L’apertura dei negozi? Una “babele”. Le richieste di Concooperative Udine

Una vera e propria giungla di interpretazioni, diverse l’una dall’altra, rispetto al (già complicato) tema delle attività  commerciali autorizzate dai diversi decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con il risultato che l’attività consentita in un Comune non lo è in quello vicino, evidenziando nei fatti trattamenti molto difformi anche tra esercizi a breve distanza. È quanto denuncia la Confcooperative di Udine, raccogliendo le segnalazioni che arrivano dai diversi esercizi commerciali in forma cooperativa sparsi sul territorio friulano.
«Si sta palesando, giorno dopo giorno, un eccesso di zelo in alcuni territori, che adottano interpretazioni più severe di quelle auspicate dalla stessa Presidenza del Consiglio la quale peraltro, con delle proprie risposte a quesiti, ha tentato di chiarire i margini di applicazione dei Dpcm dell’11 e del 22 marzo. Purtroppo, in molti territori le autorità di polizia locale adottano interpretazioni restrittive», dichiara il presidente di Confcooperative Udine, Franco Baiutti.
L’effetto di questa autentica “babele”? «Si va in ordine sparso: ma, così facendo – aggiunge Baiutti -, si crea una grande incertezza negli operatori economici. Serve un’interpretazione univoca e chiara. Per tutelare, innanzitutto, gli esercizi commerciali dall’applicazione di sanzioni anche molto pesanti, in un momento già difficile economicamente. Anche perché parliamo di prodotti che i cittadini richiedono a gran voce e se quindi un determinato articolo non si trova in un negozio ma in un altro sì, il risultato è anche quello di favorire paradossalmente lo spostamento dei cittadini alla ricerca di determinati prodotti. Un risultato, francamente, paradossale. A questo punto – chiede Confcooperative – è indispensabile che le autorità pubbliche arrivino a definire linee di interpretazione chiara cui possano uniformarsi le autorità di polizia. Così non si può andare avanti per un altro mese».

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In copertina, Franco Baiutti, leader di Confcooperative Udine.

Dalla Coop Casarsa 30 mila euro per chi è in difficoltà

Da oltre 100 anni al fianco delle comunità che serve per la spesa quotidiana, Coop Casarsa non si tira indietro neanche in questa fase di emergenza legata al Coronavirus: la cooperativa ha infatti deciso di donare 30 mila euro in propri buoni spesa per sostenere le famiglie bisognose che già otterranno il buono spesa statale previsto del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 28 marzo scorso. Un’iniziativa che varrà per tutti i suoi 14 punti vendita tra Friuli Venezia Giulia e Veneto (Casarsa, San Giovanni di Casarsa, Fiume Veneto, San Martino al Tagliamento, Cordovado, Lestans di Sequals, Marsure, San Quirino, Pravisdomini, Goricizza di Codroipo, Porpetto, Ruda, Faedis e Francenigo di Gaiarine), i quali in questi giorni sono stati ulteriormente sanificati rispetto alle consuete pulizie per offrire un’ulteriore sicurezza alla clientela.

“Abbiamo pensato – spiega il presidente di Coop Casarsa, Mauro Praturlon –, con la direzione, a come aiutare ulteriormente le famiglie che a causa del Coronavirus e allo stop produttivo a esso legato si trovano in difficoltà. Per questo, grazie al prezioso aiuto dei sindaci dei Comuni in cui operiamo, ci sarà il modo di far avere questi buoni ai soggetti interessati, i quali già riceveranno il buono spesa statale che potrà essere utilizzato anche nei nostri punti vendita. Non solo: a fronte dei buoni spesa statali che saranno utilizzati nei nostri negozi, riconosceremo un ulteriore 10% dell’importo totale direttamente al Comune, che potrà riutilizzarlo a sua volta per fare la spesa per persone in difficoltà. Colgo l’occasione per ringraziare soci e consumatori per la pazienza di questi giorni, in cui per ovvie e giuste motivazioni sanitarie, l’accesso ai punti vendita è scaglionato e permesso solo a chi è dotato di guanti, che forniamo anche noi, e mascherina. Per questo abbiamo deciso di procedere con ulteriori sanificazioni programmate nei punti vendita, per aggiungere ancora sicurezza alla spesa, diritto fondamentale di tutti che come Coop Casarsa stiamo garantendo con rifornimenti continui fin dalle prime fasi dell’emergenza”.

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In copertina, la sede della Coop Casarsa; qui sopra, il presidente Mauro Praturlon.

Artigianato friulano col fiatone: “A Pasqua i nostri prodotti!”

L’artigianato, senza ombra di dubbio, è uno dei settori che maggiormente pagano gli effetti devastanti della pandemia da Coronavirus. Bastano alcuni numeri per offrire un quadro preoccupante della situazione. A valle dell’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha ulteriormente ridotto la lista di imprese alle quali è consentito lavorare, l’ufficio studi dell’associazione provinciale di Udine ha rifatto nuovamente lo screening di quali e quante sono queste realtà e di quanti addetti impiegano. Su 27.720 imprese artigiane attive in Fvg, poco più di un terzo sono quelle autorizzate a proseguire l’attività: 11.633 pari al 42% del totale. Al lavoro restano 35.028 addetti su 67.169 (il 52,1%) di cui 20.451 dipendenti su 34.430 (il 59,4%). Costretti al fermo sono invece 16.087 imprese che danno lavoro a 32.141 addetti di cui 13.979 dipendenti.

Da qui, dunque, un pressante appello, proprio in questi giorni pasquali: “Compra italiano, compra artigiano. Sostieni le nostre famiglie”. E’ questo, infatti, lo slogan che affianca l’illustrazione commissionata da Confartigianato-Imprese Udine a Daniel Cuello per invitare i consumatori ad acquistare prodotti locali in questo difficile momento di emergenza sanitaria ed economica. Un messaggio conciso come del resto l’immagine che accompagna: la penisola italiana, vestita del Tricolore e percorsa da mezzi su gomma, ferro e mare che instancabili la attraversano da Nord a Sud per consegnare merci.

“Alle imprese che vanno avanti a lavorare questo momento di grave difficoltà va il nostro grazie e tutto il nostro sostegno – afferma il presidente di Confartigianato Udine, Graziano Tilatti -. Queste realtà garantiscono infatti un servizio che lo stesso Governo ha ritenuto essenziale per la popolazione e e lo fanno esponendosi in prima persona a fronte di guadagni ridotti all’osso. E’ pensando a loro che abbiamo messo a punto questa campagna per invitare i consumatori ad acquistare servizi e produzioni locali, a km0 , alimentari ma non solo. E’ un regalo che facciamo a noi stessi: compriamo prodotti di cui conosciamo l’origine e garantiamo alle imprese del territorio quel po’ di sostegno in più che oggi è fondamentale. Compriamo dunque italiano e artigiano e continuiamo a farlo in futuro, quando l’emergenza sarà finalmente alle spalle”.

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In copertina, il presidente Graziano Tilatti con il logo promozionale.

I ragazzi di InterAct: “Noi per i nonni di Trieste ci siamo”

Prosegue a pieno ritmo la quotidiana attività che l’Associazione De Banfield mette in campo per le persone anziane, quelle fragili, pluripatologiche, non autosufficienti: un impegno quanto mai necessario in queste settimane di “domiciliazione forzata” a causa del Coronavirus. La solidarietà non ha età e questi anziani, nonne e nonni, hanno trovato molti nuovi “nipoti” nei giovani ragazzi e ragazze di InterAct – la realtà presieduta da Ginevra Garlatti Costa – che hanno offerto la loro collaborazione per dare un aiuto concreto agli anziani della città assistiti dalla De Banfield. Al motto “Noi per i nonni di Trieste ci siamo”, Ginevra, Margherita, Mia, Arturo, Tommaso, Vladimiro, Luisa – solo per citarne alcuni -, tutti tra i 14 e i 18 anni, si sono messi a disposizione dei tanti nonni in difficoltà.

Per tutti un unico obiettivo: far sì che gli anziani – che nella quasi totalità sono over 80 pluripatologici, dunque maggiormente a rischio – possano vivere al meglio, nella propria casa, questo grave momento. Il gruppo è attivo tutti i giorni nella consegna della spesa, di presidi sanitari, di medicine, di giornali e altre necessità. Ma fanno anche una piccola cosa in più: ogni consegna è accompagnata da un loro personale pensiero. Un biglietto su cui ognuno di loro ha scritto un messaggio di fiducia e speranza, pensato proprio per rendere un po’ più lievi questi giorni. “Non vi auguro tempi facili, ma vi auguro che qualsiasi difficoltà possiate avere, siate in grado di superarla”, recita uno dei bigliettini scritti dai ragazzi, e, ancora, “anche se il timore avrà più argomenti, scegli la speranza”. Una gentilezza in più, un messaggio di solidarietà intergenerazionale che speriamo possa essere tra le cose buone che ci porteremo nel futuro, nella consapevolezza che un pensiero d’affetto può far sentire meno soli. E i nonni continuano a chiamare gli uffici della De Banfield per ringraziarli.

L’Associazione prosegue anche nelle attività di sostegno ai “caregiver”, quei familiari che assistono le persone colpite da demenza e Alzheimer, con il nuovo servizio di supporto telefonico e online da parte delle psicologhe, mentre sui social network e sul canale YouTube viene caricata con cadenza settimanale, a partire da sabato scorso, una nuova serie di video. In particolare, il noto anagrammista Giorgio Dendi, ha realizzato appositamente per la De Banfield, di cui è volontario da diversi anni, nove video con piccoli esercizi, giochi di enigmistica, calembour, anagrammi per tenere allenate le menti, soprattutto quelle più fragili.

Alle tante storie che attraversano in queste settimane la vita della De Banfield quella di Lucia, un’infermiera che lavora in Associazione da molti anni. Affianca alla sua azione professionale una particolare attenzione alla soddisfazione di quei piccoli desideri che rendono la vita un po’ migliore alle tantissime persone anziane costrette al proprio domicilio. Un piatto che si desiderava mangiare da tempo, la videochiamata con il parente lontano, il libro che si desidera rileggere. Ma a mancare di più in questi momenti sono l’aria aperta, la vista del verde, ricevere o coltivare i fiori, anche solo sul balcone. E così i fiori ha cominciato a produrli lei, di carta. Bellissimi fiori di stagione, tulipani e narcisi soprattutto, che ha iniziato a portare ai suoi assistiti amanti delle piante: ora ogni visita domiciliare di Lucia è accompagnata da un fiore, che rallegra le case in attesa di poter presto essere sostituito da un bel mazzo fresco.

#Noipervoicisiamo: l’attività della De Banfield prosegue mantenendo aperta la sede con turni di personale controllati su appuntamento, nel massimo rispetto delle norme anti-contagio. Il numero per contattare l’Associazione è il 3331817326, attivo da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 e nei pomeriggi di lunedì, mercoledì e venerdì anche dalle 16 alle 18.

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In copertina e qui sopra alcuni dei ragazzi che si prodigano per aiutare gli anziani di Trieste.

Fondazione Carigo e Caritas vicine a chi è in difficoltà

Da sempre vicina alla comunità locale e alle fasce più deboli della popolazione, la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia continua in questo periodo difficile a collaborare sempre più a stretto contatto con le strutture preposte all’assistenza sanitaria e sociale, garantendo loro il suo pieno supporto per far fronte all’emergenza da Coronavirus. Prosegue dunque, ora più che mai, non solo la sinergia con l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano-Isontina, a favore della quale la Fondazione Carigo ha stanziato un contributo di 250 mila euro per l’acquisto di dotazioni sanitarie, ma anche la collaborazione con la Caritas Diocesana di Gorizia, Ente che a livello locale è in prima linea a fianco delle persone in condizioni di fragilità socio-economica.
Con un contributo di 90 mila euro, che verrà messo a disposizione in via anticipata per gli interventi emergenziali, la Fondazione sostiene infatti la continuazione e il potenziamento del servizio attuato dalla Caritas attraverso i tre Empori della Solidarietà presenti nell’Isontino – a Gorizia, Monfalcone e Gradisca – per la distribuzione gratuita di prodotti di prima necessità alle persone indigenti, nonché il servizio di consegna domiciliare di prodotti essenziali alle persone bisognose residenti in tutti i Comuni dell’area isontina, inclusi quelli nei quali non è presente l’Emporio.
“Il rapporto di collaborazione con la Caritas Diocesana è un punto fermo nell’azione della Fondazione”, commenta la presidente Roberta Demartin, “e oggi più che mai il dialogo e la collaborazione tra gli enti del territorio sono indispensabili per far arrivare, nella maniera più tempestiva ed efficace possibile, il nostro aiuto alle persone che ne hanno bisogno”. “Ecco dunque che, al presentarsi dell’emergenza – prosegue – la Fondazione si è subito messa a disposizione per individuare assieme alla Caritas le possibili modalità di intervento. Il nostro impegno, però, non si ferma qui: in corso d’anno condivideremo con la Caritas un percorso comune di sostegno al territorio, a supporto delle esigenze che stanno emergendo ed emergeranno”.

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In copertina, la presidente della Fondazione Carigo, Roberta Demartin.

Coronavirus, all’Airone di Porcia il digitale diventa strumento di solidarietà

Chiusi i centri diurni per disabili causa emergenza Coronavirus, ma l’assistenza non si ferma sul territorio del Friuli Occidentale nelle cooperative sociali aderenti a Confcooperative Pordenone. Come alla Cooperativa Sociale di Solidarietà Familiare onlus di Porcia dove è stato studiato un servizio alternativo in digitale.
“La cooperativa gestisce il centro semiresidenziale diurno Airone, rivolto a persone con disabilità che è aperto dal lunedì al venerdì. In questo momento difficile – spiegano – , ci è sembrato importante dare un supporto alle famiglie istituendo un servizio alternativo per mantenere una continuità con le persone che frequentano il ceod attraverso la relazione a distanza con gli operatori”. Nello specifico, è stato istituito il servizio smart #AironeaCasaconTe attraverso l’utilizzo di strumenti informatici come Skype, Whatsapp, mail, Facebook e telefonate per raggiungere tutte le persone che sono inserite e frequentano il centro semiresidenziale Airone.

“Dopo un primo sondaggio con le famiglie – proseguono dalla cooperativa -, analizzate le situazioni e gli strumenti a loro disposizione, abbiamo definito una programmazione quotidiana che copre tutta la settimana per questo servizio on-line. Tutte le famiglie hanno accolto e aderito alla proposta offerta. La fase sperimentale è partita lunedì 23 marzo e dopo una settimana di prova siamo rimasti piacevolmente sorpresi del successo e dell’entusiasmo da parte di tutti, operatori, persone interessate e famiglie.
Abbiamo definito una vera e propria programmazione settimanale; la giornata è scandita con laboratori al mattino e al pomeriggio, che prevedono lavori in piccoli gruppi. Operatori e ragazzi sono coinvolti ed impegnati in diverse iniziative come ad esempio attività motoria, laboratorio espressivo, lettura di un libro, lettura di attualità, laboratorio di cucina, arte-terapia, laboratorio di musica, giochi e altro ancora. Familiari e ragazzi hanno imparato ad utilizzare nuove tecnologie! Questi strumenti consentono di aprire una finestra sul mondo, permettendo e facilitando lo sviluppo i rapporti di amicizia anche al di fuori della frequenza quotidiana del centro diurno. Quando abbiamo iniziato le difficoltà sono state diverse, ma grazie alla forte motivazione degli operatori che hanno trovato nuove strategie di intervento e il grande entusiasmo dei ragazzi e dei loro familiari siamo riusciti a far decollare qualcosa che poteva sembrare impossibile”.

“La cooperativa Solidarietà Familiare di Porcia – ha concluso Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone -, come altre del territorio che hanno attivato servizi simili, confermano di esere sempre al fianco delle famiglie delle persone con disabilità anche in questo momento così difficile, segno di come i valori cooperativi non vengono meno neanche nelle situazioni di emergenza. Come Confcooperative Pordenone stiamo anche inserendo tutte queste buone pratiche nell’Operazione “Solidarietà Cooperativa”, con la quale puntiamo a fornire strumenti utili per il presente e per il futuro”.

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In copertina, il laboratorio di cucina; qui sopra, quello espressivo.

Dagli artigiani friulani boom di domande Inps per il bonus “Cura Italia”

Boom di richieste tra le file degli artigiani friulani per l’indennità di 600 euro prevista dal decreto “Cura Italia” a sostegno dei lavoratori autonomi. Dalla sera di venerdì 27 marzo alle 16 di ieri pomeriggio, le richieste caricate online sulla piattaforma digitale costruita allo scopo da Confartigianato-Imprese Udine hanno infatti raggiunto quota 2.300 per un valore complessivo di 1.380.000 euro. La scommessa dell’associazione, che in poche ore ha saputo smaterializzare le procedure convogliandole in una piattaforma digitale così da evitare qualsiasi spostamento fisico degli imprenditori, viceversa costretti a recarsi personalmente all’Inapa, è stata vinta due volte. “Da un lato – commenta il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti – per la rapidità ed efficacia con cui abbiamo messo in piedi il sistema, dall’altro per la risposta massiccia delle impese, che in poche ore si sono adattate alla nuova modalità e gestito online la richiesta”. Non era scontato e in questo senso va riconosciuto come lo stato di necessità imposto dall’emergenza abbia in qualche modo accelerato il passaggio al digitale anche delle piccole e piccolissime imprese.

Al netto di questa considerazione, però, l’elevato numero di domande presentate per il bonus è lo specchietto di quale situazione di sofferenza stiano affrontando le imprese artigiane. In regione sono appena 9.043 su uno stock di 27.720 quelle non sospese di cui 864 operative con consegna a domicilio, le restanti 17.773 sono invece chiuse del tutto. “Questo elevato numero di richieste di accesso al bonus di 600 euro messo a disposizione dal Governo dimostra la grande difficoltà che vivono le piccole imprese e sappiamo già che è un numero destinato a lievitare ancora nei prossimi giorni”, afferma il presidente Tilatti, sottolineando d’altro canto che “dinanzi alla pandemia e all’alto rischio per la salute questo sacrificio è necessario. Il mondo dell’artigianato comprende la situazione, posso dire che sta anzi rispondendo con grande flessibilità e positività, cercando, laddove possibile, di ripensarsi in funzione delle esigenze del momento, pensiamo alla produzione di mascherine e alle consegne a domicilio dei beni alimentari. Quello che chiediamo non è di tornare al lavoro adesso, ma di farlo non appena sarà possibile garantendo la sicurezza nostra, dei nostri collaboratori e clienti. Chiediamo una road map, che ci dica quando, una volta scaduta la nuova proroga decisa dal Governo, potremo iniziare a riaprire. Lavoriamo intanto per far sì che quel giorno il sistema sia pronto a ripartire con vigore, con tutti gli strumenti e aiuti necessari. A questo proposito, l’indennità è certo un segnale di vicinanza, che non basterà però a colmare le perdite patite dal sistema economico. Il Governo aumenti il bonus da 600 a 800 euro, pareggiandolo al Reddito di cittadinanza, e ne metta a disposizione altrettanti per l’abbattimento dei contributi previdenziali dotando così le imprese di un paracadute di 1.600 euro”.

Tornando al bonus, la domanda all’Inps per ottenere l’indennità di 600 euro può essere presentata da lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali – artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri nonché liberi professionisti e collaboratori coordinati e continuativi – già attivi alla data del 23 febbraio scorso. Chi vuole può presentarla da solo accedendo alla procedura telematica messa a punto dall’Inps stesso, viceversa può affidarsi ai Patronati.
Nel caso di Confartigianato-Imprese Udine, una volta che il beneficiario ha inserito i dati necessari, il sistema digitale genera il modulo di delega al patronato Inapa da stampare, firmare e rispedire assieme al documento d’identità, che possono anche essere fotografati con un cellulare. Da quel momento, l’Inapa può presentare la richiesta in suo nome e per suo conto. La possibilità è aperta a tutti, ma la precedenza e la gratuità sono riservate agli associati.
Come detto, alle 14 di ieri le domande erano complessivamente 2.150, presentate al 26% da donne e per il restante 74% da uomini. I richiedenti sono al 95% cittadini italiani, hanno un’età media di 48 anni (19 anni il più giovane) e sono in gran parte artigiani (90%) seguiti da commercianti (6%) e da lavoratori autonomi (4%). I Comuni con la maggiore concentrazione di domande (arrivate da tutta la provincia) sono quelli di Udine, Latisana e Tavagnacco dove si registra il 19% delle richieste totali.

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In copertina, il presidente degli artigiani friulani Graziano Tilatti.

Venti milioni per le imprese travolte dal Coronavirus

di Gi Elle

Oltre all’emergenza sanitaria, ne stiamo vivendo un’altra, di certo non meno importante: è quella economica generata dalla crisi pesantissima che stanno vivendo pressoché tutti i settori produttivi. E a mancare in questa difficilissima fase è la liquidità la cui carenza è stata scatenata dall’assenza pressoché totale di introiti che la maggioranza delle aziende, con attività sospesa, ha dovuto purtroppo registrare.
In soccorso delle imprese colpite dall’emergenza Coronavirus, è pertanto da segnalare l’iniziativa di Civibank che ha appena stanziato un primo plafond di 20 milioni di euro per sostenere il nostro tessuto economico messo a dura prova dal Covid-19. Così, alle misure di sospensione previste dal DL 18/2020 e dall’Accordo Abi per il Credito, si affianca questo fondo a cui potranno accedere – come informa un comunicato – le aziende appartenenti a tutti i settori di attività economica allo scopo di consentire loro, superate le difficoltà contingenti, di ripartire prima possibile. Quando, cioè, saranno allentate le misure di sicurezza che, come è noto, sono state appena prorogate fino al 13 aprile. Vale a dire fino alle festività pasquali.

Michela Del Piero


L’Istituto di credito, guidato da Michela Del Piero, e in costante contatto con i Consorzi di Garanzia Fidi dei nostri territori e con le istituzioni pubbliche, ha inoltre strutturato una squadra di specialisti che ha l’obiettivo di supportare le Filiali, nel trasmettere e veicolare in maniera efficace ai nostri clienti privati, alle imprese ed alla comunità, tutte le misure di sostegno che Regione, Stato e Unione Europea stanno predisponendo. Il plafond rientra, quindi, nell’ambito più ampio degli strumenti di sostegno alle esigenze finanziarie della clientela e dei territori che Civibank sta strutturando anche in coordinamento con le iniziative di Sistema, ed in particolare le nuove linee di garanzia previste dal Fondo Centrale di Garanzia e dai Confidi.
Le 64 filiali della Banca di Cividale in Friuli Venezia Giulia e Veneto – conclude la nota dell’Istituto creditizio – restano aperte per assistere anche in questa fase critica la clientela, seppur con orario ridotto e previo appuntamento, per le operazioni più urgenti. Sul sito Internet di Civibank sono stati resi disponibili gli aggiornamenti circa le modalità operative delle misure adottate.

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In copertina, Civibank ha stanziato per le imprese in crisi un primo plafond di 20 milioni di euro.

Gli artigiani friulani donano le mascherine all’Ospedale di Udine

Con l’emergenza Coronavirus che ha trasformato le mascherine chirurgiche in un bene poco meno che introvabile, diverse aziende del settore moda di Confartigianato-Imprese Udine – costrette dal Governo a tenere le braccia conserte, non rientrando tra i codici Ateco abilitati al prosieguo dell’attività – si sono temporaneamente riconvertite. Oggi producono mascherine “sartoriali” di grande qualità, realizzate tutte a mano, con tessuti di pregio e diverse piegature che consentono al presidio di aderire meglio al viso. Un lotto di queste mascherine, opera della capocategoria provinciale del comparto moda, Gloria De Martin, è stato donato dall’associazione all’Ospedale di Udine.
“E’ un gesto con il quale abbiamo voluto significare tutta la nostra stima e vicinanza nei confronti del personale sanitario, sia medico che infermieristico, impegnato in prima linea in queste difficili settimane di emergenza – hanno commentato il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, e il consigliere delegato di Confartigianato Servizi Fvg, Daniele Cuciz -. Queste mascherine vogliono essere il segno tangibile dell’apprezzamento che il mondo artigiano ha per loro, per l’impegno, la professionalità e anche il coraggio che ogni giorno mettono nel loro lavoro, al fianco dei malati di Coronavirus”.

Gloria De Martin

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In copertina, l’Ospedale di Udine.

La Cciaa Pn-Ud rilascia i certificati per l’estero: via libera dal Mise

La Camera di Commercio di Pordenone-Udine rilascia alle imprese che ne facciano richiesta i certificati di sussistenza di cause di forza maggiore, ossia documenti che permettono alle aziende di rappresentare alle controparti estere eventuali impedimenti nell’esecuzione di obblighi contrattuali, a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Il via libera – informa una nota dell’ente camerale – è arrivato con una recentissima circolare del Mise, il Ministero per lo Sviluppo economico.
Le imprese interessate di entrambi i territori di Pordenone e Udine (sono molte quelle che chiedono informazioni agli uffici a riguardo) possono mandare la richiesta senza necessità di recarsi in Cciaa, ma semplicemente inviando una mail a commercioestero@ud.camcom.it, dichiarando di aver sospeso l’attività in seguito al Dpcm del 22 marzo e ottenere sempre via mail l’attestazione camerale da poter inoltrare ai clienti.

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In copertina, la sede udinese della Camera di Commercio.