Olimpiadi a Cortina? La palla al Coni ma prenderà tempo

di Giuseppe Longo

Conto alla rovescia per la sede delle Olimpiadi invernali del 2026:

Cortina, Milano o Torino?

Gli occhi sono tutti puntati sul CONI che oggi, 10 luglio, si riunirà per chiarirsi le idee perché si avvicina il momento in cui dovrà essere indicata al Cio la località candidata dall’Italia per i Giochi che si disputeranno fra otto anni.
E che nel frattempo, nel 2022, si terranno in Cina.

Quindi ancora una sede asiatica dopo la recente edizione in Corea del Sud.
Il Triveneto aspetta con ansia le indicazioni che usciranno oggi dal Comitato olimpico nazionale presieduto da Giovanni Malagò.

Giovanni Malagò

Attende una risposta, ovviamente positiva, il Veneto che per primo si è mosso con il suo governatore Luca Zaia per mettere sul tavolo anche la candidatura di Cortina che ebbe già le Olimpiadi invernali nel 1956, ma anche il Trentino Alto Adige attraverso le sue Province autonome di Trento e Bolzano che hanno deciso di appoggiare la richiesta dei cugini della Serenissima.
E poi c’è anche la nostra regione, nella quale le Dolomiti continuano con espressioni meravigliose soprattutto a Forni di Sopra e nella ritrovata Sappada.
Come si ricorderà, dagli albergatori friulani era stato espresso subito un grande interesse per i Giochi 2026 perché potrebbero efficacemente coinvolgere anche i nostri poli sciistici con benefiche ricadute sulla montagna friulana che ha bisogno di nuovi stimoli per continuare a credere in un suo futuro.
E Zaia aveva molto apprezzato questo appoggio.
Oggi, dunque, cosa succederà?

Difficile prevederlo anche se da più parti in questi giorni si è fatto osservare che le chances di Cortina sarebbero sensibilmente aumentate.

L’affare Olimpiadi venerdì scorso è infatti approdato a Palazzo Chigi per un parere, ma il governo Conte, forse per non scontentare nessuno e per non incrinare i rapporti tra Lega e Cinque stelle (come è noto, il Carroccio corre verso Cortina o Milano, i grillini invece propendono per Torino), ha deciso di non decidere, ha preferito non dire nulla di vincolante, se non di esprimere la raccomandazione che i Giochi invernali del 2026 – dicendosi d’accordo sulla candidatura italiana – si tenessero nella località che offre maggiori garanzie di economicità e di minor impatto ambientale.
E molti hanno letto tra le righe una preferenza per la già olimpionica Cortina che, come Zaia ha più volte sottolineato e documentato pure nel corposo incartamento inviato al CONI e al governo stesso a supporto della sua richiesta, ha i numeri, le strutture e le condizioni in generale, salvo modesti interventi, per avere Olimpiadi a “impatto zero”.

Ed è questa, infatti, la preoccupazione che deve avere risposta rassicurante: guai – lo sottolineavamo anche l’altro giorno – se i Giochi dovessero turbare la straordinaria bellezza delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità!
Allora come andrà a finire?
Vedremo se prevarrà una scelta tecnica, come ha ripetutamente chiesto Zaia, o politica.
O se ci sarà un po’ dell’una e un po’ dell’altra, magari senza giungere ancora a una decisione.
Che forse, dalle indicazioni dell’ultima ora, è la cosa più probabile.
Per questo gli occhi del Triveneto, e quindi anche degli operatori friulani, oggi sono tutti puntati sul Coni.
Che però potrebbe prendersi ancora un po’ di tempo per riflettere, prima di restituire la palla a Palazzo Chigi perché è proprio qui che dovrà essere presa la decisione definitiva su quale città l’Italia dovrà schierare nella disputa planetaria.
In altre parole, dovrà essere presentata una candidatura credibile perché il Comitato olimpico internazionale la possa prendere in seria considerazione.

Il cantautore Povia censurato dal PD manzanese ??!!

in questo video l’ Artista Giuseppe Povia esprime il suo disappunto per il brutale atto di censura subito – a suo dire – dai dirigenti locali del PD !

Alla luce di quanto afferma l’Artista é proprio il caso di dire che :

“il PD perde i voti ma non il vizio”

https://www.facebook.com/Giuseppe.Povia/videos/10156578820559670/?t=368

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Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Giuseppe Povia, noto più semplicemente come Povia (Milano, 19 novembre 1972), è un cantautore e blogger italiano, vincitore del Festival di Sanremo 2006 con il brano Vorrei avere il becco.

Povia e Melita Toniolo nel 2011.

Dopo aver partecipato a varie manifestazioni canore, conosce l’autore Giancarlo Bigazzi che, insieme ad Angelo Carrara produce il suo primo disco singolo dal titolo È vero (etichetta Target). Pubblica quindi altri due singoli, Zanzare e Intanto tu non mi cambi. Queste prime incisioni non hanno grande risonanza, ma nel 2003 il cantautore vince la quattordicesima edizione del Premio Recanati con la canzone Mia sorella, incentrata sul tema della bulimia.

Due anni dopo, nel 2005, non è ammesso al Festival di Sanremo per aver già eseguito in pubblico, durante la stessa manifestazione di Recanati, la canzone che avrebbe voluto portare in gara: I bambini fanno “ooh…”. Ciononostante Paolo Bonolis, conduttore del Festival, gli permette di presentarla, abbinandola prima a un’iniziativa benefica per i bambini del Darfur, legata a quella stessa edizione del Festival (il progetto Avamposto 55, che prevedeva la costruzione di un ospedale e una scuola a Nyala), la cui canzone ha fatto da sottofondo ai filmati, fino ad arrivare a presentarla durante l’ultima serata. La canzone è rimasta al n. 1 nella hit parade italiana per 20 settimane (di cui 19 consecutive) e ha vinto sette dischi di platino. Deltadischi e Target gli hanno assegnato il riconoscimento per aver superato le 210.000 copie vendute del singolo I bambini fanno “ooh…”.

Un altro riconoscimento lo riceve da Sony Music per il record di download digitali (350.000) e come brano più scaricato dai cellulari (500.000 download).[2] Il brano I bambini fanno “ooh…” è tradotto in lingua spagnola e diviene il leitmotiv di uno spot pubblicitario trasmesso da Telecinco nel settembre 2005 a favore della campagna di sensibilizzazione per Il diritto del bambino ad essere bambino, contro lo sfruttamento e l’abuso infantile. Il pezzo è stato pubblicato inoltre in rotazione sui maggiori network tedeschi e il singolo e l’album sono stati commercializzati anche sul mercato tedesco. A marzo 2005 Povia ha pubblicato il suo primo album Evviva i pazzi… che hanno capito cos’è l’amore che, con oltre 100.000 copie vendute, gli ha fruttato il disco d’oro[2]. Dall’album sono stati pubblicati anche i singoli Fiori, Chi ha peccato e Non è il momento. A settembre dello stesso anno, all’album discografico si è accompagnato un libro edito da Salani con illustrazioni inerenti al testo della canzone I bambini fanno “ooh…” (che accenna, nel testo, a un fumetto di strane parole).

Nel 2006 si esibisce nuovamente al Festival di Sanremo, questa volta in gara nella categoria dei big, con il brano Vorrei avere il becco, col quale vince la competizione canora piazzandosi davanti ai Nomadi nella serata finale del 4 marzo. Al termine del concorso pubblica il suo secondo album I bambini fanno “ooh…” la storia continua…. Da questo disco sono tratti i singoli Ma tu sei scemo (pubblicato il 5 maggio 2006), Irrequieta (pubblicato il 7 luglio 2006) e T’insegnerò (scritto per la figlia Emma, con citazione da Luis Sepúlveda nel verso Vola solo chi osa).

Il 12 maggio 2007 partecipa alla manifestazione chiamata “Family Day“, svoltasi in piazza di Porta San Giovanni a Roma, affermando in quell’occasione che l’approvazione dei DICO avrebbe sottratto fondi alle famiglie tradizionali[3][4]. Il 5 ottobre 2007 pubblica l’album La storia continua… la tavola rotonda, dal quale viene estratto come primo singolo il brano È meglio vivere una spiritualità.

Il 2008 si apre con l’esclusione al Festival di Sanremo: la canzone Uniti, proposta in coppia con Francesco Baccini, viene bocciata dalla commissione selezionatrice. Amareggiato per l’esclusione, Povia fa partire dal suo blog di MySpace una polemica contro il festival di Pippo Baudo, definito “tornacontocratico”, e comincia a organizzare, insieme al collega Baccini, una “contromanifestazione” musicale denominata Independent Music Day che si è svolta in piazza a Sanremo il 27 febbraio, giorno in cui il festival si era fermato per lasciare lo spazio al campionato di calcio. Nello stesso anno riceve il Leone d’Argento alla carriera per la musica, all’interno della manifestazione Gondola d’oro.[5] Nel 2009 si classifica al secondo posto alla 59ª edizione del Festival di Sanremo con la canzone Luca era gay, vincendo anche il premio Premio Sala Stampa RadioTV. L’anno dopo è nuovamente al centro delle polemiche per la scelta di portare al Festival di Sanremo 2010 il brano La verità ispirato alla vicenda di Eluana Englaro. Il brano, inizialmente sospettato di essere contrario all’eutanasia, si rivela in realtà non schierato a favore o contro la “dolce morte”, tanto da suscitare una critica dal Cardinale José Saraiva Martins che lo definì «un inno all’eutanasia».[6] Prima che il testo venisse diffuso, Povia ha spiegato di aver chiesto al padre di Eluana il consenso per cantare il brano.[7] Nel 2011 partecipa a Ballando con le stelle e vince il Premio Confindustria Cultura Italia FIMI, AFI e PMI ai Music Awards.

Nello stesso anno pubblica il singolo intitolato E non passi, che anticipa l’album I “bambini” fanno rock[8]. Nel 2013 inizia a manifestare posizioni complottiste[9][10], pubblica un singolo Siamo italiani[11], in cui esplicita posizioni nazionaliste[12][13][14]. Nello stesso anno inizia a raccogliere le prenotazioni per un album autoprodotto che verrà pubblicato nel 2016, Nuovo ContrOrdine mondiale, nei quali brani il cantautore milanese esprime la sua idea in merito a temi sociali come il debito pubblico, l’Euroscetticismo o la legalizzazione delle droghe leggere,[15]. Ad agosto 2013 avvia una polemica contro i rapper italiani, definiti “rappaminkia”[16], e in seguito ad alcune esternazioni viene accusato di razzismo.[17]

Posizioni politiche e vita privata

Nato a Milano, è sposato dal 2007 con Teresa, con cui ha avuto due figlie, Emma (2005) e Amelia (2007). Vive da molti anni a Firenze.[18]

È un dichiarato tifoso dell’Inter, squadra per cui ha anche giocato nella categoria Berretti.[19]

Povia ha ammesso di essere stato un alcolizzato, di aver avuto problemi di tossicodipendenza e di avere fatto uso di cocaina dai 18 ai 28 anni.[20][21][22]

Da sempre considerato vicino a posizioni di destra, dal 2013 il cantautore ha iniziato ad esporsi pubblicamente esplicitando idee euroscettiche e sovraniste. Si è dichiarato più volte simpatizzante di Silvio Berlusconi[23], di Matteo Salvini[24], di Riscossa Italia[25] e del Popolo della Famiglia[26][27], mentre ha spesso criticato con parole dure il Partito Democratico[23].

< N.d.R  esprimiamo tutta la nostra solidarietà all’ Artista >

Fratelli d’Italia : scuola di formazione politica

Venerdì 6 Luglio 2018 ore 20.30
Caserma Osoppo Udine via Brigata Re 29 – 1°piano
il Circolo Udine Castello, presenti il Senatore Luca Ciriani,
Giovanni Castaldo, Luca Onorio Vidoni e la presidente del Circolo Cristina Pozzo
Organizza un incontro/dibattito dal tema:
Scuola di formazione Politica

A Grado una festa di colori per Sabo Grando e Perdon

di Lant Ator
Domenica 1° luglio 2018.
Campo dei Patriarchi, calli e campielli del centro storico, l’area che ricorda l’antico Castrum di Grado, vestiti a festa, pieni di colori con drappi e bandierine, per la ricorrenza del “Perdon de Barbana” che si è celebrata questa mattina con una grande partecipazione, favorita anche dalla bella giornata con temperature miti.
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cinque immagini del centro storico di Grado e della sua magica atmosfera
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foto – Lorena Turchetto

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foto – Lorena Turchetto
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foto – Lorena Turchetto
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foto – Lorena Turchetto
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foto – Lorena Turchetto
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La celebrazione si perpetua dal remotissimo 1237 quando l’isola fu risparmiata da una grave pestilenza:
da allora, ogni anno, i gradesi rinnovano la loro gratitudine alla Madonna con il voto che li porta in pellegrinaggio, con un suggestivo corteo di barche, nell’isoletta di Barbana ogni prima domenica di luglio.
Il copione è quello di sempre.
Dopo la messa di buon mattino nella basilica di Sant’Eufemia, la statua della Vergine Maria, già posta dalla vigilia dinanzi al presbiterio per essere venerata da tutti, viene fatta uscire dell’antica chiesa patriarcale dai Portatori della Madonna di Barbana.
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foto – Lorena Turchetto

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E dal sagrato, tra le festose note della Banda cittadina, parte il corteo aperto dall’arciprete, in abiti solenni, e dagli altri sacerdoti.
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la basilica di Sant’Eufemia

foto – Lorena Turchetto

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l’interno della basilica di Sant’Eufemia, da https://it.wikipedia.org/
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la piazzetta antistante il campanile e la basilica

foto – Lorena Turchetto
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Raggiunto il porto-mandracchio, dove ad attendere la processione c’è sempre l’arcivescovo di Gorizia, la statua della Madonna viene sistemata sull’imbarcazione ammiraglia e all’invocazione “In nome di Dio, avanti” il corteo di barche e pescherecci si muove alla volta della laguna, dove, reso omaggio alla statuina mariana posta tra le acque, e superato il ponte girevole appena rimesso a nuovo, si dirige verso l’isola di Barbana dove viene celebrata la messa solenne dal presule.

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una delle barche preparata per l’occasione con le bandiere di segnalazione
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foto – Lorena Turchetto
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foto – Lorena Turchetto
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la laguna di Grado durante il tragitto all’isola di Barbana

foto – Lorena Turchetto
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scorcio del santuario di Barbana
foto – Lorena Turchetto
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il rosone all’interno del santuario di Barbana
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foto – Lorena Turchetto
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Anche il sindaco porta sempre il saluto della civica amministrazione.
Al termine, il corteo di barche fa il tragitto inverso, tornando nel porticciolo di Grado dove ad attendere la Madonna che “torna a casa” c’è sempre una folla molto numerosa che, con fede ed emozione – non è difficile trovare chi ha gli occhi lucidi -, saluta con un lungo applauso la statua della Vergine che viene fatta scendere dalla barca pavesata di stendardi, bandiere e ortensie, il fiore tipico del “Perdon”.
La processione, quindi, raggiunge di nuovo la basilica per l’ultimo omaggio a Maria e all’Altissimo con il Te Deum, l’antichissimo inno di ringraziamento cantato in latino nella caratteristica melodia gradese.
Un grande momento di festa, molto sentito dagli isolani, ma anche dai turisti che già frequentano numerosi l’isola e le sue belle spiagge, E che ieri sera è stato preceduto, fino a tardi, da un altrettanto sentito e vissuto momento di allegria popolare, fatto di musica e canti tradizionali: il “Sabo Grando”.
Insomma, una tradizione cui la città di Grado è ancora molto legata, irrinunciabile.
E che, proprio per questo, dà già appuntamento al prossimo anno.
Sempre la prima domenica di luglio.
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il santuario di Barbana arrivando da Grado

foto Di F.giusto – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9659053

in copertina la statua della Vergine Maria, “Madonna di Barbana”.

<N.d.R. ringraziamo la fotografa – Lorena Turchetto per le foto che ci sono state gentilmente fornite per la pubblicazione di questo articolo >

Il Friuli rimasto senza voce

di Giuseppe Longo

Una delusione per il Friuli dal nuovo governo, all’interno del quale non c’è alcun suo rappresentante.
Sembrava che per il leghista la strada fosse spianata, invece il gioco degli equilibri fra i partiti ha privilegiato un’altra soluzione.
Evidentemente, il manuale Cencelli funziona – eccome! – anche in quella che i politici ora alla guida del vapore amano chiamare .
Sarà…
Non è che la regione, nel suo complesso, non sia rappresentata, per carità.
Anzi, sono state scelte due persone degnissime e che sicuramente non demeriteranno: la leghista Vannia Gava di Sacile, che si occuperà di Ambiente, e il pentastellato Vincenzo Zoccano, di Trieste, cui sono state affidate invece Famiglia e Disabilità.
Settori estremamente importanti per entrambi i politici Fvg e che richiederanno il loro massimo impegno a fianco dei rispettivi titolari dei dicasteri.
A essere rimasto senza voce è invece il Friuli storico che aveva una grossa opportunità di essere rappresentato appunto dal senatore Mario Pittoni.
Fonti più che autorevoli lo davano ormai per certo nella stanza dei bottoni e in particolare in quella dell’Istruzione, settore che il parlamentare udinese segue da lungo tempo, con passione e rara competenza, per conto della Lega.
Ora, per lui, rieletto dopo lo stand by per una legislatura a Palazzo Madama, si profilava la meritata promozione da parte di Matteo Salvini, ma evidentemente la necessità di salvaguardare certi equilibri fra ha imposto la richiesta di un sacrificio a Pittoni e lui, come disciplina di partito impone, si è adeguato rimanendo pur sempre, almeno lo voglio sperare, titolare del settore scuola per la Lega.
Motivo per cui il Friuli storico dovrà necessariamente fare affidamento, in una logica di unitarietà regionale, su .
Con la nomina e il giuramento di si è dunque completata la compagine governativa cui il premier ha posto mano appena rientrato dal vertice con i Grandi in Canada.
Era l’ultima tessera che mancava nel nuovo esecutivo cui hanno dato vita, sulla base di un originalissimo contratto, a quasi tre mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo.
E ora avanti spediti con il lavoro perché i problemi non mancano.
Ne sa qualcosa lo stesso Salvini, ministro dell’interno, alle prese con il blocco delle navi dei migranti tra polemiche e accuse che non si contano.
Ma non è di questo che oggi intendevamo parlare, pur importantissimo, bensì del Friuli rimasto a bocca asciutta nella compagine di Palazzo Chigi.
Sarà per un’altra volta.

E ora l’addio a Ettore Romoli umiliato dalla “sua” Forza Italia

di Giuseppe Longo

In appena dieci giorni la politica del Friuli Venezia Giulia si ritrova nuovamente in lutto. Dopo la perdita dell’ex ministro Mario Toros, se n’è andato anche l’onorevole Ettore Romoli che, nelle regionali del 29 aprile, era stato eletto per il Centrodestra nella nuova assemblea di piazza Oberdan, divenendone poi al momento della distribuzione delle cariche, nell’era di Massimiliano Fedriga, presidente del Consiglio.
Aveva 80 anni e si è spento all’ospedale “Santa Maria della Misericordia”, a Udine, dove era ricoverato da un paio di settimane, a causa del riacutizzarsi della malattia che aveva richiesto anche un intervento chirurgico appena pochi giorni fa.
I funerali domani, a mezzogiorno, nella chiesa di San’Ignazio, in piazza Vittoria, nella sua Gorizia listata a lutto e con le bandiere a mezz’asta.
Si ipotizza la partecipazione, tra i numerosi esponenti politici e istituzionali, anche di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, la cui amicizia con Romoli vanta lunga data. Vasta eco, anche a livello nazionale, ha infatti suscitato la sua dipartita, avvenuta in così poco tempo dopo la sua rielezione, tanto che era riuscito a presiedere soltanto le prime due sedute consiliari, quella d’insediamento dei neo-eletti e quella della presentazione del programma della nuova giunta regionale.
L’ex parlamentare isontino – perché è stato sia senatore che deputato – è stato infatti uno dei fondatori del partito azzurro e appunto tutte le sue elezioni, anche le due a sindaco di Gorizia, sono avvenute, sempre con larghissimi consensi, in nome e per conto della forza politica voluta e incarnata dal Cavaliere, anche se gli esordi come consigliere comunale avvennero nell’allora Msi.
Ma proprio dal suo partito – come abbiamo appreso dagli ampi resoconti di cronaca di tutti gli organi di informazione – ha avuto proprio nei giorni della malattia e della degenza in ospedale la delusione più cocente.
Voglio sperare che, sedato dai farmaci, abbia avvertito solo in parte l’umiliazione che gli ha riservato la dirigenza regionale di Forza Italia per la sua posizione ritenuta troppo indipendente, rispetto alla linea ufficiale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, con la definitiva presa di distanza, sarebbe stata la decisione di confermare nel suo ruolo di capo di gabinetto di un funzionario appartenente all’area di Centrosinistra, cioè a quella parte politica che oggi in Consiglio regionale siede all’opposizione.
La questione sconcertante – non solo per il fatto che Ettore Romoli rivestiva la seconda carica istituzionale della Regione Fvg e che quindi avrebbe potuto meritare un’attenzione in più – è che la decisione forzista è venuta maturando proprio nei giorni in cui il politico goriziano – ma fiorentino di nascita – giaceva in un letto d’ospedale, in spregio a una elementare forma di delicatezza e di rispetto dovuta anche per l’età avanzata, nonostante la quale aveva deciso di mettersi ancora in gioco, contribuendo notevolmente alla grande affermazione del Centrodestra, il quale, appunto, con Fedriga ha conquistato la guida dei palazzi regionali.
Un atteggiamento quello tenuto dal vertice del partito che ha suscitato un vespaio di polemiche a livello politico, oltre al più che comprensibile sollevamento dei familiari del presidente gravemente ammalato e che in terapia intensiva si aggrappava a tutte le poche energie che gli erano rimaste per cercare di restare in vita.
Un atteggiamento, insomma, condannato da tutti perché tenuto contro una persona inerme, che in quei giorni non aveva alcuna possibilità di difesa e di replica.
E che purtroppo offusca, non però per suo demerito, l’ultimo scorcio della vita politica e istituzionale dell’onorevole Romoli, che invece è stata luminosa e sempre contrassegnata dal successo personale in ognuna delle numerose cariche che ha saputo conquistare con il voto e poi gestire con equilibrio e competenza.
Ed è questo aspetto, unitamente al tratto garbato e gentile, a delinearne un ritratto che ci lascia di lui un ricordo estremamente positivo, di quelli che si conservano e si indicano come esempio.

in copertina foto da twitter.com :

https://pbs.twimg.com/media/Dfo46jyXkAExEj_.jpg – Sergio Bolzonello – @S_Bolzonello

 

< N.d.R tutta la redazione di questo magazine e l’intero gruppo editoriale ST.GEORGE.DRAGONSLAYER LLC si associa al lutto della famiglia Romoli, a cui esprimiamo le più sentite condoglianze. >

Dobbiamo anche a Toros il modello del Friuli rinato

di Giuseppe Longo

A chi oggi ha venti o trent’anni il nome di Mario Toros probabilmente dice poco se non addirittura nulla, ma a colui che ha superato, come chi scrive, gli anta per la terza volta riapre un album ricco di ricordi.
Perché quella di Toros, che seppe fare un balzo inimmaginabile passando da semplice operaio delle Officine Bertoli al Parlamento fino a diventare addirittura ministro, è stata una vita eccezionale, poliedrica, esemplare sotto ogni aspetto.
Abbiamo ricordato da neanche un mese il 42° anniversario di quell’indimenticabile, caldissima sera di maggio che squassò mezzo Friuli.
Di quel terremoto che ci mise improvvisamente in ginocchio ma dal quale trovammo subito la forza per rialzarci e pensare alla ricostruzione. E la rinascita di questi poveri paesi – perché il sisma, manco a farlo apposta, colpì per larga parte proprio le aree più depresse e in difficoltà – la dobbiamo, senza dubbio alcuno, anche a Mario Toros che si è spento ieri, alla bella età di 95 anni, all’ospedale di Udine circondato dall’affetto delle due figlie e dei cinque adorati nipoti, Toros in quella primavera del 1976 era al governo con Aldo Moro, lo statista democristiano assassinato due anni dopo dalle Brigate rosse.
Ebbene, il politico friulano – come lui stesso ha ricordato in una intervista di pochi anni fa trasmessa oggi dalla Rai regionale – fu immediatamente convocato a Roma dal collega Francesco Cossiga perché, assieme ad Antonio Comelli allora presidente della Regione, era atteso proprio da Moro.
Il quale disse: “Dobbiamo fare subito una legge per la ricostruzione e lo sviluppo del Friuli”.
Sì, perché Aldo Moro – l’ho sentito raccontare proprio da Comelli – aveva un’attenzione particolare per la nostra terra.   Mi ricorda – diceva – la gente delle Puglie, della mia Maglie: laboriosa, seria, sobria, tenace”.
Da quell’incontro nella immediata emergenza si posero, infatti, le basi per la rinascita, per lo sviluppo, che da una situazione emarginata ci proiettò in pochi anni al centro dell’Europa.
In due parole, si dette vita a quello che è passato alla storia come “modello Friuli” e se questo è stato possibile lo dobbiamo appunto anche a Mario Toros che nella sua posizione privilegiata di ministro seppe mantenere pure con gli altri presidenti del Consiglio che succedettero a Moro – non si chiamavano ancora premier come adesso – gli indispensabili collegamenti tra Udine e Roma. Fu l’anello di congiunzione di quella catena formidabile che portò a un vero e proprio miracolo: un Friuli tutto nuovo in appena dieci anni.
E in più proiettato verso lo sviluppo, sostenuto culturalmente anche dalla nascita dell’Università di Udine che, se non fosse stata inserita in quel “pacchetto”, probabilmente sarebbe rimasta soltanto un sogno.
Questo era dunque Mario Toros: più che soffermarmi sulle tappe della sua laboriosa esistenza (partigiano della Osoppo, sindacalista della Cisl, deputato e senatore per quasi trent’anni e più volte ministro, in particolare del lavoro e della previdenza sociale, uomo di punta della Democrazia cristiana, nell’ala sociale forzanovista di Donat Cattin, e infine a lungo presidente dell’Ente Friuli nel Mondo), ho preferito dedicargli questo speciale ritratto, legato a un momento chiave per questa nostra amata terra friulana.
E verso la quale l’amore di Mario Toros, friulano di Pagnacco per nascita e di Feletto per vita, non è mai mancato,

Il Friuli gli deve riconoscenza !

E’ serenamente mancato all’affetto dei suoi cari MARIO TOROS
Ne danno il triste annuncio le figlie Carla, Franca con Paolo, i nipoti Francesco con Rosella, Federico con Federica, Paolo con Caterina, Marco ed Enrico ed i pronipoti Alessandro, Andrea, Edoardo e Carlo.
Il luogo e la data dei funerali saranno comunicati successivamente.
Un sentito ringraziamento alla dottoressa Clara Ricci ed alla signora Nina per l’assidua assistenza prestata.>
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< N.d.R:    dichiarazione del presidente della Regione FVG  
«Pochi politici come Mario Toros hanno inciso così tanto nella storia della nostra regione . 
Con la sua scomparsa finisce una pagina di storia che dovrà restare sempre aperta, perché il suo impegno e la sua passione politica rappresentano un grande esempio di competenza e di amore per la propria terra.
Chi, come il sottoscritto, ha scelto di rappresentare e governare questa regione  ha ben chiaro quali sono i modelli a cui ispirarsi e quello di Toros è senz’altro uno di questi.
Lo stare vicino alla gente agendo per il bene della comunità è infatti l’esperienza che più delle altre ci viene da lui lasciata in eredità ed èDichiarazione Circolo Fratelli d’Italia Udine Castello la Presidente Cristina Pozzo
Rendiamo onore alla memoria di Mario Toros che è stato ed è il Padre della nostra “piccola Patria” e un secondo padre per molti Friulani. Senza di Lui il Friuli V.G. non esisterebbe, non avremmo ottenuto l’autonomia e continueremmo ad essere la periferia est del Veneto. È grazie a Lui se è stato istituito lo “Statuto dei lavoratori”, una grande conquista sociale distrutta da questi ultimi governi, politico di grande spessore è stato soprattutto un grande uomo a cui dobbiamo guardare come esempio di serietà e dignità, sempre al servizio del proprio Paese e del suo Popolo e mai di se stesso. Il bene della propria comunità era il suo obbiettivo, quello a cui ogni politico dovrebbe ispirarsi e ambire. la stessa che ci motiva ad andare avanti».         
Massimiliano Fedriga   >
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<  N.d.R
Dichiarazione Circolo Fratelli d’Italia Udine Castello la Presidente Cristina Pozzo
Rendiamo onore alla memoria di Mario Toros che è stato ed è il Padre della nostra “piccola Patria” e un secondo padre per molti Friulani.
Senza di Lui il Friuli V.G. non esisterebbe, non avremmo ottenuto l’autonomia e continueremmo ad essere la periferia est del Veneto.
È grazie a Lui se è stato istituito lo “Statuto dei lavoratori“, una grande conquista sociale distrutta da questi ultimi governi, politico di grande spessore è stato soprattutto un grande uomo a cui dobbiamo guardare come esempio di serietà e dignità, sempre al servizio del proprio Paese e del suo Popolo e mai di se stesso.
Il bene della propria comunità era il suo obbiettivo, quello a cui ogni politico dovrebbe ispirarsi e ambire. >

 

COMUNICATO RIUNIONE REGIONALE 27.05.2018.

di Claudia Gallanda

Buongiorno, Vi invio questo comunicato: A titolo personale.
La batosta delle elezioni locali ha seguito a ruota tutte le annose ma inascoltate istanze – mie e di altri pochi attivisti – relative a responsabilità, organizzazione, risposte, risorse, comportamenti eticamente scorretti e mai sanzionati.
“Orecchio da mercante” anche alla mia richiesta della mail Pec del gruppo regionale, dato che – Elena Bianchi in testa- non rispondevano alle mail ordinarie, in cui chiedevo esplicitamente di mantenere l’impegno a convocare delle riunioni trimestrali calendarizzate che non fossero quelle relative alla stesura del programma regionale.
Si è preferito invece, anche e soprattutto per motivi utilitaristici, “nascondere la polvere sotto il tappeto”.
I risultati, pessimi, sono comunque sotto gli occhi di tutti anche se hanno salvato qualche poltrona.
Se prima era un problema anche calendarizzare una semplice riunione trimestrale, ora, “a babbo morto” è tutto un proliferare di riunioni, domeniche comprese, con breve preavviso e conferma, per eletti, per circoscrizione, per attivisti.
Domenica 27 c.m., ad esempio, forse alle dieci o forse il pomeriggio, a Sacile, Palazzo Regazzoni presso la sala del Ballatoio (1° Piano) i neo deputati Sabrina De Carlo e Luca Sut, insieme al neo senatore Stefano Patuanelli e all’ Europarlamentare Marco Zullo, hanno ritenuto di convocare una riunione regionale per “analizzare insieme il risultato elettorale e discutere quali devono essere le azioni da attuare assieme e in modo sinergico per migliorare la situazione del Movimento 5 Stelle nella nostra Regione” (Fabrizio Uda, grande assente, anche se più volte evocato, e non in maniera benevola, nel corso della riunione del 13 c.m. a Venzone, evidentemente stavolta vuole giocare in casa).
Interessante ordine del giorno. Peccato che le belle intenzioni in esso esposte siano state subito dopo incontrovertibilmente contraddette dalla limitazione alla sua partecipazione che pare ricavarsi nell’inciso “Ogni gruppo consiliare locale, se lo ritiene, può coinvolgere in questa riunione un attivista di fiducia (non di più perchè sarebbe dispersivo) a sua scelta indicandoci il nominativo in risposta a questa mail”.

Claudia Gallanda
Già consigliere comunale di Udine
M5s

URGENTE RICHIESTA CONVOCAZIONE RIUNIONE REGIONALE CHIARIFICATRICE E PROGRAMMATICA DOMENICA 25062017 ORE 1545 BAR ALLA ROTONDA UDINE

 

DOCUMENTO RELATIVO ….27.05.2018-2

Varata la Giunta Fedriga ma occhi tutti sul premier

di Giuseppe Longo

Occhi tutti puntati dunque sul Quirinale: domani sarà finalmente la volta buona per conoscere il nome del candidato premier che dovrebbe guidare il governo giallo-verde?

Così, mentre Massiliamo Fedriga ha già varato (ci sta, visto che a Trieste siamo in riva al mare) la nuova giunta, pur tra tensioni e polemiche che hanno incrinato i rapporti tra Lega e Forza Italia, sul Colle più alto di Roma domani dovrebbe andare in scena l’ultimo atto di questa estenuante fase post-elettorale.
Sono infatti due mesi e mezzo esatti che si conoscono i risultati delle politiche del 4 marzo che hanno premiato Centrodestra e Cinque stelle bocciando l’azione di governo del Partito democratico, ora peraltro impegnato nei lavori dell’assemblea nazionale per affrontare il dopo-Renzi.
Il programma di governo messo a punto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini è ormai chiuso ed è stato tradotto nero su bianco su quell’originale strumento voluto dai grillini che è il “contratto” tra le due forze candidate a guidare il Paese.
Oggi i due leader si torneranno a vedere per definire proprio la questione premier: dovrebbe essere una persona di alto profilo, si fanno i nomi di un giurista, Giuseppe Conte, e di un economista, Andrea  Roventini.
Quindi, ancora una volta un tecnico e non un politico uscito dalle urne.
Comunque, basta che si chiuda qui perché il tira e molla di queste settimane non può continuare.
E il Paese ne soffre.
Quindi, tutti con lo sguardo verso il Colle da dove è atteso il via libera del capo dello Stato se giudicherà positivamente quanto gli verrà proposto dal duo Di Maio – Salvini.
Ma in attesa che si sblocchi la questione romana, rientriamo a casa nostra dove, come dicevo, è nata non senza fatica la giunta regionale di Max Fedriga che il 29 aprile aveva raccolto oltre il 57 per cento di preferenze.
L’esecutivo è composto da dieci assessori: cinque sono andati alla Lega che esprime anche il nuovo governatore.
La vicepresidenza è stata attribuita a Forza Italia e tre sono le rappresentanti del mondo femminile.
Questo comunque il quadro completo:
Massimiliano Fedriga (Lega) presidente della Regione Fvg con deleghe ad Affari internazionali e Montagna, oltre che commissario straordinario al dissesto idrogeologico, alla terza corsia autostradale e alla Ferriera di Servola;
Riccardo Riccardi (Forza Italia) vicepresidente con deleghe a Salute, Politiche sociali, Disabilità e Protezione civile; Sergio Bini (Progetto Fvg) Attività produttive;
Sebastiano Callari (Lega) Funzione pubblica e Semplificazione;
Pierpaolo Roberti (Lega) Autonomie locali, Sicurezza e Politiche comunitarie;
Fabio Scoccimarro (Fratelli d’Italia) Ambiente ed Energie;
Graziano Pizzimenti (Lega) Infrastrutture e Territorio;
Stefano Zannier (Lega) Risorse agroalimentari e forestali;
Barbara Zilli (Lega) Finanze e Patrimonio;
Tiziana Gibelli (Forza Italia) Cultura e Sport;
Alessia Rosolen (indipendente) Lavoro, Istruzione, Ricerca, Formazione e Famiglia.
Proprio la scelta di quest’ultima, come hanno riferito le cronache, ha creato non pochi malumori all’interno degli azzurri a causa di vecchie ruggini che risalgono alle precedenti elezioni regionali quando vinse Debora Serracchiani contro Renzo Tondo.
La Giunta Fedriga, dunque, scalda i motori per mettersi al lavoro.
Al Governo Di Maio – Salvini manca invece ancora un bel po’ di carburante, quello appunto che riguarda il premier.
E non è poco!