la Chiesa benedice i PentaStellati !??

“Non bisogna avere paura” afferma il Cardinale Bagnasco.

Un altro Vescovo: “Abbiamo evitato l’effetto Trump. È indubbio che i voti delle parrocchie sono andati sia a Di Maio che a Salvini. E la Chiesa non può non tenerne conto”, come riferisce da un intervista IlFattoQuotidiano.it

Per nulla preoccupato dell’esito del voto, Bagnasco si dice “sicuro che il presidente della Repubblica con la sua saggezza saprà trovare le formule e le modalità migliori per dare un governo alla nazione, dopo che la popolazione si è espressa andando a votare in maniera civile e così numerosa”.

Monsignor Bruno Forte afferma : “Mi chiedo se non sia da avviare una riflessione nella Chiesa italiana su una terza via possibile fra il vecchio collateralismo, ormai inaccettabile, e il rischio di irrilevanza”. Intervistato dal Corriere della Sera, l’arcivescovo di Chieti-Vasto preannuncia una seria riflessione sul esito delle urne nel Consiglio permanente dei vescovi italiani che si aprirà il 19 marzo prossimo.

Stando alle parole di Forte, il dibattito si preannuncia come una vera e seria riflessione all’interno del parlamentino della Cei.

In questa tornata elettorale è risultata estremamente evidente a tutti l’equidistanza, al limite della neutralità, della gerarchia cattolica.

Ed il 13 febbraio scorso, in occasione della ricorrenza dei Patti Lateranensi, l’incontro fra i Cardinali Parolin e Bassetti ed il Presidente della Repubblica, insieme con una folta delegazione del Governo, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, aveva evidenziato un clima rafforzativo degli ottimi rapporti fra gerarchie ecclesiastiche e istituzioni repubblicane. Un incontro, a poco meno di un mese dal voto.

Negli ambienti cattolici non si nasconde la soddisfazione per la linea neutrale tenuta del Vaticano e della Cei, fortemente voluta da Papa Francesco.

“Abbiamo evitato l’effetto Trump”, commenta un altro Vescovo riferendosi a quando Bergoglio attaccò in campagna elettorale il candidato repubblicano alla Casa Bianca.

Oltre Tevere precisano che nelle prossime settimane di inevitabile dialogo con le forze politiche a fare da bussola saranno le indicazioni di Bergoglio alla Cei: “I laici che hanno una formazione cristiana autentica non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo!”.

Un segno dei tempi e della maturità sociale e culturale dei fedeli, dopo la lunga onda di secolarizzazione: una nuova stagione di impegno dei cattolici nella società si intravede, una nuova rivoluzione culturale nell’epoca della globalizzazione.

ci ha lasciati Piero Ostellino dal 1984 al 1987 Direttore del Corriere della sera

< N.d.R. nel ricordare la figura professionale e l’intellettuale la redazione si unisce al lutto della famiglia e dei colleghi;

Piero aveva all’attivo 48 anni di servizio e 3 anni alla guida di via Solferino, recentemente scriveva per il Giornale >

Addio a Piero Ostellino

giornalista liberale

Il giornalismo italiano ha perso una delle sue voci più limpide e autorevoli. All’età di 82 anni – era nato a Venezia, città che tanto amava, il 9 ottobre 1935 – si è spento Piero Ostellino che, all’apice delle sua carriera, diresse il Corriere della Sera, dandogli una chiara impronta politica, dettata dal suo spirito liberale e garantista convinto e che non ammetteva fraintendimenti. Ultimamente, con precisione dal 2015, collaborava con Il Giornale di Alessandro Sallusti, dove non faceva mancare i suoi arguti e pure polemici commenti sulla realtà politica e sociale che ci circonda: le sue riflessioni di certo mancheranno agli affezionati lettori del foglio che fu fondato da Indro Montanelli.

E proprio il quotidiano di via Solferino e quello che, appunto, per ultimo ha ospitato le sue acute riflessioni hanno dedicato grande spazio nei loro siti alla scomparsa dell’uomo di cultura. Giornalista e scrittore, “il suo punto di riferimento filosofico – scrive il Corriere – era la scuola illuminista scozzese, autori insigni come John Locke, Davide Hume, Adam Smith, di cui apprezzava la fede nell’individuo la consapevolezza profonda dell’imperfezione umana”. Si era laureato in scienze politiche all’Università di Torino, dove fu tra i fondatori del Centro di ricerca Luigi Einaudi. Al Corriere era approdato già nel 1967 e rapida fu la sua ascesa sulla scala delle responsabilità, divenendo corrispondente da Mosca e da Pechino. E proprio dopo la lunga esperienza all’estero assunse la direzione del più grande quotidiano del Paese, incarico che tenne dal 1984 al 1987, mantenendo poi per altri lunghi anni un rapporto di proficua collaborazione attraverso una seguitissima rubrica settimanale.

Lo angustiava – annotano ancora gli ex colleghi del Corriere – soprattutto la permanenza di una logica dirigistica e corporativa, assistenzialista e autoritaria, che vedeva come piombo nelle ali dell’Italia. Prendeva di mira con assiduità anche gli eccessi del giustizialismo, le frequenti intromissioni in campo politico di certa magistratura: gli appariva un grave pericolo compromettere le garanzie processuali in nome di un’esigenza di moralizzazione della vita pubblica”. “Libertà e giustizia – aveva scritto Ostellino sul Giornale sallustiano nel 2016 – sono, nella società di massa, in conflitto. La libertà privilegia le differenze; la giustizia le nega. Le differenze favoriscono il progresso; l’uguaglianza privilegia la continuità”. Fortemente in polemica con la politica nostrana, aveva dichiarato – conclude il Giornale di Milano – che non votava più. “Tornerò a farlo – aveva detto in un’intervista a Luigi Mascheroni – solo quando verrà riformato questo Stato fortemente illiberale”. Un auspicio che, purtroppo, è rimasto tale.

G.L.

 

aiuto mamma! … ritornano i fascisti !

E’ tutto merito della Angela Merkel  e delle sue scellerate quanto inutili politiche di austerità portate alla paranoia.

Nel lontano 1919 un economista John Maynard Keynes profetizzò che il trattato con cui i vincitori della 1° Guerra Mondiale, con la quale si umiliò oltre ogni ragionevole misura le nazioni di lingua Tedesca, avrebbe favorito   la nascita e l’ascesa di partiti/movimenti popolari che si sarebbero alimentati con sentimenti revanscisti …  

John Maynard Keynes economista inglese  (1883-1946)

complice la crisi del 1929, alle elezioni del 1930 l’NSDAP divenne il secondo partito della Germania…

1932 – La situazione diventò ingovernabile e non si riusci a formare una maggioranza stabile….(guarda caso proprio come ora in Italia)…

1933 – Nel gennaio del 1933 Hindenburg, anziano presidente della Repubblica, conferì l’incarico a Hitler di formare un nuovo governo.

Hitler  nominato cancelliere, assunse la guida del governo con la maggioranza assoluta in parlamento, dal quale ottenne pieni poteri.
Mise fuori legge il partito comunista, abolì ogni libertà e garanzia costituzionale e ogni dissenso. Chiuse i giornali di opposizione e le sedi sindacali,e reintroducendo  la pena di morte per crimini contro lo Stato.

Nei fatti sciolse tutti gli altri partiti tranne quello nazionalsocialista e nel febbraio successivo  l’incendio del Reichstus, (parlamento tedesco), forni ad  Hitler , attribuendone la colpa  ai comunisti, l’occasione per dare inizio alle persecuzioni politiche.

Io spesso mi chiedo ?

ma sono gli insegnanti/professori che non riescono  a trasmettere in testa  le nozioni fondamentali, come la storia, ai politici…

o sono i politici che hanno nel loro DNA il gene dei somari ! ??

Se la Merkel soffre di insonnia per l’ascesa di Salvini e Di Maio : può solo piangere se stessa !!

Come medico gli prescriverei un Tavor…  ma soprattutto ripetizioni di storia ed economia….

 

 

keynesiano

key·ne·ṣià·no,kei-/
aggettivo
  1. Relativo all’economista inglese J.M. Keynes (1883-1946) e al suo pensiero, con particolare riferimento alle sue dottrine sullo sviluppo dell’economia capitalistica, essenzialmente basate sul principio che le politiche di sostegno della domanda globale abbiano un ruolo fondamentale nell’ambito delle politiche macroeconomiche in quanto i fenomeni di disoccupazione e di inadeguato impiego delle risorse possono essere contrastati da una politica di investimenti da parte dello stato anche in condizioni di deficit di bilancio.
    • Come s.m. (f. -a ), seguace delle teorie di Keynes, specialmente con riferimento alla necessità dell’intervento statale in economia, a sostegno della piena occupazione e della domanda.

https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_keynesiana

 

Subito all’incasso

di Giuseppe Longo

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Aiuto! Al Sud c’è assoluto bisogno di un altro maestro Manzi. Con molta probabilità tutto è nato da una bufala, da quelle notizie false oggi ormai universalmente conosciute come “fake news”. Sta di fatto che il famoso reddito di cittadinanza promesso dai Cinque stelle, e che li ha fatti stravincere appunto in Meridione, ha già messo in moto gli appetiti degli elettori.
Il giovanissimo Di Maio è ovviamente ancora lungi dall’essere incoronato premier – e chissà se lo diventerà, nonostante il trionfo personale e di partito (pardon, movimento) – che in Puglia, a cominciare dalla bella Giovinazzo, tanti, giovani e meno, hanno deciso di passare subito all’incasso appena a tre giorni dallo spoglio delle schede, chiedendo ai Caf di compilare una fantomatica domanda da inoltrare all’Inps. 
Incuranti del fatto che Babbo Natale è ormai passato da un bel po’, con una velocità supersonica hanno pensato bene – probabilmente memori del vecchio adagio secondo cui “ogni promessa è un debito” – di avviare la pratica per riscuotere l’agognato sussidio. Una scelta avventata, tanto che in rete circolano già divertenti vignette, e che un minimo di conoscenza deĺla grammatica istituzionale li avrebbe consigliati di aspettare almeno la formazione del nuovo governo, la cui fisionomia è ancora tutta da decifrare. È poi meglio sorvolare sul particolare, certamente non trascurabile, se un così mirabolante provvedimento avrebbe la necessaria copertura finanziaria.
Ma così stanno le cose.
In un Paese dove i congiuntivi e la consecutio sono un optional anche fra gli stessi onorevoli – basta accendere mamma Tv – non c’è da meravigliarsi se arriviamo a questo eccesso, anche se questo è purtroppo lo specchio di una situazione occupazionale desolante soprattutto al Sud. Ma ai partiti, ovviamente a quelli vittoriosi, è meglio non chiedere assistenza bensì di favorire la creazione di posti di lavoro vero (cioè non a tempo determinato) attraverso provvedimenti adeguati a partire dalla riduzione delle tasse per chi assume.
Nell’attesa che questo possa avvenire, sarebbe bene cercare un nuovo maestro Manzi. Anche perché l’indimenticato diceva sempre: “Non è mai troppo tardi”
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 .
 < N.d.R.  un vivo ringraziamento al nostro caro amico Giuseppe,

per molti anni “illustre penna” del Messaggero Veneto, per questo contributo>

4 MARZO 2018: ELEZIONI E GEOPOLITICA

Vincono i “populisti”e crolla la sinistra globalista   <di Giorgio Da Gai>

Nel maggio del 2017, l’elezione di Macron in Francia faceva tirare un sospiro di sollievo alla Troika (F.M.I, C.E, B.C.E.) e alle oligarchie politico finanziarie, l’ondata populista in Europa aveva subito una battuta d’arresto e forse si stava esaurendo. I risultati delle elezioni italiane smentiscono questa ipotesi, a vincere sono stati i partiti “populisti”, alla camera: il Movimento 5 stelle si afferma come primo partito, ottiene il 32,68% dei voti e 133 seggi; la coalizione di centro destra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e l’insignificante UDC) vince la tornata elettorale, ottiene il 37% dei voti e 151 seggi (la Lega supera gli alleati e si prepara a guidare un eventuale governo); la sinistra crolla, ottiene il 22,85% dei voti e 112 seggi, ne aveva ottenuti 345 alle politiche del 2013. Non poteva andare peggio al fanfarone fiorentino che da “rottamatore” sarà “rottamato”.

La cariatide Berlusconi ha la dentiera che batte, la tricoprotesi incollata in testa ma non molla; certi vecchi non hanno il buon gusto di togliersi dai coglioni. D’Alema è trombato, la Boldrini si salva grazie al “paracadute” del proporzionale, l’orrenda Bonino viene eletta grazie al meccanismo dell’uninominale. Sono questi i rappresentanti della sinistra al “caviale”, libertaria e liberista: predicano la cultura dell’accoglienza e giustificano le guerre umanitarie incuranti delle disastrose conseguenze; usano l’antifascismo e la lotta alle discriminazioni per imporre la dittatura del politicamente corretto e del reato di opinione, praticano lo squadrismo mediatico bollando come “fascista”, “razzista”, “omofobo” ogni pensiero non omologato; sono i pedissequi esecutori delle politiche neoliberiste imposte dalla Troika che hanno impoverito milioni di europei, antepongono l’aborto e l’eutanasia alla natalità.

Le forze di governo, i servi sciocchi dell’informazione, i sedicenti intellettuali progressisti erano scesi in campo per fermare la deriva “populista” del Paese. Degne di nota sono state le patetiche manifestazioni “antifasciste” e “antirazziste” che hanno segnato la campagna elettorale; qui gli squadristi dei centri sociali hanno sfogato la loro violenza sulle forze dell’ordine e sui cittadini; una violenza che prospera grazie all’impotenza-connivenza delle istituzioni, magistratura compresa. Tutto questo non è servito a fermare l’onda “populista”. I “populisti” hanno saputo incanalare la rabbia e la disperazione di milioni d’ italiani: stanchi di vedere il Paese trasformato in fogna multietnica, grazie a un’immigrazione che genera criminalità, sfruttamento e minaccia la nostra identità storica e culturale (l’islamizzazione); stanchi di sopportare i privilegi di una casta inetta e corrotta, prostituita ai poteri forti e incapace di difendere gli interessi nazionali; stanchi di subire le politiche di austerità imposte dall’Unione Europea.

Dai risultati elettorali non emerge una maggioranza che ha i numeri per governare il Paese (la maggioranza assoluta alla Camera è di 315 seggi). Escluso il ricorso a nuove elezioni tutte le ipotesi rimangono aperte, non mi dilungo perché questa non è la mia materia.

Voglio invitarvi a riflettere sugli aspetti geopolitici di questo voto. Lega, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle, pur da posizioni diverse condividono una profonda e legittima diffidenza verso le istituzioni europee, sono critici verso l’Euro, vedono nella Russia un potenziale alleato e non un nemico. Diffidano dalle guerre imperialiste camuffate da crociate umanitarie, interventi militari ai quali partecipiamo seguendo con fedeltà canina le direttive di Washington.

Ci sono le condizione per una nuova politica meno filoatlantica e più euroasiatica? Più sovranista e meno globalista?

E’ presto per dirlo però le premesse ci sono.

L’Italia è un Paese strategico per gli equilibri dell’Europa e del Mediterraneo (la Nuova via della seta, i flussi migratori che dall’Africa e dal Medio Oriente arrivano in Europa, il nostro peso economico e politico condiziona il futuro dell’Unione e dell’euro, gli Stati Uniti controllano l’Europa e il Mediterraneo grazie alle basi in Italia, per la Russia e per la Cina non siamo nemici e rappresentiamo un Paese che può dare molto sotto ogni profilo) ma resta un adolescente politico, incapace di tutelare gli interessi nazionali (gli obbiettivi politici ed economici di uno Stato, i valori che intende difendere) lo abbiamo visto con la crisi libica, le sanzioni alla Russia e la gestione dei migranti. L’Italia è un eterno Peter Pan privo di dignità nazionale e di lungimiranza politica: convinto che la Guerra Fredda non sia finita e quindi la sudditanza-riconoscenza verso gli Stati Uniti sia eterna; convinto che questa Europa sia l’unica possibile e che alle sue istituzioni si debba cieca obbedienza. Ai dogmi della fede cattolica abbiamo sostituito quelli della fede “atlantica”, “europea” e del “mercato”.

E’ arrivato il momento di crescere e di alzarci in piedi, sono in gioco il nostro futuro e la nostra dignità.

Lo capiranno i pentastellati appoggiando un governo sovranista?

Che Dio protegga l’Europa dei popoli e delle “patrie”.

< N.d.R.  un vivo ringraziamento al nostro caro amico Dott. Giorgio Da Gai   per questo contributo>

 

 

 

E adesso la vera partita < di Giuseppe Longo>

E adesso la vera partita

di Giuseppe Longo 

E adesso? Spenti i riflettori sulle complesse operazioni di voto, causate da un Rosatellum di cui non se ne sentiva proprio il bisogno, e su una estenuante e atipica campagna elettorale, giocata più sullo spauracchio di un imminente ritorno del fascismo che sui problemi reali che attanagliano il Paese, comincia la vera partita.
 Vincitori e vinti sono quelli che ogni persona di buon senso aveva ampiamente previsto. Come pure che non ci sarebbe stata una maggioranza parlamentare. In altre parole, il pasticcio che si ipotizzava si è puntualmente materializzato. E allora che fare? Un bel groviglio per il capo dello Stato che fra una ventina di giorni, eletti i presidenti di Camera e Senato, nonché formati i gruppi nei due rami del Parlamento, dovrà avviare le certamente non facili consultazioni.
Centrodestra, con guida Salvini supervittorioso, e Cinque stelle, con Di Maio nuovo re delle due Sicilie (come argutamente fatto osservare da Alessandro Sallusti), avrebbero davanti la strada spianata se trovassero un’intesa nonostante i proclami più o meno garbati  che abbiamo ascoltato nei mesi scorsi. Si realizzerebbe una maggioranza di ferro, o meglio di acciaio inox, capace di approvare ogni provvedimento. Andrebbero bene anche M5S più Lega ovviamente con qualche robusto puntello.
Anche se non siamo in Germania, tuttavia l’accordo ricercato e faticosamente raggiunto da Angela Merkel con i socialdemocratici dovrebbe insegnare qualcosa. Due partiti o raggruppamenti premiati da quasi il 70 per cento degli elettori non possono farsi la guerra, o stare a guardare, bensì ricercare con determinazione un accordo. D’altra parte, anche Aldo Moro – di cui tra pochi giorni si ricorderanno i 40 anni dal rapimento da parte delle Brigate rosse – predicava intese (chi ricorda le famosissime “convergenze parallele”?) fra i due più grandi partiti popolari del tempo, pur diversissimi tra loro: democristiani e comunisti.
Gli italiani hanno detto chiaramente che vogliono essere governati da Centrodestra e Cinque stelle, mentre hanno bocciato senza appello il Partito democratico di Renzi che si è dimesso – anzi no! – con la chiara intenzione di continuare a dire la sua, a fare, si dice, l’ago della bilancia. Invece con molta probabilità si assisterà a un nuovo, detestabile mercato delle vacche: la campagna acquisti, se non è già iniziata, sta per partire. E i risultati, comunque, sarebbero tutti da dimostrare. Staremo a vedere: il film è appena cominciato. Però i protagonisti dovrebbero stare bene attenti a non tradire gli elettori che sono stati molto chiari, dimostrando peraltro di sapere rispondere per le rime.

a firma di:  Giuseppe Longo

< N.d.R.  un vivo ringraziamento al nostro caro amico Giuseppe,

per molti anni “illustre penna” del Messaggero Veneto, per questo contributo>

Tranquilli… Arriva il Castigamatti !!

Come un pugile suonato Renzi delira 

tranquilli: ci penserà Mattarella a risolvere l’impasse

 Ma può l’Italia soggiacere alle ripicche ed i capricci di un ragazzino idiota ed arrogante, megalomane e narcisista oltre ogni limite ?

Certo che no ! 

Non pago di essere riuscito a distruggere la sinistra  Renzi si trincera nel bunker come Hitler nel 45.

Con la pretesa assurda e ridicola di dare lui le carte e stabilire di nuovo le regole del gioco, non pago della merdata della sua legge elettorale, il tentativo di fare scempio della costituzione e del diritto del lavoro + tutto il resto.

Le scadenze tecniche, finanziarie e politiche in Patria ed a Bruxelles  che a breve si presenteranno improrogabili (entro aprile) porranno uno scenario chiaro ai leaders vincenti:  cari Salvini e Di Maio….

o vi accordate immediatamente fra di voi (cosa difficile ma non impossibile, magari con l’appoggio esterno di Berlusconi/Meloni e/o liberi&uguali)…

oppure Mattarella  incentiverà la formazione di un nuovo partito/reassemblament  (“partito del presidente” o di “salvezza nazionale”)….

e dato che tutti sanno che i parlamentari sono moto più devoti al 27 ed al vitalizio (che in caso di rielezioni immediate gli sfuggirebbe dalle tasche…)  piuttosto che ai leaders…    Renzi puo “star sereno”.

 

Immagine correlata

 

17 grillini sono già sul mercato e Berlusconi da “vecchia volpe” gli ha già spalancato le porte) .

Al Nazzareno già compaiono le prime crepe …  credete che Emiliano, Gentiloni e questi qui sotto accetteranno la logica del:    “Muoia Sansone con tutti i filistei ?”

 

 

sono certo che rapidamente assisteremo al miracolo italico,  come  la liquefazione del sangue di San Gennaro

altro che i tedeschi, che ci hanno messo 8 mesi per fare un governo fotocopia del precedente…

 

Italiani !    dormite sonni tranquilli ci pensa lui…      “…menomale che Sergio c’è”…. 

4 marzo 2018 Rivoluzione Politica in Italia! …l’Europa trema !!!

Questa mattina mi son svegliato…   è non ho trovato più la Sinistra !!

Come recentemente già successo in Francia i partiti della sinistra si ritrovano fuori dai giochi di potere…

Renzi  la Boschi ed i renziani sono riusciti in un impresa storica: annichilire la sinistra !

Prevedo un regolamento di conti all’ultimo sangue…

il sistema da sempre più rapido ed efficace per far dimenticare le proprie responsabilità  è:

trovare un “capro espiatorio”, che paghi per tutti e consenta ai compagni di merende di rifarsi una verginità in previsione delle future contese elettorali…

quindi non darei una lira per il futuro politico del “bugiardo patologico” (arrogante oltre misura) che fino a pochi giorni or sono affermava “se perdo non mi dimetto”…   immemore di Piazzale Loreto.

[ N.d.R. non ti preoccupare non dovrai fare fatica: ti dimetteranno gli altri…]

Ora si aprono scenari ove la realtà certamente supererà la fantasia più sfrenata….

una cosa è certa…  A Berlino non devono averla presa molto bene.

Dopo la Brexit (che non ha portato le conseguenze apocalittiche paventate dai teutonici) questa è la seconda bella mazzata che arriva in testa a chi ha fatto dell’europeismo una droga per vessare i cittadini/elettori Europei…

o cambiano musica a Bruxelles/Berlino o perderanno un altro pezzo…   i popoli europei (anche in Germania) si sono stufati di essere presi per i fondelli e trattati come sudditi.

quello che si frega le mani più di tutti sarà sicuramente Erdoğan…

< avete voluto farli votare con libera stampa e libertà di espressione? …se facevate come me… >

esprimete la vostra opinione sull’esito del voto…

 

Ritorno in Friuli

Ritorno in Friuli

la storia di un’emigrazione di ritorno

Descrizione“ Ritorno in Friuli” è la storia di un’emigrazione di ritorno, della perdita, ricerca, ritrovamento, scoperta delle radici dei protagonisti accomunati tutti dalla pregnanza dell’esperienza migratoria. “Sembrava che l’intensità dell’esperienza migratoria, condivisa con gli innumerevoli ospiti olandesi, superasse la barriera linguistica, mai completa, per la conoscenza comune di un Italiano talvolta molto lacunoso, soprattutto di coloro per i quali l’Italia era ormai soltanto un luogo di vacanze.”

Elena Di Bortolo è nata a L’Aia ( NL) nel 1964. Si è laureata in Medicina e Chirurgia e specializzata in Psichiatria a Trieste. Ha conseguito un Master in Medicina delle Emarginazioni, delle Migrazioni, delle Povertà a Roma nel 2006. Attualmente vive e lavora a Portogruaro ( VE), come psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale, dove è referente di un Osservatorio sulla salute mentale dei migranti.

KOSOVO MONITO PER L’EUROPA

KOSOVO MONITO PER L’EUROPA di Giorgio Da Gai  

 Aviani & Aviani Editori, Udine 2014.      Euro 15,00

Il presente libro apre la Collana “Geopolitica, Storia e Diritto”, dell’Associazione “Historia” Gruppo Studi Storici e Sociali Pordenone. Il materiale dell’Associazione, una raccolta di registrazioni video e audio e di testi, sono disponibili gratuitamente sul sito www.eurohistoria.eu (M. Cacciari, L. Caracciolo, A. de Benoist, I. Diamanti, F. Cardini…).

La storia dei Balcani e del Kosovo è stata lo spunto per una serie di riflessioni, che vanno oltre l’area balcanica, coinvolgono l’Europa intera e gli attuali equilibri geopolitici.

Il Kosovo, come capitolo del dramma balcanico, una miscela esplosiva di odio etnico-religioso e di nazionalismo totalitario: dalla dominazione turca alla dissoluzione della Jugoslavia, compreso il dramma delle “foibe”, che per decenni è stato rimosso dalla nostra memoria storica.

Il Kosovo, come guerra “umanitaria” quindi ipocrita. Infatti, tutte le guerre “umanitarie” che l’Occidente (Stati Uniti e Unione Europea) combatte e le pressioni politiche che lo stesso esercita, sono rivolti alla tutela di precisi interessi politici o al rovesciamento di governi che non si piegano all’egemonia occidentale: la Serbia, la Libia, l’Iraq, l’Afghanistan, la Siria, l’Ucraina e la Russia di Putin.

Il Kosovo, come precedente giuridico e politico per la secessione delle micro patrie: Veneto, Catalogna, Scozia, Ossezia e Crimea. Un effetto domino dagli esiti imprevedibili.

Il Kosovo e tutta la tragedia balcanica, rappresentano un monito per l’Europa, che potrebbero dissolversi per effetto dell’islamizzazione e della globalizzazione.

La globalizzazione genera una crisi ecologica, politica, sociale ed economica dagli esiti imprevedibili. In Europa la crisi politica e socioeconomica provocata dalla globalizzazione potrebbe minare l’unità dell’Europa e dei singoli Stati che la compongono, attraverso: l’ascesa dei partiti “euroscettici” (Francia, Grecia, Ungheria, Gran Bretagna, ecc.) le rivalità tra le nazioni (nazioni virtuose contro nazioni indebitate) il regionalismo separatista (veneto, catalano e scozzese).

L’Europa non è minacciata solo dalla globalizzazione ma anche dall’islamizzazione, la trasformazione dell’Europa in Eurabia, (Giselle Littman 2005) un continente abitato da milioni di mussulmani e sottomesso all’Islam. Gli europei, come i serbi del Kosovo, potrebbero divenire minoranza o “debole” maggioranza, in quella che da millenni è la loro terra, sopraffatti da un’immigrazione ostile nel comportamento (attentati terroristici e rivolte a sfondo etnico-religioso) e incompatibile nei valori (poligamia, velo, infibulazione, “sharia”). Le stime demografiche del Pew Forum, dicono che nel 2050 un quinto degli europei sarà musulmano, il 20 per cento, due persone su dieci, contro l’attuale 5%.

Le crisi politiche, sociali ed economiche indotte dalla globalizzazione e lo scontro di civiltà tra Islam e Occidente, la rinascita della Guerra Fredda tra Russia e Occidente, tracciano uno scenario apocalittico, che non segnerà la scomparsa del genere umano, ma solo la fine del modello neoliberista, del primato degli Stati Uniti come unica superpotenza mondiale e forse la sconfitta dell’islamismo radicale che minaccia la pace mondiale. Tutto questo costerà milioni di morti, l’emergere di nuovi equilibri geopolitici e forse la nascita di una nuova civiltà. La nostra è un’epoca di profonde trasformazioni, quale sarà l’esito nessuno, può dirlo, troppi sono gli elementi in gioco e spesso i tempi della storia non coincidono con la nostra capacità di comprensione e di reazione. La caduta del comunismo, la dissoluzione della Jugoslavia, la Primavera Araba e la crisi economica che stiamo vivendo, sono eventi di cui nessuno aveva previsto i tempi e gli esiti.

Viviamo nell’illusione che la pace e il benessere di cui godiamo siano condizioni immutabili, convinti che la miseria e la guerra appartengano al passato o ad altri Paesi. Purtroppo non è così. La cronaca quotidiana, spesso riporta il suicidio di disoccupati e d’ imprenditori che hanno visto fallire la propria azienda, o sono costretti a chiuderla per non fallire. Per la prima volta dal dopoguerra, le generazioni presenti sono condannate a vivere in condizioni peggiori di quelle dei loro genitori o nonni. Nell’ex Jugoslavia, ai confini della nostra “pacifica” Italia

si è consumata la recente tragedia balcanica. La nostra terra porta i segni della fame e della guerra, basta soffermarci sulle migliaia di monumenti che ricordano le vittime delle guerre mondiali, oppure riflettere sulle testimonianze di miseria e di emigrazione, raccontate dai nostri padri e dai nostri nonni. I Balcani insegnano: la storia è maestra di vita, si ripete come l’eterno ciclo delle stagioni, anche se in modo imprevedibile e diverso dal passato.

Non dobbiamo temere la fine di questa Europa, asservita alle oligarchie politico-finanziarie (la Troika e le banche), complice della politica imperialista degli Stati Uniti; ma sperare nella nascita di una nuova Europa, federalista, rispettosa dei valori tradizionali (Dio, Patria e Famiglia) legata alla decrescita come modello economico (unica alternativa alla crisi generata dal modello neoliberista). Un’Europa che guardi al mondo slavo-ortodosso come principale alleato e partner commerciale. Nascerà l’Eurasia?

 

Profilo dell’Autore

Giorgio Da Gai è nato a Conegliano (Tv) si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università’ di Padova ed ha conseguito il master della Regione Veneto per Tecnico Amministrativo Polifunzionale con Competenze per l’Export in Europa Orientale. Nel 1994 ha pubblicato il libro: Immigrazione extracomunitaria tra realtà e demagogia, Zoppelli Editore, Dosson (TV). Negli anni 90 ha collaborato con le riviste Magnum Magazine e Armi Magazine, C.A.F.F. Editrice. Opinionista del periodico Il Piave, cura gli inserti dedicati alla geopolitica e collabora con l’Associazione Historia Gruppo Studi Storici e Sociali Pordenone. Attualmente lavora presso la Pubblica Amministrazione.

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