Alzheimer, la memoria smarrita: da tutt’Italia a Trieste 150 racconti

Raccogliere storie di memoria, in particolare quella fragile e perduta, riunire testimonianze di chi è stato o si trova accanto a un malato di Alzheimer è al centro dell’iniziativa letteraria avviata nei mesi scorsi dall’Associazione de Banfield di Trieste con la collaborazione di Alzheimer Italia e con il coordinamento Associazioni Alzheimer Fvg. Il Concorso Letterario “La nonna sul pianeta blu”, unico nel suo genere a livello nazionale, era aperto in questi mesi a chiunque volesse inviare un breve racconto dedicato alla “memoria smarrita”. L’Associazione de Banfield, impegnata da oltre trent’anni nel sostegno e l’ascolto delle persone anziane non autosufficienti, è in prima linea, infatti, anche nel sostegno a chi si prende cura dei malati di Alzheimer, i cosiddetti caregiver, e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica su una problematica che solo in Italia coinvolge circa 1 milione e 200 mila persone. L’Associazione ha aperto, inoltre, quattro anni or sono una struttura completamente dedicata alla malattia di Alzheimer e ai caregiver.

Michela Marzano

In questo contesto è nato il Concorso letterario “La nonna sul pianeta blu”, un titolo ispirato ad una frase pronunciata proprio da una caregiver nel gruppo di sostegno che frequenta nella struttura triestina: quando le parlo mi guarda senza capire e mi sembra se ne stia là, sul suo pianeta blu… La giuria del concorso – composta dai giornalisti Enrico Grazioli, Enzo D’Antona, Leopoldo Petto e Cristiano Degano (presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia), dalla docente di letteratura Maria Cristina Benussi, dalla scrittrice Carla Carloni Mocavero e dal geriatra Gabriele Toigo – è presieduta da Michela Marzano. Filosofa, accademica, saggista italiana, già vincitrice del premio letterario Bancarella (“L’amore è tutto. È tutto ciò che so dell’amore”), il suo ultimo romanzo, “Idda”, parla proprio di memoria perduta e di vite rimesse in discussione dopo la comunicazione della diagnosi di malattia di Alzheimer.

Al Concorso, che aveva chiuso i termini di partecipazione lo scorso 31 gennaio, sono giunti circa 150 racconti da tutta Italia. La giuria ha scelto i 20 racconti vincitori che saranno pubblicati il prossimo settembre in un libro editato in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer. I racconti selezionati provengono da persone residenti su tutto il territorio nazionale, tra Milano, Torino, Rho, La Spezia, Trieste, Udine, Alba, Como, le province di Lucca e Chieti, per citare quelle rappresentate dai vincitori.
Nell’ambito di questi 20 scritti, 4 racconti hanno ricevuto anche una menzione speciale. La presidente Marzano ne ha scelti 3, si tratta degli scritti: “Lei” – di Nausica Manzi di Motedorisio in provincia di Chieti; “Senza nome”, di Serena Barsotelli proveniente da Camaiore, in provincia di Lucca; e “La patente nel cassetto delle posate”, di un’autrice, Martina Lusi, ancora della provincia di Chieti (Mozzagrogna). La stessa Marzano ha espresso queste motivazioni: Lei: “Mi ha colpito per la delicatezza con cui viene raccontato il rapporto tra la voce narrante e Linda, la scrittura tersa, l’inno all’amore”, Senza nome: “Sono rimasta colpita dallo sforzo di narrativizzare soprattutto attraverso i dialoghi, che sono spesso una sfida per chiunque scriva”; La patente nel cassetto delle posate: “bello e intenso l’intreccio familiare tra padre, nipote e nonna, in cui si cercano di mostrare le reazioni diverse di fronte alla malattia di una persona cara”. L’Ordine regionale dei giornalisti, in giuria appunto con il presidente Degano, ha selezionato, invece, per la menzione speciale il racconto “Rosalba”. della triestina Patrizia Sorrentino.
Dei 20 racconti vincitori, altri 4 appartengono ad autori regionali: le triestine Erica Bonanni con “Questione di percezione”, Lucia Catalano con “Sempre bellissima” e Lulù Jacini con “Io e te”, e l’udinese Annarosa Di Guida con il racconto “Nina dammi la mano”.

Patrizia Sorrentino

 

Casa Zanussi, a Pordenone domani riaprirà l’atteso servizio mensa

Finalmente dal vivo, negli ambienti del centro Casa dello Studente Zanussi di Pordenone, l’attesissima riapertura del servizio mensa: dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 14. Da domani 25 maggio, con ottemperanza a tutte le norme di sicurezza, procedure di sanificazione e riorganizzazione luminosa e razionale delle postazioni grazie ai suoi ampi spazi, ben 280 metri quadrati. La mensa serve circa 80 mila pasti all’anno: a usufruirne, sono ben 22 mila studenti e 58 mila lavoratori, ma anche madri e famiglie. Nel 2019 i giorni di apertura sono stati 223 e 222 nel 2018.
Simpatici e creativi menù (per chi lo desiderasse può ricevere, come prima del lockdown per l’emergenza sanitaria da Coronavirus, la lista il giorno prima, richiedendola a info@centroculturapordenone.it) in ambienti ampi, accoglienti, puliti, giardino esterno, qualità e professionalità, e a prezzi bloccati. In attesa della apertura degli altri spazi della Casa e della ripresa di attività dal vivo delle associazioni, si spera che la mensa continui a essere un riferimento per studenti, lavoratori, adulti e famiglie, ancor più in tempi che si preannunciano complicati per l’emergere di nuovi bisogni sociali.

Segreteria operativa dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 14.30, telefonando allo 0434365687, per ogni informazione.

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In copertina e all’interno tre immagini di Casa Zanussi a Pordenone.

 

Trasporto persone in crisi: bene la Regione Fvg, ma ora si muova anche il Governo

di Gi Elle

Dalla Regione Fvg arriva una boccata d’ossigeno anche per il trasporto di persone, precipitato in una situazione molto preoccupante a causa dell’emergenza sanitaria da Coronavirus che ha bloccato ogni movimento, ma si tratta di importi minimi, del tutto insufficienti a ristorare le gravissime perdite del settore, per il quale si auspica che la Giunta Fedriga solleciti il Governo nazionale ad adottare misure concrete, appunto perché gli aiuti concessi finora «non allentano la drammatica crisi del comparto».
Gli operatori del trasporto persone – che in tempi normali sarebbero in queste settimane nel periodo di più intensa attività tra gite scolastiche, comitive di turisti, navi da crociera e turismo congressuale – commentano infatti le risorse che l’Amministrazione del Friuli Venezia Giulia ha deciso di destinare al terziario: «I 1.400 euro a fondo perduto per le imprese di trasporto non di linea sono certamente un sostegno utile in questo momento di drammatica crisi di liquidità. Fra l’altro, la Regione per prima ha preso in considerazione il nostro settore mentre invece, a livello nazionale, mancano provvedimenti che riconoscano la profonda crisi in cui le nostre imprese si trovano – sottolinea Luigi Donatone, coordinatore del settore trasporto persone per Confcooperative Fvg e presidente di una storica cooperativa di pullman turistici –, ma bisogna essere chiari: importi così minimali non fanno uscire dalla crisi. Per fare un esempio, l’importo annunciato è il costo di appena 4 mesi di assicurazione di un pullman turistico». Da qui, la richiesta di Donatone all’Amministrazione Fvg di farsi parte attiva con l’esecutivo nazionale.
«Chiediamo che la Regione solleciti il Governo ad adottare misure concrete per il nostro comparto che, al momento, è in una situazione disastrosa – aggiunge preoccupato Donatone -. Siamo in chiusura totale dal 24 febbraio. Oltre al blocco delle visite didattiche e d’istruzione scolastiche, soffriamo per la cancellazione dei servizi di trasporto persone per il turismo congressuale e crocieristico, per raduni e incoming. Il personale è in cassa integrazione e, peraltro, già a giugno termineranno le settimane di Cig autorizzata lasciando scoperti almeno due mesi nel periodo estivo. Quando si parla di turismo ci si dimentica forse che il nostro è un punto fondamentale della filiera. In tempi normali siamo noi a far muovere i tour organizzati e a supportare tutta la filiera turistica».

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In copertina, Luigi Donatone, coordinatore del settore trasporto persone per Confcooperative Fvg.

 

Passeggeri a distanza su bus, treni e metro? Da Gorizia la soluzione

di Claudio Soranzo

GORIZIA – Ancora un’azienda isontina agli onori delle cronache per un’idea ingegnosa in questi tempi difficili di emergenza sanitaria. A permettere il controllo degli accessi per garantire la distanza tra i passeggeri per la sicurezza su bus, treni e metro è la piattaforma ideata da Ermetris, un’azienda di Gorizia specializzata nel settore del “passenger information system”, che ha sviluppato la soluzione “CoViDS” (l’acronimo di Counting Video Distancing Solution), per viaggiare sul trasporto pubblico nel rispetto del distanziamento sociale. Una sicurezza sui mezzi di trasporto pubblico che proviene da una veloce quanto puntuale informazione. Quante sono le persone sul bus, ma anche quante ne potranno salire sulla prossima metro in arrivo. Non solamente quindi un contapasseggeri, ma anche una piattaforma Gateway con interfacce wireless capace di fornire in tempo reale i dati sugli accessi, permettendo così all’autista, o al responsabile del convoglio, di chiudere le porte e assicurare ai passeggeri di viaggiare nel rispetto del metro di distanza previsto.

Pamela Campoblanco

«E’ la soluzione sviluppata per rispondere alle esigenze del trasporto pubblico in questa fase di ripartenza – spiega Pamela Campoblanco, chief operating officer di Ermetris – coniugando le esigenze di mobilità con la necessità che i viaggiatori possano applicare il distanziamento sociale previsto dalle norme. Per farlo occorre un sistema informativo capace di indicare quando un bus (o una carrozza) ha raggiunto il limite di capienza previsto».
Lasciando a un lontano ricordo le immagini di autobus stracolmi e metropolitane dove i passeggeri stavano pigiati come sardine, oggi l’imperativo diventa contingentare le salite e le discese. «Per fare ciò, abbiamo unito due tecnologie: un contapasseggeri in grado di registrare gli accessi, in entrata e uscita, e il “Magneto” sviluppato da Ermetris. Si tratta di una piattaforma Gateway M2M basata su un microcontrollore PIC32 con interfacce wireless. L’abbinamento di queste due tecnologie permette di avere a disposizione un sistema che raccoglie i dati, li trasmette a un computer che li traduce su un pannello di controllo. Un determinato segnale permetterà di avere garanzie sulla disponibilità di spazio a bordo; un avviso di allerta, di contro, fermerà gli accessi assicurando gli standard previsti per il rispetto delle distanze.
Le informazioni raccolte potranno essere condivise anche con i passeggeri stessi attraverso il wi-fi. A esempio, le paline poste alle fermate potranno dare indicazioni sui posti disponibili sull’autobus in arrivo, come pure per le metropolitane. Non solo – aggiunge il direttore operativo di Ermetris -, è una soluzione che può essere facilmente adottata anche per regolamentare gli accessi alle banchine. Infatti, i tornelli posti all’ingresso della metro non recepiscono quale direzione prenderanno i viaggiatori; ponendo uno step successivo all’imbocco della banchina, si potrà garantire la sicurezza anche di chi aspetta il convoglio. Così anche nelle stazioni ferroviarie.
Nel rispetto dell’urgenza determinata dalla voglia di ripartire dei comparti economici, il sistema CoViDS di Ermetris è di rapida adozione. «Per i mezzi che già sono dotati di un contapasseggeri, si tratta solo di integrare il sistema con l’installazione del Magneto – afferma ancora Pamela Campoblanco -. Dovendo procedere con l’installazione di entrambe le tecnologie, Ermetris è pronta a predisporre un centinaio di mezzi nell’arco di un mese. In prospettiva di una riapertura delle scuole, che andrebbe a gravare ulteriormente sul trasporto pubblico, servirebbe già muoversi oggi per non trovarsi nell’impossibilità di garantire il servizio o di non rispettare le regole di distanziamento».

Fondata nel 2011, Ermetris è una giovane e dinamica azienda che opera nel settore ferroviario per la fornitura di prodotti a elevata tecnologia, al fine di migliorare il confort di bordo, la sicurezza e la comunicazione. Avviata da Claudio Borrello come start up nel settore del “passenger information system”, ha iniziato come distributore di prodotti di terzi per arrivare a progettare, assemblare e commercializzare prodotti innovativi per il settore ferroviario. Ciò permette a Ermetris di essere un “main contracting” nel settore.

 

Malignani superstar con due startup (green e tecnologica)

Malignani superstar. Al termine di una finale per la prima volta interamente digitale e interregionale, che ha coinvolto Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna, ben due su tre dei progetti vincitori sono stati quelli dell’Istituto di Udine: i vincitori del premio regionale Migliore Impresa JA di Impresa in azione sono andati a LeafLife e Comphouse, due startup a vocazione green e tecnologica create nell’ambito del programma di educazione all’imprenditorialità di Junior Achievement Italia. Che, nonostante l’emergenza Covid-19, non si è mai fermato, come la collaborazione con Cciaa di Pordenone-Udine, che ne condivide i valori, sostenendo i programmi di JA Italia, assieme alle associazioni territoriali di Confcommercio, Confindustria e Confartigianato.
Gli studenti dei due percorsi d’impresa ideati dal Malignani di Udine hanno convinto la giuria, formata da rappresentanti di aziende e professionisti (per la nostra regione c’erano il presidente del Comitato Giovani Imprenditori della Cciaa, Fabio Passon, il professor Emanuele Bertoni, delegato dell’ufficio scolastico regionale, e il responsabile del Centro Studi della Cciaa Pn-Ud, Mario Passon), suddivisa in tre panel e chiamata a valutare le idee presentate da 10 gruppi di studenti dell’Emilia Romagna, tre del Veneto e quattro del Fvg (di cui tre del Malignani e una del Ceconi). Altro vincitore il progetto Techvision dell’Istituto Luzzatti di Venezia.

«Siamo davvero orgogliosi dei nostri ragazzi – ha commentato il presidente della Cciaa di Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo -. Nonostante questo momento complesso e tutte le conseguenze che proprio su di loro sono ricadute, con l’isolamento, la chiusura delle scuole e la formazione a distanza, hanno saputo comunque impegnarsi nel progetto Ja realizzando interessantissimi percorsi d’impresa. Il loro impegno è per noi anche un forte simbolo di rinascita e speranza per il futuro. I dati sull’iniziativa imprenditoriale, in questo bimestre, non sono affatto incoraggianti, qui in Fvg, dunque confidiamo in questi giovani, nel loro entusiasmo, nelle loro idee e nella loro voglia e determinazione di fare impresa. Un’impresa che saprà sicuramente tener conto di quanto questa emergenza ci ha insegnato, mettendo insieme sviluppo, rispetto, sostenibilità e innovazione».

Giovanni Da Pozzo

Grazie a questi progetti innovativi, i “nostri” studenti parteciperanno alla prima storica finale nazionale virtuale BIZ Factory, il 5 giugno prossimo, attraverso un evento digitale in cui affronteranno virtualmente le classi finaliste delle altre regioni italiane per il titolo di Migliore Impresa JA 2020.
Attenzione all’ambiente e alle persone, come detto, al centro di tutti i migliori progetti d’impresa presentati dai ragazzi. «La nostra impresa, chiamata LeafLife-JA – spiegano gli studenti del Malignani valutati dal Panel A sul sito di Impresa in Azione, rinviando al sito https://leaflifecoinfo.wixsite.com/website –, realizza un sistema integrato che monitora la quantità di acqua delle piante in vaso, realizzato in bioplastica ecosostenibile. Ci rivolgiamo a tutte le persone che desiderano ottimizzare la cura delle proprie piante, limitando gli inutili sprechi di acqua, rendendo possibile la convivenza tra natura e tecnologia». Per quanto riguarda CompHouse, il progetto ha anche un nome simpatico, in friulano: Ledanâr 2.0 (in sostanza, la versione moderna e smart del compost più tradizionale). Si tratta di «una compostiera – spiegano gli studenti rinviando per dettagli al sito https://aziendacomphouse.wixsite.com/home – progettata per garantire la risoluzione di disagevoli problematiche rilevate nei composter attualmente sul mercato, quali l’emanazione di cattivi odori, la lentezza del processo di decomposizione e la scarsa praticità che si può riscontrare sia nell’estrazione del compost che nella pulizia della compostiera stessa». Più di 250 studenti dal Fvg hanno partecipato al programma senza farsi fermare dall’emergenza di questi mesi. Insegnanti e Dream Coach, per cui si ringraziano l’impegno e l’entusiasmo dei manager d’azienda volontari delle associazioni del territorio – Confcommercio, Confindustria, Confartigianato –, hanno potuto guidare i ragazzi nello sviluppo del loro progetto anche a distanza grazie alla forte expertise maturata negli anni da Junior Achievement nell’ambito della didattica digitale. Attraverso la tecnologia hanno potuto dar vita a vere e proprie Startup creandone il relativo prodotto o servizio, che hanno presentato, a una giuria qualificata alla Fiera regionale, la finale locale di Impresa in azione.
Grazie a questi progetti innovativi, gli studenti parteciperanno come detto alla prima finale nazionale virtuale BIZ Factory, il 5 giugno affrontando le classi finaliste delle altre regioni italiane per il titolo di Migliore Impresa JA 2020. La classe vincitrice avrà, inoltre, l’opportunità di percorrere il ponte verso l’Europa che questa iniziativa offre e avrà l’onore di rappresentare l’Italia a livello europeo nella JA Europe Company of the Year Competition in una stimolante esperienza virtuale internazionale in Portogallo.

IMPRESA IN AZIONE è il più diffuso programma di educazione imprenditoriale per tutte le tipologie di scuola superiore, riconosciuto dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) come “Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO)”. In 17 anni ha coinvolto oltre 100 mila studenti italiani, 400 mila all’anno in tutta Europa e, in Italia, ha generato nell’anno scolastico 2018/2019 oltre 750 mini-imprese di studenti, ognuna delle quali ha realizzato un prodotto o un servizio con un buon potenziale di mercato. In Friuli – Venezia Giulia Impresa in Azione è sviluppato grazie al prezioso contributo di Accenture, BNY mellon, BTMU, Campari, EY, HSBC, Italia Camp, Tim, Zurich, Unioncamere.
Riconosciuto dalla Commissione Europea come “la più efficace strategia di lungo periodo per la crescita e l’occupabilità dei giovani”, nell’anno scolastico 2018/2019 ha visto la partecipazione di oltre 14.000 studenti, con l’aiuto di oltre 400 volontari aziendali.

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In copertina e qui sopra ecco due immagini dell’edificio d’ingresso dell’Istituto Malignani a Udine.

Coronavirus, a Grado un milione e mezzo per famiglie e attività

di Gi Elle

Grado vive soprattutto di turismo e Coronavirus ha assestato un colpo durissimo al settore, con riflessi su tutta l’economia dell’isola mettendo in gravi difficoltà molti residenti. E, proprio per venire incontro a questa crisi senza precedenti, la civica amministrazione ha stanziato 1 milione e mezzo di euro per dare un aiuto alle famiglie e alle attività produttive della città balneare, ottenendo i relativi fondi anche attraverso un inasprimento dell’Imu sulle seconde case. Il tutto è contenuto nel bilancio di previsione 2020 che è stato approvato dalla giunta municipale e verrà sottoposto all’esame del consiglio comunale la prossima settimana. Si tratta – come sottolinea l’esecutivo – di un bilancio atipico rispetto al passato, e non potrebbe essere altrimenti vista l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Nel contempo, lo strumento economico-finanziario prevede anche 11 milioni di investimenti che avranno ricadute positive per aiutare a uscire dalla pesante situazione.

Il sindaco Dario Raugna.

“Abbiamo stanziato circa 1 milione e mezzo di euro – spiega il sindaco Dario Raugna – che verranno distribuiti equamente in un fondo tributario rivolto alle attività economiche e un fondo sociale dedicato alle famiglie. Abbiamo istituito un fondo tributario proprio per dare seguito all’impegno che abbiamo assunto con le categorie economiche, sancito inoltre con un voto in consiglio comunale relativamente ad una mozione. Questo fondo prevede 750 mila euro che concorreranno al dimezzamento della Tari, all’abbattimento della Tosap e all’azzeramento della tassa di pubblicità: di questi, 350 mila euro provengono dall’avanzo libero trasportato sulla parte corrente, 230 mila euro dai trasferimenti regionali proprio per Tosap e Tari, 150 mila euro dai proventi dell’imposta di soggiorno 2019. I restanti soldi provengono dalle nostre economie, ovvero dal taglio che abbiamo fatto di tutte le attività non essenziali e dall’aumento dell’Imu per le seconde case di un mezzo punto (lo 0,5 %), che indicativamente graverà sui non residenti per meno di 40 euro l’anno, ma che per noi ha significato ricavare 350 mila euro da destinare alla nostra comunità. Parallelamente, abbiamo attivato i controlli sulle ‘false’ residenze dove sono emerse 500 posizioni discutibili che saranno oggetto di verifica”.

“Il fondo sociale – illustra ancora il primo cittadino gradese – concorrerà ad aiutare i molti cittadini che in questo momento non stanno lavorando e sono in difficoltà. La stagione dovrebbe ripartire anche se a scartamento ridotto, ma siamo consapevoli del fatto che, essendo una località turistica, se saltiamo questa stagione il prossimo treno passerà soltanto nel 2021: nel mezzo c’è un inverno. Nel frattempo, stanno arrivando ulteriori misure dalla Regione e dallo Stato che potremo incamerare in assestamento, ma nel frattempo ci siamo adoperati per dare risposte concrete al nostro paese: ci tengo a sottolineare che si tratta di soldi veri, non sono proclami”.
“Questo bilancio – conclude il sindaco Raugna – ha dovuto tener conto, inoltre, di minori ricavi per il Comune di Grado: abbiamo previsto infatti di incassare il 35% in meno dai parcheggi, da cui ordinariamente incassavamo 1 milione e 200 mila euro. Voglio ringraziare i miei assessori che hanno rinunciato a una parte cospicua dei loro introiti per favorire questi due fondi, e gli uffici per l’ottimo lavoro svolto poiché sono riusciti a far quadrare i conti in questa situazione non facile”.

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In copertina, il municipio di Grado.

Il Friuli artigiano si rimette in moto: riaperte 2.673 aziende

di Gi Elle

Il Friuli finalmente riparte e anche l’artigianato prova a rimettersi in moto dopo il lunghissimo di blocco, che ha causato danni enormi all’economia della nostra regione. Ieri, in provincia di Udine, sono state riaperte infatti 2.673 imprese, con 5.583 addetti, che risultavano completamente sospese o potevano operare solo parzialmente. Lo ha fatto sapere Confartigianato-Imprese Udine che ha fornito i dati elaborati dal proprio Ufficio studi su rilevamenti Unioncamere-Infocamere. Nel dettaglio, si tratta di 1.633 imprese artigiane che sono rimaste completamente sospese per tutta la fase di lockdown. Queste aziende, che fanno riferimento soprattutto a mestieri dei servizi alla persona, danno lavoro a 2.852 addetti, di cui 1.127 dipendenti.
Da ieri sono riaperte al pubblico anche 368 imprese dell’alimentare, ossia 208 take away e 160 pasticcerie e gelaterie, che potevano operare solo per asporto o con consegna a domicilio e in cui sono occupati 1.173 lavoratori di cui 681 dipendenti. Si aggiunge un bacino potenziale di 672 imprese artigiane, con 1.558 addetti, dei comparti artistico, moda e arredo casa, che finora, per un’errata interpretazione governativa – ha sottolineato Confartigianato-Imprese Udine – potevano vendere solo su internet o per corrispondenza, mentre da ieri hanno potuto riaprire le botteghe anche per la vendita-diretta al dettaglio.
«Con la fine del lockdown – afferma il presidente Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, Graziano Tilatti – inizia la sfida della ripartenza, ci aspettiamo di lavorare in un clima di serena collaborazione con le autorità ispettive, che hanno il compito di controllare certo ma anche di sostenerci in questo momento difficile, perché solo insieme potremo riuscire a rilanciare il Paese. Noi imprese ci metteremo la nostra consueta voglia e capacità di fare, alle istituzioni chiediamo di sostenerci e di pagare rapidamente le casse integrazioni,perché più di tutto abbiamo bisogno che i consumi ripartano, che i cittadini tornino a spendere e che lo facciano qui da noi. A loro chiediamo – ha concluso – di avere fiducia nell’artigiano di prossimità, di privilegiare i consumi a chilometro zero».

Ieri mattina, in occasione della riapertura, sono stati girati a Udine due video all’interno del salone di parrucchieri “Studio moda capelli”. In uno parla il presidente Tilatti, nell’altro il titolare del salone Ivan Penz. Possono essere scaricati entrambi al primo link riportato qui sotto; al secondo, invece, ci sono alcune immagini, girate sempre nella mattinata di ieri, all’interno dello stesso salone, con i primi clienti, e alla gelateria Gusto Antico, di via Cividale. Questi i link:

https://wetransfer.com/downloads/37aae114e81845a49492707ae416685320200517145349/4a4a53e9c50d455f123790464190bb8420200517145419/ee5aec

https://wetransfer.com/downloads/7238b3d5aa65050dbbb24c59ef0a079920200518081732/2aaf2b8337f070c3f1cc7acabcda4cee20200518081750/7896fc

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In copertina e qui sopra il presidente Tilatti e parrucchieri a distanza di sicurezza in rispetto delle norme.

(Foto Petrussi)

Alzheimer e Covid-19: CasaViola diventa una App per smartphone

CasaViola, aperta dall’Associazione De Banfield di Trieste, nel 2016, in pochi anni è diventata un punto di riferimento per i caregiver, le persone che si trovano ad affrontare, spesso all’improvviso, tutte le complesse attività necessarie per prendersi cura di un familiare con demenza. Dalle consulenze individuali, al supporto psicologico, alle attività per il benessere del caregiver, ai gruppi di autoaiuto, alla formazione: nessuna dimensione del prendersi cura è trascurata.
CasaViola collabora ad ampio raggio con enti di ricerca e istituzioni, locali, nazionali ed europei, per diffondere una cultura dementia-friendly e per migliorare costantemente la qualità dei servizi che offre. In questi tempi di isolamento forzato, si sono sospese di necessità le attività in sede, ma contemporaneamente si è lavorato per offrire la continuità dei servizi attraverso webinar, consulenze telefoniche o in videochat, articoli e video postati sui canali social dell’Associazione. In questo contesto matura l’ultima novità di CasaViola, un’applicazione per smartphone che rappresenta un ulteriore mezzo di contatto fra le famiglie e gli operatori, ma non solo.
L’idea di un’App era sorta già qualche tempo prima del lockdown grazie al supporto di un giovane sviluppatore triestino per alleggerire almeno un po’ la vita dei caregiver, con piccoli servizi dedicati. La pandemia ha portato un’accelerazione, e in poche settimane è già pronto il lancio di una prima versione. Per il momento sarà riservata agli utenti di CasaViola, con una sezione per le notizie generali che riguardano il mondo dell’Alzheimer e delle demenze, all’interno della quale è attiva una sezione “Covid-19” per la gestione degli aspetti legati alla pandemia. C’è un promemoria che si può personalizzare per ricordare visite mediche, assunzione di farmaci o qualsiasi altro evento, un calendario che ricorda le attività di CasaViola con la possibilità di iscriversi direttamente e una sezione dedicata a semplici esercizi per ridurre lo stress e regalarsi qualche minuto di benessere.
Un tutor informatico sarà a disposizione di chi avrà bisogno di aiuto per l’installazione e la messa in opera, anche se è stata pensata per utilizzo molto semplice: non si vuole certo che la App rappresenti un ulteriore stress!

Suor Rosalba è tornata a casa: l’affettuoso abbraccio della sua Nimis

di Giuseppe Longo

NIMIS – Suor Rosalba è tornata a casa, fra la sua gente, che l’ha riabbracciata con commozione e affetto. E ora riposa in quel cimitero che ospita anche le spoglie di suor Luigia Falomo e suor Camilla Bendoni, la madre superiora che l’accolse a Nimis nel 1939, quando vi arrivò diciottenne, prima ancora di prendere i voti nell’Ordine di Maria Bambina. “Adesso è fra le braccia di Dio Padre – ha detto monsignor Rizieri De Tina, durante i funerali celebrati ieri pomeriggio proprio nel camposanto, dopo la veglia nella scuola materna parrocchiale -, ma non credo che vi rimarrà a lungo perché anche lassù si rimetterà a lavorare, come ha sempre fatto per i nostri bambini accompagnando la sua vita di preghiera”. Va infatti detto che suor Rosalba, durante la sua lunga esistenza protrattasi fino alla soglia del secolo, ha applicato alla lettera, al femminile, la regola benedettina “Ora et labora”.

Monsignor Rizieri De Tina…

… e il sindaco Gloria Bressani.

Oltre all’arciprete, ha preso la parola il sindaco Gloria Bressani per esprimere il dolore e la gratitudine di tutta la comunità che ha beneficiato per ben 62 anni della preziosa presenza di suor Rosalba, un sentimento bene riassunto nella motivazione della cittadinanza onoraria che il Comune di Nimis le aveva conferito tre anni fa. C’è purtroppo il rammarico di non averla potuta riavere per l’ultimo scorcio di vita, come lei tanto desiderava, a causa di una serie di circostanze sfavorevoli, non ultima questa emergenza sanitaria, come è emerso anche dalle parole commosse di Antonella Bozzato, che con la suora, per tanti anni, ha avuto il privilegio di un legame speciale, tanto da mantenere costanti contatti anche in questi anni di sofferta lontananza.  “Grazie a lei – ha detto – ogni porta, pur chiusa, si apriva. E, nel suo nome, questo è continuato anche dopo la sua partenza”. Affettuose parole di ricordo anche da parte di Gianni Paganello e Rita Monai. Tutti loro, con altrettanto rammarico e con accenti diversi, hanno tratteggiato la figura di questa piccola, grande suora che rimarrà indelebile nei cuori di quanti l’hanno conosciuta nell’Asilo infantile che monsignor Beniamino Alessio istituì con coraggio mentre infuriava la Grande Guerra. Una scuola materna che suor Rosalba, rientrata a Nimis dopo la parentesi udinese alla Casa dell’Immacolata, ha diretto fino a quando le forze glielo hanno consentito, prima di ritirarsi, con dispiacere, per il meritato riposo richiesto dall’età molto avanzata. E gli occhi li ha chiusi a Bassano del Grappa, assistita dalle consorelle di Casa Gerosa che hanno inviato alla comunità un messaggio di partecipazione al suo cordoglio, fatto proprio anche dalle suore della materna di Fagagna che hanno voluto essere presenti per dirle il loro “mandi”.

Il saluto di Antonella Bozzato.

Adesso suor Rosalba – nata Cepparo, a Casarsa della Delizia, il 19 gennaio 1921 – è dunque tornata finalmente a casa, riaccolta in quella scuola materna che l’ha vista instancabile per oltre sessant’anni. E ora riposa in quella tomba che Nimis ha voluto riservarle per averla sempre con sè. “Perché ci ha tanto amati – aveva detto ancora il parroco all’omelia -, ma anche Nimis le ha voluto bene e ne ha ricambiato l’affetto”.

Suor Rosalba a Bassano in febbraio.

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In copertina, la sorridente immagine di suor Rosalba che accoglieva nell’Asilo dove era stata allestita la camera ardente.

Volpe sotto i Gelsi e Slow Food: un pasto che aiuta i poveri

Cresce la solidarietà in tempi di emergenza Coronavirus: la fattoria didattica e sociale La Volpe sotto i Gelsi di San Vito al Tagliamento ha attivato il nuovo servizio di “Pasto Sospeso” assieme ai ristoratori che fanno parte della Condotta Slow Food del Pordenonese. I clienti della cooperativa sociale possono pagare un pasto completo, che sarà realizzato con i prodotti della fattoria sociale da alcuni cuochi e quindi donato alla Caritas Diocesana di Concordia Pordenone oppure ai Servizi Sociali del territorio. Un’altra iniziativa col cuore de La Volpe sotto i Gelsi che, nelle ultime settimane, ha anche rifornito settimanalmente di prodotti coltivati secondo il metodo biologico, anche nel proprio orto in conversione, oltre 500 famiglie con le consegne a domicilio nei periodi in cui il lockdown era più esteso.

Un volontario del progetto solidale.

“Mutualità e resilienza sono caratteristiche intrinsece della nostra cooperativa sociale e per questo – hanno spiegato Marco Cepparo, responsabile de La Volpe, e Paolo Emilio De Simon, ideatore di questo progetto – vogliamo dare, in questa Fase 2 dell’emergenza, un segnale forte di assistenza alle famiglie che fanno più fatica a tirare avanti. Abbiamo colto al volo la proposta di Roberto Peduto, presidente della Condotta, e grazie ai cuochi dell’Alleanza SLow Food che si sono resi disponibili, ovvero Dario Martina dell’Osteria da Afro a Spilimbergo, Federico Mariutti dell’Osteria Turlonia di Fiume Veneto e Mady Lena dell’Antica Trattoria Vigna di Castelnovo del Friuli, abbiamo ideato questo nuovo kit solidale: chi vorrà potrà donare non solo del cibo, ma addirittura un pasto completo già cucinato e pronto per essere mangiato a persone in difficoltà, regalando loro speranza e un sorriso”. Già da subito sarà possibile acquistare il nuovo kit (Pranzo Sospeso Slow Food) composto da primo, secondo e un contorno o dolce al costo di 15 euro. Le pietanze saranno cucinate e confezionate dai cuochi con prodotti dell’orto della Volpe sotto i Gelsi oppure quelli coltivati biologicamente dalle aziende del territorio e che vengono venduti nelle ceste BioKit.

“Si tratta di un’iniziativa di solidarietà per chi si trova in difficoltà economica – ha aggiunto De Simon -, ma anche di una forma di sostegno ai produttori locali e al mondo della ristorazione. Vogliamo in particolare ringraziare i ristoratori nostri partner in questa nuova iniziativa, perché prepareranno i piatti con loro ricette, i prodotti del nostro orto coltivati secondo i metodi della coltivazione biologica e prodotti tradizionali regionali al costo vivo, come segnale di solidarietà. Ci fa piacere anche raccontare – ha concluso De Simon – che abbiamo appena consegnato due Biokit completi di prodotti alimentari e di prima necessità alla Caritas di Casarsa, regalati da due nostri utenti. Speriamo che altre persone aderiscano a queste nostre iniziative, per dare vita ad un circolo di solidarietà su tutto il nostro territorio”.

Il Casale di San Vito al Tagliamento.

Per iscriversi al servizio, è sufficiente inviare un messaggio whatsapp al numero 340.3352556, scrivendo il proprio nome e la provenienza e si verrà subito ricontattati. In alternativa si può fare tutto via computer o smartphone, cliccando al seguente link https://tinyurl.com/LeCestedellaVolpe-BioKit per iscriversi al servizio e ricevere tutte le istruzioni necessarie.

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In copertina, la consegna del Biokit alla Caritas di Concordia-Pordenone.