Alzheimer, nuovo servizio per i malati costretti in casa

Stare a casa non è sempre facile e causa non pochi problemi a chi soffre di demenza o soffre di malattia di Alzheimer: persone che non sempre riescono a comprendere la situazione e la necessità di rispettare le norme attivate in questo periodo, persone per le quali la condizione di “domiciliazione forzata” può avere reazioni non facili da gestire. È quanto rileva nella sua quotidiana attività l’Associazione De Banfield – che da oltre trent’anni, a Trieste, affianca le persone anziane non autosufficienti – impegnata anche, e soprattutto, in tempi di Coronavirus a dare sostegno ai “caregiver”, quei familiari che assistono le persone colpite da queste gravi patologie.
In questo momento di ulteriore difficoltà, la De Banfield ha organizzato un nuovo servizio di supporto telefonico e online: le psicologhe dell’Associazione sono, infatti, presenti per colloqui di sostegno telefonici o su Skype e si è deciso di proseguire l’attività di informazione e formazione, trasferendola online. E da lunedì 23 marzo, sul canale YouTube dell’Associazione (accessibile anche attraverso il profilo Facebook), si potranno trovare video animati in cui si forniscono consigli e indicazioni generali su come comportarsi con il malato di Alzheimer in questa particolare circostanza, quali esercizi fisici fare insieme al malato, quali i migliori intrattenimenti da utilizzare, quali i comportamenti più corretti da adottare. L’Associazione sta inoltre lavorando ad una App per un’ancor maggior fruibilità dei contenuti e per essere sempre a fianco dei “caregiver”. Si vuole così approfittare dei mezzi che la tecnologia offre per non lasciar solo chi al momento è in difficoltà e ha bisogno di aiuto.

Prosegue, intanto, anche il servizio di assistenza domiciliare, più che mai necessario in questi momenti, ed è partito il progetto “A spasso in casa”, un programma di educazione motoria per conservare la propria mobilità in questi difficili momenti di domiciliarità forzata. Fare le scale e la spesa, quando possibile, sono utilissimi sistemi per mantenere il corpo in esercizio, ma venendo meno la possibilità di uscire e ritrovandosi magari in case molto piccole che limitano la possibilità di movimento è utile essere guidati in un’attività di ginnastica leggera che contribuisca a mantenere attivi ed evitare i danni da immobilizzazione. Ed è anche un modo in più per l’Associazione per monitorare e valutare eventuali bisogni e necessità.
La solidarietà non ha età, e con questo presupposto si è costituito un ulteriore servizio grazie a due realtà che hanno offerto alla De Banfield il loro intervento: i giovani di InterAct e la coop sociale Torrenuvola hanno offerto la loro collaborazione per dare aiuto concreto agli anziani della città assistiti dall’Associazione. Sono incaricati di consegnare la spesa e i medicinali e consegnare a domicilio il quotidiano locale Il Piccolo, oltre a piccoli ausili sanitari (deambulatori, comode…) e presidi (pannoloni) che in questo momento – visto l’aumentare delle degenze domiciliari e la difficoltà nei ritiro e consegna dovuta all’impossibilità di uscita – sono più che mai importanti.

Sotto la voce #noipervoicisiamo, l’attività della De Banfield prosegue mantenendo aperta la sede con turni di personale controllati su appuntamento, nel massimo rispetto delle norme anti-contagio, mentre una parte del lavoro viene svolto in smartworking.
Il nuovo numero per contattare l’Associazione è il 333/1817326, attivo da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e nei pomeriggi di lunedì, mercoledì e venerdì anche dalle 16 alle 18. Si è scelto di passare ad un numero di cellulare per poter essere sempre reperibili, anche in caso di eventuali disposizioni di chiusura più rigide e in eventuali emergenze oltre gli orari ufficiali. A rispondere sempre l’operatrice Esther, giovane ed esperta risorsa dell’Associazione che ha sempre con sé il cellulare a cui è legato il numero.
Tutti i servizi vengono erogati in condizioni di massima sicurezza ma l’appello pressante, anche nel caso della De Banfield, è quello di poter disporre non appena possibile di ulteriori forniture di presidi sanitati indispensabili, quali le mascherine per i propri volontari e operatori, che rischiano a breve di scarseggiare.

Tante aziende in affanno per il credito: in campo l’ente camerale Pn-Ud

A causa di Coronavirus, in Friuli ci sono moltissime aziende in affanno per la mancanza di liquidità. Tanto che si è messa in moto una task force con i rappresentanti di tutta l’economia delle province di Pordenone e Udine per raccogliere le istanze di ogni comparto e mettersi a servizio del sistema produttivo, confidando che l’emergenza sanitaria possa essere risolta prima possibile. La Camera di Commercio di Pn-Ud ha pertanto convocato ieri mattina, in videoconferenza, un tavolo con una quarantina tra esponenti di tutte le associazioni di categoria, dei Confidi e una trentina del mondo bancario, in cui si è sottolineata la necessità primaria di credito immediato alle imprese. “La situazione è preoccupante ed è necessario agire subito”, ha affermato il presidente camerale Giovanni Da Pozzo, che poi nel pomeriggio ha anche riunito, sempre a distanza, la giunta dell’ente, per discutere delle prime misure da mettere in campo come Cciaa.

Nella riunione con tutti i rappresentanti dell’economia abbiamo ribadito la necessità di aiutare subito le aziende: dobbiamo ricordare che tantissime sono proprio ferme per Decreto e perciò sono già in fortissima difficoltà. Abbiamo rimarcato – ha precisato Da Pozzo – la necessità che ciascuno faccia la sua parte. Dobbiamo lavorare insieme, facendo una forte azione con la Regione. Abbiamo sollecitato in particolare il sistema bancario, perché in questo momento la prima cosa è la necessità di finanziamento, di credito alle imprese, soprattutto le più piccole. Penso a realtà trasversali a tanti settori, tutte imprese che sono la vita dei nostri piccoli e grandi paesi. Hanno bisogno di sostegno subito e noi ci saremo, sia come categorie sia come Camera di Commercio”.

E proprio per questo, ieri pomeriggio, Da Pozzo ha appunto riunito anche la giunta camerale, “per poter decidere assieme ai colleghi quali misure concrete mettere in campo come Cciaa”, ha detto. “Abbiamo pensato di rispondere subito alle esigenze di liquidità delle imprese: adesso verificheremo concretamente con quali modalità, ma stiamo pensando a fondi per abbattere i costi delle garanzie sui prestiti bancari che le aziende chiederanno. Un primo intervento, in cui metteremo insieme un importo di oltre 400 mila euro, ricavati dal bilancio camerale, che poi andremo senza dubbio a rimpinguare in fase di assestamento, perché è necessario che tutte le risorse possibili si concentrino su questa emergenza. Ma questo primo passo, intanto, lo faremo subito e lo avvieremo già nella prossima seduta di giunta, la prossima settimana, una volta fatte le verifiche sulla modalità migliore e più comoda per le imprese”.
Oltre a questo, l’ente camerale interverrà nella più ampia azione che stanno mettendo a punto tutte le Camere di Commercio d’Italia, in particolare sempre sul credito e sull’internazionalizzazione, che interverranno anche una volta passata la fase emergenziale.

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In copertina, il presidente dell’ente camerale Giovanni Da Pozzo.

Emergenza e commercio aperto. Ma da oggi in Fvg nuovo giro di vite

di Gi Elle

Nuovo giro di vite, in Friuli Venezia Giulia, nelle restrizioni individuate per frenare la diffusione del Coronavirus. Il governatore, Massimiliano Fedriga, ha infatti firmato – informa Arc – una nuova ordinanza che dalla giornata odierna, oltre a vietare di uscire per passeggiate o per attività sportive all’aperto, impone ai sindaci la chiusura di tutti i luoghi di aggregazione pubblici o aperti al pubblico, nonché lo stop, ogni domenica, di tutti gli esercizi commerciali di qualsiasi natura, fatte salve le farmacie, le parafarmacie e le edicole. Il testo dell’ordinanza ha validità appunto da oggi 20 marzo fino al 3 aprile, salvo proroghe. Per quanto concerne l’accesso agli esercizi aperti al pubblico, è limitato a un solo componente del nucleo familiare, salvo comprovati motivi di assistenza ad altre persone.

Ma quanti sono in Italia gli esercizi che continuano a rimanere aperti nell’emergenza sanitaria? Sono mezzo milione quelli commerciali e quelli dei servizi alla persona, al cui interno lavorano 800mila dipendenti, che funzionano in base al decreto del Governo anti-Coronavirus. Fra questi, più di 230mila riguardano il settore alimentare, che assicura una copertura capillare sull’intero territorio nazionale. E’ quanto mostra una elaborazione di Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di Commercio.
Il maggior numero di punti vendita di prodotti alimentari – come si rileva da una nota diffusa dall’ente camerale di Pordenone-Udine – si trova in Campania (quasi 33mila con 37mila dipendenti), che vanta la maggior rete a livello nazionale di piccoli esercizi commerciali al dettaglio (oltre 19mila), di minimarket (quasi 11mila) e di negozi di prodotti surgelati (633).
Di “taglia” maggiore sono invece gli oltre 25mila esercizi alimentari della Lombardia, seconda per diffusione di punti vendita di questo settore, al cui interno lavorano oltre 82mila dipendenti. Non a caso, questa regione vanta il maggior numero di Ipermercati attivi nel Paese (212 con 23mila dipendenti), ai quali si affiancano 2.100 Supermercati, in cui lavorano 38mila persone. Non mancano, però, anche i negozi di vicinato: quasi 15mila quelli presenti sul territorio con 12mila dipendenti.

Ampia la disponibilità di esercizi commerciali dedicati al cibo e alle bevande anche nel Lazio: oltre 24mila quelli presenti con 44mila dipendenti. Nella regione della Capitale, in cui un po’ tutte le tipologie di vendita alimentare sono rappresentate, si concentra il maggior numero di discount a livello nazionale: 363 con quasi 4mila dipendenti. La regione è anche al secondo posto per diffusione di Ipermercati (90 con quasi 2mila lavoratori) e al terzo posto (dopo Campania e Sicilia) per presenza di Supermercati (oltre 2.500 con più di 21mila lavoratori).A seguire per capillarità di punti vendita alimentari la Sicilia (quasi 21mila con oltre 32mila dipendenti e il primato nazionale per numero di Supermercati) e la Puglia (oltre 18mila e 28mila lavoratori).
La nota della Camera di commercio friulana ricorda, infine, che sfiorano quota 47mila e i 96mila dipendenti le farmacie, parafarmacie e i punti vendita dedicati agli articoli sanitari e per l’igiene ai quali i provvedimenti di contrasto al Coronavirus chiedono di restare aperti al pubblico. I numeri più elevati si trovano in Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia e Puglia. La Lombardia ha il numero maggiore di farmacie, la Campania quello delle parafarmacie e di punti vendita di articoli medicali e ortopedici, la Sicilia quelli di prodotti igienico-sanitari.

La Camera di commercio di Udine.

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In copertina, il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.

Coronavirus, imprese e problemi di liquidità: “Bisogna fare presto!”

di Gi Elle

Anche in Friuli Venezia Giulia, è molto preoccupante la situazione sanitaria scatenata dall’emergenza Coronavirus, ma altrettanto lo è – e lo sarà ancora di più – quella economica, per cui la priorità della politica è quella di dare una sollecita risposta alla crisi di liquidità delle aziende coinvolte e che ormai riguarda, pur con misure diverse, ogni settore produttivo. Si tratta, quindi, di realizzare una ricognizione completa appunto sulle liquidità che possono essere messe a disposizione delle imprese Fvg, attraverso una “cabina di regia” stabile, in attesa di conoscere le risorse che saranno stanziate dal Governo nazionale attraverso il decreto licenziato lunedì scorso.
Se ne è parlato durante una videoconferenza che gli assessori regionali alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, e alle Finanze, Barbara Zilli, hanno tenuto con i rappresentanti delle categorie produttive. Ricordando la pubblicazione sul Bur della legge regionale 3/2020 che stanzia 33,5 milioni di euro a favore delle imprese per lenire le conseguenze dell’impatto del Covid-19 sull’economia, Bini e Zilli hanno raccolto le indicazioni degli attori del Made in Fvg. “Le imprese – hanno detto i due assessori, come riferisce una nota Arc – hanno bisogno prima di tutto di ‘cassa fresca’. Serve quindi un monitoraggio continuo della situazione attraverso la ‘cabina di regia’ che ci permetta di intervenire in maniera efficace con nuovi provvedimenti e con tutti gli strumenti finanziari possibili”.
Rilevando che “le disponibilità non sono infinite e comunque non potranno coprire tutti i bisogni”, gli esponenti della Giunta Fedriga hanno indicato anche leve eccezionali su cui agire: l’utilizzo anticipato dell’avanzo di bilancio – richiesta già formulata dalle Regioni – e un’eventuale ulteriore rimodulazione dell’Irap. Altri approfondimenti saranno condotti sulla possibilità di attingere alle risorse della programmazione europea in chiave di spesa corrente e sulla revisione delle normative sugli aiuti di Stato. I rappresentanti delle categorie economiche hanno insistito sulla necessità di tenere conto delle caratteristiche di apertura internazionale del tessuto produttivo regionale. Se, in altri termini, l’emergenza sanitaria rientrerà a livello nazionale in tempi ragionevoli, ugualmente gran parte dei Paesi con i quali le imprese del Friuli Venezia Giulia lavorano si troveranno in una situazione ancora molto critica, causando forti problemi di commesse, forniture e attività in trasferta.

Il ruolo di Mediocredito

Dopo i vertici di Friulia e Frie, gli assessori regionali Zilli e Bini hanno sentito i vertici e i dirigenti di Mediocredito Banca Fvg. Come ha specificato in apertura, Barbara Zilli, che aveva convocato la videoconferenza, la volontà della Regione è ora di potersi confrontare con le componenti dell’economia del Friuli Venezia Giulia anche rispetto al nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per valutare assieme ai soggetti interessati quali possano essere le migliori misure da adottare per essere rapidamente al fianco delle categorie economiche che maggiormente risentono della crisi causata dall’emergenza sanitaria.
Da tutti gli incontri, è emersa l’urgenza di mettere appunto a disposizione liquidità, soprattutto per le piccole e le micro imprese. “Uno sforzo – ha aggiunto Zilli – per il mondo bancario che la Regione condividerà con le partecipate e con tutto il sistema regionale”. “A Friulia, Finest, all’intero sistema bancario – ha detto Bini – chiediamo infatti di compiere uno sforzo per mettere in campo risorse importanti e a condizioni straordinarie per il sistema economico del Friuli Venezia Giulia, perché possa fare fronte alla grave situazione causata dall’emergenza”. “Quando l’emergenza sarà conclusa – ha aggiunto – si opererà in condizioni finanziarie diverse”. Il presidente di Mediocredito, Edgardo Fattor, ha espresso condivisione per le impostazioni dei due esponenti del Governo Fedriga, assicurando la massima disponibilità a mettere a disposizione l’Istituto per le valutazioni e le proposte utili a favorire un sostegno adeguato all’economia in crisi.

Tari, turismo e ristorazione

“Cogliamo con favore il posticipo dei termini (30 giugno) entro i quali i Comuni debbono approvare le tariffe Tari, ma questo deve essere un punto di partenza e non di arrivo”. Lo ha detto, a Trieste, l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, a commento del provvedimento del Governo, contenuto nel decreto legge “Cura Italia”, rivolto ai Comuni e relativo al differimento dei termini per l’approvazione delle tariffe della Tari. Come ha sottolineato lo stesso Roberti, “è del tutto evidente che in questo momento le Amministrazioni municipali non possono pensare a questi adempimenti, essendo esse impegnate a fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ad ogni modo, non è solo con le proroghe che si può sopravvivere”.
L’assessore ha invitato quindi il Governo a trovare le risorse adeguate “per ristorare quei Comuni che intendano intervenire sulle tariffe avendo l’obiettivo di non gravare sulle categorie più colpite dalla crisi in atto. In particolar modo, mi riferisco a quelle aziende che operano nei settori del turismo e della ristorazione, come alberghi, bar e ristoranti”. “Ogni dato – ha spiegato Roberti – ci dice che queste sono sicuramente le attività più penalizzate. E’ quindi necessario garantire ai Comuni quelle entrate che consentano loro di poter dare un importante sostegno a quegli esercizi così duramente colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia”. “Diversamente – ha concluso l’assessore – a settembre gli stessi Enti locali si troveranno a chiedere ingenti risorse a chi oggi è chiuso per legge”.

L’aiuto dei commercialisti

Anche la categoria dei dottori commercialisti è vicina al mondo delle imprese del Friuli Venezia Giulia in difficoltà per l’emergenza da Coronavirus e sta collaborando con la Regione per individuare le soluzioni migliori al fine di sostenere il tessuto economico-produttivo. È quanto emerso dalla riunione in videoconferenza che gli assessori regionali Barbara Zilli e Sergio Emidio Bini hanno convocato e alla quale hanno partecipato i vertici regionale e provinciali dell’Ordine dei dottori commercialisti. Questi ultimi hanno condiviso la linea adottata dagli esponenti regionali, ma anche l’ipotesi di assicurare una “boccata d’ossigeno” alle piccole e microimprese attraverso la disponibilità di risorse immediate, atte a ristorare gli effetti negativi della crisi. “Gli incontri in videoconferenza già svolti e in programma – ha detto Zilli in apertura – servono ad aiutarci a comporre le decisioni dalle quali potranno scaturire gli interventi che la Regione intende definire al più presto e che non possono prescindere dall’ascolto delle proposte di tutte le componenti interessate”. Proposte frutto anche del “tavolo aperto” avviato con categorie ed esponenti delle componenti interessate che, come ha precisato Bini, dovranno pervenire entro oggi in modo da consentire alla Giunta regionale riunita per domani, venerdì, di delineare le prime iniziative. Ai commercialisti, Barbara Zilli ha infine chiesto un parere sul decreto Salva Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di delineare in modo puntuale gli interventi che la Giunta sottoporrà a breve al Consiglio regionale.

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In copertina, il Palazzo della Regione Fvg in piazza Unità d’Italia a Trieste.

Commercio estero operativo (anche “smart”) all’ente camerale Pn-Ud

Ritiro dei documenti anche a distanza, con “stampa in azienda”. Commercio estero operativo per garantire un servizio essenziale per le aziende esportatrici, ufficio aperto la mattina per avere i certificati d’origine delle merci, con ritiro solo su appuntamento: ecco i servizi essenziali che la Camera di Commercio di Pordenone-Udine continua a garantire anche in questo periodo di emergenza da Coronavirus. E tra questi ci sono, appunto, i certificati di origine dell’ufficio Commercio estero, documenti necessari per le aziende che devono attestare l’origine dei prodotti esportati in Paesi stranieri. E le richieste da parte delle imprese sono numerose anche in questo momento di crisi sanitaria.
La Cciaa – come informa un comunicato – ha mantenuto aperto il servizio, che va come sempre prenotato in via telematica, ma per il ritiro è necessario prendere appuntamento, in modo da evitare ogni eventuale assembramento di persone nelle sedi camerali, dove si viene fatti entrare uno alla volta per la sicurezza di tutti.
L’ufficio resta aperto tutte le mattine dal lunedì al venerdì (8.30-12.30) e per prendere appuntamento è sufficiente chiamare per Udine lo 0432.273502, mentre per Pordenone lo 0434.381238. Si può prendere appuntamento anche via mail, commercioestero@ud.camcom.it o estero@pn.camcom.it. C’è anche la possibilità di ottenere i certificati in modo “smart”, attivando “stampa in azienda”, secondo le modalità indicate sul sito camerale nella sezione Commercio estero. In questo modo, si riceve il certificato richiesto via Pec e si può stampare direttamente nella sede dell’impresa, evitando spostamenti.
In tema di esportazioni di merci italiane, la Camera di commercio di Pordenone-Udine ricorda che a seguito di segnalazioni di casi di restrizione alla circolazione dei nostri prodotti, il Ministero degli Esteri ha attivato la mail coronavirus.merci@esteri.it a cui le imprese possono segnalare ogni discriminazione o difficoltà riscontrata.

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In copertina, la sede della Camera di commercio a Udine in piazza Venerio.

Artigiani, in Friuli oltre l’80% ha pagato Iva e Irpef

Oltre l’80% degli artigiani friulani ha pagato regolarmente Iva e Irpef accogliendo l’invito del presidente di Confartigianato Udine, Graziano Tilatti. Alla vigilia del decreto “Cura Italia” licenziato ieri pomeriggio dal Governo Conte, che come promesso ha fatto slittare in avanti le scadenze fiscali – “fino a venerdì per tutti – ha annunciato in conferenza stampa il ministro Gualtieri – e al 31 maggio per le imprese con fatturato inferiore ai 2 milioni di euro e per le filiere più colpite, tra cui l’autotrasporto” -, il presidente Tilatti ha voluto dare un’indicazione di massima alle imprese del comparto invitandole, laddove possibile, ad effettuare regolarmente i versamenti in scadenza.

“Consapevoli delle esigenze e delle preoccupazioni delle imprese, ma anche dell’attuale situazione di emergenza del sistema sanitario nazionale e regionale, come Confartigianato – ha detto Tilatti, come riferisce una nota – abbiamo ritenuto doveroso fornire un’indicazione in linea con il senso di responsabilità, di solidarietà e impegno civile che da sempre contraddistingue gli artigiani e le piccole aziende. A quelle che dispongono della necessaria liquidità abbiamo suggerito di effettuare i versamenti subito, anche per evitare possibili, future tensioni finanziarie dovute all’accumulo di scadenze e garantire un aiuto economico a tutela delle imprese già in difficoltà e del sistema sanitario”.
Confartigianato saluta con favore la positiva risposta del tessuto associativo all’appello. “Anche grazie a questo ulteriore sforzo del nostro tessuto produttivo – commenta Tilatti – possiamo guardare con fiducia al superamento dell’attuale momento di difficoltà e alla ripresa che dovrà seguire. Nella speranza che questa emergenza sanitaria ed economica cessi il più presto possibile e consenta la ripresa”.

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In copertina, Graziano Tilatti leader di Confartigianato Udine.

Coronavirus, invito a collaborare dalla Protezione civile Fvg

La Protezione civile del Friuli Venezia Giulia apre anche ad associazioni locali e privatistiche (Pro Loco, Comitato Caritas eccetera) e a privati cittadini la possibilità di collaborare al volontariato in occasione dell’emergenza Coronavirus. Oltre a precisare che nell’attivazione della funzione “volontariato” richiesta ai Comuni per la crisi sanitaria in atto rientra anche il coordinamento di eventuali volontari provenienti dai Comuni limitrofi, una comunicazione inviata ai sindaci dal vicegovernatore con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, sottolinea infatti che possono essere coordinate anche persone appartenenti ad associazioni o ad altre forme di volontariato civico.
Tra queste forme – precisa una nota Arc – si considerano le associazioni locali o privatistiche, ma anche i singoli cittadini che, però, dovranno preventivamente accreditarsi in Comune. In questo caso, la copertura assicurativa e la formazione saranno a carico dell’amministrazione comunale. La Protezione civile rende noto altresì che potranno essere coordinati anche cittadini interessati a partecipare alle attività, in forma occasionale e temporanea, aderendo ai Gruppi comunali di Pc. In questo caso, la copertura assicurativa e la formazione saranno a carico della Direzione regionale della Protezione civile. In entrambi i casi il sindaco provvederà ad accettare la disponibilità e a fornire al volontario un tesserino di riconoscimento.

Il numero telefonico

“Per aver informazioni i cittadini stanno ricorrendo sempre di più al numero verde dedicato all’emergenza Coronavirus attivato dalla Protezione civile (800 500 300), che solo nella giornata del 12 marzo ha ricevuto 4.064 contatti, piuttosto che al Nue 112 (3.639 chiamate nella stessa giornata), al quale è corretto rivolgersi in caso di reale emergenza. Ciò dimostra sia l’utilità del servizio sia la presa di coscienza delle persone, che colgono la differenza tra le chiamate di emergenza e quelle da indirizzare al numero verde, riducendo così il carico di lavoro che grava sul Nue”. Lo ha spiegato l’assessore Riccardi, evidenziando che “nella sala operativa del Nue 112 è stata costituita una ‘isola di risposta’ composta da personale proveniente dal mondo della sanità che, essendo adeguatamente preparato in materia, costituisce una barriera significativa per evitare l’intasamento delle linee di emergenza verso il sistema 118”. Il vicegovernatore ha inoltre precisato che “nei confronti del sistema 118 è stato concordato con la Sores che tutte le chiamate collegate al Covid-19 vengano instradate in una specifica coda, mentre quelle di vera urgenza, di qualunque tipo esse siano, vengono veicolate sull’apposita linea rossa. Inoltre, per evitare il trabocco verso la Cur di Brescia, già decisamente sotto pressione, in accordo con l’Azienda Regionale Emergenza Urgenza Lombardia e Telecom, stiamo valutando la possibilità di utilizzare anche quota parte delle linee riservate ai numeri 112-113-115 attualmente scariche per ovvi motivi”. L’assessore ha quindi rimarcato che “in questo momento di emergenza nazionale va, inoltre, sottolineata la grande professionalità e dedizione dei nostri operatori, confermate anche dai ringraziamenti espressi dagli utenti, che in alcuni casi si trovano a rispondere anche a chiamate provenienti da altre regioni, dato che il numero verde 1500 attivato a livello nazionale è sottoposto a un volume enorme di chiamate”.

Una raccolta fondi

Infine, ricordiamo che la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia ha attivato una raccolta fondi per sostenere le esigenze emergenziali contro il Coronavirus. Per aderire alla campagna “Aiutaci a aiutare”, promossa dalla Regione Fvg, è possibile versare una quota sul conto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Iban IT47 W 02008 02230 000003120964 e causale “donazioni CORONAVIRUS FVG”.

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In copertina, volontari della Protezione civile al lavoro. (Foto Regione Fvg)

Coronavirus, rate mutui e finanziamenti: Civibank aiuta le piccole imprese

La diffusione del Coronavirus ha scatenato, purtroppo, anche una grave crisi economica. Per cui, in considerazione dell’emergenza di sanità pubblica in atto e della necessità di sostenere finanziariamente le imprese danneggiate o potenzialmente danneggiate dall’interruzione o riduzione dell’attività, Civibank ha adottato immediatamente le misure previste dall’Accordo per il Credito relativamente ai finanziamenti in essere alla data del 31 gennaio scorso.
La misura – come informa una nota dell’Istituto di credito guidato da Michela Del Piero – consiste principalmente nella possibilità di sospensione del rimborso della quota capitale dei finanziamenti, per un periodo massimo di 12 mesi. E’ anche possibile richiedere l’allungamento della scadenza dei finanziamenti. Possono chiedere la sospensione del pagamento delle rate dei finanziamenti le micro, piccole e medie imprese (Pmi), operanti in Italia, appartenenti a tutti i settori. Secondo la definizione della Comunità europea, sono Pmi le imprese con meno di 250 dipendenti e con fatturato inferiore a 50 milioni di euro.
Le richieste possono essere presentate a Civibank fino al 31 dicembre 2020: il modulo per fare la domanda di sospensione può essere richiesto in tutte le filiali Civibank, anche a mezzo e-mail, oppure scaricato dal sito internet civibank.it
In considerazione dell’emergenza in atto, al fine di assicurare la massima tempestività possibile nella risposta, Civibank ha definito un iter accelerato e semplificato delle procedure di istruttoria delle richieste di sospensione, che consentirà di andare ulteriormente incontro alle esigenze delle imprese
Inoltre, la direzione di Civibank ha richiesto a tutti i Confidi di operare in maniera rapida e semplificata per la gestione della sospensione del pagamento delle rate dei finanziamenti, ricevendo positive risposte.

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In copertina, la presidente Michela Del Piero con il direttore generale Federico Fabbro.

La Slovenia blocca l’autotrasporto. Adami accusa l’Europa

Nuovo grido d’allarme da parte dell’artigianato Fvg: questa volta ad alzare la voce è la importante categoria degli autostrasportatori, soprattutto a causa delle lunghe code alle frontiere in uscita dall’Italia. Sia verso l’Austria che la Slovenia. E’ l’istantanea scattata al confine e che vede tantissimi camionisti ritrovatisi letteralmente imbottigliati, specie al valico di Fernetti, in attesa di poter procedere verso diverse destinazioni europee. Chi di loro doveva scaricare in Slovenia è potuto passare, chi invece doveva solo transitare nel Paese e poi andare oltre, diretto a Est, ha dovuto fare dietrofront.
“La Slovenia infatti non si è limitata a controllare gli autotrasportatori uno a uno come sta facendo l’Austria, creando anche in quel caso interminabili code e ritardi, ma si è spinta oltre, respingendo al confine tutte le merci in transito dal Paese e dirette verso l’Est Europa” denuncia Stefano Adami, capocategoria degli autotrasportatori di Confartigianato-Imprese Udine ed Fvg. Risultato: “Code chilometriche al confine, che si traducono per le nostre imprese in aumento di costi, problemi nel rispetto dei tempi di guida e riposo, inquinamento ambientale, perché i mezzi che trasportano derrate alimentari devono restare in moto”, tuona ancora Adami.
La preoccupazione della categoria, già stremata dalla crisi del 2008, è alle stelle. Le aziende del trasporto merci – 1.819 in regione di cui 1.467 artigiane (ultimi dati disponibili Movimprese-Infocamere) – non sanno se accettare commesse o rifiutarle. Impossible sapere cosa accadrà domani, se non tra poche ore. “Non sappiamo se possiamo partire, non sappiamo se arriveremo, se ci fermeranno per strada costringendoci, come accade in Croazia, a fare 14 giorni di quarantena. Così lavorare è impossibile”, continua il capogruppo di Confartigianato, raccontando di come la risposta disomogenea a livello internazionale porti a situazioni limite come quelle degli autisti costretti a restare prigionieri delle proprie cabine durante le operazioni di carico e scarico.

Stefano Adami leader dell’autotrasporto Fvg.


Adami chiama in causa le istituzioni europee, incapaci di imporre omogeneità nelle regole da applicare, sperando di fare i conti con l’Ue appena passata l’emergenza. Intanto, l’autotrasportatore punta a mettere in sicurezza le aziende del settore. “Ci servono misure urgenti, immediate, quali la sospensione dei versamenti tributari, delle rate dei mutui e dei leasing, ci servono misure di credito agevolate per avere liquidità e la cassa integrazione per tutte le aziende a prescindere al numero dei dipendenti che nell’autotrasporto in Fvg sono complessivamente 12.600. Serve insomma una cura choc, non un palliativo se vogliamo evitare di trovarci tra qualche mese a contare numerosi ‘decessi’ tra le file delle partite Iva”.

Superata l’emergenza, Adami rivendica la necessità di metter mano alle regole del cabotaggio. “Quando tutto ripartirà – conclude il capocategoria – andranno imposti limiti di trasporti nazionali alle aziende straniere per salvaguardare una buona volta le nostre. Sono convinto che ce la faremo, anche grazie al sacrificio dei nostri collaboratori, che come sempre accoglieranno con abnegazione i sacrifici che il momento impone, dimostrando ancora una volta come nelle difficoltà questa categoria sappia restare unita, determinata a vincere l’ennesima sfida”.

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In copertina, l’annuncio in autostrada della chiusura del confine sloveno.

Coronavirus, a Pordenone va in scena la “Solidarietà cooperativa”

Coronavirus, purtroppo, sempre più preoccupante anche in Friuli Venezia Giulia e Confcooperative Pordenone, per quanto le è possibile, cerca di correre ai ripari lanciando l’operazione “Solidarietà cooperativa” in questa delicata fase dell’emergenza sanitaria: infatti, sono diverse le associate che sono in forte difficoltà e, partendo dal punto fermo che tutti nel mondo cooperativo comprendono e aderiscono ai corretti comportamenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, si sta iniziando a ipotizzare come queste realtà possano gestire il presente e iniziare a organizzare il futuro.
“Di fatto – spiega il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli – la cooperazione è un naturale ammortizzatore sociale al servizio delle comunità del territorio, e non solo, visto che con questo progetto vogliamo avviare anche una serie specifica di aiuti tra cooperative di diversi settori”.

Gli esempi su cui si sta ragionando sono diversi: da una cooperativa agricola che attraverso una cooperativa sociale consegni a domicilio i propri prodotti alle persone che non possono uscire a fare la spesa in questa fase di emergenza, fino ad altri interventi per quando si tornerà alla normalità. “Per esempio – ha aggiunto Piccoli – con una cooperativa sociale che organizza un soggiorno estivo per i giovani disabili presso una struttura gestita da una cooperativa turistica della nostra montagna oppure cooperative che invitano i propri soci ad utilizzare servizi promossi da altre cooperative, in particolare nei settori della cultura e del turismo, che più di altri si trovano penalizzate in questo periodo. Per questo abbiamo invitato le nostre associate a segnalarci sia le loro difficoltà del momento che i progetti futuri. Siamo convinti che queste forme di solidarietà tra cooperative sono già state attivate a favore delle comunità ed è un bene, perché la cooperazione può e deve aprirsi al territorio: le comunità si aspettano questo”.

Sul fronte emergenziale, Confcooperative Pordenone rilancia il messaggio del presidente nazionale Maurizio Gardini, che ha presentato al Governo una prima richiesta di interventi immediati e urgenti che costituiscono una risposta alle necessità quotidiane, partendo dalla cassa integrazione in deroga fino a iniziative di sostegno al credito e rilancio della cooperazione sociale e sanitaria.

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In copertina, Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone.