Controllo di accessi e code: premiato progetto del Ceconi

Il Friuli Venezia Giulia si aggiudica un nuovo premio di Junior Achievement (JA) “Impresa in Azione”, grazie alla mini-impresa creata dagli studenti del Ceconi di Udine a cui è appena stata comunicata la vittoria della terza edizione del Premio Impresa 4.0, conferito da JA Italia e da ABB Italia, gruppo specializzato nel settore dell’energia e l’automazione. Gli studenti hanno avuto la possibilità di candidare le proprie idee attraverso progetti che sono stati valutati sulla base dei alcuni criteri: aderenza al tema digitale, innovazione, sostenibilità economica, potenziale di business e risultati già conseguiti. Il Premio Impresa 4.0 mira, attraverso percorsi didattici innovativi e l’aiuto di volontari qualificati, a creare una maggiore consapevolezza sul mondo del digitale, ora più che mai imprescindibile nel panorama lavorativo contemporaneo.
Il progetto vincitore dell’edizione 2020 si chiama Eagle Entry ed è stato realizzato, come detto, dalla mini-impresa AMA Ja-Italia dell’Ipsia Ceconi. Si tratta di un sistema di controllo accessi rapido ed efficiente, applicabile al settore dell’organizzazione di eventi come concerti, eventi sportivi e culturali dove è indispensabile garantire sicurezza, efficienza e rapido smaltimento delle code, facendo leva sulle tecnologie digitali per offrire servizi aggiuntivi a clienti ed organizzatori. Una tecnologia che appare particolarmente utile, peraltro, in questo momento di ripartenza dopo la fase più acuta dell’emergenza sanitaria.
Gli studenti del Ceconi si uniranno così ai “colleghi” del Malignani, già vincitori della competizione interregionale, alla Biz Factory “virtuale” di Milano, il 5 giugno. In quell’occasione riceveranno il premio, durante la finale nazionale di Impresa in Azione, in cui si “affronteranno” tutti i progetti italiani risultati vincitori nelle sessioni locali per vincere il titolo di Migliore Impresa JA 2020.

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In copertina, ecco la sede dell’Ipsia Ceconi in via Manzoni a Udine.

Coronavirus travolge l’artigianato Fvg: previsti danni per 1,2 miliardi

Un miliardo e 200 milioni di euro di perdita a livello regionale, 600 milioni nella sola provincia di Udine. E’ quanto stimano di perdere le imprese artigiane nel 2020 secondo un sondaggio online promosso dall’ufficio studi di Confartigianato Udine che ha coinvolto, tra il 22 e il 27 maggio, 161 imprese rappresentative di tutti i settori. «Abbiamo voluto indagare come sta andando la ripresa a una settimana dal via della Fase 2 – spiega il presidente di Confartigianato Udine e Friuli Venezia Giulia, Graziano Tilatti -. Il dato più preoccupante che emerge da questa fotografia è quello relativo alla previsione sul fatturato. Stando a quanto dichiarato dalle imprese, infatti, la perdita in termini di volumi d’affari per il 2020 in provincia di Udine sarà di ben il 35% quest’anno, che tradotto in euro significa 600 milioni in meno rispetto al 2019 e ben 1,2 miliardi se proiettiamo il dato a livello Fvg, con un calo medio di oltre 40mila euro per azienda».
«Ci eravamo illusi che l’effetto della pandemia potesse essere più contenuto e invece questi dati ce lo mostrano in tutta la sua gravità – prosegue Tilatti -. Non possiamo che prenderne atto e rimboccarci ancor più le maniche, fiduciosi e determinati a tenere la barra dritta. Con due obiettivi: il primo è quello di tenere in vita le imprese, il secondo trovare nuovi canali di sviluppo. Per far questo dovremo anzitutto capire quale sarà il futuro modello economico e sulla base di quello mettere in campo misure adatte. Bene quelle varate fin qui, ma non possiamo pensare che bastino strumenti pensati per un mondo che non c’è più – conclude il presidente degli artigiani -, dobbiamo essere capaci di guardare oltre, di immaginare un nuovo sistema e accompagnarlo con misure innovative».

Tornando al sondaggio, la perdita accomuna tutti i settori dell’artigianato che soffrono però gli effetti del Covid-19 con pesi diversi. Stando alle risposte date, sono le imprese del comparto artistico e moda a patire di più, con una perdita di fatturato nell’ordine della metà rispetto all’anno scorso (-49%), seguono quelle attive nei settori di manifatture e subforniture (-44%), autoriparazioni e trasporti (-43%) e dagli impiantisti (-42%). Viceversa, il calo più contenuto si registra nell’alimentare (-24%). La perdita è legata ai settori, ma anche alla durata del lockdown, molto diversa a seconda del business aziendale. Il 64% degli artigiani aveva infatti già riaperto prima del 18 maggio, il 30% – comprese le realtà che potevano operare solo per asporto o a domicilio – ha riaperto dal 18 maggio, il 4% – pari a 7 casi – non ha ancora riaperto in parte per via del mercato completamente azzerato dall’emergenza, in parte per la necessità di adeguarsi alle nuove misure di sicurezza.
Tra chi ha potuto riaprire già prima del 18 maggio, il calo percentuale di fatturato registrato da inizio emergenza ad oggi, rispetto al normale giro d’affari, è stato pari al 46%, mentre per le aziende che hanno appena riaperto, la perdita, calcolata sui primi giorni di ritorno alla normalità, si attesta al 34%. Rari i casi di incremento della clientela che riguardano in particolare gli acconciatori. Parrucchiere, ma anche estetiste e in generale i servizi alla persona sono state nelle ultime settimane le attività più attese tanto che alla riapertura si sono trovate a gestire carichi di lavoro straordinari tali da indurre 3 aziende su 4 (73%) a prolungare temporaneamente gli orari di apertura e 6 su 10 a incrementare il numero di giornate lavorative (60%).

Il settore dell’alimentazione è quello dove più frequentemente la riapertura al pubblico è stata accompagnata da un aumento della gamma di prodotti e servizi offerti alla clientela, strategia scelta dall’83% delle imprese del comparto e che complessivamente ha riguardato un’impresa su 4 (25%). I maggiori costi per garantire la salute e la sicurezza dei clienti in questa fase di emergenza sono stati scaricati sul prezzo finale da un artigiano su dieci (10%), la maggioranza assoluta degli imprenditori (57%) ha scelto di non aumentare i prezzi, con una contrazione dei margini di profitto. Il 33% non ha ancora ritoccato i prezzi, ma sta ancora valutando la sostenibilità economica di questa scelta.

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In copertina, il presidente degli artigiani Fvg Graziano Tilatti.

Essere giovani europei: i ragazzi Fvg incontrano Elly Schlein

Elly Schlein, già europarlamentare, e da qualche mese giovane (ha 35 anni) vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, sarà “ospite” (oggi 29 maggio, alle 17, sul canale Instagram youropematters_italia) dei ragazzi di “Yourope Matters”, un progetto di peer education finanziato dalla Comunità Europea, nell’ambito del bando Erasmus+, e dalla Regione Friuli Venezia Giulia all’interno del bando cultura.

CINQUE PAESI UE COINVOLTI – Realizzato dall’associazione culturale Mec e dalla cooperativa Puntozero di Udine (con “Minoranza creativa” e “Centro giovani” di Pozzuolo) “Yourope Matters” coinvolge circa 30 ragazzi, del Fvg, fra i 18 e i 22 anni. «Il percorso – ha spiegato Francesco Rossi di Puntozero – doveva essere originariamente fatto in presenza, nelle scuole. In questo senso, devo dire, è stato interessante vedere come l’emergenza Covid-19 abbia trasformato tutta l’esperienza rendendola, paradossalmente, quasi più interessante. I ragazzi, infatti, in maniera del tutto autonoma, si incontrano on-line, discutono delle tematiche, hanno pianificato una vera e propria campagna Instagram che per un mese toccherà quattro topic diversi. Intervisteranno esperti, ma soprattutto coinvolgeranno i loro pari». Parallelamente, in altri quattro Paesi europei (Francia, Germania, Macedonia e Polonia) altri gruppi stanno facendo la stessa esperienza e durante queste quattro settimane ci saranno anche momenti di contatto fra loro. «Il progetto – ha ricordato Rossi – proseguirà fino a dicembre quando sarà fatta una presentazione finale a Strasburgo, almeno secondo il piano originale».

ESSERE CITTADINI EUROPEI – Questi giovanissimi sono quindi gli attori principali del programma di divulgazione umanistica: spetterà a loro sensibilizzare i coetanei sui valori dell’essere cittadini europei. Per farlo hanno scelto quattro macro-aree di discussione: la quarantena; il modo di fare informazione attraverso le nuove tecnologie; il cambiamento climatico; i loro sogni e il loro futuro. Tutto sarà raccontato sui social: «Abbiamo iniziato il progetto da zero poco più di un mese fa – ha spiegato Anna Rapone, una dei ragazzi che fanno parte del team -. Da qualche giorno abbiamo cominciato a pubblicare sul canale (https://www.instagram.com/youropematters_italia/), che ci piace definire come “il nostro condominio virtuale”. Prima di tutto ci siamo occupati di scegliere il mezzo. Instagram ci è parso quello che arriva di più alla nostra generazione, in questo momento storico. Poi abbiamo pensato ai contenuti e a come strutturarli. In questo mese cercheremo di capire che impatto potremo avere sugli altri attraverso una riflessione corale su tematiche che riteniamo stiano a cuore anche ai nostri coetanei. Quindi ogni settimana affronteremo uno degli argomenti – ha spiegato Anna – declinandoli al passato, al presente e al futuro. Utilizzeremo foto, video, monteremo delle discussioni che abbiamo avuto fra di noi, faremo delle live e ospiteremo dei “volti noti”. Il prossimo appuntamento sarà con Elly Schlein (venerdì 29 maggio, alle 17, per accedere alla live basterà entrare sul canale Instagram youropematters_italia dove sarà indicato i link per assistere al dibattito), ne abbiamo già avuto uno con il vicepresidente di vicino-lontano, Paolo Ermano. I primi di giugno, invece, parleremo con David Puente. Quindi l’invito per tutti è quello di seguirci!».

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In copertina, Elly Schlein in una immagine tratta da Wikipedia.

La salute è (ancora) un diritto? Domani viaggio con Cirri su Rai3

La salute è (ancora) un diritto? Tutti ce lo siamo chiesti nelle settimane più intense della crisi pandemica Covid-19. Mentre le terapie intensive erano sull’orlo del collasso, e gli italiani in lockdown sull’orlo di una crisi di nervi, migliaia di medici e infermieri che abbiamo applaudito dai balconi e definito eroi con il loro coraggio e la loro tenacia hanno contribuito, anche a costo della vita, a farci pensare che sì, la salute in Italia sia effettivamente un diritto, tutelato dalla carta costituzionale e, nei fatti, dal Servizio sanitario nazionale istituito per legge il 23 dicembre 1978. Che in un anno garantisce 23.600.000 accessi al pronto soccorso, 53 milioni di giornate di degenza e 579 milioni di ricette.
Da tempo un cittadino qualunque, Massimo Cirri – nella vita psicologo ma anche ideatore e conduttore di un programma cult della radio italiana, Caterpillar, in onda su Rai Radio2 – aveva iniziato ad interrogarsi su questa straordinaria macchina, il Servizio sanitario nazionale, che fornisce cure, assistenza, accertamenti, medicine a tutti e senza chiedere denaro. Una malattia grave, di quelle che interrogano sulla vita e sulla morte, ha attraversato Massimo. È stato curato bene, è guarito. È tornato a fare il suo lavoro di conduttore radiofonico. Quest’anno Massimo Cirri, come tutti, ha trascorso mesi chiuso in casa, mentre medici e infermieri si spendevano senza sosta per salvare vite. Offrendo, così come prima del virus, prestazioni completamente gratuite a cittadini che non devono esibire coperture assicurative o bancomat per vedere riconosciuto il loro diritto alla salute e alle cure.

Massimo Cirri

Ma da dove arriva questa visione del mondo? Ce lo racconta il documentario “Quello che serve. Un viaggio nelle radici del Servizio sanitario nazionale”, in onda in anteprima su Rai3 domani 29 maggio alle 23.15, scritto da Massimo Cirri con Chiara D’Ambros che firma la regia, condotto dallo stesso Cirri attraverso dialoghi e visite in molte sedi della sanità pubblica, da Milano a Ravenna a Padova, Vicenza, Recoaro e Schio, attraversando un appassionato Nord-Est che prima del Coronavirus scendeva in piazza per difendere il Servizio sanitario dalle politiche di esternalizzazione e privatizzazione. Interrogandosi sulla natura, sui presupposti e sulla portata del Servizio sanitario nazionale, Massimo Cirri incontra Gino Strada, Milena Gabanelli, Umberto Galimberti, l’epidemiologo inglese Sir Michael Marmot, Giacomo Grasselli, anestesista rianimatore e coordinatore delle terapie intensive della Lombardi. E intervista gli operatori dell’elisoccorso di Ravenna, che ti vengono a prendere in 8 minuti al costo di 3 euro e mezzo all’anno a cittadino. Visita il Centro cardiochirurgico d’eccellenza di Padova, ritrova le due oncologhe dell’Istituto Tumori che lo hanno curato – per dir loro della gratitudine –, conversa con due infermiere, un’ostetrica e una mamma che si ricorda com’era prima, quando il Servizio sanitario nazionale non c’era: figure che definiremmo “ordinarie” della sanità di ieri e di oggi, e che subito ci sembrano straordinarie per impegno e umanità.

Alla ricerca delle radici profonde del Ssn, Cirri ritrova poi una donna coraggiosa, Tina Anselmi, ritrova Aldo Aniasi e una Repubblica partigiana, ci permette di scoprire piccoli grandi esempi dello straordinario capitale umano che incarna il valore profondo di questa risorsa pubblica. Ci porta così a ragionare su un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini, nessuno escluso: un Ssn a lungo dimenticato, dato per scontato, minacciato ma anche difeso strenuamente quando attaccato nelle sue prerogative di servizio pubblico. Riscoperto nel difficile periodo di pandemia. Ma riusciremo a ricordarcelo, dopo? Il viaggio nel Servizio Sanitario Nazionale è scandito dalle musiche di Stefano Bollani. Altan firma l’immagine portante del documentario e la compagnia di danza Arearea le coreografie.

ECCO CHI SONO

Massimo Cirri

Psicologo, conduttore radiofonico, scrittore e autore teatrale. È nato il 27 dicembre 1958 a Carmignano, in Toscana. Inizia la sua attività radiofonica negli anni ’80 a Radio Popolare, parallelamente a quella di psicologo. Dal 1997 lavora a Radio2, dove crea Caterpillar, il programma che ha lanciato “M’illumino di meno”, e di cui è ancora conduttore. Nel 2007 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro della Città di Milano.

Chiara D’Ambros

Film Maker, collabora con Report Rai3, dal 2017. Autrice e regista teatrale e radiofonica per Rai Radio2 e Radio3, dal 2010. Nata il 22 aprile 1978 a Valdagno, consegue nel 2009 un dottorato in Sociologia presso l’Università di Padova. Collabora dal 2014 con la testata online Globalist. Co-autrice di AAV storia di una B.rava R.agazza”, spettacolo vincitore della prima edizione del Premio Dante Cappelletti, nel 2004. Autrice e regista del documentario “Deai, Incontri. Un viaggio in Giappone”, 2016.

QUEL CHE SERVE. UN VIAGGIO NELLE RADICI DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
IN ONDA: Rai 3, venerdì 29 maggio ore 23.15
di Chiara D’Ambros e Massimo Cirri, regia di Chiara D’Ambros, con Massimo Cirri
e con Gino Strada, Milena Gabanelli, Umberto Galimberti, l’epidemiologo inglese Sir Micheal Marmot e molti operatori del Servizio sanitario nazionale.

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In copertina, Massimo Cirri mentre incontra i medici in un ospedale.

Casarsa, Piccolo Principe senza stop per i giovani di 4 Comuni

Nessuno stop alle attività per i giovani, durante il periodo di lockdown per l’emergenza Covid-19, da parte della cooperativa sociale Il Piccolo Principe che attualmente coordina le proposte educative per giovani e adolescenti nei Comuni di Casarsa della Delizia, Valvasone Arzene, San Martino al Tagliamento e Zoppola. Sono cambiate le modalità, ma è proseguita l’attività con diverse iniziative proposte dagli educatori come i giochi di società a distanza (sfruttando le videochat) e pure i contest artistici e le chiacchierate libere, per sopperire al periodo di grande difficoltà che i giovani dai 12 ai 25 anni hanno dovuto vivere a causa dell’isolamento sociale, la chiusura delle scuole e allo stop di tutte le attività sportive. Anche il volontariato è continuato in quei servizi della cooperativa sociale in cui è stato possibile garantire il distanziamento sociale. E ora si guarda al futuro, studiando nuove attività in presenza, nel rispetto delle normative, garantendo così una graduale ripresa della socializzazione alle fasce più giovani della popolazione.

“Sfruttando le più comuni piattaforme di videochat – ha spiegato Elisa Paiero, responsabile del settore giovani – sono nate diverse proposte a distanza: dai tradizionali giochi di società, riadattati in modalità web, alle attività d’espressione creativa e artistica delle proprie idee su tematiche proposte dagli educatori, ma anche occasioni di incontro a distanza per chiacchierare con leggerezza, la prosecuzione di attività di gruppo, avviate mesi prima, e finalizzate a realizzare idee, frutto della fantasia dei ragazzi. Il settore giovani, inoltre, ha deciso di continuare ad offrire opportunità di volontariato ai giovani, proseguendo in particolare le esperienze già avviate e ritagliando, nei servizi della cooperativa in cui è stato possibile, attività specifiche, realizzabili per il momento a distanza ma ricche di significato. I ragazzi e i giovani possono essere interlocutori preziosi con cui dialogare e da coinvolgere attivamente per costruire assieme il mondo che verrà: sono, infatti, ben consapevoli dell’importanza della corresponsabilità e del concetto di comunità , quale uniche risposte a problemi sempre più comuni”. Non solo, sono anche proseguite le attività in collaborazione con le scuole. “Un esempio importante da questo punto di vista – ha aggiunto l’esponente della cooperativa sociale – è la prosecuzione delle attività dei consigli comunali dei ragazzi, mantenuta nei Comuni di Casarsa e di Valvasone Arzene e San Martino, con l’obiettivo di valorizzare l’impegno dei giovani consiglieri e farli sentire parte della comunità, grazie a idee e suggerimenti, proposti da loro”.
Al centro degli obiettivi del Piccolo Principe, a Casarsa, la volontà di tutelare e promuovere il benessere dei ragazzi, di accompagnarli e in alcuni casi sorreggerli nel loro cammino di crescita, sapendoli ascoltare e imparando ad accogliere le loro domande. “La grande sfida ora – ha concluso Elisa Paiero – sarà adattare nuovamente il servizio alle prossime fasi che vedono una graduale ripresa della socializzazione e la possibilità quindi di realizzare in presenza alcune attività: una sfida a cui il settore sta già pensando da settimane e su cui è pronto ad avanzare diverse proposte innovative, grazie alla collaborazione del territorio, delle associazioni e delle agenzie educative. Mai come ora abbiamo la consapevolezza di quanto sia importante lavorare in rete nella propria comunità, mettendo a disposizione le proprie competenze specifiche per comporre assieme un unico grande puzzle, capace di dare risposta ai diversi bisogni del proprio territorio”.

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In copertina, Espressioni di libertà del Progetto Giovani a Casarsa.

Emergenza Covid: Porcia “On Demand” per i disabili

Una soluzione informatica nata per fronteggiare l’emergenza Covid-19, ma che sarà utile anche in futuro per fornire servizi socio-educativi a distanza: la cooperativa Il Giglio di Porcia, associata a Confcooperative Pordenone, ha ideato il progetto “GShare: Il Giglio On Demand”, per garantire un servizio innovativo alle persone con disabilità e supportare le loro famiglie, abbattendo ogni tipo di barriera geografica. Fin da metà marzo i responsabili del centro hanno messo in atto chiamate telefoniche, videochiamate, nonché un gruppo WhatsApp in cui gli utenti dei centri gestiti da Il Giglio e gli operatori possono chattare, non lasciando nessuno da solo, ma ora l’offerta ha anche un vero e proprio strumento digitale strutturato.

“Si tratta – spiega Mattia Galli responsabile dell’area strategica della cooperativa – di una videoteca on demand ad hoc per le persone con disabilità dove vengono caricati vari video istruttivi e tutorial realizzati dai nostri professionisti, talvolta con l’ausilio di alcuni utenti in carico ai nostri servizi tramite convenzioni con l’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale, i quali condividono il know-how acquisito in aula e sul campo, così da permettere ai familiari di avere a disposizione tutte le informazioni necessarie per poter gestire al meglio i propri cari quando sono a casa”.
Il metodo ed il linguaggio utilizzati durante i video sono comprensibili e fruibili anche per le persone con disabilità che, volendo, possono seguire il tutto da casa in autonomia o, dove necessario, con l’aiuto di un proprio caro. GShare è suddiviso in 5 aree tematiche che sono 5: Cura di Sé; Cura di Ambienti ed Oggetti Personali; Affettivo-Relazionale; Motoria; Operativo-Espressiva. C’è inoltre l’area speciale, per questa fase emergenziale, incentrata sulla Prevenzione da Covid-19. Per fare qualche esempio: ci sono video che supportano nelle attività di tutti i giorni, come prepararsi un caffé o un panino, video dedicati ai laboratori manuali espressivi, tutorial su come farsi un trucco perfetto e molti altri.

“La videoteca – aggiunge Galli – verrà costantemente aggiornata con nuovi video e tutorial all’indirizzo web www.ilgiglioporcia.it. Una volta avviata a pieno regime, è prevista nel breve termine la creazione di un’app dedicata. Uno degli obiettivi principali di GShare è quello di promuovere l’autodeterminazione delle persone con disabilità, oltre che supportare le famiglie. Nella realizzazione del progetto sono stati fondamentali l’apporto e l’entusiasmo dimostrati da tutti i colleghi coinvolti”.
“L’emergenza Coronavirus – sottolinea Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – ha portato il Giglio come altre cooperative sociali a ideare soluzioni innovative per proseguire nella propria attività anche a distanza. Si tratta di strumenti che potranno essere utili anche in futuro e che, grazie alla condivisione tra le nostre associate e all’operazione Solidarietà cooperativa che abbiamo avviato per rispondere alla crisi, potranno generare nuove forme di cooperazione a servizio delle comunità”.

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In copertina e qui sopra i consigli su come indossare la mascherina e come rifare correttamente il letto.

Alzheimer, la memoria smarrita: da tutt’Italia a Trieste 150 racconti

Raccogliere storie di memoria, in particolare quella fragile e perduta, riunire testimonianze di chi è stato o si trova accanto a un malato di Alzheimer è al centro dell’iniziativa letteraria avviata nei mesi scorsi dall’Associazione de Banfield di Trieste con la collaborazione di Alzheimer Italia e con il coordinamento Associazioni Alzheimer Fvg. Il Concorso Letterario “La nonna sul pianeta blu”, unico nel suo genere a livello nazionale, era aperto in questi mesi a chiunque volesse inviare un breve racconto dedicato alla “memoria smarrita”. L’Associazione de Banfield, impegnata da oltre trent’anni nel sostegno e l’ascolto delle persone anziane non autosufficienti, è in prima linea, infatti, anche nel sostegno a chi si prende cura dei malati di Alzheimer, i cosiddetti caregiver, e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica su una problematica che solo in Italia coinvolge circa 1 milione e 200 mila persone. L’Associazione ha aperto, inoltre, quattro anni or sono una struttura completamente dedicata alla malattia di Alzheimer e ai caregiver.

Michela Marzano

In questo contesto è nato il Concorso letterario “La nonna sul pianeta blu”, un titolo ispirato ad una frase pronunciata proprio da una caregiver nel gruppo di sostegno che frequenta nella struttura triestina: quando le parlo mi guarda senza capire e mi sembra se ne stia là, sul suo pianeta blu… La giuria del concorso – composta dai giornalisti Enrico Grazioli, Enzo D’Antona, Leopoldo Petto e Cristiano Degano (presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia), dalla docente di letteratura Maria Cristina Benussi, dalla scrittrice Carla Carloni Mocavero e dal geriatra Gabriele Toigo – è presieduta da Michela Marzano. Filosofa, accademica, saggista italiana, già vincitrice del premio letterario Bancarella (“L’amore è tutto. È tutto ciò che so dell’amore”), il suo ultimo romanzo, “Idda”, parla proprio di memoria perduta e di vite rimesse in discussione dopo la comunicazione della diagnosi di malattia di Alzheimer.

Al Concorso, che aveva chiuso i termini di partecipazione lo scorso 31 gennaio, sono giunti circa 150 racconti da tutta Italia. La giuria ha scelto i 20 racconti vincitori che saranno pubblicati il prossimo settembre in un libro editato in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer. I racconti selezionati provengono da persone residenti su tutto il territorio nazionale, tra Milano, Torino, Rho, La Spezia, Trieste, Udine, Alba, Como, le province di Lucca e Chieti, per citare quelle rappresentate dai vincitori.
Nell’ambito di questi 20 scritti, 4 racconti hanno ricevuto anche una menzione speciale. La presidente Marzano ne ha scelti 3, si tratta degli scritti: “Lei” – di Nausica Manzi di Motedorisio in provincia di Chieti; “Senza nome”, di Serena Barsotelli proveniente da Camaiore, in provincia di Lucca; e “La patente nel cassetto delle posate”, di un’autrice, Martina Lusi, ancora della provincia di Chieti (Mozzagrogna). La stessa Marzano ha espresso queste motivazioni: Lei: “Mi ha colpito per la delicatezza con cui viene raccontato il rapporto tra la voce narrante e Linda, la scrittura tersa, l’inno all’amore”, Senza nome: “Sono rimasta colpita dallo sforzo di narrativizzare soprattutto attraverso i dialoghi, che sono spesso una sfida per chiunque scriva”; La patente nel cassetto delle posate: “bello e intenso l’intreccio familiare tra padre, nipote e nonna, in cui si cercano di mostrare le reazioni diverse di fronte alla malattia di una persona cara”. L’Ordine regionale dei giornalisti, in giuria appunto con il presidente Degano, ha selezionato, invece, per la menzione speciale il racconto “Rosalba”. della triestina Patrizia Sorrentino.
Dei 20 racconti vincitori, altri 4 appartengono ad autori regionali: le triestine Erica Bonanni con “Questione di percezione”, Lucia Catalano con “Sempre bellissima” e Lulù Jacini con “Io e te”, e l’udinese Annarosa Di Guida con il racconto “Nina dammi la mano”.

Patrizia Sorrentino

 

Casa Zanussi, a Pordenone domani riaprirà l’atteso servizio mensa

Finalmente dal vivo, negli ambienti del centro Casa dello Studente Zanussi di Pordenone, l’attesissima riapertura del servizio mensa: dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 14. Da domani 25 maggio, con ottemperanza a tutte le norme di sicurezza, procedure di sanificazione e riorganizzazione luminosa e razionale delle postazioni grazie ai suoi ampi spazi, ben 280 metri quadrati. La mensa serve circa 80 mila pasti all’anno: a usufruirne, sono ben 22 mila studenti e 58 mila lavoratori, ma anche madri e famiglie. Nel 2019 i giorni di apertura sono stati 223 e 222 nel 2018.
Simpatici e creativi menù (per chi lo desiderasse può ricevere, come prima del lockdown per l’emergenza sanitaria da Coronavirus, la lista il giorno prima, richiedendola a info@centroculturapordenone.it) in ambienti ampi, accoglienti, puliti, giardino esterno, qualità e professionalità, e a prezzi bloccati. In attesa della apertura degli altri spazi della Casa e della ripresa di attività dal vivo delle associazioni, si spera che la mensa continui a essere un riferimento per studenti, lavoratori, adulti e famiglie, ancor più in tempi che si preannunciano complicati per l’emergere di nuovi bisogni sociali.

Segreteria operativa dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 14.30, telefonando allo 0434365687, per ogni informazione.

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In copertina e all’interno tre immagini di Casa Zanussi a Pordenone.

 

Trasporto persone in crisi: bene la Regione Fvg, ma ora si muova anche il Governo

di Gi Elle

Dalla Regione Fvg arriva una boccata d’ossigeno anche per il trasporto di persone, precipitato in una situazione molto preoccupante a causa dell’emergenza sanitaria da Coronavirus che ha bloccato ogni movimento, ma si tratta di importi minimi, del tutto insufficienti a ristorare le gravissime perdite del settore, per il quale si auspica che la Giunta Fedriga solleciti il Governo nazionale ad adottare misure concrete, appunto perché gli aiuti concessi finora «non allentano la drammatica crisi del comparto».
Gli operatori del trasporto persone – che in tempi normali sarebbero in queste settimane nel periodo di più intensa attività tra gite scolastiche, comitive di turisti, navi da crociera e turismo congressuale – commentano infatti le risorse che l’Amministrazione del Friuli Venezia Giulia ha deciso di destinare al terziario: «I 1.400 euro a fondo perduto per le imprese di trasporto non di linea sono certamente un sostegno utile in questo momento di drammatica crisi di liquidità. Fra l’altro, la Regione per prima ha preso in considerazione il nostro settore mentre invece, a livello nazionale, mancano provvedimenti che riconoscano la profonda crisi in cui le nostre imprese si trovano – sottolinea Luigi Donatone, coordinatore del settore trasporto persone per Confcooperative Fvg e presidente di una storica cooperativa di pullman turistici –, ma bisogna essere chiari: importi così minimali non fanno uscire dalla crisi. Per fare un esempio, l’importo annunciato è il costo di appena 4 mesi di assicurazione di un pullman turistico». Da qui, la richiesta di Donatone all’Amministrazione Fvg di farsi parte attiva con l’esecutivo nazionale.
«Chiediamo che la Regione solleciti il Governo ad adottare misure concrete per il nostro comparto che, al momento, è in una situazione disastrosa – aggiunge preoccupato Donatone -. Siamo in chiusura totale dal 24 febbraio. Oltre al blocco delle visite didattiche e d’istruzione scolastiche, soffriamo per la cancellazione dei servizi di trasporto persone per il turismo congressuale e crocieristico, per raduni e incoming. Il personale è in cassa integrazione e, peraltro, già a giugno termineranno le settimane di Cig autorizzata lasciando scoperti almeno due mesi nel periodo estivo. Quando si parla di turismo ci si dimentica forse che il nostro è un punto fondamentale della filiera. In tempi normali siamo noi a far muovere i tour organizzati e a supportare tutta la filiera turistica».

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In copertina, Luigi Donatone, coordinatore del settore trasporto persone per Confcooperative Fvg.

 

Passeggeri a distanza su bus, treni e metro? Da Gorizia la soluzione

di Claudio Soranzo

GORIZIA – Ancora un’azienda isontina agli onori delle cronache per un’idea ingegnosa in questi tempi difficili di emergenza sanitaria. A permettere il controllo degli accessi per garantire la distanza tra i passeggeri per la sicurezza su bus, treni e metro è la piattaforma ideata da Ermetris, un’azienda di Gorizia specializzata nel settore del “passenger information system”, che ha sviluppato la soluzione “CoViDS” (l’acronimo di Counting Video Distancing Solution), per viaggiare sul trasporto pubblico nel rispetto del distanziamento sociale. Una sicurezza sui mezzi di trasporto pubblico che proviene da una veloce quanto puntuale informazione. Quante sono le persone sul bus, ma anche quante ne potranno salire sulla prossima metro in arrivo. Non solamente quindi un contapasseggeri, ma anche una piattaforma Gateway con interfacce wireless capace di fornire in tempo reale i dati sugli accessi, permettendo così all’autista, o al responsabile del convoglio, di chiudere le porte e assicurare ai passeggeri di viaggiare nel rispetto del metro di distanza previsto.

Pamela Campoblanco

«E’ la soluzione sviluppata per rispondere alle esigenze del trasporto pubblico in questa fase di ripartenza – spiega Pamela Campoblanco, chief operating officer di Ermetris – coniugando le esigenze di mobilità con la necessità che i viaggiatori possano applicare il distanziamento sociale previsto dalle norme. Per farlo occorre un sistema informativo capace di indicare quando un bus (o una carrozza) ha raggiunto il limite di capienza previsto».
Lasciando a un lontano ricordo le immagini di autobus stracolmi e metropolitane dove i passeggeri stavano pigiati come sardine, oggi l’imperativo diventa contingentare le salite e le discese. «Per fare ciò, abbiamo unito due tecnologie: un contapasseggeri in grado di registrare gli accessi, in entrata e uscita, e il “Magneto” sviluppato da Ermetris. Si tratta di una piattaforma Gateway M2M basata su un microcontrollore PIC32 con interfacce wireless. L’abbinamento di queste due tecnologie permette di avere a disposizione un sistema che raccoglie i dati, li trasmette a un computer che li traduce su un pannello di controllo. Un determinato segnale permetterà di avere garanzie sulla disponibilità di spazio a bordo; un avviso di allerta, di contro, fermerà gli accessi assicurando gli standard previsti per il rispetto delle distanze.
Le informazioni raccolte potranno essere condivise anche con i passeggeri stessi attraverso il wi-fi. A esempio, le paline poste alle fermate potranno dare indicazioni sui posti disponibili sull’autobus in arrivo, come pure per le metropolitane. Non solo – aggiunge il direttore operativo di Ermetris -, è una soluzione che può essere facilmente adottata anche per regolamentare gli accessi alle banchine. Infatti, i tornelli posti all’ingresso della metro non recepiscono quale direzione prenderanno i viaggiatori; ponendo uno step successivo all’imbocco della banchina, si potrà garantire la sicurezza anche di chi aspetta il convoglio. Così anche nelle stazioni ferroviarie.
Nel rispetto dell’urgenza determinata dalla voglia di ripartire dei comparti economici, il sistema CoViDS di Ermetris è di rapida adozione. «Per i mezzi che già sono dotati di un contapasseggeri, si tratta solo di integrare il sistema con l’installazione del Magneto – afferma ancora Pamela Campoblanco -. Dovendo procedere con l’installazione di entrambe le tecnologie, Ermetris è pronta a predisporre un centinaio di mezzi nell’arco di un mese. In prospettiva di una riapertura delle scuole, che andrebbe a gravare ulteriormente sul trasporto pubblico, servirebbe già muoversi oggi per non trovarsi nell’impossibilità di garantire il servizio o di non rispettare le regole di distanziamento».

Fondata nel 2011, Ermetris è una giovane e dinamica azienda che opera nel settore ferroviario per la fornitura di prodotti a elevata tecnologia, al fine di migliorare il confort di bordo, la sicurezza e la comunicazione. Avviata da Claudio Borrello come start up nel settore del “passenger information system”, ha iniziato come distributore di prodotti di terzi per arrivare a progettare, assemblare e commercializzare prodotti innovativi per il settore ferroviario. Ciò permette a Ermetris di essere un “main contracting” nel settore.