Affettuoso ricordo a Fusine del parroco don Bepi Morandini

di Giancarlo Martina

Una targa posta sul muro di cinta del cimitero di Fusine in Valromana, di fronte all’ingresso della Chiesa di San Leonardo, sarà perenne testimonianza della riconoscenza dei parrocchiani per don Giuseppe Morandini, morto il 31 agosto del 2018 all’età di 73 anni. Il benvoluto sacerdote, che tutti chiamavano semplicemente don Bepi, era stato oltre che parroco della piccola frazione di Tarvisio anche cappellano dei lavoratori del Catenificio Weissenfels.
Nell’affollata Chiesa ha celebrato la messa don Claudio Bevilacqua; quindi, al termine del rito, alla presenza del sindaco Renzo Zanette, delle altre autorità, fra le quali anche Robert Charles Franklin, e delle rappresentanze delle associazioni, è seguita la benedizione della targa. Significativa la preghiera a lui rivolta: “Come in vita hai guidato questa comunità il tuo ricordo ci aiuti a rimanere uniti”.

La targa di marmo dedicata a Fusine a don Bepi Morandini.

Fra tanta commozione, l’intervento di Zanette che ha ricordato l’operato di don Morandini in 44 anni di sacerdozio e soprattutto “l’importante servizio, svolto con impegno e disponibilità in favore delle comunità di Coccau, Cave del Predil e Fusine – ha sottolineato il primo cittadino –, dalle quali è stato contraccambiato con amore e rispetto, i sentimenti che i parrocchiani provavano per una persona tanto disponibile e schietta”. In precedenza, ricordiamo, anche le comunità di Coccau e di Cave avevano reso omaggio al loro parroco prematuramente scomparso.
Quindi, il sindaco ha rivolto “un plauso e un ringraziamento a tutte le persone del gruppo Progetto “Ricordando Don Bepi”, di Fusine, impegnate per organizzare la semplice ma sentita cerimonia, dimostrazione di affetto per una grande persona, per un grande Sacerdote”.

La benedizione di don Bevilacqua.

Nato nel 1945 a Qualso di Reana, don Bepi era stato ordinato prete nel 1969. Gran parte parte della sua vita (dal 1975) l’aveva spesa tra le Alpi Giulie, guidando le comunità di Coccau, Cave del Predil e Fusine dove è stato parroco dal 1990.
La cerimonia, durante la quale è stato ricordato anche Carlo Melzi – nel 19° anno della scomparsa dello stimato imprenditore, che ha legato la sua esistenza alle Acciaierie Weissenfels –, si è conclusa con la consegna  alle sorelle del compianto parroco, da parte del sindaco ad honorem di Weissenfels, Raffaello Leskovec – promotore dell’iniziativa “Ricordando Don Bepi” -, della targa con la chiave della cittadinanza onoraria di Weissenfels che sarà posta sulla sua tomba nel paese natio. Nell’occasione, il pittore Carlo Faleschini ha donato alle sorelle Morandini un dipinto ad acquerello con raffigurate le tre Chiese parrocchiali care a don Bepi.

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In copertina e qui sopra la consegna della chiave e del quadro alle sorelle del parroco scomparso. 

Nell’omaggio di Torlano alle vittime dell’Eccidio un monito per i giovani

di Giuseppe Longo

“Torlano può essere considerato tra i casi più atroci ed efferati delle molte stragi commesse dai nazifascisti contro innocenti nel corso della Seconda Guerra Mondiale: non vennero risparmiate le madri e i ragazzi che avevano trovato rifugio nelle stalle, i corpi degli uccisi vennero cosparsi di benzina e bruciati. Le famiglie maggiormente colpite furono i Comelli, Vizzutti e De Bortoli, questi ultimi mezzadri che pochi anni prima si erano trasferiti da Portogruaro. Soltanto nel 1947 i resti, sepolti in una fossa comune, poterono essere tumulati nel cimitero di Torlano”. Lo ha affermato stamani, nella frazione di Nimis, l’assessore regionale Sergio Emidio Bini in occasione della commemorazione del 75° anniversario dell’Eccidio compiuto da un reparto delle Waffen-SS tedeschi, con l’aiuto di cosacchi e collaborazionisti italiani, il 25 agosto del 1944.

Tre immagini della cerimonia.

“Ritrovarci qui oggi, istituzioni e comunità, nel dovere della memoria delle vittime e per onorare i diritti inviolabili, ha un valore importantissimo perché – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – chi dimentica è più esposto ai pericoli che intolleranza, ostilità, violenza ripropongono”. Dopo avere ringraziato l’amministrazione comunale di Nimis, che promuove da sempre la commemorazione, Bini ha rivolto un particolare saluto ai rappresentanti di Portogruaro, ogni anno presenti al ricordo dei propri concittadini sterminati in quella mattina di violenza inaudita. Della famiglia De Bortoli, originaria dei paesi veneti di Summaga e Pradipozzo, furono infatti uccisi ben nove suoi componenti, tra cui la giovane mamma e alcuni bambini.
“Rileggere ai giovani la storia della Resistenza, anche attraverso le commemorazioni che vengono promosse nei paesi del Friuli che hanno sofferto gli scontri con gli occupanti, ci aiuta – ha concluso l’assessore regionale – a tenere vivo il ricordo, per trasmetterlo ai più giovani e trasformare quella ferita profonda in un impegno di ricostruzione, di convivenza, di sviluppo democratico: dai tragici fatti come quelli di Nimis è sorta una coscienza civile di ribellione alla violenza e al sopruso che ha portato alla nascita della Repubblica, all’approvazione della Costituzione italiana, al progetto dell’Europa che univa i popoli che si stavano ancora combattendo: il futuro dell’Italia si difende partendo da questa intuizione che da allora ha assicurato libertà, giustizia e democrazia”.

Monsignor De Tina alla predica e alla benedizione in cimitero.

La commemorazione – che come ogni anno ha richiamato tante persone, unitamente ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni d’Arma e Combattentistiche con i loro vessilli – è cominciata con la Messa di suffragio nella Chiesa parrocchiale celebrata dall’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina, il quale, al momento del ricordo dei defunti, ha accomunato alle 33 vittime innocenti, 24 di Torlano e 9 di Ramandolo, “anche il tedesco che è stato ucciso”. Mentre, nella predica, aveva sottolineato il particolare momento che si sta vivendo, non solo qui, ma a livello mondiale. “Siamo in un periodo – aveva esordito monsignor De Tina – in cui serpeggia la paura. La paura genera odio e insicurezza, e quindi violenza”. E tutto questo, ovviamente, contrasta con la pagina del Vangelo che aveva appena letto, in cui Cristo invita ad amare anche i nemici.

Al termine, in corteo è stato raggiunto il cimitero, al centro del quale c’è il Sacello che custodisce da 72 anni i miseri resti di quelle 33 vittime e che è stato da pochi giorni restaurato. Dinanzi al Monumento, il parroco ha impartito la benedizione e l’assessore comunale Serena Vizzutti, cittadina di Torlano, ha letto la cronistoria di quella tragica mattina (ma di questi argomenti, rimandiamo ai due articoli sottostanti).
Quindi, dopo l’intervento del rappresentante della Giunta regionale, ha portato un saluto il presidente del Consiglio comunale di Portogruaro, Gastone Mascarin, il quale si è commosso nel ricordare la tragica fine che il destino ha riservato alla numerosa famiglia originaria della sua terra, a cominciare da Mamma De Bortoli del cui sacrificio c’è perenne memoria nel monumento che a Summaga le è stato dedicato.

Gli interventi di Serena Vizzutti, Gastone Mascarin (Portogruaro) e del sindaco Gloria Bressani.

La cerimonia è stata quindi conclusa dal discorso commemorativo del sindaco Gloria Bressani. “A 75 anni dall’Eccidio di Torlano, che ha spezzato tante vite innocenti, ci troviamo ancora qui, insieme, a ricordare quel tragico evento, ad ascoltare ancora la terribile cronaca dei fatti sempre con animo incredulo di fronte a tanta atrocità”. E ha osservato: “Oggi abbiamo la possibilità di consultare nuovamente il passato, di interrogarci, non con sentimento di nostalgia ma per capire, per capire chi siamo, da dove veniamo e fino a dove possiamo spingerci; per tenere alta in noi la consapevolezza della grande responsabilità che tutti abbiamo verso il presente e verso il futuro. Appuntamenti come questo ha aggiunto – hanno una enorme valenza sociale e civile perché, citando Primo Levi,  ‘tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo’”.
Ricordata “la nuova luce del Monumento dedicato alle vittime dell’Eccidio”, il primo cittadino ha concluso portando “i saluti degli amici del Memoriale di Ladelund che ci hanno fatto visita due anni fa: ho ricevuto nei giorni scorsi una loro lettera, assicurano la vicinanza a Torlano e una preghiera in questo giorno così significativo per la comunità”.
“Saluto e ringrazio a nome dell’Amministrazione e della gente di Nimis – ha detto infine Gloria Bressani – i parenti delle vittime, il presidente del Consiglio comunale e gli amici di Portogruaro, che ogni anno partecipano numerosi a questa cerimonia, l’assessore regionale dottor Bini, tutte le autorità civili e militari e le associazioni presenti. Un particolare ringraziamento alla Parrocchia, alla Pro Loco a tutta la comunità di Torlano perché mantengono  viva, con grande sensibilità e rispetto, una parte dolorosa della propria storia trasformandola in un messaggio universale di pace e concordia tra i popoli”.

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In copertina, l’intervento nel cimitero di Torlano dell’assessore regionale Sergio Emidio Bini.

Nuova luce per il Monumento dei 33 Martiri

di Gi Elle

Dopo tanti anni, il Sacello che custodisce i resti dei 33 martiri di Torlano aveva bisogno di un intervento di restauro. E questo è stato fatto, con un ottimo risultato, in queste settimane, proprio in vista della cerimonia di stamani a 75 anni da questi tragici fatti dell’ultima guerra.
“Avrete sicuramente notato – ha detto il sindaco Gloria Bressani – la nuova luce del Monumento dedicato alle vittime dell’Eccidio, impossibile entrare nel cimitero senza che lo sguardo non si posi sulla grande lastra di marmo con la lunga lista di nomi le cui lettere sono state estratte una ad una da un foglio di piombo seguendo la lavorazione originale. Solo un mese fa tutto era ricoperto da un velo grigio depositatosi negli anni che lo rendeva fuso nell’ambiente circostante, quasi nascosto. Oggi il Monumento con la sua luce ci grida di non dimenticare i Caduti di tutte le guerre; di ricordare e onorare il loro sacrificio, di farci portavoce di messaggi di pace, dialogo e coesione soprattutto con le nuove generazioni. Non lasciamo che si depositi sulle nostre coscienze lo stesso grigiume che c’era sulla pietra, guardiamo con occhio umile e attento al passato, mettiamoci personalmente in gioco per costruire un presente che ci proietti con responsabilità nel futuro”.
Il sindaco ha quindi avuto parole di riconoscenza per quanti hanno collaborato per dare al Sacello un volto più decoroso e consono alla sua importanza. “Ringrazio – ha concluso Gloria Bressani – le signore Bazzaro che hanno partecipato alla sistemazione del Monumento, assieme all’Amministrazione, finanziando il restauro delle catene, e la signora Antonella Bozzato, che si è fatta loro portavoce, il signor Cattarino ed i nostri ‘battirame’ Ivano e Fabio Comelli che con grande professionalità hanno eseguito le lavorazioni ottenendo un ottimo risultato”.

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In copertina, il Sacello delle 33 vittime dell’Eccidio dopo il restauro.

Quella tragica mattina del 25 agosto 1944

(g.l.) Stamani, nel cimitero di Torlano, la commemorazione civile dell’Eccidio nazifascista di 75 anni fa, dopo la benedizione impartita al Monumento che custodisce i resti delle 33 vittime innocenti, è cominciata con la tradizionale rievocazione di quella tragica mattina, affidata alla lettura dell’assessore comunale Serena Vizzutti, cittadina della frazione di Nimis. Ecco il suo testo che riportiamo integralmente perché merita d’essere conosciuto e meditato.

Serena Vizzutti

La mattina del 25 agosto 1944 giunse a Torlano, per un’azione di rappresaglia, una colonna di mezzi corazzati delle SS che si fermò all’ingresso del paese. Secondo quanto era stato predisposto dal Comando Superiore di Trieste, le vittime della rappresaglia dovevano essere quaranta, scelte a caso fra la popolazione. All’arrivo dei tedeschi le famiglie Comelli, De Bortoli e Dri, presagendo qualcosa di grave, si ritirarono in una stalla, ritenendolo il posto più sicuro.
Nuclei di partigiani, appostati sulle colline sopra Torlano, con scariche di mitragliatore ostacolavano l’arrivo dei tedeschi, che con le loro autoblinde, riparate fra le case, rispondevano rabbiosamente al fuoco. Mentre infuriava il combattimento, altri militari tedeschi passavano di casa in casa. Tutte le persone trovate, venivano accompagnate e rinchiuse in una stanza nell’osteria di Giobatta Comelli, ora “Al Paradiso”, dove faceva buona guardia un SS.
Luigi Saracco, sfuggito al rastrellamento, venne visto da un soldato tedesco che, da un centinaio di metri, con un colpo di fucile lo colpì a morte. Intanto, arrivò in motocicletta con il mitra a tracolla il maresciallo delle SS Fritz, detto il “boia di Colonia”, il quale si fermò nel cortile dell’osteria e diede ordine di far uscire, una alla volta, le persone ivi rinchiuse. Con un colpo di pistola le fece stramazzare a terra. A tutti spettò la stessa sorte.
Vuanello Giuseppe di vent’anni, da una finestra, osservò terrorizzato la macabra esecuzione e un’idea fulminea gli venne in mente: approfittando di un attimo di distrazione del boia, con una corsa disperata scappò e scomparve in un vicino campo di granoturco.
Le vittime, ricoperte di paglia e cosparse di benzina, vennero date alle fiamme. Il boia quindi entrò nella casa dove erano rinchiusi il proprietario Comelli Giobatta, la moglie e la figlia: a nulla valsero le loro suppliche, uno alla volta caddero in una pozza di sangue. L’altro figlio Albino, che si trovava al piano di sopra, assistette al fatto attraverso le fessure del pavimento. Dopo due anni, dopo essersi confessato, con un colpo di fucile si tolse la vita. A sessanta metri di distanza, nella stalla, si erano rifugiati i membri delle famiglie De Bortoli e Dri. Lo stesso boia consumò il secondo atto della tragedia. Uno ad uno fece uscire dalla stalla gli uomini e nel cortile li uccise a colpi di pistola, assistito da un appartenente alla milizia. Pasqualino De Bortoli riuscì a mettere in salvo Serena Dri, Netto Dri, Paolo De Bortoli e se stesso attraverso una piccola finestra da cui si buttava fuori il letame.
Nella stalla rimasero le mamme, che stringevano al seno le loro creature, piangendo e pregando. Comparve il boia che continuò a sparare finché non ci fu alcun segno di vita. Rivoli i sangue scorsero sul selciato. I carnefici quindi diedero fuoco alla stalla per coprire l’orrendo delitto e tutto diventò un rogo crepitante. Da questo ultimo e terrificante atto riuscì miracolosamente a  salvarsi nonna Elia Spironello: poiché i nipotini avevano fame, lei era andata a prendere qualcosa da mangiare  e un soldato, forse con un po’ di cuore, l’aveva fatta deviare. Si salvò anche Gina De Bortoli di dodici anni che, dopo aver visto cadere la mamma e i fratellini, si gettò a terra in tempo per non essere colpita. Tra grida e urla disperate gli uccisi le piombavano addosso. Udito i lamenti della madre sempre più fievoli e con i vestiti in fiamme, con grande coraggio, riuscì a fuggire tra i campi e ad arrivare fino a Ramandolo dove fu soccorsa.
Tre giorni dopo la strage, i corpi carbonizzati delle trentatré vittime innocenti furono pietosamente raccolti e, dopo la benedizione del parroco Don Marioni, sepolti in una fossa comune nel cortile dell’allora Osteria Traunic.
Il 15 aprile 1947 con una solenne cerimonia i miseri resti vennero traslati in cimitero.

Questi i nomi delle vittime:
COMELLI GIOBATTA, con moglie LUCIA  e la figlia ROSA.
COMELLI GIOVANNI di anni 53, la moglie VIZZUTTI ANNA di anni 46, i figli IDELMA di 22 anni, STEFANO LUIGI di anni 21, RITA di anni 19, VITTORIO di anni 17, LUCIANO di anni 15, BRUNO di anni 11 e GIOVANNA MARIA di anni 3.
DRI RUGGERO di anni 48, la moglie VIZZUTTI LUCIA di anni 39 con i figli TERESA di anni 13 e FERRUCCIO di anni 11.
DE BORTOLI VIRGINIO di anni 64 con i figli SILVANO di anni 21 e ANTONIO di anni 19, la nuora PERLIN SANTA in DE BORTOLI di anni 35 con i figli VILMA di anni 11, ONELIO di anni 9, BRUNA di anni 6, EMMA di anni 4 e LUCIANO di anni 2.
BLASUTO FRANCESCO di anni 72, la figlia ROMILDA di anni 37 con il marito PELLEGRINI GIOVANNI di anni 39.
CUSSIGH GIUSEPPE di anni 27, SOMMARO GELINDO di anni 38, BARAZZA ALFREDO di anni 34, SARACCO LUIGI, PETROSSI VALENTINO”.

“Facciamo in modo – ha concluso Serena Vizzutti – che il sacrificio di questi nostri fratelli innocenti sia monito e richiamo ad operare per la pace”.

La lastra con i nomi delle 33 vittime.

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In copertina, le cinque bare al momento della loro tumulazione nel cimitero di Torlano il 15 aprile 1947.

L’inclusione sociale delle persone deboli: seminario a San Vito

Inclusione sociale di persone vulnerabili: un tema di sempre più stretta attualità che necessita di una quanto maggior sinergia tra Servizi. Per questo SoForm, ente di formazione di Confcooperative Pordenone e delle Banche di Credito Cooperativo del territorio, ha promosso un seminario per presentare i risultati del progetto europeo Empublic volto a migliorare l’occupazione e l’autoimprenditorialità delle persone vulnerabili attraverso una proficua relazione tra il settore pubblico e privato.

Il Seminario, aperto a tutti previa iscrizione (info@soform.net), si terrà giovedì 29 agosto dalle 9 nella sala giunta del municipio di San Vito al Tagliamento, in piazza del Popolo. Con questo incontro – ha spiegato Fabio Dubolino, presidente di SoForm – concluderemo la prima fase del progetto Empublic per l’occupazione delle persone svantaggiate, che ha coinvolto 10 partner di tre Paesi, Italia, Spagna e Slovenia all’interno della programmazione europea per il contrasto all’esclusione sociale e la formazione professionale. A livello locale i partner principali sono stati il Servizio Sociale dei Comuni dell’Ambito del Tagliamento, Irecoop Veneto ed Euricse, anche se il progetto ha coinvolto svariate realtà pubbliche e private nazionali ed estere come cooperative Sociali, imprese, centri per l’impiego, enti di formazione, agenzie di somministrazione lavoro”.
“Una preziosa occasione – ha aggiunto Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – per confrontarci insieme ad altre realtà su politiche così fondamentali per costruire un’economia sempre più attenta al sociale e al benessere di tutte le persone, attraverso i valori della cooperazione”.

Il programma della giornata prevede, dopo l’apertura dei lavori dell’onorevole Antonio Di Bisceglie, sindaco di San Vito al Tagliamento, e dello stesso Piccoli, per Confcooperative Pordenone, interventi che tratteranno le tematiche e le attività sviluppate nel corso del progetto: Fabio Dubolino, presidente Soform: Il progetto e i suoi partner; Flaviano Zandonai ,(Euricse): Le Linee guida per lo sviluppo di politiche che supportino l’imprenditorialità e L’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate; Darijan Krpan, Bit Planota Slovenia, Francesco Garcea, Escuela de Economia Social Spagna, Tamara Zandotti – Servizio Sociale dei Comuni dell’Ambito del Tagliamento) esporranno, invece, i risultati dell’attività sul modello formativo degli operatori nonché gli strumenti, le metodologie, i principali risultati e le prospettive di sviluppo.

Fabio Dubolino, presidente di Soform.

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In copertina, importante approfondimento sull’inclusione sociale a San Vito al Tagliamento.

Torlano ricorda i martiri di 75 anni fa

di Gi Elle

Era il 25 agosto 1944 quando, nell’alba di Torlano, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’intensa attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu infatti decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle pagine più orribili dell’ultima guerra, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè le vittime innocenti, fra cui donne e bambini. Una numerosa famiglia originaria di Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.

Domenica prossima ricorre, dunque, il 75° anniversario dell’Eccidio. E proprio in vista della importante ricorrenza, la civica amministrazione – guidata dal sindaco Gloria Bressani – ha indetto a Torlano l’annuale cerimonia commemorativa che si terrà con questo programma: alle 11 la Messa di suffragio a ricordo delle vittime nella Chiesa parrocchiale; quindi, corteo verso il cimitero e omaggio al sacello dei Martiri di quel tragico fatto di sangue. Seguiranno i saluti delle autorità e in particolare dello stesso primo cittadino di Nimis e del rappresentante del Comune di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga. Era sempre presente, ogni 25 agosto, anche Paolo De Bortoli, uno dei pochissimi sopravvissuti alla strage, ma nel 2018, in primavera, è improvvisamente scomparso a 81 anni, per cui già alla scorsa cerimonia era stata subito notata la sua assenza.

Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone del luogo, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Invece le vittime, come detto, furono trentatrè, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti sotto il monte Plaiul in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi.   Ma Paolo, che aveva sette anni, riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti in fiamme.  Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli,  Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis.

Il sacello-monumento dinanzi al quale domenica si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme. Ma questa è un’altra storia.

Paolo De Bortoli

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In copertina, il sacello-monumento che custodisce i resti delle 33 vittime dell’Eccidio di Torlano.

Pro Loco Fvg e servizio civile per 30 giovani

Completato il percorso di formazione dei 30 giovani volontari dei Servizio Civile Universale (istituito con il Decreto Legislativo 40/2017) che stanno operando in Pro Loco e Consorzi Pro Loco del Friuli Venezia Giulia. Il tutto all’interno del progetto “Il Patrimonio culturale materiale e immateriale del Friuli Venezia Giulia in immagini, suoni e parole online&offline” del Comitato Regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia, che punta principalmente a salvare, digitalizzandola, la tradizione orale delle leggende e delle storie che ruotano attorno a determinati eventi o luoghi, dalla letteratura alla poesia, dalla musica alle forme artistiche più varie. Finalità che si uniscono a quella di promozione turistica del territorio regionale, come sottolineato nel corso degli appuntamenti formativi insieme al personale della segreteria del Comitato stesso. Gli incontri si sono svolti con diverse modalità, tra lezioni frontali, lavori di gruppo, brain storming, test, formazione a distanza e visite sul territorio.

Accompagnati dai responsabili Matteo Trigatti e Sabrina Peressini i giovani, tra i 18 e i 28 anni di età, hanno vissuto una serie di giornate formative tra Villa Manin, San Daniele del Friuli e Ragogna, San Pietro al Natisone e Palmanova, per affrontare diverse tematiche suddivise tra formazione generale (che consiste in una presentazione del Servizio Civile e dei principi che ne sono alla base e che devono accompagnare il partecipante durante l’intero servizio) e in formazione specifica, che entra nel dettaglio degli argomenti trattati dal progetto definendo e fornendo informazioni, metodi e supporti per lo svolgimento delle attività del servizio.
Ha seguito l’iter formativo Valter Pezzarini, presidente del Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia: “I nostri progetti di Servizio Civile – ha dichiarato – con continuità in questi anni si sono sempre classificati ai primi posti a livello nazionale tra quelli presentati dai Comitati regionali Unpli, segno di una proposta qualitativa costante, che dal 2003 ha formato circa 500 giovani, diversi dei quali poi sono rimasti attivi nelle nostro Pro Loco come volontari: adesso ci stiamo preparando al nuovo progetto annuale le cui selezioni saranno avviate in autunno”.

Visita a San Pietro al Natisone…

Questi i temi affrontati: la comunicazione interpersonale e la gestione dei conflitti con Ivo Povinelli, formatore e consulente organizzativo della Federazione Trentina Pro Loco; la normativa vigente del Servizio Civile Universale e la Carta di Impegno Etico; la formazione civica con i docenti onorevoli Giorgio Zanin e Isabella De Monte; le forme di cittadinanza con Daniela Briz sindaco del Comune di Remanzacco; il marketing territoriale e turistico a cura di PromoturismoFVG, i beni culturali a cura di Erpac, la sicurezza sui posti di lavoro. Novità introdotta da quest’anno è stato l’appuntamento con il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Udine: il Nucleo ha lo scopo di tutelare il patrimonio culturale ed artistico dell’Italia e dipende funzionalmente dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibac). Dalle Pro Loco nazionali – Unpli sede di Roma, è intervenuto Lorenzo Fanfoni, formatore accreditato e responsabile della segreteria nazionale del Servizio Civile in Pro Loco, per un corso approfondito sull’obiezione di coscienza e su tutti gli aspetti legislativi del Servizio Civile.
Molto apprezzate dagli operatori volontari le visite sul territorio: allo SMO (Slovensko Multimedialno Okno – Finestra Multimediale Slovena), grazie alla collaborazione della Pro Loco Nediške Doline-Valli del Natisone, museo realizzato a San Pietro al Natisone con un’esposizione moderna su questo territorio di confine, situato in Italia e abitato da Comunità di Lingua Slovena, dedicato alla sua storia e cultura; alla Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli, con la guida della Pro Loco San Daniele; allo Scriptorium e al Museo della Grande Guerra di Ragogna; alla sede della Protezione Civile di Palmanova per una mattinata full immersion con il responsabile Paolo Band.

… e a Ragogna.

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In copertina, giovani del servizio civile in Friuli con le Pro Loco.

A Pordenone il futuro preoccupa le Cooperative, ma il sistema tiene

di Gi Elle

Per il mondo cooperativo della Destra Tagliamento la situazione economica è fonte di preoccupazione, anche se la crisi non “morde” più come negli anni addietro. Confcooperative Pordenone ha, infatti, ufficializzato i risultati della sua rilevazione annuale “Dieci domande sul futuro”, studio che punta a rilevare il “sentiment” dei cooperatori del Friuli occidentale sull’anno in corso rispetto a quello precedente. “Una ricerca – ha spiegato Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – che “fotografa” la percezione della situazione economica da parte degli stessi operatori cooperativi che vivono il “mercato” ogni giorno: uno strumento che ci sta dando elementi molto preziosi di studio, anche perché siamo arrivati alla terza edizione e il confronto tra le varie annualità permette una lettura ancora più approfondita”.
La ricerca, condotta dal sociologo Paolo Tommasin con l’apporto dello stesso Piccoli, del direttore Marco Bagnariol e Marco Fioretti degli uffici di Confcooperative Pordenone, si basa sulle risposte date dai presidenti o loro delegati delle 151 cooperative iscritte a Confcooperative Pordenone nel periodo tra marzo e aprile scorsi. Veniamo, allora, ai risultati.

Soltanto il 37% ha risposto che il 2018 non è stato un anno di crisi, con la restante parte del pubblico che si è diviso tra una percezione di crisi parziale (56%) e crisi generale (7%). E questo sentiment, paradossalmente, è in antitesi con il volume di affari (solo per il 26% delle cooperative è calato), quantità di personale dipendente (per il 38% di coloro che hanno risposto è aumentato) e di investimenti (diminuiti solo per il 19%). Campanello d’allarme invece per la liquidità (per il 53% è tra cattiva e mediocre), mentre l’accesso al credito è rimasto invariato per l’86% delle cooperative che hanno risposto. Quasi speculare la percentuale di chi ha risposto che l’attuale andamento economico generale lo preoccupa (59%) e che gli investimenti nel 2019 saranno stabili rispetto le annate precedenti (56%). Il settore che vede più positivamente la situazione è quello delle cooperative sociali (33,81% di valori positivi) al quale fa da contraltare la distribuzione (solo 29,67% di dati positivi). In linea con la media generale di Confcooperative Pordenone (32,26%) le cooperative agricole (32,47%) e il settore lavoro-servizi (31,63%).

Ma è nel confronto con le precedenti rilevazioni del 2016 e 2017 che si evidenzia come siamo tornati in un periodo di incertezza. Aggregando i dati, nel 2017 il 50% delle cooperative aveva sostenuto che l’anno era stato assolutamente non critico: ora, nel 2018, siamo al 36,84%, di poco sotto, nella percezione positiva, al 38,33% del 2016. “In generale – ha concluso Piccoli – le nostre cooperative percepiscono una certa stabilità, qualche settore vede anche positivamente i prossimi mesi, ma colpisce il fatto che, basandosi sui dati d’inizio anno, già si percepiva una certa preoccupazione per l’evolversi della situazione economica. Tendenza, quest’ultima, crescente stando a quando ci hanno raccontato negli ultimi incontri che abbiamo avuto prima della pausa estiva”.
I dati rilevati non si discostano dal quadro nazionale: un’analoga rilevazione compiuta dall’ufficio Studi & Ricerche di Confcooperative evidenzia, infatti, una sostanziale corrispondenza tra le risposte fornite a livello territoriale e quelle emerse dal campione di imprese diffuse sull’intero territorio nazionale.

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In copertina, il presidente di Confcooperative Pn Luigi Piccoli.

A Grado finanziamenti per il recupero del patrimonio lagunare

di Gi Elle

A Grado sono disponibili contributi a fondo perduto per il recupero del patrimonio lagunare. Dal 19 agosto e fino alle ore 12 del 30 settembre prossimo sarà possibile, infatti, presentare le domande al Comune isolano per l’assegnazione degli speciali finanziamenti. Dal municipio si fa sapere che in favore dei concessionari di mote e casoni sono stati stanziati 200 mila euro: la selezione darà luogo ad una graduatoria a scorrimento fino ad esaurimento delle domande, con eventuali nuovi stanziamenti. L’idea – secondo la giunta – è quella di finanziare in futuro questo capitolo anche con i proventi derivanti dalle licenze della pesca nella laguna di Grado, che oggi ammontano a oltre 240 contro le 4 dell’anno scorso.
“Con questo bando – dichiara il sindaco Dario Raugna –  ci poniamo l’obiettivo di realizzare un pozzo artesiano per ogni mota. L’acqua prima di tutto quale condizione indispensabile per giungere ad un progressivo recupero del patrimonio lagunare. Anche il secondo bando per l’assegnazione di mote e casoni è andato a buon fine, tutte le concessioni infatti sono state assegnate. È un grande risultato considerato che con le precedenti amministrazioni i bandi di assegnazione erano andati deserti e anche quelli per i contributi, come ottimi risultati sta dando il nuovo regolamento con l’ereditarietà in vita della concessione che ha portato a diverse domande in tal senso, segno che era un’esigenza molto sentita”.
Tra gli interventi ammessi a contributo – precisa infine la nota del Comune – vi sono, ad esempio, la escavazione di un pozzo artesiano, l’installazione di impianti solari termici o fotovoltaici; la realizzazione di tettoie, il trasporto di materiali con chiatta; l’eliminazione di barriere architettoniche (pontili, passerelle, attraversamenti, ecc); il rifacimento copertura materiale tradizionale e così via. Sono ammesse richieste di contributo presentate da un unico concessionario/assegnatario anche per più interventi, in ogni caso il limite massimo del contributo non potrà comunque superare la misura complessiva di 15 mila euro.

Il palazzo municipale di Grado.

https://www.comunegrado.it/119-news/1730-avviso-assegnazione-contributi-per-recupero,-riqualificazione-e-valorizzazione-mote-e-casoni-di-proprieta-comunale

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In copertina, un casone nella laguna visto dall’obiettivo di Nico Gaddi.

Ondata di maltempo nel Trevigiano: interviene Civibank

L’ondata di maltempo con forti temporali e grandinate che venerdì scorso si è abbattuta sulla provincia di Treviso, nei territori comunali di Cessalto, Carbonera, Villorba, Quinto, Vedelago, Castelfranco, Pederobba, Zenson di Piave, Silea, Salgareda e San Biagio di Callalta, ha provocato gravi danni alle colture agricole e viticole. Si stima che ci saranno gravi ricadute sui raccolti e sulla vendemmia 2019 con inevitabili conseguenze economiche per le aziende produttrici.
Come già avvenuto in passato in caso di eventi calamitosi, Civibank, istituto leader nel credito agrario nel Nordest, ha inteso intervenire con tempestività a favore delle aziende colpite “con un finanziamento a tasso agevolato – informa una nota – della durata di 12 mesi finalizzato al sostegno finanziario delle aziende stesse. L’importo finanziabile è stato quantificato forfettariamente in 10 mila euro per ettaro coltivato a vigneto e in 2 mila per ettaro di seminativi, fino ad un importo massimo di 100 mila euro. La somma potrà essere ottenuta nella forma tecnica della cambiale agraria con rimborso in un’unica soluzione alla scadenza del prestito, mentre il tasso praticato potrà arrivare fino allo
0,90% fisso”.
Particolarmente semplificata è anche la documentazione richiesta dalla banca friulana per agevolare il più possibile l’acceso al credito. L’operazione è attivabile presso tutte le filiali Civibank della provincia di Treviso. Inoltre, lo stesso Istituto di credito mette a disposizione il finanziamento ‘Ecoprestito’ per i lavori di riparazione e ristrutturazione delle abitazioni private e dei condomini. Nel primo caso, il finanziamento copre il 100% della spesa, per i complessi condominiali fino a 250 mila euro. Tali finanziamenti, oltre alle condizioni di favore praticate, sono legati all’ecobonus che prevede consistenti detrazioni fiscali.
“I provvedimenti – conclude il comunicato – rappresentano il rinnovato impegno di Civibank nei confronti del territorio in cui opera verso il quale, anche in passato, è intervenuta efficacemente e prontamente durante tutti i casi di emergenza che si sono verificati. Se si presenteranno ulteriori esigenze da parte dei comparti produttivi la Banca valuterà eventuali altri interventi finanziari di sostegno”.

La sede della Banca a Cividale.

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In copertina, gli effetti della grandine sull’uva: il raccolto è compromesso.