Il governo del “panettone”?

di Giuseppe Longo

Ci mancava soltanto il governo del “panettone”. Per il resto, in questa stranissima legislatura, abbiamo visto di tutto. O meglio quasi tutto, perché credo che altre sorprese o stravaganze siano dietro l’angolo. Per non parlare di certezze. Le uniche, per ora, le abbiamo in Friuli Venezia Giulia, con l’elezione del nuovo governatore Massimiliano Fedriga, e da lunedì prossimo a Udine con la proclamazione del nuovo sindaco che uscirà dal ballottaggio di domenica tra Pietro Fontanini (Centrodestra) e Vincenzo Martines (Centrosinistra).
In questi abbondanti sessanta giorni post-elettorali in cui l’unica grande assente è stata la Politica – e lo dico con grande amarezza nel 40mo anniversario del barbaro sacrificio con cui le Brigate rosse condannarono Aldo Moro – abbiamo assistito a un oziosissimo gioco dell’oca, nel quale si facevano uno o due passi avanti che poi venivano prontamente annullati da tre indietro, tanto da non portare a nulla. Anche se non è proprio così. Un risultato c’è ed è l’unico: il tradimento della volontà popolare. Scusate la parola forte, ma come può essere altrimenti definito il non tenere in minimo conto la scelta espressa dagli elettori che il 4 marzo hanno attribuito a Centrodestra e Cinque stelle quasi il 70 per cento dei consensi, cioè la maggioranza più che assoluta? Invece, a furia di veti e controveti, accuse e controaccuse, siamo ancora fermi alla casella iniziale, con la prospettiva di un altro governo tecnico – ma non ne abbiamo avuti abbastanza? – o istituzionale o neutro che dir si voglia, chiamato dall’alto del Colle a subentrare all’esecutivo di Gentiloni per il quale una ulteriore proroga è inimmaginabile. E, come se non bastasse, si parla a sproposito di elezioni bis il 22 luglio, quando tutti, o quasi, sono al mare, in montagna o dove cavolo vogliono. Chi andrebbe a votare in piena canicola, quando si sognano almeno i 30 gradi per avere un po’ di “fresco”? Si sono visti i risultati di date maldestre proprio qui, quando si è votato tra due feste nazionali. Ed era appena il 29 aprile…
Altra prospettiva è appunto il “governo del panettone” – perché arriverebbe fino a Natale o San Silvestro -, tanto da poter salvare la faccia con l’Europa, scongiurare l’aumento automatico dell’Iva e licenziare uno straccio di legge di stabilità o finanziaria, come si diceva più chiaramente fino a qualche anno fa. E poi subito al voto con il cappotto, ancora prima del 4 marzo di recentissima memoria.
Che tristezza! Tuttavia, il presidente Mattarella non ha spento l’ultima speranza in un accordo politico, anche perché si rende conto che questo “governo di tregua” sarebbe impallinato in Parlamento, come già dichiarato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio a nome di Lega e M5S. Ma se non ci sarà l’intesa dell’ultima ora – e qui tutti pensano a quel famoso quanto improbabile passo indietro o di lato di Silvio Berlusconi – non resterà che ridare la parola agli italiani. E poi ancora con il famigerato Rosatellum? Per avere gli stessi risultati o quasi? Perché non è affatto detto che a livello nazionale i pentastellati andrebbero incontro allo scivolone che li ha umiliati in Friuli Venezia Giulia. E allora? Di sorprese ne avremo ancora parecchie. Peccato, però, che i mercati non ci ridano sopra. Ne abbiamo appena avuto un assaggio.

Cittadinanza austriaca ai popoli del Litorale Austriaco-Küstenland

Flavio Pecorari ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a Bundeskanzleramt – Ballhausplatz 2 – 1010 Wien (A)

La presente petizione verrà inviata alle Autorità governative di Vienna affinché possa venire concessa la cittadinanza austriaca, in aggiunta alla cittadinanza d’origine del richiedente, a coloro che risiedano-abbiano risieduto nei territori appartenuti sino al 1918 alla regione amministrativa dell’impero austriaco denominata Litorale Austriaco-Küstenland.

Ci rivolgiamo al Governo Austriaco perchè la possibilità di richiedere la cittadinanza austriaca sia estesa a tutti i popoli dei territori annessi all’Italia a seguito degli eventi bellici conclusivi della Prima Guerra Mondiale e della firma del Trattato di Saint-Germain e non per scelta espressa dalle genti interessate con un libero referendum di autodeterminazione.

La radice asburgica e mitteleuropea dei valori e dei principi che da lungo tempo ci accomuna alle popolazioni del Sudtirol-Alto Adige ci chiama ora a far parte del medesimo percorso di legittimo riconoscimento di un’aspirazione di sentita appartenenza che si va concretamente delineando, grazie alle recenti lodevoli prese di posizione del Governo Austriaco, dopo quasi un secolo di attesa.

Invochiamo altresì nei riguardi dello Stato Italiano l’applicazione del principio di reciprocità in quanto, in forza della legge n. 124-2006, lo stesso ha già provveduto a garantire la facoltà di ottenere la doppia cittadinanza ai cittadini sloveni e croati di lingua italiana su presupposti esclusivamente etnici e linguistici.

https://www.change.org/u/845761614

< N.d.R   … io ho già firmato ieri. >

Sappada al primo voto in Fvg: con Fedriga punta al rilancio

di Giuseppe Longo
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Cinque stelle?
A Sappada piacciono di più quelle del suo bellissimo cielo incastonato tra le Dolomiti.
Nelle prime elezioni regionali per il Friuli Venezia Giulia dopo il distacco ufficiale dal Veneto, avvenuto alla fine del 2017, il rinomato centro turistico ha infatti riservato soltanto l’1,68 per cento dei voti alla lista capeggiata da Alessandro Fraleoni Morgera (poco più di quella autonomista di Sergio Cecotti: 1,01), mentre ha votato a valanga – è proprio il caso di dirlo trattandosi di una cittadina molto nevosa – il Centrodestra di Massimiliano Fedriga al quale ha attribuito la bellezza del 72,56 per cento.
Sergio Bolzonello per il Centrosinistra si è invece fermato al 24,75.
I voti validi erano 594 su poco più di 1300 residenti.

Così, mentre a Udine, nuova città capoluogo di riferimento (anche se più lontana e ormai senza Provincia) dopo il divorzio da Belluno, cresce di tono la sfida tra Pietro Fontanini e Vincenzo Martines in corsa per il ballottaggio di domenica 13 maggio, a Sappada si guarda al rilancio e a una nuova stagione di sviluppo.
L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Manuel Piller Hoffer (lista civica), conta molto infatti sul sostegno che le potrà essere assicurato dal Friuli Venezia Giulia, Regione a Statuto Speciale, per la valorizzazione delle sue piste da sci.

Un obiettivo, quello del potenziamento degli impianti, che potrebbe essere funzionale anche alla partecipazione, assieme agli altri poli invernali della nostra regione, alle Olimpiadi invernali del 2026 che Venezia ha chiesto in sintonia con il Trentino Alto Adige ottenendo l’immediato appoggio friulano tramite Federalberghi.
È chiaro che la richiesta di Cortina – la città capofila che ospitò i Giochi sulla neve già nel 1956 – dovrà fare i conti con quelle molto forti di Torino e Milano, ma il governatore veneto Luca Zaia è ben determinato a portare avanti la sua battaglia.
E dovrebbe essere scontato l’appoggio dell’omologo friulgiuliano Fedriga, pure leghista, appena insediato nel suo nuovo ruolo.
Una parola definitiva su quale candidatura sostenere davanti al Coni e al Cio dovrà però venire dal governo che tarda ancora ad essere formato nonostante siano passati due mesi dalle elezioni politiche.
Per domani, lunedì, il capo dello Stato ha convocato la terza consultazione al Quirinale e poi prenderà una decisione. Speriamo sia la volta buona!
Una prospettiva di crescita ulteriore dunque per Plodn, come è chiamata la località nell’antico tedesco locale (è un’isola alloglotta come Sauris e Timau), sebbene finora abbia fatto progressi molto consistenti. Una prospettiva che si auspica incoraggiata e sostenuta proprio dal Friuli-Venezia Giulia, Regione con la quale Sappada ha voluto andare lasciando il Veneto nel quale era dal 1852 quando lasciò la storica Provincia del Friuli.
Quindi con il referendum del 2008, passato con ben il 95 per cento di consensi, la cittadina dolomitica, incuneata in una stupenda vallata tra Carnia e Cadore a 1217 metri di quota (proprio qui nasce il Piave), ha chiesto di tornare all’antico.
Anche perché Sappada si è sempre sentita socialmente e culturalmente più vicina al Friuli che al Veneto.
La parrocchia di Santa Margherita, per esempio, fa parte dell’Arcidiocesi di Udine – una fra le più vaste d’Italia -, ha forti legami con Tolmezzo soprattutto dal punto di vista sanitario e sportivamente parlando gli atleti si formano e crescono nei Comitati friulani.
E dove milita, da sempre, Sappada se non nel Campionato Carnico?
Insomma, un ritorno a casa: per questo i sappadini ci tenevano a votare già da queste elezioni regionali.

In Fvg il ciclone Fedriga spazza via anche le Stelle

di Giuseppe Longo
Il vento politico è dunque cambiato in Friuli Venezia Giulia ed è stato così forte che ha scatenato il ciclone chiamato Fedriga che ha travolto il Partito democratico, spedendolo dopo cinque anni all’opposizione, ed ha spazzato via perfino le Stelle. Cinque per l’esattezza.
Massimiliano Fedriga, 37 anni, leghista da 23, veronese di nascita ma triestino d’adozione, è così il nuovo presidente della Giunta regionale e ha già collezionato due record: non solo è il più giovane governatore nella storia della Regione, ma è anche quello che ha vinto, anzi stravinto, in un modo mai visto:
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57 % !!
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Con il 35 % della Lega
(nel 2013 aveva poco più dell’8 % ) che sommato al 12 % di Forza Italia, al 6 % abbondante di Progetto Fvg, al 5,5 % di Fratelli d’Italia e al 4 % di Autonomia responsabile dà la bellezza di quasi il 63 % , superando addirittura di tre punti il premio di maggioranza.
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Ventotto ( 28 ) i seggi conquistati.
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E pensare che c’è stato un calo di votanti di ben il 25 per cento rispetto alle politiche del 4 marzo, non arrivando neppure al 50.
Se ci fosse stata pari affluenza non oso neanche pensare quanto avrebbe totalizzato Fedriga, sulla cui vittoria comunque non c’erano dubbi.
Numeri da capogiro, percentuali – macché bulgare che lo sono già – tipo Putin, che un mese e mezzo fa è stato rieletto con il 77 per cento.
E tutto ciò dimostra ancora una volta che questo era il candidato giusto – la base leghista l’aveva chiesto schierando addirittura i trattori davanti alla sede di Reana, presente Matteo Salvini – e che nessun altro avrebbe fatto questo strabiliante bottino.
L’onorevole Fedriga, mantenendo il trend del 4 marzo, anzi migliorandolo notevolmente, ha così archiviato la gestione di Debora Serracchiani, stoppando il pordenonese Sergio Bolzonello, vicepresidente uscente, a poco meno del 27 per cento (30 punti di distacco), con il Pd che ha preso il 18 % contro il 20 delle politiche e quasi il 27 di cinque anni fa, quando la Serracchiani vinse per una manciata di voti (poco più del 39 per cento) rispetto a Renzo Tondo.
E i Cinque stelle? Praticamente scomparsi nel panorama regionale del voto: Alessandro Fraleoni Morgera ha collezionato neanche il 12 % , mentre il movimento di Grillo ha racimolato appena il 7 perdendo più di 17 punti dalle elezioni politiche, mentre nel 2013 aveva quasi il 14 per cento.
Sbagliato il candidato o già perdita di credibilità del partito a gestione Di Maio?
Probabilmente entrambe.
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Infine, Sergio Cecotti con il suo Patto per l’autonomia ha preso il 4 %.
L’ex sindaco di Udine, leghista della prima ora, e già presidente della Regione non ha convinto più di tanto gli elettori.
Come dire che il rimettersi in gioco dopo una lunga assenza dalle scene è rischioso, nonostante le indubbie qualità del candidato.
E ora a Roma?
A parte una postilla che ancora ci riguarda – a occupare il seggio alla Camera lasciato vuoto da Fedriga sarà la tolmezzina Aurelia Bubisutti -, sarà tutto da vedere quale influenza avrà il voto Fvg nelle trattative per il governo che non vuole proprio nascere.
L’effetto Ohio è indubbio e non potrà essere sottovalutato.
E Salvini con il Centrodestra ha tutta l’intenzione di sfruttare quanto abbondantemente raccolto a Nordest e di farlo pesare il più possibile.
Di Maio si è affrettato a chiedere nuove elezioni fin da giugno (però se la discesa continua…), ma il Quirinale gli ha già risposto per le rime con un bel no.
Staremo a vedere cosa partorirà questa convulsa settimana.
Giovedì ci sarà la direzione nazionale di un Pd ormai a pezzi e l’accordo con i grillini pare definitivamente sfumato dopo il niet anticipato in tv da Matteo Renzi.
Per cui anche questo forno, dopo quello con la Lega, appare inesorabilmente spento.
E venerdì dovrebbe parlare il presidente Mattarella.
Cosa ci dirà il capo dello Stato?
Sicuramente qualcosa di molto importante.
Ma non avventuriamoci in previsioni più o meno azzardate.
Meglio attendere ancora un po’.

30 Aprile: In FVG PD & 5s (dal 24,6% al 7,2%) si son presi un bel 2 di “Piken”

Ormai è chiaro: i Friulani si sentono più vicini ai cugini Austriaci ed Ungheresi che ai partenopei = spaghetti – pizza – mandolino e reddito di cittadinanza…

Trieste è più vicina a Vienna, Budapest che a Firenze, Roma, Pomigliano d’Arco…

Massimiliano Fedriga (57,1% ) è molto più in sintonia con Sebastian Kurz

e Viktor Mihály Orbán che ai “radical chic” da salotto/divano che son capaci solo di raccontarci frottole…

soprattutto (e questo è molto importante) per la percentuale altissima dei consensi che recentemente  tutti e tre hanno ricevuto …

praticamente un plebiscito che ha sancito l’insoddisfazione dei cittadini mitteleuropei nei confronti dell’Europa a imperio Merkel-Macron (al quale sino ad ora solo Theresa May ha saputo opporsi) ed alle nostrane politiche demagogico/truffaldine (Fornero, job act, buona scuola, invasione di selvaggi, disastri bancari, e via dicendo…) …
basta con il “gioco delle tre carte” !!

la gente non si accontenta più delle promesse , dopo una catastrofe pretende dai politici soluzioni e non balle !
Pretende risposte tangibili, efficaci, come dopo il terremoto del Maggio 76 !

Tirarsi su le maniche, sgomberare le macerie, seppellire i morti e ricostruirsi la vita !
Dopo anni di predominio ed arroganza della sinistra salottiera e fankazzista l’esigenza di fare, presto e bene, è impellente.
E’ possibile che la Serracchiani non sia nemmeno riuscita a finire la 3° corsia della Venezia-Trieste, per la quale Riccardo Riccardi si era speso con tutte le sue energie per iniziare ed accelerare la messa in opera dei cantieri ??
La sinistra ci deve spiegare perché si spende un patrimonio assurdo per fare un buco nelle Alpi Francesi e non si riesce a collegare Udine, Trieste, Gorizia con Ljubljana-Budapest (nemmeno la stazione di Gorizia con Nova Gorica che sono in pianura ed attaccate) ??
Per non parlare della pantomima sul ponte sullo Stretto di Messina che ogni volta che ne sento parlare mi girano gli “zebedei” !

La notizia già la saprete :
Massimiliano Fedriga, sposato, Leghista da sempre, (La sua storia politica inizia nel 1995, quando si iscrive alla Lega Nord con il consenso dei genitori perché ancora minorenne) Nato a Verona (1980) e cresciuto a Trieste,  laureato in Scienze della comunicazione (ha conseguito un master in gestione e analisi della comunicazione),

è il nuovo presidente della Regione Friuli Venezia Giulia.

Salvini: ora andiamo a governare
«Dopo i Molisani, anche donne e uomini del Friuli Venezia Giulia ringraziano il PD per l’egregio lavoro svolto, e salutano Di Maio & Compagni. GRAZIE!!!!! #andiamoagovernare io sono pronto!».

Così su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini, commenta i risultati elettorali pubblicando la foto di una carta del 2 di picche dentro la sabbia.

Non so se Matteo conosca il tedesco ?   …ma io per quel po che ricordo associo il termine Piken all’ equivalente  per cui è giustamente famoso Rocco Siffredi !  >  intendesse forse dire ? :

“Stavolta vi siete presi un bel Piken nel **** ” !??

…ed a chi si riferiva ?  …a Renzi/Serrachiani e/o Giggino ??

Rocco Siffredi,  a Roma durante la presentazione del film ‘Matrimonio a Parigi’ di Claudio Risi.

Fvg alle urne. E al… mare

di Giuseppe Longo

E così è arrivato il tanto atteso 29 aprile che porta alle urne anche i cittadini del Friuli Venezia Giulia per rinnovare il Consiglio regionale e scegliere il nuovo presidente della Giunta, quello che ormai si preferisce chiamare, pur impropriamente, governatore.
Doppio voto, poi, per i cittadini di 19 Comuni – soltanto Udine e Sacile con più di 15 mila residenti – chiamati a eleggere i nuovi Sindaci e relativi Consigli municipali. Per la prima volta l’assemblea regionale sarà votata anche dagli abitanti di Sappada dopo il loro passaggio dal Veneto al Fvg.
Ma mentre tralasciamo per brevità i candidati alle pur importanti consultazioni comunali, ricordiamo i quattro aspiranti alla poltrona più prestigiosa di piazza Unità d’Italia, a Trieste: Sergio Bolzonello (Centrosinistra), Sergio Cecotti (Patto per l’autonomia), Massimiliano Fedriga (Centrodestra) e Alessandro Fraleoni Morgera (Cinque stelle).
Una convocazione ai seggi in un momento particolare che potrebbe riservare delle sorprese in fatto di affluenza. Questa domenica è infatti collocata tra due feste civili (25 Aprile e I Maggio), in un arco di tempo che su sette giorni ben quattro sono festivi o semi. Insomma, una sorta di maxi-ponte che sicuramente ha incoraggiato molti anche nella nostra regione a prendersi un periodo di relax, abbastanza lungo per una rigenerante vacanza o per un bel viaggetto, tanto che chi è partito di certo non interrompe la vacanza per tornare a votare. E chi non è andato lontano difficilmente, grazie al bellissimo tempo quasi estivo, rinuncia a una giornata al mare o in montagna. E se non è andato al seggio prima di partire, è tutto da vedere se ne avrà voglia quando rientrerà a tarda sera. Anche se comunque le urne sono aperte fino alle 23: ormai il lusso, tutto italiano, di votare anche il lunedì è un ricordo.
A ogni modo, vada come vada, questa chiamata al voto in Friuli Venezia Giulia conclude finalmente la tornata elettorale di fine inverno – primavera (almeno così si spera…), dandoci almeno una tregua in quella campagna elettorale martellante ormai diventata perenne. E il risultato che conosceremo nel dettaglio domani non potrà non avere un significato a livello nazionale, dove tutti attendono con impazienza e interesse le decisioni dell’assemblea nazionale del Pd rinviata al 3 maggio per vedere se approverà l’apertura a un’intesa con i pentastellati (ma si parla già anche di referendum fra gli iscritti), dopo che quella con la Lega è naufragata.
La parola quindi al Friuli Venezia Giulia. Non mi addentro in pur facili previsioni, visto il silenzio imposto nella giornata del voto. Ma domenica scorsa avevo detto, credo opportunamente, che l’Ohio più che in Molise – che comunque ha dato risultati molto interessanti – è proprio qui, sia per il numero di elettori (oltre un milione e 100 mila) sia per l’importanza di una Regione pur piccola ma che è al centro dell’Europa e dei traffici internazionali. Staremo dunque a vedere. Per ora chiudo qui e vado a votare.

Sen. PITTONI (LEGA), CANCELLEREMO DECLASSAMENTO UFFICIO SCOLASTICO FVG

«Cancelleremo il declassamento dell’Ufficio scolastico Fvg!

Limitandosi a sollecitare la nomina del nuovo responsabile, la Regione (a guida Pd) ha perso l’ennesima occasione per ricordare a Roma la necessità per il nostro territorio di un direttore generale di prima fascia, indipendentemente dal numero di abitanti.

La nostra Specialità si basa principalmente sulle peculiarità che ci sono riconosciute a livello costituzionale in relazione alla presenza di ben tre lingue minoritarie.

Vi sono quindi i presupposti per chiedere al ministero dell’Istruzione di offrire a quello delle Finanze la rinuncia a due dirigenti di seconda fascia in cambio di un dirigente di primo livello da assegnare al Fvg, cancellando così il declassamento subìto con la “spending review”».

Lo afferma il sen. Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega e presidente regionale del Carroccio. «L’operazione – spiega Pittoni – avverrebbe nel rispetto dell’obiettivo di risparmio economico previsto dal decreto sulla “spending review” (n. 95 del 2012), che stabilisce la riduzione almeno del 20% della dotazione organica degli uffici dirigenziali».

N.d.R    riportiamo questo comunicato del Sen.  Mario Pittoni   Responsabile Federale Istruzione Lega

Sindaci benemeriti anima e motore della rinascita

di Giuseppe Longo

Proprio nella ricorrenza del 25 aprile, ritengo doveroso dedicare ancora alcune righe all’importante ricerca realizzata con impegno certosino da Giannino Angeli ed Amos D’Antoni, e riportata nel libro di 152 pagine dal titolo “I Sindaci del Friuli Venezia Giulia dalla Costituente a oggi”, uscito con il patrocinio del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia per i tipi della Lithostampa di Pasian di Prato,su iniziativa dell’Associazione sindaci emeriti del Friuli Venezia Giulia presieduta da Elio Di Giusto.
Ma ritengo opportuno farlo anche perché siamo nell’imminenza del 42mo anniversario di quel terremoto che sconvolse queste terre alle nove di sera del 6 maggio 1976.

Innanzitutto, va detto che il volume presentato la scorsa settimana a Udine abbraccia un ampio periodo che va appunto dalla fine della seconda guerra mondiale, cioè da quelle amministrazioni civiche nate dalla Resistenza e che subentrarono a quelle autoritarie incarnate dai podestà. E alle quali gli stessi autori avevano già dedicato una specifica trattazione nel 2013 dal titolo “I Sindaci della Liberazione”.
“Superati anche questi tempestosi anni” – appunto del Ventennio fascista – e con il ritorno alla democrazia ecco “l’avvio controllato della gestione amministrativa dei Comuni e quindi il ripristino dell’elezione dei rappresentanti dei cittadini riservando al Sindaco la nomina di secondo grado, cioè eletto dal Consiglio comunale.
Solo con la Legge 25 marzo 1993 numero 81 – annotano Angeli e D’Antoni che furono primi cittadini rispettivamente di Tavagnacco (1970 – 1975) e Basiliano (1980 – 1992) – si arriverà alla elezione diretta del responsabile alla guida delle nostre comunità”.
Ma tralasciamo gli anni post-bellici che seguirono, sebbene eroici perché segnarono una vera e propria rinascita amministrativa, fisica, sociale ed economica, per arrivare a quella che è senza dubbio la pagina più esaltante in questi settant’anni o poco più: la ricostruzione post-sismica nella quale i Sindaci sono stati anima e motore consentendo a queste terre devastate, con il fattivo sostegno dello Stato e della solidarietà internazionale, di rinascere in poco più di una decina d’anni.
Unico caso del genere in Italia e del quale voglio proprio parlare in questa sede per indicare ancora una volta quello che era stato definito “modello Friuli” come esempio per l’intera Penisola, in particolare per quei paesi e quelle città del Centro che in questi ultimi anni hanno purtroppo dovuto fare la stessa durissima esperienza, travolti da terremoti ricorrenti e impietosi.
Questo fu possibile – ricordano Angeli e D’Antoni – perché i Sindaci, in stretto contatto con la Regione Friuli Venezia Giulia, allora guidata da Antonio Comelli, e sotto la regia del Commissario straordinario del Governo Giuseppe Zamberletti, furono investiti della gravosa incombenza di “funzionari delegati” con una responsabilità e una fiducia fino a quel momento mai accordate a un amministratore locale. In pratica, il finanziamento per ricostruire o riparare la casa era “erogato direttamente dal Sindaco del Comune, nel suo ruolo di delegato della Regione e con i mezzi messi a disposizione dalla Segreteria generale straordinaria”.

Questo ha permesso di semplificare alquanto la macchina burocratica velocizzando tutte le pratiche presentate dagli aventi diritto e quindi tutta l’operazione di rinascita, peraltro uscita senza macchia. “Non si scordi, tra l’altro – osserva al riguardo il professor Fulvio Salimbeni, dell’ Universita di Udine, che ha curato la prefazione del volume -, che questo è stato l’unico caso di ricostruzione senza malversazioni, ruberie e inadempienze di sorta, il che è dovuto anche e in particolare misura proprio a questi benemeriti personaggi, cui il presente lavoro ha saputo fornire il dovuto riconoscimento, mettendo a disposizione di chi lo vorrà gli elementi essenziali per studi biografici su singole personalità tra quelle qui egregiamente schedate”. E tra queste come non citare, una per tutte: Ivano Benvenuti, Sindaco di Gemona dal 1975 al 1983, negli anni cruciali dell’emergenza e della ricostruzione.

Sotto la sua guida competente e appassionata è praticamente avvenuta quasi tutta la rinascita della “capitale” del terremoto, meritando quella stima e riconoscenza che la sua gente ha voluto tributargli in massa la scorsa estate quando gli ha dato l’ultimo, commosso saluto.
“A ragione, dunque – riprende e conclude Salimbeni -, Sindaci della speranza, capaci di risollevare due volte a pochi decenni di distanza le loro comunità duramente provate dalla Storia e dalla Natura, proiettandole verso il futuro, ma speranza anche che Giannino Angeli continui a contribuire, come fatto anche in questa per il momento sua ultima fatica, a una sempre migliore conoscenza del passato della nostra regione”.
Un augurio al quale mi associo, estendendolo anche ad Amos D’Antoni.

SCUOLA – PITTONI (LEGA), SU MAESTRE COINVOLGERE CATEGORIE PER AGEVOLARE SOLUZIONE

Sen. Mario Pittoni
Responsabile Federale Istruzione Lega

«Sulla questione delle “maestre”, che rischiano di non poter più insegnare dopo una sentenza sfavorevole del Consiglio di Stato, giovedì e venerdì prossimi prendono finalmente il via al ministero dell’Istruzione gli incontri da noi auspicati con le categorie in qualche modo coinvolte, alla ricerca di un’equa soluzione».
Ad annunciarlo è il Sen. Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega, che sull’operazione si è speso in prima persona. «Obiettivo – spiega il parlamentare – è prevenire possibili intoppi a un intervento legislativo che dovrà affrontare concretamente il problema, ma per quanto possibile nel rispetto di dignità e aspettative di tutti.
Basta con i pasticci del passato!
Sostituiremo inoltre il comma della “Buona scuola” in base al quale dopo 36 mesi da insegnante precario, se non vieni assunto a tempo indeterminato, sei lasciato a casa disperdendo il bagaglio di esperienza maturato.
La nuova versione reinterpreta la normativa europea non più a danno bensì – conclude Pittoni – a favore dei lavoratori».