Si è chiuso un anno da record per il Palmanova Village. E i saldi invernali subito col turbo: mai questo fatturato

Una partenza dei saldi invernali da record al Palmanova Designer Village con risultati più che positivi nella prima settimana di sconti che fa da scia ad un anno altrettanto eccezionale. Anche oggi, 11 gennaio, il centro commerciale apre alle 9 anziché alle 10: un’ora in più per bere un caffè e poi dedicarsi allo shopping con calma.
«L’avvio dei saldi è partito oltre ogni aspettativa – commenta la center manager Linda Basile – il primo weekend di sconti abbiamo registrato un risultato record in termini di fatturato, il più alto mai raggiunto dall’apertura del Village, quindi dal 2008. Tale risultato conferma la sempre crescente attrattività di Palmanova Designer Village che garantisce un’offerta commerciale in costante rinnovo con tante opportunità d’acquisto di qualità, in un ambiente sempre più confortevole, curato e ricco di servizi».
L’ottimo avvio dei saldi invernali segue infatti la scia di un anno straordinario sia in termini di fatturato che di visitatori. Da circa due anni, ormai, sono in costante crescita sia le presenze dei clienti italiani, sia soprattutto quelle degli stranieri con un vero e proprio boom di afflussi da Croazia, Slovenia, Austria e Germania che attestano l’ormai consolidato posizionamento di Palmanova Designer Village come una vera e propria destinazione turistica di grande attrattività, merito dei continui investimenti e della scelta dei migliori marchi sul mercato che i consumatori ormai cercano e selezionano con cura.

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In copertina, il Palmanova Designer Village: oggi una grande domenica di saldi.

Cittadino dell’Anno, Diploma Humanitas e Giovane Talento: oggi Casarsa della Delizia premierà Michelangelo Agrusti, Gioacchino Altavilla e Marianna Acito

La comunità di Casarsa della Delizia rende omaggio ai propri concittadini che si sono distinti per impegno, passione e dedizione: oggi 10 gennaio, alle ore 17, al Teatro comunale Pier Paolo Pasolini ci sarà infatti la cerimonia di consegna del 33° Premio Cittadino dell’Anno (assegnato in virtù dell’impegno portato lungo la propria vita dando lustro al nome della cittadina), del 30° Diploma Humanitas (che premia l’impegno sociale e il volontariato verso il resto della comunità) e del 13° Giovane Talento (che premia gli under 35 che si stanno mettendo in luce nei propri ambiti professionali). L’evento è aperto al pubblico e rientra nel quadro del programma “Aria di Natale”. L’iniziativa – organizzata da Pro Casarsa e Forum Democratico in collaborazione con l’Amministrazione comunale – rappresenta un momento importante per celebrare l’eccellenza e l’impegno dei cittadini. «Questi premi – commentano il presidente della Pro Loco Antonio Tesolin e il presidente dell’associazione Forum Democratico Pierluigi Rosa, assieme al sindaco Claudio Colussi – sono oramai un momento tradizionale di chiusura di un’annata e inizio di una nuova grazie all’esempio di chi si è distinto con il proprio impegno professionale, civile e sociale. Rappresenta anche un momento di grande ispirazione affinché anche altri diventino protagonisti del futuro della nostra comunità». Il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di Banca 360 Fvg, unitamente alla vicinanza del Comitato Unpli Fvg, sottolinea l’importanza di questo evento a livello regionale. Ai vincitori sarà consegnato, oltre all’attestato, il riconoscimento speciale ideato dalla Francescut Marmi, nota azienda del territorio. Questi, dunque, i vincitori.

Cittadino dell’Anno:
Michelangelo Agrusti

Presidente di Confindustria Alto Adriatico, svolge la propria attività imprenditoriale nel ruolo di presidente e consigliere delegato di Marine Interiors Cabins, importante azienda pordenonese di progettazione, ricerca, produzione ed assemblaggio di arredamenti navali. È presidente di enti di eccellenza del territorio come Lean Experience Factory, Fondazione ITS Academy Alto Adriatico, Fondazione Cro Aviano Onlus, Fondazione Pordenonelegge.it. Ricopre altri prestigiosi incarichi, tra i quali: vicepresidente della Cciaa Pordenone-Udine e della collegata società camerale per le attività di promozione; vicepresidente vicario di Confindustria Friuli Venezia Giulia. Già deputato al Parlamento italiano nella X e XI Legislatura, componente della Commissione Difesa, membro dell’Assemblea Atlantico del Nord (NATO) tra il 1987 e il 1994. All’epoca è stato inoltre il più giovane sindaco d’Italia come primo cittadino del Comune di Casarsa della Delizia dal 1980 al 1990. Nel 2023 è stato insignito del Premio San Marco della Città di Pordenone.

Diploma Humanitas:
Gioacchino Altavilla

Gioacchino Altavilla è nato a Terlizzi (Bari) nel 1950. A 19 anni si è arruolato in Aeronautica, venendo in seguito trasferito a Rivolto di Codroipo nella base della Pattuglia Acrobatica Nazionale, le Frecce Tricolori. Qui si è occupato, come elettromeccanico di bordo e addetto capovelivolo, dell’assistenza dei piloti della Pattuglia, seguendoli nelle loro esibizioni in Italia e nel Mondo. Nel 1975 si è sposato con Maria: la coppia è andata a vivere nel paese di lei, San Giovanni di Casarsa. Hanno avuto tre figli che hanno frequentato la scuola materna Monsignor Jop, nel cui consiglio direttivo Altavilla è entrato – su invito del compianto Silvano Cozzarini – nel 1995. Da allora sono iniziati 30 anni di impegno volontario ininterrotto come segretario a favore di questa rinomata istituzione scolastica del territorio, collaborando con le Suore del Cristo Re che gestivano a suo tempo la struttura, vari gruppi di genitori che si sono susseguiti nel direttivo e le insegnanti. In particolare ha operato a stretto contatto con i presidenti Bruno Sclippa, Carlo Cristante, Sergio Clarotto, Pierlino Bazzana, Alessandro Infanti, Lucio Rocutto e l’attuale Eva Fabris. Un incarico, quello di segretario, che dura tutt’ora e che Altavilla svolge con grande passione, sempre in maniera volontaria. Inoltre è stato membro anche del direttivo dell’Avis di Casarsa San Giovanni, ricevendo il riconoscimento di Donatore d’oro.

Giovane Talento:
Marianna Acito

Marianna Acito (classe 1997) si distingue come una figura poliedrica nel panorama musicale contemporaneo, grazie alla sua versatilità di compositrice e mezzosoprano. Il suo repertorio spazia dalla musica antica a quella contemporanea. Si è diplomata in Composizione al Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine (2021) e ha conseguito con lode il Diploma Accademico di II livello in Composizione al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia (2023). Parallelamente, nel 2024 ha ottenuto con lode il Diploma Accademico di II livello in Canto lirico. Dal 2018 è membro stabile del Coro del Friuli Venezia Giulia. Nel 2024 ha debuttato nel ruolo di Ciesca nel Gianni Schicchi di Puccini al Mittelfest di Cividale del Friuli. Nello stesso anno in duo con l’organista Lorenzo Rupil, ha vinto il Primo Premio e il Premio Speciale al concorso Vox et Organum di Noale. Nel 2025 ha debuttato come Maddalena in Il viaggio a Reims (in collaborazione con il Rossini Opera Festival) e come Dorabella in Così fan tutte per il Piccolo Opera Festival. Come compositrice, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. La sua prima opera lirica, Marco Polo (scritta con tre colleghi), ha debuttato nella stagione 2023/24 del Teatro La Fenice di Venezia (Teatro Malibran) ed è stata successivamente rappresentata a Hangzhou, in Cina. Nel 2025 il Ravenna Festival ha ospitato la sua sacra rappresentazione Rut, raccolti di speranza. A settembre 2025 è stata eseguita a Tokyo e Osaka una sua scena dall’opera L’ebrezza del volo.

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In copertina, una bella panoramica della cittadina di Casarsa della Delizia.

Teatro Gioco Vita al Verdi di Pordenone: quando crescere significa cambiare

Crescere significa cambiare. Cambia il corpo, cambiano le emozioni, cambia lo sguardo sul mondo. È da questa evidenza semplice e profondissima che nasce “Tutto cambia! Il bruco e la farfalla e altri racconti”, il nuovo spettacolo di Teatro Gioco Vita, una delle realtà più importanti e storiche in Italia per il teatro ragazzi, in scena domani 11 gennaio, alle 16.30, al Teatro Verdi di Pordenone, all’interno del cartellone Anni Verdi, dedicato ai più giovani e alle famiglie.
Pensato per bambini dai 4 anni in su, Tutto cambia! è un invito a osservare il mondo con curiosità e meraviglia, seguendo il filo sottile che unisce affabulazione e scienza, mito e realtà. In scena prendono forma tre piccole storie, apparentemente semplici, che accompagnano i giovani spettatori in un viaggio fatto di trasformazioni naturali e immaginative: il seme che diventa albero, il bruco che si trasforma in farfalla, una bambina che, grazie alla forza dell’immaginazione, riesce a mutarsi in un’intera foresta.
Attraverso un linguaggio poetico e accessibile, lo spettacolo racconta il cambiamento come processo continuo, che attraversa tutte le forme di vita, compresa la nostra. Nulla resta uguale a se stesso, e proprio in questa instabilità risiede una possibilità preziosa: crescere, scoprire, diventare altro. Il teatro diventa così uno spazio protetto in cui i bambini possono riconoscere e attraversare quel sentimento di incertezza che accompagna ogni trasformazione, imparando a guardarlo non come una minaccia, ma come un’opportunità.

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Il Vangelo di Luca

La seconda parte del 44° anno accademico dell’Università della Terza Età di Pordenone si apre con l’Introduzione al Terzo Vangelo, che avvia la serie di incontri a cura del docente di teologia Orioldo Marson, lunedì 12 gennaio, alle 15.30, nel sempre accogliente salotto dell’Ute. L’evangelo di Luca si distingue per lo stile raffinato, la ricchezza linguistica e la cura narrativa. Scritto in un greco elegante, è rivolto a cristiani di origine pagana e presenta Gesù come il Salvatore universale, amico dei poveri, dei peccatori e degli emarginati; per questo Dante definisce l’evangelista Luca “scriba mansuetudinis Christi”. Egli è l’unico a raccontare alcune parabole celebri, come quella del buon samaritano e del “figlio prodigo”, sottolineando l’amore incondizionato del Padre. Grande rilievo è dato alle figure femminili, come Maria, Elisabetta e Anna. L’infanzia di Gesù è narrata in modo molto significativo, con il Magnificat e il Benedictus come inni di speranza e liberazione. Inoltre, Luca mostra una profonda sensibilità storica, collocando gli eventi in un preciso contesto politico e sociale. Infine, Luca prepara il lettore alla nascita della Chiesa, che si svilupperà negli Atti degli Apostoli, sua opera complementare. Secondo e terzo appuntamento, sempre di lunedì, 19 e 26 gennaio. Partecipazione riservata agli iscritti dell’Università della Terza Età di Pordenone. Per ci non fosse iscritto, e possibile seguire due lezioni di prova acquistando la tessera “Amico”, che offrirà la possibilità di seguire due lezioni a scelta tra le tante in programma, pagando la somma di 6 euro non rinnovabili. Per ulteriori informazioni: www.centroculturapordenone.it/ute, ute@centroculturapordenone.it, telefono 0434.1751585.

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La messa in scena, curata da Marco Ferro – che firma regia e drammaturgia insieme a Nicoletta Garioni per l’ideazione delle ombre – utilizza immagini, sagome, movimenti e luci per creare un universo visivo delicato e suggestivo, capace di parlare direttamente all’immaginazione dei più piccoli. Le ombre prendono vita, gli oggetti si trasformano, i corpi si muovono seguendo un ritmo naturale, accompagnati dalle musiche originali di Paolo Codognola. È un teatro che non spiega, ma suggerisce; che non impone significati, ma apre possibilità. In questo percorso a tappe, il pubblico viene accompagnato con leggerezza dentro il tema del mutamento, così presente nella vita quotidiana dei bambini: cambiano le stagioni, cambiano le abitudini, cambiano le relazioni. E cambiare può fare paura. Tutto cambia! affronta proprio questo sentimento, con rispetto e delicatezza, mostrando come ogni metamorfosi, anche la più difficile, possa generare qualcosa di nuovo e sorprendente.
Prodotto da Teatro Gioco Vita come nuova creazione 2025, lo spettacolo si inserisce perfettamente nella filosofia di Anni Verdi, il ciclo con cui il Teatro Verdi di Pordenone riconosce nei più piccoli non solo degli spettatori futuri, ma protagonisti presenti, capaci di emozionarsi, comprendere, interrogare il mondo. Un teatro pensato per essere vissuto insieme, da bambini e adulti, come esperienza condivisa di ascolto, stupore e crescita. Perché cambiare è inevitabile. Ma imparare a farlo con immaginazione e fiducia è una conquista. E il teatro, fin dall’infanzia, può aiutarci a compierla. Info e prevendite: Biglietteria del Teatro Verdi di Pordenone e online su www.teatroverdipordenone.it

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In copertina, un’immagine dello spettacolo in programma al Teatro Verdi di Pordenone.

Friulano a scuola: aperte le adesioni dal 13 gennaio. Un vantaggio per bambini e ragazzi nell’apprendimento delle lingue

È tempo di iscrizioni scolastiche e di scelte educative che favoriscono il percorso di crescita dei bambini. Tra queste vi è la scelta di una didattica plurilingue, un’opportunità che in Friuli è da tempo ampiamente apprezzata dalle famiglie. Dal 13 gennaio al 14 febbraio, al momento dell’iscrizione alla scuola dell’infanzia, alla primaria e alla secondaria di primo grado, i genitori potranno scegliere l’insegnamento della lingua friulana per i propri figli per l’intera durata del ciclo scolastico. Un’opzione di cui anche lo scorso anno si è avvalso il 78% delle famiglie, segno della grande consapevolezza dei vantaggi cognitivi, sociali e culturali legati a un’educazione plurilingue, largamente dimostrati dalla ricerca scientifica. Le bambine e bambini che studiano il friulano mostrano una maggiore facilità nell’apprendimento dell’inglese e di altre lingue, e sviluppano più solide competenze logico-matematiche e creative.
L’insegnamento del friulano prevede almeno 30 ore di studio all’anno e non sottrae tempo alle altre discipline. La normativa stabilisce infatti che rientri nel 20% del curriculum che ogni scuola può definire in autonomia. La scelta di avvalersi di questo insegnamento va indicata al momento dell’iscrizione online sul portale del MiM – Ministero dell’Istruzione e del Merito, unica.istruzione.gov.it , per la scuola primaria e la secondaria di primo grado, oppure tramite modulo cartaceo per la scuola dell’infanzia. In ogni caso, le segreterie degli istituti restano a disposizione delle famiglie per fornire chiarimenti e supporto.

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“Spiçut il Riçut” per i bimbi


Si chiama “Spiçut il Riçut” il nuovo cartone animato in friulano prodotto dall’Arlef: un tenero riccio – a tratti un po’ goffo – che assieme ai suoi inseparabili amici aiuta i bambini (dai 2 ai 4 anni) a scoprire, comprendere e condividere le proprie emozioni. Si tratta della versione in lingua friulana del pluripremiato cartoon “Happy the Hoglet”, realizzato dalla casa di produzione britannica Paper Owl Films e trasmesso su CITV (Children’s ITV). Il doppiaggio della versione in friulano del cartone animato – composta da 26 episodi – è stata curata da Delta Studios srl e Css – Teatro stabile di innovazione del Fvg, con il coordinamento generale di William Cisilino e la traduzione dello Sportel regjonâl pe lenghe furlane. Attraverso il divertimento, l’umorismo e un mondo di teneri personaggi, “Spiçut il Riçut” ispira i più piccoli ad affrontare i grandi sentimenti e a coltivare le emozioni positive, come ha sottolineato Grainne Mc Guinness, direttrice creativa di Paper Owl Films Ltd: «La pratica della felicità, ovvero fare cose che rendono felici noi e gli altri, è un’abilità che si può imparare. Siamo lieti che “Happy the Hoglet” (Spiçut il Riçut) stia ora trasmettendo il calore e la meraviglia della lingua friulana. In collaborazione con Aardman, ci impegniamo costantemente a creare contenuti che celebrino la diversità e promuovano l’amore per l’apprendimento nei bambini di tutto il mondo». Per conoscere le avventure di “Spiçut il Riçut” basta seguire la decima stagione della trasmissione televisiva Maman! in onda su Telefriuli tutti i venerdì alle 18.30 e in replica la domenica alle 7.00 e alle 13.00. Gli episodi sono inoltre disponibili sulla tv on demand di Telefriuli, su Telefruts, in onda dal lunedì al giovedì alle 17.45 così come sul canale YouTube e sul sito dell’Arlef.

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A sostenere il lavoro didattico in classe da alcuni anni c’è anche Anìn!, il manuale che accompagna gli alunni della scuola primaria alla scoperta della lingua e della cultura friulana. Si tratta di un investimento sul futuro della lingua, promosso dall’Arlef, l’Agenzia regionale per la lingua friulana e dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia in attuazione del Piano generale di politica linguistica per la lingua friulana. Il manuale è donato a tutti gli alunni che scelgono di studiare il friulano a scuola: il volume per le classi prima e seconda favorisce un avvicinamento graduale alla lingua, mentre il volume per le classi terza, quarta e quinta offre un percorso di approfondimento su storia e geografia del Friuli, sulla lingua e sulla letteratura. Il tutto è inserito in una dimensione plurilingue, grazie alla presenza dell’inglese e delle altre lingue parlate sul territorio regionale.
A chi ancora si chiede perché l’insegnamento del friulano a scuola rappresenti un’opportunità, va ricordato che a dimostrarlo è la ricerca scientifica. Gli studi evidenziano come i bambini bilingui imparino con maggiore facilità altri idiomi, come, appunto, l’inglese; sviluppino una maggiore capacità di apprendimento e una più rapida comprensione; abbiano competenze logico-matematiche e creative più marcate. Inoltre, hanno una migliore capacità di adattamento ai cambiamenti e una maggiore apertura verso gli altri. Non bisogna poi dimenticare i benefici per la salute del cervello: l’uso di più lingue contribuisce a mantenerlo giovane ed elastico, riducendo nel tempo i rischi legati a demenza e Alzheimer. Una risorsa cognitiva preziosa che è bene coltivare fin dai primi anni di scuola.

Trieste, un Cinema per Amico domani al via all’Ariston con il grande Fred Astaire

Realizzato con il contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Cappella Underground e Casa del Cinema di Trieste, torna “Un Cinema per Amico”, la speciale rassegna cinematografica promossa dalla de Banfield al Cinema Ariston di Trieste, primo cinema “Dementia friendly” d’Italia. Il progetto prende il via domani, 10 gennaio, con il primo di sei appuntamenti mensili, tutti di sabato mattina alle 10, pensati per offrire un’esperienza cinematografica accogliente, inclusiva e accessibile, rivolta in particolare alle persone fragili e con decadimento cognitivo, ma aperta a tutta la cittadinanza: anziani, famiglie, caregiver e appassionati di cinema. Le proiezioni di “Un Cinema per Amico” sono concepite come “proiezioni morbide”, con luce soffusa, volume calibrato e un clima rilassato che permette di vivere il film senza rigidità, favorendo il benessere e la condivisione. Durante la mattinata è prevista una pausa conviviale con merenda, mentre in sala è sempre presente personale formato della de Banfield, pronto ad accogliere e supportare i partecipanti.

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Il film di Ester Ivakič

Approda alla 37ma edizione di Trieste Film Festival uno dei lungometraggi d’esordio più premiati nelle ultime stagioni, a livello internazionale: è il film della giovane regista Ester Ivakič, talento rivelazione del cinema sloveno. Ida who sang so badly even the dead rose up and joined her in song – questo il titolo del film – ha conquistato lo scorso novembre il Premio Speciale della Giuria 2025 del Torino Film Festival nella sezione lungometraggi, dopo aver vinto pochi giorni prima il Fipresci Award – riconoscimento della stampa cinematografica internazionale – a Ljubljana Film Festival e la Menzione speciale della Ecumenical Jury a Cottbus Film Festival, in Germania. Prodotto da Temporama con il sostegno dello Slovenski Filmki Center, il film aveva mosso i suoi primi passi con una affollata presentazione al Caffè San Marco di Trieste, e sarà proiettato nella serata di sabato 17 gennaio al Teatro Miela, alle ore 20.

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Il primo appuntamento, appunto in programma domani, prevede la proiezione del film “Papà Gambalunga” con l’indimenticabile Fred Astaire. La commedia musicale del 1955, diretta da Jean Negulesco, è tratta dall’omonimo libro. Racconta la storia di Judy (Leslie Caron), una giovane orfana, sola e senza prospettive. Un giorno però la sua vita cambia all’improvviso: all’orfanotrofio arriva un ignoto benefattore che, colpito dal suo talento nella scrittura, le offre la possibilità di frequentare l’università. In cambio Judy dovrà scrivergli una lettera al mese per raccontargli dei suoi progressi. La ragazza realizza finalmente tutti i suoi sogni, ma continua a sperare di conoscere quell’uomo generoso di cui ricorda solo una lunghissima ombra e che per questo chiama Papà Gambalunga. Riuscirà a incontrare il misterioso benefattore?
Il film, dunque, dà ufficialmente avvio all’edizione 2026 della rassegna, che proseguirà fino a giugno con cadenza mensile. I titoli verranno comunicati di volta in volta. La partecipaziIn copertina, il grande Fred Astaire protagonista della pellicola in programma domani a Trieste.one è gratuita, con prenotazione consigliata scrivendo a casaviola@debanfield.it. “Un Cinema per Amico” si conferma un progetto che unisce cultura e cura, capace di trasformare il cinema in uno spazio di relazione, ascolto e inclusione, dove ogni persona può sentirsi accolta e a proprio agio.

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In copertina, il grande Fred Astaire protagonista della pellicola in programma domani a Trieste.

Cciaa Pn-Ud: montagna friulana per il quarto anno in saldo positivo di imprese trainato da servizi e costruzioni

La montagna del Friuli Venezia Giulia dimostra una capacità di resilienza imprenditoriale che sta invertendo la tendenza praticamente decennale: per il quarto anno consecutivo, il saldo tra iscrizioni e cessazioni di impresa (al netto delle cancellazioni d’ufficio) è risultato positivo. È questa la principale e più incoraggiante notizia che emerge dalla nuova “Analisi economica della montagna del Friuli Venezia Giulia”, elaborata dal Centro Studi della Camera di Commercio Pordenone-Udine su dati Istat e Infocamere.
Mentre il territorio montano continua a fare i conti con un pesante calo demografico, l’economia locale, composta da 5.018 sedi di impresa registrate al 31 dicembre 2024, sta attraversando una fase di crescita. Infatti, dopo quasi dieci anni caratterizzati da saldi negativi (fino al 2020, con l’eccezione del 2018 dovuta all’ingresso di Sappada), il 2021 ha segnato la svolta con +93 sedi. Il trend è proseguito nel 2024, chiudendo con un incremento di 43 unità (+0,9% annuo).
A livello settoriale, l’incremento è stato sostenuto primariamente dal settore dei servizi, che registra la variazione percentuale maggiore (+5,5%), seguito dalle costruzioni (+1,6%). Stabile il settore primario, mentre cali hanno interessato commercio, industria, e alloggio e ristorazione. Particolarmente interessante è l’assetto produttivo specifico della montagna: il settore dell’alloggio e ristorazione ha un’incidenza percentuale che è quasi doppia rispetto alla media regionale (17,1% contro il 9,4% del Fvg), così come è superiore l’incidenza del settore primario (17,9% contro 12,7%).
Il tessuto imprenditoriale montano si distingue inoltre per una marcata presenza femminile, con una percentuale di imprese rosa del 26,4%, ben superiore al 22,5% medio regionale, e con un picco del 30,1% registrato in Canal del Ferro e Valcanale. Anche l’incidenza delle imprese artigiane (29,0% contro 28,6% regionale) e di quelle giovanili (8,4% contro 7,6% regionale) supera lievemente i valori medi del Friuli Venezia Giulia.

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La qualità della vita

«Accogliamo con soddisfazione – afferma il presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine, Giovanni Da Pozzo – la rinnovata presenza della provincia di Udine sul podio nazionale della Qualità della vita del Sole 24 Ore. I segnali positivi parlano di un territorio dinamico, dove la qualità della vita si intreccia con la qualità dell’ambiente economico. Registriamo miglioramenti in comparti importanti per la competitività: dagli affari e lavoro alla giustizia e sicurezza, una comunità coesa con servizi efficaci. Sono indicatori che confermano come Udine sappia offrire condizioni solide a chi fa impresa e a chi cerca opportunità di crescita professionale. Spicca inoltre un primato che racconta molto dello stile di vita del territorio: Udine è prima per densità di palestre e strutture analoghe e a questo si aggiunge l’ottima performance della cultura, che testimonia un’offerta vivace, fatta anche di librerie diffuse e luoghi di partecipazione. Significativi poi gli avanzamenti nella rappresentanza e nell’occupazione femminile, mentre i segnali legati alle opportunità economiche e al reddito confermano un tessuto produttivo capace di generare valore. La presenza piuttosto frequente di Udine ai vertici della classifica nazionale non è mai un risultato scontato: significa che ci troviamo in un luogo dove si vive bene, dove le persone possono crescere e dove imprese e lavoro hanno occasioni di sviluppo. La classifica non è però una gara, ma uno strumento che può essere utilizzato per orientarci, per capire dove si sta andando bene – e continuare così – e dove anche ci sono margini di miglioramento, su cui è necessario impegnarci, sicuramente in primis come istituzioni: questo bel risultato infatti non deve far scendere l’attenzione su temi fondamentali, come quello della sicurezza o quelli legati alla mobilità, dove possiamo sempre fare meglio».

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Questo segnale di rinnovata vitalità economica si scontra però, come detto, con la persistente emorragia demografica. L’analisi sui 58 comuni montani del Fvg, definiti secondo criteri Istat, rivela che la popolazione è scesa da 63.371 a 59.865 residenti nel periodo 2019-2025, una perdita del 5,5%. Nello stesso periodo, il calo demografico a livello regionale è stato dell’1,3%. La situazione più critica in termini relativi si registra nel Canal del Ferro e Val Canale, dove la popolazione è calata da un indice di 100 a 93,7.
«I dati di questo studio ci raccontano una montagna che, nonostante il costante e doloroso calo demografico, sta dimostrando di possedere una capacità di reagire e di attrarre iniziative, soprattutto nei servizi e nelle filiere legate al turismo e all’abitare, come l’alloggio e le costruzioni – commenta Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine -. Il saldo positivo delle imprese registrato non è un evento isolato, ma il segnale di una trasformazione che dobbiamo sostenere come istituzioni. È fondamentale continuare a monitorare con precisione l’andamento economico della montagna, perché è l’unico modo per dare basi solide alle politiche di sviluppo. Noi istituzioni abbiamo l’obbligo di creare condizioni strutturali, soprattutto migliorando infrastrutture e accessibilità, affinché si possa non solo continuare a vivere, ma anche tornare a vivere e lavorare in montagna con prospettive di futuro».
Un elemento cruciale che continua a caratterizzare la vita in montagna è l’accessibilità: ben due terzi (65,5%) dei 58 comuni montani sono classificati come periferici o, nel 8,6% dei casi, ultra-periferici. In termini di spostamenti, il “costo” per raggiungere le principali infrastrutture rimane elevato. I comuni montani distano in media 63,9 minuti dall’aeroporto più vicino (con il Pordenonese Montano a 74,5 minuti medi), 44,3 minuti dalla stazione ferroviaria con servizio passeggeri attivo (52,5 minuti in Carnia) e 23,1 minuti dall’accesso autostradale. Come nota positiva, secondo Istat risultano 30 (51,7%), i comuni montani catalogati come ad alta o molto alta densità turistica, cioè prossimi a siti di interesse.

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In copertina, il presidente della Camera di Commercio Pn-Ud Giovanni Da Pozzo.

Il Calendario Storico dell’Arma dei Carabinieri per la quarta volta tradotto dall’Arlef in lingua friulana

Sono gli “Eroi quotidiani” i protagonisti del Calendario Storico dell’Arma dei Carabinieri che, anche nel 2026, per il quarto anno, sarà disponibile in lingua friulana. Il “Calendari Storic de Arme dai Carabinîrs” intende essere un omaggio a coloro che, ogni giorno, sono al servizio del Paese, nelle città e nei piccoli Comuni, in Italia e all’estero. Donne e uomini dell’Arma silenziosamente a disposizione della comunità.
La quarta edizione della pubblicazione in versione lingua friulana (una delle dieci lingue in cui è stato tradotta, accanto all’inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, giapponese, cinese, arabo e sardo) è nata ancora una volta dalla collaborazione tra il Comando Legione Carabinieri “Friuli Venezia Giulia”, la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e l’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana, a cui si deve la traduzione. L’iniziativa è stata presentata nella sede della Legione, a Udine. Ad accogliere gli ospiti c’erano il generale di Brigata Gabriele Vitagliano e il presidente dell’Arlef, Eros Cisilino. Molte le autorità presenti, tra cui il generale di Corpo d’Armata Luigi Federici, già Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, il generale di Corpo d’Armata Maurizio Detalmo Mezzavilla, il presidente del Consiglio regionale Fvg, Mauro Bordin, il prefetto di Udine Domenico Lione, la consigliera con delega alla lingua friulana del Comune di Udine, Stefania Garlatti-Costa, il presidente di Ente Friuli nel Mondo, Franco Jacop.


Il generale Vitagliano, sottolineando i molteplici significati racchiusi nelle pagine del Calendario 2026, ha rimarcato «come l’opera costituisca, pur nella sua semplicità, un simbolo tangibile della sintesi che si è realizzata, negli anni, tra l’Arma dei carabinieri, istituzione statale per antonomasia, e la cultura fr—^—iulana, patrimonio identitario di una comunità che è fiera, al tempo stesso, sia del proprio retaggio etico-morale, sia della sua integrazione nel più ampio contesto nazionale». Il presidente Cisilino ha voluto ricordare, invece, che «la collaborazione con l’Arma, giunta al quarto anno, rappresenta molto più di un progetto editoriale: è il riconoscimento di un legame profondo tra una delle più alte istituzioni e la comunità friulana. Tradurre nella nostra lingua i contenuti dell’iconico calendario dei Carabinieri, significa valorizzare profondamente il patrimonio culturale e identitario friulano. Come Arlef intendiamo dare un contributo tangibile affinché la vicinanza tra l’Arma e le nostre Comunità sia sempre più salda e si esprima nella lingua che da secoli connota il Friuli, testimoniando come il friulano sia un simbolo di unità territoriale e di appartenenza condivisa».
Il generale Federici ha, quindim voluto esprimere «l’apprezzamento a tutti coloro che si sono impegnati nel passato e nel presente per sostenere questa straordinaria iniziativa, che contribuirà a rendere sempre più forte il legame fra l’Arma e questo territorio eccezionale. Un territorio che è orgoglioso della propria cultura e della propria lingua. Ecco perché questo Calendario in lingua friulana è davvero importante».
Il presidente Bordin ha quindi rimarcato: «Il calendario può apparire una piccola cosa rispetto alle numerose attività dei Carabinieri, ma ha un forte valore simbolico: rafforza il senso di appartenenza all’Arma e la sua identità. Anche i piccoli gesti, giorno dopo giorno, contribuiscono a costruire legami importanti tra le istituzioni e la comunità. Il calendario dell’Arma dei Carabinieri in lingua friulana è qualcosa di straordinario, perché testimonia l’attenzione verso la nostra lingua e le nostre tradizioni. Proprio ieri abbiamo presentato lo stanziamento di 1,2 milioni di euro in manovra di bilancio per l’informazione televisiva e radiofonica in friulano: la lingua è fondamentale per conservare le nostre radici, soprattutto in una fase di profondo cambiamento. Alle Forze armate dobbiamo essere sempre grati e, in questo caso, simboli come il calendario contribuiscono a rafforzare ulteriormente il legame con la comunità regionale, rinsaldando una collaborazione istituzionale oggi più che mai necessaria. Dobbiamo continuare a fare squadra per difendere ciò che ci unisce».
Fabrizio Tomada, consigliere del Fogolâr Furlan di Roma, che assieme al generale Detalmo Mezzavilla ha contribuito alla nascita del Calendario in versione lingua friulana, ha poi aggiunto: «I Carabinieri, in oltre duecento anni di storia, hanno contribuito a mantenere la sicurezza del nostro Paese. Fanno parte di quell’elemento di pedagogia costituzionale che dà al nostro Paese la maturità per essere democrazia».
Impegno, professionalità e umanità delle donne e degli uomini dell’Arma vengono restituiti dal perfetto connubio tra arte e letteratura espresso dal Calendario. Un racconto di impegno e speranza realizzato dall’artista René (Luigi Valeno), considerato il maestro della nuova Pop Art italiana. Di tavola in tavola, l’artista è riuscito a raccontare il quotidiano dei Carabinieri evidenziando, attraverso le sue immagini – dal tratto unico e dai colori vivaci – la loro presenza costante fra la gente. Ogni tavola è associata a un momento di crescita personale e professionale, restituendo un’idea di dedizione e vicinanza al Paese: un salvataggio, un gesto di solidarietà, un’azione che riafferma la missione dei Carabinieri come presidio di legalità e vicinanza alla popolazione. Sullo sfondo, paesaggi naturali e luoghi simbolo della cultura italiana.
I testi che accompagnano le diciannove tavole sono affidati, anche per il 2026, alla penna di Maurizio De Giovanni (scrittore, drammaturgo e autore televisivo partenopeo noto per le collane di romanzi de “Il Commissario Ricciardi”, “I Bastardi di Pizzofalcone”, “Mina Settembre”). Il racconto si sviluppa attraverso la lettera che un giovane Carabiniere, da poco arruolato, spedisce ai suoi genitori, nella quale spiega le ragioni della sua scelta e l’esempio che ne trae. Accanto a De Giovanni la edizione 2026 del Calendario trova una prefazione firmata dal giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, che offre uno sguardo storico e valoriale sull’Arma. La postfazione è stata affidata a un altro importante scrittore e giornalista, Massimo Lugli, il quale racconta, attraverso un episodio vissuto in prima persona, la missione incarnata dai Carabinieri ogni giorno.
Il Calendario è una pubblicazione da sempre particolarmente ambita. Iniziata nel 1928, la sua pubblicazione, giunta alla 93^ edizione, dopo l’interruzione post-bellica dal 1945 al 1949, venne ripresa regolarmente nel 1950 e da allora è stata puntuale interprete delle vicende dell’Arma e, attraverso di essa, della Storia del Paese. La versione in lingua friulana del Calendario è acquistabile da tutti i Carabinieri dislocati in ogni luogo d’Italia, a partire da quest’anno.

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In copertina e all’interno due immagini della presentazione del Calendario a Udine.

Casarsa ha ricordato la strage nei cieli croati del 1992 quando un elicottero dell’Aeroporto militare venne abbattuto da un Mig dell’Esercito Jugoslavo

Anche quest’anno Casarsa della Delizia ha commemorato i Caduti dell’Eccidio di Podrute avvenuto il 7 gennaio del 1992. Ieri mattina, infatti, il sindaco Claudio Colussi, il vicesindaco Ermes Spagnol e l’assessore Samuele Mastracco hanno partecipato alla cerimonia svoltasi all’Elicottero-Monumento assieme al comandante del V° Reggimento Aves Rigel Pasquale Argenio e al sottufficiale di corpo Alessandro Zanot, al tenente colonnello Gerardo Secco dell’XI Reggimento Bersaglieri, al luogotenente Donato Perrone comandante dei Carabinieri di Casarsa e al comandante della Polizia locale Giordano Carlin. Presenti anche il consigliere comunale Giuliano Novello e diversi rappresentanti delle Associazioni d’arma Anae, Alpini e Bersaglieri.


É stata posta una corona floreale in ricordo dei Caduti di quel giorno nei cieli di Podrute, nel nord della Croazia. Un elicottero AB 205 dell’Aviazione Leggera dell’Esercito V Reggimento Rigel (di stanza a Casarsa nell’Aeroporto militare Francesco Baracca), impegnato in una missione di monitoraggio della Comunità Europea durante il conflitto che infuriava nei Balcani, venne abbattuto da un Mig dell’Esercito Jugoslavo. Nell’eccidio morirono il tenente colonnello Enzo Venturini, il sergente maggiore Marco Matta, il maresciallo capo Silvano Natale, il maresciallo capo Fiorenzo Ramacci e il tenente di vascello della Marina francese Jean-Loup Eychenne.
«Con la loro missione – ha ricordato il sindaco Claudio Colussi – volevano avvicinare la pace in quella terra martoriata. Un sacrificio che ancora oggi, a oltre 30 anni di distanza, ricordiamo con vivo dolore, visto il legame stretto tra la nostra comunità e quei ragazzi nonché con l’intero Aves Rigel». Nel pomeriggio la commemorazione è proseguita nell’Aeroporto Baracca sede dell’V° Reggimento Aves Rigel.
Si è trattata della prima cerimonia dopo che l’Elicottero-Monumento è stato restaurato la scorsa estate in vista del ventesimo anniversario dalla sua collocazione all’ingresso di Casarsa della Delizia nei pressi della strada regionale Pontebbana. Un’opera di recupero che aveva visto la collaborazione tra Amministrazione comunale, V° Reggimento Aviazione dell’Esercito Rigel, Associazione Nazionale Aviazione dell’Esercito (Anae) e all’imprenditore Vittorio Frison di Montagnana (Padova).

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In copertina e all’interno due immagini della commemorazione di ieri mattina  a Casarsa.

Tarcento, non sarà un anno semplice prevede il Vecchio Venerando dopo l’accensione del Pignarûl Grant una storica tradizione simbolica del Friuli

«Il Pignarûl Grant è una tradizione profondamente simbolica per il popolo friulano e per il Friuli Venezia Giulia: nel gesto ancestrale della lettura del fumo e del fuoco ritroviamo i buoni auspici per il nuovo anno e un messaggio forte di comunità, coesione e partecipazione», ha affermato l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, intervenendo ieri sera al fuoco epifanico di Tarcento. Sul colle di Coia, accanto al Cjstielat, si è acceso il più grande falò propiziatorio della regione, dal quale, secondo tradizione, hanno preso avvio anche i “pignarûi” delle frazioni e dei paesi vicini. Alla suggestiva manifestazione, oltre a un folto pubblico, sono intervenuti anche il sindaco Mauro Steccati e l’arciprete Luca Calligaro.

Nel richiamare le parole del Vecchio Venerando – ruolo nel quale ha esordito il concittadino Andrea Maroè dopo avere ricevuto il testimone da Giordano Marsiglio -, il quale ha tratto gli auspici dalla direzione del fumo sottolineando l’impegno richiesto a tutti in un anno che si preannuncia non semplice, Barbara Zilli ha evidenziato come «l’impegno nelle nostre comunità locali rappresenti l’essenza dei valori che ci contraddistinguono e che vanno oggi rinsaldati». L’esponente della Giunta Fedriga ha, quindi, ricordato come il 2026 sia un anno particolarmente significativo per l’identità friulana, segnato dal 50° anniversario del terremoto del Friuli, richiamando lo spirito di solidarietà, responsabilità e coesione che allora permise la rinascita dei territori.
Barbara Zilli ha infine ringraziato i volontari che hanno realizzato il falò alto 15 metri, gli Alpini di Coia, la Pro Loco, l’amministrazione comunale e le Forze dell’ordine, i “mascarârs di Tarcint” e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita del tradizionale evento, capace di richiamare migliaia di persone. «Lo spettacolo di luce – ha aggiunto l’assessore regionale – rappresentato il momento culminante della tre giorni di festa organizzata dalla Pro Loco assieme al Comune, una tradizione che si rinnova dal 1928 e che continua a essere un forte elemento di valori condivisi, partecipazione e identità per l’intera comunità del Friuli Venezia Giulia».

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In copertina e all’interno alcune immagini del grande falò di Tarcento dal quale il Vecchio Venerando ha tratto gli auspici per il nuovo anno: era presente anche l’assessore regionale Barbara Zilli.

(Foto Regione Fvg)

La Messa del Tallero a Gemona con l’arcivescovo Lamba apre le celebrazioni per i 50 anni dal terremoto. Barbara Zilli: un patto di unità contro gli egoismi

«Nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli Gemona rinnova un patto profondo di unità che nasce dalla sua storia più dolorosa e più luminosa insieme: questa Messa, così sentita dalla comunità gemonese e da tutto il Friuli, ci richiama allo spirito che seppe animare nell’immediatezza dell’emergenza e poi nella ricostruzione: coesione, solidarietà, aiuto reciproco, responsabilità condivisa. È un’eredità viva che va custodita e riempita di contenuti, soprattutto oggi, in una società che rischia derive di solitudine ed egoismo». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, partecipando ieri mattina alla tradizionale Messa del Tallero nel Duomo di Gemona, celebrata dall’arcivescovo Riccardo Lamba assieme all’arciprete Valentino Costante, in un anno dal forte valore simbolico che segna il cinquantesimo anniversario del sisma, il cui epicentro fu proprio Gemona.


«Come accadde all’indomani del terremoto del 1976, quando vi fu uno spirito di comunità, di coesione, di solidarietà e di aiuto reciproco nell’immediatezza e anche successivamente nella ricostruzione – ha auspicato l’esponente della Giunta Fedriga – ci auguriamo che questo patto torni a essere quotidiano, ad essere partecipi della comunità e a ravvivarla nelle tante preziose espressioni dello stare assieme: nelle relazioni semplici, nello sport, nella cultura, nello studio, nei luoghi di incontro, nel volontariato, a partire dai giovani, perché solo comunità unite possono costruire futuro».
Rito unico nel suo genere nel panorama liturgico occidentale, la Messa del Tallero non rappresenta un atto di vassallaggio tra autorità civile e religiosa, ma un solenne gesto di lode della comunità, riconosciuta nella sua indivisibilità, al Signore della pace. Dopo la cerimonia civile che ha aperto sotto la loggia del Municipio, a palazzo Boton, il corteo fino al Duomo, guidato dal sindaco Roberto Revelant e dalle autorità, la celebrazione si è aperta con l’ingresso solenne dell’arcivescovo di Udine e il tradizionale rito dell’aspersione, seguiti dall’ingresso dei Re Magi, figure centrali della liturgia epifanica e simbolo secolare scolpito nella pietra del Duomo.
Dopo l’omelia, è stato recitato il Credo secondo l’antica tradizione di Aquileia, privilegio condiviso solo con le più antiche sedi apostoliche, e si è rinnovata la consegna del Tallero, dono solenne del sindaco all’autorità religiosa. La celebrazione è proseguita con la “Berakhà”, una delle più antiche benedizioni bibliche, e con l’incensazione, che riserva al sindaco un gesto unico nella liturgia occidentale, di origine bizantina.
A suggellare il rito, il bacio della pace con il prezioso gioiello gotico del Lionello, la litania di origine antiochea e, dopo la benedizione pontificale, il canto dell’antifona “Tu es Sacerdos Magnus”. «Un segno di gratitudine e affetto per l’arcivescovo Lamba che, come ricordato da monsignor Costante ad inizio celebrazione, si è fermato a Gemona in preghiera per le vittime del sisma, in una celebrazione che continua a parlare al presente attraverso la memoria, la fede e l’unità di una comunità», ha commentato infine Barbara Zilli.

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In copertina, l’arcivescovo Riccardo Lamba durante la sua benedizione in Duomo; all’interno, immagini della manifestazione presente anche l’assessore Barbara Zilli.

(Foto Regione Fvg)