Coop Acli Cordenons in prima linea durante l’emergenza

La cooperazione è resiliente per definizione, capace di adattarsi alle esigenze concrete delle comunità al cui servizio opera. L’emergenza Covid-19 ha portato la Cooperativa sociale Acli di Cordenons, aderente a Confcooperative Pordenone, a promuovere azioni concrete a favore della cittadinanza (a partire dai soggetti fragili) sul territorio del Friuli occidentale, e non solo, dedicandosi con attenzione alle sue fasce più deboli, sia proseguendo i servizi consueti che proponendone di nuovi.
Con il supporto dell’Associazione Acli di Pordenone Aps, ha intrapreso sul territorio del Maniaghese e del Pordenonese attività di sostegno a quei cittadini impossibilitati a raggiungere gli ambulatori e i poliambulatori per recuperare le prescrizioni mediche e prenotare visite specialistiche, nonché a fare la spesa. Grazie al contributo di Coop Alleanza 3.0, con la quale è stato stilato un accordo, nelle province di Gorizia e Pordenone, gli operatori della cooperativa provvederanno alla consegna della spesa per i cittadini in difficoltà. Il tutto senza dimenticare le proprie attività consuete, con alcune di esse che sono state portate avanti attraverso la comunicazione a distanza dove è impossibile garantire il contatto fisico per le disposizioni sanitarie. Le socie-lavoratrici stanno inoltre donando il loro tempo per produrre camici monouso per l’assistenza domiciliare.
“In queste settimane – ha spiegato il presidente Gianni Coral – Cooperativa Acli ha garantito continuità nei servizi che tutelano e promuovono la salute: infatti l’accompagnamento e il trasporto delle persone in trattamento dialitico, gli interventi di assistenza domiciliare, il servizio residenziale per i disabili della comunità alloggio “Casa Padiel” di Aviano, le attività a favore dei soggetti con svantaggio psichico non si sono mai fermati. Anche nelle sue forme più “sfumate” – telefonate, messaggi, videochiamate – il contatto con l’altro in difficoltà è continuato: si pensi ai minori e agli adulti con disabilità costretti al domicilio. Con questo slancio Cooperativa Acli confida di poter essere nell’immediato futuro ancor più partner solidale della sua comunità: ad esempio, sostenendo la rete provinciale delle farmacie per la consegna a domicilio dei farmaci”.
“Esempi preziosi – ha aggiunto Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – di come la cooperazione sociale sia sempre fondamentale per garantire i collegamenti tra persone fragili e loro famiglie con la comunità di cui sono parte. L’emergenza attuale rischia di rendere ancora più pesante l’isolamento: il poter contare sugli operatori di Coop Acli come delle altre cooperative è fondamentale per tanti cittadini sul territorio”.

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In copertina, due socie della Coop Acli mentre confezionano camici.

Gli artigiani Fvg: “Il Salone del mobile facciamolo in rete”

di Gi Elle

L’arredo? E’ una grande risorsa del Friuli Venezia Giulia dove vale il 18% del Prodotto interno lordo. E se c’è una manifestazione promozionale cui le nostre aziende tengono moltissimo questa è senza dubbio il Salone del mobile di Milano, saltato come tutte le più importanti rassegne a causa di Coronavirus. Ma dai nostri artigiani ecco una originale proposta: facciamolo in rete, regalando una vetrina sempre illuminata ai produttori.
Ma questa è soltanto una delle proposte formulata al governo nazionale. L’appello, infatti, è chiaro: in vista della ripresa, lo Stato sostenga le imprese del settore arredo, fiori all’occhiello delle esportazioni Made in Italy, e rifinanzi il fondo per l’export artigiano. Lo ha chiesto il friulano Mauro Damiani, presidente nazionale di Confartigianato Arredo, al sottosegretario degli Affari esteri, Manlio Di Stefano, al recente tavolo cui hanno preso parte le principali associazioni di categoria, il presidente di Ice, Carlo Maria Ferro, e l’ambasciatore Lorenzo Angeloni, dg per la promozione del sistema paese.

«Abbiamo discusso degli investimenti che il governo intende mettere sul piatto per sostenere l’export e i processi di internazionalizzazione delle imprese – fa sapere Damiani -. Tra le diverse richieste che abbiamo fatto a Di Stefano c’è quella di rifinanziare il fondo per l’export artigiano, che già esiste, ma al momento è privo di risorse: prevede la concessione di contributi a fondo perso fino al 70% degli investimenti realizzati dalle imprese artigiane per andare all’estero. Con il mercato interno in forte difficoltà e i consumi in contrazione a causa del ridotto potere d’acquisto degli italiani, l’export rappresenta un’occasione irrinunciabile per le imprese del settore, comprese quelle artigiane».
In Fvg sono 1.579 in tutto, di cui circa la metà – il 49% – sospese con Dpcm a causa dell’epidemia di Coronavirus. Terminato il lockdown la parola d’ordine sarà rimettersi in cammino, pena la perdita di ulteriori attività dopo la selezione, pesante, già operata dalla crisi economico-finanziaria nell’ultimo decennio: da 1.983 del 2009 lo stock di imprese in Fvg è sceso infatti a 1.570 (-20,8%) nel 2019, con importanti ripercussioni anche sulla forza lavoro che oggi è pari a 5.648 unità di cui 3.630 dipendenti. «In Friuli Venezia Giulia l’arredo vale il 18% del Pil regionale, in proporzione più del Veneto e della Lombardia. Dobbiamo mettere a frutto questa vocazione – afferma ancora Damiani, appoggiato dal presidente di Confartigianato Imprese Fvg, Graziano Tilatti – con gli artigiani protagonisti della rinascita».

Digitalizzazione, reti d’impresa, e-commerce sono alcune delle parole d’ordine per cavalcare e non subire la Fase 2 ormai alle porte. «Tra le altre proposte che abbiamo fatto al governo c’è il Salone del mobile online: non si può fare a Milano? Facciamolo in rete, regalando una vetrina sempre illuminata alle aziende del settore». Altro aspetto, la tassazione. «Abbiamo chiesto che ce ne sia una agevolata per le imprese che aumenteranno il fatturato realizzato all’estero rispetto a quello dell’anno precedente» fa sapere ancora Damiani che spiega: «Se oltre confine facevo 100 e quest’anno riesco a fare 120, quel 20 in più lo Stato me lo deve tassare meno».
Messe le proprie richieste sul tavolo, la pattuglia delle imprese artigiane si rimbocca le maniche, sperando nell’assist del governo convinta che «per uscire da questo periodo di emergenza, costato caro al Paese in termini di immagine e credibilità, dovrà promuovere l’immagine dell’Italia all’estero, mettendo in risalto l’ottima reputazione delle piccole botteghe, una realtà tutta italiana che deve diventare una bandiera del Paese al pari del food e della moda. Raccontiamo al mondo – conclude il presidente di Confartigianato Arredo – la straordinaria capacità delle nostre botteghe di fare cose eccelse».

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In copertina, il friulano Mauro Damiani, presidente nazionale di Confartigianato Arredo.

“Il Friuli”, mascherina anti-Coronavirus dopo la bandiera storica

Domani 24 aprile il settimanale “Il Friuli” regala ai propri lettori, allegata alle copie in edicola, la mascherina anti-Coronavirus con il simbolo della comunità friulana. L’iniziativa, realizzata grazie alla collaborazione con la Fondazione Friuli e la Creative Salad di Premariacco, replica quella proposta lo scorso 10 aprile, che ha riscosso un grande successo fra i lettori. Nei suoi 171 anni di attività, “Il Friuli”  – settimanale diretto da Rossano Cattivello – è sempre stato al fianco dei friulani, svolgendo un ruolo di riferimento non solo informativo ma anche identitario. Da diversi anni, per esempio, distribuisce – allegata al settimanale – la bandiera del Friuli storico, andata esaurita anche nella campagna di quest’anno in occasione del 3 aprile.
“È la seconda volta nel giro di poche settimane che facciamo questo piccolo, piccolissimo gesto regalando la mascherina – spiega l’editore – per confermare che, in un momento così difficile, noi di Mediafriuli ci siamo e vogliamo fare la nostra parte per ripartire e ricostruire insieme il nostro Friuli e la nostra regione. Il nostro contributo è sempre lo stesso: dare notizie, offrire informazioni alle persone, alle famiglie, alle comunità, al territorio. Ma in queste giornate vogliamo anche continuare a essere vicino a ogni friulano donando una mascherina”.

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In copertina, una mascherina in dono con il settimanale friulano.

“Pullman turistici fermi: utilizziamoli almeno per pubblico e scuole”

Gli operatori del trasporto persone – che in tempi normali sarebbero in queste settimane nel periodo di più intensa attività tra gite scolastiche, comitive di turisti, navi da crociera e turismo congressuale – si fanno avanti con una proposta: «Si utilizzino i nostri servizi a complemento del trasporto scolastico e del trasporto pubblico locale. È chiaro infatti che, in vista della “fase 2”, dovranno essere adottati standard che evitino l’affollamento di tali mezzi. E sarebbe altrettanto assurdo costringere i gestori di questi servizi ad acquistare mezzi e assumere personale aggiuntivo quando altri attori del comparto, quello privati, devono mettere il personale in cassa integrazione. Quello che proponiamo è di essere chiamati a supportare i gestori, per la “fase 2”, con i nostri mezzi e personale. Una situazione temporanea che la Regione potrebbe regolamentare per il tempo necessario», propone Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg e presidente di una storica cooperativa di pullman turistici, facendosi interprete di una proposta condivisa con gli altri operatori del settore.
«Si, è vero, ci stiamo coordinando con le imprese di altre associazioni per dare una voce unica al comparto che, in questo momento, è in condizioni davvero disastrose – ammette Donatone -. Siamo in chiusura totale sin dal 24 febbraio. Oltre al blocco delle visite didattiche e d’istruzione scolastiche, soffriamo per le continue cancellazioni dei servizi di trasporto persone per il turismo congressuale e crocieristico, per raduni e incoming. Il personale è in cassa integrazione. Quando si parla di turismo ci si dimentica forse che il nostro è un punto fondamentale della filiera. In tempi normali siamo noi a far muovere i tour organizzati e a supportare tutta la filiera turistica. Non possiamo nemmeno utilizzare lo strumento dei voucher, a differenza di altri operatori del turismo perché, di norma, non riceviamo acconti sui servizi prenotati. Nel frattempo, dunque, ci sarebbe anche la necessità urgente di un contributo a fondo perduto per consentire la sopravvivenza del settore, in questi mesi».

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In copertina, Luigi Donatone, coordinatore di settore per Confcooperative Fvg .

“Preziosa la Protezione civile: facciamola crescere ancora”

“I volontari dei gruppi comunali della Protezione civile hanno svolto dall’inizio dell’emergenza Coronavirus un ruolo fondamentale a supporto della comunità del Friuli Venezia Giulia, in particolare per quanto riguarda l’assistenza alle persone in isolamento e agli anziani, ma anche moltissime altre attività, tra le quali l’allestimento delle tende per il pre-triage, il trasporto dei tamponi effettuati. Un impegno enorme, confermato dalle 30mila giorni-uomo d’attività effettuate dai volontari e dagli 8.400 mezzi-giorno messi in campo, per il quale è giusto esprimere loro il ringraziamento di tutta la nostra regione”. È quanto il vicegovernatore della Regione, Riccardo Riccardi, ha sottolineato – come informa Arc – nel corso dell’incontro in videoconferenza tra i sindaci e i responsabili dei gruppi di volontari della Protezione civile dei Comuni di Udine, Bertiolo, Camino al Tagliamento, Castions di Strada, Codroipo, Mereto di Tomba, Sedegliano, Talmassons, Bicinicco, Pavia di Udine, Pradamano, Santa Maria la Longa, Trivignano Udinese, Pagnacco e Tavagnacco
Dopo aver tracciato il quadro della situazione sulla diffusione del coronavirus, Riccardi ha auspicato che “i molti cittadini che in questa emergenza hanno collaborato come volontari civici, solo oggi sono stati 1.400, possano un domani aggregarsi in pianta stabile alla Protezione civile, garantendo così nuova linfa ad una realtà importante per il nostro territorio. Si tratta di un’occasione per implementare il nostro sistema del volontariato che non deve andare sprecata, perché c’è sempre bisogno di persone generose pronte a rimboccarsi le maniche per aiutare il prossimo; caratteristiche per le quali la gente della nostra regione si è sempre distinta”.

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In copertina, il vicegovernatore Riccardi con volontari della Protezione civile.  (Foto Regione Fvg)

A Pordenone ritorna il Premio giornalistico “Simona Cigana”

di Gi Elle

A Pordenone torna il Premio Simona Cigana. Infatti, pur nel rispetto del clima generale di sospensione delle attività, dovuta alla pandemia da Coronavirus, il Circolo della stampa del capoluogo della Destra Tagliamento continua a mantenere aperto il concorso giornalistico nazionale annuale, multimediale, multilingue dedicato alla memoria della giovane collega avianese, morta improvvisamente tredici anni fa durante il proprio lavoro, e che è giunto all’11ª edizione. Infatti, stanno arrivando alla segreteria i servizi pubblicati dopo il 1° luglio 2019: i termini si chiuderanno il 30 giugno prossimo, per cui sono ancora quasi tre mesi di tempo a disposizione dei giornalisti interessati.

“È la dimostrazione – afferma il presidente del Circolo, Pietro Angelillo – che il mondo del giornalismo non si ferma nemmeno in tempi di crisi, sia per senso del dovere, sia perché è necessario testimoniare la realtà in evoluzione di questa emergenza mondiale e le prospettive non facili di riscatto. Come nelle precedenti edizioni, è possibile presentare i servizi giornalistici pubblicati nel corso di un anno su testate italiane ed estere. Oltre ai motivi consueti, il concorso è dunque un’occasione per rendere omaggio agli operatori dell’informazione, in prima linea per testimoniare, analizzare e indagare in questo anno di gravi conseguenze epocali”.

Ecco, dunque, una nuova edizione dell’ambito Premio giornalistico che lo scorso dicembre aveva festeggiato, con una bella cerimonia ad Aviano, la decima edizione.  Come si ricorderà, all’evento del decennale aveva partecipato anche Carlo Verna, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, al quale era stato conferito il titolo statutario di “Socio Onorario”. “Una presenza significativa – aveva allora osservato Angelillo -, perché Verna è il massimo esponente di una categoria che sta lottando per la sopravvivenza del giornalismo come garanzia della vita democratica del nostro Paese”.

I giornalisti premiati ad Aviano.

Ed ecco, infine, alcuni dettagli organizzativi del Premio:

INIZIATIVA UNICA. Novità e conferme, uniche nel loro genere, figurano nel Bando/Regolamento e sono legate al Friuli Venezia Giulia come luogo e argomenti, con tre modi di “lettura” possibili: gli àmbiti locale, nazionale e internazionale. Tutti possono prenderne visione nel sito web www. stampa-pordenone.it. Si riferiscono alle seguenti Categorie giornalistiche a concorso: Inchiesta, Sport, Turismo, Economia/Artigianato, Sociale/Antinfortunistica.

SEGNALAZIONI DEL PUBBLICO. Confermata anche la partecipazione del pubblico che può segnalare al Circolo della Stampa uno o più servizi dell’autore preferito. Comunque sarà lo stesso autore a compilare i moduli necessari alla partecipazione al concorso e a presentare il servizio che egli stesso riterrà più opportuno.

SOSTEGNO AL CONCORSO. Determinante, come sempre, il sostegno degli sponsor (pubblici e privati) che fa di questo ormai storico evento una delle iniziative più caratterizzanti del Friuli Venezia Giulia e del mondo dell’informazione.

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In copertina, la giornalista Simona Cigana alla quale è intitolato il Premio giornalistico pordenonese.

L’artigianato friulano con l’acqua alla gola: 40% a rischio chiusura

di Giuseppe Longo

Una prospettiva nera, anzi nerissima per l’artigianato friulano: ben 4 aziende su 10 sono a rischio di chiusura se la crisi da Coronavirus dovesse, malauguratamente, durare per altro mezzo anno. Alla vigilia della Fase 2 di cui tanto si parla in questi giorni, auspicando che la ripartenza dopo il blocco possa avvenire quanto prima, le imprese artigiane guardano al futuro con grande preoccupazione, voglia di rimettersi in moto, ma soprattutto con grande lucidità. E, consapevoli della dura realtà che le circonda, non si fanno illusioni sul futuro a breve termine. Sarebbe come prendersi in giro…
L’attesa degli effetti che l’epidemia Covid-19 avrà sul giro d’affari delle piccole e piccolissime e medie imprese, infatti, è a dir poco impressionante con una perdita annua stimata intorno al 42%: quasi metà fatturato! Per cui, in questa condizione, se l’emergenza sanitaria dovesse appunto protrarsi oltre i sei mesi, il 40 per cento degli artigiani teme di chiudere i battenti in maniera definitiva.
La drammatica istantanea emerge dai primi risultati del sondaggio online “Fase due: cosa si aspettano gli artigiani e le piccole imprese?” promosso dall’ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine sul sito dell’associazione dov’è ancora possibile partecipare ed esprimere la propria opinione. «La crisi – conferma con amarezza il presidente Graziano Tilatti – durerà tutto quest’anno e con grande probabilità investirà anche una parte del prossimo. A 12 anni dal 2008 ci ritroviamo impantanati in una nuova fase di difficoltà, se possibile ancor più subdola, che imporrà una ristrutturazione del modello economico e in generale un ripensamento delle dinamiche globali». Per questo è indispensabile un rapidissimo sostegno da parte della mano pubblica per far fronte alla mancanza di liquidità, ai soldi che non entrano nelle aziende perché da quasi due mesi non lavorano, travolte da questo uragano che nessuno ipotizzava di queste gigantesche proporzioni e che non fa sconti a nessuno. E in questo quadro desolante, viene valutato positivamente l’operato della Regione Fvg, mentre da Roma ci si attende almeno qualcosa di più, non solo in termini monetari. Ma tradotto anche in uno snellimento della burocrazia, da sempre opprimente e che, proprio in questi tempi difficili, da acqua alla gola, in cui c’è necessità di interventi protettivi introdotti con la velocità della luce – e altri Stati, anche europei, dimostrano che questo è possibile -, diventa davvero insopportabile, se non addirittura offensiva per chi si trova a fare i conti con la sopravvivenza della propria ditta.

Il presidente Graziano Tilatti.

L’indagine. Avviata il 10 aprile il sondaggio ha avuto enorme riscontro. Nella prima settimana ben 549 imprese della provincia di Udine, per la stragrande maggioranza artigiane, hanno infatti risposto alle domande, un campione significativo che ha consentito al responsabile dell’Ufficio studi, Nicola Serio, di disporre una fotografia aggiornata degli effetti che sta avendo l’epidemia sulla popolazione delle imprese artigiane, nonché sulle attese che quest’ultima ha a proposito della fase 2. Il campione di rispondenti ha in media un fatturato di 220mila euro e 3,9 addetti, la metà ha almeno un dipendente. Il 16% è localizzato nell’Alto Friuli, il 19% nel Basso Friuli, il 16% nel Friuli Occidentale, il 22% nel Friuli Orientale e il 27% nella zona di Udine (16 per cento nel capoluogo).

Fatturato. Per le imprese del campione, il fatturato di marzo 2020 ha fatto segnare un calo di circa 5,5 milioni di euro, -60% rispetto all’andamento normale, con una contrazione media di 10mila euro per azienda. Allargata al 2020, la prospettiva non migliora: la previsione delle imprese è, infatti, di una perdita di giro d’affari per circa 45 milioni di euro (-42%), equivalenti a oltre 82 mila euro di calo per ciascuna impresa.
«Questo calo – afferma il presidente Tilatti – non potrà essere compensato con l’aumento del prezzo all’utente finale e si tradurrà in un diminuzione degli affari e dei posti di lavoro. Per questo, sarà fondamentale garantire alle imprese un accesso al credito facilitato. Serviranno risorse e poca burocrazia. La Regione – prosegue il leader dell’artigianato friulano – sotto questo profilo si è già mossa per mettere a disposizione strumenti di accesso al credito, utili agli artigiani ma più in generale a tutte le piccole imprese, finalizzati a garantire liquidità, investimenti e interventi di equity per il rafforzamento della patrimonializzazione. Insomma, la cassetta di attrezzi creditizi alla quale abbiamo lavorato assieme all’amministrazione regionale per mesi promette oggi di fare la differenza, pronta al debutto nel pieno della pandemia».

Manodopera. Il 47% delle imprese con dipendenti non ha fatto segnare alcuna perdita di manodopera in questa prima fase di emergenza, ma il 14% dichiara che «sarà costretto a licenziamenti se non si riparte in tempi brevi», il 39% segnala una diminuzione dell’occupazione, temporanea nel 37% dei casi e definitiva per il 2% delle aziende. Sul fronte degli strumenti messi a disposizione alle istituzioni, Tilatti promuove la Regione, mentre «il Governo è ancora in navigazione. Finalmente Conte ha compreso la necessità di portare i 600 euro a 800 euro riconoscendo alle imprese almeno pari dignità rispetto ai percettori del Reddito di cittadinanza. L’intervento, seppur apprezzato, resta tuttavia ben lontano dalle esigenze reali delle aziende italiane. Speriamo che questa emergenza – conclude Tilatti – abbia almeno un effetto positivo e spazzi via la strabordante burocrazia che negli ultimi anni ha zavorrato il Paese».

Frenata. Il 20% degli imprenditori della provincia di Udine è ottimista e pensa che la crisi economica, al termine dell’emergenza sanitaria, si farà sentire al massimo per tre mesi. Al contrario, Il 60% degli intervistati è pessimista e crede che gli effetti della crisi si faranno sentire per oltre un semestre. Sentiment peggiore rispetto ai colleghi del Veneto, dove ad analoga domanda, la percentuale di artigiani che ha risposto prevedendo oltre 6 mesi di rallentamento è significativamente più bassa (-40%). In Provincia di Udine il 29% prevede addirittura che la crisi si protrarrà per più di un anno contro il 13% ipotizzato dalle aziende della vicina regione.

Rischio chiusura. E’ una prospettiva nerissima che molti degli intervistati purtroppo ritengono concreta. Se ben la metà delle imprese che ha partecipato al sondaggio dice di non aver preso in considerazione l’ipotesi di chiudere per la crisi provocata dalla crisi Coronavirus, ben 4 imprese su 10 dichiarano invece che potrebbero addirittura abbassare la saracinesca se l’emergenza non finisce entro sei mesi.

Rivoluzione digitale. Tra i cambiamenti indotti dall’emergenza sanitaria, il più importante, in termini percentuali, è stato l’utilizzo di piattaforme e app per videoconferenze (23%), seguito dall’utilizzo dello smart working o telelavoro (14%) e dall’avvio di vendite a distanza o consegne a domicilio che prima non venivano fatte (9%).

Fase 2. Chiamati a fare delle richieste alla politica e alle associazioni imprenditoriali, gli intervistati in prevalenza (45%) si sono espressi con cautela sulla riapertura chiedendo però un conoprogramma chiaro per le fasi 2 e 3: quasi la metà del campione insomma non punta a strappi né a fughe in avanti, ma chiede di avere un panorama chiaro, certo, così da potersi organizzare per tempo e arrivare pronto ai blocchi di ri-partenza. Il 31% è invece favorevole all’immediata apertura per le aziende di tutti i settori sospesi, mentre il 18% ritiene che sia necessario riaprire parzialmente le aziende oggi sospese, limitando i contatti col pubblico.

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In copertina e all’interno immagini di alcuni lavori dell’artigianato friulano.

L’uragano Coronavirus travolge le cooperative Fvg: urgente intervenire

di Gi Elle

Il Coronavirus si abbatte come un uragano sul mondo cooperativo, tanto da mandare in cassa integrazione – cose mai viste, neanche dopo la crisi economica del 2008 – il 40 per cento degli addetti, seimila tradotti in numeri assoluti. Insomma, una vera paralisi dai drammatici risvolti economici e umani. Una situazione pesante che viene esposta, in tutta la sua gravità, da Confcooperative Fvg, la principale organizzazione del settore con 600 associate in Friuli Venezia Giulia e 15 mila addetti (sono 18.500 le cooperative in tutta Italia). Anche perché a preoccupare moltissimo è la stagione estiva sulla quale incombono nubi minacciose soprattutto per quanto riguarda il turismo.
Secondo le stime di Confcooperative, da una ricognizione tra le imprese maggiormente interessate, il numero di addetti coinvolti è appunto di circa 6 mila su 15 mila, il 40 per cento del totale, con punte che superano il 50 nella cooperazione sociale e in alcuni comparti totalmente bloccati, come turismo, cultura, ristorazione e trasporto persone. Una conferma più precisa si avrà nelle prossime settimane con la presentazione delle ultime domande di accesso agli ammortizzatori sociali (Cassa ordinaria o in deroga o analoghi strumenti previsti per il terziario, come il Fondo di Integrazione salariale) per quelle imprese che hanno sospeso l’attività dopo altre.

Giuseppe Graffi Brunoro

«In ogni caso, mai si erano visti numeri di queste proporzioni: si registrano cali del fatturato che oscillano tra il 20 e il 100 per cento (nei casi più drammatici di blocco totale delle attività), basti pensare alle cooperative che agiscono nel settore turistico, culturale, della ristorazione, alberghiero e del traporto», sottolinea Giuseppe Graffi Brunoro, presidente dell’associazione cooperativistica.
«A fine aprile diverse cooperative avranno già esaurito le 9 settimane di cassa integrazione previste. Serve un intervento urgente. C’è fortissima preoccupazione per i tempi e le modalità di ripartenza: in alcuni settori si rischia di perdere, di fatto, l’intera stagione 2020. È già accaduto per il settore del turismo scolastico, ora rischia di risentirne tutto il resto del turismo e della filiera educativa – evidenzia il segretario generale di Confcooperative, Nicola Galluà -. Risulta evidentemente fondamentale pensare a un sostegno economico una-tantum per il 2020 per il mantenimento dei livelli occupazionali aziendali rispetto all’anno precedente e a un potenziamento dei bonus per le stabilizzazioni dei lavoratori». E questo, dunque, da subito. Già in vista di quella Fase 2 di cui tanto si parla e che dovrebbe segnare la tanto auspicata ripresa dopo questi due mesi di blocco pressoché totale.

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In copertina, la produzione di mascherine in una cooperativa sociale del Friuli Venezia Giulia.

Dopo lo stop per virus Servizio civile al via in Fvg per 300 ragazzi

Da ieri, anche in Friuli Venezia Giulia, il Servizio civile universale si è rimesso in moto nei progetti che erano stati sospesi a inizio marzo per l’emergenza Coronavirus. Si tratta – come ha spiegato il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, dalla sede della Protezione civile di Palmanova – di ragazzi e ragazze fra i 18 e i 28 anni che opereranno in tutta la regione. Il risultato è frutto della collaborazione e del lavoro svolto nelle ultime due settimane fra il Dipartimento delle Politiche Giovanili della Presidenza del Consiglio, la Regione Fvg e gli Enti di servizio civile.
La ripartenza è avvenuta, quindi, secondo le tempistiche definite dagli Enti a seguito della rivalutazione e riprogettazione delle attività, con riavvio per circa 300 ragazzi in regione sui 400 totali. Verranno adottate le opportune modalità per salvaguardare la loro sicurezza, in modo da contribuire anche attraverso il Servizio civile universale alla gestione della straordinaria situazione di emergenza che il Paese sta affrontando, nel rispetto delle disposizioni emanate da Governo e Regione. Soprattutto in questo periodo di emergenza – come informa una nota Arc -, l’attività del servizio civile rappresenta un importante strumento per garantire supporto e assistenza alle comunità.

A tale riguardo, i progetti potranno essere rimodulati, identificando nuovi obiettivi. Se ciò non fosse praticabile – ha spiegato Riccardi -, dopo aver verificato la possibilità di impiegare i volontari in altri progetti propri, si potrà valutare l’opportunità di far operare i ragazzi in attività di altri enti titolari di accreditamento che sono attivi sullo stesso territorio o presso istituzioni pubbliche che segnalano esigenze specifiche o presso organizzazioni private senza scopo di lucro non accreditate, in una sorta di “gemellaggio”. Solo in via eccezionale il progetto potrà essere temporaneamente interrotto e riattivato non appena si ripristineranno le adeguate condizioni.
Le attività possono essere realizzate “sul campo” (cioè presso la sede originaria di attuazione del progetto o presso la sede di altro ente, anche sulla base di un gemellaggio), ottemperando a quanto previsto dalle normative vigenti in termini di spostamenti e di distanziamento sociale, oppure “da remoto” (quando il volontario opera nel luogo in cui dimora). Può avvenire che per una singola sede parte degli operatori volontari svolga attività sul campo e parte da remoto. Se l’operatore volontario presta servizio “sul campo” è necessario che sia dotato dei dispositivi di protezione individuale adeguati all’esposizione al rischio. Tra le attività, si va dal supporto da remoto nei compiti a bambini con difficoltà scolastiche ai contatti telefonici con i cittadini appartenenti a categorie fragili, ma anche consegna di spese o medicinali a domicilio e sviluppo di attività culturali e di intrattenimento.

Per tutti i progetti, e in via preventiva, è autorizzata una proroga per le attività di formazione generale e specifica rispetto alle tempistiche progettuali e possono essere rimodulate le ordinarie attività di monitoraggio e valutazione condotte dall’ente, comprese le verifiche previste e i relativi strumenti utilizzati per la misurazione dei livelli di apprendimento raggiunti nell’ambito delle attività formative. La Regione, attraverso il Servizio politiche per il terzo settore e Infoserviziocivile, sta svolgendo un ruolo di accompagnamento e supporto degli enti, favorendo un lavoro di rete, sviluppando prassi comuni, informando sulla normativa e cercando di dare risposte alle richieste dei vari soggetti.

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In copertina, il vicegovernatore Riccardi dalla sede della Protezione civile di Palmanova.

Da Opi nazionale 37mila mascherine filtranti per gli operatori Fvg

Trentasettemila mascherine filtranti FFP2 sono arrivate, nella mattinata di ieri, alla sede di Trieste dell’Opi, Ordine delle Professioni Infermieristiche, da parte della Federazione Nazionale Fnopi nell’ambito del progetto avviato con il Ministero della Salute e con il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus: una mobilitazione che mira a garantire a livello nazionale e capillare l’approvvigionamento dei dispositivi personali di protezione per gli operatori sanitari impegnati in queste settimane in prima linea negli ospedali, nelle case di cura, nelle residenze per anziani e nelle case.
«Si tratta del quantitativo inviato da Fnopi per l’intera regione Friuli Venezia Giulia – ha precisato il presidente Opi Trieste, Flavio Paoletti –. Ci siamo quindi immediatamente mobilitati per coordinare la distribuzione con invio anche alle sedi di Gorizia (5.000), Udine (15.000) e Pordenone (8.500). Sono 8.500 le mascherine FFP2 che resteranno a Trieste, e saranno così distribuite: un migliaio all’Ircss Materno Infantile Burlo Garofalo, 7.000 ad Asugi Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano-Isontina, che provvederà a distribuirle internamente, e 500 resteranno nella nostra sede per coordinare l’approvvigionamento destinato ai liberi professionisti che fanno capo ad Opi. È importante sottolineare, come ci ha indicato la Federazione nazionale, che la distribuzione è stata operata sulla base del contesto e delle necessità del territorio, ma non a copertura di eventuali carenze nelle strutture ospedaliere, o in sostituzione degli obblighi dei datori di lavoro: si tratta di risorse da utilizzare con cura, e parsimonia, per gli operatori sanitari impegnati nelle situazioni di maggiore rischio ed esposizione sul territorio, a cominciare dalle strutture residenziali. Sarà proprio Asugi, infatti, a garantire la consegna degli opportuni quantitativi alle residenze per anziani convenzionate delle province di Trieste e Gorizia». «Asugi – ha comunicato il direttore generale, Antonio Poggiana – ringrazia sentitamente Fnopi e Opi di Trieste per il supporto e l’impegno profuso per aiutare l’Azienda in questo particolare momento. Ribadisce, altresì, un caloroso grazie a tutti gli operatori sanitari costantemente impegnati in questa difficile battaglia».

Dettagli sul sito www.opitrieste.it
Tel. 040.370122

In copertina, il presidente di Opi Trieste Flavio Paoletti.