da +12 a -5 :  è iniziato il riflusso !

Il Molise si è rivelato  di fatto la Stalingrado del Sud-Italy per Di Maio ed il suo movimento che da ora in avanti sarà costretto a prendere atto che non si governa con la sola demagogia… e tanto meno con l’arroganza alla Renzi & Co. che scende sotto il 9% avvicinandosi sempre di più a Casapound.

 

Il Matese

 

Fico può già buttare la spugna se crede di imporre il predominio pentastellato, con o senza la stampella dei Renziani !

Oramai si attenderà l’imminente risultato delle regionali  in FVG per sancire chi governerà per i prossimi 5 anni l’Italia.

Una sonora sconfitta, attualmente largamente pronosticata in Friuli V.G., stroncherebbe ogni ulteriore velleità del Masaniello di Pomigliano d’Arco.

Del resto i malumori nella base pentastellata e le contraddizioni imposte dai vertici nazionali con la sostituzione di chi operava da sempre sul territorio (umilmente ma efficacemente, esempio: Claudia Gallanda) con candidati “paracadutati” in perfetto  stile della più becera partitocrazia PDessina, hanno di fatto già deflagrato il movimento 5s Friulano.

La resa a Stalingrado, il feldmaresciallo Paulus si consegna prigioniero al termine della battaglia il 30 gennaio 1943. Alla sua sinistra il capo di stato maggiore della 6ª Armata, generale Arthur Schmidt.

LA SANITA’ IN FRIULI VENEZIA GIULIA

di Cristina Pozzo

Parlare di Sanità in Friuli V.G. è come sparare sulla Croce Rossa.
La legge Regionale n. 17/2014 che reca “ Il riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale e norme in materia di programmazione sanitaria e sociosanitaria” prevede una minore ospedalizzazione in funzione di una maggiore assistenza domiciliare, peccato che la maggiore assistenza domiciliare non sia stata potenziata, a fronte di un taglio di 579 posti letto negli ospedali e della chiusura degli stessi.
Definire Ospedale un posto dove non ci sono posti letto mi sembra azzardato.
Risulta quindi che a fronte di una degenza che normalmente sarebbe durata 5 o 6 giorni, il paziente viene dimesso dopo 2 giorni non avendo però nessun tipo di assistenza se non quella familiare o a pagamento.
E’ necessario dare risposte alla necessità di presa in carico dei pazienti a 360° e liberare le Rsa da funzioni ulteriormente gravose rispetto a quelle già previste per legge.
La soppressione della Guardia Medica ha creato ulteriori falle nel sistema intasando, in questo modo i Pronto Soccorso  devono occuparsi anche di patologie che potevano tranquillamente essere risolte a domicilio.
Che dire della chiusura di punti nascita come quello di Latisana, che serviva un territorio che si estendeva anche in Veneto con conseguente afflusso anche economico da altra Regione, che garantiva con anche la sua Pediatria, tranquillità alle famiglie che si recano in vacanza sul nostro littorale di Lignano, con le sue sale parto “in sicurezza”, a favore di Palmanova che necessita “la messa in sicurezza” delle sale parto con una spesa di qualche milione di euro.
La creazione di un numero unico l’112 che vale anche per le urgenze sanitarie, ha creato uno spazio temporale tra la chiamata e la risposta dell’operatore del Pronto Soccorso che può avvolte significare la differenza tra la vita e la morte di una persona.
Persino la Corte dei Conti del Friuli V.G. ha sentenziato che questa riforma risulta essere addirittura più onerosa di quanto non lo fosse la precedente organizzazione sanitaria.
Un plauso va a tutti gli operatori del settore, dagli infermieri ai medici, a chi opera sulle autoambulanze che devono sopperire con la loro professionalità, competenza e pazienza, alle problematiche create da un sistema ferruginoso.
Superare le criticità generate da questa scellerata riforma sanitaria che non tiene minimamente conto del paziente, ma solo di un risparmio economico inesistente, lavorare a recuperare la piena efficienza e capillarità dei servizi, è l’impegno della Coalizione di cui faccio parte con Fratelli d’Italia a sostegno di Massimiliano Fedriga Presidente e quindi è anche il mio impegno.  La Regione Friuli V.G. così come lo Stato Italiano non sono una Società per azioni, non devono produrre PIL, non devono dare utili, devono erogare servizi al cittadino amministrando al meglio le proprie risorse che devono essere tutelate. In pratica la Regione così come lo Stato devono comportarsi da “buon padre di famiglia” a tutela dei propri cittadini.
Tagliare i servizi, soprattutto quando si parla di salute pubblica non può essere una risposta giusta.

Ma il vero Ohio è qui…

di Giuseppe Longo
Mentre a Roma si sono appassionati al gioco dell’oca – sono diventati così esperti che in un mese e mezzo dalle politiche non c’è ancora uno straccio di governo, neppure alle viste -, in Friuli Venezia Giulia è ormai cominciato il conto alla rovescia per le elezioni del 29 aprile.
Oggi si vota in Molise, fazzoletto di terra che i giornali si sono sbizzarriti a chiamare l’Ohio d’Italia, come dire che se quel minuscolo Stato d’America si è rivelato determinante per la vittoria di Trump,
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così la piccola Regione staccatasi oltre cinquant’anni fa dagli Abruzzi potrebbe influire sull’assetto politico nostrano.
Sarà probabilmente vero perché quegli elettori contribuiranno a ricalibrare i rapporti di forza tra Cinque stelle e Lega, e soprattutto fra quest’ultima e Forza Italia.
Ma allora, senza nulla togliere ai molisani, dovrebbe essere ancora più significativo il voto in Fvg dove il numero di coloro che andranno alle urne è quasi quadruplo e avverrà in una Regione al centro dell’Europa, sempre più crocevia di traffici internazionali. È  questo mi fa dedurre, con tutto il rispetto per Campobasso e Isernia, che il vero Ohio è proprio qui.
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Non so, anche se ci sono diverse ipotesi (probabile incarico al presidente della Camera), quale sarà la decisione del capo dello Stato che, dopo l’annunciato fallimento della leader del Senato, si è preso 48 ore di tempo per riflettere sulla proposta più praticabile in questo ingrovigliato momento. Tuttavia, molto sommessamente, mi permetto di osservare che, arrivati in questa fase di prolungato stallo, sarebbe più che opportuno aspettare anche l’esito del voto in Fvg. Una settimana in più non cambia niente, tanto abbiamo ancora Gentiloni.
Ritengo infatti assurdo che,  mentre a Roma si continua a trattare per un possibile governo, a Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia ci si scanni nell’ultima settimana di campagna elettorale. Perché sarà proprio così, come ha dimostrato l’altro giorno proprio in Molise il nuovo show del Cavaliere che ha addirittura scomodato i cessi – ma sì, scriviamo le parole così come sono state pronunciate senza ricorrere a “bagni” come più di qualcuno ha fatto per un eccesso di zelo – delle sue aziende per dare un’etichetta di “qualità” ai grillini.
Ma tant’è. Ormai siamo abituati a tutto. Il velo di tristezza che ha avvolto ieri la cerimonia di chiusura della Provincia di Udine – fa veramente male al cuore di un friulano come me vedere sbarrato quel portone di Palazzo Belgrado! – dopo oltre due secoli di storia della Piccola Patria s’incrocia con l’altrettanto triste spettacolo offertoci dalla politica italiana dalle elezioni del 4 marzo e soprattutto in questi ultimi giorni, da quando cioè sono cominciate le consultazioni, prima al Quirinale e poi a Palazzo Giustiniani. Della Politica – scritta con la maiuscola – purtroppo oggi non c’è traccia. Si parla tanto di due forni, ma questi non hanno nulla a che vedere con quelli dell’indimenticato Giulio Andreotti. Quella era tutt’altra storia!
Un indecoroso gioco dell’oca l’avevo definito un paio di settimane fa, quando si stava delineando l’andazzo che poi abbiamo via via potuto constatare, tanto che avevo aggiunto che il tira e molla mi faceva pensare al “facite ammuina” di borbonica memoria.
E ora cosa succederà? Un nuovo capitolo tutto da scrivere, o meglio tutto da decifrare e che ancora una volta ha al centro le gravi tensioni all’interno del Centrodestra dove spirano sempre più forti i venti della rottura tra Salvini e Berlusconi. Mentre risulta ancora enigmatico capire quali saranno i prossimi passi del Partito democratico di Martina (e di Renzi). E tutto contribuisce a pennellare il quadro desolante che abbiamo sotto gli occhi. E che mi fa dire in modo sconsolato: quanto mi manca la Prima Repubblica, nonostante tutti i suoi innegabili difetti. A voi no?
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“Mandi Cjase dai Furlans”: tutto cominciò nel 1806

di Giuseppe Longo

Provincia di Udine ultimo atto. Il Duomo e la chiesetta del Castello avevano da poco fatto ascoltare le campane di mezzogiorno quando il portone di Palazzo Belgrado che dà su piazza Patriarcato è stato sbarrato dal presidente Pietro Fontanini apponendo una significativa frase che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1944, in piena seconda guerra mondiale, nel suo bel friulano di Casarsa: “A vegnarà ben il dì che il Friùl si inecuarzarà di vei na storia, un passat, na tradision!”.
Fontanini l’aveva letta, nel gremito salone del Quaglio, a conclusione del suo breve, applauditissimo discorso di chiusura (all’inizio era stata preceduto dal presidente del Consiglio provinciale Fabrizio Pitton), nel quale non ha mancato di rivolgere duri accenti alla legge regionale di riforma numero 26 del 2014 che ha soppresso le quattro Province del Friuli Venezia Giulia – su Gorizia, Pordenone e Trieste il sipario era già calato da mesi – istituendo al loro posto le UTI, le tanto discusse, criticate e contestate Unioni territoriali intercomunali. Parole “velate di tristezza” come aveva detto prima di lui lo storico friulano Gianfranco Ellero che ha accompagnato in un appassionato viaggio alla scoperta delle origini della Provincia di Udine che si perdono nel remoto 1806, quindi ben 212 anni fa, all’epoca del Regno Lombardo-Veneto e a pochi anni dal Trattato di Campoformido, per proseguire in una lunga avventura politica e amministrativa che ha visto l’Ente territoriale intrecciarsi continuamente con la storia di questa terra, tanto da essere a lungo chiamata Provincia del Friuli. E tanto da essere un vero punto di riferimento per i Friulani – la “Cjase dai Furlans”, come l’ha definita l’ormai ex presidente Fontanini – anche nei momenti più duri e difficili, come le guerre e il terremoto del 1976. “Non dimentichiamo – ha ricordato il professor Ellero – che a pochi giorni
dal sisma fu proprio questo salone ad accogliere Nelson Rockefeller, vicepresidente degli Stati Uniti d’America, prontamente intervenuto in soccorso delle nostre popolazioni!”.

Ma i ricordi e gli aneddoti potrebbero continuare.
E oggi cosa rimane, dopo un passato così glorioso e significativo, davanti a quella porta sbarrata? La bellezza di 10 (sì, avete letto bene: dieci!) UTI entrate in funzione tra non poche difficoltà il primo gennaio 2016: Canal del Ferro – Val Canale (quella che Ellero ha detto sarebbe meglio chiamare “Carinzia friulana”), Gemonese, Carnia,
Friuli Centrale, Torre, Mediofriuli, Collinare, Natisone, Riviera – Bassa Friulana, Agro Aquileiese. Che si sommano alle cinque pordenonesi (Tagliamento, Valli e Dolomiti Friulane, Livenza – Cansiglio – Cavallo, Sile e Meduna, Noncello); alle due goriziane (Carso Isonzo Adriatico, Collio – Alto Isonzo) e all’unica triestina (Giuliana).

In altre parole diciotto nuovi Enti territoriali al posto di quattro, con l’obiettivo di tagliare i costi e razionalizzare la
vita amministrativa. Sarà così?

Lo dirà l’esperienza, ma soprattutto la storia anche in questo caso.

Perché in quello dell’importanza e della validità della Provincia di Udine, o meglio del Friuli, si è già espressa.

< N.d.R. …allego le foto del funerale…. >

…la casa del “caro estinto”

Vittorio: è troppo forte!

 Come siamo scesi in basso

Vittorio Feltri, il feroce ritratto di Luigi Di Maio:
da Galileo a Giggino, un drammatico segnale di decadenza

C’ è qualcosa di tragico nel nostro glorioso Paese, che ha dato i natali a uomini illustri i quali hanno inventato e scoperto cose tali da aver cambiato il mondo. Citiamone alcune tanto per chiarirci le idee: la radio, il telefono, il motore a scoppio, la pila elettrica, la lampadina, il pianoforte, l’ elicottero, il telescopio, i raggi X e i veicoli spaziali, l’ anestesia, la bussola e il giornale, la macchina per scrivere. Mi fermo per non tediarvi. Ripeto. Come è possibile che una terra tanto generosa e produttrice di autentici geni sia oggi in balìa di un ragazzotto senza arte né parte quale Luigi Di Maio, dalle cui labbra pendono ora 60 milioni di connazionali, parecchi dei quali, completamente fuori di senno, lo hanno votato nelle ultime elezioni svoltesi il 4 marzo scorso?

Più che un mistero è una burla oppure la certificazione del fatto che gli italiani si sono collettivamente rimbambiti. Sfoglio i giornali e leggo decine di articoli dedicati al trentunenne leader del Movimento 5 Stelle, preso sul serio da fior di commentatori, trattato come un grande politico degno di decidere i destini della patria. Trasecolo e rabbrividisco. Un signor nessuno che non ha studiato con profitto (commette errori marchiani di grammatica e di geografia), non ha mai lavorato, si è fatto immeritatamente mantenere da mamma e papà, è salito sul podio e, tronfio e pettoruto, detta legge a destra e a manca con una sfacciataggine che rasenta l’ impudicizia. E il bello, si fa per dire, è che la maggioranza dei parlamentari lo considera un interlocutore quasi fosse Quintino Sella o Alcide De Gasperi.

Vero, nel peggio non c’ è fondo e non si finisce mai di precipitare in basso, ma non avrei immaginato si potesse raggiungere questo abisso. Di Maio padrone della scena è un insulto ai nostri avi e ai contemporanei, che, per quanto stanchi di certi tribuni del popolazzo, non debbono subire un’ onta simile che li squalifica e li rende ridicoli, marionette prive di dignità oltre che di amor proprio. Ancora ieri, e di sicuro pure oggi, la stampa si occupa di questo fighetto presuntuoso costantemente sulla scena senza un motivo valido.

D’ accordo, il Movimento 5 Stelle ha raccattato un monte di voti specialmente al Sud, illuso di essere assistito grazie alla boutade del reddito di cittadinanza, cioè una sorta di stipendio assegnato a chi, anziché lavorare, si gratta il ventre. Però la circostanza che il partito in questione si sia affidato a un personaggetto incolore, privo di spessore, adatto sì e no a guidare il tram, altro che il Paese, trasforma la nostra politica in una pochade, un’ operetta da quattro soldi.

Pulcinella è simpatico e arguto, tuttavia non può essere uno statista. Noi siamo riusciti nell’impresa di farlo apparire un pretendente legittimo al ruolo di presidente del Consiglio. Non ci rendiamo conto che il Parlamento è un luogo teoricamente importante e bisognoso di rispetto; e lo abbiamo declassato a bettola piena di mediocri, sciurette e nullafacenti, assemblea inidonea ad esprimere un protagonista provveduto e culturalmente attrezzato onde assumersi la responsabilità di gestire la cosa pubblica. Siamo al Di Maio dixit. Vergogniamoci, almeno, se non abbiamo il coraggio di sparare, metaforicamente, si intende, a chi ci ha trascinato così in basso.

Il fenomeno Luigino va studiato, sottoposto ad esami clinici per capire perché egli abbia sedotto una folla di terroni e vari fessi settentrionali ex comunisti dall’ encefalogramma piatto. Una nazione degradata al punto da essere passata dalla magnificenza di uomini illustri alla bassezza di nani inguardabili del tipo di Luigino La Qualunque va analizzata al microscopio.
Chi è mentalmente normale non deve accettare che la Patria sia umiliata in questa maniera: consegnarsi nelle mani di un omuncolo insignificante quale il caporale Di Maio comporta il rischio di entrare nella storia dalla porta della barzelletta. Rifiutiamo di considerare costui una controparte; piuttosto andiamocene a casa, restiamo senza governo, arrangiamoci a campare alla carlona, mandando al diavolo chiunque miri a sfotterci spacciando la propria ignoranza crassa per perizia.
Date a Luigino un posto sicuro come fattorino nella pubblica amministrazione, ma toglietecelo dalle palle politiche. Abbiamo bisogno non di volti nuovi bensì di vecchi saggi.

Meglio Pier Ferdinando Casini di un qualsiasi grillino esaltato. Se non altro la Dc era presentabile, mentre gli avventurieri alla Di Maio sono imbarazzanti. Abbiamo in passato scherzato su Andreotti, Berlinguer, Forlani, Cossiga e Craxi, e ci tocca pentirci. Ridateci Casini. Non ne abbiamo altri che ci rassicurino. Infine ricordiamoci: passare da Leonardo Da Vinci, da Guglielmo Marconi, da Enrico Fermi, da Galileo Galilei, da Meucci, da Rubbia e Olivetti a Di Maio è una offesa sanguinosa e intollerabile. Riconquistiamo un minimo di dignità.

di Vittorio Feltri

< N.d.R  so che sto violando il copyright ma spero che Vittorio Feltri mi perdoni…

  non ho resistito…   fonte : 

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13325316/vittorio-feltri-da-galileo-a-luigi-di-maio-segno-drammatico-decadenza-italiana-reagiamo.html   >

Udine, addio alla Provincia con il libro sui sindaci Fvg

di Giuseppe Longo
La cerimonia ufficiale, con tanto di relazione storica del professor Gianfranco Ellero, si terrà sabato 21 aprile, alle 11. Ma già ieri pomeriggio lo stesso, bellissimo salone del Quaglio ha ospitato quella che Cristiano Degano, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, ha definito l’ultima, importante cerimonia pubblica per la Provincia di Udine, mentre appena due giorni prima aveva accolto il Consiglio che ha concluso una lunghissima, gloriosa pagina di storia cominciata ufficialmente nel 1866 con l’annessione di queste terre al Regno d’Italia ma che è erede della Provincia del Friuli risalente già al Lombardo-Veneto. Una storia, insomma, di oltre duecento anni che affonda le sue radici nel lontano 1806.
Ma torniamo alla cerimonia di ieri. Si è trattato di un evento molto significativo da punto di vista politico-amministrativo e sociale che s’intreccia perfettamente appunto con la vita della stessa Provincia di Udine che chiude i battenti, dopo le altre tre (Gorizia, Pordenone e Trieste), travolta anch’essa dalla riforma per cedere il passo a ben diciotto Uti, le tanto contestate Unioni territoriali intercomunali. È stato presentato infatti il volume “I sindaci del Friuli Venezia Giulia dalla Costituente a oggi”, scritto a quattro mani da due ex primi cittadini, Giannino Angeli (Tavagnacco) e Amos D’Antoni (Basiliano) e pubblicato dall’Associazione sindaci emeriti del Friuli Venezia Giulia, presieduta da Elio Di Giusto, per i tipi della Lithostampa di Pasian di Prato.
Sindaci che hanno scandito la storia di questa Regione, uscita dalle tragedie della seconda guerra mondiale, passata per la durissima esperienza del terremoto del 1976 nella quale proprio i sindaci del Friuli hanno scritto una pagina che resterà, con una ricostruzione conclusa in appena dieci anni, d’esempio per tutta l’italia, oltre che protagonista di uno sviluppo sostenuto anche dal superamento dei confini a Est.
Gli onori di casa (si fa per dire, vista la palpabile amarezza per la chiusura dell’Ente) sono stati fatti dal presidente Pietro Fontanini. E dopo il saluto del presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, la parola è  passata per una ricca presentazione del libro al professor Fulvio Salimbeni dall’Università di Udine. Gremito il salone di amministratori comunali in carica e no, emeriti come appunto si preferisce dire oggi. Che hanno dimostrato di apprezzare molto questa nuova fatica editoriale di Angeli e D’Antoni.
G.L.
Udine-Stemma.png Udine 99.396
Codroipo-Stemma.png Codroipo 16.165
Tavagnacco-Stemma.jpg Tavagnacco 15.015
Cervignano del Friuli-Stemma.png Cervignano del Friuli 13.842
Latisana-Stemma.png Latisana 13.452
Cividale del Friuli-Stemma.png Cividale del Friuli 11.148
Gemona del Friuli-Stemma.svg Gemona del Friuli 10.865
Tolmezzo-Stemma.png Tolmezzo 10.197
Pasian di Prato-Stemma.png Pasian di Prato 9.387
10° Tarcento-Stemma.png Tarcento 8.972
11° San Daniele del Friuli-Stemma.png San Daniele del Friuli 8.002
12° Campoformido-Stemma.png Campoformido 7.881
13° Tricesimo-Stemma.png Tricesimo 7.650
14° San Giorgio di Nogaro-Stemma.png San Giorgio di Nogaro 7.478
15° Lignano Sabbiadoro-Stemma.png Lignano Sabbiadoro 6.962
16° Pozzuolo del Friuli-Stemma.png Pozzuolo del Friuli 6.926
17° Martignacco-Stemma.png Martignacco 6.806
18° Buja-Stemma.png Buja 6.497
19° Manzano-Stemma.png Manzano 6.401
20° Fiumicello Villa Vicentina 6.334

Aspettando il Fvg…

di Giuseppe Longo
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Macché passo indietro o di lato! Non se ne parla nemmeno. Silvio Berlusconi si è  ripreso tutta la scena e in pratica ha ribadito, come se ce ne fosse stato bisogno, che il leader del Centrodestra è lui e soltanto lui. Lo ha dimostrato chiaramente con lo show di giovedì pomeriggio dinanzi alla famosa porta del Quirinale quando ha concesso a Matteo Salvini di leggere per conto della coalizione la nota concordata e meditata parola per parola, ma enumerando con le dita i punti del programma citati dal leader leghista come fa il maestro con l’alunno quasi per aiutarlo a ricordarli. E poi, botta finale, fatti uscire Salvini e Giorgia Meloni, e presi i microfoni con le mani, assestare una micidiale legnata – anche quella sicuramente studiata – ai grillini, senza nominarli, come a dire che questo matrimonio – tra Lega e M5S – non s’ha da fare, rispolverando la famosa ammonizione di manzoniana memoria. E lo ha ribadito anche ieri: nel 1994 sono sceso in campo per combattere i comunisti, oggi sono tornato (pur a mezzo servizio per la nota incandidabilità) per sbarrare il passo ai pentastellati che li vede come fumo negli occhi. È chiaro che l’uomo di Arcore punta a un governo del Centrodestra cercando i voti in Parlamento, tramite quel mercato delle vacche cui facevo cenno già all’indomani delle elezioni. Senza trascurare, nel contempo, la possibilità di una riedizione del Patto del Nazareno con Matteo Renzi che si muove dietro le quinte, in attesa dell’assemblea nazionale del Pd, la quale dovrebbe confermare Maurizio Martina alla guida dei dem gravemente penalizzati dal voto.
Quindi una difformità totale di vedute tra il Cavaliere e Salvini, emersa anche nella differenziazione sulla crisi siriana e quindi sul ruolo dell’Italia nella delicata vicenda internazionale.
E allora come andrà a finire questa estenuante partita per la formazione del nuovo governo?
Sono passati esattamente quaranta giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo e non c’è ancora uno straccio di accordo, tanto che ha dovuto prenderne atto anche il capo dello Stato nel secondo giro di consultazioni praticamente andato a vuoto, ma non, appunto, senza dire come la pensano Forza Italia e soprattutto Berlusconi sull’intesa in itinere fra Salvini e Luigi Di Maio.
Ora è facile prevedere che Sergio Mattarella non concederà una terza consultazione – offrendo nuovi, esilaranti spunti all’ottimo Crozza -, ma tentando di stringere i tempi affiderà probabilmente un incarico esplorativo istituzionale (Fico, Casellati?), sebbene c’è già chi ipotizza un “governo del Presidente” per poter uscire dall’impasse. E il tutto, pare di capire, farà dilatare ulteriormente i tempi di attesa, tanto che le alchimie per l’esecutivo chiamato a raccogliere il testimone di Paolo Gentiloni si  incroceranno inevitabilmente con le ormai imminenti elezioni regionali: prima con quelle molisane di domenica prossima e poi con quelle nostrane del 29 aprile.
Un test, quello del Friuli Venezia Giulia, molto atteso non solo per il numero di elettori e per l’importante ruolo della Regione al centro dell’Europa soprattutto grazie al rilancio di Trieste e del suo porto pieno di traffici, ma in modo particolare dal punto di vista politico d’incasso immediato.
In altre parole, Salvini ha bisogno di confermare e possibilmente rafforzare la sua presenza già preminente nel Centrodestra. E con la candidatura di Massimiliano Fedriga per il dopo-Serracchiani questo obiettivo dovrebbe essere a portata di mano.
 .
contributo originale di  Giuseppe Longo
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Il leader della Lega a Vinitaly: “Nessun incontro e non l’ho sentito”. Il capo politico del M5s: “Nostra proposta anche al Pd, serve senso pratico”

foto tratta da :  http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/salvini-di-maio-botta-risposta/

Sarà un bel sabato 14 aprile.

Ci raggiungerà in regione il capo gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati Fabio Rampelli e con lui vi aspettiamo a:

-Martignacco (Ud) alle ore 11.30 con i candidati presso il gazebo organizzato da Marco Zanor

-San Daniele del Friuli (Ud) alle ore 12.30 con i candidati ed in visita ad un prosciuttificio con Marzio Giau, Massimo Anello e Giambattista Turridano

-Udine alle ore 14.00 presso Palazzo Kekler per la presentazione dei candidati alle elezioni regionali 2018 ed i candidati alle elezioni amministrative di Udine con Massimiliano Fedriga , Pietro Fontanini, Fabio Scoccimarro e Ugo Falcone, Gianni Candotto

Saluteremo gli amici, ne conosceremo di nuovi:
saremo a calcare i marciapiedi ed abbracciare tutti i candidati di una bellissima campagna elettorale che ci donerà l’onere e l’onore di guidare la nostra bellissima e speciale Regione!

Condividete e raggiungeteci per un saluto ed un brindisi.

scritto da : Cristina Pozzo

 

 

 

 

 

 

Presentazione Candidati : Cristina Pozzo

Elezioni Regionali FVG 29/4/2018#: Lista “FRATELLI D’ITALIA”
a sostegno del CANDIDATO PRESIDENTE “MASSIMILIANO FEDRIGA”
Cristina POZZO

Circoscrizione Elettorale : UDINE

Luogo di nascita : UDINE  il 25.12.1957

Stato civile, coniugata (con nipoti)

Titolo di studio:    Diplomata

Dopo un percorso scolastico umanistico ho frequentato diversi corsi di specializzazione

Tecnico commerciali che mi hanno permesso di raggiungere all’interno di aziende di produzione e di servizi livelli Dirigenziali.

Conosco discretamente il Francese e lo Spagnolo che parlo fluentemente ,

ed inoltre ho conoscenza base dell’Inglese.

Nel 2016 mi sono diplomata in “Manager dei piccoli centri commerciali naturali”.

LAVORO:    imprenditrice e commerciante,

nel 2011 ho fondato con mio marito una Società di ristrutturazione e riqualificazione energetica di immobili.

Nel 2016 ho  aperto un esercizio commerciale:  una Drogheria.

IMPEGNI SOCIALI

Presidente del Movimento Politico Autonomista NOI,

Presidente dell’Associazione culturale “Piazzetta del Pozzo “,

Referente per la Provincia di Udine dell’ Associazione AID (Associazione Italiana Dislessici),

Referente per il Friuli della Confederazione “Friuli & Trieste”.

Sono attiva politicamente dal 2011, anno in cui sono stata Coordinatore per Udine e membro della Segreteria Regionale di FUTURO E LIBERTA’,

sono stata candidata alle elezioni politiche del 2013.

Ho continuato a servire il mio territorio anche dopo lo scioglimento del Partito e mi presento ora alle Elezioni Regionali del 29 Aprile nelle liste di Fratelli d’Italia, orgogliosa e grata di far parte di un Partito al cui vertice c’è una ragazza di 37 anni (Giorgia Meloni),

che ha dimostrato e dimostra grandi capacità politiche.

PROPOSTA POLITICA:

 Il principale punto del mio programma elettorale è la divisione della nostra Regione in due Provincie Autonome: Friuli e Trieste. sul modello Altoatesino, di cui ho già pronta una Proposta di Legge che vede fra i suoi redattori anche il Professor Bertolissi, uno dei maggiori esperti costituzionalisti italiani, docente all’Università di Padova.

Trieste mantiene il suo attuale territorio, mentre Friuli comprenderà tutto il rimanente territorio restando però policentrica con Udine quale Capitale ma con uguale importanza con gli altri capoluoghi, Pordenone, Gorizia e Tolmezzo.

Un’amministrazione più capillare del territorio con maggiori risorse a favore dei Comuni e maggior potere amministrativo dei Sindaci.

I Consiglieri Provinciali saranno gli stessi del Consiglio Regionale, in questo modo chi amministra sarà anche chi legifera.

 

Amo la mia terra e la mia gente, mi ci riconosco nei difetti e nei pregi, per noi friulani il “fasin di besoi” non è un modo di dire ma una filosofia di vita.

Questo progetto può far rinascere il Friuli dalle ceneri in cui è stato gettato dall’uscente amministrazione come un’araba fenice e può essere esportato in tutte le regioni sia Italiane che Europee, creando benessere per tutte le comunità.