La cooperazione ritorna a pordenonelegge

Anche quest’anno Confcooperative Pordenone è a fianco di Pordenonelegge.it, la festa del libro con gli autori tra i più importanti appuntamenti letterari d’Italia e non solo: per la ventesima edizione del festival, in programma dal 18 al 22 settembre, l’Unione dei cooperatori del Friuli occidentale sosterrà tre importanti incontri per riflettere e confrontarsi attorno al mondo della cooperazione e alle opportunità di sviluppo sociale ed economico che esso può fornire alla società. Non solo: quest’anno Confcooperative Pordenone ha anche aderito allo speciale progetto delle lettere che formano la parola Pordenonelegge, le quali, riprodotte in grandi dimensioni, sono state sparse lungo le vie e piazze della città.
“Un modo – ha commentato Luigi Piccoli presidente di Confcooperative Pordenone – per essere ancora di più dentro alle dinamiche del festival: abbiamo scelto la lettera O, centrale per ben due volte nella parola coop, a testimonianza di quanto crediamo nell’importanza della nostra presenza a Pordenonelegge, vera e propria “fucina” di idee. Ci confronteremo sulle cooperative di comunità, allo stesso tempo antico quanto moderno strumento di sviluppo locale, con il professor Pier Angelo Mori e il ricercatore Jacopo Sforzi, sul futuro dell’Africa con l’analista Giuseppe Daconto e infine, con il professor Zamagni, analizzeremo la storia del movimento cooperativo. Tre incontri a ingresso libero ai quali, insieme alla Fondazione Pordenonelegge, aspettiamo tutte le persone interessate”.

Mercoledì 18 settembre, primo giorno di festival, alle 15.30 negli spazi dell’ex Tipografia Savio, magnifico esempio di recupero di un ambiente d’archeologia industriale, si partirà con “Dal Senegal all’Italia: pensieri sostenibili per un futuro migliore”. Presente Giuseppe Daconto (responsabile dell’Area analisi economica e sviluppo di Fondosviluppo di Confcooperative nazionale), autore del libro “Pensieri sostenibili ai piedi di un baobab” (edizioni La Meridiana) il quale, dialogando con il giornalista Davide Francescutti, racconterà il suo viaggio in terra d’Africa e le possibili vie per uno sviluppo sociale ed economico rispettoso della realtà locale di questo grande continente.
Viaggiare è guardare al mondo con nuove lenti. Un viaggio a Dakar, che è diventato permanenza e incontri. A partire dalle impressioni vissute da Giuseppe Daconto, una riflessione sul dialogo tra noi e i “mondi lontani”: quali temi, economici e sociali, di oggi sono dirimenti? Come guardare allo sviluppo diversamente? Più sostenibile, secondo la logica dell’Agenda 2030, e quindi generativo e cooperativo? L’Africa, continente dinamico e bacino di risorse per il nostro futuro, ha molto da insegnare.

Giovedì 19 settembre, alle 20.30 nella Sala Convegni del Palazzo della Camera di Commercio si terrà invece l’incontro “Imprese di comunità. Innovazione istituzionale, partecipazione e sviluppo locale”. Saranno presenti gli autori del libro “Imprese di comunità” (edito da Il Mulino) Pier Angelo Mori e Jacopo Sforzi. Dialogando con il sociologo Paolo Tomasin, permetteranno di conoscere potenzialità di questa forma d’impresa, a partire proprio dalla cooperativa, che si mette a completo servizio della comunità in cui è inserita. Pier Angelo Mori è professore ordinario di Economia politica nell’Università di Firenze mentre Jacopo Sforzi, PhD in Sociologia economica all’Università di Brescia, è ricercatore all’Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises) di Trento.
Alternativa sia all’impresa capitalistica che alla pubblica amministrazione, l’impresa di comunità poggia su due pilastri: la partecipazione della società civile alla produzione e alla gestione di beni e servizi; il perseguimento dell’interesse generale per una determinata comunità locale. In Italia queste nuove imprese svolgono un ruolo importante, perché contribuiscono alla rivitalizzazione di aree rurali a rischio spopolamento, nonché al recupero di aree urbane degradate oppure segnate da fenomeni di marginalità sociale.

Domenica 22 settembre, ultimo giorno di festival, alle 17 nel Ridotto del Teatro Verdi, si terrà infine l’incontro “Economia cooperativa, paese civile”. Il giornalista Piercarlo Fiumanò, capo servizio dell’economia de Il Piccolo, intervisterà Stefano Zamagni, professore di Economia all’Università di Bologna, membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze Sociali e del Pontificio Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale nonché presidente dell’Agenzia italiana del Terzo Settore fino al 2012. Un viaggio attraverso i secoli per raccontare valori fondanti e prospettive sociali della cooperazione, partendo dall’ultima opera del professore “Responsabili. Come civilizzare il mercato” (edizioni Il Mulino).
Dalle prime iniziative solidaristiche del ‘700 ai grandi gruppi cooperativi del mondo contemporaneo, la cooperazione ha rappresentato una forma di impresa che opera nel mercato, ma persegue fini mutualistici, con una propria identità e propri modi di finanziamento. Zamagni ha studiato il vantaggio comparato della cooperazione nelle moderne economie di mercato e il suo contributo al riscatto dell’Italia.

Ecco, da sinistra, i professori Daconto, Zamagni e Sforzi.

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In copertina, infopoint di pordenonelegge in Contrada Maggiore, nel centro storico.

Le Pro Loco Fvg cercano 60 giovani per il Servizio civile

Le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia cercano 60 giovani per un anno di Servizio civile universale da dedicare ai progetti “Conoscenza, esperienza, crescita: intrecci di artigianato ed arte del Friuli Venezia Giulia” e “Cultura esperienziale: viaggio tra ambiti storici, artistici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia” (rientranti nel Settore Patrimonio storico artistico e cultura – Area Valorizzazione storie e culture locali).
I progetti si svolgeranno in 31 sedi tra singole Pro Loco e Consorzi degli ambiti delle ex province di Udine, Trieste, Pordenone e Gorizia nonché a Villa Manin di Passariano sede del Comitato Regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia.
Per iscriversi i candidati dovranno avere tra i 18 e i 28 anni di età, il diploma quinquennale e non aver già svolto il servizio civile e non vantare rapporti di lavoro con il sodalizio per il quale opereranno. Iscrizioni entro le 14.00 di Giovedì 10 ottobre in sola modalità online (https://domandaonline.serviziocivile.it) utilizzando il proprio codice Spid (per sapere come ottenerlo basta cliccare www.agid.gov.it/it/piattaforme/spid). Tutte le info sul bando sono disponibili sul sito web www.prolocoregionefvg.it o contattando  l’e-mail serviziocivile@prolocoregionefvg.it. Ai selezionati sarà richiesto un impegno di 25 ore settimanali (su 6 giorni) per un anno, con assegno mensile di 439,50 euro. L’avvio dei progetti è previsto entro l’aprile del 2020.

“Un’esperienza ricca – ha spiegato Valter Pezzarini, presidente del Comitato Regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia – quella che proponiamo ai giovani: infatti, oltre all’impegno sociale che potranno dedicare alle comunità in cui opereranno, offriremo loro un percorso formativo che potrà essere utile pure per la loro futura vita professionale. Infatti negli anni passati i nostri progetti di servizio civile, a partire dal 2003, hanno coinvolto oltre 450 giovani sul territorio regionale e diversi di loro sono rimasti poi attivi come volontari nelle loro Pro Loco ma alcuni hanno trovato lavoro in ambito turistico grazie anche a quanto imparato nell’anno trascorso insieme a noi. In queste settimane stanno concludendo il loro percorso i partecipanti al progetto “Il Patrimonio culturale materiale e immateriale del Friuli Venezia Giulia in immagini, suoni e parole online&offline”: un bel gruppo (nella foto qui sotto e in copertina, ndr) che ha dato molto alle realtà in cui ha operato”.

Ecco le sedi e i numeri di posti del nuovo bando: Aquileia (2 posti), Aviano (2), Buttrio – Pro Loco Buri (1), Camino Al Tagliamento – Pro Loco Il Var (1), Casarsa della Delizia (4), Cordovado (2), Codroipo – Comitato Regionale del FVG Unpli (3), Cormòns – Pro Loco Castrum Carmonis (2), Fogliano Redipuglia (3), Fontanafredda (1), Gemona del Friuli – Pro Loco Glemona (1), Latisana (2), Manzano (2), Moggio Udinese – Pro Loco Moggese (2), Monfalcone (1), Mortegliano – Pro Loco Comunità di Mortegliano Lavariano e Chiasiellis (2), Mortegliano – Consorzio Pro Loco Sericus (1), Pasian di Prato (2), Pordenone (2), Pozzuolo Del Friuli (2), Sacile (4), San Daniele del Friuli (3), San Pietro al Natisone – Pro Loco Nediške Doline – Valli Del Natisone (2), Sesto al Reghena (2), Spilimbergo (2), Sutrio (1), Tramonti di Sopra (2), Trieste (3), Val Resia (1), Toppo Consorzio Arcometa (1), Consorzio Friuli Collinare (1).

 

 

 

Anche un tagliere può ridare vita ai boschi devastati della Carnia

di Gi Elle

Acquistando un tagliere, ottenuto con il legno degli abeti distrutti l’anno scorso da “Vaia”,ci si porta a casa un piccolo pezzo di bosco e si contribuisce a ridare nuova vita alle foreste del Friuli Venezia Giulia poiché, per ogni tagliere venduto, un euro sarà devoluto al sostegno di un progetto proposto dal Comune di Forni Avoltri, legato alla ricostituzione boschiva in funzione didattico-naturalistica. Naturalmente, oltre che all’acquisto da parte dei singoli consumatori, i ”taglieri solidali” vengono proposti anche, a livello nazionale, a tutta una serie di organizzazioni vicine al tema della “Filiera solidale” che desidereranno in tal modo, moltiplicare per 10, 100, 1.000, l’eco di questo “solido” sostegno. Ogni tagliere è personalizzabile per dare visibilità alla propria attività commerciale e diventare, così, un bell’oggetto di regalo per soci e clienti, ricco di significati simbolici.

Come si ricorderà, nell’ottobre 2018 la tempesta “Vaia” aveva distrutto migliaia di ettari di foreste in Friuli Venezia Giulia, abbattendo 723mila metri cubi di legname, in 3.400 ettari di bosco, in oltre 20 Comuni della Carnia. Alla perdita del bosco si affianca, ora, il rischio di malattie e ulteriori schianti. Per questo, grazie anche al progetto avviato da Pefc Italia, una catena di solidarietà si è mossa per restituire, almeno in parte, ai boschi e alle montagne, un po’ di valore dando il proprio contributo al recupero del materiale schiantato, sotto la regia della cooperativa di Tolmezzo, Legno Servizi e della rete d’imprese FriûlDane.
È stata, allo scopo, messa in produzione una serie di “taglieri solidali” (di varie misure e formati) che vuole proprio rappresentare un segno concreto di questa solidarietà. I taglieri sono tutti realizzati in legno massello di purissimo abete bianco, non trattato, proveniente dalle foreste schiantate del Comune di Claut (nel Parco delle Dolomiti Friulane, patrimonio mondiale dell’Unesco), certificate Pefc per la loro gestione sostenibile. L’iniziativa è stata presentata a Udine, durante un incontro con la stampa al quale hanno anche partecipato Maria Cristina d’Orlando, presidente di Pefc Italia; Giuseppe Varisco, vicepresidente vicario di PrimaCassa Fvg; Nicola Sivilotti, responsabile marketing del Consorzio prosciutto di San Daniele; Sandra Romanin, sindaco di Forni Avoltri, e Massimo Ceccon, di Aiab Fvg.

«Legno Servizi e FriûlDane sono stati tra i primi ad aderire al progetto “Filiera solidale” proposto da Pefc Italia allo scopo di trattenere sul territorio nazionale il legno schiantato provando a raggiungere e coinvolgere, in questo modo, non solo le istituzioni e gli enti preposti, ma anche migliaia di famiglie, che saranno così sensibilizzate sulle filiere boschive – ha detto Emilio Gottardo, presidente di Legno Servizi -. Confidiamo nel successo dell’iniziativa che comprenderà anche il periodo delle festività natalizie le quali potranno rappresentare, così, un’ottima occasione per utilizzare i taglieri come dono concreto».
«Questa iniziativa è la dimostrazione di come si possano almeno alleviare i danni di una catastrofe ambientale che ha colpito duramente territori e popolazioni locali, trasformando il danno in un’opportunità – ha aggiunto il presidente di Coldiretti Fvg, Michele Pavan –. Siamo orgogliosi di far parte del gruppo di enti e associazioni che hanno lavorato per salvare il prodotto del bosco regionale e ci impegniamo a mettere in circolo questi taglieri che sono simbolo visibile di una risorsa naturale salvata e valorizzata».

Gli intervenuti alla presentazione.

Dal canto suo, Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari, foreste e montagna, ha evidenziato il fatto che un evento calamitoso come quello di “Vaia” abbia comunque permesso di mettere in risalto il grande valore che ha il legno. «L’utilizzo dei tantissimi tronchi schiantati per realizzare diversi prodotti – ha detto Zannier – fa capire quale sia la circolarità dell’economia legata a questa materia prima e quanto possa essere importante il suo utilizzo in sostituzione di altri materiali usati quotidianamente in diversi settori. La salute delle nostre foreste – ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga – è legata principalmente alla loro manutenzione che, seppur vada fatta con canoni tecnici rigorosi, non può non essere compiuta anche al fine di ridurre i danni in casi di calamità come quelle verificatesi in passato. Inoltre, nonostante Vaia abbia abbattuto solo l’1 per cento della superficie boschiva esistente in Fvg, ha posto l’attenzione su un settore dalle enormi potenzialità e che nella nostra regione si dovrebbe utilizzare in modo più esteso».

All’iniziativa “taglieri solidali” (che ha già “sfornato” oltre 10.000 pezzi, per 42 mc di legno recuperato) hanno aderito: Aiab Fvg; Coldiretti Fvg; Consorzio del Prosciutto di San Daniele; PrimaCassa Fvg e molte singole persone e aziende che hanno deciso di sostenere l’iniziativa lanciata a giugno 2019. Per informazioni e acquisti, ci si può rivolgere a Legno Servizi: www.legnoservizi.it; info@legnoservizi.it; tel. 0433 468120.

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In copertina, boschi di abete devastati dalla tempesta “Vaia” nell’Alto Friuli.

Si torna a scuola: da Civibank aiuto alle famiglie

Il nuovo anno scolastico è alle porte e per le famiglie si prospetta una spesa per figlio che tra materiale e corredo, secondo le stime di Federconsumatori, potrebbe superare i 500 euro a studente. Per sovvenire a queste necessità gravose, un pacchetto di servizi indirizzato alle famiglie dei ragazzi e agli universitari è stato predisposto dalla Banca di Cividale denominato “Civiprestito scuola + sport”.
Un prestito di 1.000 euro a tasso zero per ciascun figlio fiscalmente a carico della durata di 8 mesi, finalizzato all’acquisto di libri e materiale scolastico, attrezzature informatiche, strumenti musicali, tasse e spese di iscrizione, abbonamenti per il trasporto pubblico, gite di istruzione e corsi di lingue in Italia e all’estero è la proposta che la banca friulana rivolge alle famiglie che si accingono a sostenere la relativa spesa per i figli iscritti alle scuole di ogni ordine e grado, università e conservatori. L’importo è ottenibile da uno dei genitori mediante accredito in conto corrente alla presentazione della sola copia del certificato di iscrizione alla scuola del proprio figlio, mentre il rimborso avverrà in 8 rate mensili senza interessi e oneri bancari.
Oltre per le finalità scolastiche, il prestito è esteso anche per sostenere le spese per la pratica di attività sportive, amatoriali e agonistiche. Tale aspetto va pure incontro alle esigenze dei centri sportivi che possono così favorire la rateizzazione del costo dei corsi di istruzione o perfezionamento dei propri iscritti.
Ogni ulteriore informazione in merito verrà fornita presso tutte le filiali del banca operative in Friuli Venezia Giulia e Veneto.

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In copertina, ecco uno scorcio della sede centrale di Civibank a Cividale.

Affettuoso ricordo a Fusine del parroco don Bepi Morandini

di Giancarlo Martina

Una targa posta sul muro di cinta del cimitero di Fusine in Valromana, di fronte all’ingresso della Chiesa di San Leonardo, sarà perenne testimonianza della riconoscenza dei parrocchiani per don Giuseppe Morandini, morto il 31 agosto del 2018 all’età di 73 anni. Il benvoluto sacerdote, che tutti chiamavano semplicemente don Bepi, era stato oltre che parroco della piccola frazione di Tarvisio anche cappellano dei lavoratori del Catenificio Weissenfels.
Nell’affollata Chiesa ha celebrato la messa don Claudio Bevilacqua; quindi, al termine del rito, alla presenza del sindaco Renzo Zanette, delle altre autorità, fra le quali anche Robert Charles Franklin, e delle rappresentanze delle associazioni, è seguita la benedizione della targa. Significativa la preghiera a lui rivolta: “Come in vita hai guidato questa comunità il tuo ricordo ci aiuti a rimanere uniti”.

La targa di marmo dedicata a Fusine a don Bepi Morandini.

Fra tanta commozione, l’intervento di Zanette che ha ricordato l’operato di don Morandini in 44 anni di sacerdozio e soprattutto “l’importante servizio, svolto con impegno e disponibilità in favore delle comunità di Coccau, Cave del Predil e Fusine – ha sottolineato il primo cittadino –, dalle quali è stato contraccambiato con amore e rispetto, i sentimenti che i parrocchiani provavano per una persona tanto disponibile e schietta”. In precedenza, ricordiamo, anche le comunità di Coccau e di Cave avevano reso omaggio al loro parroco prematuramente scomparso.
Quindi, il sindaco ha rivolto “un plauso e un ringraziamento a tutte le persone del gruppo Progetto “Ricordando Don Bepi”, di Fusine, impegnate per organizzare la semplice ma sentita cerimonia, dimostrazione di affetto per una grande persona, per un grande Sacerdote”.

La benedizione di don Bevilacqua.

Nato nel 1945 a Qualso di Reana, don Bepi era stato ordinato prete nel 1969. Gran parte parte della sua vita (dal 1975) l’aveva spesa tra le Alpi Giulie, guidando le comunità di Coccau, Cave del Predil e Fusine dove è stato parroco dal 1990.
La cerimonia, durante la quale è stato ricordato anche Carlo Melzi – nel 19° anno della scomparsa dello stimato imprenditore, che ha legato la sua esistenza alle Acciaierie Weissenfels –, si è conclusa con la consegna  alle sorelle del compianto parroco, da parte del sindaco ad honorem di Weissenfels, Raffaello Leskovec – promotore dell’iniziativa “Ricordando Don Bepi” -, della targa con la chiave della cittadinanza onoraria di Weissenfels che sarà posta sulla sua tomba nel paese natio. Nell’occasione, il pittore Carlo Faleschini ha donato alle sorelle Morandini un dipinto ad acquerello con raffigurate le tre Chiese parrocchiali care a don Bepi.

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In copertina e qui sopra la consegna della chiave e del quadro alle sorelle del parroco scomparso. 

Nell’omaggio di Torlano alle vittime dell’Eccidio un monito per i giovani

di Giuseppe Longo

“Torlano può essere considerato tra i casi più atroci ed efferati delle molte stragi commesse dai nazifascisti contro innocenti nel corso della Seconda Guerra Mondiale: non vennero risparmiate le madri e i ragazzi che avevano trovato rifugio nelle stalle, i corpi degli uccisi vennero cosparsi di benzina e bruciati. Le famiglie maggiormente colpite furono i Comelli, Vizzutti e De Bortoli, questi ultimi mezzadri che pochi anni prima si erano trasferiti da Portogruaro. Soltanto nel 1947 i resti, sepolti in una fossa comune, poterono essere tumulati nel cimitero di Torlano”. Lo ha affermato stamani, nella frazione di Nimis, l’assessore regionale Sergio Emidio Bini in occasione della commemorazione del 75° anniversario dell’Eccidio compiuto da un reparto delle Waffen-SS tedeschi, con l’aiuto di cosacchi e collaborazionisti italiani, il 25 agosto del 1944.

Tre immagini della cerimonia.

“Ritrovarci qui oggi, istituzioni e comunità, nel dovere della memoria delle vittime e per onorare i diritti inviolabili, ha un valore importantissimo perché – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – chi dimentica è più esposto ai pericoli che intolleranza, ostilità, violenza ripropongono”. Dopo avere ringraziato l’amministrazione comunale di Nimis, che promuove da sempre la commemorazione, Bini ha rivolto un particolare saluto ai rappresentanti di Portogruaro, ogni anno presenti al ricordo dei propri concittadini sterminati in quella mattina di violenza inaudita. Della famiglia De Bortoli, originaria dei paesi veneti di Summaga e Pradipozzo, furono infatti uccisi ben nove suoi componenti, tra cui la giovane mamma e alcuni bambini.
“Rileggere ai giovani la storia della Resistenza, anche attraverso le commemorazioni che vengono promosse nei paesi del Friuli che hanno sofferto gli scontri con gli occupanti, ci aiuta – ha concluso l’assessore regionale – a tenere vivo il ricordo, per trasmetterlo ai più giovani e trasformare quella ferita profonda in un impegno di ricostruzione, di convivenza, di sviluppo democratico: dai tragici fatti come quelli di Nimis è sorta una coscienza civile di ribellione alla violenza e al sopruso che ha portato alla nascita della Repubblica, all’approvazione della Costituzione italiana, al progetto dell’Europa che univa i popoli che si stavano ancora combattendo: il futuro dell’Italia si difende partendo da questa intuizione che da allora ha assicurato libertà, giustizia e democrazia”.

Monsignor De Tina alla predica e alla benedizione in cimitero.

La commemorazione – che come ogni anno ha richiamato tante persone, unitamente ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni d’Arma e Combattentistiche con i loro vessilli – è cominciata con la Messa di suffragio nella Chiesa parrocchiale celebrata dall’arciprete di Nimis, Rizieri De Tina, il quale, al momento del ricordo dei defunti, ha accomunato alle 33 vittime innocenti, 24 di Torlano e 9 di Ramandolo, “anche il tedesco che è stato ucciso”. Mentre, nella predica, aveva sottolineato il particolare momento che si sta vivendo, non solo qui, ma a livello mondiale. “Siamo in un periodo – aveva esordito monsignor De Tina – in cui serpeggia la paura. La paura genera odio e insicurezza, e quindi violenza”. E tutto questo, ovviamente, contrasta con la pagina del Vangelo che aveva appena letto, in cui Cristo invita ad amare anche i nemici.

Al termine, in corteo è stato raggiunto il cimitero, al centro del quale c’è il Sacello che custodisce da 72 anni i miseri resti di quelle 33 vittime e che è stato da pochi giorni restaurato. Dinanzi al Monumento, il parroco ha impartito la benedizione e l’assessore comunale Serena Vizzutti, cittadina di Torlano, ha letto la cronistoria di quella tragica mattina (ma di questi argomenti, rimandiamo ai due articoli sottostanti).
Quindi, dopo l’intervento del rappresentante della Giunta regionale, ha portato un saluto il presidente del Consiglio comunale di Portogruaro, Gastone Mascarin, il quale si è commosso nel ricordare la tragica fine che il destino ha riservato alla numerosa famiglia originaria della sua terra, a cominciare da Mamma De Bortoli del cui sacrificio c’è perenne memoria nel monumento che a Summaga le è stato dedicato.

Gli interventi di Serena Vizzutti, Gastone Mascarin (Portogruaro) e del sindaco Gloria Bressani.

La cerimonia è stata quindi conclusa dal discorso commemorativo del sindaco Gloria Bressani. “A 75 anni dall’Eccidio di Torlano, che ha spezzato tante vite innocenti, ci troviamo ancora qui, insieme, a ricordare quel tragico evento, ad ascoltare ancora la terribile cronaca dei fatti sempre con animo incredulo di fronte a tanta atrocità”. E ha osservato: “Oggi abbiamo la possibilità di consultare nuovamente il passato, di interrogarci, non con sentimento di nostalgia ma per capire, per capire chi siamo, da dove veniamo e fino a dove possiamo spingerci; per tenere alta in noi la consapevolezza della grande responsabilità che tutti abbiamo verso il presente e verso il futuro. Appuntamenti come questo ha aggiunto – hanno una enorme valenza sociale e civile perché, citando Primo Levi,  ‘tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo’”.
Ricordata “la nuova luce del Monumento dedicato alle vittime dell’Eccidio”, il primo cittadino ha concluso portando “i saluti degli amici del Memoriale di Ladelund che ci hanno fatto visita due anni fa: ho ricevuto nei giorni scorsi una loro lettera, assicurano la vicinanza a Torlano e una preghiera in questo giorno così significativo per la comunità”.
“Saluto e ringrazio a nome dell’Amministrazione e della gente di Nimis – ha detto infine Gloria Bressani – i parenti delle vittime, il presidente del Consiglio comunale e gli amici di Portogruaro, che ogni anno partecipano numerosi a questa cerimonia, l’assessore regionale dottor Bini, tutte le autorità civili e militari e le associazioni presenti. Un particolare ringraziamento alla Parrocchia, alla Pro Loco a tutta la comunità di Torlano perché mantengono  viva, con grande sensibilità e rispetto, una parte dolorosa della propria storia trasformandola in un messaggio universale di pace e concordia tra i popoli”.

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In copertina, l’intervento nel cimitero di Torlano dell’assessore regionale Sergio Emidio Bini.

Nuova luce per il Monumento dei 33 Martiri

di Gi Elle

Dopo tanti anni, il Sacello che custodisce i resti dei 33 martiri di Torlano aveva bisogno di un intervento di restauro. E questo è stato fatto, con un ottimo risultato, in queste settimane, proprio in vista della cerimonia di stamani a 75 anni da questi tragici fatti dell’ultima guerra.
“Avrete sicuramente notato – ha detto il sindaco Gloria Bressani – la nuova luce del Monumento dedicato alle vittime dell’Eccidio, impossibile entrare nel cimitero senza che lo sguardo non si posi sulla grande lastra di marmo con la lunga lista di nomi le cui lettere sono state estratte una ad una da un foglio di piombo seguendo la lavorazione originale. Solo un mese fa tutto era ricoperto da un velo grigio depositatosi negli anni che lo rendeva fuso nell’ambiente circostante, quasi nascosto. Oggi il Monumento con la sua luce ci grida di non dimenticare i Caduti di tutte le guerre; di ricordare e onorare il loro sacrificio, di farci portavoce di messaggi di pace, dialogo e coesione soprattutto con le nuove generazioni. Non lasciamo che si depositi sulle nostre coscienze lo stesso grigiume che c’era sulla pietra, guardiamo con occhio umile e attento al passato, mettiamoci personalmente in gioco per costruire un presente che ci proietti con responsabilità nel futuro”.
Il sindaco ha quindi avuto parole di riconoscenza per quanti hanno collaborato per dare al Sacello un volto più decoroso e consono alla sua importanza. “Ringrazio – ha concluso Gloria Bressani – le signore Bazzaro che hanno partecipato alla sistemazione del Monumento, assieme all’Amministrazione, finanziando il restauro delle catene, e la signora Antonella Bozzato, che si è fatta loro portavoce, il signor Cattarino ed i nostri ‘battirame’ Ivano e Fabio Comelli che con grande professionalità hanno eseguito le lavorazioni ottenendo un ottimo risultato”.

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In copertina, il Sacello delle 33 vittime dell’Eccidio dopo il restauro.

Quella tragica mattina del 25 agosto 1944

(g.l.) Stamani, nel cimitero di Torlano, la commemorazione civile dell’Eccidio nazifascista di 75 anni fa, dopo la benedizione impartita al Monumento che custodisce i resti delle 33 vittime innocenti, è cominciata con la tradizionale rievocazione di quella tragica mattina, affidata alla lettura dell’assessore comunale Serena Vizzutti, cittadina della frazione di Nimis. Ecco il suo testo che riportiamo integralmente perché merita d’essere conosciuto e meditato.

Serena Vizzutti

La mattina del 25 agosto 1944 giunse a Torlano, per un’azione di rappresaglia, una colonna di mezzi corazzati delle SS che si fermò all’ingresso del paese. Secondo quanto era stato predisposto dal Comando Superiore di Trieste, le vittime della rappresaglia dovevano essere quaranta, scelte a caso fra la popolazione. All’arrivo dei tedeschi le famiglie Comelli, De Bortoli e Dri, presagendo qualcosa di grave, si ritirarono in una stalla, ritenendolo il posto più sicuro.
Nuclei di partigiani, appostati sulle colline sopra Torlano, con scariche di mitragliatore ostacolavano l’arrivo dei tedeschi, che con le loro autoblinde, riparate fra le case, rispondevano rabbiosamente al fuoco. Mentre infuriava il combattimento, altri militari tedeschi passavano di casa in casa. Tutte le persone trovate, venivano accompagnate e rinchiuse in una stanza nell’osteria di Giobatta Comelli, ora “Al Paradiso”, dove faceva buona guardia un SS.
Luigi Saracco, sfuggito al rastrellamento, venne visto da un soldato tedesco che, da un centinaio di metri, con un colpo di fucile lo colpì a morte. Intanto, arrivò in motocicletta con il mitra a tracolla il maresciallo delle SS Fritz, detto il “boia di Colonia”, il quale si fermò nel cortile dell’osteria e diede ordine di far uscire, una alla volta, le persone ivi rinchiuse. Con un colpo di pistola le fece stramazzare a terra. A tutti spettò la stessa sorte.
Vuanello Giuseppe di vent’anni, da una finestra, osservò terrorizzato la macabra esecuzione e un’idea fulminea gli venne in mente: approfittando di un attimo di distrazione del boia, con una corsa disperata scappò e scomparve in un vicino campo di granoturco.
Le vittime, ricoperte di paglia e cosparse di benzina, vennero date alle fiamme. Il boia quindi entrò nella casa dove erano rinchiusi il proprietario Comelli Giobatta, la moglie e la figlia: a nulla valsero le loro suppliche, uno alla volta caddero in una pozza di sangue. L’altro figlio Albino, che si trovava al piano di sopra, assistette al fatto attraverso le fessure del pavimento. Dopo due anni, dopo essersi confessato, con un colpo di fucile si tolse la vita. A sessanta metri di distanza, nella stalla, si erano rifugiati i membri delle famiglie De Bortoli e Dri. Lo stesso boia consumò il secondo atto della tragedia. Uno ad uno fece uscire dalla stalla gli uomini e nel cortile li uccise a colpi di pistola, assistito da un appartenente alla milizia. Pasqualino De Bortoli riuscì a mettere in salvo Serena Dri, Netto Dri, Paolo De Bortoli e se stesso attraverso una piccola finestra da cui si buttava fuori il letame.
Nella stalla rimasero le mamme, che stringevano al seno le loro creature, piangendo e pregando. Comparve il boia che continuò a sparare finché non ci fu alcun segno di vita. Rivoli i sangue scorsero sul selciato. I carnefici quindi diedero fuoco alla stalla per coprire l’orrendo delitto e tutto diventò un rogo crepitante. Da questo ultimo e terrificante atto riuscì miracolosamente a  salvarsi nonna Elia Spironello: poiché i nipotini avevano fame, lei era andata a prendere qualcosa da mangiare  e un soldato, forse con un po’ di cuore, l’aveva fatta deviare. Si salvò anche Gina De Bortoli di dodici anni che, dopo aver visto cadere la mamma e i fratellini, si gettò a terra in tempo per non essere colpita. Tra grida e urla disperate gli uccisi le piombavano addosso. Udito i lamenti della madre sempre più fievoli e con i vestiti in fiamme, con grande coraggio, riuscì a fuggire tra i campi e ad arrivare fino a Ramandolo dove fu soccorsa.
Tre giorni dopo la strage, i corpi carbonizzati delle trentatré vittime innocenti furono pietosamente raccolti e, dopo la benedizione del parroco Don Marioni, sepolti in una fossa comune nel cortile dell’allora Osteria Traunic.
Il 15 aprile 1947 con una solenne cerimonia i miseri resti vennero traslati in cimitero.

Questi i nomi delle vittime:
COMELLI GIOBATTA, con moglie LUCIA  e la figlia ROSA.
COMELLI GIOVANNI di anni 53, la moglie VIZZUTTI ANNA di anni 46, i figli IDELMA di 22 anni, STEFANO LUIGI di anni 21, RITA di anni 19, VITTORIO di anni 17, LUCIANO di anni 15, BRUNO di anni 11 e GIOVANNA MARIA di anni 3.
DRI RUGGERO di anni 48, la moglie VIZZUTTI LUCIA di anni 39 con i figli TERESA di anni 13 e FERRUCCIO di anni 11.
DE BORTOLI VIRGINIO di anni 64 con i figli SILVANO di anni 21 e ANTONIO di anni 19, la nuora PERLIN SANTA in DE BORTOLI di anni 35 con i figli VILMA di anni 11, ONELIO di anni 9, BRUNA di anni 6, EMMA di anni 4 e LUCIANO di anni 2.
BLASUTO FRANCESCO di anni 72, la figlia ROMILDA di anni 37 con il marito PELLEGRINI GIOVANNI di anni 39.
CUSSIGH GIUSEPPE di anni 27, SOMMARO GELINDO di anni 38, BARAZZA ALFREDO di anni 34, SARACCO LUIGI, PETROSSI VALENTINO”.

“Facciamo in modo – ha concluso Serena Vizzutti – che il sacrificio di questi nostri fratelli innocenti sia monito e richiamo ad operare per la pace”.

La lastra con i nomi delle 33 vittime.

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In copertina, le cinque bare al momento della loro tumulazione nel cimitero di Torlano il 15 aprile 1947.

L’inclusione sociale delle persone deboli: seminario a San Vito

Inclusione sociale di persone vulnerabili: un tema di sempre più stretta attualità che necessita di una quanto maggior sinergia tra Servizi. Per questo SoForm, ente di formazione di Confcooperative Pordenone e delle Banche di Credito Cooperativo del territorio, ha promosso un seminario per presentare i risultati del progetto europeo Empublic volto a migliorare l’occupazione e l’autoimprenditorialità delle persone vulnerabili attraverso una proficua relazione tra il settore pubblico e privato.

Il Seminario, aperto a tutti previa iscrizione (info@soform.net), si terrà giovedì 29 agosto dalle 9 nella sala giunta del municipio di San Vito al Tagliamento, in piazza del Popolo. Con questo incontro – ha spiegato Fabio Dubolino, presidente di SoForm – concluderemo la prima fase del progetto Empublic per l’occupazione delle persone svantaggiate, che ha coinvolto 10 partner di tre Paesi, Italia, Spagna e Slovenia all’interno della programmazione europea per il contrasto all’esclusione sociale e la formazione professionale. A livello locale i partner principali sono stati il Servizio Sociale dei Comuni dell’Ambito del Tagliamento, Irecoop Veneto ed Euricse, anche se il progetto ha coinvolto svariate realtà pubbliche e private nazionali ed estere come cooperative Sociali, imprese, centri per l’impiego, enti di formazione, agenzie di somministrazione lavoro”.
“Una preziosa occasione – ha aggiunto Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – per confrontarci insieme ad altre realtà su politiche così fondamentali per costruire un’economia sempre più attenta al sociale e al benessere di tutte le persone, attraverso i valori della cooperazione”.

Il programma della giornata prevede, dopo l’apertura dei lavori dell’onorevole Antonio Di Bisceglie, sindaco di San Vito al Tagliamento, e dello stesso Piccoli, per Confcooperative Pordenone, interventi che tratteranno le tematiche e le attività sviluppate nel corso del progetto: Fabio Dubolino, presidente Soform: Il progetto e i suoi partner; Flaviano Zandonai ,(Euricse): Le Linee guida per lo sviluppo di politiche che supportino l’imprenditorialità e L’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate; Darijan Krpan, Bit Planota Slovenia, Francesco Garcea, Escuela de Economia Social Spagna, Tamara Zandotti – Servizio Sociale dei Comuni dell’Ambito del Tagliamento) esporranno, invece, i risultati dell’attività sul modello formativo degli operatori nonché gli strumenti, le metodologie, i principali risultati e le prospettive di sviluppo.

Fabio Dubolino, presidente di Soform.

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In copertina, importante approfondimento sull’inclusione sociale a San Vito al Tagliamento.

Torlano ricorda i martiri di 75 anni fa

di Gi Elle

Era il 25 agosto 1944 quando, nell’alba di Torlano, si scatenò la feroce rappresaglia nazifascista quale reazione all’intensa attività partigiana nel paese e nel territorio circostante, specialmente montano, del Comune di Nimis. L’azione fu infatti decisa dal Comando superiore delle SS di Trieste ed è ricordata come una delle pagine più orribili dell’ultima guerra, il cui fascicolo, come quello di altre stragi compiute sul suolo nazionale, finì nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. Trentatrè le vittime innocenti, fra cui donne e bambini. Una numerosa famiglia originaria di Portogruaro fu quasi del tutto sterminata da quello che è passato alla storia come il “boia di Colonia”.

Domenica prossima ricorre, dunque, il 75° anniversario dell’Eccidio. E proprio in vista della importante ricorrenza, la civica amministrazione – guidata dal sindaco Gloria Bressani – ha indetto a Torlano l’annuale cerimonia commemorativa che si terrà con questo programma: alle 11 la Messa di suffragio a ricordo delle vittime nella Chiesa parrocchiale; quindi, corteo verso il cimitero e omaggio al sacello dei Martiri di quel tragico fatto di sangue. Seguiranno i saluti delle autorità e in particolare dello stesso primo cittadino di Nimis e del rappresentante del Comune di Portogruaro. Alla cerimonia, infatti, non manca mai una delegazione della città veneta per rendere omaggio al sacrificio di mamma De Bortoli e dei suoi bambini, martirio che è perennemente ricordato da un monumento nella frazione di Summaga. Era sempre presente, ogni 25 agosto, anche Paolo De Bortoli, uno dei pochissimi sopravvissuti alla strage, ma nel 2018, in primavera, è improvvisamente scomparso a 81 anni, per cui già alla scorsa cerimonia era stata subito notata la sua assenza.

Secondo gli ordini impartiti dalle autorità naziste, quella mattina di agosto doveva scorrere il sangue di quaranta persone del luogo, scelte a caso senza badare se fossero uomini, mamme o bimbi. Invece le vittime, come detto, furono trentatrè, tra cui appunto intere famiglie. E la più duramente colpita fu proprio quella dei De Bortoli, mezzadri sfrattati dalla loro terra e giunti sotto il monte Plaiul in cerca di un po’ di fortuna: in nove furono barbaramente uccisi.   Ma Paolo, che aveva sette anni, riuscì a salvarsi, protetto dal corpo della madre, e a farsi una vita, nonostante il tremendo trauma psicologico subito, come pure la sorella Gina, tredicenne, che riuscì a fuggire, sebbene avesse riportato gravissime ustioni causate dai vestiti in fiamme.  Nove martiri, insomma, soltanto in casa De Bortoli, mentre le altre persone trucidate appartenevano alle famiglie Comelli,  Dri e Vizzutti, cognomi fra i più diffusi nella frazione di Nimis.

Il sacello-monumento dinanzi al quale domenica si terrà la commemorazione ufficiale custodisce i resti di quelle povere vittime che tre anni dopo l’Eccidio furono raccolti in cinque bare, solennemente tumulate nel cimitero del paese, lasciando la fossa comune di Torlano Inferiore perché proprio là fu consumata la strage del 25 agosto 1944. Sinistra premessa di quanto sarebbe accaduto poco più di un mese più tardi a Nimis capoluogo che il 29 settembre fu interamente dato alle fiamme. Ma questa è un’altra storia.

Paolo De Bortoli

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In copertina, il sacello-monumento che custodisce i resti delle 33 vittime dell’Eccidio di Torlano.