Terzo settore, fiscalità e contributi: oggi incontro con le Pro Loco Fvg a Turriaco. Domani sera a Manzano e infine a Porcia

Terzo incontro sulla fiscalità del Terzo settore e sulle provvidenze regionali previste a tale riguardo, nell’ambito del ciclo informativo organizzato dalle Pro Loco del Friuli Venezia Giulia. Dopo gli incontri di Codroipo e Tolmezzo, oggi, 19 gennaio, l’appuntamento è a Turriaco, in provincia di Gorizia, nella sala consiliare (ore 18.45), mentre domani sarà a Manzano nell’Antico Foledor Boschetti-della Torre, alle 19.15. L’ultimo incontro programmato si terrà lunedì 26 gennaio a Porcia, nel Centro Socio assistenziale  – sala Diemoz, alle 18.45. Ricordiamo che la partecipazione è aperta non solo ai rappresentanti delle Pro Loco, ma anche ai rispettivi commercialisti/consulenti fiscali e ad altre associazioni interessate alle tematiche trattate.
«Un ciclo di incontri – commenta il presidente delle Pro Loco Fvg Pietro De Marchi – organizzato dopo l’entrata finalmente in vigore della parte fiscale della riforma del Terzo settore e della pubblicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate della bozza di circolare sulla disciplina fiscale degli enti. Argomenti questi di cruciale interesse non solo per le nostre aderenti storiche ma anche per le nuove arrivate, visto che stiamo raggiungendo quota 250 Pro Loco iscritte al Comitato regionale. Per loro come per altri esponenti del mondo del Terzo settore abbiamo pensato assieme al presidente Bordin questi momenti riguardanti tutte le ultime novità fiscali e di contributi. Anche questa attività è prestata nell’ambito dei servizi gratuiti erogati dallo Sportello Sos Eventi Fvg che grazie a fondi regionali gestiamo a Villa Manin per tutto il Terzo settore del Friuli Venezia Giulia».

Per ulteriori chiarimenti info@prolocoregionefvg.it o attraverso il portale istituzionale dell’Unione regionale delle Pro Loco Fvg.

A Casarsa il doposcuola compie 40 anni: settantasette minori trovano inclusione e un importante supporto educativo

Un traguardo significativo per la comunità di Casarsa della Delizia, reso possibile dal sostegno dell’amministrazione comunale: il Ssem – Servizio Socio Educativo per Minori – nell’anno scolastico 2025-2026 ne celebra ben 40 di attività. Attivo dal 1986 come primo progetto dell’associazione Il Noce, il Ssem meglio conosciuto come doposcuola, in carico al Servizio Sociale dell’Ambito territoriale “Tagliamento”, è affidato in gestione alla Cooperativa Sociale Il Piccolo Principe. Il progetto si avvale anche della collaborazione con l’Istituto Comprensivo Meduna Tagliamento Casarsa e dell’associazione di volontariato Il Noce, ed è sostenuto dal Comune di Casarsa della Delizia, che ne ha garantito la continuità nel tempo.
«Il Ssem rappresenta da quarant’anni un presidio educativo per l’intera comunità – ha sottolineato Il presidente della Cooperativa, Luigino Cesarin – La qualità del servizio è frutto della collaborazione tra istituzioni, scuola, famiglie, cooperativa e volontariato. Persone come la nostra volontaria Milvia Cozzarini, che dal 2000 ha offerto tempo, competenze e passione a questo servizio. Ma ci piacerebbe far conoscere altre storie, come quella di una giovane volontaria oggi in Servizio Civile Solidale, ma un tempo utente del progetto. Lei rappresenta una testimonianza di quanto il Ssem riesca a generare relazioni significative e percorsi di restituzione alla comunità».

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Si ritorna al cinema

Sono sette le proiezioni della terza tranche della rassegna cinematografica al Teatro Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia. Il nuovo cartellone, curato dalla Pro Loco con il sostegno dell’amministrazione comunale e di Banca 360 Fvg, propone una selezione che spazia dai successi internazionali alle pellicole d’autore italiane, con un’attenzione particolare ai temi civili e alle famiglie. La rassegna si apre giovedì 22 gennaio, alle ore 20.45, con la proiezione de “Il Maestro”. Protagonista del film è Pierfrancesco Favino, nei panni di un ex campione di tennis ritiratosi a vita privata, la cui routine viene sconvolta dall’incarico di allenare un giovane talento dal carattere ribelle.

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La domanda continua a essere alta: su oltre cento segnalazioni ricevute, sono attualmente 74 i minori inseriti nel progetto, destinati a diventare 77 da dicembre, di cui 40 appartenenti alla scuola primaria e 37 alla secondaria di primo grado. Circa l’80% proviene da famiglie di origine immigrata, ma quasi tutti sono nati in Italia e molti possiedono la cittadinanza: un dato che conferma il valore del doposcuola come luogo di integrazione, inclusione e crescita condivisa.
Le attività si svolgono per 20 ore settimanali nelle due sedi di Casarsa (Associazione Il Noce) e San Giovanni (Centro Sociale Comunale). A sostenere le attività del “doposcuola” ci sono 4 educatrici professionali e 1 coordinatore del Piccolo Principe: 28 volontari, tra cui molti ex docenti e cittadini attivi e comprendono 4 giovani del Servizio Civile Solidale; 1 del Servizio Civile Universale; 2 volontarie del Servizio di Volontariato Europeo oltre che i volontari dell’associazione Il Noce.
«Il doposcuola è un servizio importante – ha affermato Aurora Gregoris, assessore alle Politiche Sociali del Comune- che testimonia l’attenzione dell’amministrazione comunale verso il supporto educativo e l’inclusione sociale delle ragazze e ragazzi del nostro territorio». Il servizio non si limita al supporto scolastico ma propone anche uscite, esperienze culturali e attività ricreative, come la recente partecipazione allo spettacolo teatrale dedicato alla Giornata dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, momenti che ampliano gli orizzonti formativi dei ragazzi.

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In copertina, due studenti con l’assessore Aurora Gregoris, il coordinatore Luigino Cesarin e l’educatrice Sara De Biase.

Decadimento cognitivo, oggi a Trieste incontro con Alberto Benussi a CasaViola: ecco come la scienza sta riscrivendo la diagnosi del professor Alzheimer

Prosegue a CasaViola, la struttura della de Banfield dedicata ai caregiver di persone con demenza, decadimento cognitivo o Alzheimer, il nuovo ciclo di incontri formativi a carattere divulgativo pensati per accompagnare i caregiver stessi lungo il percorso della diagnosi e l’affiancamento nella cura con strumenti concreti, informazioni e occasioni di dialogo diretto con specialisti del settore. Un’iniziativa che nasce dal bisogno, sempre più diffuso, di avere punti di riferimento chiari in un ambito complesso e spesso emotivamente faticoso come quello delle malattie neurodegenerative.

Folto pubblico a CasaViola.


Dopo il primo, partecipatissimo incontro dello scorso lunedì sulle demenze e le cure palliative, si prosegue oggi, 19 gennaio, alle 17.30, con l’appuntamento sul tema “Dalla genetica ai biomarcatori: come la scienza sta riscrivendo la diagnosi di Alzheimer”, con il professor Alberto Benussi, neurologo e professore associato all’Università di Trieste. L’incontro offrirà una panoramica chiara e aggiornata su come stanno cambiando le possibilità di diagnosi e prevenzione della malattia: dalla diagnosi precoce e biologica all’utilizzo dei biomarcatori e delle nuove tecniche di imaging cerebrale, fino al tema della genetica e del rischio familiare. Un’occasione preziosa per trasformare informazioni spesso frammentarie in conoscenza consapevole, utile per orientarsi con maggiore lucidità.
Il ciclo di incontri apre nuove possibilità di confronto, offrendo ai caregiver uno spazio protetto in cui fare domande, sciogliere dubbi e acquisire maggiore consapevolezza per affrontare le scelte che il percorso di malattia inevitabilmente comporta. Sono incontri in presenza, aperti a tutta la cittadinanza e condotti da professionisti e professioniste esterni, espressione della rete dei servizi e della ricerca sul territorio per mettere in dialogo saperi diversi – clinici, assistenziali, scientifici – e restituire alle famiglie una visione più ampia, accessibile e umana della cura. Gli incontri proseguiranno tra febbraio e marzo con altri quattro incontri.
In programma intanto anche le altre attività offerte dalla struttura: in particolare, sempre oggi, ma alle 15, il nuovo appuntamento con i “Lunedì in città”, iniziativa settimanale su prenotazione ad ingresso libero (040.362766 o mail a casaviola@debanfield.it) dove, per le due ore successive, la persona con demenza sarà affidata agli operatori che le guideranno in attività ricreative e di stimolazione cognitiva.

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In copertina, il professor Alberto Benussi dell’Università di Trieste.

“Grado si sta progressivamente svuotando”: monsignor Nutarelli fa una preoccupata analisi all’inizio del nuovo anno commentando il calo dei residenti. “L’Isola non sia solo una meta turistica ma una Comunità abitata e abitabile”

di Giuseppe Longo

Centododici funerali, ripartiti esattamente a metà fra uomini e donne, contro 34 Battesimi (16 maschietti e 18 femminucce): è l’immagine che “fotografa” con nitidezza la situazione demografica di Grado. nell’ambito della Parrocchia di Sant’Eufemia, ma con proporzioni che di certo non dovrebbero discostarsi di molto se raffrontate con i dati anagrafici dell’intera comunità civile, comprese anche le realtà agricole rivierasche. Una situazione che viene affrontata e commentata con preoccupazione, all’inizio del nuovo anno, sul numero odierno di “Insieme”, il bollettino settimanale della Chiesa isolana.
«I dati demografici – scrive monisgnor Paolo Nutarelli – confermano una realtà ormai evidente: Grado si sta progressivamente svuotando. Il calo costante della popolazione non è episodico ma strutturale e, porta con sé, conseguenze sociali, lavorative ed ecclesiali sempre più marcate». Infatti, negli ultimi quattro anni i residenti sono passati dai 7861 del 2021 agli attuali 7389, di cui 6752 a Grado e 637 a Fossalon.

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Il ricordo di Arianna a Barbana

Nello scorso novembre si spegneva, a 88 anni, Arianna Cutti Nutarelli. Era la madre di don Paolo che, nella ricorrenza del suo compleanno, sarà ricordata oggi, alle 14.30, nel Santuario mariano di Barbana, dove sarà celebrata una Messa di suffragio. Parenti e amici si ritroveranno alle 13.45 all’imbarcadero di fronte all’Isola della Schiusa. Al termine del rito, alle 15.30, ci sarà il ritorno a Grado.

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«Tra le cause principali – analizza l’arciprete – vi è il costo elevato delle abitazioni e la quasi totale assenza di affitti annuali accessibili. Questo rende difficile, se non impossibile, per molte giovani coppie e famiglie costruire un progetto di vita stabile sull’Isola. A ciò si aggiunge la progressiva riduzione dei servizi basilari, che spinge molte famiglie a trasferirsi in centri vicini, più organizzati e vivibili tutto l’anno. Il rischio concreto è che Grado diventi sempre più e solo una città stagionale, vissuta come luogo di vacanza estiva più che come Comunità stabile». E poi il parroco aggiunge: «Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il diffondersi delle convivenze. Sempre più coppie scelgono di non sposarsi, né religiosamente né civilmente, spesso non per mancanza di valori ma per ragioni economiche: oggi vivere il matrimonio comporta costi maggiori rispetto alla semplice convivenza. Su questo tema la società è chiamata ad una riflessione seria e non ideologica».
In qualità di responsabile della vita religiosa sull’Isola, monsignor Nutarelli trae poi delle conclusioni che riguardano direttamente la Chiesa. «Questa situazione – osserva, – ha ricadute dirette sulla vita pastorale. La Comunità cristiana, infatti, è chiamata a non limitarsi alla constatazione dei numeri, ma a rispondere con una pastorale di prossimità: accompagnando le giovani coppie, sostenendo le famiglie, dialogando con le nuove forme di vita affettiva e custodendo il senso di appartenenza. In un contesto fragile, la Chiesa è chiamata ad essere presenza viva e generatrice di speranza, perché Grado – conclude don Paolo – resti non solo una meta turistica, ma una Comunità abitata ed abitabile».
Concludendo l’analisi dei dati parrocchiali, “Insieme” ricorda che nell’anno passato ci sono state 17 Prime Comunioni e 24 Cresime (rispettivamente 30 e 28 nel 2024). E appena nove matrimoni, che nell’anno precedente erano stati quindici. Tornando invece ai funerali e ai Battesimi, nel 2024 gli addii cristiani erano stati 93 (per cui nel 2025 sono aumentati di ben diciannove unità), mentre 30 volte era stato amministrato il primo sacramento. Questo dimostra che nell’anno appena concluso, e salutato con il tradizionale Te Deum, c’è stato un piccolo incremento, l’unico dato positivo del panorama demografico della Parrocchia di Sant’Eufemia. Ma, evidentemente, troppo poco per poter arrestate quel costante spopolamento dell’Isola sottolineato da monsignor Nutarelli.

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli durante la benedizione epifanica dei bambini nella Basilica di Sant’Eufemia.

(Foto Laura Marocco)

Sesto al Reghena, nasce la Consulta dei Giovani: Matteo Fabbro eletto presidente. Il sindaco: attendiamo idee e progetti

Prima riunione per la neonata Consulta dei Giovani del Comune di Sesto al Reghena: durante i lavori – tenutisi nella sala consiliare del Municipio con la partecipazione di una quindicina di ragazze e ragazzi tra i 14 e i 30 anni – è stato eletto presidente dell’organismo Matteo Fabbro. Il regolamento per l’istituzione della Consulta era stato approvato dal Consiglio comunale lo scorso 17 dicembre.


«Abbiamo voluto la nascita della Consulta – ha sottolineato in apertura dei lavori del nuovo organo consultivo il sindaco Zaida Franceschetti – perché siamo convinti che le politiche per i giovani non possano prescindere dalla voce, in prima persona, dei giovani stessi. Adesso ragazzi – ha concluso rivolgendosi a loro – il lavoro è tutto vostro, a livello di idee e di progetti».
«Un organismo – ha aggiunto l’assessore alle politiche sociali e giovanili Rachele Trevisanut – che è permanente, apartitico e autonomo, con la funzione di garantire una concreta partecipazione alla vita amministrativa del Comune da parte del mondo giovanile». Presenti alla riunione anche il vicesindaco Matteo Morassut, in rappresentanza della minoranza il consigliere comunale Sebastiano Ruffini e il sindaco del Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi Leona Mullaj.
Il neo presidente Matteo Fabbro, classe 2002 di Sesto e dipendente nell’ufficio tecnico di un’azienda, ha detto di puntare «sul valore del gruppo e di essere il portavoce di un lavoro che deve essere collettivo, visto che tutti potranno far sentire la propria voce all’interno della Consulta». Vicepresidente è stato eletto Riccardo Scomparin, classe 2005 di Versiola e studente di ingegneria. Come primi atti il presidente Fabbro ha nominato segretario della Consulta Petra Ferro e ha convocato la prossima riunione per lunedì 26 gennaio. La Consulta lavorerà anche in collaborazione con lo Spazio giovani comunale (presente alla prima riunione l’educatore Fabio Finos).

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In copertina, il neopresidente Matteo Fabbro tra il sindaco Zaida Franceschetti e il vice Riccardo Scomparin; all’interno, la Consulta giovani al completo con i civici amministratori.

“La Beorcje” di Nimis oggi inaugurerà la rassegna teatrale di Attimis riproponendo la bellissima commedia di Kramer Moggia. Poi altra replica a Reana

(g.l.) “La Beorcje” di Nimis avrà l’onore, oggi 17 gennaio, di inaugurare la 15ma rassegna teatrale di Attimis. Alle 20.30, nell’auditorium Tristano d’Attimis, la brillante compoagnia diretta da Carla Monai presenterà, infatti, “Corna n.89”, la commedia  in tre atti che aveva debuttato con grande successo in ottobre dinanzi al pubblico di casa – gremito il Teatro Juventus – e poi presentata, fra tanti applausi, anche fuori Comune. Lo spettacolo sarà successivamente portato in scena il 24 gennaio anche a Reana del Rojale. In entrambe le occasioni l’ingresso sarà libero.
“Cuars n. 89” è la versione in lingua friulana di una bellissima commedia di Kramer Moggia, autore nato a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, nel 1933. – «L’89 – si legge in una breve nota del Corriere dello Spettacolo – è il numero che la cabala assegna ai “cornuti” e che il falegname sogna assieme ad altri numeri. Il cornuto, secondo il sogno, è l’amico barbiere assai geloso. Il dilemma: se quei numeri uscissero? Si debbono giocare! La battuta chiave della commedia è: che si vinca o non si vinca la nostra vita, cambia fino all’estrazione? No! Perciò, fino a quel momento illudiamoci di vincere e facciamo baldoria. Ma se si vince il sogno è vero, per cui “figaro” è cornuto. Per la sua serenità, fortunatamente non vincono. Quei giorni, però, per gli amici degli amici fu un vero sollazzo. È proprio vero che: la vera amicizia ed una illusione ogni tanto rendono la vita felice».
Come detto, dopo l’impegno odierno, la compagnia di Nimis è attesa poi il 24 gennaio, alle 20.45, nell’auditorium Monsignor Giovanni Pigani di Remugnano, alla serata organizzata dal Comune di Reana del Rojale. Lo stesso giorno, tornando ad Attimis, si terrà la seconda rappresentazione della Stagione. Altri due spettacoli sono poi previsti il 7 e il 14 febbraio.

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In copertina, la regista Carla Monai; qui sopra, “La Beorcje” al completo.

Sesto al Reghena, e ora anche i balli di gruppo nella palestra di Bagnarola tra benessere fisico e socializzazione

Una nuova attività sportiva a Bagnarola si va ad aggiungere alle molte proposte presenti sul territorio comunale di Sesto al Reghena e che puntano a unire il benessere fisico alla socializzazione: dopo le camminate in compagnia, arrivano i balli di gruppo. Nella palestra della scuola primaria in via Sacile partirà, infatti, il nuovo corso di ballo base di gruppo proposto dall’Associazione Famiglie diabetici del Sanvitese in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche sociali, giovani, sport e tempo libero del Comune. Lezioni al via da venerdì 30 gennaio con orario dalle 20.30 alle 21.30. Iscrizioni aperte: oltre alla possibilità di iscriversi nella sede dell’Associazione a San Vito, ci sarà un momento ulteriore, concordato con l’Amministrazione comunale, sempre il 30 gennaio alle 18 nella sede del Centro sociale di Bagnarola.
«Un progetto – spiega l’assessore alle Politiche sociali, giovani, sport e tempo libero, Rachele Trevisanut – a cui crediamo molto. Le finalità proposte dall’Associazione Famiglie diabetici del Sanvitese sono in linea con quelle delle nostre politiche sociali e sportive, per le quali l’attività fisica può essere sia un valido supporto per la salute delle persone sia per la loro socialità, altrettanto fondamentale nel quadro del benessere psicofisico. In tal senso i balli di gruppo non solo aiutano sotto il punto di vista medico le persone diabetiche, che hanno bisogno di svolgere attività fisica, ma facilitano a stringere legami e a passare del tempo di qualità insieme. Questa iniziativa dei balli di gruppo rientra in un quadro più ampio di attività di moto in compagnia, come quella delle camminate proposte dal gruppo dei Desperados il quale, tra l’altro, ha collaborato alla definizione del nuovo percorso podistico che prossimamente realizzeremo insieme ad Anci nell’ambito del progetto FVG in movimento – 10 mila passi di salute».
«Un’iniziativa di valore – sottolinea il sindaco Zaida Franceschetti tornando sul tema del ballo di gruppo – pensata non solo per le persone con diabete ma che è anche aperta a tutte le persone adulte interessate e di qualsiasi età: visto il carattere universale della proposta e i suoi intenti medici e sociali, abbiamo messo con convinzione a disposizione la palestra comunale. Questa, come altre proposte associative che si svolgono sul territorio comunale, ha la massima attenzione da parte dell’Amministrazione. Sarà un piacere accogliere ogni venerdì i partecipanti al corso di balli di gruppo a Bagnarola: confidiamo che si formi una bella e affiatata squadra».
Il tesseramento all’Associazione Famiglie diabetici del Sanvitese, che permette di partecipare al corso, si svolge nella sede di via Codizze 1 a San Vito al Tagliamento anche oggi, 17 gennai, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 16. Costo totale corso intero 60 euro, comprensiva di tessera associativa, corso di ballo e assicurazione. Serve certificato medico per attività non agonistica e ci sono dei moduli da compilare. Info chiamando 377.3305907 – 320.9734357. Come detto, un’ulteriore occasione per iscriversi sarà il 30 gennaio al Centro sociale di Bagnarola alle 18.

Problemi tecnici al Teatro Ruffo, oggi a Sacile salta la commedia programmata. Il via alla Stagione rinviato al 31 gennaio

A causa di un problema tecnico del Teatro Ruffo di Sacile, partirà in ritardo la nuova Stagione di “Scenario 2026”, 28ma edizione di questo cartellone ideato dal Piccolo Teatro Città di Sacile e realizzato grazie al sostegno della Fondazione Friuli, con il patrocinio e contributo del Comune di Sacile. Per oggi, 17 gennaio, è stata infatti annullata la recita della commedia “Xe più giorni che luganighe” della Compagnia degli Ex Allievi del Toti di Trieste, gruppo che lo scorso anno ha vinto proprio i Premi assegnati dal pubblico di “Scenario”, per il migliore spettacolo e migliore allestimento di scene e costumi con la loro precedente produzione. Lo spettacolo viene rinviato a sabato 18 aprile, in coda di stagione, mantenendo validi gli abbonamenti.
Il primo titolo che pubblico di Scenario potrà applaudire sarà quindi sabato 31 gennaio “La finta ammalata” di Carlo Goldoni della Compagnia SottoSopra di Padova, per la prima volta a Sacile, nell’allestimento in versione “opera buffa” per la regia di Eleonora Fuser e più di qualche originale sorpresa. A seguire sabato 7 febbraio l’atmosfera “gotica” e romantica di “Notre Dame de Paris”, celebre testo di Victor Hugo tradotto in forma teatrale da Gioele Peccenini per il Teatro Fuori Rotta di Padova. Sabato 14 gennaio è attesa la Compagnia El Gavetin di Verona, altra “new entry” di Scenario, con uno spassoso testo popolare dal titolo “1946 Baruffe da Cortei” ambientato dall’autore e regista Franco Antolini nell’entusiasmo del Dopoguerra in un paesino veneto, tra pettegolezzi, sogni, complotti e risate. Sabato 21 febbraio quindi la nuova produzione di Asolo Teatro dal titolo “Xe tuta colpa de Donnafugata”, una divertente commedia degli equivoci scritta da Simona Ronchi, con adattamento veneto e regia di Rossana Mantese. In primavera, oltre al recupero dello spettacolo annullato, il cartellone riserverà ancora una commedia fuori abbonamento, sabato 11 aprile, con l’Anteprima nazionale dello spettacolo “Fradeo sol, comare luna”, produzione de Il Satiro Teatro per l’anniversario degli 800 anni dalla morte di S. Francesco d’Assisi. Un testo inedito scritto da Fulvio Ervas, celebre autore di successi quali “Finché c’è prosecco c’è speranza” e gli altri gialli del Commissario Stucky, con la drammaturgia e regia di Roberto Cuppone, porterà in scena due mattatori del palcoscenico come Gigi Mardegan e Marco Cadorin, per una serata in cui lingua e dialetto si mescoleranno con arguzia intorno a una delle figure più straordinariamente attuali della Storia.
La campagna abbonamenti alla rassegna resta ancora aperta oggi (ore 10-12) alla biglietteria del Teatro Ruffo. Prenotazione biglietti per tutti gli spettacoli attiva ai recapiti del Piccolo Teatro Città di Sacile, tel/whatsapp 366 3214668 – mail: piccoloteatrosacile@gmail.com.

Per info: www.piccoloteatro-sacile.org – Facebook: @piccoloteatrosacile

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In copertina, la Compagnia Ex Allievi del Toti di Trieste nello spettacolo “Xe più giorni che luganighe” che viene rinviato a sabato 18 aprile.

Anche Dino Persello protagonista tra le verze di Feletto con tre “quadretti” di vita vissuta e ricordi d’infanzia a Dignano

(g.l.) Oggi a Feletto Umberto si alza il sipario sulla ormai tradizionale “Festa della Verza”, la regina dell’inverno. E, domani, la “tre giorni” entrerà nel vivo, trattandosi di un sabato speciale nel quale ricorre la memoria di Sant’Antonio Abate, patrono della frazione di Tavagnacco e protettore degli animali allevati (ricordate “El purcit di Sant’Antoni”?), ma anche perché (ore 10.30, Teatro Maurensig) si terrà l’annuale momento di studio e riflessione con un convegno dedicato, quest’anno, sì alla verza – e ci mancherebbe! -, ma soprattutto alle conseguenze che la rustica orticola può subire a causa dei cambiamenti climatici, ovvero al meteo “impazzito” che non riconosciamo più. E accanto agli esperti, che si soffermeranno sul preoccupante fenomeno, ci sarà anche un momento distensivo che la Pro Feletto ha riservato a una voce amica dei nostri paesi: quella di Dino Persello. Un profondo conoscitore delle realtà periferiche del Friuli, tanto da avere scritto anni fa anche un bel libro: “Jo i soi di pais”.
Così, felice per l’invito della organizzazione, Persello ha ritagliato uno spazio all’interno della sua tradizionale programmazione – Giro d’Italia e ciclismo in genere, volontariato e Pro Loco, appunto vita nei paesi, curiosità della Carnia e dei borghi di montagna – per dedicarlo proprio alla verza e alla sua sagra felettana. E cos’ha fatto per riempire i minuti che domani mattina gli verranno assegnati? Ha condensato in un paio di cartelle dattiloscritte alcuni ricordi, proponendoli in tre simpatici “quadretti”.
Il primo è dedicato a quel grande, indimenticabile sacerdote friulano – strenuo difensore della lingua e della cultura della “piccola patria” – don Antonio Bellina (“pre Toni”) che della sua infanzia a Venzone ricordava, anche con nostalgia, il “brût di vergis” che la nonna, in tempi di miseria, preparava al padre nelle fredde mattine d’inverno, quando nel calduccio della cucina produceva scope. Il secondo è dedicato a un docente del Politecnico di Milano, nel quale insegnano, fra 2500, anche una quindicina di docenti friulani. E uno di questi è proprio di Feletto e insegna “Sintesi”: «abbastanza conosciuto, anche se molto riservato, che collabora in modo molto dinamico con la Pro Loco, all’organizzazione della peculiare Festa della verza». E che ha superato la prova scritta di ammissione con un originale elaborato in “marilenghe” sviluppando tre grandi temi: “Trancuilitât – Serenitât – Pâs”.
Il terzo “quadretto” Dino Persello l’ha voluto invece autobiografico, ricordando la difficile infanzia per non aver conosciuto la mamma morta poco dopo il parto, tanto da essere stato allevato con grandi sacrifici dal padre Pompeo rimasto vedovo ad appena 27 anni, dopo ben 62 mesi di guerra! «Ma mia mamma c’è sempre stata, ancor oggi, con la sua mano protettiva sopra la mia testa, per questo so di essere una persona fortunata», tanto che è potuto arrivare a 76 anni. Titolo del ricordo personale è “Il paese dei balocchi”, rifacendosi all’amato capitolo del Pinocchio collodiano. E una domenica mattina di gennaio, prestissimo dopo Messa, Pompeo caricò il suo piccolo Dino, di cinque o sei anni, sul freddissimo ferro della bicicletta, lasciando Dignano alla volta del “paese dei balocchi”… Ma di balocchi neanche l’ombra, soltanto quattro verze in un campo di granoturco, “cotte” dal gelo. Il resto? Andate domani ad ascoltare Persello oppure leggete questo e gli altri due racconti sul “Verzino”, il simpatico libretto che ogni anno Bepi Pucciarelli confeziona e dà alle stampe. Perché il nostro Dino li ha pubblicati proprio lì. E ha fatto bene, perché sono aneddoti e ricordi che è bello vengano conservati.

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In copertina, l’attore friulano Dino Persello sul suo libro dedicato ai nostri paesi.

Salute mentale, un’inchiesta di Report indica Trieste e Gorizia come modelli virtuosi. Il Consorzio Mosaico: qui la cura migliore è la ricerca dell’autonomia

In Italia una persona su sei soffre di un disturbo legato alla salute mentale. Le liste di attesa nel servizio pubblico si allungano, la carenza di operatori pesa sulla qualità dell’assistenza e – come ha denunciato il servizio andato in onda domenica scorsa su Report – il sistema fatica ancora a rispondere in modo strutturale ai bisogni delle persone. All’interno di questo quadro critico, la trasmissione di Rai3 ha però indicato Trieste e Gorizia come un esempio virtuoso, un modello di presa in carico territoriale che funziona e che dovrebbe essere replicato e rafforzato a livello nazionale. In chiusura del servizio “Avrò cura di te”, Report ha raccontato alcune esperienze concrete di salute mentale di comunità, tra cui due residenze gestite dal Consorzio Il Mosaico: la Villetta e la Casetta, visitate direttamente dalla troupe.

Luca Fontana


Si tratta di contesti abitativi aperti, inseriti nel tessuto sociale, nei quali le persone non vengono contenute ma accompagnate verso autonomia, responsabilità e reinserimento. Come ha spiegato davanti alle telecamere Donatella Lah, operatrice del Consorzio e referente di area per l’Alto isontino: «Agli utenti viene consegnata la chiave di casa: sono liberi di entrare e uscire quando vogliono. Questo significa superare una logica di controllo per favorire una reale crescita personale e un autentico percorso di autonomia».
Le strutture sono gestite dal Consorzio all’interno della convenzione con l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (Asugi), a dimostrazione di come la collaborazione tra pubblico e cooperazione sociale possa produrre risposte efficaci, radicate nel territorio e orientate alla qualità della vita delle persone. Un modello in cui la competenza sanitaria si integra con il sapere educativo, sociale e comunitario della cooperazione.
Fondato nel 1994, Il Mosaico riunisce sei cooperative sociali attive nelle province di Gorizia e Udine nei settori della salute mentale, dell’assistenza, dell’educazione e dell’inserimento lavorativo. Da oltre vent’anni il Consorzio lavora per costruire progetti personalizzati, valorizzando le risorse delle persone e delle comunità, promuovendo diritti, inclusione e cittadinanza attiva. Il servizio di Report rilancia così un messaggio chiaro: investire sulla relazione, sulla prossimità e sull’integrazione dei servizi produce esiti migliori.
Sul tema interviene il presidente del Consorzio, Luca Fontana: «È necessario continuare a difendere e aggiornare la Legge 180, ma soprattutto applicarla pienamente e non in modo parziale. I gravi accadimenti che hanno segnato il dibattito pubblico negli ultimi mesi dipendono principalmente da due fattori: la carenza di personale, che costringe a interventi sempre più rapidi e frammentati, e una lettura talvolta ideologica che fatica a riconoscere l’importanza della valutazione diagnostica nei casi più complessi. Ricoveri e terapie farmacologiche non sono sinonimo di cattiva psichiatria se inseriti in percorsi riabilitativi personalizzati: le due dimensioni devono convivere. La cura clinica e la riabilitazione sociale non si escludono: devono lavorare insieme».
Fontana sottolinea inoltre il valore dell’integrazione tra soggetti diversi: «I dati ci dicono che dove il paziente è al centro, dove si cura la relazione, gli esiti sono migliori. La collaborazione tra pubblico e privato sociale è una leva decisiva: la cooperazione ha nel proprio DNA il prendersi cura delle persone e delle comunità, generando opportunità, inclusione, continuità dei percorsi e maggiore qualità dei servizi».
L’esperienza di Trieste e Gorizia, riconosciuta anche da una trasmissione di inchiesta come Report, dimostra che un altro modo di fare salute mentale è possibile: non basato sulla chiusura e sul contenimento, ma su fiducia, responsabilità, competenze integrate e comunità. Un patrimonio da consolidare e da estendere.

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In copertina, si balla all’interno della Villetta del Consorzio Il Mosaico.