Malignani superstar con due startup (green e tecnologica)

Malignani superstar. Al termine di una finale per la prima volta interamente digitale e interregionale, che ha coinvolto Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna, ben due su tre dei progetti vincitori sono stati quelli dell’Istituto di Udine: i vincitori del premio regionale Migliore Impresa JA di Impresa in azione sono andati a LeafLife e Comphouse, due startup a vocazione green e tecnologica create nell’ambito del programma di educazione all’imprenditorialità di Junior Achievement Italia. Che, nonostante l’emergenza Covid-19, non si è mai fermato, come la collaborazione con Cciaa di Pordenone-Udine, che ne condivide i valori, sostenendo i programmi di JA Italia, assieme alle associazioni territoriali di Confcommercio, Confindustria e Confartigianato.
Gli studenti dei due percorsi d’impresa ideati dal Malignani di Udine hanno convinto la giuria, formata da rappresentanti di aziende e professionisti (per la nostra regione c’erano il presidente del Comitato Giovani Imprenditori della Cciaa, Fabio Passon, il professor Emanuele Bertoni, delegato dell’ufficio scolastico regionale, e il responsabile del Centro Studi della Cciaa Pn-Ud, Mario Passon), suddivisa in tre panel e chiamata a valutare le idee presentate da 10 gruppi di studenti dell’Emilia Romagna, tre del Veneto e quattro del Fvg (di cui tre del Malignani e una del Ceconi). Altro vincitore il progetto Techvision dell’Istituto Luzzatti di Venezia.

«Siamo davvero orgogliosi dei nostri ragazzi – ha commentato il presidente della Cciaa di Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo -. Nonostante questo momento complesso e tutte le conseguenze che proprio su di loro sono ricadute, con l’isolamento, la chiusura delle scuole e la formazione a distanza, hanno saputo comunque impegnarsi nel progetto Ja realizzando interessantissimi percorsi d’impresa. Il loro impegno è per noi anche un forte simbolo di rinascita e speranza per il futuro. I dati sull’iniziativa imprenditoriale, in questo bimestre, non sono affatto incoraggianti, qui in Fvg, dunque confidiamo in questi giovani, nel loro entusiasmo, nelle loro idee e nella loro voglia e determinazione di fare impresa. Un’impresa che saprà sicuramente tener conto di quanto questa emergenza ci ha insegnato, mettendo insieme sviluppo, rispetto, sostenibilità e innovazione».

Giovanni Da Pozzo

Grazie a questi progetti innovativi, i “nostri” studenti parteciperanno alla prima storica finale nazionale virtuale BIZ Factory, il 5 giugno prossimo, attraverso un evento digitale in cui affronteranno virtualmente le classi finaliste delle altre regioni italiane per il titolo di Migliore Impresa JA 2020.
Attenzione all’ambiente e alle persone, come detto, al centro di tutti i migliori progetti d’impresa presentati dai ragazzi. «La nostra impresa, chiamata LeafLife-JA – spiegano gli studenti del Malignani valutati dal Panel A sul sito di Impresa in Azione, rinviando al sito https://leaflifecoinfo.wixsite.com/website –, realizza un sistema integrato che monitora la quantità di acqua delle piante in vaso, realizzato in bioplastica ecosostenibile. Ci rivolgiamo a tutte le persone che desiderano ottimizzare la cura delle proprie piante, limitando gli inutili sprechi di acqua, rendendo possibile la convivenza tra natura e tecnologia». Per quanto riguarda CompHouse, il progetto ha anche un nome simpatico, in friulano: Ledanâr 2.0 (in sostanza, la versione moderna e smart del compost più tradizionale). Si tratta di «una compostiera – spiegano gli studenti rinviando per dettagli al sito https://aziendacomphouse.wixsite.com/home – progettata per garantire la risoluzione di disagevoli problematiche rilevate nei composter attualmente sul mercato, quali l’emanazione di cattivi odori, la lentezza del processo di decomposizione e la scarsa praticità che si può riscontrare sia nell’estrazione del compost che nella pulizia della compostiera stessa». Più di 250 studenti dal Fvg hanno partecipato al programma senza farsi fermare dall’emergenza di questi mesi. Insegnanti e Dream Coach, per cui si ringraziano l’impegno e l’entusiasmo dei manager d’azienda volontari delle associazioni del territorio – Confcommercio, Confindustria, Confartigianato –, hanno potuto guidare i ragazzi nello sviluppo del loro progetto anche a distanza grazie alla forte expertise maturata negli anni da Junior Achievement nell’ambito della didattica digitale. Attraverso la tecnologia hanno potuto dar vita a vere e proprie Startup creandone il relativo prodotto o servizio, che hanno presentato, a una giuria qualificata alla Fiera regionale, la finale locale di Impresa in azione.
Grazie a questi progetti innovativi, gli studenti parteciperanno come detto alla prima finale nazionale virtuale BIZ Factory, il 5 giugno affrontando le classi finaliste delle altre regioni italiane per il titolo di Migliore Impresa JA 2020. La classe vincitrice avrà, inoltre, l’opportunità di percorrere il ponte verso l’Europa che questa iniziativa offre e avrà l’onore di rappresentare l’Italia a livello europeo nella JA Europe Company of the Year Competition in una stimolante esperienza virtuale internazionale in Portogallo.

IMPRESA IN AZIONE è il più diffuso programma di educazione imprenditoriale per tutte le tipologie di scuola superiore, riconosciuto dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) come “Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO)”. In 17 anni ha coinvolto oltre 100 mila studenti italiani, 400 mila all’anno in tutta Europa e, in Italia, ha generato nell’anno scolastico 2018/2019 oltre 750 mini-imprese di studenti, ognuna delle quali ha realizzato un prodotto o un servizio con un buon potenziale di mercato. In Friuli – Venezia Giulia Impresa in Azione è sviluppato grazie al prezioso contributo di Accenture, BNY mellon, BTMU, Campari, EY, HSBC, Italia Camp, Tim, Zurich, Unioncamere.
Riconosciuto dalla Commissione Europea come “la più efficace strategia di lungo periodo per la crescita e l’occupabilità dei giovani”, nell’anno scolastico 2018/2019 ha visto la partecipazione di oltre 14.000 studenti, con l’aiuto di oltre 400 volontari aziendali.

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In copertina e qui sopra ecco due immagini dell’edificio d’ingresso dell’Istituto Malignani a Udine.

Coronavirus, a Grado un milione e mezzo per famiglie e attività

di Gi Elle

Grado vive soprattutto di turismo e Coronavirus ha assestato un colpo durissimo al settore, con riflessi su tutta l’economia dell’isola mettendo in gravi difficoltà molti residenti. E, proprio per venire incontro a questa crisi senza precedenti, la civica amministrazione ha stanziato 1 milione e mezzo di euro per dare un aiuto alle famiglie e alle attività produttive della città balneare, ottenendo i relativi fondi anche attraverso un inasprimento dell’Imu sulle seconde case. Il tutto è contenuto nel bilancio di previsione 2020 che è stato approvato dalla giunta municipale e verrà sottoposto all’esame del consiglio comunale la prossima settimana. Si tratta – come sottolinea l’esecutivo – di un bilancio atipico rispetto al passato, e non potrebbe essere altrimenti vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Nel contempo, lo strumento economico-finanziario prevede anche 11 milioni di investimenti che avranno ricadute positive per aiutare a uscire dalla pesante situazione.

Il sindaco Dario Raugna.

“Abbiamo stanziato circa 1 milione e mezzo di euro – spiega il sindaco Dario Raugna – che verranno distribuiti equamente in un fondo tributario rivolto alle attività economiche e un fondo sociale dedicato alle famiglie. Abbiamo istituito un fondo tributario proprio per dare seguito all’impegno che abbiamo assunto con le categorie economiche, sancito inoltre con un voto in consiglio comunale relativamente ad una mozione. Questo fondo prevede 750 mila euro che concorreranno al dimezzamento della Tari, all’abbattimento della Tosap e all’azzeramento della tassa di pubblicità: di questi, 350 mila euro provengono dall’avanzo libero trasportato sulla parte corrente, 230 mila euro dai trasferimenti regionali proprio per Tosap e Tari, 150 mila euro dai proventi dell’imposta di soggiorno 2019. I restanti soldi provengono dalle nostre economie, ovvero dal taglio che abbiamo fatto di tutte le attività non essenziali e dall’aumento dell’Imu per le seconde case di un mezzo punto (lo 0,5 %), che indicativamente graverà sui non residenti per meno di 40 euro l’anno, ma che per noi ha significato ricavare 350 mila euro da destinare alla nostra comunità. Parallelamente, abbiamo attivato i controlli sulle ‘false’ residenze dove sono emerse 500 posizioni discutibili che saranno oggetto di verifica”.

“Il fondo sociale – illustra ancora il primo cittadino gradese – concorrerà ad aiutare i molti cittadini che in questo momento non stanno lavorando e sono in difficoltà. La stagione dovrebbe ripartire anche se a scartamento ridotto, ma siamo consapevoli del fatto che, essendo una località turistica, se saltiamo questa stagione il prossimo treno passerà soltanto nel 2021: nel mezzo c’è un inverno. Nel frattempo, stanno arrivando ulteriori misure dalla Regione e dallo Stato che potremo incamerare in assestamento, ma nel frattempo ci siamo adoperati per dare risposte concrete al nostro paese: ci tengo a sottolineare che si tratta di soldi veri, non sono proclami”.
“Questo bilancio – conclude il sindaco Raugna – ha dovuto tener conto, inoltre, di minori ricavi per il Comune di Grado: abbiamo previsto infatti di incassare il 35% in meno dai parcheggi, da cui ordinariamente incassavamo 1 milione e 200 mila euro. Voglio ringraziare i miei assessori che hanno rinunciato a una parte cospicua dei loro introiti per favorire questi due fondi, e gli uffici per l’ottimo lavoro svolto poiché sono riusciti a far quadrare i conti in questa situazione non facile”.

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In copertina, il municipio di Grado.

Il Friuli artigiano si rimette in moto: riaperte 2.673 aziende

di Gi Elle

Il Friuli finalmente riparte e anche l’artigianato prova a rimettersi in moto dopo il lunghissimo di blocco, che ha causato danni enormi all’economia della nostra regione. Ieri, in provincia di Udine, sono state riaperte infatti 2.673 imprese, con 5.583 addetti, che risultavano completamente sospese o potevano operare solo parzialmente. Lo ha fatto sapere Confartigianato-Imprese Udine che ha fornito i dati elaborati dal proprio Ufficio studi su rilevamenti Unioncamere-Infocamere. Nel dettaglio, si tratta di 1.633 imprese artigiane che sono rimaste completamente sospese per tutta la fase di lockdown. Queste aziende, che fanno riferimento soprattutto a mestieri dei servizi alla persona, danno lavoro a 2.852 addetti, di cui 1.127 dipendenti.
Da ieri sono riaperte al pubblico anche 368 imprese dell’alimentare, ossia 208 take away e 160 pasticcerie e gelaterie, che potevano operare solo per asporto o con consegna a domicilio e in cui sono occupati 1.173 lavoratori di cui 681 dipendenti. Si aggiunge un bacino potenziale di 672 imprese artigiane, con 1.558 addetti, dei comparti artistico, moda e arredo casa, che finora, per un’errata interpretazione governativa – ha sottolineato Confartigianato-Imprese Udine – potevano vendere solo su internet o per corrispondenza, mentre da ieri hanno potuto riaprire le botteghe anche per la vendita-diretta al dettaglio.
«Con la fine del lockdown – afferma il presidente Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti – inizia la sfida della ripartenza, ci aspettiamo di lavorare in un clima di serena collaborazione con le autorità ispettive, che hanno il compito di controllare certo ma anche di sostenerci in questo momento difficile, perché solo insieme potremo riuscire a rilanciare il Paese. Noi imprese ci metteremo la nostra consueta voglia e capacità di fare, alle istituzioni chiediamo di sostenerci e di pagare rapidamente le casse integrazioni,perché più di tutto abbiamo bisogno che i consumi ripartano, che i cittadini tornino a spendere e che lo facciano qui da noi. A loro chiediamo – ha concluso – di avere fiducia nell’artigiano di prossimità, di privilegiare i consumi a chilometro zero».

Ieri mattina, in occasione della riapertura, sono stati girati a Udine due video all’interno del salone di parrucchieri “Studio moda capelli”. In uno parla il presidente Tilatti, nell’altro il titolare del salone Ivan Penz. Possono essere scaricati entrambi al primo link riportato qui sotto; al secondo, invece, ci sono alcune immagini, girate sempre nella mattinata di ieri, all’interno dello stesso salone, con i primi clienti, e alla gelateria Gusto Antico, di via Cividale. Questi i link:

https://wetransfer.com/downloads/37aae114e81845a49492707ae416685320200517145349/4a4a53e9c50d455f123790464190bb8420200517145419/ee5aec

https://wetransfer.com/downloads/7238b3d5aa65050dbbb24c59ef0a079920200518081732/2aaf2b8337f070c3f1cc7acabcda4cee20200518081750/7896fc

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In copertina e qui sopra il presidente Tilatti e parrucchieri a distanza di sicurezza in rispetto delle norme.

(Foto Petrussi)

Alzheimer e Covid-19: CasaViola diventa una App per smartphone

CasaViola, aperta dall’Associazione De Banfield di Trieste, nel 2016, in pochi anni è diventata un punto di riferimento per i caregiver, le persone che si trovano ad affrontare, spesso all’improvviso, tutte le complesse attività necessarie per prendersi cura di un familiare con demenza. Dalle consulenze individuali, al supporto psicologico, alle attività per il benessere del caregiver, ai gruppi di autoaiuto, alla formazione: nessuna dimensione del prendersi cura è trascurata.
CasaViola collabora ad ampio raggio con enti di ricerca e istituzioni, locali, nazionali ed europei, per diffondere una cultura dementia-friendly e per migliorare costantemente la qualità dei servizi che offre. In questi tempi di isolamento forzato, si sono sospese di necessità le attività in sede, ma contemporaneamente si è lavorato per offrire la continuità dei servizi attraverso webinar, consulenze telefoniche o in videochat, articoli e video postati sui canali social dell’Associazione. In questo contesto matura l’ultima novità di CasaViola, un’applicazione per smartphone che rappresenta un ulteriore mezzo di contatto fra le famiglie e gli operatori, ma non solo.
L’idea di un’App era sorta già qualche tempo prima del lockdown grazie al supporto di un giovane sviluppatore triestino per alleggerire almeno un po’ la vita dei caregiver, con piccoli servizi dedicati. La pandemia ha portato un’accelerazione, e in poche settimane è già pronto il lancio di una prima versione. Per il momento sarà riservata agli utenti di CasaViola, con una sezione per le notizie generali che riguardano il mondo dell’Alzheimer e delle demenze, all’interno della quale è attiva una sezione “Covid-19” per la gestione degli aspetti legati alla pandemia. C’è un promemoria che si può personalizzare per ricordare visite mediche, assunzione di farmaci o qualsiasi altro evento, un calendario che ricorda le attività di CasaViola con la possibilità di iscriversi direttamente e una sezione dedicata a semplici esercizi per ridurre lo stress e regalarsi qualche minuto di benessere.
Un tutor informatico sarà a disposizione di chi avrà bisogno di aiuto per l’installazione e la messa in opera, anche se è stata pensata per utilizzo molto semplice: non si vuole certo che la App rappresenti un ulteriore stress!

Suor Rosalba è tornata a casa: l’affettuoso abbraccio della sua Nimis

di Giuseppe Longo

NIMIS – Suor Rosalba è tornata a casa, fra la sua gente, che l’ha riabbracciata con commozione e affetto. E ora riposa in quel cimitero che ospita anche le spoglie di suor Luigia Falomo e suor Camilla Bendoni, la madre superiora che l’accolse a Nimis nel 1939, quando vi arrivò diciottenne, prima ancora di prendere i voti nell’Ordine di Maria Bambina. “Adesso è fra le braccia di Dio Padre – ha detto monsignor Rizieri De Tina, durante i funerali celebrati ieri pomeriggio proprio nel camposanto, dopo la veglia nella scuola materna parrocchiale -, ma non credo che vi rimarrà a lungo perché anche lassù si rimetterà a lavorare, come ha sempre fatto per i nostri bambini accompagnando la sua vita di preghiera”. Va infatti detto che suor Rosalba, durante la sua lunga esistenza protrattasi fino alla soglia del secolo, ha applicato alla lettera, al femminile, la regola benedettina “Ora et labora”.

Monsignor Rizieri De Tina…

… e il sindaco Gloria Bressani.

Oltre all’arciprete, ha preso la parola il sindaco Gloria Bressani per esprimere il dolore e la gratitudine di tutta la comunità che ha beneficiato per ben 62 anni della preziosa presenza di suor Rosalba, un sentimento bene riassunto nella motivazione della cittadinanza onoraria che il Comune di Nimis le aveva conferito tre anni fa. C’è purtroppo il rammarico di non averla potuta riavere per l’ultimo scorcio di vita, come lei tanto desiderava, a causa di una serie di circostanze sfavorevoli, non ultima questa emergenza sanitaria, come è emerso anche dalle parole commosse di Antonella Bozzato, che con la suora, per tanti anni, ha avuto il privilegio di un legame speciale, tanto da mantenere costanti contatti anche in questi anni di sofferta lontananza.  “Grazie a lei – ha detto – ogni porta, pur chiusa, si apriva. E, nel suo nome, questo è continuato anche dopo la sua partenza”. Affettuose parole di ricordo anche da parte di Gianni Paganello e Rita Monai. Tutti loro, con altrettanto rammarico e con accenti diversi, hanno tratteggiato la figura di questa piccola, grande suora che rimarrà indelebile nei cuori di quanti l’hanno conosciuta nell’Asilo infantile che monsignor Beniamino Alessio istituì con coraggio mentre infuriava la Grande Guerra. Una scuola materna che suor Rosalba, rientrata a Nimis dopo la parentesi udinese alla Casa dell’Immacolata, ha diretto fino a quando le forze glielo hanno consentito, prima di ritirarsi, con dispiacere, per il meritato riposo richiesto dall’età molto avanzata. E gli occhi li ha chiusi a Bassano del Grappa, assistita dalle consorelle di Casa Gerosa che hanno inviato alla comunità un messaggio di partecipazione al suo cordoglio, fatto proprio anche dalle suore della materna di Fagagna che hanno voluto essere presenti per dirle il loro “mandi”.

Il saluto di Antonella Bozzato.

Adesso suor Rosalba – nata Cepparo, a Casarsa della Delizia, il 19 gennaio 1921 – è dunque tornata finalmente a casa, riaccolta in quella scuola materna che l’ha vista instancabile per oltre sessant’anni. E ora riposa in quella tomba che Nimis ha voluto riservarle per averla sempre con sè. “Perché ci ha tanto amati – aveva detto ancora il parroco all’omelia -, ma anche Nimis le ha voluto bene e ne ha ricambiato l’affetto”.

Suor Rosalba a Bassano in febbraio.

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In copertina, la sorridente immagine di suor Rosalba che accoglieva nell’Asilo dove era stata allestita la camera ardente.

Volpe sotto i Gelsi e Slow Food: un pasto che aiuta i poveri

Cresce la solidarietà in tempi di emergenza Coronavirus: la fattoria didattica e sociale La Volpe sotto i Gelsi di San Vito al Tagliamento ha attivato il nuovo servizio di “Pasto Sospeso” assieme ai ristoratori che fanno parte della Condotta Slow Food del Pordenonese. I clienti della cooperativa sociale possono pagare un pasto completo, che sarà realizzato con i prodotti della fattoria sociale da alcuni cuochi e quindi donato alla Caritas Diocesana di Concordia Pordenone oppure ai Servizi Sociali del territorio. Un’altra iniziativa col cuore de La Volpe sotto i Gelsi che, nelle ultime settimane, ha anche rifornito settimanalmente di prodotti coltivati secondo il metodo biologico, anche nel proprio orto in conversione, oltre 500 famiglie con le consegne a domicilio nei periodi in cui il lockdown era più esteso.

Un volontario del progetto solidale.

“Mutualità e resilienza sono caratteristiche intrinsece della nostra cooperativa sociale e per questo – hanno spiegato Marco Cepparo, responsabile de La Volpe, e Paolo Emilio De Simon, ideatore di questo progetto – vogliamo dare, in questa Fase 2 dell’emergenza, un segnale forte di assistenza alle famiglie che fanno più fatica a tirare avanti. Abbiamo colto al volo la proposta di Roberto Peduto, presidente della Condotta, e grazie ai cuochi dell’Alleanza SLow Food che si sono resi disponibili, ovvero Dario Martina dell’Osteria da Afro a Spilimbergo, Federico Mariutti dell’Osteria Turlonia di Fiume Veneto e Mady Lena dell’Antica Trattoria Vigna di Castelnovo del Friuli, abbiamo ideato questo nuovo kit solidale: chi vorrà potrà donare non solo del cibo, ma addirittura un pasto completo già cucinato e pronto per essere mangiato a persone in difficoltà, regalando loro speranza e un sorriso”. Già da subito sarà possibile acquistare il nuovo kit (Pranzo Sospeso Slow Food) composto da primo, secondo e un contorno o dolce al costo di 15 euro. Le pietanze saranno cucinate e confezionate dai cuochi con prodotti dell’orto della Volpe sotto i Gelsi oppure quelli coltivati biologicamente dalle aziende del territorio e che vengono venduti nelle ceste BioKit.

“Si tratta di un’iniziativa di solidarietà per chi si trova in difficoltà economica – ha aggiunto De Simon -, ma anche di una forma di sostegno ai produttori locali e al mondo della ristorazione. Vogliamo in particolare ringraziare i ristoratori nostri partner in questa nuova iniziativa, perché prepareranno i piatti con loro ricette, i prodotti del nostro orto coltivati secondo i metodi della coltivazione biologica e prodotti tradizionali regionali al costo vivo, come segnale di solidarietà. Ci fa piacere anche raccontare – ha concluso De Simon – che abbiamo appena consegnato due Biokit completi di prodotti alimentari e di prima necessità alla Caritas di Casarsa, regalati da due nostri utenti. Speriamo che altre persone aderiscano a queste nostre iniziative, per dare vita ad un circolo di solidarietà su tutto il nostro territorio”.

Il Casale di San Vito al Tagliamento.

Per iscriversi al servizio, è sufficiente inviare un messaggio whatsapp al numero 340.3352556, scrivendo il proprio nome e la provenienza e si verrà subito ricontattati. In alternativa si può fare tutto via computer o smartphone, cliccando al seguente link https://tinyurl.com/LeCestedellaVolpe-BioKit per iscriversi al servizio e ricevere tutte le istruzioni necessarie.

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In copertina, la consegna del Biokit alla Caritas di Concordia-Pordenone.

Cerca, prenota, accedi: ecco Eilo startup anti-assembramenti

Cerca, prenota, accedi. Ad accompagnare il nome della nuova app Eilo (www.eilo.it), disponibile dal 1° giugno, c’è una promessa di semplicità per poter aiutare i cittadini, ma soprattutto ristoratori, baristi, parrucchieri, estetisti, operatori del turismo a gestire le prenotazioni e gli accessi, evitando sovrapposizioni e assembramenti, in questa Fase 2 che li vedrà presto tornare al lavoro dopo due pesantissimi mesi di lockdown. A presentarla, a supportarne l’avvio e a promuoverne l’utilizzo gratuito è la Camera di Commercio di Pordenone-Udine, in collaborazione con Confcommercio e Confartigianato. A realizzarla, il team friulano di Eilo, startup che con il suo amministratore delegato Pietro Antonini ha presentato alla stampa le funzionalità della nuova applicazione, assieme al presidente camerale Giovanni Da Pozzo.

«Dapprima il necessario “fermo” è stato subìto praticamente da tutta l’economia. Ora, nella Fase 2, tante misure di sicurezza e distanziamento sociale vanno a pesare ulteriormente su alcune categorie di imprenditori in particolare. Con questa app speriamo di dare loro una mano a gestire almeno le difficoltà aggiuntive di questo momento, che non sappiamo quanto durerà, e confidiamo di poter alleviare almeno in parte il carico che devono sopportare, immaginando possa essere utile anche nel lungo periodo per organizzare al meglio il lavoro». Commenta così il presidente Da Pozzo l’idea di sostenere l’avvio, fino alla fine dell’anno, di quest’applicazione tramite la Camera di Commercio e le categorie, in modo da rendere la prima sperimentazione priva di aggravi a carico delle imprese.
Per ottenere Eilo è sufficiente scaricare l’app sul proprio smartphone (a partire da giugno, conclusa la fase di test – ora tutte le info su eilo.it). L’utente può scoprire rapidamente quali sono le attività vicine, usando anche filtri per cercare fra le diverse categorie o ricercare l’attività che interessa per nome. Quindi può selezionare il servizio che vuole prenotare, scegliere data e ora e indicare per quante persone effettuare la presentazione. Al momento dell’appuntamento, è sufficiente presentarsi e scansionare il Qr Code all’ingresso del locale per accedere. In questo modo l’imprenditore visualizzerà subito la prenotazione e sarà quindi agevolato nel gestire gli ingressi e le permanenze di persone nel locale, evitando assembramenti. Dalla parte dell’impresa, basta registrarsi sull’app e compilare i dati della propria attività e dell’organizzazione degli appuntamenti, quindi stampare il Qr ed esporlo sull’ingresso.

La potenziale platea di Eilo, dal lato imprenditoriale, è piuttosto ampia e fa riferimento a tantissime attività, bar e ristoranti, parrucchieri ed estetisti, operatori del turismo, uffici di professionisti e negozi in genere. Solo tra bar e ristoranti sono oltre 6.800 le imprese nei territori delle province di Pordenone e Udine potenziali fruitrici, mentre di acconciatori ce n’è quasi 3 mila, iscritti nel Registro imprese dell’ente camerale. Ma la app può interessare come detto un’utenza aziendale più che varia e senza limite di settore.
A spiegare com’è nata Eilo è l’ad Antonini. «La nostra app nasce con l’intento di agevolare imprenditori e cittadini durante la Fase 2 della pandemia. Abbiamo deciso di mettere a disposizione le nostre competenze e le nostre tecnologie per fornire uno strumento semplice ed efficace che sia di aiuto concreto per rispettare le normative e semplificare la vita di tutti coloro che la utilizzeranno». Eilo è una startup innovativa costituita da un team che già da tempo opera nel settore dello sviluppo tecnologico e della digitalizzazione dei processi. La squadra di Eilo è tutta Made in Friuli e ha lavorato intensamente in queste ultime settimane per mettere a punto questa nuova applicazione.

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In copertina e all’interno la videoconferenza alla Cciaa Pn-Ud.

Artigianato Fvg, le donne pagano il prezzo più alto. «Un piano per ripartire»

Pronte a ripartire, ma con cautela e con tanti punti di domanda. E’ questo lo spirito che accompagna verso la riapertura di lunedì prossimo, 18 maggio, le 2.624 imprese artigiane guidate da donne in Friuli Venezia Giulia che a tutt’oggi sono sospese. Ancora una volta sono queste ultime ad aver pagato il prezzo più alto all’emergenza. Lo dicono i numeri dell’ultimo report elaborato dall’ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine a partire dai dati di Unioncamere-Infocamere. Un report che mette a fuoco l’impatto di genere del lockdown svelando come siano appunto le imprese femminili ad aver patito di più. Numeri alla mano.

La fase due, scattata lo scorso 4 maggio, non ha infatti interessato tutti e in particolare ha tagliato fuori gran parte delle imprese individuali guidate da donne. Sul totale delle imprese artigiane tornate in attività, quelle femminili rappresentano appena il 10,4%, 1.829 su 15.842, al contrario, balzano oltre il 71% se si considerano quelle sospese. Sul totale delle imprese individuali artigiane con titolare femmina il 58,9% è ancora fermo, 2.624 su 4.453, il quadruplo del dato complessivo (15,2%), dieci volte tanto la percentuale di sospensioni tra le imprese individuali con titolare maschio (6,1%). A livello territoriale paga il prezzo più alto l’ex provincia di Gorizia, dove sono sospese il 63,5% delle imprese individuali con una donna alla guida, seguita da quelle di Pordenone con il 59,9%, Udine con il 58,1% e infine Trieste con il 57,2%. «Ante Covid – commenta la presidente del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Udine, Filomena Avolio – l’imprenditoria femminile cresceva, ora invece ci ritroviamo a fare i conti con una nuova battuta d’arresto e con le conseguenze che ne deriveranno. Se da un certo punto di vista, infatti, la ripartenza di lunedì non può che essere considerata una buona notizia per le imprese, dall’altro porterà in dote nuovi problemi a meno non la si accompagni con adeguati strumenti». Il rischio, infatti, è che a pagarne il prezzo siano proprio le donne, che la marcia sulla strada dei diritti si arresti e che il conto finale sia salatissimo, con aziende costrette ad abbassare le serrande.

Welfare. Il problema principe che si pone per molte realtà a guida femminile con la riapertura di lunedì è legato alla cura della famiglia: dai figli ai genitori anziani. Al riavvio praticamente completo delle attività economiche non corrisponderà infatti una riapertura delle scuole. Se a questo si aggiunge l’impossibilità di contare sulle reti di protezione familiare ecco che la ripartenza per le imprenditrici rischia di trasformarsi in un nuovo momento di difficoltà. «Per far fronte a queste situazioni – dichiara Avolio – non basteranno le misure di contenimento e vari bonus, spesso insostenibili se consideriamo che ci vorrà tempo per recuperare i livelli di reddito pre-Covid e che in ogni caso ci sono 2/3 mesi di perdita netta di fatturato. Abbiamo bisogno di un piano, di indicazioni chiare, di strumenti che non scarichino gli oneri solo sulle imprese”.

Previdenza. L’incidenza femminile delle domande per il bonus di 600 euro transitate dal patronato di Confartigianato Udine è del 20,7% tra i titolari, ma sale al 37,7% tra i collaboratori. «Per questi ultimi il calo di fatturato aziendale potrebbe mettere particolarmente a rischio la regolarità della contribuzione previdenziale e più in generale la possibilità di ottenere una retribuzione – sottolinea ancora Avolio – in altre parole questa fascia di lavoratrici autonome appare ancora più esposta ai contraccolpi negativi dell’emergenza Coronavirus. Ogni intervento sulla sostenibilità del peso contributivo a carico di tutte le artigiane, e in particolare di queste figure, risulterebbe dunque particolarmente positivo per la salvaguardia del relativo reddito e del percorso contributivo verso la pensione. Buona – continua la presidente del Movimento donne impresa – è l’idea di riconoscere contributi figurativi a fronte del lavoro di cura che spesso resta a carico del femminile».

Futuro. Particolarmente importante sarà stimolare l’avvio di nuove iniziative da parte delle donne, in nuovi settori e con nuovi modelli di business, specie se, come prevedibile, si restringeranno le possibilità di fare impresa in modo sostenibile nel terziario tradizionale (servizi alla persona, ristorazione-ospitalità). «Dovranno essere incoraggiate le iniziative nel terziario avanzato, oltre che in settori manifatturieri con prospettive di sviluppo – conclude Avolio – A questo proposito, speriamo che in Fvg possa prender corpo una misura ad hoc per sostenere, incentivare e far crescere le imprese femminili. Il tutto, non dimentichiamolo, con la massima attenzione che il momento impone sul fronte delle misure di sicurezza. Anche in questo senso chiediamo alle istituzioni che ci diano indicazioni chiare, che nulla sia lasciato al caso. Per l’artigianato, specie femminile, un’altra emergenza avrebbe effetti devastanti».

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In copertina, Filomena Avolio, presidente del Movimento Donne Impresa Confartigianato Udine.

Emergenza sanitaria ed ente pubblico: Ute Pn dà la parola agli esperti

Ente pubblico e cittadini, fra lockdown e prove di fase 2: si moltiplicano le questioni calde e tutto lascia pensare che i prossimi mesi saranno ad alto rischio di esclusione sociale. In agguato ci sono le nuove povertà, l’aumento della disoccupazione e dei lavori precari, i temi legati a sanità e popolazione anziana, persone con handicap e molti altri fattori causa di emarginazione. «Per questo – spiega la presidente dell’Università della Terza Età di Pordenone, Adriana Predonzan – Ute ha deciso di programmare per il pubblico web tre incontri–intervista con interlocutori chiave sul versante del disagio sociale. Si tratta di Miralda Lisetto, dirigente responsabile del Servizio sociale dei Comuni di Pordenone, Cordenons, Porcia, Roveredo in Piano, San Quirino e Zoppola; Elisa Giuseppin, responsabile delle politiche di conciliazione, e Hanna Genuzio, politiche europee, della Cooperativa sociale Fai, operante in molti servizi sociali e sanitari a Pordenone e in altre località del Friuli e del Veneto; e del direttore della Caritas Diocesana, Andrea Barachino. Compresse ogni giorno da informazioni allarmanti per le nostre vite, le persone cercando di uscire dall’isolamento e dal disorientamento che notizie contraddittorie sul fronte sanitario ed economico producono. Insieme ai nostri ospiti capiremo meglio come si muove in questo momento l’ente pubblico e il privato sociale per evitare l’esclusione sociale della cittadinanza che, per cause diverse ma riconducibili ai provvedimenti di contenimento del coronavirus, si trova in situazione critica». Le interviste saranno online sui canali social/youtube dell’Ute Pordenone e del Centro Culturale Casa Zanussi di Pordenone venerdì 15 e lunedì 18 maggio, nonché lunedì 1 giugno, alle ore 11.30.

Miralda Lisetto


A Miralda Lisetto, dirigente responsabile del Servizio sociale dei Comuni dell’Ambito Territoriale Noncello, abbiamo chiesto di raccontarci il bacino di utenza che si rivolge oggi ai servizi sociali e come si è attrezzato il servizio pubblico per rispondere ai nuovi bisogni: come si è affrontato il tema dei criteri di erogazione, come vengono gestite le nuove sofferenze, come si guarda a una seconda fase della pandemia. Con Elisa Giuseppin e Hanna Genuzio, della cooperativa sociale Fai – che ha in gestione diretta alcune comunità alloggio come Casa Colvera a Pordenone, e gestisce per conto di enti pubblici Centri diurni e servizi socio-assistenziali in Friuli e Veneto (a Pordenone per esempio Casa Serena e Umberto I, nonché la struttura per disabili dell’Anfass) –, si indagherà l’intervento della cooperazione sociale in questo periodo: in particolare, quella che gestisce servizi socio-sanitari quali le case di riposo, le strutture per handicap, le residenze sanitarie assistenziali, i servizi educativi all’infanzia «Queste cooperative sociali – osserva ancora Adriana Predonzan – rappresentano una realtà importante sia sotto il profilo occupazionale con centinaia di migliaia di addetti in tutta Italia, sia sotto quello dell’erogazione di servizi, specie quelli sociali, sanitari, educativi ed assistenziali esternalizzati dagli enti pubblici. Di quanta creatività c’è stato e c’è tuttora bisogno per rassicurare o tranquillizzare le persone ospiti nelle strutture gestite ed i loro familiari che non possono avvicinarle? Come evolve l’azione dopo l’esperienza Covid? Questi e altri interrogativi nei reportage sociali che UTE ha prodotto in queste settimane». Infine, Andrea Barachino, direttore della Caritas diocesana, in particolare focalizzerà sul servizio dell’Emporio solidale di via Montereale 1, spiegando come viene gestita l’attività in questo periodo, come può accedere chi necessita dell’aiuto alimentare, come funziona l’ospitalità della Locanda per l’accoglienza dei senzatetto in questa situazione di emergenza sanitaria e come viene gestita la situazione di accoglienza a Casa Madonna Pellegrina. E per concludere ricordiamo che Ute Pordenone ogni anno propone al Centro Culturale Casa Zanussi oltre una trentina di corsi, e non mancano le proposte laboratoriali, perché il lavoro in piccoli gruppi favorisce la socialità e le amicizie.

Andrea Barachino


Info e dettagli www.centroculturapordenone.it/ute

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In copertina, Elisa Giuseppin e Hanna Genuzio della coperativa sociale Fai.

Friulia e Civibank a fianco delle micro e piccole imprese

Il consiglio di amministrazione di Friulia ha dato il via libera all’aggiornamento della Convenzione sottoscritta con la Banca di Cividale, lo scorso 2 dicembre, relativa ai prestiti per le micro e piccole imprese della nostra regione. In particolare, è stata aumentata la durata dei finanziamenti erogabili da Civibank, che da ora in poi potrà perfezionare prestiti a valere sulla Liquidity Facility alle aziende per una durata fino a 72 mesi rispetto ai 36 inizialmente previsti. I finanziamenti beneficeranno di 4 milioni di euro di dotazione messi a disposizione dalla Finanziaria regionalea a titolo gratuito. La maggior durata dei prestiti è riconosciuta per tutte le erogazioni fino a 25 mila euro effettuate entro il 31 dicembre 2020.

Federica Seganti e Massimiliamo Fedriga, ledear di Friulia e Regione.

L’aggiornamento della Convenzione – come informa un comunicato – rientra nel piano di sostegno alle micro e piccole imprese portato avanti da Friulia con il supporto di Civibank, proprio grazie alla formula del Liquidity Facility. Si tratta di uno strumento importante, che sta già riscontrando un notevole successo, come dimostrano i dati di Civibank, che al 31 marzo ha già effettuato finanziamenti pari ad oltre 1,2 milioni di euro (con un taglio medio di circa 45mila euro ciascuno) a 27 diverse micro imprese Fvg, consentendo così a tanti imprenditori locali di usufruire di finanziamenti concessi dalla banca a tassi promozionali.
Le misure per le micro e piccole imprese attivate da Friulia si aggiungono ai diversi interventi a sostegno delle aziende partecipate già avviati nelle scorse settimane. Tra le iniziative, che raggiungono un importo complessivo di 50 milioni di euro, sono comprese: l’assistenza consulenziale e finanziamenti a 24 mesi a tassi vantaggiosi e senza commissioni, lo slittamento di 12 mesi del pagamento di tutte le rate in scadenza entro il 31 dicembre 2020 senza alcun interesse aggiuntivo e la facoltà per le aziende in cui Friulia è in uscita, entro il 31 dicembre prossimo, di richiedere un nuovo intervento a condizioni economiche migliorative.

“Il nostro obiettivo è di sostenere il tessuto produttivo con ogni strumento possibile – ha sottolineato il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga -. Avvalendoci in questo caso del supporto della partecipata regionale Friulia, operiamo per facilitare la ripartenza delle attività dopo i mesi di lockdown. Le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, hanno bisogno di fiducia e di liquidità per affrontare la fase 2 e di misure che garantiscano una ripresa duratura. A fianco dei provvedimenti di tipo normativo, abbiamo pertanto deciso di mettere in campo una serie di azioni concrete orientate a favorire l’erogazione di prestiti di lungo periodo e agevolare l’accesso al credito, dedicando particolare attenzione alle realtà di dimensioni contenute sulle quali poggia buona parte dell’economia del nostro territorio”.

La presidente di Friulia, Federica Seganti, ha dichiarato: “Siamo ufficialmente entrati nella fase 2, quella in cui le aziende inizieranno a riprendere le attività cercando di recuperare il tempo perso a marzo e aprile. È chiaro, però, che da qui ai prossimi mesi sarà fondamentale il supporto finanziario fornito dalle banche e supportato dal Governo, per iniettare liquidità nel tessuto economico imprenditoriale e far ripartire il Paese. Noi di Friulia, già da diverse settimane, abbiamo messo in campo importanti strumenti pensati per le micro e piccole imprese e per le Pmi, che rappresentano il cuore pulsante della nostra regione. Grazie all’aggiornamento della Convenzione con Civibank contiamo dunque di rendere più semplice e agevole l’accesso al credito agli imprenditori locali che dovranno sostenere le spese di ripartenza”.

Michela Del Piero, presidente dell’Istituto di credito cividalese.

“Nessuno potrà mai sostituire il ruolo delle istituzioni locali in ogni settore, soprattutto in campo creditizio. Questo accordo – ha aggiunto infine Michela Del Piero, leader di Civibank – dimostra ancora una volta che gli enti territoriali sono sensibilmente ed efficacemente pronti e agili a sostenere le imprese locali nei momenti difficili come pure in quelli ordinari. Dalla collaborazione attiva con la finanziaria regionale a quella con i confidi, si può cogliere ancor meglio il ruolo di Civibank nel sostegno dell’economia regionale”.

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In copertina, la sede centrale di Civibank alle porte di Cividale.