Alla Tessitura Carnica la solidarietà Fvg per riavviare il lavoro

Tutto il sistema economico regionale si unisce in supporto della ripresa in tempi brevi dell’attività alla Tessitura Carnica. Il riavvio della produzione nello storico stabilimento di Villa Santina, distrutto da un incendio lo scorso 22 luglio, è stato infatti il tema al centro di una riunione che si è tenuta a Tolmezzo nella sede del Consorzio Carnia Industrial Park, alla presenza dell’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, del presidente e del direttore del Consorzio, della Camera di commercio di Pordenone-Udine, di Confartigianato e dei rappresentanti del sistema finanziario.

La Regione Fvg – come informa una nota Arc – ha rinnovato la propria vicinanza e solidarietà, attivandosi per la costituzione di un tavolo di lavoro tra i rappresentanti delle principali categorie economiche regionali, e della montagna in particolare, con l’obiettivo di assicurare in tempi rapidi la ripartenza della produzione, in quanto l’azienda rappresenta una realtà importante della storia e della tradizione carnica che non va perduta. Il primo passo sarà quello di trovare una nuova sede produttiva, anche se provvisoria. Sul tavolo ci sono varie ipotesi: alcuni capannoni potrebbero essere disponibili all’interno dell’area industriale di Amaro, in alternativa, si cercano spazi privati in affitto a canone di solidarietà nella stessa Villa Santina. Camera di commercio e Confartigianato daranno il proprio aiuto nel recupero di alcuni telai antichi.

Il riavvio dell’attività produttiva è comunque vincolato – conclude la nota – alla conclusione delle indagini in corso sull’incendio e alla definizione di alcuni aspetti tecnico-giuridici e assicurativi. La Regione coordinerà la messa in rete delle iniziative dei vari soggetti coinvolti che potranno dare soluzione ad aspetti logistici, finanziari e occupazionali, così che almeno una parte della produzione artigianale possa essere riavviata entro poche settimane.

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In copertina e qui sopra pregiati prodotti della Tessitura Carnica.

Le Fondazioni bancarie e Coronavirus: a Bologna anche la leader Carigo

Bologna ha ospitato l’Annual Meeting delle Fondazioni di origine bancaria di tutta Italia, con relatori di particolare livello come Giovanni Gorno Tempini, presidente Cassa Depositi e Prestiti, Nicola Giammarioli, segretario generale Meccanismo Europeo di Stabilità (il famoso Mes), Francesca Puglisi, sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Antonio Misiani, viceministro dell’Economia e delle Finanze. Ai lavori ha partecipato anche la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia Roberta Demartin, coordinatore del Comitato piccole e medie Fondazioni di Acri e dei vertici della stessa, con il presidente Francesco Profumo e il direttore Giorgio Righetti.
Il meeting, organizzato da Itinerari Previdenziali, realtà indipendente che da oltre 10 anni opera in attività di ricerca, formazione e informazione nell’ambito del welfare e dei sistemi di protezione sociale, ha avuto lo scopo di fornire un percorso di riflessione sia sulla situazione economica, sia su quella sociale inevitabilmente intrecciata alla prima, affrontando il tema “L’attività istituzionale delle Fondazioni, tra continuità e innovazione, alla prova del Coronavirus”.

L’incontro, aperto dal professor Albero Brambilla, presidente del centro ricerche Itinerari Previdenziali, uno dei massimi esperti italiani in tema di previdenza, ha preso le mosse proprio dall’impatto sanitario e socio-economico causato della pandemia di Covid-19, che ha messo a dura prova la tenuta del “welfare” italiano, e ha evidenziato ancora una volta il ruolo centrale nelle politiche di “welfare territoriale” delle Fondazioni di origine Bancaria, prontamente intervenute in questa emergenza sia singolarmente sia mettendo a fattor comune le proprie risorse tramite un intervento di sistema avviato da Acri, dimostrando di essere, oltre che investitori istituzionali per eccellenza, rari se non unici investitori territoriali soprattutto nel sociale.

Roberta Demartin, in particolare, è intervenuta con una riflessione su “La collaborazione delle Fondazioni con i soggetti istituzionali pubblici e privati”, rilevando come fino a tre decenni fa non esistesse in Italia un soggetto privato che si prendesse cura del bene comune e che promuovesse e accompagnasse lo sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità di riferimento e dell’intero Paese. La presidente della Fondazione Carigo ha sottolineato come sia fondamentale l’azione di “cucitura dei territori” svolto dalle Fondazioni, le quali, affiancando e promuovendo le organizzazioni del Terzo settore nella loro attività quotidiana, realizzano e consolidano esperienze di sussidiarietà sui territori e promuovono progetti a forte innovazione sociale. «Oggi più che mai – ha sottolineato Roberta Demartin – le Fondazioni devono essere portatrici di visioni strategiche nuove e all’altezza dei tempi. Senza un rinnovato impegno a svolgere questi faticosi compiti, esiste il rischio che qualcuno, da fuori o dall’alto, costringa le Fondazioni verso altri obiettivi, forzandone la natura e soprattutto la loro autonomia».

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In copertina, l’intervento di Roberta Demartin e all’interno due immagini del meeting di Bologna.

Camera di Commercio Pn-Ud: Agrusti subentra a Pavan

di Gi Elle

Michelangelo Agrusti, 67 anni, di Casarsa della Delizia, è il nuovo vicepresidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine. Ieri, infatti, il consiglio dell’ente ha provveduto alla sostituzione di Giovanni Pavan, il quale aveva ufficializzato davanti all’assemblea le dimissioni dall’esecutivo. Rinuncia che ha quindi comportato una nuova nomina in giunta, sempre per il settore “industria”: quella, appunto, del consigliere Agrusti, presidente di Confindustria Alto-Adriatico, il quale nella riunione di giunta convocata subito dopo il consiglio è stato nominato, appunto, vicepresidente. Per l’uscente Pavan, che resta comunque nel consiglio camerale, si tratta di «un “disimpegno” meditato da tempo, che ho ritenuto opportuno posticipare – ha detto, non senza emozione – poiché il complesso iter di unificazione con Udine non era giunto ancora al termine. Ma ora le condizioni sono cambiate, sono più tranquillo». Il consiglio, anche attraverso le parole del presidente Giovanni Da Pozzo, con un applauso ha ringraziato Pavan per l’impegno profuso in tanti anni al servizio del sistema camerale regionale.

Giovanni Pavan, 75 anni, attualmente leader della Fondazione Pordenonelegge, è stato infatti presidente della Camera di Commercio di Pordenone dal 2004 al 2018 e di Unioncamere del Friuli Venezia Giulia nel triennio 2015 – 2017, anni difficili che, dice, «abbiamo affrontato impegnandoci nel costante perfezionamento e miglioramento della qualità dei servizi e nella gestione la più oculata possibile delle risorse camerali». Fatti positivi che secondo Pavan hanno consentito «anche nei periodi più bui di intervenire nelle numerose criticità del territorio anche con l’erogazione di significative risorse economiche». Risultati che «vanno ascritti alla professionalità dei dipendenti con cui ho avuto il piacere di lavorare le cui performance sono state più volte riconosciute nel confronto interno al sistema camerale italiano. A loro va tutta la mia gratitudine».

Da parte del presidente Da Pozzo, «un ringraziamento sentito a Pavan – ha commentato –, che anche nei momenti più complessi del percorso di accorpamento tra le Camere di Pordenone e Udine ha sempre dimostrato la sua correttezza e lealtà ed è sempre stato validissimo rappresentante del suo territorio. Si è speso molto per la sua tutela e valorizzazione, anche e soprattutto in campo culturale, e affinché fossero garantite nella fusione tutte le peculiarità, le eccellenze e le iniziative di promozione locali, che infatti abbiamo sempre riconosciuto e avallato con convinzione. Di certo – ha concluso Da Pozzo – continuerà a portare la sua autorevolezza ed esperienza all’interno del consiglio camerale e lo ringraziamo per la preziosa collaborazione che continuerà a garantire al nostro ente, pur in un ruolo diverso. Parimenti, diamo il benvenuto in giunta ad Agrusti, pronto senza dubbio a raccogliere il testimone e a portarlo avanti con le capacità che tutti conosciamo».

Giovanni Pavan (a destra).

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In copertina, Michelangelo Agrusti, nuovo vicepresidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine.

Casarsa, Cesarin resta alla guida del Piccolo Principe

La cooperativa sociale “Il Piccolo Principe” di Casarsa della Delizia ha rinnovato le cariche sociali tracciando il bilancio del 2019, guardando al futuro con l’obiettivo di rimanere sempre accanto alle persone per rispondere ai loro bisogni. Riconfermato presidente Luigi Agostino Cesarin che avrà al suo fianco Paola Ferracin in qualità di vicepresidente, Chiara Muccin, Elisa Paiero e Giacomo Trevisan come consiglieri. Come annunciato durante l’assemblea, il nuovo consiglio di amministrazione passa così da 7 a 5 amministratori, nel quadro di un nuovo assetto organizzativo generale che verrà realizzato nei prossimi mesi. Al Cda si affiancherà una direzione con il compito di tradurre le strategie e gli obiettivi individuati dal consiglio d’amministrazione in obiettivi operativi per i diversi servizi, rafforzando l’autonomia dei responsabili di servizio oltre che di ogni singolo socio lavoratore.
“Il 2019 è stato un anno ricco di sfide impegnative, trend proseguito nel 2020 a causa della crisi accentuata dall’emergenza Coronavirus che tutti stiamo affrontando – afferma il presidente Cesarin –. Alcuni settori della nostra realtà hanno sofferto maggiormente, come ad esempio il settore B di “servizio alle aziende e produzione lavoro” finalizzato all’inserimento lavorativo: il fatturato si è dimezzato rispetto all’anno precedente, anche a causa della crisi del settore manifatturiero/tessile e per questo abbiamo dovuto fare domanda di cassa integrazione. Ciò che più conta, però, è che il bilancio globale della cooperativa si chiude in positivo. Nonostante le difficoltà, abbiamo una base di riferimento valoriale e patrimoniale sufficientemente solida da consentirci di affrontare i mesi rimanenti del 2020, ma anche di strutturarci per gli anni futuri, che si prospettano già impegnativi”.
La fotografia della cooperativa sociale Il Piccolo Principe vede 87 soci con 8 nuovi arrivi, di questi 50 sono i soci lavoratori, 20 i volontari, 15 i lavoratori svantaggiati e 2 i beneficiari. Le persone sono al centro della mission della cooperativa che nel 2019 ha potuto contare anche sul supporto di 290 volontari. Sono stati 2.819 i beneficiari dei servizi socio-educativi (minori, giovani, disabili eccetera), di cui il 47% sono persone residenti nel Comune di Casarsa. Infine, sono state 74 le persone coinvolte in percorsi di integrazione socio-lavorativa, di cui 43 i lavoratori svantaggiati e 6 lavoratori di pubblica utilità.

“Durante il lockdown siamo riusciti a non chiudere completamente – aggiunge Cesarin – e siamo stati in grado di rispondere con nuove proposte e nuove modalità di intervento, in particolare alla fattoria didattica e sociale La Volpe sotto i Gelsi dove abbiamo rinforzato il servizio, molto apprezzato, della consegna a domicilio di cassette di frutta e verdura coltivate biologicamente. Poi, le attività di supporto a distanza fatte dagli educatori del Centro Socio-occupazionale per persone con disabilità, sia verso gli utenti che le loro famiglie, supplendo alla sospensione del servizio in presenza che ha riaperto solo a metà giugno. Il sostegno socio-educativo pomeridiano (il doposcuola) e i Progetti Giovani hanno avuto la necessità di reinventarsi nel modo di operare per supportare la didattica a distanza e le relazioni con i ragazzi, soprattutto con quelli più in difficoltà. La rete attivata da anni con scuole, servizi sociali e realtà del territorio ha avuto la sua importanza nel sostenere le azioni degli educatori e nel garantire buoni risultati e un profondo riconoscimento sociale. Dando uno sguardo ai diversi servizi della cooperativa, il Laboratorio verde, La cucina delle Fratte ed Equosolda Fvg hanno evidenziato una riduzione della loro attività, pur continuando ad operare per l’intero periodo di lockdown (salvo pochi giorni), così come il Servizio di accoglienza richiedenti asilo che ha continuato ad assistere i due nuclei ancora presenti. Infine, ha dovuto subire uno stop La Bottega Il Piccolo Principe che aveva predisposto un piano di rilancio a seguito del trasferimento della sede avvenuto lo scorso anno, ma ora è pronta a ricominciare con nuovi prodotti e iniziative”.

“Il nuovo consiglio d’amministrazione – conclude Cesarin – si prefigge anche di accompagnare la cooperativa in una costruttiva fase di passaggio intergenerazionale, in grado di mantenere e rinnovare i sogni e l’idealità originaria, adattandoli alle necessità e alle caratteristiche sociali e imprenditoriali dello spirito cooperativistico. In un periodo di crisi come questo, oltre a trovare nuovi canali lavorativi, è importante anche curare e motivare “vecchi” e nuovi soci, rinsaldando gli apprendimenti cooperativi, in modo tale da costruire basi solide per il futuro, caratterizzato da cambiamenti rapidi, necessità di flessibilità, continua lettura della realtà e dei bisogni, senza perdere di vista l’attenzione alle persone e alle comunità di appartenenza. Sicuramente una sfida, forse utopica; ma l’utopia fa parte dei valori fondanti della nostra cooperativa ed è quel motore che spinge a sognare con i piedi per terra e la mente aperta ai cambiamenti e ad avventure nuove”.

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In copertina il presidente Luigi Cesarin e qui sopra il nuovo consiglio di amministrazione.

Confartigianato Udine a fianco di Sappada e delle sue 45 imprese

Guarda alla montagna Confartigianato-Imprese Udine e in particolare a quella di Sappada, new entry in Friuli Venezia Giulia, che i vertici dell’associazione di categoria hanno appena visitato incontrando il sindaco Manuel Piller Hoffer al quale hanno offerto la massima collaborazione. Sostegno alle imprese esistenti – 45 in tutto quelle artigiane insediate nell’ex cittadina veneta per un totale di 92 addetti – e supporto nello sviluppo di un nuovo modello di gestione della futura area artigianale. Un’area che nelle intenzioni dovrebbe consentire a Sappada di riunire in un unico luogo le piccole e piccolissime imprese, al momento dislocate senza ordine sul territorio comunale, ma che «stentiamo a far partire per via di problemi urbanistici» ha fatto sapere Piller Hoffer, spronando il presidente provinciale di Confartigianato, Graziano Tilatti, ad offrire la massima collaborazione all’amministrazione comunale. «Sia per sbrogliare la matassa delle questioni urbanistiche – ha detto Tilatti – sia per immaginarne la gestione futura. Non ci servono più zone con infrastrutturazione pesante, abbiamo bisogno invece di ripensare quelle esistenti in funzione di una maggiore flessibilità dei capannoni, di una loro possibile trasformazione nel tempo, anche in ottica green, e di realizzarne ex novo in chiave innovativa».

Sappada in questo senso potrebbe far da apripista. «L’idea di un’area artigianale – ha ricordato Piller Hoffer – nasce circa 15 anni fa come volontà degli amministratori locali su spinta degli operatori. Abbiamo soprattutto attività che girano intorno al turismo: falegnamerie, segherie, aziende edili, idraulici, elettricisti. La volontà è quella di partire con un’area innovativa». «Un’area in cui – è il suggerimento avanzato dal presidente Tilatti – potreste dar gambe a un consorzio volontario con un moderno modello di gestione: basta cattedrali nel deserto, bisogna iniziare a costruire, anche con l’aiuto del pubblico, capannoni più piccoli, ritagliati sulle reali necessità di chi andrà ad utilizzarli e concederli a canone calmierato. Il tutto per arrivare dopo un certo periodo di tempo all’acquisto o alla restituzione del bene così che possa essere riadattato e utilizzato da altri. In questo modo – ha aggiunto il leader degli artigiani friulani – eviteremo i casi di fallimenti seguiti da capannoni che restano vuoti e creano un danno non solo alle imprese, ma anche alle pubbliche amministrazioni e al territorio».

Tilatti, che a Sappada è stato accompagnato dal consigliere delegato di Confartigianato Servizi Fvg, Daniele Cuciz, dal segretario di Confartigianato-Imprese Udine, Gian Luca Gortani, dalla coordinatrice delle zone Paola Morocutti e dal direttore del Cata Fvg, Alessandro Quaglio, ha – come detto – offerto a Piller Hoffer massima collaborazione. Non a parole, ma con i fatti: aprendo dall’autunno un recapito dell’associazione e organizzando in collaborazione con il Cata un incontro pubblico durante il quale illustrare le varie linee contributive attivate dalla Regione Fvg, le convenzioni e i servizi dell’associazione nonché le novità relative al microcredito, figlie della recente operazione messa a segno da Confartigianato Udine assieme a Friulia, Cassa Centrale Banca, Confidi Gorizia e Confartigianato Fvg.

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In copertina e qui sopra l’incontro dei vertici di Confartigianato Udine con gli amministratori di Sappada.

 

Coop Casarsa, passa il bilancio 2019: realtà in salute da cent’anni

Una realtà solida e attiva da un secolo, che ha affrontato con coraggio le settimane dell’emergenza Covid-19: Coop Casarsa, nata nel 1919 come spaccio di paese e ora gruppo con 14 punti vendita tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, ha concluso le assemblee annuali per i suoi oltre 16 mila soci. Il fondamentale appuntamento per la vita della cooperativa, che di consueto si svolgeva a fine maggio, a causa di Coronavirus è slittato a fine luglio. Domenica scorsa, nel teatro Pier Paolo Pasolini, i soci della provincia di Pordenone (lungo la settimana analoghe assemblee si sono svolte per quelli della provincia di Udine a Faedis e per quella di Treviso a Francenigo) hanno approvato all’unanimità il bilancio 2019, chiuso in sostanziale pareggio (più mille euro).

Mauro Praturlon, presidente di Coop Casarsa, è intervenuto assieme al vicepresidente Cesare Giavi, al direttore Piergiorgio Franzon e per il collegio sindacale Antonio Cancellieri. Segretaria della riunione è stata Serena Panzarella. “Nel 2019, anno del centenario, abbiamo confermato il nostro posizionamento sul mercato – ha commentato il presidente Praturlon –, grazie anche alle nostre radici mutualistiche che ci fanno scegliere dai nostri soci e clienti per la spesa di prossimità. È stato importante essere riusciti ad organizzare l’assemblea, rispettando tutte le normative sanitarie, per non perdere il contatto con la base sociale”.
Inevitabile un’analisi, oltre che dell’anno passato, anche dei primi mesi di quest’anno. “Durante il lockdown – ha spiegato Praturlon – siamo stati al fianco della clientela garantendo un servizio primario con i nostri supermercati, sia nei Comuni più grandi che nei paesi più piccoli. In queste ultime realtà, spesso siamo stati gli unici alimentari a disposizione della cittadinanza, soprattutto per la parte più anziana. Sono stati mesi impegnativi, per i quali ringrazio particolarmente i dipendenti per l’impegno prezioso. Da parte nostra, abbiamo voluto dare oltre al servizio anche un altro aiuto, donando ai Comuni in cui siamo attivi 30 mila euro in buoni spesa alle famiglie in difficoltà a causa della crisi determinata dal Covid-19”.

Il presidente Mauro Praturlon.

La cooperativa è attiva a Casarsa, San Giovanni, Fiume Veneto, Cordovado, San Martino al Tagliamento, Lestans, San Quirino, Marsure, Pravisdomini, Goricizza, Porpetto, Ruda, Faedis e Francenigo. Nel 2019 ha celebrato con vari eventi il suo centenario e pubblicato un libro celebrativo, che è stato donato ai soci presenti alle assemblee assieme a un buono spesa da 15 euro.
Questi i dati del 2019 di Coop Casarsa: i soci sono aumentati di 284 unità, arrivando a quota 16 mila 452; il fatturato di poco inferiore ai 26 milioni di euro; in aumento la mutualità, ovvero l’incidenza dei soci sul totale dei clienti, elemento cardine per l’attività di una cooperativa di consumo (61,06% a fronte del 60,72 dell’anno precedente); oltre 25 mila euro di donazioni, mentre ai soci sono stati “girati” oltre 2 milioni 600 mila euro di convenienza tramite promozioni e offerte dedicate. La ricaduta occupazionale è di 119 dipendenti.

Inoltre, è stato anche donato al Banco Alimentare del Friuli Venezia Giulia un assegno di 3 mila euro destinati ai più poveri dagli stessi soci tramite la raccolta punti e con un’integrazione della cooperativa. Per il proseguimento del 2020 è stato annunciato da Franzon, nell’esposizione dei dati commerciali e nella successiva discussione, il restyling dei negozi di Casarsa e San Martino come fatto a inizio anno a San Giovanni, interventi che mirano a rispondere alla concorrenza nella grande distribuzione che in Friuli Venezia Giulia, rispetto al resto d’Italia, è molto elevata.
Hanno portato il loro saluto all’assemblea, lodando l’azione di Coop Casarsa a partire dalla gestione dell’emergenza coronavirus durante il lockdown a favore della comunità, il sindaco di Casarsa, Lavinia Clarotto, il vicepresidente di Confcooperative Pordenone Pietro Tomaso Fabris, in rappresentanza del presidente Luigi Piccoli, e Alessio Di Dio, direttore regionale della Lega delle Cooperative in rappresentanza del presidente Livio Nanino.

La sede di Casarsa della Delizia.

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In copertina e all’interno tre immagini dell’assemblea al Teatro Pasolini.

La Tessitura Carnica non si piega: per ripartire avrà accanto la Regione Fvg

La Tessitura Carnica, il cui stabilimento è stato pochi giorni fa devastato da un incendio, ha tutta la volontà di reagire con forza e nel minor tempo possibile a questo momento avverso, anche mediante il reperimento di una sede di emergenza al fine di garantire una rapida ripresa della produzione e, quindi, il mantenimento del mercato. E per fare questo potrà contare sull’appoggio della Regione Fvg la quale ha assicurato la sua vicinanza ai titolari e alle maestranze della storica azienda che rappresenta un frammento della tradizione imprenditoriale della montagna friulana sviluppata da Jacopo Linussio, ed è un simbolo della capacità di innovare delle genti della Carnia, quello di un’azienda che, per decenni, aveva dato lavoro a migliaia di famiglie del territorio montano. È quanto evidenziato – come informa una nota Arc – dall’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, nel corso di un incontro con il Comune di Villa Santina, i rappresentanti delle categorie economiche della Carnia e lo stesso imprenditore tessile, Giuseppe Tonon. Che, all’indomani del rogo, aveva ricevuto solidarietà e appoggio da Confartigianato-imprese Udine, attraverso il presidente Graziano Tilatti.

L’assessore regionale Sergio Bini.


Tra le ipotesi avanzate, appunto quella di individuare una collocazione provvisoria dello stabilimento, sempre nel Tolmezzino, per consentirne il riavvio e permettere all’azienda di mantenere la clientela internazionale già acquisita nel tempo. L’obiettivo è anche quello di salvaguardare la prosecuzione di una tradizione locale che è una delle note distintive dell’arte dei mestieri della montagna friulana e dell’intero Friuli Venezia Giulia. La Tessitura Carnica è infatti custode di una lunga tradizione sviluppatasi a partire da Villa Santina, specializzata nella realizzazione di tessuti particolari, richiesti e ricercati nel mondo, che tuttora vengono prodotti con telai antichi, non essendo possibile eseguire lo stesso tipo di lavorazione con quelli moderni.

La Regione ha voluto essere presente sul posto fin dalle prime ore successive al devastante incendio, per testimoniare l’attenzione del Friuli Venezia Giulia rispetto alla volontà dell’imprenditore di riprendere a breve l’attività, anche per non disperdere un patrimonio che fa parte della storia e della cultura del territorio della Carnia e dell’intera regione: l’azienda aveva infatti festeggiato pochi anni fa il mezzo secolo di vita. La presenza dell’esponente dell’Esecutivo Fedriga è servita anche per ricordare le iniziative messe in campo dalla Regione Fvg a favore dell’economia. Nell’occasione, è stato ribadito che la disponibilità dei fondi previsti dall’Unione Europea per gli interventi a ristoro dei danni causati dal Covid-19, e di quelli che saranno predisposti dalla nuova Programmazione comunitaria, non potranno che rappresentare l’occasione per ripensare le strategie economiche del Paese, come del Friuli Venezia Giulia. Questi fondi potranno consentire anche alla realtà locale di riposizionarsi su modelli di competitività che l’hanno fatta affermare dopo un altro periodo difficile per questa terra, qual è stato quello successivo al terremoto del 1976.

Accanto a ciò, è stato ricordato che la Regione sta ridefinendo una legge “Sviluppoimpresa” che, se non fosse intervenuta la pandemia, sarebbe stata già messa a disposizione del tessuto economico-produttivo del Friuli Venezia Giulia. Norma che dovrà essere ripensata, riproposta e aggiornata rispetto al nuovo quadro socio-economico. Ma non potrà che prevedere misure rivolte alle categorie economiche a rischio, o che comunque necessitano di un impulso verso nuovi percorsi di crescita e sviluppo, a vantaggio di soggetti che l’Amministrazione regionale non mancherà di individuare assieme alle categorie economiche come ha fatto proprio con la Tessitura Carnica, riunendo a un tavolo tutte le componenti interessate. E tra le azioni possibili per il rilancio dell’economia della montagna figura anche un nuovo assetto dei Consorzi industriali, perché siano sempre più in grado di stare al fianco di coloro che intendono investire in nuova imprenditorialità o mantenere la competitività delle loro aziende.

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 In copertina e qui sopra pregiati tessuti dell’azienda di Villa Santina.

Pordenone, ripresa e sviluppo dopo l’emergenza nell’augurio degli emigranti

La giovane virtuosa del violino Laura Bortolotto, originaria di Prata di Pordenone e attualmente accademista all’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese, ha dedicato attraverso un video molto apprezzato un brano ai corregionali scomparsi a causa del Covid-19. Così, anche il suo è stato un ricordo affettuoso per chi non c’è più unito alla voglia di guardare al futuro attraverso le visioni dei manager che stanno affrontando, in Friuli Venezia Giulia e nel mondo, le nuove sfide dell’innovazione: questi gli spunti emersi nel 43° Incontro dei corregionali all’estero dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti, che sabato alla Fiera di Pordenone è avvenuto con un’innovativa formula tra pubblico presente, rispettando le disposizioni di sicurezza, e online con persone collegate non solo dall’Italia ma anche da Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Usa, Sudafrica, Svizzera, Uruguay e Venezuela, Paesi in cui sono attivi i Segretariati dell’Efasce. L’incontro è stato organizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli, nonché con il patrocinio del Comune di Pordenone, della Camera di commercio di Pordenone-Udine e della Diocesi di Concordia-Pordenone.

Laura Bortolotto

Il saluto di Gregoris

“Connessi per creare il futuro: l’apporto dei corregionali all’estero per la ripartenza del Friuli Venezia Giulia” è stato il titolo scelto per la serata condotta da Massimo De Bortoli e che si è aperta con il saluto del presidente dell’Efasce, Gino Gregoris. “Dopo il Coronavirus – ha affermato nel suo indirizzo di saluto – abbiamo l’occasione di ripensare il futuro per il nostro territorio, forti anche dei collegamenti con i nostri corregionali, sia quelli di recente emigrazione che con quelli dell’emigrazione storica o loro discendenti di seconda e terza generazione. Gli spunti e le visioni fornitici dall’Incontro 2020 li svilupperemo nel corso del prossimo anno, quando forse non potremo viaggiare molto all’Estero ma terremo sempre i contatti con i nostri Segretariati e organizzeremo diverse iniziative online, dai corsi d’italiano a un progetto, che stiamo elaborando, di prospettive di sviluppo legate all’Expo 2021 a Dubai”.

Massimiliano Fedriga

E delle Istituzioni Fvg

Con un videomessaggio ha portato il proprio saluto il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha rimarcato l’importanza dell’azione dell’Ente nei rapporto con i nostri emigrati (messaggi video anche dall’assessore regionale ai corregionali Pierpaolo Roberti e dall’onorevole Luca Sut). Presente invece in sala il vicegovernatore Riccardo Riccardi, il quale ha ricordato come la Regione sia stata un esempio per la gestione della crisi Coronavirus, grazie anche a una cittadinanza pronta a rispettare le regole e che adesso, con una presenza di nuovi contagiati riconducibili per la gran parte a casi d’importazione, occorre non drammatizzare ma neanche sottovalutare la situazione, promuovendo una sorveglianza sanitaria omogenea assieme agli altri Paesi. Citando il senatore Mario Toros, che così si era espresso ai tempi del terremoto del 1976, ha infine sottolineato come gli emigranti del Friuli Venezia Giulia si siano fatti apprezzare nel mondo e questo ha fatto scattare allora come adesso una grande solidarietà internazionale.
Il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin, sulla stessa linea, ha ricordato il grande ruolo dei corregionali all’estero come ambasciatori della nostra terra, mentre monsignor Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia Pordenone, ha sottolineato l’importanza di continuare a dialogare tra i vari Paesi di accoglienza e di incontrarsi anche con la formula innovativa scelta per il convegno 2020. Presente anche in rappresentanza del Comune di Pordenone il vicesindaco Eligio Grizzo, a testimonianza del proficuo rapporto dell’Efasce con i Comuni del territorio di cui la città, come Grizzo ha ricordato, è capofila, felice di collaborare con Efasce per il mantenimento dei contatti con i corregionali. Presenti in sala diversi sindaci e amministratori locali di altri Comuni del territorio, nonché consiglieri regionali (come Emanuele Zanon e Chiara Da Giau). Presenti pure gli Enti amici Giuliani nel Mondo, con il direttore Fabio Ziberna, e l’Unione Emigranti Sloveni, con la presidente Graziella Coren.

L’inizio dei lavori.

Lo sprone di Confindustria

Nella sua prolusione d’apertura lavori, “Accompagnare il Friuli Venezia Giulia fuori dall’emergenza: realismo e innovazione”, il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti ha annunciato lo studio di un piano per i prossimi 200 giorni che gli industriali italiani presenteranno al Governo riguardo l’utilizzo dei fondi del Recovery fund europeo. Ha inoltre spronato a investire in innovazione, a partire dalla scuole di ogni grado fino al 5G che non deve essere demonizzato e a riflettere sugli squilibri dello smart working tra colletti bianchi che possono portarsi il lavoro a casa e colletti blu che invece devono rimanere in azienda. Sulla ripresa, ha detto che ci sono segnali confortanti per il manifatturiero locale, con ordini che arrivano sino a fine anno, magari rallentati ma comunque presenti, mentre alcune aziende stanno vivendo un boom, citando l’esempio della Jacuzzi di Valvasone Arzene che sta ricevendo tanti ordini per mini-piscine. Ha infine rivolto un invito a mantenere vivo il dialogo con realtà che stanno soffrendo come il Venezuela, in cui vivono molti corregionali.

Autorità e relatori.

Preziose testimonianze

Tanti spunti interessanti dal dialogo con i manager attivi in Friuli Venezia Giulia o che da qui sono partiti vedendo apprezzato il loro talento all’estero. Paolo Vernier, presidente della Midj Spa, azienda del settore arredamento di Cordovado, ha ricordato i suoi inizi in un pollaio adattato a primo laboratorio suggerendo ai giovani di prepararsi per partire nei loro progetti con il piede giusto. Sul lockdown ha raccontato di come abbia permesso alla sua azienda di prendere strade nuove: è stata allestita una sala multimediale per tenere i contatti giornalieri con clienti, agenti e fornitori in tutto il mondo e uno showroom digitale per presentare i prodotti. Sul Made in Italy ha confermato come sia sempre apprezzato per il gusto del bello che viene riconosciuto ai nostri prodotti, e in particolare a quelli del Nordest per l’abilità nel creare in poco tempo novità.
Anna Bortolussi, pordenonese general manager di Amazon Europe Market Place, ha raccontato di come sia fiera delle sue radici friulane, tanto da utilizzare, quando deve spiegare all’estero da dove proviene, l’espressione “una regione che è la Silicon Valley italiana”, visto che le start up odierne sono quello che imprenditori illuminati del passato facevano qui partendo con le proprie aziende familiari. Anche lei deriva da una di queste, essendo figlia di imprenditori, e dalle sue esperienze internazionali ha rimarcato il concetto della cultura del fallimento, che all’estero non è visto in negativo purché sia rapido e poco costoso: si tentano nuove strade senza paura, ma se si vede che non danno risultati si passa rapidamente ad altro, arricchiti comunque da nuove esperienze.
Concetto che ha riportato anche Massimo Pascotto, pordenonese a capo di Sas Labs, il laboratorio interno di start up della Scandinavian Airlines: nel presentare in videocollegamento dalla Svezia alcuni dei progetti più innovativi che ha seguito recentemente (su tutti quello del primo passeggero imbarcato in aereo facendo il check-in con un microchip), ha spiegato come l’innovazione “costi” comunque impegno, ma ha messo l’accento anche sugli acceleratori digitali per sviluppare le idee e su come sia fondamentale anche una visione ampia che trascenda le singole competenze tecniche, citando l’esempio visionario di Steve Jobs.
Massimo Baù di Cecchini di Pasiano, professore associato alla Business school di Jönköping (Svezia), pure videocollegato, ha invece raccontato come nel mondo sia apprezzata la specificità italiana delle aziende familiari, che sono circa il 60%. Mentre Lisa Roman, vicepresidente dell’Efasce di Philadelphia, ha rimarcato l’importanza per i giovani discendenti degli emigranti della prima generazione di mantenere vivo l’uso della lingua italiana.

Settore della platea.

L’auspicio per il 2021

Conclusioni affidate, infine, alla vicepresidente di Efasce Luisa Forte: “Il lockdown ci ha portato a provare nuove strade per la nostra azione di vicinanza ai corregionali: con il lavoro di squadra che ha caratterizzato gli ultimi mesi vogliamo continuare, all’insegna dell’elasticità e freschezza che abbiamo potuto toccare con mano nelle esperienze di questo Incontro 2020”.
Ricordiamo che l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti, fondato nel 1907, è il punto di riferimento per coloro che sono partiti dai paesi tra i fiumi Livenza e Tagliamento in cerca di una nuova vita, senza però dimenticare il proprio legame con la terra d’origine. Ha Segretariati attivi in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Romania, Usa, Sudafrica, Svizzera, Uruguay e Venezuela. L’ultima edizione dell’incontro tra corregionali “in presenza”, quella del 2019, era stata ospitata a Caneva con un grande piacere di incontrarsi per i 150 partecipanti. E ora la speranza è quella di potersi ritrovare fisicamente nel 2021, una volta superata definitivamente questa dura emergenza sanitaria causata dalla pandemia.

Lo stemma dell’Efasce.

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In copertina, ecco il saluto del presidente Gino Gregoris.

I tre popoli tornano sul Monte Lussari: “Maria liberaci da questo virus”

di Giancarlo Martina

TARVISIO – «Stiamo lottando per uscire dall’inquietante pandemia che ha colpito anche tutti i popoli europei. Invochiamo la Vergine delle Grazie perché ci liberi da questo male. Ed invochiamola, con altrettanta fede, perché questa prova a cui ci ha sottoposto il Coronavirus sia un passaggio di purificazione che rinnova nelle popolazioni europee la linfa della fede cristiana della quale il Santuario di Monte Lussari è da tanti secoli un faro luminoso posto al confine dei tre popoli». Con queste accorate parole ha concluso ieri la sua omelia l’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato, in occasione del tradizionale pellegrinaggio che quest’anno ha celebrato il 660° anniversario di fondazione del celebre Santuario mariano. Con il titolare della Chiesa friulana c’erano anche monsignor Stanislav Zore, arcivescovo metropolita di Lubiana, e i vescovi, monsignor Josef Marketz, di Gurk-Klagenfurt, e monsignor Jurij Bizjak, di Koper (Capodistria). Al solenne rito hanno partecipato poco meno di trecento fedeli e accanto ai friulani c’erano, come è consuetudine, anche tanti austriaci e sloveni. Ma va ricordato che al raduno di cinque anni fa c’erano almeno duemila persone. Chiaramente la pandemia ha influito parecchio sull’afflusso dei pellegrini. Come allora, la Messa è stata celebrata su un altare all’aperto dinanzi all’immagine della Madonna del Lussari che al termine della cerimonia, in processione, è stata riportata nel Santuario molto amato dai tre popoli.

«Eccellenze e cari fratelli e sorelle – ha esordito monsignor Mazzocato -, Caifa, con un cinico calcolo politico, dichiara la condanna a morte di Gesù: “Non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. Anche se innocente, Gesù doveva essere sacrificato per evitare che con la sua predicazione i miracoli provocassero un intervento armato dei romani contro il popolo ebraico. L’evangelista Giovanni commenta che Caifa, senza volerlo, pronunciò una grande profezia sul significato della morte di Gesù. Egli stava consegnandosi liberamente alla morte a favore di tutti i figli di Dio. Essi si erano dispersi a causa del peccato e Gesù, come il Buon Pastore, dava il suo sangue sulla croce per riunirli e formare un nuovo popolo di Dio. Dall’alto della croce, prima dell’ultimo respiro, egli donò anche sua Madre ai figli che si riunivano attorno a lui. Sul Calvario nasce, così, la Chiesa formata da tanti figli di Dio uniti attorno a Gesù che dona loro il suo corpo e il suo sangue e attorno a Maria che, come ogni madre, si prodiga perché i suoi figli siano uniti e concordi. A buona ragione, perciò, Maria merita il titolo di “Madre dell’unità”. Con questo titolo la invochiamo in questa Santa Messa. La preghiamo da questo Santuario di Monte Lussari che da 660 anni è un segno di unità posto nel cuore del continente europeo. E’ il “santuario dei tre popoli” che nei secoli hanno formato l’Europa; diversi tra loro per lingua e tradizioni ma uniti dalle comuni radici cristiane che questo Santuario ricorda».

L’arcivescovo metropolita di Udine ha poi aggiunto: «Eredi di una millenaria tradizione cristiana e di tanti pellegrini che ci hanno preceduto nei secoli sul Monte Lussari, ci siamo oggi riuniti per testimoniare che i popoli europei possono avere ancora una speranza di unità e di solidarietà reciproca se si riconoscono tutti figli di Dio raccolti sotto la croce di Gesù e il manto della Vergine Madre. Siamo qui, poi, per pregare Maria, Madre dell’unità, per tutta l’Europa che sta attraversando un momento delicato e decisivo che può consolidare o, al contrario, disgregare la sua unità». E ancora: «Invochiamo, prima di tutto,l’intercessione della Madre dell’unità sulle Chiese e le comunità cristiane radicate dentro i popoli europei. I vescovi che concelebrano questa Santa Messa ne rappresentano già quattro di grande tradizione: la Chiesa di Lubiana, di Capodistria, Gurk-Klagenfurt e la Chiesa friulana, erede della Chiesa Madre di Aquileia. Ma tante altre Chiese cattoliche formano una grande rete di fede e di comunione sul territorio europeo. Ad esse si aggiungono le Chiese ortodosse e le comunità cristiane nate dalla Riforma. “Siano una cosa sola perché il mondo creda”, pregò Gesù prima di entrare in agonia nell’orto del Getzemani. Se le Chiese e le comunità cristiane, che si riconoscono nell’unica fede in Gesù e nell’unica devozione a Maria, cresceranno nella comunione tra di loro, esse saranno una sorgente feconda di unità per tutta l’Europa del terzo millennio».

«Affidiamo, poi, all’intercessione di Maria – ha infine sottolineato monsignor Mazzocato – tutti i politici e gli amministratori che in questo momento sono chiamati a governare i destini dei loro popoli. Tocca a loro difendere e potenziare il grande progetto di un’Europa unita come una sinfonia di tradizioni e culture diverse irrorate dall’unica linfa vitale che è il Vangelo di Gesù. Quando questa linfa viene meno, cominciano a scorrere liquidi tossici che infettano la società fino a corrompere anche le leggi che dovrebbero salvaguardare il bene comune. Purtroppo, non possiamo non constatare che questa intossicazione delle menti, dei cuori e delle coscienze è in atto con segni preoccupanti. Pensiamo all’offuscamento del senso della dignità della persona dal suo concepimento alla sua morte fisica, a certi stravolgimenti del significato della famiglia, alla miopia nel vedere i bisogni dei più deboli, degli “scarti” secondo il linguaggio di Papa Francesco».

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In copertina e all’interno alcune immagini del pellegrinaggio dei tre popoli avvenuto ieri sul Lussari.

“Il giro del mondo… da San Giorgio della Richinvelda” per 40 bambini

“Il giro del mondo… da San Giorgio della Richinvelda” è il tema del centro estivo coordinato dalla cooperativa sociale Il Piccolo Principe e gestito dalla Scuola dell’infanzia Immacolata Concezione della Parrocchia di Rauscedo in collaborazione con l’amministrazione comunale. Il centro estivo è un viaggio alla scoperta del mondo che passa attraverso l’esercizio fisico e le attività all’aria aperta, anche grazie ad una collaborazione con l’associazione polisportiva Basket San Giorgio della Richinvelda, il tutto nel rispetto dei protocolli sanitari legati all’emergenza Covid-19.
Il campus si svolge nella struttura della scuola secondaria di primo grado di San Giorgio e coinvolge una trentina di bambini a settimana per un totale di 40 iscritti. Le attività sono partite il 29 giugno e termineranno il 31 luglio per un totale di cinque settimane. Tutto corre attorno al tema scelto per questa edizione 2020 del campus estivo, ovvero “ Il giro del mondo da qui”. “Si è pensato al fatto che la diffusione del Coronavirus ci ha costretti a stare fermi – fa sapere Daiana Turla, coordinatrice del Piccolo Principe -, ma non ci impedisce di conoscere ed immaginare luoghi diversi e lontani attraverso storie, video, giochi e creazioni manuali”. Durante le cinque settimane di attività e giochi, i bambini sono seguiti da 4 animatrici appoggiate da ben 3 volontari. 
“Oltre ad attività manuali e di giochi strutturati – spiega ancora Daiana Turla -, è stata proposta una collaborazione con l’associazione polisportiva Basket di San Giorgio della Richinvelda, che ha messo a disposizione un allenatore, il quale, due mattine alla settimana, propone attività motoria e gioco per bambini con esercizi ed attività strutturate e divertenti”. Una collaborazione che arricchisce la proposta educativa dedicata ai bambini dai 6 agli 11 anni di età. “Ci teniamo poi a sottolineare – conclude la coordinatrice – che le animatrici sono tutte giovani ragazze del territorio che stanno mettendo a servizio la loro esperienza formatasi negli anni precedenti negli stessi centri estivi del comune, ma anche nelle associazioni di volontariato locali, e lo stanno facendo con grande entusiasmo e capacità di coinvolgere i nostri bambini”.

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In copertina e qui sopra alcuni bambini impegnati nel centro estivo.