Cassetto digitale delle imprese: Udine e Pordenone leader

Stabilmente primi in Italia, con ben 13.767 imprese aderenti, un tasso di adesione del 18,2% delle imprese registrate: quello della Camera di Commercio di Pordenone-Udine si conferma il territorio in cui gli imprenditori utilizzano maggiormente il “Cassetto digitale dell’imprenditore”, servizio online delle Camere di Commercio realizzato da InfoCamere, che garantisce alle imprese, in modo gratuito, di accedere sempre a tutta la documentazione della propria azienda conservata nel Registro delle Imprese, di averla cioè a portata di smartphone o computer in qualsiasi momento, in modo facile e sicuro. Su base Italiana, sono già oltre 529 mila le imprese aderenti, con un tasso di adesione su base nazionale dell’8,7%.

«Siamo sempre stati ai vertici nazionali per partecipazione del sistema produttivo a questo servizio – spiega in una nota il presidente della Cciaa di Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo –, e ciò ci fa capire come le nostre imprese siano attente e sensibili alle iniziative di semplificazione della burocrazia e dei rapporti con la Pubblica amministrazione, tramite servizi messi a disposizione online. Questo servizio è un tassello significativo della più ampia attività di promozione e sensibilizzazione in tema di digitalizzazione dei rapporti tra imprese e Pa che la nostra Cciaa, così come tutto il sistema camerale, sta portando avanti con impegno e con sempre nuove iniziative».

Tra i documenti accessibili tramite il Cassetto digitale ci sono le visure (anche con il servizio di traduzione in inglese), ma anche statuto e bilanci e tutte le pratiche inviate al Suap, nonché le fatture elettroniche, per chi utilizza il portale gratuito per la fatturazione elettronica messo a disposizione dalle Camere di Commercio alle imprese iscritte. Elevatissimo, tra l’altro, il numero di documenti scaricati dagli imprenditori di Pn-Ud, che arriva (dato al 3 febbraio 2020) a 27.988 documenti, ed elevate anche le nuove adesioni, che solo nel primo mese del 2020 sono state 481.
Accedere al Cassetto digitale è facile e sicuro. È sufficiente digitare http://impresa.italia.it ed essere in possesso delle identità digitali che consentono di identificare il cittadino-imprenditore: lo SPID (il Sistema Pubblico di identità digitale) o la CNS (la Carta Nazionale dei Servizi). Per aprire il cassetto digitale o per informazioni su come avere l’identità digitale si può contattare la Camera di commercio di Pordenone-Udine, collegandosi tramite www.pnud.camcom.it.

—^—

In copertina, il presidente dell’ente camerale Giovanni Da Pozzo.

Affido familiare: conferenza-spettacolo domani a Tarcento

Sarà una conferenza-spettacolo a presentare, domani 28 gennaio (alle 20.30, nell’auditorium della scuola secondaria di primo grado di Tarcento, in via Angeli), le caratteristiche del nuovo sportello per l’affidamento familiare “Mi affido”, varato dal Servizio Sociale dei Comuni del Torre, in collaborazione con il Distretto sanitario di Tarcento.
A stimolare e guidare la riflessione saranno anche gli spunti che emergeranno dallo spettacolo teatrale “Pelle su pelle”, scritto e diretto da Federica Sansevero, presidente Teatro del Silenzio di Udine, che ha voluto dedicare una performance alla delicata tematica: una selezione di scene della rappresentazione, già proposta in altre sedi,  accompagnerà la presentazione del servizio. L’ultima replica di “Pelle su pelle”, in chiusura dell’omonimo progetto, è poi in calendario per sabato 1 febbraio, alle 20.30, al teatro Garzoni di Tricesimo.
La proposta scenica consiste in un teatro di maschera con musica dal vivo, che si pone l’obiettivo di informare il pubblico su che cosa sia un affido partecipato e che cerca, soprattutto, di demolire i tanti stereotipi sull’argomento. Viene inoltre affrontato in modo profondo il tema della maternità, a partire da testi di Massimo Recalcati. In scena Federica Sansevero, Ivan Buttazzoni, Abidin Lanza e i musicisti Raffaello Indri (che firma le musiche) e Flavia Quass.

—^—

In copertina e qui sopra due immagini dello spettacolo sull’affido familiare.

Dieci anni fa moriva Adriano Biasutti: Palazzolo gli dedica il Centro civico

di Silvio Bini

Palazzolo dello Stella rende omaggio a un suo figlio illustre. Mercoledì 29 gennaio, intitolerà infatti ad Adriano Biasutti, a dieci anni dalla morte, il Centro civico polifunzionale. Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e deputato della Repubblica, Biasutti è stato un grande personaggio della politica friulana, militante nell’allora Democrazia Cristiana, nei difficili anni ’70/80, leader pragmatico e moderno di un Friuli in crescita, dopo la tragedia del terremoto.Travolto nel 1994 dall’inchiesta Mani pulite, dopo aver subito una prolungata “damnatio memoriae”, fu riabilitato dalla “nuova” politica e nominato membro della Commissione paritetica Stato-Regione. Morirà, poco dopo, nel 2010, vinto da un male incurabile.
Mercoledì, il gotha della Regione Friuli Venezia Giulia sarà a Palazzolo per onorare la memoria di Adriano Biasutti proprio nel suo paese d’origine. Interverranno il governatore Massimiliano Fedriga; il vice Riccardo Riccardi; il presidente del Consiglio regionale, Pier Mauro Zanin, l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Bini, e il capogruppo regionale della Lega, Mauro Bordin. Sarà presente anche Ciriaco De Mita, che negli anni ’80 fu presidente del Consiglio e Segretario nazionale della Dc, capo della corrente “sinistra di base”, cui aveva aderito lo stesso Biasutti. Interverrà anche il presidente di Unindustria Pordenone, Michelangelo Agrusti. Alle 17.30, dopo il saluto del sindaco Franco D’Altilia, il giornalista Mattia Pertoldi modererà gli interventi degli ospiti.
In precedenza (inizio alle 17), ci sarà la cerimonia di intitolazione con lo scoprimento della targa e la visita alla mostra fotografica dedicata a Biasutti, a cura di Pierangelo Marchesi, suo vecchio amico. Adriano Biasutti era un palazzolese doc, amava il suo paese che, appunto nel decennale della scomparsa, restituirà la sua figura ad una duratura memoria.

—^—

In copertina, il politico Adriano Biasutti scomparso dieci anni fa.

Oggi l’Anpi di Carlino e Marano ricorda la Strage di Marzabotto

di Silvio Bini

In occasione del Giorno della memoria, la sezione Anpi di Carlino-Marano Lagunare, presenta “La strage di Marzabotto“, incontro con Ferruccio Laffi, sopravvissuto all’eccidio avvenuto sull’Appennino Bolognese. In quel tragico evento, nell’ultimo giorno di settembre, del 1944, Ferruccio, allora sedicenne, perse il padre, la madre, due fratelli e altri parenti. In pochi giorni i tedeschi, comandati da Walter Reder, sterminarono quasi 800 persone, donne, anziani e bambini.
All’incontro, che si terrà a Carlino, oggi 25 gennaio, alle 17, nella sala dell’ex latteria, sarà presente anche il presidente dell’Associazione Familiari vittime di Marzabotto, Gian Luca Luccarini, mentre porteranno un saluto Dino Spanghero, presidente regionale dell’Anpi, e il sindaco Loris Bazzo. L’invito è per tutti i cittadini di Carlino e della vicina Marano Lagunare.

—^—

In copertina, Ferruccio Laffi, sopravvissuto alla Strage di Marzabotto, in Emilia.

Pordenone, i giornalisti in festa per il patrono San Francesco di Sales

“Il 24 gennaio ricorre il patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales, che invita a riflettere sull’importanza e il senso del nostro lavoro e offre l’opportunità di incontrarci e stringerci la mano almeno una volta l’anno”. Così esordisce l’invito diramato ai giornalisti pordenonesi, proprio in vista del tradizionale appuntamento religioso di gennaio, il primo del nuovo anno e che segue quello della consegna del decimo Premio Cigana avvenuto poco più di un mese fa ad Aviano.
Venerdì prossimo, dunque, nella cappella del Centro Diocesano (via Revedole 1, accanto alla redazione del settimanale cattolico “Il Popolo”), alle 17 sarà celebrata una Messa, presieduta dal vescovo di Concordia-Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini. All’iniziativa parteciperanno anche il Circolo della stampa di Pordenone, presieduto da Pietro Angelillo, e i collaboratori dei media locali. Seguirà uno scambio di auguri per l’anno appena iniziato.
Come è tradizione, analoghe cerimonie si terranno anche a Trieste e a Udine nella ricorrenza, appunto, della festa di San Francesco di Sales.

 

L’anziano invalido e l’assistenza: se ne parla a Trieste

CasaViola – la struttura di via Filzi 21/1 che a Trieste l’Associazione de Banfield ha espressamente ideato e dedicato a chi si prende cura dei malati di Alzheimer – ospiterà lunedì 20 gennaio, alle 17.30, la conferenza aperta a tutti “L’anziano invalido”, a cura del dottor Sergio Omero, medico legale.
Il pensionato ultrasessantacinquenne è per definizione non più valido al lavoro e fruisce della pensione, anche se è in condizioni di piena salute. Nel corso dell’incontro si esaminerà quando, invece, le sue condizioni psico-fisiche sono tali da giustificare un intervento dello Stato (per il tramite dell’Inps), con un supporto economico.
Il dottor Omero illustrerà i requisiti per il riconoscimento dell’invalidità civile e dell’assegno di accompagnamento, le modalità della richiesta, le criticità con particolare riguardo per il contenzioso giudiziario. Si esamineranno con lui anche altre provvidenze economiche e non economiche per i portatori di handicap grave.

La partecipazione è libera, ma per motivi organizzativi è gradita la prenotazione al 040362766 o casaviola@debanfield.it

—^—

In copertina, il logo di CasaViola. 

 

Porto Vecchio di Trieste: “Un’altra città” sollecita un disegno strategico

«Fa nuovamente notizia l’accordo tra Comune, Regione e Autorità Portuale, risalente al mese scorso, che porterà alla costituzione della Società di gestione del Porto Vecchio. Il primo, necessario, rilievo da fare è che non si tratta, ancora, dell’avvio effettivo della società, che dovrebbe invece avvenire a giugno, cioè con quasi un anno di ritardo rispetto a quanto annunciato in passato dal sindaco Dipiazza», è quanto afferma “Un’altra città” in comunicato.

«Da quel che traspare – prosegue il sodalizio giuliano -, sembra però che vi sia una notizia positiva: la società di gestione sarà infatti interamente a controllo pubblico. Le linee guida votate dal Consiglio comunale un anno fa prevedevano la possibilità di una compartecipazione di soggetti privati all’ente che dovrebbe governare la trasformazione dell’area, in un evidente sovrapposizione di ruoli tra regolatori e investitori. Confidiamo che la previsione di una società interamente pubblica venga confermata anche in futuro e, soprattutto, che il controllo pubblico si sostanzi nell’apertura di un processo di partecipazione che permetta alla cittadinanza, anche nelle sue forme organizzate, di prendere parola sul futuro della città e di Porto Vecchio. Quel che infatti purtroppo ancora si riscontra, e che costituisce una tara pesantissima sullo sviluppo del Porto Vecchio, è la non volontà da parte del Comune di definire un disegno strategico dell’area. Senza una definizione chiara dei bisogni della città e di come essi si possano intrecciare con il recupero del Porto Vecchio, prenderanno piede proposte come quella raccontata da Il Piccolo domenica: la realizzazione di una mega marina di lusso tra i moli II e III. Un’operazione immobiliare troppo simile a quelle di Porto San Rocco a Muggia e di Porto Piccolo a Sistiana per non sottolinearne gli evidenti limiti in termini di sostenibilità economica, sociale e ambientale, ovvero di utilità nel definire una prospettiva di sviluppo per Trieste».

«Solo un piano strategico che delinei un’idea forte per lo sviluppo della città nei prossimi anni – conclude la nota – può mettere le istituzioni locali nelle condizioni di attrarre gli investimenti, pubblici e privati, necessari per trasformare il Porto Vecchio in uno spazio di opportunità per il rilancio di Trieste. Viceversa, concepire il Porto Vecchio come separato dal suo contesto – su scale diverse: l’area transfrontaliera, la città, la linea di costa da Barcola a Campo Marzio, il centro storico – o addirittura come frammentato tra singoli magazzini da svendere al più presto al primo offerente, non porterà alcun beneficio alla cittadinanza che attende ormai da troppo tempo risposte concrete all’altezza dei problemi della città. Se il recupero del Porto Vecchio inciderà positivamente sulle condizioni occupazionali, sulla sostenibilità ambientale, sul diritto all’abitare, sulla definizione di modi migliori di spostarsi e di vivere la città, sulla moltiplicazione di iniziative scientifiche e culturali, questo dipenderà da quanto la politica deciderà di assumersi le proprie responsabilità senza delegarle a chi persegue altri interessi rispetto a quello pubblico. “Un’altra città” da parte sua si impegna, come già fatto nel corso dell’iniziativa promossa il 2 dicembre, a mobilitare sempre più persone, con le loro esperienze, la loro intelligenza, le loro richieste e le loro aspettative, perché Porto Vecchio è un’impresa collettiva».

—^—

In copertina, uno scorcio del Porto Vecchio con l’inconfondibile Ursus.

Alla Cucina delle Fratte serve una nuova auto: può averla con un click

Basta un click per aiutare la cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia a scalare le classifiche del concorso “Il Mio Dono” promosso da Unicredit Banca a sostegno del settore non profit. L’obiettivo prefissato è raccogliere fondi da destinare all’acquisto di un nuovo mezzo per la Cucina delle Fratte di Fiume Veneto, il servizio di fornitura pasti che dà opportunità di integrazione lavorativa e sociale a persone con fragilità psichiatrica o vulnerabilità.

“La Cucina delle Fratte dà lavoro a 17 persone – fa sapere Laura Colussi, responsabile della Cucina delle Fratte -: 11 dipendenti di cui 5 con fragilità e 6 persone con vulnerabilità che stanno seguendo un percorso di inserimento lavorativo. Per queste persone, il momento in cui le pietanze vengono caricate in macchina per essere portate a destinazione ha un significato importante. Non rappresenta solo la fine di un processo di lavoro, ma racchiude in sé le emozioni di una giornata in cui si sono messi in gioco interamente e ce l’hanno fatta nonostante la fragilità, stando dentro a quel mondo del lavoro che fino ad ora li ha esclusi”. “Ad ora – aggiunge il presidente del Piccolo Principe, Luigi Cesarin – l’auto usata per portare le pietanze a destinazione è stata una fedele compagna, ma adesso ha bisogno di essere sostituita. Per questo chiediamo a tutti i nostri soci, amici, simpatizzanti e volontari di aiutarci, e di votare tramite email, Facebook o Twitter per Il Piccolo Principe entro il 29 gennaio”.
Dare il proprio contributo è molto semplice: basta visitare il sito www.ilmiodono.it ed entro appunto il 29 gennaio, dare la propria preferenza al Piccolo Principe Onlus. Ogni voto, che è del tutto gratuito, si trasformerà in denaro che andrà destinato all’acquisto di una nuova vettura per il trasporto del cibo.  “Un bel gesto di solidarietà per iniziare al meglio questo 2020 – ha concluso Cesarin – perchè si potrà sostenere il lavoro delle persone con fragilità che sono impiegate nella nostra Cucina delle Fratte”. È inoltre possibile fare, oltre al semplice voto, anche delle donazioni in denaro, aiutando così Il Piccolo Principe a scalare più velocemente la classifica finale: aggiungendo infatti al voto gratuito anche una donazione di importo pari o superiore a 10 euro, la preferenza accordata varrà 6 punti.

La Cucine delle Fratte serve ogni giorno oltre 300 pasti che vengono consumati nella mensa interna e sono distribuiti nei cinque centri diurni dell’Azienda Sanitaria numero 5 Friuli Occidentale e all’azienda Jurop di Azzano Decimo. Oltre a questo, la Cucina negli anni si è impegnata in svariate attività di raccolta fondi, alcune divenute appuntamenti richiesti come le cene con delitto, i servizi di catering e banqueting per battesimi, matrimoni, inaugurazioni e altre occasioni di festa.

—^—

In copertina, due cuoche della Cucina delle Fratte di Fiume Veneto.

 

San Giovanni, Malignani a rischio. “Ma chi esce da qui ha il lavoro assicurato”

di Gi Elle

La sopravvivenza del Malignani di San Giovanni al Natisone è a rischio, ma si tratta di una eventualità che va scongiurata con tutte le forze perché chi esce da questo istituto “ha il lavoro assicurato”. Per cui, “facciamo il possibile per rilanciare questa scuola”, perché se chiude “perdiamo tutti”. Più chiaro di così non poteva essere l’appello del sindaco, Carlo Pali, al termine di un vertice indetto per individuare una proposta di rilancio dell’importante istituzione scolastica superiore. Insomma, Comune, scuola e sindacato scendono in campo con convinzione per evitarne la chiusura, e quindi per creare le condizioni per una sua valorizzazione e ripresa.

Confartigianato in prima fila – Tutti insieme, dunque, per garantire un futuro a questa sede staccata del Malignani. Confartigianato-Imprese Udine si schiera in prima fila accanto all’amministrazione civica che ha chiamato a raccolta i vertici della scuola, i Comuni limitrofi, le associazioni sindacali dei lavoratori oltre a quelle datoriali, per mettere a sistema le rispettive forze con l’obiettivo di rilanciare la sede scolastica, il cui futuro è annualmente ipotecato dal piano di dimensionamento che prevede un minimo di studenti per le sedi periferiche. Un miraggio per la scuola di San Giovanni al Natisone che oscilla tra i 70 e gli 80 studenti. “Ogni anno – spiega il dirigente scolastico del Malignani, Andrea Carletti – chiediamo alla Regione una deroga sapendo di essere sotto il tetto richiesto. Al di là dei numeri, la nostra scuola è un presidio importante per il territorio, che non ha altri istituti scolastici. Prima di chiuderla bisogna andare con i piedi di piombo e l’Ufficio scolastico regionale lo sa bene”.

Potenziali studenti – All’arco della scuola, Confartigianato Udine ha portato l’indagine condotta dall’Ufficio studi dell’associazione che dimostra, numeri alla mano, come la sede staccata disponga di un consistente bacino di potenziali studenti. In totale, considerati i ragazzi residenti nei Comuni dell’ex distretto della sedia con l’aggiunta di alcuni altri situati sulla direttrice ferroviaria Udine-Gorizia, di età compresa tra i 10 e i 16 anni, il bacino totale di studenti oscilla tra le 400 e le 500 unità l’anno. Di questi, considerate le percentuali di studenti dell’area iscritti a istituti professionali per l’industria e l’artigianato (8,8%) e agli istituti industriali (14,3%) in Fvg, quelli che potrebbero iscriversi ai due indirizzi di studio del Malignani di San Giovanni vanno dai 100 ai 111 al massimo. “Significa – commenta il presidente zonale del Friuli Orientale di Confartigianato-Imprese Udine, Giusto Maurig – che dal punto di vista demografico i numeri per i corsi ci sono e ci saranno anche nei prossimi anni”. Nonostante questo le imprese faticano, ormai da tempo, a trovare profili adeguati alle proprie necessità.

Sos tecnici – Confartigianato-Imprese Udine lo denuncia ancora una volta report alla mano. “Per gli indirizzi di studio più direttamente correlati con le proposte del Malignani – spiega Maurig -, le maggiori difficoltà di reperimento di manodopera si incontrano per la riparazione dei veicoli (55,2%), per gli impiantisti termoidraulici (51,3%), l’elettronica (50%) e la meccanica (49,2%), l’elettronica e l’elettrotecnica (49,3%).  Per i diplomati a indirizzo meccanica, meccatronica ed energia la percentuale di assunzioni di difficile reperimento si attesta sul 47,3%, per quelli con qualifica di formazione o diploma professionale a indirizzo legno la percentuale è del 40,3%”. Cifre (fornite dal sistema Excelsior di Unioncamere) che confermano dunque l’attuale carenza sul mercato del lavoro di profili coerenti con gli indirizzi di studio proposti dal Malignani e questo a dispetto della necessità di personale delle imprese, comprese le 623 imprese della filiera legno-arredo ancora attive nel distretto, di cui 2 su 3 sono artigiane, che da sole danno lavoro a oltre 2.100 addetti.

Il sindaco Carlo Pali.

Progetto di rilancio – A discuterne si sono ritrovati il sindaco Carlo Pali assieme al responsabile della sede staccata del Malignani, Alberto Della Piana, alla responsabile della Cisl di Udine, Renata della Ricca, e al segretario della Cgil di Udine, Natalino Giacomini, a Paolo Zorzenone di Confapi Fvg e ancora ai capogategoria provinciali dei seggiolai e dell’arredo di Confartigianato-Udine, Alberto Dalmasson e Mauro Damiani, oltre al consigliere del Movimento giovani Nicola Giarle e al presidente di zona Giusto Maurig. Dal tavolo sono emerse diverse proposte. “Anzitutto verificheremo se sia possibile modificare e istituire nuove tratte del trasporto pubblico locale per collegare meglio la sede scolastica al territorio – ha dichiarato a margine dell’incontro il sindaco -. Bisogna poi che raccontiamo meglio la realtà di questa scuola, erroneamente identificata come un plesso che sforna professionalità di basso livello, quando invece produce tecnici di spessore capaci di governare le ultime macchine a controllo numerico. Per capirci – ha aggiunto Pali – uno che esce dal Malignani di San Giovanni ha il lavoro assicurato. Cerchiamo, dunque, insieme di stimolare le iscrizioni. Valutando anche la possibilità di istituire un Its, un percorso formativo post-diploma, che dia al territorio figure specializzate. Insomma, facciamo il possibile per rilanciare questa scuola perché se chiude non perde solo San Giovanni al Natisone, perdiamo tutti”.

—^—

In copertina e qui sopra esercitazioni di allievi in laboratorio e al computer.

Dagli abeti schiantati da “Vaia” oltre 16 mila taglieri solidali

Sono stati oltre 16mila i “taglieri solidali” venduti in seguito all’iniziativa organizzata da Legno Servizi. Dopo la tempesta “Vaia” che, a fine ottobre 2018 aveva devastato, purtroppo, anche moltissimi boschi del Friuli Venezia Giulia, la cooperativa tolmezzina si è interrogata su quale potesse essere un’iniziativa da avviare per dare un sostegno concreto alle aree danneggiate. Così, dopo aver aderito alla Filiera Solidale garantita da Pefc Italia,  nel giugno scorso si è dato avvio alla produzione dei “taglieri solidali”, di abete bianco, lavorati a partire dal legno schiantato e certificato Pefc, in collaborazione con la rete d’imprese Friûldane e altri 4 attori della filiera: Artigianato Clautano di Rosanna Talamini, di Claut; l’impresa boschiva Fabiano De Filippo, di Claut; la segheria Nassutti Bernardino, di Travesio, e la Sintesi Laser di Ros Andrea, di Maron di Brugnera.
«La campagna di comunicazione che abbiamo attivato – spiega il presidente di Legno Servizi, Emilio Gottardo – ha funzionato oltre ogni nostra aspettativa incontrando pure la sensibilità di molte organizzazioni sindacali, commerciali, di singole aziende e persone del Friuli Venezia Giulia e di altre regioni italiane. Di conseguenza, ci siamo dovuti attivare per far fronte a quasi una cinquantina di richieste per complessivi 16mila taglieri venduti (equivalenti a oltre 70 mc di legname grezzo recuperato). La cosa importante è che, con questa iniziativa dal chiaro carattere ecosostenibile, non solo abbiamo dato un piccolo contributo all’economia dei boschi regionali, ma abbiamo coinvolto migliaia di famiglie all’interno di un progetto concreto di solidarietà. Un piccolo progetto che rappresenta, inoltre – conclude Gottardo -, un esempio virtuoso di collaborazione tra imprese, laddove il fare rete ha permesso di produrre un significativo valore aggiunto per la realtà locale».
Ottimo anche il rapporto instaurato con il Comune di Forni Avoltri cui sarà devoluto 1euro per ogni tagliere venduto. Così, i 16mila euro che, in seguito alla vendita dei taglieri, arriveranno nelle casse comunali (Forni Avoltri è stato il Comune più danneggiato da “Vaia”), serviranno a realizzare un progetto di educazione ambientale (la cui progettazione è già stata avviata) denominato “A contatto con la foresta – Percorsi esperienziali di conoscenza del bosco”.

Il presidente Emilio Gottardo.

—^—

In copertina, le varie forme dei taglieri solidali prodotti con gli abeti distrutti da Vaia.