. Mi piace pensare a voce alta che in definitiva Gesù è la porta che ci permette di rinascere. Che sia un Natale in questo senso: far nascere Dio nella nostra esistenza per poter trovare noi stessi, vivere la relazione con Cristo è arricchente. Come Comunità Cristiana dobbiamo annunciare la bellezza della Fede in Lui, mai imporre la Fede ma proporre lo stile di Cristo per dare slancio alla vita. E mi chiedo: quale porta pensiamo di dover ancora aprir per ritrovare speranza, capacità di dialogo, comprensione reciproca, pazienza nel vivere le difficoltà della vita, coraggio di perdonare, scoperta della bellezza del tempo dedicato alla contemplazione?».
E proprio a questo punto il parroco di Grado ha aperto la parentesi dedicata ai giovani, di cui si è detto all’inizio, affermando poi: «Concludo con un’altra porta, la porta della Basilica di Betlemme: è molto piccola, bassa e per entrare bisogna non solo abbassare la testa, ma curvarsi. Mi piace pensare che questo farsi piccoli è, in fondo, metafora della vita. Ti chiede di liberarti da ciò che è in più. Da una parte mi dice che per trovare Dio devi farti piccolo e non avere paura di abbassarti (gli orgogliosi difficilmente incontrano Dio); dall’altra, per entrare per una porta piccola devi liberarti di zaini e fardelli pesanti. Il mio augurio di Natale, può sembrare banale: auguriamoci di non essere “complicati”, di essere semplici, capaci di semplificare le cose. Abbiamo bisogno di persone così! E quando riusciremo a semplificarci la vita, o meglio quando riusciremo a capire le vere cose fondamentali dell’esistenza,ci accorgeremo di Dio e sperimenteremo la vera gioia. Quella dei pastori, quella degli angeli, quella di chi ha trovato il senso della vita. Buon Natale!».

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In copertina e all’interno alcune immagini delle celebrazioni in Basilica presiedute dall’arciprete Paolo Nutarelli.

Il primo Natale di monsignor Calligaro a Tarcento: in Parrocchia (fede, cultura e arte) un luogo dove tutti sono desiderati

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Primo Natale a Tarcento per monsignor Luca Calligaro che, dopo aver celebrato la tradizionale Messa di Mezzanotte, oggi presiederà la solenne Eucarestia delle 11 nel Duomo di San Pietro Apostolo. Proprio in vista delle feste di fine anno, il nuovo arciprete – arrivato da Martignacco a fine ottobre – ha indirizzato ai suoi nuovi parrocchiani una lettera che era in distribuzione in Chiesa domenica scorsa, ultima di Avvento, quando con la fiammella della Luce delle Pace di Betlemme, portata dagli Scout, ha acceso l’ultimo dei quattro tradizionali ceri che simboleggiano il periodo di attesa al grande evento cristiano della Natività. Messaggio nel quale don Luca esprime la «gratitudine ad ognuno di voi per il calore e l’affetto con cui mi avete accolto», aggiungendo che «nell’attesa di incontrarvi tutti e di conoscervi personalmente vi accompagno con la mia preghiera e con la benedizione del Signore».

La Luce della Pace di Betlemme.


«Sono molto contento di essere giunto tra voi, in questa grande Comunità – scrive l’arciprete -, e di inserirmi nella gloriosa storia di questa antica Pieve, seguendo i passi dei miei illustri predecessori, quali monsignor Di Gaspero, monsignor Frezza e monsignor Corgnali. La Parrocchia può e desidera essere ancora oggi un punto fermo di incontro, fede, spiritualità, cultura e arte, dove tutti si sentono accolti a casa, dove per tutti c’è un posto e dove tutti sono attesi e desiderati. Proprio per questo, è necessario camminare insieme sui sentieri di questo tempo che il Signore ci ha donato permettendoci di dare il meglio di noi mettendoci al servizio degli altri, che per noi cristiani non risultano estranei ma fratelli e sorelle che camminano al nostro fianco».
Ma come raggiungere questo obiettivo? «Per permetterci di realizzare tutto questo – spiega don Luca – sono necessarie prima di tutto delle persone di buona volontà che si dedicano al progetto comune della realtà parrocchiale e poi gli spazi adeguati a permetterci di realizzare questo sogno. Proprio per questi motivi, è con molta delicatezza che mi rivolgo a tutti voi, proprio in queste festività, per chiedervi un sostegno come partecipazione concreta ai bisogni della Chiesa». E, al riguardo, il parroco cita anche un problema contingente: «Sarebbe mio desiderio riuscire ad accendere un po’ di riscaldamento nel nostro Duomo al fine di poter vivere meglio le celebrazioni di queste festività. Vi ringrazio fin d’ora per la generosità che esprimerete nei confronti della Parrocchia, per il suo mantenimento e perché in questo modo gli spazi del nostro stare insieme potranno essere sempre più decorosi ed accoglienti». E l’arciprete poi continua: «Molte altre sono le iniziative che la Parrocchia, sostenuta dal vostro contributo e dal lavoro gratuito di moltissime persone, realizza a favore dei nostri bambini, dei nostri giovani, delle famiglie, degli anziani… e molte ancora sono le iniziative che vorremmo porre in essere per fare sentire sempre più viva e dinamica la presenza della Parrocchia sul territorio».

L’interno del Duomo…


La lettera ai tarcentini di don Luca Calligaro si era aperta con un suo breve profilo, ricordando che è nato e cresciuto nella vicina Buja (ha 42 anni) dove, ricordo, si è formato alla “scuola” di indimenticati pievani, come Aldo Bressani – che arrivò da Nimis dove il sacerdote fu formato da un grande bujese, monsignor Beniamino Alessio -, e il gemonese Emidio Goi. «Ho frequentato – prosegue – il Seminario di Castellerio e terminato gli studi di Teologia a Roma e a Padova. Dal 2006 al 2016 ho prestato il mio servizio pastorale nella Parrocchia di Lignano Sabbiadoro, dal 2016 al 2024 nella Collaborazione Pastorale di Martignacco e Moruzzo, e ora dal 27 ottobre sono qui a Tarcento insieme a voi». Come è noto, don Calligaro ha raccolto l’eredità spirituale, e materiale, di monsignor Duilio Corgnali, vinto da una grave quanto rapida malattia nello scorso mese di gennaio. E, come lui stesso ha ricordato, segue un altro grande parroco, monsignor Francesco Frezza – pure lui originario di Nimis – che si era spento proprio il giorno dell’Epifania, grande festa per Tarcento, di cinque anni fa.

… e il suo bel portale.

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In copertina, monsignor Luca Calligaro durante la Messa dell’ultima di Avvento.

Notte di Natale, Grado in Mondovisione con il suo Presepe mentre il Papa aprirà la Porta Santa. E domani nell’Isola la Messa solenne sarà celebrata in latino

(g.l.) Grado con il suo Presepe in Mondovisione! Questa sera il Papa darà il via al Giubileo 2025 con la solenne apertura della Porta Santa nella Basilica vaticana, rinnovando un gesto simbolico che si ripete puntualmente ogni venticinque anni. E su questo importantissimo evento della Notte di Natale saranno puntati gli obiettivi delle Tv di tutto il pianeta per rilanciare il messaggio della Luce che torna a risplendere. E non mancheranno di fare degli “zoom” anche su Piazza San Pietro e sul meraviglioso Presepe allestito quest’anno proprio da Grado sotto l’obelisco più famoso del mondo. Una grande soddisfazione, dunque, per l’Isola d’oro che ripaga del lungo e impegnativo lavoro fatto da una quarantina di volontari per ricreare nella Capitale del Cattolicesimo l’ambiente lagunare di un secolo fa con al centro il “casòn” all’interno del quale questa sera verrà deposto il Bambino Gesù.
Nell’Isola, invece, entrano nel vivo le celebrazioni natalizie che sono state precedute dalla tradizionale Novena. I riti principali si terranno, ovviamente, nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia dove questa sera, alle 22, ci sarà la Messa della Notte Santa, mentre domani alle 10 sarà celebrata, in lingua latina, quella solenne del Giorno: entrambe le celebrazioni saranno accompagnate dalla Corale orchestrale “Santa Cecilia” che eseguirà la bellissima “Messa Pastorale” di Luigi Ricci.

Monsignor Paolo Nutarelli


«Martedì 24 dicembre, alle ore 19, Papa Francesco aprirà la Porta Santa di San Pietro in Roma: inizierà, così, il Giubileo del 2025 che si concluderà nell’Epifania del 2026. Il Papa, quindi, oltrepasserà per primo la soglia della Porta ed inviterà a seguire il suo esempio a quanti giungeranno a Roma nel corso dell’Anno, per esprimere la gioia dell’incontro con Cristo Gesù, nostra speranza. Il Giubileo sarà, quindi, un momento di rinnovamento spirituale, di conversione e di riconciliazione; si potrà ottenere l’indulgenza plenaria», ha scritto su “Insieme” – il notiziario settimanale della Parrocchia arcipretale – monsignor Paolo Nutarelli, che ha aggiunto: «L’indulgenza plenaria è una grazia speciale, concessa dalla Chiesa cattolica, che permette ai fedeli di ottenere la remissione totale delle pene temporali dovute ai peccati. In altre parole, l’indulgenza plenaria cancella completamente le conseguenze terrene dei peccati, offrendo una sorta di “reset” spirituale. È importante sottolineare che l’indulgenza non è un perdono dei peccati in sé, ma piuttosto un atto di misericordia che libera dalle pene associate ai peccati». Don Paolo ha ricordato, infine, che per l’apertura del Giubileo in Diocesi, l’arcivescovo Carlo ha invitato tutte le Comunità a ritrovarsi a Gorizia (domenica 29 dicembre), alle ore 15.30, nella Chiesa dei Cappuccini. Seguirà la processione in Cattedrale, con la sosta all’esterno del carcere.
Ma questo avverrà nel capoluogo isontino – dove appunto anche i “graisani” sono invitati – a fine settimana. Oggi, invece, l’attenzione dei credenti sarà tutta focalizzata sui riti del Natale e, attraverso gli schermi televisivi, su quanto accadrà a Roma, a due passi da quel meraviglioso Presepe che Grado ha donato al Papa, ma anche al mondo cristiano intero. Presepe che, in scala ridotta, può essere ammirato anche al Palacongressi di Città Giardino e che quest’anno, logicamente, è anche quello che suscita il maggior interesse fra quelli, numerosissimi, che l’Isola allestisce ogni anno facendone un importante motivo di attrazione durante le festività.

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In copertina, il “casòn” del Presepe allestito da Grado in Piazza San Pietro che aspetta l’arrivo del Bambinello.

Natale in musica a Nimis, Tarcento e Monteprato tra gospel, fisarmoniche e canti nella Notte dei “Madins”

(g.l.) Bella musica, tutta intonata allo spirito del Natale, tra oggi e domani a Nimis, Tarcento e Monteprato, con gospel, auguri tra le festose note delle fisarmoniche e canti per la Natività di Nostro Signore. Ma ecco, in dettaglio, le proposte nelle tre località.

NIMIS – Questa sera, alle 20.30, nel Duomo di Santo Stefano grande concerto di musica gospel con la straordinaria voce della cantante panamense Emely Myles che, in anteprima nazionale, sarà accompagnata al pianoforte dal maestro Rudy Fantin. Ingreso libero e ambiente riscaldato.

TARCENTO – “Auguri i musica” oggi, alle 18, nella ex scuola di via Pascoli, con il Gruppo Fisarmonicisti Tarcento – Ensemble Flocco Fiori, diretto da Massimo Pividori. La notissima compagine, molto applaudita qualche giorno fa a Strassoldo di Cervignano, conta diversi musicisti di Nimis, a cominciare dallo stesso maestro. Ingresso libero.

MONTEPRATO – Nella piccola frazione montana di Nimis tradizionale Notte di Natale. Domani, alle 22, nella Chiesa di San Giorgio, Messa dei “Madins” – come è da sempre chiamato in lingua friulana il rito della Natività – cantata dal coro “Vôs de Mont” di Tricesimo, diretto dal maestro Marco Maiero.

Gruppo Fisarmonicisti Tarcento

Rudy Fantin

Vôs de Mont

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In copertina, la cantante panamense Emely Myles che stasera canterà in anteprima nazionale nel Duomo di Nimis.

Sulle tracce della Cornucopia nel nuovo libro del filosofo Emanuele Franz

Ecco un bel libro strenna per le feste di Natale! È appena uscito, infatti, per i tipi della Audax Editrice di Moggio Udinese, “Sulle tracce della Cornucopia. Il corno dell’abbondanza dalla preistoria ai giorni nostri” del saggista friulano Emanuele Franz. Firmano la prefazione a questo volume gli storici e studiosi italiani Franco Cardini, Massimo Introvigne, Diego Fusaro e Massimo Cultraro, archeologo e dirigente di ricerca al Consiglio Nazionale delle Ricerche.


Emanuele Franz è il filosofo moggese delle religioni persuaso che il mito non inventa ma parte sempre da qualcosa di autentico che affonda le sue radici nei popoli. Il libro è una relazione delle ricerche sul mito della Cornucopia che comprende un articolato saggio sul mito e il simbolo del corno dalle antiche veneri paleolitiche ai miti greci, da quelli indiani, norreni, celtici e nord-africani fino al simbolo cristiano dell’abbondanza, dove, secondo l’autore, confluiscono le tradizioni precedenti attraverso una continuità storica che porta alla Rivelazione. Il testo, corredato da 50 tavole a colori, ha un prezzo di copertina di 15 euro per 164 pagine e può essere reperito sul sito della casa editrice: www.audaxeditrice.com

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In copertina, il filosofo e saggista moggese Emanuele Franz con il suo nuovo libro.

Valli del Natisone, nel Catalogo nazionale il Cammino delle 44 Chiesette votive: sarà un incentivo per lo sviluppo turistico

Nuovo importante riconoscimento per il Cammino delle 44 Chiesette votive delle Valli del Natisone che è stato incluso nel Catalogo nazionale dei cammini religiosi italiani curato dal Ministero del Turismo. Già all’inizio del 2022, il Cammino del Cividalese era stato uno dei primi ad essere registrato nel catalogo ufficiale della regione Friuli Venezia Giulia per la sua importanza storica, culturale e naturalistica.
La Pro Loco Nediške Doline Valli del Natisone Aps per anni ha lavorato alacremente alla definizione del percorso e, in collaborazione con studiosi ed esperti, ha tracciato e segnalato il cammino. Contemporaneamente, lo ha promosso al pubblico organizzando escursioni e realizzando materiale di comunicazione come il sito web, i video, le foto e la brochure. All’inizio del 2024, inoltre, è stata presentata la guida cartacea del Cammino, sempre promossa dalla Pro Nediske Doline, il cui presidente Antonio De Toni è l’ideatore del Cammino delle 44 Chiesette votive. La pubblicazione, con diffusione nazionale, è stata sostenuta fin da subito dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall’agenzia PromoTurismoFvg, avendo apprezzato lo stile narrativo che le due autrici, Antonietta Spizzo e Tiziana Perini, hanno sviluppato in collaborazione con l’editore Ediciclo.
E ora la notizia del riconoscimento e dell’ufficialità a livello nazionale è la riprova che il progetto rientra pienamente in un’ottica di sviluppo territoriale e turistico di altissimo livello per le Valli del Natisone. La Pro Loco Nediske Doline ha sempre operato in stretta sinergia con la strategia turistica regionale e in collaborazione con i Comuni delle Valli, in primis con quello di San Pietro al Natisone, per raggiungere risultati di definizione ed esaltazione della destinazione in funzione turistica. Grazie a questo meraviglioso Cammino è, infatti, possibile promuovere sentieri, edifici sacri, borghi e tutte le attività ed i servizi presenti nelle Valli del Natisone e in Friuli Venezia Giulia.
Il Cammino delle 44 Chiesette votive è un percorso di 184 chilometri e 10 tappe. La partenza della numero 1 prende avvio da Cividale del Friuli, inoltrandosi poi nei punti più panoramici e suggestivi delle Valli del Natisone, da San Pietro al Matajur, dai prati di Tribil a Castelmonte fino a Prepotto nella Valle del Judrio, per poi rientrare nella città ducale Patrimonio Unesco. Un percorso che si può coprire in tutta la sua lunghezza in più giornate consecutive, ma che dà anche la possibilità di scegliere solo una o due tappe per un cammino giornaliero.

Per maggiori informazioni:
ProLoco Nediške Doline – Valli del Natisone Aps
Ufficio informazioni e accoglienza turistica delle Valli del Natisone
Rif. Comunicazione e marketing dott.ssa Elena Roppa
segreteria@nediskedoline.it
www.vallidelnatisone.eu
+39 339.8403196/349.3241168

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In copertina, la Chiesetta di San Leonardo a Rodda di Pulfero; qui sopra, le pagine centrali dell’opuscolo.

“Il Natale di Rebecca” oggi invita a Feletto, poi a Venzone e a Nimis

(g.l.) Quattro gli appuntamenti con “Il Natale di Rebecca”, il magico spettacolo proposto dalla Compagnia dei Riservati, protagoniste Sonia Cossettini ed Elena Genio che accompagneranno il pubblico in una bellissima avventura a tema natalizio che sicuramente piacerà a grandi e piccoli: Rebecca è, infatti, una bambina che la notte di Natale viaggia in un mondo fantastico popolato da creature colorate e divertenti. Tre gli allestimenti in provincia di Udine, dopo il via di ieri sera a Fanna nel Pordenonese.


Pertanto, nel tardo pomeriggio di oggi, alle ore 17.30, il ritrovo è al Teatro “Paolo Maurensig” di Feletto Umberto, mentre venerdì 27 dicembre, alle 16.30, lo spettacolo sarà nel Palazzo comunale di Venzone. Quindi, il giorno successivo, 28 dicembre, gran finale assieme al Dj Tubet e al suo rap raggae friulano, con ritrovo alle 17.30 nel Teatro parrocchiale di Nimis (di fronte al Duomo).
Lo spettacolo della Compagnia dei Riservati beneficia di varie collaborazioni, tra le quali ricordiamo quella del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco.

Il Natale subacqueo del lago di Cornino ha mezzo secolo, martedì grande festa

Taglia il traguardo della cinquantesima edizione il suggestivo Natale subacqueo al lago di Cornino, tradizione che richiama puntualmente centinaia di spettatori, da tutto il Friuli Venezia Giulia ma pure da oltre confine, a cominciare da Austria e Slovenia: stavolta, dunque, la ricorrenza assumerà una particolare solennità, perché mezzo secolo di storia e un successo via via crescente sono fattori da celebrare. Il programma della serata si annuncia ancora più ricco del consueto, «con alcune novità – anticipa il sindaco di Forgaria, Pierluigi Molinaro – che non vogliamo anticipare per non guastare la sorpresa agli ospiti».
L’appuntamento è per la sera della Vigilia, in riva allo specchio d’acqua: il ritrovo per i partecipanti al momento religioso è fissato per le 19.30, mezz’ora prima dell’inizio della Messa della notte di Natale sulle sponde. Al termine del rito, che sarà celebrato da monsignor Sergio De Cecco, gli esperti sub dell’Asd Friulana Subacquei – organizzatrice dell’evento – si immergeranno nelle profondità del lago per riemergerne, in un avvolgente gioco di luci, con la statua del Bambin Gesù, che andrà a completare l’allestimento della scena della Natività sulle acque. L’accompagnamento musicale, sia nell’attesa dell’inizio della celebrazione liturgica che durante la celebrazione eucaristica e a seguire, sarà a cura degli zampognari di Forgaria.


Il sentito appuntamento si rinnova grazie all’impegno dei Comuni di Forgaria nel Friuli e Trasaghis, che sostengono la Friulana Subacquei nella logistica tramite i rispettivi gruppi di Protezione civile e il gruppo Ana di Forgaria, che secondo consuetudine predisporrà un chiosco per la distribuzione di tè e vin brulé; un secondo gazebo sarà allestito dalla Friulana Subacquei. «A tutti loro – anticipa Molinaro -, il nostro ringraziamento per l’impegno profuso. Ci auguriamo che l’edizione numero 50 richiami un pubblico ancor più folto del solito: sarà un momento speciale per lo scambio di auguri per le festività». Analogo auspicio viene espresso dal vicesindaco Luigino Ingrassi, che detiene la delega alla Riserva naturale regionale del lago di Cornino e che coordina l’iniziativa.
Chi sceglierà di trascorrere la sera della Vigilia in riva al lago potrà lasciare l’auto in sosta nella zona artigianale di Cornino o nel posteggio della Riserva naturale. Per consentire lo svolgimento del Natale subacqueo in piena sicurezza, permettendo ai visitatori di godere dello spettacolo anche dalla via, la Strada Bottecchia sarà chiusa nel tratto che lambisce il lago dalle 19 alle 22.

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In copertina e all’interno alcune immagini del suggestivo Natale subacqueo di Cornino che compie cinquant’anni.

Notte di Natale a Valle di Soffumbergo il “balcone del Friuli”: Messa e brindisi per un anno da record grazie ai volontari

La magia del Natale torna a illuminare Valle di Soffumbergo, il piccolo borgo montano del Comune di Faedis. Anche quest’anno, la Pro Loco rinnova il tradizionale appuntamento con la “Notte di Natale sul Balcone del Friuli”, una serata che mescola spiritualità, calore comunitario e sapori del territorio.


Il programma di martedì 24 dicembre prevede l’apertura della sede della Pro Loco e del bar alle ore 21. A seguire, alle 21.30, la Messa sarà resa ancora più suggestiva dall’accompagnamento musicale del Gruppo Sax di Sedegliano, diretto dal maestro Angelo Di Giorgio.Al termine del rito, la festa si sposterà nella piazzetta antistante, dove la Pro Loco accoglierà gli ospiti con vin brulè, panettone, dolci alle castagne e caldarroste. Il tutto sarà arricchito dalla splendida vista panoramica offerta dal borgo, un vero balcone naturale da cui ammirare gran parte della regione.
La Notte di Natale rappresenta anche la chiusura ideale di un anno straordinario per la piccola Pro Loco di Valle di Soffumbergo. Il presidente Gianfranco Specia ha sottolineato il successo della tradizionale Festa delle castagne e del miele di castagno, che in autunno ha registrato un’affluenza record. «Il nostro borgo continua a essere una meta sempre più apprezzata, grazie alle sue bellezze naturali, alle passeggiate nei boschi e ai piatti tipici che offriamo – spiega Specia –. Tutto questo è reso possibile dal grande lavoro dei nostri volontari, che sono il cuore pulsante della nostra comunità. Con il Natale vogliamo proseguire questa tradizione di condivisione e accoglienza, sorseggiando un bicchiere di vino caldo sotto il nostro cielo stellato». La Pro Loco invita tutti a partecipare a questa serata speciale, immersi nella magica atmosfera natalizia di uno dei borghi più suggestivi del Friuli. «Vi aspettiamo – conclude il presidente – per condividere insieme la gioia del Natale».

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In copertina, Valle di Soffumbergo di notte; all’interno, il bellissimo panorama.