Terremoto 50, la Protezione civile avrà a Gemona un polo per la cultura della resilienza mettendo a frutto un’intesa fra Regione Fvg e Università di Udine

«Nel cinquantesimo del terremoto non abbiamo solo voluto commemorare l’evento, ma anche guardare al futuro grazie a quell’esperienza: ecco perché la Regione ha dato impulso, insieme all’Università, a questa scuola di alta formazione, per dare vita a un’infrastruttura non soltanto fisica, ma anche di conoscenza, necessaria per affrontare le emergenze pianificando la prevenzione sul lungo periodo». Lo ha affermato il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, a margine dell’inaugurazione a Gemona del Friuli di UNIUD RESILHub, la nuova Scuola laboratoriale di alta formazione in Resilienza per lo sviluppo sostenibile dell’Ateneo friulano. La struttura, ospitata nello storico Palazzo Fantoni, si propone come un catalizzatore di conoscenza e un laboratorio di soluzioni concrete per affrontare scenari globali complessi, dai disastri naturali alle crisi socio-economiche.
«Il nostro problema come “sistema Paese” è la programmazione strutturale, dove siamo in forte deficit rispetto ad altri. Siamo tra i migliori a reagire durante l’emergenza, ma non siamo altrettanto capaci di compiere una programmazione di lungo periodo per prevenire o affrontare le crisi prima che si presentino. Poiché la politica non può farlo da sola, serve una rete multidisciplinare e il grande supporto di centri di eccellenza come l’Università di Udine per andare in questa direzione: questo non è un progetto per ricordare il terremoto, ma che guarda anche al futuro, grazie all’esperienza di quel terremoto», ha spiegato poi Fedriga.
Ad intervenire all’evento inaugurale, aperto da Andrea Cafarelli, delegato del rettore per la sede gemonese, e concluso dal rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari, sono stati anche gli assessori alla Protezione civile Riccardo Riccardi e alle Finanze Barbara Zilli. Riccardi, nel suo intervento, ha sottolineato la radice ideale del progetto: «Dobbiamo capire che la tecnica è figlia della cultura: è la grande lezione che il cavalier Marco Fantoni ci ha lasciato e farlo qui, a Palazzo Fantoni con l’Università al centro, è un’azione estremamente importante. Questa è la sfida vera: abbiamo bisogno di un nuovo ‘building’ che non tenga conto della singola materia e della singola relazione in modo verticale, perché è un approccio in cui uno, da solo, non vince». L’assessore ha fornito una precisa analisi quantitativa delle emergenze che hanno colpito il Friuli Venezia Giulia, evidenziando una preoccupante accelerazione dei fenomeni critici. Il bilancio complessivo dal 1994 a oggi, vede il riconoscimento di 9 emergenze nazionali in Friuli Venezia Giulia. Per la gestione di queste crisi sono stati investiti complessivamente 1 miliardo di euro, fondi che hanno alimentato l’apertura di migliaia di cantieri sul territorio. Negli ultimi 7 anni, ovvero tra il 2018 e il 2025, la Regione ha registrato un’accelerazione, affrontando ben 3 emergenze nazionali: la tempesta Vaia, la tempesta di grandine del 2023 e la recente alluvione dell’Isontino.

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Nasce il Resilience Officer

«Abbiamo bisogno di un approccio multidisciplinare che superi i compartimenti stagni e questa scuola laboratoriale potrà dare un impulso fondamentale alla costruzione di un sistema integrato e resiliente». Lo ha affermato l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi a margine della firma con il rettore dell’Università di Udine Angelo Montanari a palazzo Fantoni, siglata in occasione della presentazione della Scuola laboratoriale di alta formazione in resilienza per lo sviluppo sostenibile a Gemona. L’accordo formalizza l’avvio di un percorso formativo di alta qualificazione volto a delineare il profilo del “Resilience Officer”, una figura strategica per favorire l’integrazione tra governance, competenze tecniche e capacità operative all’interno del sistema regionale di emergenza. L’iniziativa, che vede la collaborazione del Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura e della Cattedra Unesco dell’ateneo udinese, si svilupperà attraverso un corso intensivo di 40 ore destinato a un massimo di 30 partecipanti. Il programma prevede moduli didattici residenziali presso il Centro servizi per le foreste e attività della montagna (CeSFAM) di Paluzza e una giornata conclusiva di simulazione presso la sede della Protezione civile di Palmanova. Per la realizzazione del progetto, l’Amministrazione regionale ha autorizzato uno stanziamento complessivo di 32mila euro a carico del Fondo regionale per la protezione civile. L’obiettivo dell’intesa è valorizzare l’eredità storica della ricostruzione del Friuli, trasformandola in un modello di prevenzione moderno e proattivo in linea con le strategie delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri Attraverso questa sinergia, la Regione punta a consolidare un sistema di Protezione civile d’avanguardia, capace di superare le logiche verticali e di operare in uno spazio multidisciplinare integrato.

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Riccardi ha sottolineato, poi, il drastico aumento del profilo di rischio mettendo a confronto i periodi: se nei primi 24 anni (dal 1994 al 2018) si sono verificate 6 emergenze, negli ultimi 7 anni se ne sono registrate 3, evidenziando come i dati dimostrino che il profilo del rischio sta aumentando con fenomeni più frequenti, violenti e circoscritti, rendendo non più sostenibile un modello basato solo sul ripristino del patrimonio pubblico. Quattro i concetti chiave che l’esponente della Giunta Fedriga ha esposto nell’analisi delle esigenze per il futuro: l’evoluzione del decisore – «è necessario il passaggio dalla figura del burocrate a quella del tecnocrate, un project manager con poteri semplificati che sappia guidare i processi di trasformazione»; la riforma delle regole – «la condizione di “straordinarietà” insita nei commissariamenti deve diventare ordinarietà per superare l’incapacità di spesa causata da norme che oggi frenano la sicurezza»; la gestione del rischio – con l’aumento della frequenza e violenza dei fenomeni, non è più sufficiente il solo ripristino del danno, ma serve un nuovo modello di assistenza che integri pubblico e sistema assicurativo, e su questo la Regione – ha ricordato Riccardi – molto ha fatto su impulso del governatore Fedriga»; la fine del “singolarismo” – «la prevenzione non deve più essere settoriale e verticale, ma multidisciplinare, coinvolgendo in modo integrato tutti i servizi primari e le competenze professionali».
Per l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, intervenuta alla cerimonia portando anche i saluti dell’assessore all’Università e Ricerca Alessia Rosolen, «tenere viva l’esperienza del 1976 significa avere la lungimiranza di creare strumenti innovativi. Il Friuli, territorio cantiere per tanti anni, continua oggi a essere un cantiere virtuoso di costruzione del futuro e della sicurezza, dando ai giovani ulteriori occasioni di crescita professionale e di innovazione. In questi 50 anni – ha aggiunto Zilli – la comunità friulana, grata e riconoscente, ha rinsaldato e rafforzato il filo che lega la sua storia a quella dell’Università di Udine, istituzione che è testimone del patrimonio valoriale che da quell’evento drammatico è nato e ha dato frutto, testimoniato dall’inaugurazione di oggi». A presentare ufficialmente UNIUD RESILHub è stato Stefano Grimaz, titolare della Cattedra Unesco e direttore della Scuola, che ha illustrato l’approccio “science-based ed experience-based” del polo, mentre Amedeo Aristei, direttore centrale della Protezione Civile Fvg, ha presentato il profilo del “Resilience Officer” operante nel Comitato regionale per le emergenze (Corem) e che sarà oggetto del primo corso della scuola.

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In copertina e all’interno tre immagini della cerimonia inaugurale a Gemona.

(Foto Università di Udine)

Open Dialogues, Udine è sempre più una capitale della geopolitica: cala il sipario sulla quarta edizione e si guarda già al 2027. Da Pozzo: «Un successo che cresce»

«Si chiude oggi la quarta edizione di Open Dialogues for the Future, ma è un rilancio. Siamo orgogliosi del percorso fatto e diamo già appuntamento alla quinta edizione il prossimo anno». Con questo annuncio Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, ha ufficialmente chiuso i lavori di una due-giorni, organizzata dall’ente con la collaborazione di The European House – Ambrosetti e la direzione scientifica di Federico Rampini, che ha trasformato il Friuli Venezia Giulia in un osservatorio privilegiato sulla geopolitica e la geoeconomia. Da Pozzo ha voluto ringraziare il tessuto produttivo e le istituzioni per un confronto che «accresce la consapevolezza di fronte a sfide che toccano direttamente la nostra economia e le nostre imprese». Rampini, nelle sue conclusioni, ha ribadito come Udine sia diventata «una tappa fondamentale per decriptare la complessità del presente», sottolineando l’importanza di mantenere vivo un dialogo che unisca rigore accademico e pragmatismo economico. E soprattutto con uno sguardo rivolto ai giovani.
La quarta edizione si è, dunque, conclusa con un tutto esaurito per entrambe le giornate di giovedì 5 e venerdì 6 marzo: Chiesa di San Francesco, sede dell’evento, sempre “sold out” e centinaia di accessi anche al live streaming trasmesso dal sito ufficiale opendialogues.eu e canale YouTube @camcompnud (dove è possibile sempre rivedere i filmati integrali), ma anche sul canale 511 e in streaming online su Sky Tg 24, che quest’anno è stato media partner dell’evento, con Corriere della Sera, Ansa Fvg e Gruppo Nord Est Multimedia – Messaggero Veneto. Open Dialogues for the Future ha goduto del supporto anche di Regione Fvg, Comune di Udine e Fondazione Friuli, nonché del patrocinio di Unioncamere e Ministero delle Imprese e Made in Italy, e ha visto la partecipazione di una trentina di relatori esperti e accademici da tutto il mondo, in presenza a Udine o in video-collegamento.

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Per i laureati under 30

La Camera di Commercio di Pordenone-Udine rinnova il proprio impegno nel ricambio generazionale e nel potenziamento delle competenze tecniche a servizio del territorio. L’Ente ha infatti indetto una procedura concorsuale pubblica, per titoli ed esami, finalizzata all’assunzione a tempo pieno di un’unità di personale con contratto di apprendistato della durata di 36 mesi. Il profilo ricercato, di elevata qualificazione, è quello di Funzionario per i servizi anagrafici e di regolazione del mercato, con un focus specifico sulla figura di Esperto in Servizi Anagrafici, Pubblicità Legale e Fascicolo Informatico. La scelta della tipologia contrattuale sottolinea la volontà dell’Amministrazione di investire sulla formazione “on the job” di profili ad alta specializzazione: al termine del triennio di apprendistato, infatti, è prevista la possibilità di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. In linea con la normativa vigente per questa specifica forma di inserimento, il bando si rivolge a giovani che abbiano compiuto 18 anni e non abbiano ancora superato i 29 anni d’età. Per rafforzare il legame con il tessuto locale e le istituzioni accademiche di riferimento, il concorso è riservato a candidati residenti o domiciliati in un Comune del Friuli Venezia Giulia o del Veneto, oppure a coloro che abbiano conseguito il titolo accademico richiesto presso un’Università o Facoltà con sede nelle medesime regioni. Sotto il profilo formativo, i candidati devono essere in possesso di una laurea in materie giuridico-economiche, secondo le specifiche classi di laurea dettagliate nel bando integrale. La procedura selettiva permetterà inoltre di valorizzare titoli di merito, quali ulteriori percorsi accademici o pregresse esperienze professionali coerenti con il ruolo. Il nuovo funzionario opererà in un’area strategica per l’Ente, occupandosi di gestione dei dati d’impresa, trasparenza e digitalizzazione dei processi amministrativi, ambiti cruciali per la competitività del sistema economico locale. Gli interessati possono consultare i dettagli della selezione, i requisiti d’accesso e la descrizione delle attitudini richieste nella sezione “Amministrazione Trasparente – Bandi di concorso” del sito istituzionale www.pnud.camcom.it, nonché all’Albo camerale on-line. La domanda di partecipazione dovrà essere inviata esclusivamente in modalità telematica attraverso il portale governativo InPa, accedendo tramite SPID, CIE o CNS. Il termine ultimo per l’inoltro delle candidature è fissato per le ore 23.59 del 4 aprile 2026.

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L’ultima mattinata del forum ha attraversato i quadranti del pianeta. I lavori si sono aperti con il messaggio del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, letto dal coordinatore di Open Dialogues Filippo Malinverno di Ambrosetti. Il ministro ha richiamato l’attenzione sulle ore drammatiche vissute in Medioriente: «Questa crisi ha un impatto diretto sulla nostra sicurezza nazionale, sulla tutela delle decine di migliaia di italiani presenti nell’area, sulla stabilità delle rotte commerciali e sugli approvvigionamenti energetici globali», ha detto. Tajani ha ribadito l’impegno dell’Italia: «Siamo in prima linea, in Europa e nel G7, perché il Medioriente torni ad essere un’area di stabilità, dialogo e sviluppo».
Il focus si è poi spostato sull’America Latina con Sandra Borda (Universidad de los Andes), che in conversazione con Federico Rampini ha analizzato l’operazione Maduro e la nuova “dottrina Donro”. «Questa è la prima volta che l’America del Sud vive un intervento militare aperto», ha spiegato Borda riferendosi al Venezuela, aggiungendo una nota critica sulla politica Usa: «La mia sensazione è che gli Stati Uniti si sentano sempre più a loro agio con il regime in Venezuela. Se avremo un’amministrazione democratica dopo Trump, credo che avremo lo stesso approccio del passato: semplice indifferenza». Sull’avanzata di Pechino nel continente, l’analisi di Borda è stata netta: «La Cina ha costruito una strategia molto, molto abile in America Latina perché hanno capito che questo è il posto giusto per fare affari. Non vogliono alleanze politiche, vogliono solo business». Un’espansione che Washington ha ignorato per troppo tempo: «Gli Stati Uniti hanno deciso di non prestare molta attenzione a ciò che stava accadendo per molti anni e penso che ora sia un po’ troppo tardi per fermare la presenza degli investimenti cinesi».
Il finale è stato affidato al panel sulla difesa europea e al drammatico caso ucraino. In videocollegamento da Kiev con Filippo Malinverno, Iryna Terekh (ceo di Fire Points Ucraina) ha riportato l’uditorio alla realtà di un conflitto, «ben lontano dalla conclusione», ha affermato la giovane ingegnere impegnata nella difesa del suo Paese. Terekh ha sottolineato con forza la determinazione del suo popolo: «Sostenere chi si difende non è solo solidarietà, è la difesa dei principi che permettono la nostra prosperità», ricordando che la resilienza ucraina è oggi il primo baluardo della sicurezza continentale. Con l’eco delle parole di Iryna Terekh e la promessa di una quinta edizione nel 2027, Open Dialogues for the Future si conferma, dunque, un appuntamento importante per comprendere come le scosse geopolitiche distanti migliaia di chilometri ridisegnino, ogni giorno, anche il futuro della regione.

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In copertina, il presidente Giovanni Da Pozzo, il coordinatore Filippo Malinverno e il direttore scientifico Federico Rampini alla chiusura del Forum. All’interno, altre due immagini dell’ultima giornata.

Le donne raccontano, al Visionario di Udine venerdì si chiuderà la sesta edizione di “Dimmi”. Ma ci sarà anche un incontro alla Libreria Friuli

È giunta alla sua conclusione anche la sesta edizione di “Dimmi – Le donne raccontano”: un percorso di pensiero e formazione rivolto in particolare alle nuove generazioni che, attraverso discipline diverse (filosofia, storia, letteratura, diritto), approfondisce il sapere femminile e la storia delle donne. Nata da un’idea di Puntozero società cooperativa – promossa da Alchemilla, con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Bottega Errante, Università degli Studi di Verona, associazione Venezia e Istituto comprensivo Macor di Romans d’Isonzo – anche questa edizione 2026 è stata ricca di attività, incontri pubblici, laboratori nelle scuole, conferenze, talk e approfondimenti, aperti a tutta la cittadinanza. Il prossimo venerdì 13 marzo, la giornata conclusiva, si articolerà in due momenti aperti al pubblico, entrambi a ingresso gratuito fino a esaurimento posti ed entrambi parte del programma promosso per l’8 marzo dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Udine.

LIBRERIA FRIULI – Si comincerà alle 16 alla Libreria.Coop Friuli di Udine (via dei Rizzani) con l’incontro: “Abitare il disordine”. Sarà un pomeriggio di confronto condiviso sull’agire creativo che trasforma gli spazi. A partire da esperienze vissute, immagini e racconti, il pubblico sarà invitato a intrecciare sguardi e pratiche per riconoscere le qualità degli spazi che permettono alla partecipazione di accadere, anche attraverso piccoli disordini. A intervenire sarà Francesca Gentile, ricercatrice e drammaturga di comunità, co-founder di Alchemilla, docente di progettazione culturale all’Università Cattolica di Milano e all’Università degli Studi di Pavia. L’incontro sarà concepito come un grande cerchio di parola che coinvolgerà le persone che hanno lavorato al progetto e il pubblico presente, in un momento autentico di restituzione e ascolto reciproco.

CINEMA VISIONARIO – La giornata proseguirà alle 19.30 al cinema Visionario con la proiezione del film “Si dice di me” che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Udine. Il documentario racconta l’esperienza trentennale di Marina Rippa che, attraverso laboratori teatrali nei quartieri complessi di Napoli, ha creato uno spazio vitale di condivisione e liberazione per molte donne. Il laboratorio diventa luogo in cui corpo e voce si fondono per rendere visibile l’invisibile, superando limiti culturali e stereotipi. In un momento buio della vita di Marina, sarà proprio l’abbraccio delle “sue” donne a dimostrare la forza di un legame che va oltre il teatro, in un percorso di emancipazione e autodeterminazione che trasforma lo spazio scenico in luogo sacro di ribellione e riscatto. Al termine della proiezione dialogheranno con il pubblico la regista Isabella Mari e Marina Rippa, fondatrice di f.pl. femminile plurale.

Maggiori informazioni su ledonneraccontano.it

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In copertina, la regista Isabella Mari attesa venerdì al Visionario di Udine.

Duino Aurisina, domenica invito sul monte Hermada alla scoperta dello “sciacallo dorato” del Carso triestino

Per “Quanto vale un petalo?”, appuntamenti sulla biodiversità, domenica 15 marzo la cooperativa Curiosi di natura propone un’escursione dalle 9.30 alle 13 sul Monte Ermada, a Duino Aurisina: tema “Il Carso e lo sciacallo dorato”. La guida Barbara Bassi illustrerà le caratteristiche dell’ambiente carsico, mentre la naturalista Monica Skapin, che nella zona ha svolto la sua tesi di laurea sperimentale sullo sciacallo dorato nel Carso triestino, parlerà dei ruolo dei predatori naturali e della loro coesistenza con l’agricoltura locale.

Una escursione tra le rocce carsiche.


In programma un facile percorso di circa 6 km, con 150 metri di dislivello, tra boschi, doline pittoresche e scorci panoramici sul mare e il Carso. Mentre Monica Skapin – laureata in Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e la Natura all’Università di Trieste – racconterà le osservazioni svolte sul campo tramite delle fototrappole. per approfondire la biologia e l’ecologia dello sciacallo dorato, un affascinante canide presente sul Carso triestino.
Ritrovo alle ore 9.10, nel parcheggio del Campo sportivo di Visogliano. Quote di partecipazione: interi 12 euro; 6 i minori di 14 anni; gratis i minori di sei. È richiesta la prenotazione a curiosidinatura@gmail.com o al cell. 340.5569374. Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook. Il progetto “Quanto vale un petalo?” è finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, per le   divulgazione della cultura scientifica.

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In copertina e qui sopra due immagini dello “sciacallo dorato” del Carso triestino.

(Foto Università di Trieste)

Otto marzo, in cento alla “marcia in rosa” a Casarsa della Delizia dopo un incontro dedicato alla salute della donna

Non una singola celebrazione, ma un percorso di appuntamenti che attraversa tutto il mese di marzo per riflettere sul ruolo, sulla salute e sui diritti della donna. La Città di Casarsa della Delizia – attraverso l’Assessorato alle Pari Opportunità insieme all’Assessorato alle Politiche sociali e della Famiglia e con le realtà del territorio – ha avviato con i primi due eventi il cartellone “Non solo 8 marzo”: in tutto quattro appuntamenti che intrecciano prevenzione sanitaria, partecipazione civica e proposta culturale. A sostenere il progetto comunale è una rete territoriale ampia e strutturata che coinvolge lo Sportello InformaDonna, FAI, Spazio Donne il Servizio Sociale dei Comuni – Ambito territoriale Tagliamento, l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale, Anci Fvg Tavolo Politiche di Genere e numerose associazioni locali, tra cui Il Piccolo Principe, Il Noce, Gruppo Primavera 90, Pro Casarsa della Delizia, Avis Casarsa – San Giovanni e La Fenice Aps.


Il programma si è aperto venerdì, nella sala consiliare di Palazzo Burovich de Zmajevich, con l’incontro informativo “Insieme in salute”, grazie alla collaborazione tra l’Assessorato alle Pari Opportunità insieme all’Assessorato alle Politiche sociali e della Famiglia, come hanno ricordato nei saluti gli assessori Cristina Gallo e Aurora Gregoris. Medici e specialisti hanno dialogato con il pubblico su prevenzione, diagnosi e nuove terapie per il tumore al seno: tra i relatori Dino Tonin, direttore UOC Chirurgia, Lia Pisegna Cerone, chirurgia senologica, Francesca Swoopes, fisiatra della SC Riabilitazione, e Giuliana Elisabetta Francescutti della SSD Senologia.
Ieri, 8 marzo, nella Giornata internazionale della Donna, 100 persone hanno partecipato invece alla 12ª edizione della “Camminata in Rosa”: un percorso di cinque chilometri aperto con partenza dal Giardino del Progetto Giovani. Un gesto simbolico e concreto per ribadire l’importanza delle pari opportunità, con l’invito a indossare un tocco di rosa. Alla partenza saluti dell’assessore Cristina Gallo e presentazione del Progetto Spazio Donne da parte di Daiana Turla de Il Piccolo Principe.
Si proseguirà ora venerdì 13 marzo con la lettura scenica di “Casa di bambola” di Henrik Ibsen. Caterina Comingio e il musicista Matteo Biason daranno voce alla figura di Nora, icona della liberazione femminile. L’appuntamento, organizzato in collaborazione con la Biblioteca civica “Nico Naldini” e l’associazione Le Muse Orfane Aps, rientra nella rassegna regionale “Antiche Dimore 2025-2026 Vento”. Ingresso libero. Gran finale giovedì 26 marzo al Teatro Pasolini con la commedia “Gente di facili costumi”, interpretata da Flavio Insinna e Giulia Fiume, per la regia di Luca Manfredi. Uno spettacolo brillante che affronta con ironia temi come solitudine e dignità. L’iniziativa è promossa dal Comune di Casarsa della Delizia in collaborazione con Ert Fvg. Biglietti: interi 20 euro, ridotti 18 euro, under 25 a 10 euro (circuito ERT). Informazioni e prenotazioni alla Biblioteca civica (0434.873981).

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In copertina, il via alla Camminata in rosa a Casarsa; all’interno, l’incontro sanitario.

“Tè per te”, a Sesto al Reghena celebrato l’8 marzo con la neonata commissione per le Pari Opportunità del Comune

“Tè per te” è l’evento con cui la neonata Commissione Pari Opportunità del Comune di Sesto al Reghena si è presentata alla comunità in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Ieri, 8 marzo, nella Barchessa piccola di Piazza Barbo chi ha partecipato si è portata la propria tazza da tè preferita. Si è potuto così bere il té insieme per scambiare idee, raccontarsi e ascoltare.
La Commissione Pari Opportunità del Comune di Sesto al Reghena è stata costituita nel corso del 2025, con i primi passi mossi proprio nei giorni vicini allo scorso 8 marzo su iniziativa dell’Amministrazione comunale. La presidente è Carla Beriotto, mentre la vicepresidente è Valentina Papais. Membri di diritto sono il sindaco Zaida Franceschetti, Franca Odorico, consigliere comunale delegata alle pari opportunità per la maggioranza consiliare, ed Elena Milan per la minoranza. Per la società civile ne fanno parte Misha Nonis, Dina Sovran, Valentina Papais, Debora Rallo e Gloria Ellero. Rappresentano l’ambito sanitario Carla Beriotto e Federica Gregoris. Sabina Zaramella porta la sua esperienza come appartenente all’ordine degli avvocati, mentre Elisa Tocchet ne fa parte come rappresentante dell’associazionismo locale e Caterina Favaro per le realtà lavorative ed economiche.

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In copertina e all’interno due immagini dell’incontro di ieri a Sesto al Reghena.

Arlef soddisfatta per i cartelli trilingui ritornati sulla ferrovia Udine-Cividale. Il progetto Anin e la polemica sulle mappe

Nelle stazioni ferroviarie della linea Udine-Cividale sono stati reinstallati i cartelli trilingui. La rimozione della segnaletica era stata determinata dai lavori di ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria, nel contesto del passaggio di gestione della linea da FUC – Ferrovie Udine-Cividale a RFI-Rete Ferroviaria Italiana, subentrata per legge nella gestione dell’infrastruttura e del servizio. «Questo importante successo è il risultato di un lavoro di gruppo portato avanti con costanza e puntualità e messo in opera in pochi mesi. RFI ha recepito rapidamente le richieste inviate da Arlef, attraverso una lettera formale, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E la sua dirigenza ha rilanciato con idee anche per il futuro che contiamo di far diventare realtà», ha affermato Eros Cisilino, presidente dell’Agenzia regionale per la lingua friulana.
Con la posa dei nuovi cartelli, la stazione della città ducale – e con essa tutte le altre che fanno parte della linea – torna quindi a esprimere pienamente la propria identità linguistica e culturale. La presenza della segnaletica trilingue (friulano, italiano, sloveno) rappresenta infatti non solo un gesto di attenzione verso il patrimonio linguistico locale, ma anche uno strumento efficace di marketing territoriale. I cartelli trilingui tornano così a essere parte integrante del racconto del territorio: un elemento capace di accogliere viaggiatori e visitatori e di parlare loro, da subito, della cultura e dell’identità di quel luogo. Elementi, questi, che contribuiscono a valorizzare anche il patrimonio linguistico, da un lato, e la specificità del Friuli e della sua storia, dall’altro.

Intanto, il presidente Eros Cisilino, rispondendo all’intervento del consigliere regionale Enrico Bullian, ha ribadito la posizione dell’Arlef sulle mappe di Anìn, progetto pluriennale legato alla valorizzazione della lingua e dell’identità friulana. «Trovo che la polemica sollevata dal consigliere regionale del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, Enrico Bullian, non sia condivisibile perché la scelta di utilizzare proprio quella mappa, nell’ambito di un progetto pluriennale ampiamente voluto e condiviso, non è certo frutto di una libera interpretazione dell’Arlef ma di valutazioni collegiali approfondite», ha spiegato. Per fare chiarezza dopo quanto dichiarato da Bullian, l’Agenzia ha infatti diffuso un’immagine che pone, una accanto all’altra, con didascalie ben identificabili, due diverse mappe del Friuli. Come lo stesso Cisilino ha chiarito: «La mappa a sinistra, al momento sotto osservazione, è stata realizzata sulla base della definizione storico-geografica fornita da una fonte autorevole qual è la Treccani. A destra – ha proseguito il presidente dell’Arlef – è raffigurata la cartina che traccia i confini dell’area cosiddetta friulanofona. Come è facilmente apprezzabile, le due non coincidono perfettamente».
Approfondendo ulteriormente l’argomento, il presidente dell’Arlef ha ricordato ancora, citando la celebre e centenaria enciclopedia, che «il Friuli è descritto come il territorio che va dal fiume Livenza al Timavo. Un territorio (storico) in cui c’è chi parla italiano, friulano, sloveno, tedesco o veneto, bisiaco compreso. Detto ciò – ha rimarcato ancora Cisilino – c’è da dire che fra i Comuni di lingua friulana, c’è anche Monfalcone e pure Sagrado, che si trovano in Bisiacaria, ma chiesero specificamente di entrare in quella delimitazione in occasione della stesura della Legge 482 del 1999, anticipata dalla Legge regionale 15 del 1996. Non è, pertanto, un caso se anche dalla Bisiacaria arrivano domande per aderire alle celebrazioni annuali della Patria del Friuli, proprio perchè il Friuli non si limita all’area friulanofona ma a quella più ampia definita da criteri storici. Credo pertanto – ha chiuso – che Arlef nel realizzare le mappe di Anìn abbia agito con trasparenza e rigore, rispettando senza dubbio alcuno tutte le diversità che, come ricorda la norma, hanno pari dignità e non si escludono a vicenda».

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In copertina, il cartello trilingue ricomparso nella stazione dei treni a Cividale.

Casarsa della Delizia ieri ha ricordato in cimitero i bombardamenti di 81 anni fa alla fine della Seconda guerra mondiale

A 81 anni dai tragici fatti l’Amministrazione Comunale della Città di Casarsa della Delizia ha ricordato tutte le vittime – tra le quali anche bambini e giovani – dei bombardamenti aerei alleati che colpirono la cittadina non solo il 4 marzo 1945 ma anche nei mesi precedenti. Ieri nel cimitero di Casarsa alla presenza del sindaco Claudio Colussi e delle autorità civili, religiose e militari è stato deposto un omaggio floreale sul memoriale dedicato a tutte le vittime civili, realizzato nel 2025 dall’artista Massimo Poldelmengo e ispirato alla poesia di Pier Paolo Pasolini “A planzin lì vis” (Piangono le viti) che il poeta compose in ricordo dei morti di quel tragico bombardamento che avvenne soli due mesi prima dalla fine della Seconda guerra mondiale.

«Come lo scorso anno – ha detto il sindaco Colussi -, quando abbiamo svelato il memoriale, abbiamo voluto ricordare le vittime della nostra Comunità nel terribile frangente del Secondo conflitto, che tanto dolore portò a Casarsa. Come Amministrazione comunale vorremmo che questo divenisse ogni anno un appuntamento non solo per ricordare ma anche per riflettere, visto che le guerre proseguono tuttora. Infatti come 81 anni fa le bombe anche adesso continuano a cadere e come allora le vittime innocenti sono quelle civili, a partire dai bambini».
Presenti diversi familiari delle vittime di allora, invitati dall’Amministrazione comunale, tra cui la poetessa Anellina Colussi che ha letto alcuni suoi versi, in friulano casarsese e in italiano, dedicati a quel giorno. Il parroco don Lorenzo ha benedetto gli intervenuti, tra i quali il tenente colonnello Lauro Massari del V Reggimento Aves Rigel, il tenente colonnello Gerardo Secco dell’XI Reggimento Bersaglieri, il luogotenente Donato Perrone comandante dei Carabinieri di Casarsa, oltre al vicesindaco Ermes Spagnol e al consigliere comunale Giuliano Novello. Presente anche il Gruppo Alpini di Casarsa San Giovanni, esponenti delle altre associazioni d’Arma e dell’Associazione nazionale vittime Civili di Guerra – Sezione provinciale di Pordenone.
Inoltre, lo scorso anno era stato dato alle stampe il Diario del bombardamento aereo del 4 marzo 1945 scritto da Ermes Colussi “Pagura” all’indomani dei fatti, in edizione curata da Anellina Colussi e Roberto Colussi. Anche quest’anno il volume – grazie alla volontà di Battista Colussi, figlio maggiore di Ermes, e della Pro Casarsa della Delizia Aps con il presidente Antonio Tesolin – è stato donato alla scuola media di Casarsa.

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In copertina e all’interno immagini della commemorazione nel cimitero di Casarsa.

Operazione Batiscafo Trieste, domani il film debutta in anteprima assoluta all’Ariston. Sabato la replica per la città

Debutta in anteprima assoluta domani 6 marzo, a Trieste (Cinema Ariston, ore 18 ingresso su invito) con replica sabato 7 marzo alle 17 (ingresso libero aperto al pubblico fino ad esaurimento dei posti disponibili) il film Operazione Batiscafo Trieste, lungometraggio (50’, colori + b/n) scritto e diretto da Massimiliano Finazzer Flory, commissionato dal Comune di Trieste e prodotto da Movie&Theatre con Rai Cinema e Armundia. Un documentario internamente dedicato alla tecnologia immersiva ad alta innovazione concepita 70 anni fa per il Batiscafo che, nel lontano 1960, toccava il punto più estremo della crosta terrestre, l’abisso Challenger nella Fossa delle Marianne alla profondità di 10.916 metri. Solo nel 2019 questo record straordinario è stato ritoccato, di appena 12 metri, dal sommergibile di Victor Vescovo che ha raggiunto i 10.928 metri nelle stesse acque. Progettato in Svizzera per iniziativa degli esploratori e scienziati Auguste Piccard e Jacques Piccard, costruito a Trieste, Monfalcone, Terni e Castellammare di Stabia, il Batiscafo Trieste diventa adesso una storia per il grande schermo. Il film ripercorre la sua genesi, il varo e l’emozionante impresa delle Marianne il 23 gennaio 1960, ma anche l’avventura recentissima della sua ricostruzione in copia 1:1 per riportarlo nel cuore della città in cui ha preso vita, l’arrivo in piazza Unità nell’autunno 2025, l’idea di trasformarlo in una permanente icona di scienza per la pace e la collaborazione internazionale. Nel film portano la loro testimonianza, per la prima volta riuniti in un documentario, Bertrand Piccard e Kelly Walsh, figli degli esploratori Jacques Piccard e Don Walsh, i primi uomini a spingersi negli abissi del Challenger. Da allora l’originale del Batiscafo Trieste si trova a Washington, al Museo Navale della Marina Americana. Una storia tutta italiana che ha anticipato i temi della “geopolitica del mare”, capace di conquistare negli anni Sessanta la copertina di Life, affascinando 7 milioni di lettori. Dopo l’anteprima di Trieste, il film sarà proiettato a Roma, martedì 10 marzo nell’Aula dei gruppi parlamentari presso la Camera dei Deputati alle 17. Il film farà quindi tappa a Napoli, mercoledì 11 marzo, alle 17.30 presso la Fondazione Banco di Napoli. Quindi un’ulteriore proiezione è prevista a Milano, martedì 17 marzo alle 19 al Cinema Arlecchino. E a fine mese il documentario si spingerà oltreoceano: il 30 marzo sarà proiettato a New York, presso l’Istituto Italiano di Cultura e il 31 marzo a Washington nella sede dell’Ambasciata italiana. Prenotazioni per la proiezione di sabato 7 marzo su piattaforma eventbrite: https://www.eventbrite.it/e/operazione-batiscafo-trieste-tickets-1983769090752?aff=oddtdtcreator

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Da oggi “La Lezione”

Uscirà nelle sale cinematografiche italiane da oggi 5 marzo “La Lezione”, il nuovo film diretto da Stefano Mordini, tratto dall’omonimo romanzo di Marco Franzoso. Interpretato da Matilda De Angelis, Stefano Accorsi, Marlon Joubert ed Eugenio Franceschini, il film è prodotto da Picomedia e Vision Distribution, in collaborazione con Sky e con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del MiC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, oltre che con il sostegno della Fvg Film Commission – PromoTurismoFvg. Dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma 2025, nella sezione Grand Public il 22 ottobre, “La Lezione” debutta ora nelle sale italiane, raccontando una storia di tensione psicologica, potere e fragilità interiore ambientata tra le architetture e le atmosfere uniche di Trieste. Le riprese della pellicola sono avvenute nel capoluogo giuliano per una settimana nel febbraio 2025, toccando numerose aree del centro storico, e successivamente si sono concluse a Roma. Il progetto ha visto il coinvolgimento di 20 maestranze locali e professionisti del territorio, integrandosi con il tessuto produttivo e creativo della città. A Trieste la produzione ha lavorato in diverse location del centro cittadino, tra cui via Giulio Cesare, via Fabio Severo e Foro Ulpiano, piazza Carlo Goldoni e Scala dei Giganti, piazza dell’Unità d’Italia, piazza della Borsa e Galleria Protti, il quartiere di Cavana con via San Sebastiano, via del Pesce e via delle Mura, l’area del Ponterosso, via Rossini e via Bellini, oltre a piazza Virgilio Giotti, via Cesare Battisti, l’Antico Caffè San Marco e la Strada Vicentina – Napoleonica. L’uscita in sala di La Lezione conferma il ruolo di Trieste e del Friuli Venezia Giulia come location strategiche per il cinema italiano, capaci di offrire scenari distintivi e supporto professionale per produzioni di rilevanza nazionale, grazie alla sinergia tra enti, istituzioni, imprese e professionisti locali.

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Operazione Batiscafo Trieste punta i riflettori su un’icona scolpita nella memoria scientifica del Novecento, e che oggi trova nuova vita attraverso lo sguardo del cinema. Il regista Massimiliano Finazzer Flory ha seguito le fasi della rinascita dell’unità sommergibile: dalla minuziosa lavorazione dei pezzi nei capannoni bergamaschi della M23, alle mani sapienti che ne hanno ricostruito le linee, fino all’atteso viaggio verso il mare e la città che gli diede i natali. Il viaggio cinematografico nella storia del Batiscafo Trieste non è un semplice diario tecnico, ma un racconto poetico che intreccia immagini dall’Istituto Luce e memoria, capace di restituire la tensione epica dell’impresa e l’emozione di veder risorgere un gigante degli abissi. Le telecamere hanno registrato non solo bulloni e lamiere, ma anche lo spirito di chi, settant’anni dopo, ha voluto restituire al presente il sogno dei Piccard e di Diego de Henriquez. Il risultato è un documentario che racconta l’intenso lavoro dietro la ricostruzione e la movimentazione fino a Trieste. La proiezione offrirà al pubblico una vera e propria esperienza estetica e civile: la possibilità di guardare negli occhi l’avventura del Trieste, attraverso la lente del cinema, e di sentirne vibrare ancora oggi, in un tempo in cui tornano inquietanti eco di guerra, il messaggio di coraggio, conoscenza e pace. Nel film parlano, fra gli altri: Bertrand Piccard e Kelly Walsh, figli di Jacques Piccard e Don Walsh che pilotarono il Trieste nell’immersione della Fossa delle Marianne. E ancora Julie Kowalsky, Direttrice del National Museum of the United States Navy, il promotore del progetto Giorgio Rossi, Assessore alle Politiche della Cultura e Turismo del Comune di Trieste, l’Ad di M23 Bruno Peracchi che ha coordinato la ricostruzione del Batiscafo, il giornalista e scrittore Antonio Ferrara, l’archivista delle acciaierie Terni Valeria Sabbatucci, lo storico Enrico Halupca e il testimone dell’epoca Cosimo Cosenza. Il trailer del documentario è disponibile per tutti sul canale youtube del Comune di Trieste e sul sito museodiegodehenriquez.it del Museo della guerra per la pace intitolato a Diego de Henriquez, il collezionista triestino amico personale di Auguste e Jacques Piccard. Fu lui a incoraggiare i Piccard a scegliere Trieste come base per la realizzazione del Batiscafo, ed è nel Museo a lui dedicato che il Batiscafo troverà, nel corso del 2026, una collocazione definitiva ed emblematica.

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In copertina, Bertrand Piccard e il regista Massimiliano Finazzer Flory; all’interno, due rare foto d’epoca legate alla straordinaria impresa.

Magnano in Riviera, si sblocca finalmente la tanto attesa rotatoria della Casote: tempi ormai brevi per cantierare l’opera tra Pontebbana, Tarcentina e Juliense

«Con la rotatoria della Casote restituiamo al territorio un’opera attesa da molti anni, che nasce da una visione di sicurezza, sostenibilità e integrazione tra mobilità veicolare e mobilità lenta. Abbiamo lavorato per superare le difficoltà legate ai passaggi istituzionali e aggiornare un progetto strategico, rendendolo finalmente cantierabile». Lo ha sottolineato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, spiegando che è in fase di conclusione la procedura di aggiudicazione della gara d’appalto per la realizzazione della nuova rotatoria nella località denominata appunto Casote (“Cjasote” in friulano), sita nel Comune di Magnano in Riviera, all’intersezione tra la SS 13 Pontebbana, la SS 356 Tarcentina e la SR UD 46 Juliense.
L’intervento, promosso e attuato dall’Ente di decentramento regionale di Udine con il sostegno della Regione Fvg, rappresenta un’opera attesa da oltre dieci anni e finalizzata alla messa in sicurezza e alla razionalizzazione di uno dei nodi viari più trafficati dell’area. «Un’opera che contribuirà concretamente a migliorare la qualità della vita dei cittadini, riducendo la congestione e valorizzando la rete ciclopedonale regionale – ha proseguito l’esponente della Giunta Fedriga – . È il risultato di una collaborazione efficace tra Regione, Edr e Amministrazioni locali, che dimostra come la programmazione condivisa possa tradursi in opere utili e durature».

Cristina Amirante


Il progetto, originariamente previsto dalla Provincia di Udine e successivamente rallentato dal complesso processo di riordino istituzionale delle competenze in materia di viabilità, è stato negli ultimi anni aggiornato, rifinanziato e riportato a piena operatività grazie all’impegno della Regione Fvg, dell’Edr di Udine e dell’Amministrazione comunale di Magnano. L’opera è finanziata con fondi regionali per un importo complessivo di oltre 1 milione di euro, di cui circa 431 mila euro destinati ai lavori principali di realizzazione della rotatoria e del primo tratto di pista ciclabile, mentre le restanti risorse sono destinate alle somme a disposizione e al completamento del collegamento ciclabile, subordinato al parere dell’Autorità di Bacino per le aree soggette a rischio idraulico.
Il progetto prevede la realizzazione di una rotatoria a quattro bracci, con diametro esterno di circa 50 metri, anello di circolazione largo 9 metri, nuove corsie di immissione e uscita, l’eliminazione dell’attuale impianto semaforico e un complessivo riassetto dell’area. Sono inoltre previsti: due golfi per le fermate del trasporto pubblico locale, con marciapiedi e collegamenti ciclopedonali; nuovi percorsi ciclopedonali di larghezza pari a 2,50 metri; attraversamenti pedonali protetti organizzati in due fasi; un piccolo parcheggio scambiatore in prossimità delle fermate; la sistemazione a verde delle aiuole; un nuovo impianto di illuminazione pubblica; il rifacimento di un tratto della rete idrica, a cura di Cafc, il Consorzio acquedotto Friuli Centrale.
L’intervento consentirà di ridurre in modo significativo i tempi di attesa, migliorare la fluidità del traffico, aumentare la sicurezza per pedoni e ciclisti e contenere i rischi legati alle elevate velocità dei veicoli lungo la SS 13. Una volta completate le procedure di aggiudicazione, si procederà alla stipula del contratto e alle operazioni propedeutiche alla consegna dei lavori, con l’avvio del cantiere previsto nei prossimi mesi. Come ha assicurato l’assessore Amirante, la Regione Fvg continuerà a monitorare tutte le fasi dell’intervento, confermando il proprio impegno per il potenziamento della sicurezza stradale, il miglioramento della mobilità e lo sviluppo equilibrato del territorio.

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In copertina e qui sopra due immagini attuali dell’incrocio sulla Pontebbana.