Tumore al seno, a Grado una “panchina rosa” invita le donne alla prevenzione

(g.l.) Non c’è soltanto il Coronavirus, o Covid che dir si voglia, a turbare la nostra vita. Ci sono anche altre patologie molto gravi, tanto che, per fermare l’attenzione all’universo femminile, ottobre è “consacrato” alla prevenzione del tumore al seno. Così anche Grado ha voluto fare la sua piccola ma significativa parte, inaugurando una “panchina rosa” con doga blu, ai Giardini Marchesan, nell’ambito appunto delle iniziative di sensibilizzazione per la campagna condotta nel mese appena concluso proprio per la prevenzione della terribile malattia.

Federica Lauto


Oltre all’illuminazione rosa del Municipio in piazza Biagio Marin, considerato il periodo di emergenza sanitaria che stiamo attraversando e l’impossibilità di organizzare eventi pubblici, Federica Lauto, assessore alle Pari Opportunità e alla Famiglia ha promosso proprio l’inaugurazione di una “panchina rosa” nel centro cittadino: “Questa iniziativa nasce dall’idea di una donna toscana che ha perso la figlia per tumore al seno e che ha fondato in sua memoria l’associazione Annastaccatolisa. Un giorno la mamma di Anna Lisa si è seduta su una panchina e ha pensato di donarne una speciale alla sua città, per ricordare ogni giorno alle donne di prendersi cura della propria salute. La nostra panchina, seconda in regione dopo quella di Gorizia, è un segno per sensibilizzare tutti e tutte all’importanza della prevenzione del tumore al seno ed è inoltre un bellissimo arredo urbano. Grazie all’associazione Andos che segue le donne (e anche gli uomini come vuole significare la doga blu) operate di tumore al seno”.
Erano presenti all’inaugurazione anche alcune volontarie dell’associazione Andos Gorizia, tra cui la presidente Rosa Benedetic: “Il nostro obiettivo – ha detto – è sostenere le donne operate al seno e tutte le attività di prevenzione perché riuscire a fare una diagnosi precoce può cambiare completamente la vita. Per questo è importante prendersi cura della propria salute, fare un periodico controllo senologico e partecipare allo screening mammografico. In questo anno particolare, in cui non possiamo incontrarci di persona, nel mese di novembre continuerà la nostra opera di sensibilizzazione e cercheremo di portare il contributo di alcuni specialisti attraverso delle conferenze sulla pagina facebook della nostra associazione”. Per la realizzazione dell’opera durante il “mese rosa” ha collaborato anche il servizio Manutenzioni del Comune di Grado.

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In copertina e qui sopra la “panchina rosa” appena inaugurata a Grado.

Successo di “Future Forum”, un’edizione a distanza ma più vicina a tutti

Come cambiano le relazioni internazionali, i mercati e le rotte commerciali, e quali nuovi assetti geopolitici influenzeranno l’economia e la finanza? Come saranno organizzate le città e i territori del prossimo futuro? Quale sarà l’impatto dell’automazione sulla produzione e della tecnologia su scuola e lavoro, e come conciliare ambiente, produzione e vita quotidiana? Ma soprattutto: come impatta l’emergenza Covid in tutto questo e come sta incidendo sul corso degli eventi, modificandone inevitabilmente la rotta rispetto a quella che ci eravamo immaginati? Queste grandi domande hanno mosso l’edizione 2020 di “Future Forum”, il festival di idee e progetti per il futuro voluto e realizzato fin dal 2010 dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine, manifestazione che si è da poco conclusa in una versione inedita: 10 mini-approfondimenti di circa 15 minuti, trasmessi in Tv dal 5 al 16 ottobre, raccontati sul giornale e condivisi sui social dell’ente camerale, di Telefriuli e Messaggero Veneto, media che hanno collaborato, appunto, alla creazione e diffusione delle puntate. A curare l’edizione, Impactscool, prima impresa italiana che si occupa di ricerca, consulenza e formazione sul Futures Critical Thinking, con la partecipazione in studio della ceo e cofondatrice Cristina Pozzi, imprenditrice sociale, divulgatrice e attivista con l’obiettivo di influenzare positivamente la società, Young Global Leader 2019-2024 del World Economic Forum.

Future Forum 2020 ha visto la partecipazione di 14 ospiti nazionali e internazionali, esperti di ciascuno dei temi trattati nelle 10 puntate, assieme a 18 tra i principali interlocutori delle istituzioni, dell’economia e delle imprese del Fvg. «Già prima che si manifestasse la pandemia – ha commentato il presidente Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo – avevamo immaginato una versione televisiva per rinnovare il nostro festival, normalmente svolto tramite incontri in presenza, per cercare di portare la nostra riflessione direttamente nelle case dei nostri cittadini, e con l’emergenza sanitaria si è confermata la validità di questa formula. Volevamo propagare in modo più capillare e facilmente fruibile da tutti, in qualsiasi momento, le nostre riflessioni e speriamo di esserci riusciti. Confidiamo – ha concluso Da Pozzo – possano rappresentare spunti per analisi, per idee e proposte, anche in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo, come cittadini, come imprenditori, lavoratori e operatori della nostra economia». «Stiamo vivendo un momento di discontinuità rispetto al recente passato – ha spiegato Cristina Pozzi – con trasformazioni che riguardano diversi aspetti della società e del nostro vivere come lavoro, relazioni, educazione, economia e mercati. È fondamentale dare a tutti gli strumenti per comprendere i cambiamenti in atto: l’obiettivo di questo format televisivo era portare un po’ di futuro nelle case dei telespettatori, stimolando l’analisi e offrendo spunti di riflessione».

Puntata per puntata, ecco gli ospiti che hanno portato il loro contributo di idee al Future Forum 2020, «e che ringraziamo tutti, assieme ai nostri partner, per aver dato il loro prezioso apporto, cercando di guardare avanti con consapevolezza ed esperienza, nonostante la difficoltà di immaginare il futuro di questo periodo», ha detto il presidente Da Pozzo. Alberto Forchielli (imprenditore, giornalista e blogger), Sergio Emidio Bini (assessore Fvg alle attività produttive e turismo), Chiara Valduga (presidente di Cividale Spa), Roberto Sommella (direttore Milano Finanza), Marco Bellezza (Ceo Infratel Italia SpA-Mise), Massimiliano Fedriga (governatore Regione Fvg), Chiara Mio (presidente Crédit Agricole FriulAdria SpA), Federico Rampini (giornalista e scrittore), Liborio Stellino (direttore centrale internazionalizzazione Sistema Paese), Zeno D’Agostino (presidente Autorità di Sistema Portuale Mare Adriatico Orientale), Paolo Falco (economista, docente dell’Università di Copenaghen), Alessia Rosolen (assessore Fvg al lavoro), Debora Serracchiani (avvocato e deputato), Villiam Pezzetta (segretario generale Cgil Fvg), Patrizio Bianchi (economista, coordinatore gruppo esperti Miur per la ripartenza della scuola), Giovanni Biondi (presidente Indire), Andrea Carletti (dirigente scolastico Isis Malignani), Giovanni Pellerito (Manager di relazioni istituzionali e internazionali, esperto di comunicazione strategica), Roberto Calvani (presidente Ordine Psicologi Fvg), Fabio Turchini (presidente Eupragma), Euro Beinat (Università di Salisburgo, dirigente d’azienda), Marco Pironti (assessore Sistemi informativi, Progetto Smart City, Innovazione Comune di Torino), Giovanni La Varra (docente Università di Udine, Barreca&La Varra Milano), Alberto Zuliani (vicepresidente Solari di Udine Spa), Fabio Moioli (direttore Enterprise Services Microsoft Italia), Roberto Siagri (ad Eurotech Spa), Marco Fantoni (consigliere Fantoni Spa), Alessandra Priante (direttrice Commissione Regionale Europa Unwto), Walter Filiputti (presidente Fvg Via dei Sapori), Gabriele Venier (presidente Friland srl), Tessa Gelisio (giornalista, ambientalista e scrittrice), Adriano Luci (presidente Gruppo Luci ) e Benedetta Terraneo (responsabile marketing Miko srl).

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In copertina la sede udinese della Camera di Commercio e all’interno tre immagini delle trasmissioni.

“Un nuovo lockdown? L’artigianato Fvg non se lo può permettere”

di Gi Elle

Un nuovo lockdown? Non se ne parli proprio. Il sistema artigiano in Friuli Venezia Giulia ha tenuto, ma oggi un quinto delle imprese – come dire il 20 per cento – è a rischio chiusura, proprio per i devastanti effetti del Coronavirus, per cui non se lo potrebbe assolutamente permettere. Può essere riassunta con queste preoccupate parole la riflessione, sul momento pandemico, difficilissimo e pieno di ombre e nuovi rischi, condotta da Confartigianato-Imprese Udine. Dalla quale emerge che, nei primi nove mesi del 2020, la crisi sanitaria ha causato un notevole calo di iscrizioni e cessazioni nel registro imprese regionale rispetto allo stesso periodo del 2019, fenomeno rilevato anche tra le file degli artigiani, dove le iscrizioni sono calate da 1.474 nel 2019 a 1.256 nel 2020 (-14,8%) e alle stesse date le cessazioni sono passate da 1.672 a 1.390 (-16,9%). In termini di differenze di stock non si sono riscontrati cedimenti gravi: al 30 settembre 2020, si contano 27.613 imprese artigiane attive, erano 27.845 un anno prima con una perdita di 232 aziende, -0,83%, una percentuale leggermente inferiore alla perdita media dell’ultimo quinquennio (-0,85%). In provincia di Udine tra fine settembre 2019 e 2020 si è passati da 13.778 a 13.573 imprese artigiane, con un calo di 205 unità, pari al -1,49%, un dato peggiore a quello registrato in provincia di Gorizia (-1,17%), Pordenone (-0,56%) e Trieste dove si è registrata addirittura una crescita (+0,96%).

Tilatti durante una cerimonia.


La fotografia emerge dall’ultima elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato-Imprese Udine su dati Unioncamere-Infocamere. «I numeri dimostrano che il temuto crollo della base imprenditoriale non c’è stato, ma il peggio deve ancora venire – ha esordito il presidente di Confartigianato Udine e Fvg, Graziano Tilatti -. Attendiamo gli effetti più pesanti della pandemia tra fine anno e il primo trimestre 2021, quando rischieranno di chiudere quasi un quinto delle nostre imprese». A dirlo sono ancora le statistiche. Nell’ultima indagine congiunturale promossa dall’associazione, le imprese intervistate hanno infatti indicato la dead line con grande chiarezza: se l’emergenza Covid dovesse protrarsi fino alla metà del 2021 a rischio chiusura sarebbe oltre il 17% delle imprese artigiane, in regione, 4.700 su 27.613. Al momento dell’intervista (luglio-agosto 2020) il 6,2% degli artigiani aveva già deciso di chiudere, un altro 4% potrebbe farlo se l’emergenza, come appare ormai chiaro, non si concluderà entro fine anno e un ulteriore 7% se proseguirà fino alla metà del 2021. La causa madre del momento di difficoltà è naturalmente la pandemia con i suoi effetti sull’economia e la finanza, alla quale si sommano però difficoltà pregresse (tra 2009 e 2020 in Fvg si sono perse quasi 3mila imprese artigiane), dal mancato ricambio generazionale, alla scarsa patrimonializzazione, a scarsi investimenti o ancora a un business non più competitivo. Il Covid-19 ha aggravato situazioni già compromesse e ne ha fatte entrare in crisi altre.
Nei primi 9 mesi del 2020, il 35% degli artigiani ha subito un calo del giro d’affari compreso tra il 30% e il 50%, il 24% degli intervistati dichiara un calo di fatturato superiore al 50%. La perdita media è stata pari a -25%. In 6 mesi sono stati bruciati circa 22mila euro per azienda artigiana per un totale di 300 milioni in provincia di Udine, oltre 600 milioni in regione. Nonostante il semestre nero, non emerge il temuto crollo di fiducia da parte degli artigiani friulani, che continuano a credere nella propria impresa con un voto medio di 7,32 (su scala 1-10). I principali problemi denunciati in questa delicata fase sono, in ordine di importanza, la riduzione delle vendite e cancellazione di ordini/commesse (54%), la difficoltà negli adempimenti per via degli uffici della pubblica amministrazione chiusi o con orari ridotti e infine la mancanza di liquidità (38%).

Problemi acuiti in questi ultimi mesi dal ritorno della pandemia e dall’ultimo Dpcm firmato dal premier Conte calato senza distinguo sui territori, anche quelli, come il Fvg, che per numeri di contagi avrebbero avuto diritto a misure meno restrittive. «Al Governo chiediamo di lasciare alle Regioni l’onere di decidere quali misure adottare a seconda della curva epidemica. Ci aspettano mesi difficilissimi – conclude Tilatti – e questa consapevolezza deve spingerci a lavorare con convinzione nella stessa direzione, cercando strategie che ci consentano di continuare a lavorare pur adottando tutte le misure necessarie a contenere la diffusione del virus. L’obiettivo ora è evitare a tutti i costi un nuovo lockdown, il sistema artigiano non se lo può permettere».

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In copertina, l’artigianato dell’edilizia; qui sopra, quello della falegnameria.

 

Confcooperative Fvg: “Così l’Inps discrimina le cooperative artigiane”

«Discriminatorio e incomprensibile il comportamento dell’Inps nei confronti delle cooperative artigiane»: la forte presa di posizione viene da Confcooperative Lavoro e Servizi, federazione che raccoglie 135 cooperative in Friuli Venezia Giulia con 135 milioni di euro di ricavi.
«Incredibilmente, l’Inps continua a non riconoscere ciò che le Commissioni Artigianato provinciali da tempo riconoscono e, cioè, l’esistenza di cooperative formate da soci lavoratori artigiani», sottolinea in una nota Patrizia Fantin, presidente regionale del settore delle cooperative di lavoro e servizi. «L’Inps – aggiunge – continua a disapplicare la Legge di stabilità 2016 che aveva chiarito oltre ogni dubbio l’iscrizione alla gestione previdenziale degli artigiani per i soci delle cooperative con qualifica di artigiani. Un corto circuito intollerabile dopo quattro anni». La denuncia di Confcooperative Fvg è stata presentata alla presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Debora Serracchiani (Pd), nel corso di un incontro (tenutosi online in rispetto delle norme anti-Covid).

Debora Serracchiani


«La decisione unilaterale assunta dall’Inps – spiega Patrizia Fantin – mette in grande difficoltà i soci lavoratori delle cooperative artigiane coinvolte che si trovano bloccate, ormai da quasi due anni, nella propria operatività e nel proprio sviluppo imprenditoriale così come non consente la nascita di nuove attività imprenditoriali, in forma cooperativa, in settori di attività che sono tipicamente artigiani e che non possono trovare adeguata competitività e autonomia sotto altra qualifica».
L’incontro è stato anche l’occasione per esprimere la forte preoccupazione di ConfcooperativeFvg nei confronti del Ddl Costanzo, presentato in Parlamento dal Movimento 5 Stelle, che vorrebbe rivedere la normativa sui soci in forma ritenuta chiaramente punitiva dell’intero movimento cooperativo: «Un tipo di provvedimento inaccettabile e offensivo nei confronti di migliaia di cooperative in Italia, che va oltre quasi vent’anni di positiva esperienza della Legge 142 sul socio-lavoratore».

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In copertina, Patrizia Fantin presidente regionale del settore delle cooperative di lavoro e servizi.

 

Valvasone Arzene protesta: “Un borgo non è una città, rivedere subito il Dpcm”

di Gi Elle

Valvasone Arzene è uno Borghi più belli d’Italia, un vanto del Friuli Venezia Giulia. Ma è appunto un “borgo”. Tuttavia, lo Stato, con le norme anti-Covid, lo equipara alle grandi città e metropoli. Una decisione che non trova per niente d’accordo il sindaco Markus Maurmair che chiede, interpretando un sentimento molto diffuso anche fra gli altri amministratori dei piccoli paesi friulani, una immediata revisione del decreto governativo di domenica scorsa. “L’ultimo Dpcm – scrive infatti in una nota -, seppur partendo da presupposti comprensibili per la gravità della situazione dei contagi, desta grandi perplessità per l’impatto che avrà sui settori della ristorazione e della cultura”.

Il sindaco Markus Maurmair.

Gli orari imposti a bar e ristoranti con apertura alle 5 di mattina e, soprattutto, la chiusura alle 18 hanno – sottolinea con amarezza – il senso della beffa e celano anche il presupposto al contenimento delle forme di sostegno”. E aggiunge: “Dal punto di vista oggettivo non si comprende il senso del provvedimento che cela un alto grado di diffidenza nelle capacità di regolamentazione dei titolari di bar e ristoranti. Ad esempio, si poteva lasciare le aperture dei ristoranti prevedendo solo ed esclusivamente il servizio al tavolo con una effettiva tracciabilità dei presenti e un numero massimo di clienti per tavolo o in alternativa l’asporto”.

“Ancora più disarmante – rincara il primo cittadino di Valvasone Arzene – è che si faccia di tutta l’erba un fascio poiché le disposizioni sono sì generali, ma non tengono conto della conformazione del Paese che è composto da grandi città ma, soprattutto, da tanti piccoli paesi dove i bar e i ristoranti oggettivamente non rappresentano il presupposto per pericolosi assembramenti, quelli per capirci con cui siamo martellati ogni giorno dalla televisione. Ad esempio, penso al confronto tra le attività presenti a Milano e quelle di un piccolo borgo come Valvasone Arzene dove gli imprenditori quotidianamente e in modo professionale si sono spesi per garantire quanto disposto dalle autorità sanitarie facendo stare seduti i clienti, registrando i loro nominativi, pulendo al loro rialzarsi e che non hanno causato alcun focolaio di contagio. E così è per tanti tantissimi paesi del nostro Friuli“.

Allora perché non rivedere subito il Dpcm – propone Markus Maurmair – dando orari per taglia di Comune così da seguire il Paese reale evitando di concentrarsi solo e soltanto sulle città. Questa omologazione uccide: basterebbe prevedere orari differenziati a seconda della popolazione e dell’importanza turistica o della densità degli abitanti a riconoscimento del principio previsto in Costituzione che risponde al nome di sussidiarietà… Da Sindaco sarei chiamato ad assumermi la responsabilità di decidere, ma ritengo che gli imprenditori saprebbero riconoscere l’autorevolezza del ruolo di autorità sanitaria che viene richiamato a corrente alterna a seconda delle circostanze condividendo modalità e orari di apertura ma almeno non vedrebbero compromessa la prosecuzione delle proprie aziende. Tante volte lo Stato ha pensato alle città metropolitane o alle grandi città oggi avrebbe l’occasione di dimostrare attenzione anche ai piccoli borghi che fanno grande l’Italia”.

“L’altro ambito incomprensibile – conclude il sindaco di Valvasone Arzene – è il blocco della cultura con cinema e teatri chiusi. Anche in questo ambito chi negli ultimi mesi ha frequentato questo meraviglioso mondo ha verificato con mano le mille attenzioni poste e non solo nelle grandi strutture. Ancora una volta la mancanza di sensibilità verso la cultura pare celare un sentimento di sfiducia che desta non poca preoccupazione”.

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In copertina, Valvasone durante la bella rievocazione medioevale.

 

Confartigianato Udine d’accordo con Fedriga: subito dietrofront su quel Dpcm

«E’ una penalizzazione ingiustificata quella che il Dpcm firmato dal presidente del consiglio domenica scarica sul Friuli Venezia Giulia. La situazione qui è di tutt’altra gravità rispetto a Lombardia e Liguria, e appare dunque insensato che la nostra regione debba pagare l’alto prezzo di misure anti-Covid che un effetto certo lo avranno: danneggiare una volta in più l’economia. Il Governo faccia dietrofront». A dirlo è il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, guardando i dati elaborati subito dopo la pubblicazione del Dpcm dall’ufficio studi dell’associazione.

Il presidente Graziano Tilatti.


Il 10% delle localizzazioni in regione paga dazio al nuovo provvedimento. Su 112.625 tra sedi d’impresa e unità locali sono 10.930 quelle sospese – 1.725 totalmente e 9.205 parzialmente (dalle 18), per ben 36.742 addetti coinvolti -, 5.734 a libro paga di imprese chiuse, 31.008 di imprese sospese parzialmente. In questo quadro 1.030 sono imprese artigiane, 233 sospese totalmente, 797 dalle 18 in avanti. Numeri (ai quali andrebbero aggiunti quelli dell’indotto, al momento di difficile stima) che Tilatti ha passato alla lente d’ingrandimento ieri mattina insieme ai vertici dell’associazione dopo essersi confrontato, “al fianco” dei colleghi di Confapi e Cna, con il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, e l’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini.

L’assessore Sergio Emidio Bini.


«Al presidente – dichiara Tilatti – va tutto il nostro appoggio. Condividiamo le sue stesse preoccupazioni. E un giudizio negativo sulle scelte del governo, che ci sembrano improvvisate e intempestive. Ci riportano indietro a marzo di quest’anno, proprio quando l’economia aveva ricominciato a camminare. Altre dovevano essere le misure da prendere. Il Dpcm doveva garantire un cappello di misure comuni da calare poi sui territori, a cura delle singole Regioni, perché la situazione nel Paese non è tutta uguale e non ha senso infierire laddove non ce n’è bisogno. Ripeto quel che ho detto più volte: siamo tutti d’accordo sul fatto che la tutela della salute venga prima di tutto. La nostra, quella dei nostri dipendenti e di tutta la comunità. Non possiamo pensare però che la salute vada tutelata scollegandola da tutto, dal lavoro, dall’istruzione, dalla socialità. Alle nostre imprese va il nostro plauso, il nostro supporto e incoraggiamento a resistere – conclude il presidente di Confartigianato-Imprese Udine -. In attesa che qualcuno illumini chi ci governa».

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Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato Imprese Udine su dati Unioncamere-Infocamere.
Nota: le imprese artigiane non comprendono i Bus turistici, settore già in crisi, danneggiato dal DPCM in
riferimento alle “gite scolastiche”.

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In copertina, il governatore della Regione Fvg Massimiliano Fedriga.

 

 

Oggi con “Un’altra città” l’evento digitale sul Porto Vecchio di Trieste

Si terrà oggi, promosso da “Un’altra città”, l’annunciato evento digitale per approfondire pubblicamente gli scenari legati al Porto Vecchio di Trieste e alla sua incidenza nello sviluppo socio-economico del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, nonché sviluppare da subito azioni concrete in grado di rendere immediatamente fruibile parte dello spazio pubblico dell’area. Questi sono, infatti, gli obiettivi dell’odierna iniziativa che ha per tema “Porto vecchio impresa collettiva. Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, promossa su piattaforma Zoom e in diretta facebook dalle 18.

Già presentato, come riferito, nella mattinata di martedì scorso alla stampa, alle istituzioni e agli stakeholders, l’evento si è concretizzato anche in un invito aperto ai rappresentanti istituzionali del Comune di Trieste, della Regione Fvg e dell’Autorità portuale, alle categorie sociali ed economiche e alle Associazioni ambientaliste, per potersi finalmente e pubblicamente confrontare intorno a uno dei temi cruciali per il futuro di Trieste, ma anche dell’intera area dell’estremo Nord-Est d’Italia. Punto fermo del dibattito, oggi, sarà appunto il Rapporto “Una strategia per il recupero del Porto Vecchio e il futuro della città”, nel quale è contenuta la sintesi delle riflessioni e proposte elaborate da alcune centinaia di cittadini nei Tavoli di partecipazione promossi da “Un’altra città” in occasione dei due eventi organizzati nel novembre del 2019 e nel febbraio del 2020.
Dal documento, come è noto, emerge con chiarezza, per voce degli esperti – architetti, economisti e urbanisti -, ma anche dei cittadini che si sono attivati e interessati alla questione, la necessità di dotarsi di una strategia più complessa rispetto a quella finora adottata dalle amministrazioni coinvolte nell’accordo di programma per il recupero del Porto Vecchio. Il dato demografico è sotto gli occhi di tutti: dal 1991 al giugno 2020 sono stati persi, a Trieste, 29.250 abitanti. Un declino partito verso la fine degli anni ’60 e progressivamente aumentato per una molteplicità di cause. La trasformazione di un’area poderosa come quella del comprensorio dell’ex Porto Vecchio può essere chiave di volta per invertire un trend che ha avuto conseguenze economiche penalizzanti: ma è chiaro, la strategia di sviluppo è ben altro rispetto al mero riutilizzo degli immobili dismessi e deve alimentarsi di prospettive e scelte politiche precise, relazionate all’interesse della collettività e delle generazioni attuali e future.

Come si ricordava già nei giorni scorsi, nel Rapporto si avanza, implicitamente, una proposta di metodo diversa da quella abbozzata nella Variante numero 6 al Prgc “Accordo di programma Porto vecchio”, insieme ad alcune proposte – o meglio, azioni concrete – che potrebbero risultare velocemente operative e favorire una immediata connessione della città all’area del Porto Vecchio: come la realizzazione di nuovi varchi, in termini di percorsi ciclopedonali e corridoi verdi anche in direzione dei rioni contermini e non solo del centro, garantendo così una forza maggiore nell’abbattimento delle barriere, fisiche e psicologiche, che portano a pensare a quell’area come esterna alla città. E la promozione immediata di nuovi usi temporanei e sperimentali nell’area, ad esempio attraverso la costruzione di un anfiteatro smontabile all’aperto che possa ospitare eventi culturali, artistici, scientifici ed aggregativi, con allestimenti flessibili e a bassissimo impatto ambientale. E ancora si ipotizza la concessione gratuita temporanea di spazi già ristrutturati al fine di insediare laboratori artigianali, centri di recupero, piccole industrie creative, servizi a supporto dell’industria culturale, e altre attività economiche innovative caratterizzate dall’ecocompatibilità.

Per partecipare all’evento digitale di martedì 27 ottobre ore 18 info e dettagli sulla pagina facebook  di UN’ALTRA CITTA’:
https://www.facebook.com/unaltracittatrieste

oppure direttamente dal LINK:
https://www.facebook.com/events/344622863301131

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In copertina e qui sopra due immagini del recupero del Porto Vecchio di Trieste.

Il grido degli artigiani Fvg: “Sempre noi nel mirino, è l’ennesima mazzata”

«Il Dpcm firmato da Conte è l’ennesima mazzata a un sistema economico già fortemente provato. Siamo sconcertati e preoccupati dinanzi alle misure che scatteranno da domani ed esprimiamo la massima solidarietà nei confronti delle attività che si vedranno una volta in più penalizzate». A dirlo è stato ieri il presidente di Confartigianato-Imprese Fvg e Udine, Graziano Tilatti, a margine della conferenza stampa del premier. «La lista dei settori artigiani colpiti dal nuovo provvedimento si allunga ulteriormente. Accanto alle aziende del trasporto persone, inspiegabilmente ferme mentre vediamo ogni giorno gli autobus del trasporto pubblico strapieni di studenti, si contano ora pasticcerie, gelaterie, pizzerie per asporto e palestre. Realtà che in questi mesi hanno adottato tutte le misure anti-Covid possibili e che oggi si ritrovano ugualmente costrette allo stop. Una misura drastica alla quale non saremmo arrivati se il Governo avesse agito in modo tempestivo».
«Oggi – continua Tilatti – le imprese pagano l’indecisione dell’esecutivo che per contro garantisce ristori a fondo perduto, senza capire che l’economia reale non chiede assistenzialismo ma lavoro. Migliaia di nostri dipendenti non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione di luglio, agosto e settembre e nonostante questo a ottobre saranno ugualmente raggiunti dal fisco per tasse e contributi. Sono figli di un Dio minore?». Chiarisce, infine, il presidente Confartigianato-Imprese Fvg e Udine: «La salute viene prima di tutto e va tutelata, senza dimenticare però che ogni misura presa ha un conto da pagare e che il prezzo oggi rischia di essere altissimo, per noi e per il mondo del commercio al quale va tutta la nostra solidarietà. Rischiamo di veder cancellate migliaia di imprese, incapaci di reggere al nuovo urto, lasciando senza lavoro migliaia di cittadini. Un epilogo – conclude Tilatti – che non possiamo permetterci».

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In copertina, il presidente degli artigiani di Udine e del Friuli Venezia Giulia Graziano Tilatti.

Nell’euforico clima del Giro d’Italia anche una bella pedalata tra Cormor e Rogge

Nell’euforico clima di attesa delle due tappe friulane del Giro d’Italia, un bel gruppo di ciclisti si è dato appuntamento a Tavagnacco, presso il Bar Cis, per dare vita alla tradizionale Pedalata del Cormor e delle Rogge. Gli organizzatori del Ciclo Assi Friuli erano soliti proporre la manifestazione in primavera nell’ambito della famosa Festa degli Asparagi, ma, a causa del particolare periodo di emergenza Covid, quest’anno si è svolta in “edizione autunnale”.

I pedalatori, dopo i necessari controlli, nel rispetto delle norme di tutela sanitaria, hanno lasciato il centro Tavagnacco per raggiungere dapprima Branco, poi il Parco del Cormor, nonché le frazioni Rizzi e Colugna. Il percorso prevedeva di usufruire di tutti i tracciati ciclabili presenti nel territorio. Così, dalla fitta rete di Feletto, i ciclisti hanno raggiunto Cavalicco ed Adegliacco, addobbati di rosa in attesa del transito del “Giro”, mentre il Parco Binutti è stato l’ideale location per una sosta per fare merenda tra il verde ed i mulini.
Pedalando tra le rogge e i colori dell’autunno, i ciclisti hanno poi raggiunto Reana del Rojale e Tricesimo. Dopo aver attraversato la pittoresca frazione di Laipacco, la pedalata si è conclusa nuovamente a Tavagnacco con un aperitivo in compagnia, durante il quale l’assessore Alessandro Spinelli, oltre a complimentarsi con chi ha pedalato e ha fatto pedalare, ha promesso: “Il prossimo anno pedalerò anch’io!”.
E’ stata, insomma, una bella mattinata di ottobre sulle piste che si intrecciano a nord di Udine, lungo collaudati itinerari della Ciclovia Alpe Adria, dell’Ippovia e della Ciclabile delle Rogge. La pedalata del Cormor e delle Rogge è stata l’ultima delle cinque manifestazioni che l’Asd Ciclo Assi Friuli organizza da diversi anni in varie località della nostra regione: Bici&Turismo lungo i percorsi ciclabili del Friuli Venezia Giulia, iniziativa che, oltre a far conoscere località facilmente raggiungibili in bicicletta, ha lo scopo di creare una “cultura del pedalare” e promuovere il “turismo lento”, una forma di turismo che non è solamente moda, ma anche e soprattutto una esigenza, nel rispetto del risparmio ecologico e del sano movimento, oltre che una bella opportunità per fare amicizia, perché lo slogan del Ciclo Assi Friuli è: “Chi pedala ha tanti amici!”.

La manifestazione si è svolta nel programma “Tavolo a pedali” del Comune di Udine ed è stata patrocinata anche dai Comuni di Tavagnacco, Pagnacco, Reana del Rojale e Tricesimo.

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In copertina, un gruppo  di pedalatori e all’interno i controlli prima della partenza a Tavagnacco e la sosta rigenerante al Parco Binutti.

“Trieste sia una città plurale, aperta al dialogo e all’accoglienza”

“Un’Altra Città esprime profondissima preoccupazione per il ripetersi, negli ultimi mesi, nella città di Trieste, di manifestazioni realizzate da gruppi dichiaratamente riconducibili a formazioni neofasciste che diffondono con sistematicità parole d’odio nei confronti dei migranti presenti nella città”: esordisce con queste parole un comunicato di Per Un’Altra Città, redatto da Maria Grazia Cogliati Dezza e Gianfranco Schiavone, che prosegue: “All’interno di tale pericolosa dinamica, rispetto alla quale le autorità cittadine sono del tutto indifferenti, appare particolarmente inquietante la scelta effettuata da tali gruppi di organizzare – sabato 24 ottobre – una manifestazione proprio nella piazza della Libertà, di fronte alla stazione ferroviaria, dove tutti i giorni, nei pomeriggi, associazioni di volontariato come Linea d’Ombra e altre forniscono a persone ferite, appena arrivate dalla rotta balcanica e spesso in viaggio per altre destinazioni, una prima assistenza medica ed aiuti materiali”.

“Per le sue odiose finalità di istigazione all’intolleranza e alla violenza, all’offesa delle libertà di ognuno, per il pericolo che tale manifestazione può rappresentare verso persone inermi e, più in generale, per la salvaguardia dell’ordine pubblico, sarebbe stato un chiaro obbligo istituzionale delle autorità coinvolte – proseguono Cogliati Dezza e Schiavone – quello di negare l’autorizzazione a svolgere la manifestazione proprio in tale luogo, magari indicando spazi alternativi. Ciò purtroppo non è avvenuto. Desta dunque grave preoccupazione la sottovalutazione della pericolosità di tali iniziative che non vengono adeguatamente contenute e isolate”.
Un’Altra Città richiama, pertanto, “con forza le istituzioni e la popolazione a operare affinché Trieste rimanga una città plurale, aperta al dialogo e all’accoglienza quali valori fondanti dell’ordinamento democratico”.

Info: unaltracitta.trieste@gmail.com
FB: unaltracittatrieste

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In copertina e qui sopra due immagini di piazza Libertà, a Trieste, di fronte alla stazione ferroviaria.