Udine, da marzo cinque guasti telefonici alla Cciaa che protesta col gestore

“Ancora un disservizio alla linea telefonica della sede di Udine della Camera di Commercio, non dipendente dall’ente ma dal gestore, Fastweb”: è quanto riferisce in una nota l’ente camerale di Pordenone-Udine, ricordando che da marzo fino a questi giorni la linea in entrata della Cciaa ha già subito cinque guasti in altrettante mattinate, che hanno impedito per diverse ore agli utenti di raggiungere gli uffici. «Stiamo correndo ai ripari e ci scusiamo ufficialmente con cittadini e imprese che si trovano a subire questo problema – spiegano dalla Camera di Commercio friulana –. Assicuriamo che però si tratta di un problema serio anche per noi. Siamo un ente pubblico e non è accettabile si verifichino questi episodi, ripetuti poi in diverse occasioni. Assicuriamo comunque il servizio tramite il sito internet, le mail e i social, ma ovviamente non va bene così».
La Camera di Commercio di Pordenone-Udine ha richiamato più volte il gestore, che “è stato scelto obbligatoriamente mediante affidamento Consip. Il gestore ha già versato delle penali per i problemi pregressi ma – spiegano i vertici della Cciaa – è chiaro che questo non compensa il disservizio che poi risulta nostro, anche se non ne abbiamo responsabilità». I referenti del gestore sono stati pertanto chiamati anche a un incontro con la dirigenza camerale, che si è impegnata a risolvere una volta per tutte la questione, prima possibile.

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In copertina, la sede udinese della Camera di Commercio interessata dai disservizi telefonici.

Trieste, gli itinerari della non-memoria: ecco il dramma Alzheimer

L’Associazione de Banfield, che in questi ultimi 30 anni ha affiancato centinaia di persone anziane non autosufficienti, e CasaViola, la struttura che ha espressamente pensato e dedicato quasi cinque anni or sono a chi si prende cura dei malati di Alzheimer, partecipano tra oggi e sabato a Esof 2020, con una serie di iniziative e incontri tutti incentrati sul tema dell’Alzheimer, anche in vista delle numerose attività programmate per settembre che è proprio il mese mondiale dedicato a questa grave malattia. La struttura di via Filzi, che da sempre è in dialogo costante con il mondo scientifico, sarà sede di una serie di appuntamenti dal titolo “Itinerari della non-memoria: la quotidianità dell’Alzheimer”.


Nelle tre giornate CasaViola sarà aperta al pubblico tutto il giorno, dalle 10 alle 18, per far conoscere le sue attività e i risultati di questi anni di lavoro. Ogni giornata sarà, poi, caratterizzata da un particolare evento a partire dall’inaugurazione – oggi alle 10 – della mostra fotografica “Reflexus, sguardi sulla vecchiaia”. La mostra, visitabile anche nei giorni successivi, è composta dalle foto che Lisa Zanchettin fa parlare tra loro, tra ritratti di grandi vecchi e autoritratti, in un gioco di rimandi pieno di poesia e colore. Reflexus in latino vuol dire ripiegare e il ricercare una nuova visione del ripiegarsi dell’anziano sul proprio passato è il compito di questa mostra. Lisa Zanchettin di professione fa l’educatrice con i grandi vecchi e possiede una notevole sensibilità nel ricercare quanto di bello conservi quest’età ultima della vita in contrasto con l’immagine triste che viene solitamente associata alla senescenza. Lo fa rivalutando il termine vecchio, molto più incisivo del rassicurante “anziano”: la storia, infatti, è fatta di grandi vecchi, e non di grandi anziani, e si tengono in gran conto le cose vecchie e non quelle anziane. Lo fa ricercando la bellezza e l’eleganza che il tempo scolpisce sui volti e sulle mani per evidenziare la loro non perifericità. “La memoria del bello – spiega Zachettin – permane molto a lungo e crea un movimento emotivo: è l’anima in azione”. Domani, alle 18, l’open day di CasaViola sarà suggellata da un reading delle attrici Eleonora Fois e Sofia Martinez, dell’Accademia Musical Theatre di Trieste, su alcuni brani scelti dai racconti in gara al primo Concorso Letterario Nazionale sull’Alzheimer promosso dalla De Banfield «La nonna sul pianeta blu».


Sabato, dalle 11 alle 12.30, attesa la tavola rotonda “Itinerari della non-memoria”, realizzata in presenza e online. Introdotti da Maria Teresa Squarcina (vicepresidente De Banfield) e Antonella Deponte (coordinatrice CasaViola), figure di rilievo come Michele Farina, giornalista al Corriere della Sera e organizzatore degli AlzheimerFest, Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, massimo esperto italiano della specialità e di Dementia friendly Community (nonché consulente storico della De Banfield con cui ha curato l’apertura di Casa Viola), Mario Possenti, segretario nazionale di Federazione Alzheimer Italia, si confronteranno sul diritto a cure adeguate per i malati di Alzheimer e altre forme di demenza e sul loro diritto ad un ruolo ancora attivo nella comunità di cui fanno parte.
La partecipazione è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni: 040.362766 o casaviola@debanfield.it


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In copertina e all’interno cinque opere della mostra di Lisa Zanchettin.

A Nimis l’addio affettuoso e riconoscente a don Gianni Arduini

di Giuseppe Longo

NIMIS – Ora il suo corpo è tornato nel paese di origine, ma il suo cuore è rimasto soprattutto nel “triangolo della sedia”, tra Manzano e San Giovanni al Natisone, e alla Casa dell’Immacolata a Udine. Nimis ha accolto ieri pomeriggio don Gianni Arduini, che avrebbe compiuto 78 anni esattamente fra un mese, con un’affettuosa cerimonia di commiato celebrata nel Duomo di Santo Stefano. Più che un funerale, una festa ritmata dai canti gioiosi del coro di San Giovanni: “Nonostante siano passati tanti anni, ricordiamo ancora don Gianni come un padre”, mi ha detto commossa la sua direttrice.

Il rito presieduto dall’arcivescovo.

Essendo nato nella borgata di San Gervasio, anche l’addio al sacerdote sarebbe dovuto avvenire, come è tradizione, nell’antica Pieve, ma è stata scelta la più ampia comparrocchiale per gli ovvii motivi di sicurezza richiesti dall’emergenza sanitaria. Però il suo feretro, proveniente dal nosocomio di Cividale, è passato davanti a quella Chiesa che l’ha visto battezzare e crescere nella fede fino a diventare prete, e quindi davanti alla sua casa, che sorge proprio sotto il campanile, nella quale è vissuto fino a quando ha detto la prima Messa incamminandosi poi lungo le impegnative e faticose strade della sua missione, che ha privilegiato, ovunque dove è passato, i giovani, i lavoratori, gli emarginati, i poveri, del Friuli o arrivati da ogni parte del mondo, lasciando ovunque un indelebile ricordo.

Un concetto rimarcato durante la sua riconoscente omelia anche dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, che aveva accanto il già nunzio apostolico Diego Causero e il vicario generale Guido Genero, don Rizieri De Tina, oggi responsabile della pastorale nelle parrocchie di Nimis e Torlano, e una cinquantina tra sacerdoti e diaconi, fra i quali l’arciprete della Cattedrale di Udine, Luciano Nobile, il direttore della Caritas diocesana don Luigi Gloazzo, don Davide Larice e don Pierluigi Di Piazza, presidente del Centro Ernesto Balducci. Proprio quest’ultimo, accentuando le parole del presule, ha offerto un “ritratto” autentico di don Gianni, il prete degli “ultimi”, per dirla con David Maria Turoldo, fedele ai principi di don Lorenzo Milani che voleva una “Chiesa povera fra i poveri”, alimentato dallo spirito della Comunità di Taizè.

La benedizione della salma.


Tratti che ne hanno sempre caratterizzato la vita, anche scomoda e controcorrente, fra la sua gente, fossero i giovani di Carlino, Manzano e San Giovanni al Natisone, gli operai con i quali lavorava fianco a fianco tra le sedie divenendone anche sindacalista, o le persone di ogni età bisognose di aiuto in quella Casa fondata da don Emilio De Roja, del quale è stato un “perfetto continuatore”. Proprio dagli amici del grande sacerdote di Buja, è venuta una toccante testimonianza di affetto e di riconoscenza, accomunando anche il grazie dei Partigiani Osoppo, rappresentati dal leader provinciale Roberto Volpetti, dei quali don Gianni fu padre spirituale. Ma anche tanti altri ricordi, affettuosi e grati, sono affiorati dalle parole di tutti coloro che si sono avvicendati all’ambone. Infine, la salma è stata accompagnata in cimitero dove il sacerdote ha ricevuto l’ultimo saluto da monsignor De Tina, tra altri canti degli amici di San Giovanni – che in Duomo erano stati affiancati anche da alcuni strumentisti e all’organo dal giovane Alberto Nocera -, e dalle numerose persone che si sono unite alla sorella Ada e alla sua famiglia, prima di essere deposto accanto agli amati genitori.

Il coro di San Giovanni.

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In copertina, don Gianni Arduini in una immagine fra le più recenti.

 

Il dolore di Portogruaro per quella famiglia distrutta 76 anni fa a Torlano

di Giuseppe Longo

NIMIS – Potrebbe sembrare strano,  non conoscendo bene la storia dell’Eccidio ricordato stamane a Torlano, che a pagare di più fosse stata una comunità lontana, esattamente di Portogruaro. E invece è così, perché in quella infausta mattina del 25 agosto 1944 fu proprio la famiglia De Bortoli a essere quasi del tutto sterminata: ben nove dei suoi componenti – fra cui anche bambini di due, quattro, sei, nove e undici anni – furono uccisi dal “boia di Colonia” in seguito alla feroce rappresaglia nazifascista scatenata dall’intensa attività partigiana. E da due anni è scomparso anche Paolo, che a 7 anni si era salvato assieme alla sorella Gina, di 12, e che non mancava mai all’annuale cerimonia rievocativa. Una sorte così tragica, quella della famiglia veneta, giunta da poco nel paese pedemontano in cerca di lavoro, che ancora oggi suscita grande commozione ricordandone il sacrificio assieme a quello delle altre 24 vittime innocenti. Commozione che era palpabile nella voce del presidente del Consiglio comunale portogruarese, Gastone Mascarin, il quale non ce l’ha fatta leggere il testo preparato per la commemorazione in cimitero, ma ha preferito ricordare il sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini con parole cariche di tristezza e di condanna per quanto accaduto quasi all’apice dell’ultima guerra, auspicando che conflitti di alcun genere non insanguinino più il nostro cammino.

Il vicesindaco e Adriana Geretto.

Concetti che in precedenza – dopo la benedizione alla tomba, da parte di monsignor Rizieri De Tina, e la rievocazione storica dell’assessore Serena Vizzutti – erano stati ribaditi dalla presidente dell’Associazione vittime civili di guerra, Adriana Geretto (presenti associazioni combattentistiche, tra cui Anpi e Apo,  sindaci e amministratori dei Comuni vicini) -, e ripresi a conclusione della cerimonia dal discorso ufficiale del vicesindaco Alessandra Domenighini. “Porto il saluto – ha detto -, da parte dell’Amministrazione comunale di Nimis e del sindaco Gloria Bressani, che oggi non ha potuto essere presente, ai parenti delle vittime, ai rappresentanti della Comunità di Portogruaro, alle Autorità civili e militari e ai concittadini di Torlano che anche oggi, con la sensibilità che ogni anno li contraddistingue, sono qui a ricordare una delle pagine più sanguinose della nostra storia. Porto anche i saluti del Prefetto, dottor Angelo Ciuni, che non ha potuto partecipare alla commemorazione per impegni pregressi e che ha chiesto di rinnovare la sua vicinanza alla comunità di Torlano e ai parenti delle vittime”. E ha poi aggiunto: “Ringrazio per la partecipazione le Amministrazioni comunali di Ruda, Terzo d’Aquileia e Fiumicello-Villa Vicentina che i primi di agosto hanno incontrato il nostro primo cittadino per rinnovare la vicinanza tra le nostre Comunità: molte, infatti, sono state le famiglie dei territori della Bassa friulana che nel 1944 hanno ospitato i bambini di Nimis sopravvissuti all’incendio del 29 settembre che ha devastato il capoluogo del nostro Comune”.

Messa e benedizione della tomba.

“Abbiamo ascoltato la cronaca di quel 25 agosto – ha proseguito il vicesindaco -, la lunga lista di vittime che hanno visto la loro vita spezzata in pochi attimi: la memoria di quell’evento è un libro fatto di tante pagine, di tante storie personali, e di sensibilità diverse, accomunate da un sacrificio subito da chi non doveva subirlo. E’ pensando al futuro che ogni hanno celebriamo questa commemorazione perché la data che ha segnato profondamente la storia di Torlano non sia solo parte del passato ma diventi l’occasione per creare un ponte che attraversando il presente porti ad un futuro dove non ci sia spazio per simili tragedie. Affinché la memoria diventi coscienza collettiva, dobbiamo saper tradurre la storia di quel tempo in uno strumento di lettura della nostra condizione presente, perché la memoria non è un fatto, ma un atto: quello di ricordare!”.
“In questi ultimi mesi – ha concluso l’esponente della Giunta Bressani – siamo stati duramente messi alla prova da una pandemia, da un piccolo virus che improvvisamente e con una forza inaspettata ha messo in ginocchio intere nazioni. Dopo una lotta così dura e purtroppo non ancora vinta, non si può non fermarsi a riflettere su come le distinzioni di colore della pelle, di idee politiche o di religione siano state annullate in un batter d’occhio di fronte a un nemico invisibile che, invece, distinzioni non fa. Ancora oggi, come ogni anno, ci sentiamo di rimarcare con forza che l’odio e l’intolleranza non devono trovare spazio nelle nostre comunità e che solo uniti in uno spirito di pace e collaborazione si possa lavorare ad un futuro prospero e sereno per noi e per le generazioni future”. Tradotto in un concetto di poche parole: è necessario il rispetto delle diversità espresse da tutte le persone e che, se rispettate e valorizzate, rendono attiva e feconda una comunità, come aveva rimarcato don De Tina, responsabile della pastorale di Nimis e Torlano, durante la Messa di suffragio celebrata nella Chiesa di Sant’Antonio da Padova, collegando la sua omelia alle letture epistolari e al brano di Vangelo scelti per la circostanza che, appunto, ricorda uno fra i più efferati episodi della Seconda guerra mondiale. Infatti, soltanto facendo tesoro di queste esortazioni, si eviterà di incorrere in altri tragici errori che potrebbero dischiudere le porte a un terzo conflitto.

Molti i partecipanti alla cerimonia.

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LA RIEVOCAZIONE STORICA

Ecco il testo della rievocazione storica dell’Eccidio di Torlano letto dall’assessore comunale alla Cultura, Serenza Vizzutti:

La mattina del 25 agosto 1944 giunse a Torlano, per un’azione di rappresaglia, una colonna di mezzi corazzati delle SS che si fermò all’ingresso del paese. Secondo quanto era stato predisposto dal Comando Superiore di Trieste, le vittime della rappresaglia dovevano essere quaranta, scelte a caso fra la popolazione. All’arrivo dei tedeschi le famiglie Comelli, De Bortoli e Dri, presagendo qualcosa di grave, si ritirarono in una stalla, ritenendolo il posto più sicuro.
Nuclei di partigiani, appostati sulle colline sopra Torlano, con scariche di mitragliatore ostacolavano l’arrivo dei tedeschi, che con le loro autoblinde, riparate fra le case, rispondevano rabbiosamente al fuoco. Mentre infuriava il combattimento, altri militari tedeschi passavano di casa in casa. Tutte le persone trovate, venivano accompagnate e rinchiuse in una stanza nell’osteria di Giobatta Comelli, ora “Al Paradiso”, dove faceva buona guardia un SS.
Luigi Saracco, sfuggito al rastrellamento, venne visto da un soldato tedesco che, da un centinaio di metri, con un colpo di fucile lo colpì a morte. Intanto, arrivò in motocicletta con il mitra a tracolla il maresciallo delle SS Fritz, detto il “boia di Colonia”, il quale si fermò nel cortile dell’osteria e diede ordine di far uscire, una alla volta, le persone ivi rinchiuse. Con un colpo di pistola le fece stramazzare a terra. A tutti spettò la stessa sorte.
Vuanello Giuseppe di vent’anni, da una finestra, osservò terrorizzato la macabra esecuzione e un’idea fulminea gli venne in mente: approfittando di un attimo di distrazione del boia, con una corsa disperata scappò e scomparve in un vicino campo di granoturco.
Le vittime, ricoperte di paglia e cosparse di benzina, vennero date alle fiamme. Il boia quindi entrò nella casa dove erano rinchiusi il proprietario Comelli Giobatta, la moglie e la figlia: a nulla valsero le loro suppliche, uno alla volta caddero in una pozza di sangue. L’altro figlio Albino che si trovava al piano di sopra, assistette al fatto attraverso le fessure del pavimento. Dopo due anni, dopo essersi confessato, con un colpo di fucile si tolse la vita. A sessanta metri di distanza, nella stalla, si erano rifugiati i membri delle famiglie De Bortoli e Dri. Lo stesso boia consumò il secondo atto della tragedia. Uno ad uno fece uscire dalla stalla gli uomini e nel cortile li uccise a colpi di pistola, assistito da un appartenente alla milizia. Pasqualino De Bortoli riuscì a mettere in salvo Serena Dri, Netto Dri, Paolo De Bortoli e se stesso attraverso una piccola finestra da cui si buttava fuori il letame.
Nella stalla rimasero le mamme, che stringevano al seno le loro creature, piangendo e pregando. Comparve il boia che continuò a sparare finché non ci fu alcun segno di vita. Rivoli di sangue scorsero sul selciato. I carnefici quindi diedero fuoco alla stalla per coprire l’orrendo delitto e tutto diventò un rogo crepitante. Da questo ultimo e terrificante atto riuscì miracolosamente a salvarsi nonna Elia Spironello: poiché i nipotini avevano fame, lei era andata a prendere qualcosa da mangiare e un soldato, forse con un po’ di cuore, l’aveva fatta deviare. Si salvò anche Gina De Bortoli di dodici anni che, dopo aver visto cadere la mamma e i fratellini, si gettò a terra in tempo per non essere colpita. Tra grida e urla disperate gli uccisi le piombavano addosso. Uditi i lamenti della madre sempre più fievoli e con i vestiti in fiamme, con grande coraggio, riuscì a fuggire tra i campi e ad arrivare fino a Ramandolo dove fu soccorsa.
Tre giorni dopo la strage i corpi carbonizzati delle trentatré vittime innocenti furono pietosamente raccolti e, dopo la benedizione del parroco don Marioni, sepolti in una fossa comune nel cortile dell’allora osteria Traunich. Il 15 aprile 1947 con una solenne cerimonia i miseri resti vennero traslati in cimitero.
Questi i nomi delle vittime:
COMELLI GIOBATTA, con moglie LUCIA e la figlia ROSA.
COMELLI GIOVANNI di anni 53, la moglie VIZZUTTI ANNA di anni 46, i figli IDELMA di 22 anni, STEFANO LUIGI di anni 21, RITA di anni 19, VITTORIO di anni 17, LUCIANO di anni 15, BRUNO di anni 11 e GIOVANNA MARIA di anni 3.
DRI RUGGERO di anni 48, la moglie VIZZUTTI LUCIA di anni 39 con i figli TERESA di anni 13 e FERRUCCIO di anni 11.
DE BORTOLI VIRGINIO di anni 64 con i figli SILVANO di anni 21 e ANTONIO di anni 19, la nuora PERLIN SANTA in DE BORTOLI di anni 35 con i figli VILMA di anni 11, ONELIO di anni 9, BRUNA di anni 6, EMMA di anni 4 e LUCIANO di anni 2.
BLASUTO FRANCESCO di anni 72, la figlia ROMILDA di anni 37 con il marito PELLEGRINI GIOVANNI di anni 39.
CUSSIGH GIUSEPPE di anni 27, SOMMARO GELINDO di anni 38, BARAZZA ALFREDO di anni 34, SARACCO LUIGI, PETROSSI VALENTINO.

“Facciamo in modo – ha concluso l’assessore Vizzutti (nella foto) – che il sacrificio di questi nostri fratelli innocenti sia monito e richiamo ad operare per la pace”.

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In copertina, il portogruarese Gastone Mascarin durante il suo commosso saluto in cimitero.

Domani a Torlano il ricordo dell’Eccidio del 1944

(g.l.)  Torlano ricorda la più tragica pagina di storia della sua comunità, risalente alla Seconda Guerra mondiale. Era infatti il 25 agosto 1944 quando, all’alba, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’intensa attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu infatti decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle pagine più orribili dell’ultima guerra, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè le vittime innocenti, fra cui donne e bambini: 24 di Torlano e 9 di Ramandolo. Una famiglia molto numerosa originaria di Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.


Domani ricorre, dunque, il 76° anniversario dell’Eccidio. E proprio in vista della importante ricorrenza, la civica amministrazione – guidata dal sindaco Gloria Bressani – ha indetto a Torlano l’annuale cerimonia commemorativa che si terrà con questo programma: alle 11 la Messa di suffragio a ricordo delle vittime nella Chiesa parrocchiale; quindi, corteo verso il cimitero e omaggio al sacello dei Martiri di quel tragico fatto di sangue. Seguiranno i saluti delle autorità e in particolare dello stesso primo cittadino di Nimis e del rappresentante del Comune di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga.
Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quale rappresaglia alla uccisione di un soldato tedesco, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone del luogo, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Sette riuscirono a mettersi in salvo per cui le vittime, come detto, furono trentatrè, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti sotto il monte Plaiul in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi. Ma uno dei figli Paolo, che aveva sette anni (è scomparso due anni fa), riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti in fiamme. Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli, Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis.
Il sacello-monumento dinanzi al quale domani si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944.

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In copertina e all’interno la tomba delle 33 vittime innocenti e qui sopra la cerimonia della loro sepoltura avvenuta nel 1947.

 

Covid-19, dall’Europa 8 miliardi in più per le piccole imprese

Dall’Europa in arrivo 8 miliardi in più a sostegno dell’economia, anche del Friuli Venezia Giulia, duramente provata dall’emergenza Covid-19. Alla luce dei disastri causati dalla pandemia, il Fondo Europeo per gli Investimenti ha messo infatti a disposizione questa importante somma di denaro in garanzie per le piccole e medie imprese del Vecchio Continente. Ne dà notizia Civibank, ricordando che “queste nuove misure vanno a rafforzare l’incisività e le disponibilità di fondi d’investimento già esistenti, creati nel solco del programma Horizon 2020 per supportare le imprese nei processi di innovazione”.

Michela Del Piero


Le garanzie così introdotte rendono “più conveniente il credito per gli intermediari, quali le banche, che stipulano accordi con il Fei per mettere a disposizione dei plafond di credito alle imprese”. E in prima linea per garantire l’accesso a queste nuove misure nel Nord-Est figura proprio la Banca di Cividale, la cui presidente Michela Del Piero ha già sottoscritto un accordo con il Fei per l’accesso a un plafond da 10 milioni di euro di garanzie su finanziamenti a imprese attraverso il fondo InnovFin. Ricordiamo che si tratta di un fondo di garanzia al credito, il cui obiettivo è incentivare gli intermediari ad estendere i finanziamenti a piccole e medie imprese con significative attività di ricerca e innovazione.
“Le misure post-Covid – ricorda inoltre Civibank – vanno ad estendere la copertura delle garanzie per i prestiti e a rendere più veloci le procedure, facilitando su più fronti l’accesso al credito. Tra queste misure figurano, tra le altre, la possibilità di presentare autocertificazioni per i processi di innovazione – fondamentali per accedere a fondi quali InnovFin – invece di rivolgersi a enti di certificazione terzi e l’aumento della percentuale di garanzia dal 50 all’80%, con effetto retroattivo a partire dal 6 aprile”.
Le modifiche rafforzano ed estendono i programmi già esistenti per finanziare l’innovazione delle piccole e medie imprese. Le garanzie offerte dal Fei riducono in modo sostanziale il rischio di credito sostenuto dagli intermediari, incentivando le banche ad erogare credito; in pratica, “grazie alle nuove misure, aumentano le possibilità di ricevere finanziamenti e a fare innovazione anche nella difficile fase post-Covid”.

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In copertina, la sede centrale di Civibank alle porte di Cividale.

Addio a don Gianni Arduini prete degli “ultimi”: i funerali martedì a Nimis

di Giuseppe Longo

Fino a due anni fa aveva diretto la Casa dell’Immacolata, raccogliendo la non facile eredità di don Emilio De Roja che aveva creato l’importante struttura udinese, nel borgo di San Domenico, per aiutare tanti giovani in difficoltà. Gli “ultimi”, per dirla con padre Turoldo. Ma, prima di assumere questo gravoso incarico, aveva fatto il prete operaio nel “triangolo della sedia”, tra Manzano e San Giovanni al Natisone, dove lo ricordano ancora con affetto, come pure a Carlino, a ridosso della Laguna di Marano, dove aveva compiuto la prima esperienza sacerdotale. Questo era don Gianni Arduini – Giampietro sui registri anagrafici – spentosi ieri mattina all’ospedale di Cividale, dopo una malattia che da qualche tempo lo affliggeva. Avrebbe compiuto fra poco 78 anni, essendo nato nel 1942 a Nimis, paese che martedì lo riaccoglierà per dargli l’ultimo saluto, durante i funerali che saranno celebrati, alle cinque del pomeriggio, dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato. Era venuto alla luce a San Gervasio, proprio ai piedi della storica Pieve, nella quale è tradizione vengano officiate le esequie degli abitanti del borgo. Che, invece, in questa occasione si terranno nella comparrocchiale molto più ampia, il Duomo di Santo Stefano, per le comprensibili misure di sicurezza richieste dall’emergenza sanitaria.

All’uscita dalla Chiesa matrice con i genitori e monsignor Lovo.


Don Gianni, che ormai lascia soltanto la sorella Ada, essendo i genitori scomparsi da molti anni, nel 2016 aveva festeggiato il mezzo secolo di sacerdozio. Ricordo ancora, come fosse oggi, la solenne cerimonia di consacrazione avvenuta il 29 giugno 1966, ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo, nella Cattedrale di Udine dove gli impose le mani l’arcivescovo Giuseppe Zaffonato. Quindi la prima Messa, proprio nella Pieve di Nimis, nella quale erano da poco terminati gli studi archeologici abbinati a un’opera di generale restauro che ha riportato l’edificio alla sobrietà antica. Con monsignor Eugenio Lovo, a fianco del novello sacerdote c’erano altri due giovani presbiteri figli del paese pedemontano: monsignor Francesco Frezza, da poco arciprete di Tarcento, e don Luigino Bernardis, per tantissimi anni alla guida della parrocchia della Beata Vergine di Fatima, a Udine.
Il primo incarico, come detto, fu a Carlino nella Bassa friulana, ma dopo tre anni don Gianni Arduini venne trasferito a Manzano e quindi nella vicina San Giovanni, dove univa la missione spirituale soprattutto fra i giovani di quelle comunità a quella di lavoratore per essere più in sintonia con i problemi degli operai. E, alla morte di don De Roja, l’arcivescovo Pietro Brollo gli affidò la guida della Casa dell’Immacolata, dove spese intensi anni a favore proprio degli emarginati.

Infine, la festa nel vecchio Asilo.

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In copertina, la prima Messa di don Gianni nella Pieve: con lui monsignor Frezza e don Bernardis.

(Foto storiche di Bruno Fabretti)

Conto alla rovescia per la riapertura di Casa Zanussi

Conto alla rovescia per la riapertura al pubblico degli spazi e delle attività del Centro Culturale Casa Zanussi di Pordenone, nella storica sede di via Concordia 7: si parte, martedì 25 agosto, con il servizio mensa che tornerà operativo ogni settimana dal lunedì al venerdì, dalle 12 alle 14. Per chi sceglierà di usufruirne è garantita l’ottemperanza di tutte le norme di sicurezza e delle procedure di sanificazione. La scelta sarà ampia tra primi e secondi piatti, oltre a leggere e gustose proposte di piatti unici per le pause pranzo di fine estate, frutta fresca e dessert. La sala ristorante di 280 mq consente l’adeguato distanziamento delle postazioni, un ampio parcheggio gratuito è a disposizione dei clienti.

E da martedì 1 settembre riapriranno anche gli spazi che il Centro Culturale Casa Zanussi dedica allo studio individuale di studenti e interessati: novità sarà il possibile utilizzo in parte del giardino, con tavoli ombreggiati, posizionati fra le sculture che impreziosiscono gli spazi esterni del Centro. Tutte le postazioni saranno distanziate e verrà garantita l’attenta ottemperanza delle norme di sicurezza e delle procedure di sanificazione. A disposizione degli utenti wi-fi e ampio parcheggio gratuiti. Le postazioni per lo studio, riservate e numerate, potranno essere occupate dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18 e anche il sabato mattina dalle 9 alle 12,30, con prenotazione obbligatoria presso info@centroculturapordenone.it – tel 0434 365387.

Prima ancora – a cura del Centro Iniziative Culturali Pordenone – da lunedì 24 agosto a venerdì 4 settembre, tornano ogni pomeriggio, dalle 15 alle 17, i laboratori per bambini e bambine dagli 8 ai 12 anni, ideati e condotti da Lisa Garau, atelierista di laboratori creativi ed esperta di percorsi didattici in ambito museale, insieme al Teatro delle Maestà. Prenderanno vita personaggi del passato rievocati attraverso ambientazioni e costumi: i laboratori stimoleranno linguaggi e recitazione, tecniche pittoriche e approfondimenti culturali, raccontando le affascinanti storie di patriarchi e imperatori, vescovi, dame e cavalieri. Ulteriore proposta laboratoriale sarà a cura di Marco Tonus, cartoonist e grafico: il suo Fumettiamo! dimostrerà come, a matita su un foglio bianco e con pochi segni, si possano materializzare incredibili personaggi, dare vita a storie sempre nuove. Anche in questo caso verrà garantita l’attenta ottemperanza delle norme di sicurezza e delle procedure di sanificazione.

Info CICP 0434 553205 cicp@centroculturapordenone.it

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In copertina e qui sopra ragazzi impegnati nelle attività a Casa Zanussi a Pordenone.

 

Coronavirus, Grado aiuta le famiglie in difficoltà: stanziati 220 mila euro

Grado aiuta le famiglie in difficoltà a causa di Coronavirus. L’amministrazione comunale si è, infatti, impegnata a sostenere la promozione del benessere dei propri concittadini attraverso azioni di prevenzione delle condizioni di fragilità e di disagio causate dall’emergenza pandemica. Oltre agli interventi già adottati in collaborazione con Protezione civile, Cri e Caritas, la giunta guidata dal sindaco Dario Raugna ha istituito a bilancio, come informa una nota, un fondo sociale ed ha approvato con delibera una prima serie di aiuti per un totale di 220 mila euro.

Dario Raugna

Le prime linee di intervento per le famiglie sono cinque:

1) Integrazione Carta famiglia rivolta ai nuclei con possesso di carta famiglia alla data del 1ottobre 2020, con Isee fino ad Euro 15.000.

2) Sostegno a situazioni di morosità per gli affitti nel periodo del lockdown (marzo-maggio). L’intervento afferisce ad aiuto fino a tre morosità (sia che si tratti di affitto privato che locazione in alloggi di edilizia popolare) fino a un valore massimo di 1.500 euro complessivi da riconoscersi al proprietario dell’immobile che si dovrà impegnare però a non effettuare un eventuale sfratto per i successivi 12 mesi. I beneficiari del fondo saranno i nuclei familiari che hanno avuto una riduzione del reddito a causa dell’emergenza Covid-19 almeno del 30% attraverso il confronto tra Isee ordinario/corrente e Isee 2019 e che inoltre non hanno ricevuto altri aiuti pubblici per la medesima finalità.

3) Sostegno a situazioni di incapienza nel pagamento delle utenze nel periodo del lockdown (marzo maggio) fino ad una spesa massima di 800 euro, rivolto a soggetti in difficoltà Isee ordinario/corrente fino a 12.000 euro e aventi un patrimonio disponibile nel mese precedente la domanda inferiore a 5.000 euro. I richiedenti non devono avere avuto altri aiuti pubblici per le medesime finalità nel periodo del lockdown.

4) Aiuti alle famiglie per la frequentazione di centri estivi, non già sostenute da altra agevolazione legata all’emergenza da covid-19 per la stessa tipologia di servizio (a titolo esemplificativo il Bonus babysitting, contributo regionale centri estivi). Il contributo consiste in 50 euro a settimana per ciascun bambino. Rivolto a soggetti in difficoltà in possesso di Carta famiglia, Isee fino ad Euro 15.000,00, patrimonio disponibile nel mese precedente inferiore a 5.000 euro.

5) Contributi alle famiglie per l’iscrizione dei figli a attività e corsi sportivi organizzati da associazioni e società sportive dilettantistiche, per l’a.s.2020/21 rivolti a famiglie con figli dai 6 ai 17 anni, in possesso di Carta famiglia con Isee fino ad Euro 15.000 e patrimonio disponibile al mese precedente la domanda inferiore ad Euro 5.000,00. Il contributo consiste in un voucher del valore di 200 euro per i nuclei famigliari fino a 2 figli. Nel caso il nucleo familiare sia costituito da tre figli e oltre, il valore del voucher sarà aumentato a 350 euro.

Per informazioni rivolgersi sul servizio Socio Assistenziale del Comune ai numeri 0431/896420-413-414 da lunedì a venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.00 o via mail all’indirizzo servizi.sociali@comunegrado.it

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In copertina, il municipio di Grado.

 

Accordo fra Regioni per la lingua friulana e i dialetti veneti

Friuli Venezia Giulia e Veneto stringono un’alleanza per la tutela e lo sviluppo delle lingue minoritarie e delle reciproche varietà linguistiche. È quanto stabiliscono due delibere approvate dalle rispettive Giunte con cui le due Regioni – come informa una nota Arc – hanno dato il via libera ad un “Accordo di collaborazione per la tutela e per lo sviluppo del patrimonio linguistico e culturale della componente friulanofona della Regione del Veneto e venetofona della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia”.
Presupposto dell’accordo – che attiva una collaborazione richiesta da anni dalle comunità locali – è l’uso della lingua friulana anche in aree circoscritte dei Comuni veneti di Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro e Portogruaro, ma anche – come riconosciuto nel 2006 dal Consiglio provinciale di Venezia – nei comuni di San Michele al Tagliamento, Teglio Veneto e Cinto Caomaggiore. Allo stesso modo, in Friuli Venezia Giulia persiste l’uso di dialetti veneti che la Regione è tenuta a valorizzare in base alla Legge regionale 5/2010.

Con questo Accordo, la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia si impegna ad estendere alcuni servizi erogati dall’Agenzia regionale per la Lingua Friulana (Arlef) anche agli organismi veneti riconosciuti, nonché a consentire l’accesso ai finanziamenti regionali per la promozione della cultura e della lingua friulana ai Comuni veneti interessati. La Regione Veneto, a sua volta, si impegna a promuovere il finanziamento di progetti a sostegno della lingua friulana con i fondi previsti dalla Legge regionale 73/1994 e a favorire le iniziative culturali volte all’approfondimento del friulano nell’area del portogruarese, anche con il coinvolgimento delle Università presenti nelle due regioni. L’accordo ha durata triennale ma potrà essere prorogato. L’Arlef è incaricata della gestione operativa dell’attività.

Nello specifico, le due Regioni potranno collaborare per sviluppare iniziative mirate alla piena attuazione delle leggi statali e regionali istituite per la tutela della lingua minoritaria, con particolare riferimento alla componente linguistica friulana presente nel territorio portogruarese del Veneto. Potranno inoltre favorire la cooperazione tra i soggetti firmatari per la salvaguardia del patrimonio linguistico e culturale della componente friulanofona in Veneto e venetofona in Friuli Venezia Giulia. Il friulano potrà essere proposto come attività integrativa nelle scuole dei Comuni interessati, così da promuoverne la conoscenza e l’uso della sua grafia ufficiale. Infine, le due Regioni potranno supportare le amministrazioni locali, gli enti, le società pubbliche e le associazioni di categoria nell’attuare progetti per la promozione della lingua minoritaria, il recupero del patrimonio lessicale desueto e la pratica del polilinguismo. Allo stesso tempo, la Regione Veneto si impegna a sviluppare, di concerto con il Friuli Venezia Giulia e con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, iniziative di sostegno delle minoranze linguistiche, della storia e della cultura veneta nel territorio friulano, anche mediante l’attuazione di progetti statali e comunitari.