Confcooperative Pordenone, obiettivo puntato sulla tutela dei diritti del lavoro

Con 120 cooperative aderenti che occupano 2800 persone, in prevalenza soci delle stesse, il mondo della cooperazione che fa capo in Friuli occidentale a Confcooperative Pordenone ha celebrato il 1° maggio Festa dei lavoratori con un importante momento di tutela dei diritti. «I quali – spiega Fabio Dubolino, presidente di Confcooperative Pordenone – vanno non solo difesi ma anche rafforzati. Dal diritto di avere un lavoro a quello di svolgerlo in sicurezza. Per questo come Confcooperative stiamo seguendo con attenzione gli importanti tavoli per il rinnovo del contratto delle cooperative sociali, dei servizi e dello spettacolo-cultura. Contratti che dovranno tenere presente del reale potere d’acquisto della famiglie, mai come ora sotto erosione tra inflazione e dinamiche economiche incerte a causa delle tensioni internazionali. Questo tema per noi è fondamentale data la caratteristica principale del sistema cooperativistico, che è il mutualismo: il nostro lavoratore è, infatti, anche socio della cooperativa in cui opera. Quindi è la stessa società cooperativa che tutela il diritto al lavoro dei propri soci, i quali partecipano al processo decisionale nella governance dell’impresa».

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In copertina, il presidente di Confcooperative Pn Fabio Dubolino.

Nimis, stasera seduta inaugurale del nuovo Consiglio uscito dalle elezioni con il giuramento del sindaco Mattiuzza

(g.l.) Prima riunione del Consiglio comunale, oggi, a Nimis. Il sindaco Fabrizio Mattiuzza l’ha convocata in seduta pubblica in Municipio per le 20.30 e nell’occasione, oltre ai provvedimenti di rito nella riunione inaugurale, presterà il prescritto giuramento di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Repubblica. I lavori cominceranno, infatti, con l’esame delle condizioni di eleggibilità ed incompatibilità del sindaco e dei consiglieri, con la conseguente convalida degli eletti usciti dalle recenti consultazioni amministrative che avevano sancito la conclusione del lungo mandato commissariale del dottor Giuseppe Mareschi. Ricordiamo che il neo-sindaco era stato eletto, con una larga maggioranza, essendosi affermata la lista “Obiettivo Nimis”, rispetto alle compagini (“Nimis riparte” e “Chei mancul piês”) che proponevano come primo cittadino Sergio Bonfini, il quale ora sarà in minoranza assieme a Tiziano Clocchiatti,  Silvia Parisotto e Giovanna Rossetto.

Il sindaco Fabrizio Mattiuzza


Quindi, avvenuto il giuramento, il primo cittadino renderà nota ufficialmente alla civica assemblea la nomina dei componenti della Giunta comunale con l’attribuzione delle relative deleghe. Seguiranno la nomina dei componenti della commissione elettorale comunale e della commissione per la formazione e l’aggiornamento degli elenchi dei giudici popolari, oltre agli indirizzi per la nomina, la designazione e la revoca dei rappresentanti comunali presso enti, aziende ed istituzioni. I lavori saranno conclusi da eventuali comunicazioni.
Pochi giorni fa ricordavamo che Gloria Bressani, già primo cittadino, è il nuovo vicesindaco, mentre della nuova Giunta fanno parte anche Lino Gervasi (Urbanistica e Lavori pubblici), Davide Michelizza (Associazioni, Attività sportive e Turismo) e Serenza Vizzutti (Istruzione, Cultura e Pari opportunità). Gloria Bressani si occuperà invece di Servizi socio-assistenziali e Sanità, mentre il sindaco Mattiuzza ha riservato per sé i referati di Attività produttive, Protezione civile, Bilancio, Personale e Affari generali. Nel contempo, il sindaco aveva attribuito incarichi anche a quattro neo-consiglieri: Luca Bressani (Partecipazione e Informazione), Andrea Fant (Innovazione tecnologica e digitalizzazione), Anna Kolaj (Politiche giovanili) e Roberta Tomada (Servizi scolastici). Insomma, tutto l’organigramma è messo a punto per dare il via al nuovo quinquennio amministrativo.

 

Luca Bressani

Andrea Fant

Anna Kolaj

Roberta Tomada

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In copertina, il Municipio di Nimis che oggi accoglierà per la prima volta il Consiglio comunale uscito dalle elezioni amministrative di metà aprile; qui sopra, i consiglieri che hanno ricevuto incarichi.

Domani “Concerto per la Pace” a Castelmonte con i GreenTea inFusion

In occasione del 1° maggio, Festa dei Lavoratori, il gruppo musicale GreenTea inFusion terrà il “Concerto per la Pace” sul Piazzale di Castelmonte, sotto il Santuario della Beata Vergine, a partire dalle ore 11. Attivi da anni nel panorama della musica strumentale, con oltre 100 concerti dal vivo e tre album già pubblicati (il quarto è di prossima uscita), i GreenTea inFusion propongono un linguaggio crossover che unisce blues, jazz, progressive e ritmi latini in una fusion travolgente, dove ogni brano nasce come un racconto sonoro, capace di evocare luoghi, memorie e incontri, riflettendo il valore universale della pace come incontro tra le diversità.
Il repertorio propone composizioni originali e arrangiamenti curati dal gruppo ispirati a tradizioni musicali di diverse parti del mondo, per una proposta artistica che inviti a riflettere sul senso della pace in tempi segnati da divisioni e conflitti, in un momento sospeso in cui lasciarsi toccare dalla bellezza e ricordare insieme che la pace è possibile, e che può germogliare anche grazie alla musica. Il gruppo è composto da: Franco Fabris, piano Fender Rhodes, tastiere; Gianni Iardino, sax, flauto traverso, tastiere; Pietro Liut, basso elettrico; Maurizio Fabris, percussioni, batteria, voce.

Mortegliano oggi rende omaggio al grande Gino Bartali che fu proclamato “Giusto fra le Nazioni”

È uno dei ciclisti professionisti piu amati in Italia: Gino Bartali ha vinto il Tour de France nel 1938 e nel 1948 e le sue leggendarie scalate sulle Alpi e i Pirenei gli sono valse il soprannome di Gigante delle Montagne. Fino alla sua scomparsa, però – il 5 maggio 2000 – in pochi erano a conoscenza del fatto che, durante la Seconda Guerra Mondiale, Gino Bartali aveva rischiato la propria vita e quella della sua famiglia per salvare quella di centinaia di Ebrei. Utilizzando gli allenamenti alle gare come copertura, Bartali percorse infatti migliaia di chilometri tra Firenze, Luca, Assisi, Genova e Roma trasportando, nascosti nel telaio della sua bici, carte d’identità contraffatte e altri documenti che dovevano rimanere segreti. I suoi sforzi contribuirono a salvare centinaia di Ebrei in fuga da altre nazioni Europee. Per il suo contributo, nel 2013 l’organizzazione Yad Vashem ha assegnato a Gino Bartali il titolo di “Giusto fra le Nazioni”. E arriva adesso un ulteriore riconoscimento, quello conferito nell’ambito del progetto della Foresta dei Giusti in Friuli Venezia Giulia, ideato e promosso da Damatrà onlus con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura, insieme a 9 municipalità coordinate dal Comune di Spilimbergo: stamane, alle 10, a Mortegliano in Largo Foro Boario presso la Mansarda della Villa dei Conti di Varmo, un ippocastano sarà intitolato ufficialmente a Gino Bartali, alla presenza di una trentina di studentesse e studenti della Scuola Primaria, grazie alla sinergia attivata con l’Amministrazione comunale. L’intitolazione, proposta nell’ambito dell’articolato cartellone “La memoria del legno 2025”, è aperta alla partecipazione del pubblico. Gli studenti racconteranno la storia di Gino Bartali e tutti, grazie all’uso di smartphone e cuffie audio, potranno ascoltare le informazioni su chi si prende cura delle foreste in Friuli Venezia Giulia, racconti che diventeranno un podcast a cura dei giovani artisti di Invasioni creative, online dal mese di giugno sul sito https://lamemoriadellegno.damatra.com


Gino Bartali, classe 1914, ha traversato da un capo all’altro il Ventesimo secolo, diventando un protagonista del proprio Paese. Un italiano al tempo stesso normale e straordinario. Un uomo semplice e coraggioso, che ha concluso i propri studi con le elementari, ma che è sempre stato pronto a imparare. Un uomo legato ai propri valori, a un reale senso di saggezza e a una volontà di ferro. Poco dopo aver cominciato la sua collaborazione con la Resistenza, a Bartali fu chiesto di nascondere una famiglia di Ebrei che egli conosceva molto bene. Gino disse ancora una volta di sì e Giorgio Goldenberg, con sua moglie e suo figlio, vissero nascostri nella sua cantina fino a quando Firenze non venne liberata. Nel frattempo, però, a causa delle condizioni difficili create dalla guerra, le corse ciclistiche professionistiche erano state cancellate. Di conseguenza, la copertura di Bartali divenne meno credibile e, nel luglio del 1944, Bartali fu condotto come sospetto a Villa Triste, a Firenze, il luogo dove i Fascisti imprigionavano e torturavano i loro oppositori. Fortunatamente, uno degli ufficiali incaricati di interrogarlo era stato suo comandante nell’esercito e convinse gli altri che Bartali era completamente estraneo a tutte le accuse. L’11 agosto 1944 Firenze venne liberata. Il conflitto e l’impegno nella Resistenza avevano indebolito Bartali che dovette lottare per ritornare ad essere il campione di prima della guerra. Nonostante le difficoltà, Gino vinse il Giro d’Italia nel 1946 e, con una prestazione straordinarie sulle montagne francesi, anche il Tour del 1948, dieci anni dopo la sua prima vittoria. Per molti anni Bartali non parlò con nessuno del ruolo avuto nel salvataggio di centinaia di persone, condivise solo pochi dettagli con il figlio Andrea. Fu solo dopo la sua morte che il suo contributo venne alla luce. L’uomo di ferro aveva un cuore d’oro. E lo ha dimostrato coi fatti, non esitando a correre rischi pur di salvare vite umane.

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In copertina, il grande Gino Bartali ormai anziano e all’interno durante una delle sue esaltanti gare.

“Voci a Est”, oggi a Udine chiusura con le storie di venticinque donne friulane raccontate dalla penna di Erika Adami

“Voci a Est” chiuderà oggi, alle 18.30, con Erika Adami in dialogo con Elisa Copetti, e le sue “Feminis furlanis fuartis” (edizioni La Patrie dal Friûl). La giornalista porterà al pubblico del capoluogo friulano venticinque storie di donne friulane di oggi. Tutte attive nella vita economica, sociale e culturale del territorio e accomunate dalla tenacia con cui hanno perseguito la propria realizzazione e dall’orgoglio di appartenere alla propria terra. Sarà l’occasione per riflettere, come l’autrice fa nelle pagine del libro, sul peso delle donne nella società, oggi e domani, in un Paese in cui il divario di genere nel mondo del lavoro è ancora alto, tanto da posizionarlo agli ultimi posti in Europa (lo dicono i numeri dell’Eu Gender Equality Index). Sarà quindi l’occasione per domandarsi come (e si deve) fare per limitare ancora di più questa disparità.
“Voci a Est” è il festival itinerante che con libri, podcast e parole vuole ampliare il concetto di frontiera portandolo all’interno di diversi contenitori culturali, imprenditoriali e sociali del territorio. L’appuntamento, a ingresso libero e gratuito, sarà ancora una volta ospitato dalla sala Pierluigi di Piazza del parco di Sant’Osvaldo, sede della Comunità Nove, che ha collaborato, con l’associazione Bottega Errante e la Cooperativa Itaca, al nuovo cartellone di eventi, organizzati con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Per maggiori informazioni: Associazione culturale Bottega Errante info@bottegaerrante.it
Telefono 0432.521063, www.bottegaerrante.it

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In copertina, la scrittrice friulana Erika Adami attesa oggi a Udine.

Nuova protesta di Emanuele Franz: incantenato alla gogna per dire “basta” alla discriminazione delle diversità

Nuova clamorosa azione di protesta di Emanuele Franz. Il filosofo e scrittore moggese ha, infatti, deciso di incatenarsi a una gogna, stretta su collo e mani, in segno di protesta contro la discriminazione delle neuro-diversità. Non nuovo a forme di dissenso civile (nel 2022, come molti ricorderanno, aveva scelto di andare a vivere in un bidone dell’immondizia contro il consumismo, mentre nel 2023 si era fatto murare vivo per invitare alla riflessione sui pericoli dell’iper-tecnologia), questa volta Franz ha deciso, assistito da un team di collaboratori, di farsi incatenare su una berlina con tanto di gogna borchiata e un cartello sopra la testa con scritto “diverso”. Franz, autore di svariati saggi di filosofia e storia delle religioni, ha da poco scoperto di soffrire della sindrome autistica che, come è noto, compromette le capacità sociali.
«Ogni diversità, che sia una neuro divergenza, o anche solo un pensiero creativo, bizzarro, fuori dagli schemi – afferma Emanuele Franz -, finisce per essere discriminata, emarginata e, nel peggiore dei casi, ridicolizzata e messa alla gogna. La mia vuole essere una cruda rappresentazione della società che fa dell’inclusione un argomento da salotto, che esiste solo sulla carta, ma non nella pratica. Ho scritto all’amministrazione comunale del mio paese, Moggio Udinese, proponendo una tavola rotonda sull’autismo, ma mi hanno detto che questi argomenti non interessano a nessuno». Franz vuole, pertanto, lanciare un forte messaggio di riflessione sociale, su «quanto e come ancora oggi le divergenze dal pensiero comune vengano ghettizzate».

Altre proteste di Emanuele Franz.

Il video al seguente link:
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In copertina, il filosofo e scrittore moggese Emanuele Franz incatenato alla gogna.

Da quella terribile tempesta in mare del 1925 si salvarono i pescatori di Grado: a Barbana anche l’arcivescovo Redaelli per dire ancora grazie dopo un secolo

di Leonardo Tognon

Il primo giorno di maggio, mese mariano per antonomasia, la comunità gradese, in particolare il microcosmo dei pescatori con in testa la locale cooperativa, si recherà in processione via mare alla volta del Santuario della Madonna di Barbana, nel cuore della laguna. Ad un secolo di distanza la cerimonia vivrà momenti di grande intensità. Il ritrovo è fissato alle 8.30 nel cuore del Porto Mandracchio e, dopo la preghiera iniziale, risalendo il canale che porta all’isola Santuario di Barbana, verranno benedetti i pescherecci ormeggiati lungo le banchine; raggiunta la Chiesa mariana, alle ore 10, verrà celebrata dall’arcivescovo di Gorizia Carlo Redaelli, la Messa accompagnata dalla corale “Santa Cecilia”. «Sarà anche l’occasione per aprire il Giubileo nel Santuario dell’isola. Infatti, dal 1° maggio e fino al 15 settembre, Barbana sarà luogo giubilare», annuncia monsignor Paolo Nutarelli, arciprete di Grado.
Era la notte del 3 giugno 1925 quando alcune barche di pescatori gradesi furono sorprese da una violenta tempesta: immediata, per gli uomini degli equipaggi, la richiesta di salvezza alla Madonna di Barbana. Che, evidentemente, li esaudì tanto che ritornarono tutti salvi a casa. Dopo quell’evento, annualmente, i pescatori si recano a Barbana per sciogliere il voto di ringraziamento e, dagli anni 50, è stato scelto il 1° maggio come data simbolica per questa ricorrenza. Di fatto, per non essere concomitante con il Perdòn di Barbana della prima domenica di luglio. Accanto all’altare in memoria, e grazie ad un gesto di delicatezza dei monaci benedettini che sovrintendono al Santuario, sarà collocato il quadro donato proprio nel 1925 dai pescatori e realizzato dal pittore secessionista Joseph Maria Auchentaller, portato a Barbana il 26 luglio dello stesso anno. Su di esso la scritta che ricorda come “la flottiglia gradese forte di 56 barche sorpresa e travolta da furioso ciclone fu dall’invocata B.V. di Barbana protetta ed incolume restituita al suo porto”. A memoria del secolo dall’evento miracoloso, la Cooperativa Pescatori di Grado donerà un nuovo quadro immagine che con grande devozione rinnova il Ringraziamento.


Ormai, tutte le 315 persone che facevano parte della flotta di 56 barche da pesca di Grado, salvate da quel fortunale tremendo, accaduto appunto un secolo fa, sono passate all’altro mondo e anche tanti figli non sono più vivi. Rimangono qualche nipote o cugini di secondo grado, ma la burrasca di quella notte l’hanno provata sulla propria pelle non solo quelli che erano in pericolo in balia del mare in tempesta, ma anche le famiglie tutte in ansiosa apprensione nell’attendere il loro ritorno in porto. Ecco cosa avevano riportato le cronache nel racconto di un anziano pescatore protagonista di quella vicenda: “A dir il vero il 3 giugno del 1925 era una bella giornata, la mattina eravamo tutti in porto con le barche che riparavamo le reti. Aggiungo che due giorni prima avevamo preso un’altra tempesta, ma cosa vuoi, a quei tempi capitavano molto spesso. Allora in quel mercoledì mattina abbiamo preparato le reti e siamo partiti di sera per la pesca delle sardine, che in giugno raggiungono la massima quantità. All’inizio c’era un po’ di venticello di ostro, ma avevamo detto: ecco, farà un po’ di maltempo come due giorni fa, non di più! Abbiamo calato lo stesso 6 melaide con il sughero procurando di farle rimanere al di sopra del fondale, anche se a nord c’erano diverse nuvole che si avvicinavano minacciose; ma con la speranza che calmando il vento anche quei nuvoloni sarebbero svaniti, ci siamo fatti coraggio. Ma le nuvole, invece, si sono fatte sempre più grosse, lampi uno dopo l’altro, cominciano i tuoni e sempre peggio”.
“Il padrone della barca, tale Stefano “Peloto”, ci ha fatto subito tirar su le reti. Incredibile: migliaia di sardine incastrate nelle maglie delle reti che abbiamo subito tirato a bordo e sistemato questo pesce sottocoperta, circa una ventina di cassette. Ma le barche erano sospinte dalle onde a causa del vento impetuoso che infuriava. Per tutta l’isola di Grado c’era un’oscurità che non permetteva di vedere nulla e le imbarcazioni si intravvedevano unicamente per l’effetto dei lampi. Mio padre (…) mi raccontava che in quell’occasione dovette legare mio fratello con la corda sull’albero della barca e sistemarlo sotto la prua dicendo così: “Figlio, stai qui sotto legato, che se andiamo a fondo, almeno il tuo corpo lo trovano”. Che la Madonna benedetta di Barbana ci salvi! tutti gridavano in quella barca. Si era davanti al più brutto vedere del mondo, da tanto vento volava via anche l’acqua del porto, una furia indescrivibile, le grondaie attorcigliate, dove la tromba d’aria passava era da rabbrividire, e tutto attorno c’era un’oscurità che attraverso i balconi le donne urlavano: ‘Oh Maria Santissima aiutateci’ e non volevano che noi bambini andassimo per le strade, da tanto pericolo”.
“All’indomani si vedevano le casse con le sardine che galleggiavano in porto e sulla diga sbattevano le giare di legno dell’acqua per le alte onde impetuose. Nel guardare tutto ciò, più di uno pensava alla fine del mondo. Quasi 60 barche composte da 5 marinai più il ragazzo piccolo – avevano 8 anni che già erano impiegati per lucidare gli ottoni della prua e per prendere l’acqua – e così in tutto si arrivava a 315 uomini, e tutti là fuori in golfo, la maggior parte a “Pangrando”, e si trovavano a dieci passi di acqua di scandaglio, e tutti invocavano la Madonna di Barbana. A bordo dicevano: ‘Per l’amor di Dio, siamo persi; Maria Vergine salva almeno i più piccoli, aiutali!’. E i marinai erano indaffarati unicamente a buttar via l’acqua che entrava continuamente in barca. Tutta la notte fino alla mattina le più anziane stavano sulla diga a consumare i grani del Rosario assieme al parroco don Sebastiano Tognon e si sentiva un gran pianto”.
“Le barche erano state portate in varie parti, chi è riuscito a restar fuori dalle maglie delle reti le sardine e chi aveva ancora le reti in acqua, ma andando sempre alla deriva a 6-7 miglia da terra. II mare era davvero in mezzo a venti incrociati e bisognava buttar l’ancora e seguire il moto dell’onda. Non era facile dalla prua far scorrere l’ancora lentamente perché improvvise impennate potevano rovesciarti. E in quella notte tutti hanno terribilmente patito. Pirano era troppo fuori, con la tempesta da poppa che saliva e così dopo ore di affanni e tormenti verso le undici di notte siamo approdati a Umago e ci siamo riposati. Solo all’indomani con un po’ di borino è arrivata una grande bonaccia che i raggi del sole splendevano come quelli della Madonna e così abbiamo alzato la vela e verso 1e dieci eravamo arrivati a Grado. Dalla diga si vedevano arrivare i primi pescatori sani e salvi e le campane del Duomo hanno incominciato a suonare a festa. La diga era piena di gente e tutti stavano a scorgere con attenzione i simboli dipinti sulle vele, casomai potessero riconoscere dallo stemma le proprie famiglie e così dicevano: Oh! ecco arrivare i Gropi, anche i Spaguni son salvi, i Bisateli, la famiglia dei Morospari. .., e così avanti. Le donne in lacrime correvano con queste lunghe sottane e i ragazzi per mano sul molo pronti a riconoscere chi arrivava”.
E in quell’occasione i pescatori così si sono espressi: “Se non c’era l’intercessione della Madonna di Barbana eravamo tutti annegati e perciò dobbiamo fare un voto perché ci ha salvati, e dobbiamo rinnovarlo fin che siamo vivi per ritornare a ringraziare ogni anno il Signore e accostarsi ai Sacramenti. Tutti i padroni di barca l’hanno passata davvero brutta, qualcuno arrivò a portare nella fabbrica conserviera del pesce mezzo pescato, sedici cassette con trecento sardine ciascuna (perché a quei tempi le sardine dovevano essere contate una per una); e anche se la maggior parte delle barche avevano perso il viaggio più abbondante, la pescata più grande, tutti erano tornati sani e salvi e perfino con le reti intere”.
Per ringraziare il Signore della grazia ricevuta, i pescatori di mare si sono accordati di fare un voto alla Madonna di Barbana e così hanno messo tanti soldi per barca per poter svolgere solennemente una processione votiva e comprare qualche ex voto. Così in un primo momento avevano preso un quadro con il velluto all’interno e un cuore in argento, ma siccome sembrava una cosa di minimo valore, hanno commissionato al famoso pittore Joseph Maria Auchentaller un quadro che è venuto davvero benissimo. E in quell’anno (domenica 26 luglio) è stata fatta proprio una maestosa festa alla Madonna di Barbana: 1200 pescatori con le famiglie a confessarsi, a partecipare alla Messa cantata con il Te Deum e così negli anni seguenti, perché i pescatori avevano visto che quando si vuole, rimanendo uniti, si può fare molto e sempre meglio.
E si rinnovava il voto con 30-40 barche, anche quelle che trasportavano la sabbia portavano la gente a Barbana. Verso la fine degli anni Cinquanta il nuovo arciprete (monsignor Silvano Fain) constatando che la partecipazione si riduceva sempre più e che erano sorti dei contrasti fra i pescatori, dispose di spostare la data. Questo anche per lasciare più tempo di preparazione alla Madonna di Barbana di luglio, perché altrimenti alle due feste sarebbero state vicinissime.

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In copertina, soci della Cooperativa pescatori a Barbana con il famoso quadro di Joseph Maria Auchentaller; all’interno, una insolita immagine del Santuario.

Oggi il gran finale per le storiche sagre di Torlano (con tanto sport) e di Monteprato

(g.l.) Le sagre invitano anche oggi nel Comune di Nimis. Domenica del gran finale, infatti, per i secolari festeggiamenti pasquali di Torlano che oggi offrono ben tre proposte sportive di richiamo, come Sentieri Aperti nella Trail Area della Bernadia a cura di Maglianera, la Marcia di Pasqua organizzata dal Dolce Nord Est e il sorvolo del paese da parte degli amici del Centro friulano parapendio. Manifestazioni che beneficiano della bella giornata di sole, come è avvenuto peraltro quest’anno – fatto abbastanza insolito – anche nelle giornate di Pasqua e Pasquetta. Chioschi ben riforniti di vini e invitanti proposte gastronomiche, con in primo piano la degustazione del Ramandolo, il famoso vino dolce orgoglio dei produttori locali premiato dalla prima denominazione di origine controllata e garantita del Friuli Venezia Giulia.
A Monteprato, invece, secondo e ultimo giorno con la Festa patronale di San Giorgio, una delle più antiche sagre dei “Santi di Ghiaccio”. Alle 11 Messa cantata nella Chiesa parrocchiale affrescata dalla mano giovanile di Tita Gori, il grande pittore di Nimis al quale l’anno scorso era stata dedicata una bellissima mostra nell’antica Pieve dei Santi Gervasio e Protasio.

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In copertina, i sentieri di Maglianera nel Comune di Nimis; all’interno, due belle immagini di Monteprato e Torlano.

Monteprato in festa per San Giorgio antica sagra dei Santi di Ghiaccio: oggi cena paesana e domani Messa cantata

(g.l.) Mentre Torlano vive il secondo e ultimo fine settimana dei suoi festeggiamenti pasquali, ecco che nel Comune di Nimis si affaccia per questo fine settimana un’altra bella sagra legata alla tradizione: la Festa patronale di San Giorgio, a Monteprato.
La celebrazione prenderà il via questo pomeriggio, alle 17, con l’apertura dei chioschi, mentre alle 20 seguirà la sempre invitante cena di paese con ossocollo allo spiedo e porchetta con fagioli e altri contorni: chi volesse partecipare potrà chiamare il numero 333.7702948. Domani mattina, invece, il sipario sulla sagra si alzerà già alle 8. Poi alle 11 nella Chiesa parrocchiale, affrescata dalla mano giovanile di Tita Gori, ci sarà la Messa cantata dedicata appunto al patrono, al Santo del terzo secolo dopo Cristo che uccide il drago e la cui memoria ricorreva il 23 aprile.
Quella di Monteprato, come si legge sulla locandina, è anche “una delle più antiche sagre dei Santi di Ghiaccio”, come dire dei Santi celebrati durante gli ultimi freddi di aprile, ma anche di maggio (dipende dalle zone), prima dell’arrivo definitivo della bella stagione. Infatti, come molti ricorderanno, il 21 aprile di otto anni fa c’era stato un brusco abbassamento notturno delle temperature con una grave brinata che causò molti danni anche alla viticoltura del Comune di Nimis.

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In copertina, la Chiesa di Monteprato e qui sopra la statua di San Giorgio.

Tarcento stasera a teatro applaudirà gli attori pordenonesi del “Luciano Rocco”

(g.l.) Questa sera Tarcento ritorna a teatro. E lo farà in occasione della terza serata della rassegna che era cominciata il 5 aprile scorso. L’appuntamento è alle 20.45, nella sala polifunzionale di via Marinelli, dove il gruppo teatrale “Luciano Rocco” di Pordenone presenterà “Bienvenue au petit bistrot”, commedia in lingua italiana di Veronica Nanni Pardini, Martina Angeli, Gloria Palazzolo e Carlotta Bortolin.
La rassegna si concluderà sabato prossimo, 3 maggio, protagonista il gruppo teatrale “Vecjo Friul” di Porpetto che presenterà “Ho una figlia bellissima… Ma propit biele!”, commedia in lingua friulana/italiana di Valerio Di Piramo. Nelle prime due serate erano state applaudite, invece, le compagnie teatrali “Il Tomat” di Udine e “Kapiti” di Povoletto.
«Il Gruppo Teatro Pordenone – si legge in una breve presentazione della compagnia – nasce nel 1974 intorno alla figura di Luciano Rocco, commediografo e scrittore pordenonese che ne ha retto le sorti fino alla sua scomparsa nel 1996; dal 1998 ne assume il nome diventando Gruppo Teatro Pordenone “Luciano Rocco”».