“Friulano a scuola? Diversi i vantaggi”. Arlef: le adesioni fino al 28 gennaio

La decisione di aderire all’insegnamento della lingua e della cultura friulane – già adottata da oltre il 76% delle famiglie – rappresenta una vera e propria opportunità per i più piccoli. Una scelta – spiega l’Arlef – che i genitori possono prendere fino al 28 gennaio prossimo entrando sul portale www.istruzione.it o informandosi alla segreteria della scuola. L’insegnamento della “marilenghe”, alla scuola dell’infanzia, alla primaria e alla secondaria di primo grado, è di almeno 30 ore all’anno, senza sottrarre nulla ad altre materie. La metodologia didattica è quella più efficace e all’avanguardia a livello europeo: l’Insegnamento Integrato di Lingua e Contenuto.

Eros Cisilino


L’apprendimento della lingua friulana – prosegue l’Arlef – non comporta solo vantaggi di tipo linguistico e culturale, ma facilita anche l’apprendimento di altre materie, come la matematica. Infatti, secondo uno studio dell’Istituto di Sviluppo e Ricerca per l’Insegnamento della matematica dell’Università di Dortmund, i bambini plurilingui (che parlano ad esempio italiano e friulano) sono facilitati nell’apprendimento dell’aritmetica. L’utilizzo di più lingue dentro le mura di casa e la scelta di un percorso plurilingue anche a scuola rappresentano, dunque, un’opportunità molto importante per le nuove generazioni. I vantaggi sono moltissimi. Un bambino che studia il friulano, per esempio, impara meglio anche altri idiomi. Aumenta la capacità di apprendimento e la velocità di comprensione, oltre alla creatività, all’adattamento e all’apertura verso l’altro.
«Quello friulano è un patrimonio culturale unico che dobbiamo preservare – ha ricordato Eros Cisilino, presidente dell’Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane -. Uno dei più importanti strumenti per farlo è rappresentato proprio dall’insegnamento della “marilenghe” ai bambini. Sono loro il nostro futuro e di quello della lingua. È per questa ragione che la scuola, e la formazione in generale, sono uno dei nodi centrali del “Piano generale di politica linguistica per la lingua friulana 2021-2025”. Ma, accanto a ciò, e non smetterò mai di ribadirlo, serve l’impegno di ognuno di noi, nelle nostre case, con i nostri figli».
Come precisato dal presidente dell’Arlef, infatti, presa la decisione di aderire all’insegnamento del friulano a scuola, è di fondamentale importanza sostenere la trasmissione della lingua anche in famiglia, come spiegato nella guida “Crescere con più lingue”, realizzata per i neogenitori dall’Agenzia e scaricabile gratuitamente dal sito arlef.it. Al suo interno sono indicati utili consigli sulle strategie linguistiche più idonee da usare, quale il metodo “una persona-una lingua” (quando un solo genitore conosce il friulano, ciascun genitore parlerà al figlio sempre e solo nella lingua che conosce) e il metodo “lingua della famiglia” (quando tutti e due i genitori lo conoscono, parleranno al figlio sempre in friulano, passando all’italiano solo quando necessario).

Regione Fvg: una rivoluzione tariffaria per incentivare il trasporto pubblico

«Sarà una vera rivoluzione tariffaria che potrà cambiare le abitudini di trasporto dei cittadini, favorendo l’utilizzo dei mezzi pubblici sia su gomma che su ferro. La finalità è quella di rendere maggiormente attrattivo il sistema del trasporto pubblico locale nell’utilizzo quotidiano o occasionale, semplificando ed unificando, a vantaggio dei viaggiatori, il sistema tariffario in chiave regionale ed introducendo nuove tariffe, nuovi titoli di viaggio o agevolazioni, con particolare riguardo ai nuclei familiari, ai giovani e alle categorie fragili». È questo il commento dell’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Graziano Pizzimenti nell’annunciare, come informa Arc, il nuovo piano tariffario del trasporto pubblico locale e regionale per il 2022.
«Con l’introduzione di titoli di viaggio e abbonamenti utilizzabili su tutta la rete dei servizi automobilistici di Tpl in regione – ha detto ancora l’esponente della Giunta Fedriga – viene data concreta evidenza e sostanza alla presenza di un gestore unico ed un unico servizio Tpl gomma/marittimo a livello regionale. Si dà inoltre avvio ad una prima fase sperimentale di integrazione tariffaria gomma-ferro, che sarà ampliata e ulteriormente articolata nei prossimi anni anche nel contesto del nuovo affidamento Trenitalia 2022-2031».

Graziano Pizzimenti


Alcune novità sono entrate in vigore a Capodanno, altre saranno affinate nei prossimi mesi e saranno applicate dal 1° luglio 2022, per organizzare gradualmente le variazioni di maggiore complessità gestionale. Le principali novità dal 1° gennaio riguardano l’unificazione dei biglietti urbani di corsa semplice sul territorio regionale, i nuovi biglietti urbani pluricorsa, una nuova tariffa urbana per i biglietti giornalieri (da 4,60 euro a 3 euro), l’unificazione sul territorio regionale degli abbonamenti urbani quindicinale, mensile, semestrale, annuale, con allineamento al valore più basso oggi applicato; il nuovo abbonamento urbano semestrale a una linea o sull’intera rete; il nuovo abbonamento extra urbano semestrale a una linea o intera rete; la conferma dello sconto del 50 per cento sull’abbonamento scolastico ai residenti in Fvg.
La prima novità, come detto, riguarda il nuovo biglietto giornaliero che passa da 4,60 euro a 3 euro e da luglio sarà utilizzabile indifferentemente su tutte le reti urbane. Il biglietto orario “zona una tratta” attualmente in vigore al costo di 1,35 euro diventerà biglietto orario a 60 minuti, allo stesso prezzo. I biglietti corsa semplice 2 tratte di una linea, orario senza limiti di tratta, orario intera rete 75 minuti (attualmente al costo di 1,65 euro ciascuno) vengono accorpati nel biglietto orario 75 minuti allo stesso prezzo. Il biglietto orario zona una tratta pluricorsa per 10 corse (esclusa Trieste) che attualmente costa 12 euro diventerà biglietto orario pluricorsa valido 60 minuti (10 corse ) a 12,15 euro così come biglietto intera rete pluricorsa 10 corse (Trieste) attualmente in vigore a 12,45 euro. Sarà introdotto un nuovo biglietto orario pluricorsa 75 minuti (10 corse) per 14,85 euro.
Gli abbonamenti quindicinali attualmente in vigore a tariffe diverse vengono ridotti a due tipologie: abbonamento a una linea 19,10 euro; abbonamento all’intera rete 22,25. Allo stesso modo, l’abbonamento mensile sarà disponibile per una sola linea a 28,50 euro, per l’intera rete a 35,20. Dal 1° luglio sarà acquistabile l’abbonamento urbano intera rete regionale allo stesso prezzo della singola rete (quindicinale a 22,25 euro, mensile a 35,20, annuale 352).
Le altre novità in vigore dal 1° luglio riguardano inoltre i nuovi Formula Famiglia, abbonamento Hinterland, abbonamento rete regionale urbano+extraurbano fino a 50 km, l’abbonamento rete regionale urbano+extraurbano oltre 50 km, la Card Under26, l’abbonamento scolastico ora acquistabile per il medesimo periodo di validità anche da non studenti, la possibilità di rateizzazione dell’abbonamento annuale e scolastico, lo sconto aggiuntivo Convenzione Ardiss per studenti universitari non residenti, la tariffa integrata regionale (prima fase) Servizi Tpl Automobilistico Extraurbano e Ferroviario, la tariffa servizi flessibili in area montana (attivabile anche antecedentemente al 1° luglio 2022 ad avvio delle varie sperimentazioni), i biglietti urbani utilizzabili indifferentemente su tutte le reti urbane della regione.
Nel dettaglio con Formula Famiglia, a partire dal prossimo luglio, sugli abbonamenti aventi lo stesso periodo di validità acquistati da componenti di uno stesso nucleo familiare, sarà applicato uno sconto del 20 per cento sul secondo abbonamento, del 50 per cento sul terzo, del 70 per cento dal quarto abbonamento in poi. Gli sconti sono cumulabili con l’abbattimento del 50 per cento dell’abbonamento scolastico per residenti Fvg. Sempre da luglio 2022, con l’abbonamento urbano intera rete regionale (dello stesso costo dell’abbonamento della singola rete urbana) si potranno utilizzare tutti i servizi urbani della regione. Ad esempio, con l’abbonamento mensile urbano acquistato a Trieste (35,20 euro) si potrà viaggiare anche a Pordenone, Udine, Gorizia. La Card Under 26, invece, dedicata ai più giovani, darà diritto all’acquisto di abbonamenti e biglietti per i mesi di luglio e agosto scontati del 30 per cento o all’acquisto di abbonamenti personali e biglietti con sconto del 30 per cento ai clienti con uno storico di abbonamenti acquistati con validità di almeno 240 giorni/anno nei 5 anni precedenti, da documentare da parte dall’utente con apposita autocertificazione (non cumulabile con Formula Famiglia); la Card Under 26 darà, inoltre, accesso ai vantaggi previsti nell’ambito di specifiche campagne promozionali. Da segnalare anche l’estensione ai non studenti dell’abbonamento scolastico con validità 10 mesi e decorrenza dal primo settembre o dal primo ottobre: diventa acquistabile pure da non studenti senza limiti di età e consente l’accesso alle agevolazioni previste dalla nuova Formula Famiglia.
Infine, uno sguardo alla prima fase di integrazione tariffaria sperimentale per i servizi automobilistici Tpl Fvg e ferroviari Trenitalia interni al Friuli Venezia Giulia. Ecco alcuni esempi: Tratta San Daniele – Gorizia: l’attuale costo per due abbonamenti gomma e treno è di 126,75 euro (bus extraurbano fino a Udine e treno), con l’abbonamento integrato passerà a 81,30 euro (con un risparmio di 45,45). Tratta Grado-Trieste (via Monfalcone): l’attuale abbonamento al bus extraurbano fino a Monfalcone più treno e bus urbano Trieste una linea costa 147,25 euro; passerà a 88,05 euro (con un risparmio di 59,20). Tratta Roveredo in Piano-Udine: l’attuale abbonamento multiplo (bus extraurbano fino a Pordenone più treno e urbano Udine intera rete) costa 140,90 euro; passerà con l’abbonamento integrato a 93,20 euro (risparmio di 47,70). Tratta Udine-Gorizia, l’attuale abbonamento (bus urbano Udine intera rete più treno e bus urbano Gorizia intera rete) costa 137,90 euro; con l’abbonamento integrato costerà 82,15 euro (risparmio di 55,75).

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In copertina, un autobus nel centro di Udine e qui sopra un treno pendolari.

A Sgonico sotto le stelle, domenica il primo invito sul Carso triestino del 2022

Per “Piacevolmente Carso”, domenica 9 gennaio, dalle 17.30 alle 19.30 circa, la cooperativa Curiosi di natura propone “A Sgonico sotto le stelle”, un appuntamento in due parti sul Carso triestino. Prima parte all’aperto, con osservazione guidata delle stelle e della volta celeste e le spiegazioni dell’astrofisica Giulia Iafrate. Si proseguirà poi al chiuso, in una sala riservata della vicina Trattoria Gustin, con altre spiegazioni, immagini e materiali divulgativi.
La dottoressa Iafrate si occupa di didattica e divulgazione all’Osservatorio Astronomico di Trieste e in altre realtà in Italia e all’estero. È consigliato portare con sé un tablet o uno smartphone per la consultazione di alcune immagini su internet. Il programma, dopo un viaggio immaginario dagli oggetti vicini del sistema solare fino alla galassia più lontana con informazioni sulla ricerca, si concluderà in trattoria con degli assaggini omaggio di specialità gastronomiche e di vino del Carso.
In caso di condizioni meteo avverse, questo primo invito sul Carso del 2022 si terrà, in parte o tutto, al chiuso. Ritrovo alle 17.10 nella piazza di Sgonico (raggiungibile da Trieste con i bus 42 e 46). Costo 15 euro; 10 i minori di 14 anni. Sono richiesti la prenotazione alla mail curiosidinatura@gmail.com o al cell. 340.5569374, e il Green Pass base per l’ingresso nella sala. Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it

“Piacevolmente Carso” ha il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e PromoTurismoFVG, il patrocinio di PromoTurismoFVG, AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), Banca Etica, Ue.Coop (Unione Europea delle cooperative) ed è in collaborazione con l’URES-SDGZ (Unione Regionale Economica Slovena), “Sapori del Carso”, i GIT (Gruppi di Iniziativa Territoriale) di Banca Etica di Trieste-Gorizia e Udine.

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In copertina e all’interno l’osservazione delle stelle.

 

Fondazione Luchetta, bilancio morale che è termometro dell’anno pandemico

Se Covid-19, dalla sua violenta irruzione agli inizi del 2020, ha fermato o rallentato a lungo sul pianeta la circolazione delle persone, è attraverso attività che hanno come mission specifica le cure sanitarie non garantite nel Paese di origine che si può misurare l’evoluzione della crisi pandemica, e la lenta ripresa verso un’auspicata normalità. Dal 1998 ad oggi la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin ha garantito assistenza sanitaria a 795 bambini non curabili nel Paesi di provenienza, attraverso una policy che prevede l’ospitalità anche dei familiari al seguito: 1960 ad oggi accolti, per un totale di 259.182 giornate di permanenza. Sempre la Fondazione si è fatta carico di ogni spesa relativa ai viaggi, ai trasferimenti, all’accoglienza e alle cure dei bambini e dei loro familiari, direttamente o in cordata con altre associazioni, e ha erogato in questi 23 anni ben 780 mila pasti. Tre le sedi di accoglienza messe a disposizione nel tempo a Trieste, oggi con 68 posti letto complessivi – in via Valussi e via Chiadino, a Sgonico-Bristie nella ristrutturata Casa Steffè – e due le strutture sanitarie di riferimento, l’ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste e l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, salvo esigenze sanitarie che rendano necessaria l’individuazione di altre sedi di cura in Italia.

Ota, Luchetta, D’Angelo e Hrovatin

Bilancio morale

«I primi dati del Bilancio morale 2021 della Fondazione Luchetta – annuncia la presidente, Daniela Luchetta – confermano la tendenza verso una cauta ripresa della normalità per gli interventi di assistenza sanitaria internazionale: il viaggio a Trieste ha restituito la speranza, e la possibilità concreta di sopravvivere nel corso dell’anno a 19 bambini provenienti da Afghanistan, Costa d’Avorio, Eritrea e Iraq, accompagnati da 29 familiari, con permanenza media di 84 giorni per ogni nucleo familiare, e quindi per 4042 giorni complessivi di ospitalità a Trieste». Nei confronti degli assistiti sono state effettuate, da parte dei volontari, 1.101 attività, con 293 accompagnamenti da e per ospedale di cura; 22 accompagnamenti da e per aeroporto/stazione; 786 ulteriori attività legate a cure e assistenza.

Vaccino e solidarietà

La pandemia 2020-2021 ha avuto molte altre implicazioni sulle attività della Fondazione Luchetta: a cominciare dal tema “vaccino”. Il costante contatto con persone fragili, bambini in cura e spesso immunodepressi, ha determinato l’inserimento dell’istituzione nella categoria prioritaria per accedere alla vaccinazione. Nei mesi di marzo e aprile 2021 tutto il personale della Fondazione è stato invitato quindi a vaccinarsi, inclusi i volontari autisti. Nei casi di mancata adesione al vaccino sono state modificate le mansioni degli operatori, oppure attivate ferie o cassa integrazione (sulla base delle posizioni personali di ogni dipendente), in modo da evitare il contatto con i minori e le famiglie da parte dei non vaccinati. Nel frattempo, sono state costantemente presidiate le misure di sanificazione in tutti i luoghi di operatività della Fondazione, case, ufficio, automezzi, negozio e microarea, e così via.

Povertà in aumento

Ulteriore conseguenza della pandemia è stato l’aumento delle povertà alimentari e del “food divide” a livello internazionale e naturalmente anche in Italia e sul territorio. Nel corso del 2021 l’impegno della Fondazione Luchetta sul versante della solidarietà sociale si è tradotto nel sostegno a 120 famiglie con minori di Trieste segnalate dai Servizi sociali, nell’ambito dei progetti curati dal Banco Alimentare. La Fondazione ha così contribuito al recupero di oltre 17 tonnellate di cibo a ridosso di spreco, in cordata con la grande distribuzione (gastronomia), con Trieste Recupera (ortofrutta) e con Bofrost (surgelati). Contestualmente, e sempre sul fronte dell’impegno per il contrasto al disagio sociale, attraverso il Centro di raccolta “Elide” la Fondazione Luchetta ha sostenuto oltre 1800 nuclei familiari italiani e stranieri per il recupero e redistribuzione di vestiario e articoli per la casa. Ogni famiglia, tramite le associazioni di assistenza, ha avuto la possibilità di accedere settimanalmente al centro di raccolta, che si è aperto anche ai migranti di passaggio e richiedenti asilo appena arrivati in città. “Elide” si alimenta delle donazioni dei cittadini, con oltre 1000 consegne al mese fra vestiti e oggetti per l’infanzia, biancheria per la casa, piccoli elettrodomestici che sono sistematicamente valutati e sanificati, qualora adeguati al riutilizzo.

Progetti all’estero

Nel 2021 è proseguito il progetto in Albania di collaborazione con la clinica sanitaria “Salus” di Tirana, per l’accoglienza di bambini con patologie. Si è invece interrotto il progetto di collaborazione con Atmo (Fundacion para el Transplante de Medula osea) in Venezuela, in ragione delle condizioni critiche del Paese.

Sensibilizzazione

Nel corso del 2021 il Premio Luchetta, storico impegno della Fondazione per la sensibilizzazione sui temi dell’infanzia nel mondo, ha cambiato format, con le Giornate del Premio Luchetta dal 15 al 17 ottobre nella sala Luttazzi al Magazzino 26, Porto Vecchio. In occasione delle Giornate si è celebrata la premiazione dei vincitori 2021, incastonata in cinque panel di approfondimento sui temi dei lavori premiati. Sabato 31 ottobre la messa in onda su Rai1 del programma “I Nostri Angeli”, come sempre dedicato ai temi del Premio Luchetta, girato in suggestive location della città di Trieste.

Emergenza Afghanistan

«L’attività della Fondazione Luchetta – osserva ancora Daniela Luchetta – è spesso una cartina di tornasole anche degli scenari geopolitici in evoluzione: nel corso del 2021 alcune storie si sono intrecciate con un denominatore comune, la provenienza afghana dei bambini presi in carico insieme ai loro familiari. Vicende umane per le quali un positivo sviluppo, con l’intervento della Fondazione Luchetta, è stato propiziato da giornalisti sensibili alle questioni sociali e umanitarie». Nel gennaio 2021, su segnalazione del giornalista Rai Nico Piro – Premio Speciale Luchetta 2021- e grazie all’intervento della comunità di Sant’Egidio, si è finalmente sbloccata la storia di una giovane madre afghana, bloccata nel campo migranti sull’isola greca di Lesbo insieme al figlio gravemente malato. Insieme erano partiti dall’Iran in cerca di possibilità di cura, ma l’arrivo a Lesbo aveva drammaticamente impedito di proseguire nella ricerca di un approdo di assistenza sanitaria. Oggi madre e figlio si trovano al sicuro nella Fondazione per ricevere le cure necessarie all’ospedale di Udine. Ulteriore storia è quella segnalata dalla giornalista Monika Bulaj, relativa ad una famiglia residente a Kabul, composta da madre e 7 figli, due dei quali maggiorenni e con una bambina affetta da grave patologia. La famiglia aveva perso il padre 4 anni fa per mano talebana e dopo la presa del potere del regime nell’agosto scorso era in procinto di evacuare dal Paese, ma l’attentato in aeroporto aveva impedito l’imbarco. Con l’assistenza dell’Ambasciata italiana e attraverso complesse vicissitudini la famiglia è infine riuscita a lasciare l’Afghanistan e si è riunita a Trieste, nella casa di accoglienza della Fondazione Luchetta. La bambina adesso è in cura al Cro di Aviano.

Casa Steffè a Bristie

«L’impegno per la risoluzione di alcune difficili storie di famiglie afghane con minori gravemente ammalati si lega strettamente ai progetti 2022 – anticipa la presidente Daniela Luchetta –. All’accoglienza di ulteriori bambini che non possono curarsi in Afghanistan, insieme alle loro famiglie, potrebbe essere dedicata la struttura di Casa Steffè a Bristie-Sgonico. Ma a seguito della chiusura del progetto SAI-Siproimi e della rinuncia del Comune di Sgonico ai finanziamenti Spar erogati a seguito dell’aggiudicazione del bando del Ministero degli Affari esteri, sono venuti meno i fondi utili al sostegno di qualsiasi progettualità. Al momento solo due famiglie sono tuttora accolte a Casa Steffè, in base alle attività avviate per i titolari di protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati (Sai-Siproimi). Riteniamo che l’esperienza di Bristie rappresenti un riferimento importante per l’attività di solidarietà sanitaria – osserva ancora la presidente Daniela Luchetta – e che Casa Steffè sia un patrimonio potenziale di accoglienza che non va sprecato». E arriva intanto il video che racconta l’impegno della Fondazione Luchetta, con le testimonianze di tre amici: tre importanti nomi del giornalismo italiano, che a Fondazione Luchetta hanno dedicato un saluto speciale, a cominciare da Riccardo Iacona, volto notissimo di tante inchieste e conduttore di Presa Diretta su Rai3, Premio Speciale Luchetta 2019. E altri due volti altrettanto familiari al grande pubblico: Nico Piro, Premio Luchetta 2009 e Premio Speciale Luchetta 2021, e Alessio Zucchini, anchor del Tg1 e conduttore della Serata “I nostri Angeli” nel 2018. Il video sarà online sul sito e i social della Fondazione, dettagli fondazioneluchetta.eu

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In copertina e all’interno Daniela Luchetta presidente della Fondazione umanitaria.

Pordenone, quando un abito usato diventa anche un veicolo di solidarietà

Completa gratuità estesa a tutti gli abitanti dell’intera provincia di Pordenone per il servizio Habitus, dedicato al ritiro a domicilio di indumenti usati gestito dalla cooperativa sociale Karpòs di Porcia, specializzata nella gestione dei rifiuti. Una novità di questo fine 2021, perché prima il servizio era garantito gratuitamente solo ad anziani che non riuscivano a spostarsi oppure laddove c’erano grandi quantitativi di indumenti da ritirare ma solo per i cittadini residenti nei Comuni di Pordenone, Cordenons, Roveredo in Piano e San Quirino. Il servizio di ritiro degli indumenti (è possibile conferire abiti, maglierie, biancheria per la casa, cappelli, borse, scarpe, cinture, bigiotteria) può essere prenotato al numero verde 800 593 233. Con i vestiti raccolti si finanziano progetti sociali e si evita la loro dispersione come rifiuti, avviandoli al riutilizzo.

«Quest’anno abbiamo raccolto 310 sacchi per oltre 4 mila chilogrammi di indumenti usati – ha spiegato la presidente Paola Marano –. Tutti i vestiti raccolti da Karpòs attraverso il progetto Habitus, vengono ceduti agli acquirenti e destinati ai centri di smistamento dove avvengono la selezione e l’igienizzazione. Dopo questa fase, i vestiti in buono stato verranno rivenduti e quelli non più utilizzabili verranno avviati al riciclo per la produzione di filati o la produzione di stracci». Oltre a questo servizio, la cooperativa Karpòs da diversi anni accoglie i vestiti dismessi che vengono conferiti direttamente dai cittadini nelle campane della Caritas presenti in tutto il territorio della Diocesi di Concordia-Pordenone e parte di quella di Vittorio Veneto e che sono di proprietà della stessa cooperativa. Si tratta di un totale di circa 200 cassonetti, riconoscibili dal colore giallo e dal logo della organizzazione cattolica.

«Con la raccolta di abiti usati – specifica Paola Marano – vengono sovvenzionate le attività di inserimento lavorativo di persone in situazione di disagio e svantaggio sociale nella stessa cooperativa sociale e si aiuta la Caritas in alcuni progetti di solidarietà. In più, gli abiti usati che poi vengono recuperati  aiutano a inquinare di meno». Ogni anno tonnellate di abiti e prodotti tessili finiscono nelle discariche con costi ambientali ed economici considerevoli. Con il progetto Habitus, la cooperativa Karpòs si pone l’obiettivo di ridurre ulteriormente i chilogrammi di rifiuti tessili destinati alle discariche e di rendere più sostenibile il territorio dell’intera provincia pordenonese. «Donare gli indumenti – ha concluso la presidente di Karpòs – è un atto di profonda responsabilità sia ambientale che sociale!». Infatti, nel corso degli anni sono stati tanti i progetti di solidarietà sostenuti dalla Caritas grazie alla raccolta di indumenti usati portata avanti dalla cooperativa sociale. Tra gli altri progetti, è stata finanziata l’attività del Centro di Ascolto diocesano di Concordia-Pordenone, l’asilo notturno “La Locanda” per l’accoglienza di senzatetto, senza lavoro e senza famiglia che si trova in Largo San Giovanni a Pordenone, oltre alle attività di accoglienza di famiglie in situazioni di difficoltà.

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In copertina e qui due mezzi di Karpòs per la raccolta degli abiti usati.

 

Anziani, La Quiete di Udine manterrà invariate le rette nel nuovo anno

La Quiete di Udine mantiene invariate le rette per il 2022: le tariffe per gli ospiti, quindi, non subiranno alcun aumento nonostante il 2021 abbia fatto registrare da un lato l’aumento dei costi di gestione per garantire i massimi livelli di sicurezza anti-Covid e, dall’altro, una riduzione del numero di anziani presenti.
«In un anno difficile e faticoso per tutti – spiega il presidente Alberto Bertossi – abbiamo deliberato di confermare le medesime rette per il 2022. Si tratta di una decisione presa con unanimità, compattezza e condivisione di intenti da parte di tutto il consiglio di amministrazione: un piccolo gesto, ma significativo, per venire incontro ai residenti e alle loro famiglie, ed evitare così un ulteriore aggravio dei costi da sostenere, dopo l’aumento di 50 centesimi al giorno che era stato applicato per il 2021, proprio per sostenere i maggiori costi di gestione durante la pandemia».
Grazie ai rigidi protocolli di sicurezza ormai collaudati e alle vaccinazioni, infatti, la situazione Covid nelle strutture de La Quiete è sotto controllo: ad oggi, si registra un solo ospite positivo in Rsa su 580 posti letto disponibili e due positivi tra il personale infermieristico. Il personale, 370 operatori in servizio e 30 collaboratori tecnici, è tutto vaccinato, tranne due persone che sono già state sospese secondo le normative di legge. Le rette restano quindi le stesse del 2021, ovvero 66,6 euro al giorno per un totale di circa 1.998 euro al mese. La tariffa scende a 64,1 euro al giorno per la fascia Isee 1 e a 65,1 euro al giorno per la fascia Isee 2.

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In copertina, la sede della residenza per  anziani La Quiete di Udine.

Cooperative Fvg, nel 2021 la ripresa Covid c’è stata ma purtroppo ancora non basta

Nel 2021 la ripresa c’è stata, rispetto al drammatico 2020, ma è una ripresa debole e a macchia di leopardo. È il quadro che si delinea nel bilancio di fine anno tratteggiato da Confcooperative che, con 541 associate in Friuli Venezia Giulia, è la principale organizzazione di settore. «La pandemia ha indotto le cooperative ad adottare iniziative imprenditoriali straordinarie, spesso rivedendo l’organizzazione interna e introducendo innovazioni dei processi, ma anche elevando ulteriormente gli standard qualitativi di prestazioni e produzioni. Per molte realtà è quindi in atto un profondo rinnovamento di strategie e obiettivi aziendali», è il commento di Daniele Castagnaviz, al vertice della Confcooperative regionale dal luglio 2020. «Anche come Confcooperative – aggiunge – stiamo portando a termine, in queste settimane, una approfondita ricerca sul comparto cooperativo regionale mentre, sul medio termine, l’obiettivo è costituire una vera e propria Academy cooperativa per formare i dirigenti del futuro».

Nicola Galluà

 

I diversi settori

Confcooperative Fvg ha elaborato le prime anticipazioni sull’andamento del 2021, anche se un bilancio più preciso sarà possibile soltanto con l’analisi dei bilanci. «Le sanificazioni hanno dato una spinta positiva al settore pulizie nel quale operano numerose cooperative. Agricoltura e agroindustria hanno segnato una crescita del 10 per cento, che fa ben sperare anche per sostenere la remunerazione delle imprese agricole», commenta Nicola Galluà, segretario generale di Confcooperative Fvg. «Il comparto della cooperazione sociale è in prima linea da un anno e mezzo. Il 2020 è stato un anno molto difficile, oggi il momento più critico è stato superato ma perdurano grossi problemi legati alla disponibilità di figure professionali tipiche del settore, quali infermieri e Oss, la cui scarsità costituisce una vera emergenza». Quello dei servizi è, nel complesso, uno dei settori di punta dove opera la cooperazione e dove, secondo un recente studio di Confcooperative, si concentra l’87 per cento delle start up cooperative innovative. «Pure il comparto culturale viene da un periodo difficile, non ancora del tutto superato, anche se le diverse misure pubbliche di sostegno hanno dato un contributo alla ripartenza, mentre perdurano i segnali di preoccupazione per settori dipendenti dal turismo, come agenzie di viaggio e trasporto persone, con l’eccezione dell’Albergo diffuso, modello di ricettività cooperativa che sta vivendo una fase particolarmente positiva», precisa Galluà.

La sostenibilità

Cresce nel 2021 anche l’impegno delle cooperative per la sostenibilità. Il 69,3 per cento delle cooperative associate – secondo l’Ufficio studi di Confcooperative – ha intrapreso almeno una iniziativa riconducibile ad alcune delle principali tematiche dello sviluppo sostenibile. In particolare, il 25,2 per cento ha optato per l’acquisto e l’utilizzo di materiali di minore impatto; il 18,9 per cento ha avviato percorsi formativi e informativi interni sulla sostenibilità; il 13,4 per cento delle cooperative si è indirizzato verso il riciclo e il riuso dei materiali (anche di scarto); infine, l’11,8 per cento delle cooperative ha scelto di promuovere l’ecoinnovazione e di investire in tecnologie rispettose dell’ambiente.

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In copertina, il presidente di Confcooperative Fvg Daniele Castagnaviz; all’interno, la sede. 

Carrozzeria ad alta efficienza ecologica: la Meneghini di Nimis tra 500 virtuose

(g.l.) Si sta per chiudere un anno davvero eccezionale per una piccola, ma grande azienda di Nimis: la carrozzeria di Leonardo Meneghini che della “svolta green” ha fatto la sua mission, divenendo un importante esempio non solo in Friuli Venezia Giulia, ma addirittura a livello nazionale.  Qualcosa come 140 chili di rifiuti in meno, 212 chili di combustibile fossile risparmiato, 2131 litri d’acqua (sempre più preziosa!) preservati, una riduzione del 33 per cento dei viaggi dedicati al trasporto ambientale e la rivalutazione del 100 per cento degli scarti prodotti. Sono questi, infatti, i numeri che nel 2021 hanno permesso alla ditta che sorge alle porte del paese pedemontano di ricevere il Premio “Ecol Design Award 2021” come azienda ad alta efficienza ecologica. Il riconoscimento – riferisce una nota – le è stato conferito grazie alla partnership con Recycla, azienda friulana che si occupa della gestione del rifiuto nel settore industriale e artigianale con filiera ambientale certificata. E l’Ecol Design Award ha premiato le 500 aziende italiane più virtuose che nell’anno giunto al termine si sono impegnate nel tracciare un percorso ecosostenibile per favorire una corretta gestione degli scarti.  Non è cosa da poco, in un’impresa di questo genere!

Lo staff di Leonardo Meneghini.

«Il Design Award è un attestato nato quest’anno – afferma Alessandro Cervone, responsabile marketing e comunicazione di Recycla – al fine di premiare le migliori 500 aziende che con perseveranza continuano a disegnare e tracciare insieme a noi un percorso ecosostenibile in chiave di economia circolare. Per individuare i vincitori abbiamo utilizzato specifici indicatori di virtuosità: infatti, monitoriamo quotidianamente lo scarto industriale prodotto lunga tutta la filiera ambientale. L’obiettivo è poi raffinarlo e trasformarlo in combustibile alternativo, immettendolo in un nuovo ciclo vitale».
Più che soddisfatto, dunque, il titolare Leonardo Meneghini: «Siamo onorati di avere ricevuto questo Premio. L’idea di riqualificare l’azienda in un’ottica sostenibile è nata un anno fa in pieno lockdown, è una soddisfazione immensa vedere come il nostro impegno sia stato ripagato».  Nel 2021, la carrozzeria di Nimis è riuscita a creare anche una stazione di ricarica per auto elettriche, a fornire le stesse ai clienti come mezzo sostitutivo, oltre ad installare un importante impianto fotovoltaico e a dotarsi di una stazione di verniciatura completamente ecologica. «Speriamo di poter proseguire per questa strada – conclude l’imprenditore di Nimis -, il nostro impegno è garantire un ambiente salubre e sicuro ai nostri dipendenti e, non da ultimo, rispettare il meraviglioso territorio che ci circonda». Proprio bravo Leonardo Meneghini! Un augurio a continuare sempre con maggior convinzione su questa strada “green” – un impegno importante e da portare come esempio di cui avevano già riferito la scorsa estate – lo merita proprio da parte di tutti coloro che hanno a cuore le sorti del proprio ambiente. E quello di Nimis ha tutti i numeri per essere amato e rispettato.

L’attestato del Premio.

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In copertina, l’ingresso della carrozzeria: subito indicata la sua caratteristica “Green”.

Il Panathlon Club Udine in visita all’Asu: sempre più urgente ampliare la sede

L’attività dell’Associazione Sportiva Udinese è cresciuta nonostante le pesanti limitazioni imposte per il contenimento dei contagi Covid, per cui è ormai urgente poter disporre di una sede più ampia: un’esigenza che è stata sottolineata durante un incontro della società con con il Panathlon Club Udine. Al riguardo, va ricordato che nel marzo 2020 era tutto pronto per la serata con la delegazione del sodalizio cittadino guidata dal presidente Massimiliano Pittilino. Ma l’emergenza sanitaria e i successivi lockdown hanno costretto gli organizzatori a posticipare tutto, fino a quasi due anni di distanza, perciò «questa serata è particolarmente significativa – ha spiegato il presidente dell’Asu, Alessandro Nutta -, non solo perché si parla di sport, ma perché è per noi il primo evento, seppur ristretto nei numeri, che ospitiamo nella nostra sede dopo il Covid». «Abbiamo pensato di dedicare l’appuntamento al racconto di “Asu 2021, la ripartenza; progetti, programmi e iniziative”, ha detto Pittilino aprendo l’incontro a cui ha partecipato anche l’assessore allo sport del Comune di Udine, Antonio Falcone. «Asu è senz’altro un’eccellenza trasversale, l’evidenza è sotto gli occhi di tutti. Credo siano poche le realtà di questo tipo e analizzare le modalità con cui ha affrontato e sta affrontando un periodo tanto complesso, sarà certamente interessante».

LA TENACIA – «È strano a dirsi, ma nella gestione Covid c’è stato da parte di tutti un atteggiamento positivo e propositivo», ha chiarito Nutta. Cercare di riassumere la fase pandemica, che ancora non si è conclusa, è spettato al direttore generale di Asu, Nicola Di Benedetto: «È stata una crisi grave e sconvolgente, una rivoluzione per il mondo dello sport, che si è sentito l’ultima ruota del carro, e che ne è uscito massacrato. In regione sono “rimaste sul campo” tante associazioni sportive», ha ricordato.

I NUMERI – In quanto ad Asu, a febbraio 2020 gli abbonati frequentanti erano 931; a ottobre 2021, 939. E questo nonostante le rigide regole Covid (Asu ha peraltro stilato subito uno stringente protocollo interno che ha bloccato eventuali possibili contagi), i numeri contingentati, i timori e il green pass. «A livello organizzativo abbiamo apportato una vera e propria rivoluzione, creando piccoli gruppi ed estendendo gli orari, sabato compreso. Ha funzionato. Anche le attività estive, sia nel 2020 che nel 2021, sono state un successo e ci hanno consentito anche di restituire i crediti dovuti ai soci a causa delle chiusure forzate. È stata dura, lo è ancora, ma ce la stiamo facendo perché abbiamo sempre ragionato come squadra. E questo ci ha consentito di proseguire anche con l’Accademia di ritmica, per esempio, ma soprattutto di pensare al futuro».

LA SEDE – Perché i programmi non mancano, ma diversei progettualità necessitano di maggiori spazi: «Il nostro è un impianto che ha pochi eguali, in Italia e all’estero. Grazie a Coni Fvg e a Fondazione Friuli, negli ultimi mesi è anche dotato di un sistema di purificazione d’aria all’avanguardia. Non finiremo mai di ringraziare il Comune per aver creduto in questo progetto, ma come già detto in passato, abbiamo la stringente necessità di ampliare la sede. La nostra richiesta non è cosa nuova, ma è un’istanza che muoviamo da anni, che però non ha ancora ricevuto risposta», ha sottolineato il presidente Asu. In questa maniera potrebbero crescere i corsi per bambini e anziani, ma anche i progetti (one-to-one) di disabilità grave, già in corso da anni, e parte di un ramo dell’associazione che si chiama “Asu per il sociale”. Quello stesso filone che già prevede l’inserimento dei tecnici Asu nelle scuole, che grazie al sostegno di Csen Fvg (al momento sospeso con il Covid) si mettono a disposizione con dei corsi gratuiti; lo sviluppo di attività in appoggio ad associazioni di disabili; e l’attività integrata (a partire dal 2022) grazie alla quale i ragazzi con disabilità più o meno grave, verranno inseriti nei corsi ma affiancati da un tutor dedicato.

ASU 1875 | Associazione Sportiva Udinese | via Lodi 1 | 33100 Udine |
0432.541828 | Facebook | www.associazionesportivaudinese.it | polisportiva@asu1875.it

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In copertina, ecco un momento della visita del Panathlon Udine all’Asu.

 

Fatturati su del 20% nell’ultimo triennio: in Fvg sono 188 le società interessate

Società con un fatturato che cresce di oltre il 20% per tre anni consecutivi: a novembre 2021, in Friuli Venezia Giulia, sono 188 le cosiddette imprese “scale-up” (definizione Eurostat-Ocse) e rappresentano l’1,4% del totale delle imprese considerate. Di queste, sono 37 quelle che potrebbero definirsi “top” scale-up, ossia che partono con un fatturato, nel primo anno preso in considerazione, di 500 mila euro, quindi con crescite maggiori in termini di valore (e altre ricadute positive sull’economia).
Il dato emerge dalla nuova ricerca del Centro Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, che ha analizzato i dati Infocamere sui fatturati disponibili relativi agli anni 2017-2020. L’analisi ha preso in considerazione quelle imprese attive, iscritte nei Registri Imprese Fvg entro l’anno 2017, che depositano i bilanci, ossia una platea di partenza di 13.785 imprese di diversa natura giuridica: società di capitali ma anche altre realtà come associazioni, aziende speciali, consorzi, cooperative sociali, enti pubblici economici, enti sociali, fondazioni, società consortili, cooperative. Per poter effettuare l’analisi sugli incrementi di fatturato nell’ultimo triennio sono state escluse quelle di più recente costituzione (dal 2018 in poi), per cui non sarebbero stati ancora disponibili tutti i dati.

Giovanni Da Pozzo

«Le scale-up prese in esame dal nostro nuovo studio – commenta il presidente camerale, Giovanni Da Pozzo –, con la loro rapidissima crescita, apportano esternalità positive all’economia in termini di reddito, creazione di nuovi posti di lavoro, ma anche, fattore importante, in termini di introduzione di prodotti e servizi innovativi sul territorio, di attenzione alle richieste del mercato e anticipazione di tendenze. Significativo poi notare che crescono anche nel 2020, anno quanto mai complesso, come purtroppo sappiamo bene. Cercheremo di capire nel tempo come si evolvono queste realtà. Dai primi dati emersi sulle imprese costituite nel 2018, per esempio, tra le potenziali nuove scale-up dei prossimi anni, spiccano le attività scientifiche e tecniche. Attraverso i prossimi bilanci depositati, capiremo se queste imprese troveranno ostacoli alla crescita del proprio fatturato nel 2021, magari facendo riemergere come scale-up imprese legate ai settori “tradizionali”, o se è il fenomeno stesso a essere in mutamento, coinvolgendo settori ancora diversi o interessando in misura maggiore l’imprenditoria femminile, giovanile e straniera».

DISTRIBUZIONE TERRITORIALE. Sono 76 le scale-up del territorio di Udine, 45 a Pordenone, 38 a Trieste e 29 a Gorizia

“ETÀ” DELLE IMPRESE. Le scale-up in Fvg sono principalmente imprese di recente costituzione: il 45,2% è stato iscritto nel Registro Imprese negli anni 2016 e 2017 (hanno quindi conseguito una crescita del fatturato pari o superiore al 20% nei primissimi anni della propria attività). Il 23,4% tra il 2011 e il 2015 (risultati conseguiti entro i primi 5-10 anni di attività), il 16,5% tra il 2001 e il 2010 e, a scendere, il 12,2% tra il 1981 e il 2000 e, infine, solo il 2,7% tra il 1920 e il 1980.

I SETTORI. Il 15,4% delle scale-up regionali opera nelle costruzioni, il 13,8% nelle attività immobiliari, l’11,7% nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, il 9,6% nelle attività manifatturiere, il 9% nei servizi di informazione e comunicazione. Seguono le attività professionali, scientifiche e tecniche (8,5%), noleggi e agenzie di viaggio (6,9%), sanità e assistenza sociale (6,4%), trasporto e magazzinaggio (4,8%), attività finanziarie e assicurative (3,2%). Scendendo più nel dettaglio, le divisioni Ateco con il maggior numero di scale-up sono le attività immobiliari e le costruzioni. Nello specifico, le attività immobiliari rappresentano il 13,8% delle scale-up, seguite dal commercio all’ingrosso (7,4%), lavori di costruzione specializzati (7,4%), costruzione di edifici (6,9%), produzione di software e consulenza informatica (5,9%). Poco sotto al 5% si trovano le attività di direzione aziendale e consulenza gestionale (4,8%), commercio al dettaglio (4,3%), assistenza sanitaria (3,7%), coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali (3,2%).

FEMMINILI, GIOVANILI, STRANIERE. Le scale-up femminili in Friuli Venezia Giulia sono 25 (il 13,3% del totale), quelle giovanili 23 (12,2%), quelle straniere 13 (6,9%). Poco più di una scale-up su dieci ha quindi una compagine societaria a prevalenza femminile oppure giovanile.

I FATTURATI. Le scale-up in Fvg hanno fatturato medio annuo pari a 799mila euro per l’anno 2017, 1 milione e 247mila euro nel 2018, 1 milione e 901mila euro nel 2019, 2 milioni e 986mila euro nell’anno 2020. Gli incrementi medi annui di fatturato in valore assoluto sono quindi di +447mila euro nel primo anno esaminato (2018 su 2017), +653mila euro nel secondo anno (2019 su 2018), +1 milione e 85mila euro il terzo anno (2020 su 2019).

L’OCCUPAZIONE. All’incremento del fatturato si accompagnano ricadute positive complessive anche in termini occupazionali. Gli addetti totali nelle 188 scale-up “nostrane” sono complessivamente passati da 886 al 31 dicembre 2017 a 2.473 al 31 dicembre 2020, +1.587 unità, ossia quasi raddoppiati. L’incremento degli addetti nel primo anno esaminato è stato di 408 unità, nel secondo di 610, nel terzo di 569 (nonostante la pandemia da Covid-19). Il numero medio di addetti delle 188 Scale-up passa da 8 a fine 2017 a 17 a fine 2020.

NATURA GIURIDICA. Nella già ristretta platea di tipologie d’impresa che depositano i bilanci, la prevalenza di scale-up si rileva prevalentemente tra le Srl, le società a responsabilità limitata. Nello specifico: 145 Srl (77,1% del totale), 21 Società a responsabilità limitata semplificata, 9 Società cooperative, 5 Società a responsabilità limitata con socio unico, 3 Consorzi, 2 Società per azioni, 1 Società cooperativa a responsabilità limitata, 1 Società consortile a responsabilità limitata, 1 Cooperativa sociale.

SCALE-UP IN ITALIA ED EUROPA (Fonte: European Scale Up Monitor 2020, Erasmus Center for Entrepreneurship). In Europa, l’80% delle scale-up si concentra in dieci Paesi, il 44% in sole venti città. Il Regno Unito è il Paese con il maggior numero di scale-up. L’Italia è al sesto posto, con Milano al nono posto tra le città europee. La Germania ha la percentuale più alta di giovani scale-up.

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In copertina, ecco la sede udinese della Camera di Commercio.