Medici senza Frontiere oggi il ritorno a “vicino/ lontano”

Ancora una volta Medici senza Frontiere partecipa al Festival vicino/lontano Premio Terzani, che accompagna ormai da dieci edizioni. Appuntamento fino a domani a Udine, con tre incontri che toccheranno diversi temi, dalle epidemie di Ebola in Africa e di colera in Yemen alle sfide e i successi dell’azione umanitaria in contesti di emergenza, come la Repubblica Centrafricana e il Sud Sudan.
Stamani, alle 11.30, nell’Oratorio del Cristo in Largo Ospedale Vecchio 10/2, si terrà l’incontro di approfondimento “Vecchie e nuove epidemie. La scienza non basta”, con il medico Nevio Zagaria, che ha lavorato per oltre 20 anni con l’Oms, e Roberto Scaini, medico impegnato dal 2011 con Msf in diversi contesti di emergenza, con la moderazione del genetista Michele Morgante.
Scaini racconterà la sua esperienza in prima linea nelle emergenze Ebola che hanno colpito tre paesi dell’Africa Occidentale nel 2014 e la Provincia dell’Equatore nella Repubblica Democratica del Congo da maggio a luglio del 2018. Sempre in RdC è ancora in corso una nuova epidemia scoppiata nell’agosto scorso nella Provincia del Nord Kivu, con 1.400 casi registrati e 890 morti negli ultimi 9 mesi. Scaini, parlerà anche di epidemie in contesti di guerra come lo Yemen, da cui è rientrato recentemente, dove nei primi tre mesi del 2019 i casi di colera sono aumentati fino a oltre 7.000.

“La guerra oggi è causa di epidemie che credevamo scomparse, come il morbillo, ed è un ostacolo per la risposta ad epidemie sia vecchie che nuove”, spiega Roberto Scaini.  “In Yemen, ad esempio – prosegue -, servono campagne di vaccinazione per evitare epidemie di malattie prevenibili, ma il conflitto ha danneggiato o distrutto metà degli ospedali e reso i farmaci praticamente introvabili”.
Se le realtà in cui si trova ad operare Msf sembrano spesso molto lontane, bella l’occasione del mattino di domani, alle 9.30,per una conversazione più ravvicinata con Claudia Lodesani, presidente di Msf Italia, alla colazione organizzata al Caffè Contarena in via Cavour 1 e moderata dal giornalista Lorenzo Marchiori. Claudia Lodesani, medico infettivologo, dal 2002 con Msf, racconterà la sua esperienza sul campo in grandi emergenze come l’Ebola e lo tsunami, i conflitti in Yemen e Repubblica Centrafricana, o i contesti dimenticati come la Repubblica Democratica del Congo o il Sud Sudan, fino ai progetti sulla migrazione in Italia. Quindici anni di impegno fatto di tante sfide e dilemmi.

Il dottor Roberto Scaini.

“Per chi fa questo lavoro è importante riuscire a conservare l’entusiasmo anche nelle situazioni più difficili”, spiega Claudia Lodesani, presidente di Msf Italia “Non è facile vedere le cose in maniera positiva mentre si risponde ad un’epidemia o si opera in un paese in guerra. Ma quando vedi un bambino che guarisce, sai che stai facendo la cosa giusta e non c’è altro posto in cui vorresti essere”.  Né le avventure della scienza né le battaglie per la libertà sarebbero state possibili senza il concorso di qualche forma di entusiasmo. Di questo si parlerà domani, alle 16, nell’ex chiesa di San Francesco, nell’incontro “Le vie dell’entusiasmo”, un viaggio emozionale raccontato attraverso l’esperienza di mondi diversi a confronto, quello dell’impegno umanitario, della cultura e della scuola con Claudia Lodesani, presidente di Msf, Angelo Floramo, medievista e scrittore ed Eugenia Canfora, dirigente scolastica. A animare questo dibattito sull’entusiasmo, quale slancio che permette di dare ai progetti individuali e collettivi l’energia per tradursi in azioni efficaci, Pietro del Soldà, filosofo e conduttore della trasmissione quotidiana di Rai Radio 3 “Tutta la città ne parla”.

In Largo Ospedale Vecchio, fino a domani, dalle 10 alle 19 è aperta la Casetta Info Point Msf, dove è possibile trovare ulteriori materiali informativi sulle attività di Medici Senza Frontiere e provare la #MSFExperience, un viaggio tra alcuni dei progetti sul campo di Msf, attraverso l’ausilio di visori a 360° con realtà aumentata.
Durante l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale nel 2015 sono state contagiate 28.646 persone. Msf è stata in prima linea fin dai primi giorni dell’epidemia, impiegando fino a 4.000 operatori nazionali e 325 internazionali, di cui oltre 70 italiani. Per rispondere all’attuale epidemia nella regione del Nord Kivu in Repubblica Democratica del Congo, Msf è presente a Kayna e Lubéru, nei due Centri di isolamento per l’Ebola nelle città di Bwanasura e Bunia, nella provincia di Ituri. A Goma, Msf supporta la preparazione alle emergenze, rafforzando il sistema di sorveglianza epidemiologica e garantendo l’adeguato isolamento dei casi sospetti.
In Yemen è in corso il più grande intervento di Msf in una zona di conflitto, con più di 2.200 operatori internazionali e locali che lavorano in 12 ospedali e centri sanitari, fornendo supporto a oltre 20 strutture in 11 governatorati. Da marzo 2015 a dicembre 2018, le équipe di Msf hanno eseguito 81.102 interventi chirurgici, fornito cure a 119.113 feriti di guerra, fatto nascere 68.702 bambini e curato più di 116.687 casi sospetti di colera.

Claudia Lodesani in Burundi.

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In copertina, il dottor Scaini mentre visita un bimbo in Yemen.

Mafie, malaffare e legalità: oggi a Udine giornata di dibattiti

Legalità come parola chiave al festival vicino/lontano 2019 nella giornata odierna a Udine: si parlerà del contagio delle mafie e del sistema del malaffare, che si è diffuso come una pestilenza nel tessuto economico e sociale dell’intero pianeta. Appuntamento alle 21.30 nella ex chiesa di San Francesco (in collaborazione con il Laboratorio Internazionale della Comunicazione) dove si confronteranno Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro da 30 anni in prima linea contro la ‘ndrangheta e sotto scorta; la giornalista di Repubblica Federica Angeli, anche lei sotto scorta per le sue indagini sulla mafia di Ostia; e Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali e tra i massimi esperti di ‘ndrangheta e globalizzazione delle mafie, con la moderazione del giornalista Giorgio Zanchini, conduttore per Rai Radio 1 della trasmissione “Radio anch’io”.  Da tempo la criminalità organizzata ha imparato a investire i soldi della droga e delle altre attività malavitose nell’economia legale: nell’edilizia, nel terziario, nell’eolico, nei rifiuti, nel turismo, nel lusso, e nei centri di accoglienza. È la corruzione l’ossatura del potere mafioso, che sfrutta una miriade di alleanze strategiche con funzionari pubblici, bancari, avvocati, commercialisti, broker senza scrupoli.

Federica Angeli

Nella mattinata, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine dalle 8.15 Federica Angeli sarà fra i protagonisti anche della 12ma edizione del progetto “Il piacere della legalità?”, coordinato da Liliana Mauro, momento conclusivo di un percorso formativo incentrato sui temi dell’etica e della responsabilità individuale. Gli studenti degli istituti superiori della città presenteranno i risultati del lavoro di un intero anno scolastico, confrontandosi con testimoni che difendono valori di coerenza, libertà e legalità. Tra gli ospiti, oltre a Federica Angeli, anche il docente Francesco Barone, portavoce del Nobel per la Pace Denis Mukwege, Pierluigi Di Piazza, testimone di solidarietà del Centro Balducci, l’ingegnere informatico John Mpaliza, originario della Repubblica Democratica del Congo e messaggero di pace, Beppe Pagano, fondatore della cooperativa Nco-Nuova Cucina Organizzata di Aversa e il rapper friulano dj Tubet.

Ed è uscito in questi giorni il libro-inchiesta della giornalista Floriana Bulfon, vittima di molte intimidazioni e adesso sotto vigilanza: per Bur Rizzoli ha pubblicato “Casamonica, la storia segreta. La violenta ascesa della famiglia criminale che ha invaso Roma”. Porta Furba, Vermicino, Tor Vergata, Cinecittà, Quadraro e poi Tor Bella Monaca, fino al confine dell’autostrada per Napoli. Dalla cronista che prima e meglio di tutti ha indagato – anche da infiltrata – sulla “Famiglia”, un documento importante che ripercorre una storia criminale che ha inizio negli anni Settanta e che coincide in modo inquietante con la storia di Roma degli ultimi trent’anni. Floriana Bulfon presenterà il libro a vicino/lontano domani alle 18, nella Libreria Moderna Udinese in dialogo con la giornalista Luana De Francisco. Pure di grande attualità il libro-intervista pubblicato a 15 anni dalla scomparsa del gesuita belga Jacques Dupuis,“Il mio caso non è chiuso. Conversazioni con Jacques Dupuis”, edito da EMI – Editrice missionaria italiana, scritto dal giornalista irlandese Gerard O’Connell tra il 2002 e il 2004. Un faccia a faccia con l’ultimo “eretico”: Jacques Dupuis fu sostenitore della teologia del pluralismo religioso e per questo messo sotto indagine dalla Congregazione per la dottrina della fede di Joseph Ratzinger e dai suoi consulenti – gli attuali cardinali Bertone, Amato, Ladaria, ma anche monsignor Fisichella, monsignor Crociata e altri – per le «ambiguità dottrinali» e «opinioni pericolose» che oggi sembrano invece assonanti con la visione del dialogo interreligioso di papa Francesco, gesuita come Dupuis. Il libro sarà presentato alle 17.30 nella Libreria Einaudi da Pierluigi Di Piazza in dialogo con Giancarlo Bosetti, direttore dell’associazione Reset Dialogues on Civilizations e autore della prefazione.

Floriana Bulfon

La giornata odierna si apre con due eventi inseriti nel programma del festival, a cura dei media partner 2019 di vicino/lontano, Radio1 Rai e Radio Rai1 Friuli Venezia Giulia, che proporranno le loro dirette integrate dai collegamenti della redazione Tgr Rai Fvg. Appuntamento, anche per il pubblico, nella Sala Stampa del festival (Galleria Antivari) alle 7.35 con la diretta di “Radio Anch’io” condotta da Giorgio Zanchini insieme a Nicole Ramadori, e alle 11.45 con lo “Speciale vicino/lontano” condotto da Gioia Meloni. In studio moltissimi protagonisti del festival, per affrontare in presa diretta i temi in programma. Molti incontri di vicino/lontano 2019 sono promossi in sinergia con l’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, con accreditamento Ecm per gli iscritti.

L’attualità entra nel vivo del programma della seconda giornata a vicino/lontano: alle 18.30 nella ex chiesa di San Francesco si proietta il film “Isis, Tomorrow” (distribuzione ZaLab) della giornalista Francesca Mannocchi e del fotografo Alessio Romenzi, che hanno dato voce alle donne di Mosul, mogli e madri di uomini del Califfato, e ai loro bambini. Tutti educati per far sopravvivere quell’ideologia e farla rinascere dalle ceneri dei loro figli, mariti e padri. Gli autori ne discuteranno, dopo la proiezione, con il sociologo esperto di islam Stefano Allievi, con la moderazione di Riccardo Costantini di Cinemazero.  In clima di elezioni e democrazia, è quanto mai opportuna una domanda: siamo sicuri che se il “popolo” potesse esercitare direttamente il potere, senza mediazione o rappresentanza, tutto andrebbe meglio? Ne parleranno, a partire dal saggio Uno non vale uno, Massimiliano Panarari, che ne è l’autore, e il giornalista Giorgio Zanchini (oggi, ore 18, Oratorio del Cristo). E sempre alle 18 (alla Fondazione Friuli) riflettori sull’economia del dono nella presentazione del Quaderno di “Edizione” 2018, con Beatrice Bonato, presidente della Sezione Fvg della Società Filosofica Italiana, Francesca Scaramuzza, tra i fondatori della Sezione, e Nicola Gasbarro.

Alle 20.30, sempre all’Oratorio del Cristo, la guerra nei Balcani e l’assedio di Sarajevo faranno da sfondo alla presentazione, in anteprima nazionale, del primo romanzo edito in italiano (da Bottega Errante) dello scrittore bosniaco Božidar Stanišić, “La giraffa in sala d’attesa”, un libro fatto di relazioni familiari, dialoghi serrati che raccontano un universo altro, il rapporto con la lingua madre e con la terra d’origine, l’accoglienza e l’integrazione. L’autore dialogherà con la docente e traduttrice Alice Parmeggiani e con il poeta Maurizio Mattiuzza. Anche il Salone del Popolo di Palazzo D’Aronco ospita un intenso calendario di incontri di approfondimento del festival. Domani si parlerà, in positivo, di contagi e contaminazioni tra le lingue, alle 18, in un focus a cura dell’ARLeF, che vedrà coinvolti i linguisti Giorgio Cadorini, esperto di lingua friulana e latino protoromanzo, la docente di linguistica all’Università di Udine Fabiana Fusco e lo scrittore Gaston Dorren, con la moderazione del giornalista Walter Tomada. A un’altra forma di contagio, quello della figura dello zombie nel cinema, nella letteratura e in politica, è dedicato l’appuntamento che vedrà coinvolti il docente di Storia dei media Massimo Scaglioni, il docente di forme audiovisive della cultura popolare Giacomo Manzoli e il docente di filosofia politica Damiano Palano, moderati dal presidente dell’associazione Territori delle Idee Damiano Cantone (Salone del Popolo, ore 19.30).
Il programma completo di vicino/lontano 2019 sul sito www.vicinolontano.it. Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Božidar Stanišić

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In copertina, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. 

L’Italia tra ansia di futuro e contagio del passato oggi a Udine

Nel conto alla rovescia per le elezioni dell’Europarlamento, la 15ma edizione del festival vicino/lontano si apre oggi,  16 maggio, a Udine, con un articolato focus che inquadra la crisi dell’istituzione europea nel suo rapporto con l’empasse di un’Italia incapace di affrontare le sfide globali. Oltre 250 protagonisti, e un centinaio di eventi in cartellone fino a domenica, ci mostreranno il mondo attraverso la lente del “contagio”, parola-chiave delll’edizione 2019: fra i protagonisti Nicola Gratteri, Jan Zielonka, Francesca Mannocchi, Floriana Bulfon, Pietro Del Soldà, Giorgio Zanchini, Guido Crainz, Stefano Allievi, Alessio Romenzi, Claudia Lodesani. E, ancora, Eugenia Carfora, Raffaele Simone, Anton Giulio Lana, David Puente, Federica Angeli, Giampaolo Rossi, David Parenzo, Massimo Polidoro, David Riondino, Angelo Floramo, Bernardo Valli, Paolo Legrenzi e Claudio Zampa.
Alle 17, nella sede della Fondazione Friuli, Lucio Caracciolo presenterà –  in anteprima a vicino/lontano – l’ultimo numero della rivista LiMes da lui diretta, intitolato Anti-europei: assieme allo storico Tiziano Bonazzi e al giurista, esperto di diritto internazionale, Maurizio Maresca, moderati da Guglielmo Cevolin, si chiederà quanto i nazionalisti e i sovranisti già al potere in molti Stati dell’Unione potranno contribuire alla sua disgregazione, condizionando in maniera significativa le prossime elezioni europee.

Vicino/lontano 2019 si inaugura oggi, alle 18, nella storica sede di Largo Ospedale Vecchio con il saluto dei promotori: assieme al presidente dell’Associazione vicino/lontano, Guido Nassimbeni, interverranno il presidente del Consiglio regionale Mauro Zanin, l’assessore alla Cultura del Comune di Udine Fabrizio Cigolot, il prorettore dell’Ateneo udinese, Angelo Montanari, e il presidente della Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini.
Alle 19 nell’ex chiesa di San Francesco “Europa: i molti germi di una crisi”: il dialogo inaugurale offrirà uno sguardo dinamico sull’Europa e il progressivo “contagio” che l’ha investita, a partire dalla crisi finanziaria del 2008, che rischia di mettere in crisi la stessa democrazia in molti dei suoi componenti. Si confronteranno il politologo dell’Università di Oxford Jan Zielonka, il giornalista Giancarlo Bosetti, direttore di Reset, e lo storico Guido Crainz, interpellati e coordinati da Nicola Gasbarro, presidente del comitato scientifico di vicino/lontano.
Quando hanno iniziato a manifestarsi le prime avvisaglie del processo e come sta rispondendo la politica? I primi sintomi iniziano a manifestarsi già all’indomani del 1989, e si aggravano nel 2004, con l’allargamento dell’Unione a dieci nuovi Paesi con realtà economiche, istituzionali e culturali disomogenee. Quasi tutti facevano parte dell’Europa a lungo “sequestrata” dal comunismo sovietico. Portavano in dote tre pericoli a lungo sottovalutati: nazionalismo, populismo e la tentazione di governi forti. L’anno dopo, Francia e Paesi Bassi affossavano con un referendum il progetto di Costituzione europea: si fermava così il processo di unificazione politica e si accentuava il primato dell’economia. Un errore reso drammatico dalla crisi finanziaria internazionale, che ha prodotto sconvolgimenti nei rapporti sociali, insicurezza e paura.

Lo storico Guido Crainz.

E l’Italia? Senza quasi accorgersene è finita nel mezzo del ring dove Stati Uniti e Cina si contendono il titolo mondiale di superpotenza, ed è ancora alla ricerca di una strategia all’altezza delle sfide globali. La necessità di affrontare le mai risolte emergenze del paese sarà al centro della sempre attesissima lectio magistralis di Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica LiMes: alle 21, sempre nell’ex chiesa di San Francesco, introdotto dal giurista Guglielmo Cevolin. Lucio Caracciolo ha titolato la sua lectio “Il contagio del passato: l’Italia ha (ancora) un futuro?”: il tempo dell’improvvisazione è scaduto. Serve uno Stato ricentrato e finalmente compiuto, dove poteri e responsabilità siano immediatamente visibili e imputabili. Invece discutiamo di devolvere altre funzioni alle Regioni, immaginando città-Stato o sognando regressioni preunitarie – riedizioni del Lombardo-Veneto e nostalgie borboniche. Un modo per evitare di affrontare le vere emergenze del Paese: il persistente divario economico Nord-Sud e anzi il suo aggravarsi, l’invecchiamento della popolazione e la gestione dei flussi migratori, il controllo mafioso di interi pezzi di territorio, Nord incluso.
Proprio il tema dell’illegalità – con un’analisi aggiornata su corruzione, connivenze istituzionali, micro e macro criminalità a diffusione globale – sarà al centro della giornata di domani 17 maggio: alle 21.30 sempre in San Francesco si parlerà del contagio delle mafie e del sistema del malaffare, che ha attecchito e si è diffuso come una pestilenza nel tessuto economico e sociale dell’intero pianeta. Ci saranno il procuratore della Repubblica di Catanzaro, in prima linea contro la ‘ndrangheta, Nicola Gratteri; assieme a lui la giornalista di Repubblica Federica Angeli, sotto scorta per le sue indagini sulla mafia di Ostia, e Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali e tra i massimi esperti di ‘ndrangheta e globalizzazione delle mafie, con la moderazione del giornalista Giorgio Zanchini, conduttore per Rai Radio 1 della trasmissione “Radio anch’io”. Federica Angeli, nella mattinata di domani, sarà anche tra i protagonisti – al Teatro Nuovo Giovanni da Udine – de “Il piacere della legalità?”, momento conclusivo del percorso formativo rivolto agli studenti e ai detenuti sui temi dell’etica e della responsabilità individuale. Il progetto, coordinato da Liliana Mauro, giunge quest’anno alla sua 12ma edizione e coinvolge otto istituti superiori di Udine e una serie di istituzioni pubbliche e private. Fra gli ospiti anche il docente Francesco Barone, portavoce del Nobel per la Pace Denis Mukwege, Pierluigi Di Piazza, testimone di solidarietà del Centro Balducci, l’ingegnere informatico John Mpaliza, originario della Repubblica Democratica del Congo e messaggero di pace, Beppe Pagano, fondatore della cooperativa Nco-Nuova Cucina Organizzata di Aversa e il rapper friulano dj Tubet.

E fin da oggi, all’Università di Udine (sede dei Rizzi) si proietterà in loop il documentario “Meme: tra viralità e comunicazione”, a cura di Constraint Magazine Udine. Il termine meme deriva dal greco mímēma (imitazione) ed è stato coniato nel 1976 dal biologo evolutivo Richard Dawkins per indicare un elemento di una cultura o civiltà che si diffonde attraverso l’imitazione. Al tempo di Internet e dei social network il termine è associato a un’immagine, una frase, un video, un’espressione – spesso modificati in senso ironico – che si propagano in maniera virale e spontanea sul Web. La diffusione avviene rapidamente perché sono gli stessi utenti della rete a farlo girare tra i propri contatti, generando un vero e proprio effetto a catena, come se fosse un virus. Un documentario, trasmesso in loop, ripercorre il cambiamento del nostro modo di comunicare. Il programma di vicino/lontano 2019 sul sito www.vicinolontano.it

Il politologo di Oxford Jan Zielonka.

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In copertina, Lucio Caracciolo oggi sarà protagonista a Udine.

Link sigla un patto fra industria e sindacato per far crescere l’Italia

di Gi Elle

Ormai, in piazza Unità d’Italia, a Trieste, non c’è più traccia del maxi-tendone che ospitava Link 2019. Il Festival del buon giornalismo del Premio Luchetta si è infatti chiuso ieri sera con un bilancio altamente positivo, non solo per la qualità dei relatori e la foltissima partecipazione del pubblico ma anche per l’importanza dei temi trattati, che hanno portato addirittura – nel dialogo fra Giuseppe Bono, Ad Fincantieri (che sponsorizzava l’importante iniziativa culturale), e Maurizio Landini, segretario generale Cgil – a siglare un importante patto fra industria e sindacato per lo sviluppo del Paese.

Oltre 15 mila presenze per trenta appuntamenti nell’arco di tre giorni, preceduti da una partecipatissima serata inaugurale affidata a Riccardo Iacona, Premio Speciale Luchetta 2019, e a Beppe Severgnini con il “Diario sentimentale di un giornalista”: si è dunque conclusa con questo bilancio la 6a edizione di Link, quest’anno un vero sold out nella Fincantieri Newsroom di piazza Unità.
Link festival, promosso dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin con il pieno sostegno di Fincantieri e l’apporto della Regione Fvg, ha offerto una linea diretta con l’attualità: nell’arena di piazza Unità si sono alternate le grandi voci del giornalismo: il citato Riccardo Iacona, Premio Speciale Luchetta 2019, Gian Antonio Stella, premio FriulAdria Crédit Agricole Testimoni della Storia; Diego Bianchi ‘Zoro’, premio Luchetta 2019 per il miglior reportage; Enrico Mentana, premio Unicef ‘I nostri Angeli’; e ancora Alberto Matano, Antonio Di Bella, Emma D’Aquino, Claudio Pagliara, Virman Cusenza, Gennaro Sangiuliano, Barbara Schiavulli, Nico Piro, Maria Concetta Mattei, Franco Di Mare e moltissimi altri.

Enrico Mentana con Giovanni Marzini.

Nella giornata conclusiva di Link, il primo bilancio degli organizzatori è decisamente positivo: «Link come motore di progetti che non solo narrano l’attualità, ma la producono – ha spiegato la curatrice del festival, Francesca Fresa –. Lo ha dimostrato sabato sera l’affollatissimo dialogo di cartello fra Giuseppe Bono, Ad Fincantieri, e Maurizio Landini, segretario generale Cgil: Link ha siglato un importante patto fra industria e sindacato per lo sviluppo del Paese, nel segno della formazione e di un’alleanza costruttiva che punta a traghettare l’Italia oltre l’emergenza, con sguardo lungimirante. Per il nostro festival questo è un valore che va oltre l’approfondimento dei temi, ed entra nel vivo del nostro tempo».

«Qualità degli incontri e innovatività come parole chiave di Link 2019, attestate dal grande consenso del pubblico e degli operatori – ha spiegato il direttore editoriale, Giovanni Marzini – Il festival come un vivacissimo rotocalco tv grazie ai mezzi tecnologici messi in campo, con grandi protagonisti che il pubblico ha potuto avvicinare a fine incontro. E quest’anno il festival del buon giornalismo si è compenetrato al Premio Luchetta, che riconosce e valorizza la stampa in prima linea di tutto il mondo. Un evento di caratura internazionale, nella 16ma edizione del Premio e nella 6a edizione di Link festival».
La portata internazionale del festival per i temi, i contenuti, i protagonisti e il grande successo dell’evento è stata sottolineata da Paola Bulgarini, direttore centrale di Fincantieri, partner storico di Link, a conferma di un sostegno convinto al festival del buon giornalismo, e dal capo ufficio stampa della società Antonio Autorino, che ha prospettato per la futura edizione il consolidamento della formula 2019 in cui si sono integrati Link e il Premio.
Lo stretto legame di Link festival con la Fondazione Luchetta, allo scoccare dei suoi 25 anni di attività è stato infine sottolineato dall’organizzatore Federico Prandi, che ha ringraziato il Comune di Trieste per la disponibilità di una piazza straordinaria, evidenziando le potenzialità di un “teatro naturale” messo a disposizione del pubblico anche fuori dall’agorà di Link grazie allo schermo esterno che rilanciava in presa diretta gli incontri del festival.

Marzini con i suoi collaboratori.

Nella mattinata di ieri un vero bagno di folla per l’incontro con Enrico Mentana, Premio Unicef ‘I nostri Angeli’ 2019. Sul caso Altaforte – Salone di Torino ha dichiarato il direttore del Tg La7: «Restano comunque diverse contraddizioni: l’editore di Casapound è fuori dal Salone del libro, ma Casapound è presente nelle competizioni elettorali italiane». E sull’ipotesi censimento dei rom ha osservato che «non si puo’ censire un sottogruppo di italiani che appartiene a una stessa etnia. Anche le altre volte, nella storia, è cominciato cosi’ e abbiamo visto com’è finita…».

L’appuntamento è adesso rinnovato a sabato 8 giugno su Rai1, quando, in seconda serata, andrà in onda il programma “I nostri angeli” in un format totalmente rinnovato. Sarà la giornalista Emma D’Aquino, volto noto dell’edizione serale del Tg1, a condurre “I nostri angeli” 2019, e nel venticinquesimo anniversario della Fondazione Luchetta, dopo quindici anni tra piazza e teatri, l’ormai noto programma di Rai1 diventerà un racconto del buon giornalismo, in dialogo con i vincitori del Premio Luchetta, e avrà come set la città di Trieste.

Il maxi-tendone sempre affollato.

Link Festival 2019, promosso dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin con il pieno  sostegno di Fincantieri e l’apporto della Regione Fvg, è stato sostenuto da Crédit Agricole FriulAdria e dalla Fondazione CRTrieste in coorganizzazione con il  Comune di Trieste. Realizzato a cura di Francesca Fresa, per la direzione editoriale di Giovanni Marzini, il festival è stato organizzato da Prandicom, con la collaborazione della Fnsi e dell’Ordine dei Giornalisti. Media partnership la Rai e delle sue testate Rainews24 e Rai Tgr e la sede Rai Friuli Venezia Giulia con il quotidiano Il Piccolo che ha garantito la diretta streaming degli incontri in programma sul proprio sito.

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In copertina, Giuseppe Bono, Fincantieri, e Maurizio Landini, Cgil. 

 

 

Prevenzione dei tumori maschili domani in un convegno a Udine

Nella provincia di Udine ogni anno sono diagnosticati 3.790 nuovi casi di tumore, il 54 per cento dei quali coinvolge il sesso maschile. Negli ultracinquantenni le neoplasie più frequenti sono quelle della prostata, del colon retto e del polmone, mentre i tumori del testicolo coinvolgono soprattutto i più giovani. “C’è da dire – commenta Paola Ermacora, del dipartimento di oncologia dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Integrata di Udine – che i tassi di sopravvivenza a lungo termine sono migliorati negli ultimi anni, grazie ai progressi che sono avvenuti in ambito terapeutico, ma in molti casi grazie alla diagnosi precoce; per questo è importante sottolineare l’importanza della prevenzione e dei corretti stili di vita”.
Ed è proprio questo uno degli scopi del convegno “Percorso Azzurro – Tumori maschili dalla prevenzione alla cura”, che si terrà, come già annunciato, domani 11 maggio (inizio ore 9) nel salone del Popolo del palazzo comunale di Udine. “Verrà inoltre fornito – spiega la dottoressa Ermacora – un aggiornamento sulle strategie di cura affrontando le novità in campo chirurgico-urologico, quelle nel settore radioterapico e della cura farmacologica nel contesto dell’oncologia medica”.
Il convegno (all’avvio dei lavori sarà presente anche il vicepresidente della Giunta regionale e assessore alla salute, Riccardo Riccardi) nasce dall’ormai consolidata collaborazione tra il Dipartimento di Oncologia dell’Asuiud e la sezione friulana della Lilt Onlus. Coinvolti come relatori numerosi professionisti operanti all’interno dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria udinese ed afferenti a molteplici specialità.  Una sessione specifica del convegno sarà dedicata agli aspetti della cura dei tumori maschili che coinvolgono in modo sostanziale la sfera psicologica e sessuale.
“Nella popolazione maschile – sottolinea il presidente della Lilt udinese, ingegner Giorgio Arpino – vi è un livello inferiore, rispetto a quella femminile, di consapevolezza sia dei rischi specifici, sia dell’importanza della prevenzione. Con questa iniziativa vorremmo quantomeno iniziare a porre rimedio a questo deficit di attenzione”.

L’ingegner Giorgio Arpino.

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In copertina, l’ospedale di Udine.

Integrazione e disabilità da Casarsa a San Vito: l’elogio di Cécile Kyenge

Visita speciale alla cooperativa sociale “Il Piccolo Principe” a Casarsa della Delizia. Cécile Kyenge, ex ministro per l’Integrazione, già europarlamentare del Partito democratico e candidata alle imminenti elezioni europee per la Circoscrizione Nord Est, ha fatto visita alla cooperativa sociale per conoscere più da vicino i servizi offerti e per un confronto sul tema dei diritti, dell’integrazione e delle pari opportunità.
Oltre a visitare i laboratori dove vengono svolti i lavori di assemblaggio e montaggio rivolti alle aziende locali in cui sono stati sperimentati servizi di integrazione lavorativa, l’onorevole Kyenge ha raggiunto anche la fattoria didattica e sociale “La Volpe sotto i Gelsi”, in località Comunali a San Vito al Tagliamento, dove si conducono percorsi riabilitativi e di integrazione lavorativa e sociale attraverso attività di orto-floricoltura e vendita al pubblico, ed il Centro socio-occupazionale che da oltre 20 anni svolge la sua attività come centro diurno per le persone adulte con disabilità.

“È stato un onore accogliere l’onorevole Kyenge e raccontarle un po’ della nostra storia trentennale – ha detto il presidente Luigino Cesarin – . Lei ha ascoltato con piacere i nostri racconti e noi abbiamo cercato di spiegarle come il filo conduttore in tutte le nostre attività sia basato sulla dignità di ogni singola persona, da valorizzare e tutelare sia essa minore, adulto, persona svantaggiata o disabile”. Si è parlato molto di lavoro, di diritti e pari opportunità. “Abbiamo discusso di lavoro – ha aggiunto Cesarin – e di come sia fondamentale fare in modo che esso resti in Italia, evitando la delocalizzazione perché con il lavoro diamo dignità alle persone, a tutte le persone, compresi i nostri soci svantaggiati”.
Cesarin racconta di come l’onorevole Kyenge si sia interessata anche al tema dei richiedenti asilo e in particolare delle donne migranti e dei progetti loro riservati, così come al tema della violenza alle donne e dei servizi a loro dedicati. “Abbiamo toccato anche il tema a noi molto caro dell’ambiente – ha concluso Cesarin – e di come l’Europa debba promuovere sempre più leggi per garantire futuro e sostenibilità”.

Nella sua visita, Cécile Kyenge ha potuto incontrare i responsabili dei vari servizi e potuto toccare con mano la realtà della cooperativa sociale casarsese che occupa 110 lavoratori.  “Qui – ha affermato la Kyenge – troviamo persone coinvolte in progetti d’inclusione di varie tipologie, che spaziano dalla meccanica all’agricoltura, fino al sostegno alle aziende. Qui la parola d’ordine è economia sociale, e cioè un’economia che punta prima di tutto a fare stare bene le persone, il territorio, e solo marginalmente punta al guadagno. Qui il guadagno si reinveste continuamente, creando nuove opportunità per le persone bisognose. Democrazia e trasparenza nella gestione della cooperativa. Collettività, solidarietà ed etica nei progetti. Felicità e protezione negli occhi, nei racconti, e negli atteggiamenti delle persone coinvolte. Un mondo proprio bello, un mondo vero”. Un confronto, insomma, ricco di stimoli e di prospettive per un’Europa unita e solidale.

Visita alla fattoria didattica e sociale “La Volpe sotto i Gelsi”.

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In copertina, l’onorevole Kyenge durante la visita a San Vito.

Il Friuli con Gemona ricorda il sisma di 43 anni fa

di Gi Elle

Sono passati già 43 anni da quella caldissima – per l’epoca – sera di maggio che sconvolse mezzo Friuli. Era il terremoto dei mille morti, 400 soltanto a Gemona – la “capitale” – che domani sera, proprio alle nove, li ricorderà, come è tradizione, con altrettanti rintocchi della campana del castello, pure rinato come tutta la cittadina vegliata dal monte Glemine dopo il sisma.
Un omaggio a chi, servendo il proprio Paese, è rimasto vittima del tragico evento, ma anche un segno di vicinanza delle istituzioni nei confronti della comunità regionale per commemorare sia i civili morti sotto le macerie sia il “padre” della ricostruzione, Giuseppe Zamberletti, scomparso pochi mesi fa e che fu inviato dal Governo nazionale per dare sostegno alla Giunta regionale, allora guidata da Antonio Comelli, trovatasi di fronte ai gravosissimi compiti dell’emergenza e dell’assistenza alle popolazioni colpite. È stata questa la testimonianza che il vicegovernatore della Regione, Riccardo Riccardi, accompagnato dall’assessore al Bilancio, Barbarza Zilli, ha portato ieri nel corso delle cerimonie svoltesi a Gemona proprio nel ricordo del terremoto del ’76.

Giuseppe Zamberletti

La celebrazione – come informa una nota Arc – ha preso il via con la deposizione di una corona nella sede dell’Ana al cippo che ricorda gli alpini deceduti durante il sisma. Successivamente, in piazzale Emanuele Chiavola – che ricorda il segretario generale straordinario della ricostruzione -, si è tenuta la commemorazione al monumento eretto a memoria delle vittime del terremoto e dell’opera di soccorso portata alla popolazione dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Infine, alla Goi-Pantanali è stata celebrata una messa, cui ha fatto seguito la deposizione di una corona per ricordare gli alpini della Julia deceduti in caserma proprio sotto le macerie del sisma.
A margine dell’incontro, la Regione ha evidenziato il significato delle celebrazioni che hanno preso il via appunto ieri e che si concluderanno domani, 6 maggio, esattamente a 43 anni di distanza dai tragici fatti che segnarono la storia del Friuli Venezia Giulia. In particolare, la presenza del vicegovernatore ha voluto rappresentare l’omaggio dell’istituzione a quanti, prestando servizio per il proprio Paese, hanno perso la vita nell’adempimento del proprio servizio e alle ricordate quasi mille vittime civili di quel luttuoso evento.

L’esponente della Giunta Fedriga si è infine soffermato sulla figura dell’onorevole Zamberletti, che fino allo scorso anno aveva partecipato alle annuali commemorazioni: un uomo di Stato, affermatosi quale “padre della ricostruzione”, la cui lungimiranza nella gestione del volontariato organizzato produsse un modello che, su scala nazionale, prese successivamente forma con il nome di Protezione Civile.

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In copertina, il duomo di Gemona simbolo della rinascita del Friuli.

L’impegno della Lilt di Udine nella lotta contro i tumori

Si riunirà lunedì 6 maggio, alle 17, nella sede di via Francesco di Manzano, a Udine,  l’assemblea ordinaria dei soci della Sezione friulana della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori), intitolata ad Elio ed Enrico Morpurgo. All’ordine del giorno, prima dell’approvazione del bilancio consuntivo al 31 dicembre 2018, la relazione del presidente ingegner Giorgio Arpino sull’attività svolta lo scorso anno.
La Lilt, che opera a Udine dal 1925 (è una delle sezioni più antiche d’Italia), nell’anno passato ha ulteriormente rafforzato la sua presenza sul territorio, sia attraverso le attività di  prevenzione (primaria, secondaria, terziaria) e di ricerca, tutte erogate a titolo gratuito, sia per comunicare all’opinione pubblica l’importanza dell’attività in affiancamento all’equipe di cura dell’ente pubblico, supportandolo ed affiancandolo in sintonia e coprendone gli spazi vuoti.

Ma qual è la missione della Lilt? Si sviluppa, principalmente, su tre fronti, come si rileva dal sito ufficiale della onlus:
prevenzione primaria (eliminazione delle cause di tumore note o sospette) propagandando abitudini di vita che contrastino l’insorgere di malattie oncologiche.
prevenzione secondaria (identificazione dei gruppi a rischio, identificazione e trattamento delle lesioni pre-neoplastiche; diagnosi pre-clinica, diagnosi precoce) promuovendo nei cittadini una cultura della anticipazione diagnostica, sensibilizzando alla prevenzione le organizzazioni che operano nel campo socio-sanitario e ambientale, sostenendole nella loro azione, integrando i servizi da loro offerti, incoraggiando la formazione e l’aggiornamento del personale socio-sanitario e dei volontari.
sostegno al malato e alla sua famiglia (offerta di supporto consulenziale, materiale e di beni relazionali) aiutandolo a rapportarsi con i diversi soggetti che partecipano alla sua cura, provvedendo assistenza psicologica, fornendo aiuto per la riabilitazione ed il reinserimento sociale, mettendo a disposizione una rete di solidarietà e di sicurezza, attenuando la distanza emotiva tra paziente e persone che lavorano nelle istituzioni.

Per perseguire la sua missione la Lilt si impegna a:

  • svolgere campagne di sensibilizzazione finalizzate alla prevenzione di specifiche forme tumorali;
  • fare formazione per docenti e referenti alla salute;
  • organizzare convegni su argomenti di settore;
  • appoggiare e sostenere iniziative specifiche del sistema sanitario;
  • realizzare e gestire strutture dedicate alla erogazione di servizi sanitari;
  • integrare l’attività del sistema sanitario;
  • promuovere, organizzare e supportare il volontariato;
  • favorire il collegamento e l’aggregazione delle organizzazioni con obiettivi analoghi nonché la definizione di un’offerta complessiva che copra tutte le esigenze del malato;
  • collaborare e coordinarsi con: le amministrazioni, le istituzioni, gli enti e gli organismi nazionali, regionali e territoriali che operano nell’ambito socio-sanitario-ambientale ed in particolare con quelli che si occupano della prevenzione oncologica; le istituzioni scolastiche, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali. le associazioni di servizio ed il volontariato;
  • raccogliere dagli associati e dai simpatizzanti risorse per il sostegno dell’attività.

Il centro medico di prevenzione e ascolto “Nella Arteni” della Lilt. 

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In copertina, ottavo rapporto “I numeri del cancro in Italia 2018”.

(Foto dal sito ufficiale Airc)

La Regione ai sindaci emeriti: nessuna Provincia-fotocopia

di Gi Elle

In questi mesi abbiamo più volte parlato delle quattro Province del Friuli Venezia Giulia cancellate dalla riforma regionale del 2014, del precario funzionamento delle 18 Uti (Unioni territoriali intercomunali) che le sostituiscono e dell’intenzione della nuova amministrazione regionale di Centrodestra di rivedere quanto prima la norma. Ma l’ente di area vasta a cui attualmente pensa la Regione Fvg non sarà la fotocopia delle Province soppresse, bensì un ente, pur sempre elettivo, al quale restituire funzioni di competenza ora in carico alla stessa amministrazione regionale.
La Giunta Fedriga ha, infatti, già pronta – come informa una nota Arc – una bozza di riforma degli enti locali da discutere con tutti i portatori di interesse dopo le ormai imminenti elezioni del 26 maggio e il varo è previsto entro il 2019, rivedendo anche i criteri di trasferimento a vantaggio dei Comuni. È quanto ha confermato l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti,  intervenendo a Palmanova alla tavola rotonda “I futuri assetti territoriali nel Fvg” organizzata in occasione dell’assemblea generale dell’Associazione sindaci emeriti del Friuli Venezia Giulia.

L’assemblea dei sindaci emeriti a Palmanova. (Foto Regione Fvg) 

Entrando nel merito del confronto, l’assessore ha constatato che in Friuli Venezia Giulia vi sono molte città che sarebbero pronte ad affrontare qualsiasi riforma, ma anche altre realtà che invece necessitano di maggiore attenzione e ha rilevato come in questi ultimi anni i Comuni si siano trovati di fronte a molteplici difficoltà urgenti da risolvere, in primis quella della mancanza di personale.

Quanto al disegno del nuovo ente intermedio, l’assessore ha ribadito che la sua fisionomia dovrà andare bene a tutti, dando gli strumenti ai sindaci per amministrare come meglio credono il loro Comune, senza obblighi, funzioni o modalità che in qualche zona possono andar bene ma che in altre non sono adeguate. Come si diceva, l’ente di area vasta a cui pensa la Regione non sarà la fotocopia delle Province ma un ente, elettivo, al quale restituire le funzioni di competenza ora in carico all’amministrazione regionale. Alla quale sono passate appunto dopo la soppressione dei quattro enti intermedi di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. Della questione, abbiamo più volte parlato anche riferendo dell’approfondita ricerca che ha proposto Raffaella Sialino nel suo recente libro “L’ultima Provincia”, dedicato all’ente di Palazzo Belgrado a Udine, peraltro anche ricco di storia risalente a molto prima dell’unità d’Italia che in Friuli, come è noto, è arrivata nel 1866.

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In copertina, Palazzo Belgrado già sede della Provincia di Udine.