Quelle ragazze legate a… un filo di seta nelle filande: Dino Persello riapre una importante pagina di storia dignanese

(g.l.) Dino Persello, non è una novità, ha il pallino per la storia in genere. Se poi questa indaga e racconta il passato del nostro Friuli va letteralmente a… nozze. Come nel caso di questo nuovo lavoro teatrale ambientato nella sua Dignano che fa ricordare a chi è avanti con gli anni e conoscere ai giovani il passato delle filande in riva al Tagliamento, quando l’allevamento del baco da seta era una importante realtà. Ricordo delle filande, dunque, ma soprattutto di quelle ragazze e giovani donne che a frotte, con grandi sacrifici, si recavano negli stabilimenti per la lavorazione dei preziosi fili sericei.

Le giovani nelle filande dignanesi.

Dino Persello

S’intitola, infatti, “Filanderis dal Friul… a contavin di ches frutis leadis a un fil di sede…” la nuova rappresentazione che Dino Persello ha dedicato, appunto, al proprio amato paese d’origine, e che propone un percorso storico-musicale nella tradizione delle filande nel Comune di Dignano. Protagonista della parte musicale una celebrità locale, il “Grop Corâl Vidulês”, diretto dal maestro Mauro Vidoni, mentre autore del testo, voce recitante e regia è lo stesso Persello. Inoltre, accompagnamento con pianoforte di Sara Gugliuzzo e con le percussioni di Annamaria Del Bianco. L’appuntamento è fissato per domani, 23 febbraio, alle 20.30, nel Centro di aggregazione giovanile di Villanova di San Daniele, proprio a due passi da Dignano.

I bozzoli del baco da seta.

«Apriremo una ricca pagina di storia friulana – ha sottolineato Dino Persello – per cui sono certo che l’invito sarà raccolto da molti. In ogni caso, se non venite – si rivolge ai suoi concittadini, ma ovviamente anche a tutti coloro che sono invitati a partecipare (anche perché, come sempre, lo spettacolo è gratuito) -, e dopo vi racconteranno di un evento importante, non sarà colpa nostra, ma soltanto vostra!». E, allora, perché non raccogliere questo invito?

Il “Grop Corâl Vidulês”.

I Comuni friulanofoni dell’Aclif alla radio protagonisti in un programma della Rai

In occasione della Giornata Internazionale Unesco della Lingua Madre, è stata presentata ieri a Udine, nella sede della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la nuova trasmissione radiofonica Rai – con relativo podcast – intitolata “Friûl in Comun. Vôs e iniziativis dal teritori”. Un programma in lingua friulana che presenterà, puntata dopo puntata, i Comuni friulanofoni che aderiscono all’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana (che conta attualmente 144 Comuni). A presentare il programma il presidente dell’Aclif, Daniele Sergon, sindaco di Capriva del Friuli, assieme al direttore della sede Rai di Trieste Guido Corso, alla vicedirettrice nazionale di Relazioni Istituzionali Rai Donatella Pace e a Mario Mirasola, responsabile di struttura dei programmi Rai di Trieste. A entrare nel dettaglio programma Arianna Zani, Giacomo Plozner e Marco Fornasin. Presente il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Mauro Bordin e anche i consiglieri regionali Diego Bernardis e Markus Maurmair nonché il presidente della Società Filologica Friulana Federico Vicario.


“Friûl in Comun. Vôs e iniziativis dal teritori” sarà caratterizzato da un ritmo snello e ritmato, con puntate che oltre alla scheda tecnica del Comune protagonista vedranno l’intervista ai sindaci, schede su peculiarità ed eventi della cittadina, una testimonianza di chi ci vive e opera (come per esempio esponenti del volontariato o curatori di progetti di particolare interesse) e in conclusione una riflessione sull’utilizzo della lingua friulana in loco. Il primo ciclo di sette puntate andrà in onda da sabato 2 marzo a sabato 13 aprile su RadioRaiUno, a partire dalle ore 14 per un totale di circa 20 minuti ciascuna.
«Un primo passo – ha commentato il presidente dell’Aclif, Sergon – verso una sempre maggiore presenza della lingua friulana nella programmazione Rai. Da qui auspichiamo che possa partire una nuova stagione di programmi fino a raggiungere una programmazione informativa giornalistica radiotelevisiva quotidiana in lingua friulana, come avviene nel resto d’Italia per altre lingue minoritarie quale il ladino ad esempio. In tal senso facendo riferimento alla mozione bipartisan approvata all’unanimità dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia lo scorso 1 febbraio per l’istituzione di una commissione paritetica Stato-Regione sul contratto di convenzione con la Rai per la lingua friulana, andremo ora a chiedere a tutti i nostri Comuni aderenti di approvare un ordine del giorno, sulla falsa riga di quello approvato già in alcuni Comuni come Tolmezzo ad esempio, e soprattutto a supporto della citata mozione regionale. D’altronde il friulano è parlato e capito quotidianamente da oltre 600 mila persone, senza contare il grande bacino di corregionali che vivono all’estero. Questo gruppo di cittadini ha diritto di veder riconosciuta l’importanza del proprio idioma nella programmazione radiotelevisiva dell’emittente di Stato: grazie quindi alla sede Rai di Trieste e al direttore Corso per la sensibilità dimostrata e per l’impegno profuso nella nascita di “Friûl in Comun. Vôs e iniziativis dal teritori”. Per questo programma la collaborazione dell’Aclif e dei 144 Comuni aderenti è pronta e fattiva e lo sarà anche per tutte le future iniziative che, lo speriamo, verranno messe in essere a breve per la lingua friulana».

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In copertina e all’interno due immagini della presentazione dell’importante iniziativa.

Anche la centenaria Paola Del Din al ricordo della strage di Porzus. Anzil: pace possibile riconoscendo il passato

«La commemorazione di Porzus deve essere la comprensione di fatti del passato per chiuderne le ferite e guardare al futuro con spirito di pacificazione: noi abbiamo davanti anni di pace e possiamo essere artefici di essa se sapremo comprendere le vicende del passato, ricordarle e assegnarle poi alla storia». Lo ha affermato l’assessore del Friuli Venezia Giulia, Mario Anzil, portando i saluti del governatore Massimiliano Fedriga, al termine della Messa di suffragio per il Caduti nella Chiesa di Canebola, celebrata in occasione del 79° anniversario della strage alle Malghe, definendo l’evento «una giornata di ricordo e di comprensione di fatti drammatici del passato, ma nel contempo anche di speranza per la pacificazione e l’amicizia nel futuro».

Il vicegovernatore ha commentato più passi dell’omelia di don Marco Minin, cappellano militare della Brigata alpina “Julia”.  «Per decenni siamo stati qui in Friuli il presidio armato del confine orientale della nostra nazione e ora possiamo avere un ruolo diverso, essere il centro della cultura della pace dell’Europa. Possiamo mutare significato al termine confine, che qui potrà essere inteso non più come un muro, ostacolo, divisione, cortina di ferro, ma come una nuova opportunità di amicizia e pace», ha aggiunto Anzil. L’assessore regionale ha poi sottolineato l’importanza di non tacere la verità sulla storia passata e a tal proposito ha ricordato come la Regione Fvg abbia finanziato le ricerche d’archivio che hanno portato alla luce drammatici aspetti degli ultimi giorni della vita degli osovani uccisi a Porzus. «Saremo altrettanto vicini all’Associazione partigiani Osoppo nella necessaria attività di recupero delle Malghe», ha assicurato l’esponente della Giunta Fedriga al presidente dell’Apo, Roberto Volpetti, rendendo omaggio alla presenza alla cerimonia della Medaglia d’oro Paola Del Din, che nello scorso agosto aveva compiuto cent’anni. Proprio lei ha preso per prima la parola commossa, al termine della celebrazione e della lettura di alcuni passi del diario degli ultimi giorni del comandante “Bolla”, l’ufficiale della brigata “Osoppo” Francesco De Gregori.
La giornata era iniziata con la deposizione della corona e i discorsi ufficiali in piazza a Faedis, alla presenza del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani; conclusa la cerimonia nel centro del paese, a cui ha preso parte su invito del presidente Volpetti anche una delegazione di ragazzi ospiti della “Casa dell’Immacolata di don Emilio de Roja” di Udine, il corteo si è diretto nella frazione di Canebola dove le autorità hanno deposto la corona ai Caduti nei pressi della Chiesa parrocchiale.

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In copertina, Paola Del Din rende omaggio alla lapide dei Caduti; all’interno, immagini della commemorazione e dell’intervento del vicegovernatore Mario Anzil.

 

Arlef, in un video Raffaele Puppo il giovane infermiere che all’ospedale di San Daniele parla ai pazienti in friulano

La diversità linguistica porta con sé un grande valore, anche sociale. È questo il messaggio del video promosso dal Network to Promote Linguistic Diversity (NPLD), in occasione della Giornata della Lingua Madre, istituita dall’Unesco nel 1999 e che sarà celebrata oggi, 21 febbraio. A testimoniarlo sono gli operatori sanitari di molte minoranze linguistiche, che quotidianamente utilizzano la propria lingua madre nell’ambito della professione e nel rapporto con i pazienti.
Per la sua realizzazione, il Network – che tutela e promuove le lingue minoritarie e regionali di tutta Europa e collabora con l’Unione Europea – ha lanciato un appello ai propri partner, chiedendo appunto ad ognuno una clip con la testimonianza di un operatore sanitario. L’Arlef ha scelto Raffaele Puppo, infermiere nel reparto di Medicina dell’Ospedale di San Daniele. Il 28enne, originario del Friuli collinare, racconta quanto per lui sia importante dialogare in friulano con i pazienti, perché ciò crea un rapporto di maggiore vicinanza e lo aiuta a trasformare l’ambiente ospedaliero, di per sé un po’ freddo e distaccato, in qualcosa di più familiare. Un tema, quello della relazione con il paziente nella lingua del cuore e delle emozioni, che Puppo conosce molto bene, essendo stato anche oggetto della sua tesi di laurea. Il video dell’NPLD è diffuso attraverso i canali della Unione Europea ed è visionabile sul profilo Facebook dell’Arlef.

Giornata Internazionale della Lingua Madre Istituita dall’Unesco nel 1999 per promuovere la diversità linguistica, culturale e il multilinguismo, la Giornata Internazionale della Lingua Madre è in programma il 21 febbraio di ogni anno per ricordare un grave fatto di cronaca avvenuto, proprio in questa giornata, nel 1952: quattro studenti bengalesi dell’Università di Dacca (ed altri che si unirono successivamente) furono uccisi per mano della polizia di quello che allora era il Pakistan orientale, mentre rivendicavano l’ufficialità della loro lingua, il bengali. Questa ricorrenza è dunque l’occasione per conoscere, riconoscere e valorizzare le lingue del nostro vivere quotidiano (a scuola o al lavoro) e riflettere sulla ricchezza del plurilinguismo.

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In copertina, l’infermiere Raffaele Puppo che compare nel video diffuso dall’Arlef.

In agosto Alpe Adria Puppet Festival a Grado, San Floriano, Cividale, Gradisca e San Canzian. Poi gran finale settembrino a Gorizia e Nova Gorica per Go!2025

di Mariarosa Rigotti

Attesa per la 33ma edizione dell’Alpe Adria Puppet Festival, evento con identità transfrontaliera e internazionale, firmato dal Centro animazione e figure di Gorizia, che pone l’attenzione su teatro di figura e innovazione, la cui valenza rappresenta un riferimento per il Nord Est d’Italia e non solo. Due le tranche in cui si articolerà la manifestazione, precisamente dal 19 al 25 agosto – a Grado, ma anche nelle “Vetrine” di San Floriano del Collio, Cividale, Gradisca d’Isonzo e San Canzian d’Isonzo – e poi dal 27 settembre al 5 ottobre a Gorizia e Nova Gorica nella prospettiva di Go!2025..
Il Cta, di cui è direttore artistico Roberto Piaggio, anche in questa edizione presenterà in cartellone spettacoli internazionali, considerati tra i più interessanti nel circuito di settore e si pone anche «quale spazio di dialogo e d’incontro fra le persone». Infatti, va ricordato che durante le giornate di Festival si crea un vero e proprio laboratorio transfrontaliero, aperto e dinamico, in cui si sperimentano multiculturalità e multilinguismo. Una nota anche sul pubblico, che come ricordano gli organizzatori, è «ampio ed eterogeneo, di ogni età e di ogni strato sociale e culturale, spazia dalle famiglie con bambini, ai giovani e adulti, fino agli appassionati e “specializzati” di questo genere teatrale».
Da sottolineare anche, come viene ancora anticipato, che in questa edizione, nell’ambito della programmazione e accanto alla presenza di Compagnie internazionali, si potrà assistere agli spettacoli del progetto europeo “Transport” e del progetto Interreg “Art&Puppet”. Nel dettaglio, come già ricordato, dal 19 al 25 agosto, è prevista la sezione di Grado e, appunto, delle “Vetrine” di San Floriano, Cividale, Gradisca d’Isonzo e San Canzian d’Isonzo. «Questa – anticipano dal Cta – è la parte dedicata al “turismo family” italiano e straniero e il programma prevede spettacoli ed eventi partecipativi a ingresso gratuito, finalizzati all’inclusività». Mentre, dal 27 settembre al 5 ottobre, «si svilupperà la sezione di Gorizia e Nova Gorica, che da un paio d’anni a questa parte ha acquisito una sua specifica identità, con una programmazione diversificata, proiettata al pubblico di ragazzi e adulti, anche in prospettiva di Go!2025». Inoltre, viene evidenziato che «il nuovo progetto artistico parte dal presupposto che il pubblico partecipante al Festival debba avere l’occasione di essere presente in maniera attiva e non più solo da “spettatore passivo”; da questa idea è stato coniato anche il termine “spettAttore” e ad esso è stata associata tutta una serie di progetti e percorsi dedicati».

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In copertina, Alpe Adria Puppet Festival nella scorsa edizione a Grado.

Da 70 anni il Carnevale di Muggia: il rinvio non frena l’entusiasmo per i 24 carri e i duemila figuranti

«Il Carnevale di Muggia è una grande manifestazione che attira pubblico da tutto il Friuli Venezia Giulia. Un evento che per lunghi mesi coinvolge centinaia di persone impegnate a realizzare i carri e i costumi della sfilata. Un lavoro enorme da parte delle otto compagnie muggesane premiato sempre dal pubblico, anche quando le condizioni meteorologiche sono avverse». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, che ieri ha assistito alla settantesima edizione della grande, storica manifestazione, realizzata grazie al sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e in collaborazione con PromoturismoFvg. Una sfilata, slittata di una settimana a causa del maltempo, caratterizzata dalla presenza di oltre duemila figuranti e ben 24 carri allegorici.
«Il Carnevale di Muggia – ha aggiunto Roberti – continua a essere uno dei più importanti in Italia e ha un rilevante impatto economico per il territorio. Ha il pregio, inoltre, di far conoscere bellezze e tradizioni di questa zona del Friuli Venezia Giulia. Come Amministrazione regionale partecipiamo con grande piacere a questa storica manifestazione per rendere il doveroso omaggio – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – alle tante persone che si mettono a disposizione della propria comunità».

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In copertina, l’assessore regionale Roberti al Carnevale di Muggia e con gli operatori impegnati nella sicurezza; infine, due belle maschere muggesane.

Nimis, dal Carnevale al Torneo dei borghi: l’Afds ora lancia la Coppa Dono per incentivare altruismo e prelievi

(g.l.) Con la grande serata di Martedì Grasso, a Nimis si sono spenti i riflettori sul Carnevale. Ma, proprio in quella occasione, sotto il frequentatissimo tendone di piazza 29 settembre, veniva distribuito un depliant della locale sezione Afds, guidata da Danilo Gervasi, in cui si lancia una originale iniziativa dal titolo “Dal Carnevale al Torneo dei borghi”, valevole per la conquista della Coppa Dono 2024, con lo slogan “Dona sangue o plasma e sostieni il tuo borgo del cuore”.
Ma di che cosa si tratta? «La Coppa Dono – si spiega nel volantino – è un’iniziativa dell’Afds di Nimis volta a diffondere l’importanza del dono e a incentivare la donazione soprattutto tra giovani. È una gara fra chi, in un arco di tempo stabilito, esegue più donazioni di sangue, plasma o piastrine». La Coppa Dono ha preso già il via il 10 febbraio scorso, proprio in occasione del Carnevale di Nimis, e si protrarrà fino alla fine della prima settimana del Torneo dei borghi, la tradizionale manifestazione che accende di sano entusiasmo sportivo l’estate nel paese pedemontano. Per cui le donazioni valide ai fini della gara in questione saranno quelle compiute proprio all’interno dell’arco temporale indicato. «Alla Coppa – si precisa inoltre – possono partecipare tutti i donatori iscritti alla sezione Afds di Nimis, compresi i calciatori, gli allenatori, i collaboratori, i tifosi e i sostenitori». Per cui il riferimento è chiaramente rivolto proprio al Torneo dei borghi.
Alla fine della competizione, che prevede l’assegnazione di un punteggio legato al tipo di donazione, verrà quindi assegnata la Coppa Dono al borgo che avrà totalizzato più punti. Inoltre, indipendente dalla località che avrà vinto, il donatore con il punteggio maggiore meriterà una cena per due persone all’agriturismo I Comelli. Ai fini della donazione, nel depliant si ricorda che i prelievi in autoemoteca avverranno durante le mattinate di giovedì 28 marzo e di domenica 23 giugno, quindi senza il bisogno di recarsi in ospedale. Per prenotazioni e ulteriori informazioni è attivo il numero telefonico 339.8313457 anche per segnalazioni whatsapp.
Una nuova importante iniziativa, dunque, per incentivare il dono, e quindi l’altruismo e la solidarietà, da parte della benemerita sezione, rinnovando gli appelli che erano stati lanciati in occasione dell’ultima Giornata del Donatore che era stata organizzata nell’ambito dei festeggiamenti settembrini, con un momento di raccoglimento nel Santuario delle Pianelle e un altro di festa al tradizionale pranzo sul prato. Una manifestazione che dà già appuntamento alla prossima “Sagre des Campanelis”.

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In copertina, i donatori di sangue della zona durante la festa di settembre alle Pianelle.

Una nuova Guida turistica dedicata a Tarcento e al monte Bernadia con attività ed eventi di richiamo

(g.l.) «Nella bellezza dei suoi territori e del suo ambiente naturale, il Friuli Venezia Giulia è ricco di tradizioni e mantiene una forte identità anche grazie alla volontà delle sue genti di tramandare i valori che animano le comunità: popolazioni coese e unite che hanno la capacità di trasmettere alle nuove generazioni l’importanza della memoria e quindi delle proprie radici. Ben vengano quindi pubblicazioni e scritti che raccontano storie e itinerari, a favore non solamente delle persone che vogliono scoprire la nostra regione ma anche a vantaggio di chi la abita e vuole scoprire qualcosa in più del suo territorio». Così, l’altro pomeriggio, l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, intervenuta a Tarcento in sala Margherita, alla presentazione della guida turistica “Tarcento”, della collana “Terre da raccontare”, volume edito da ZeL Edizioni e curato da Francesco Antonini. A fare gli onori di casa il sindaco Mauro Steccati, presenti anche il consigliere regionale Edy Morandini e sindaci della zona pedemontana.

Bella panoramica di Tarcento…

… e l’assessore Barbara Zilli.

La pubblicazione, in formato tascabile, è stata realizzata con il supporto del Comune di Tarcento e di PromoturismoFvg. La Guida aggiorna la visita del territorio municipale dopo l’ultimo volume di questo tipo, edito 24 anni fa: suddivisa in quattro sezioni, affronta con un ricco repertorio fotografico storia e personaggi, cose da vedere e cose da fare; racconta agilmente la cittadina di oggi, soffermandosi anche su eventi di richiamo, attività economiche e luoghi caratteristici. Uno sguardo particolare è riservato alla zona del monte Bernadia, larga parte del quale ricade nel territorio comunale di Tarcento oltre in quello contiguo di Nimis. A tale proposito, un valido contributo è stato assicurato dall’associazione Maglianera del vicino Comune i cui aderenti, coordinati da Massimiliano Misdaris, sono appassionati conoscitori della zona e curatori dei suoi sentieri.
«Pubblicazioni come quella presentata oggi rappresentano utili strumenti da portare con sé come compagni di viaggio, come supporto per esplorare memorie e storie, vecchie e nuove, del nostro Friuli Venezia Giulia, alla scoperta di tradizioni importanti come quella del “pignarûl grant” e degli altri fuochi del 6 gennaio, e del Premio Epifania che viene consegnato ogni anno a Tarcento a personalità che si sono distinte facendo conoscere il Friuli Venezia Giulia anche al di fuori dei suoi confini», ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga.

Due immagini della Guida.

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In copertina, i ruderi del Castello di Coja il simbolo storico di Tarcento.

La “Rapsodia in Blu” di George Gershwin ha un secolo: a Udine inaugurerà l’Anno accademico del Conservatorio Tomadini

Nel segno di un grande omaggio a George Gershwin, nei 100 anni esatti del capolavoro “Rapsodia in Blu” (12 febbraio 1924), va in scena il Concerto inaugurale dell’Anno accademico 23/24 del Conservatorio Tomadini di Udine. Appuntamento giovedì 22 febbraio, alle 18.30, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine per un evento che coinvolgerà oltre 70 musicisti, fra gli allievi del Conservatorio e molti insegnanti chiamati ad integrare l’Orchestra e la Big Band. Sul podio il maestro Valter Sivilotti, che assieme a Glauco Venier firma anche gli arrangiamenti delle pagine musicali in programma, e ad integrare il generoso Ensemble è in arrivo un grande artista, il pianista Roberto Cappello, noto per aver esordito a soli 6 anni alla Konzerthaus di Vienna. Nel 1976 gli è stato assegnato il Primo Premio al prestigioso Concorso Internazionale Ferruccio Busoni, che da 25 anni non veniva conferito ad un pianista italiano. Invitato ai più importanti festival internazionali come quelli di Besancon, Spoleto, Stresa, Bergamo, Husum, Cappello ha tenuto recital in Francia, Austria, Svizzera, Germania, Belgio, Spagna, Jugoslavia, Lussemburgo e Ungheria. E’ docente di pianoforte principale al Conservatorio Statale di Musica “Arrigo Boito” di Parma e ha inciso con la Fonit-Cetra, A.M.C., Edizioni Paoline, Acustica. Condurrà la serata la giornalista e critica letteraria Martina Delpiccolo.

Rapsodia in Blu per pianoforte e orchestra è stata composta in meno di tre settimane da un venticinquenne George Gershwin, nel 1924. Eseguita per la prima volta il 12 febbraio di quell’anno con lo stesso Gershwin al pianoforte, la composizione combina melodie differenti e alterna il linguaggio classico a quello jazzistico. La scelta di questo pezzo permette di festeggiare i 100 della Rapsodia e di riunire tutti i Dipartimenti del Conservatorio Tomadini, per la prima volta simultaneamente coinvolti nel Concerto inaugurale con allievi e docenti. Nella prima parte sarà l’Orchestra a cimentarsi sulle liriche composte dai fratelli Gershwin, George e Ira, per le tavole di Broadway: sfileranno così anche i solisti dei Dipartimenti di jazz, musica Pop/Rock e di canto lirico. All’esecuzione orchestrale si intercaleranno brani affidati alla Big Band. Il programma prevede un crescendo di scaletta e si aprirà su liriche di Ira Gershwin: da Someone Oo Watch Over Me, Embraceable You, Fascinating Rhythm e Love Is Here To Stay. Quindi They Can’t Take That Away From Me, per culminare con Summertime (di DuBose Heyward e Ira Gershwin e Rhapsody in Blue, orchestrata da Ferde Grofé, nell’esecuzione del piano solista di Roberto Cappello. Sarà quindi una grande festa musicale per tutto il pubblico udinese, un momento importante di incontro di allievi e insegnanti con la cittadinanza, nel segno della buona musica. Al Concerto interverranno il presidente del Conservatorio Guglielmo Pelizzo e il direttore Beppino Delle Vedove, già docente nei Conservatori di Piacenza, Cagliari e Palermo, dal 1998 titolare di cattedra di Organo e Composizione Organistica al Tomadini.

George Gershwin, all’anagrafe Jacob Bruskin Gershowitz, è stato uno dei più grandi compositori del Novecento. Autore di centinaia di brani entrati nel repertorio degli standard, utilizzati sia sui palcoscenici di Broadway che nei film di Hollywood, comincia a suonare il pianoforte a dieci anni. La musica è parte integrante della vita della sua famiglia, la sorella Frances è stata una buona interprete e il fratello, Ira Gershwin un ottimo paroliere. L’operetta dal titolo Blue Monday vale a George Gershwin l’attenzione di Paul Whiteman, che presto gli commissiona una canzone di jazz sinfonico da eseguire all’Aeolian Hall di New York. Era il 1924 e tre settimane dopo arrivava Rapsodia in Blu. Fu lo stesso Gershwin a eseguirla al pianoforte per la prima volta il 12 febbraio 1924 all’Aeolian Hall di New York. Rhapsody in Blue è una straordinaria sintesi di musica popolare e colta, un caleidoscopio di generi che rappresenta la molteplicità delle culture che convivevano nelle metropoli americane degli anni Venti. Orchestrata da Fred Grofé, Rapsodia in Blu è stata concepita per due pianoforti, quindi orchestrata per pianoforte e big band e in seguito trascritta nuovamente per pianoforte e orchestra. Gershwin ha dimostrato che il jazz poteva essere apprezzato dalle platee colte ed esigenti, grazie alla natura sinfonica impressa alla partitura.

Info e dettagli:
conservatorio.udine.it

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In copertina, il grande compositore americano George Gershwin; all’interno, l’orchestra del Conservatorio Tomadini e il maestro Valter Sivilotti.

La biodiversità nelle cave di Piasentina domani in un convegno che ricorda Mario Laurino scomparso dieci anni fa

Per anni sono state guardate con sospetto per l’impatto ambientale causato dall’attività estrattiva. Oggi le cave di pietra Piasentina si prendono la loro rivincita. Un progetto Interreg Italia-Austria ha, infatti, dimostrato come all’interno delle cave non solo la biodiversità sia conservata ma anzi, in diversi casi, sia addirittura superiore rispetto alle zone immediatamente esterne alle aree dove si pratica l’attività estrattiva. I risultati dello studio saranno presentati durante il convegno “La biodiversità nelle cave di pietra Piasentina” in programma per domani, 19 febbraio, alle 15 nella sala consiliare di San Pietro la Natisone. Organizzatore dell’evento, patrocinato dal Comune valligiano, da Confartigianato-Imprese Udine e dall’Ordine degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori della provincia di Udine, è il Consorzio produttori pietra Piasentina, realtà che riunisce le sei aziende attive nell’estrazione e lavorazione della rinomata pietra friulana tra Faedis, Torreano, San Pietro al Natisone e San Leonardo. L’evento è dedicato alla memoria del “padre“ della pietra Piasentina, l’imprenditore Mario Laurino, scomparso esattamente 10 anni fa. Un pioniere della biodiversità e della tutela dell’ambiente all’interno delle cave.


Gli interventi si concentreranno sugli approfondimenti relativi agli studi che hanno interessato le cave di pietra Piasentina e la biodiversità dei boschi attorno ad esse, con riguardo all’impatto ambientale delle stesse e le buone prassi messe in atto per ridurlo al minimo. I risultati sono di tutto interesse: lo studio, frutto di diverse rilevazioni in cava effettuate in diversi periodi, ha certificato tra l’altro la presenza della mantide religiosa all’interno delle aree estrattive, specie invece non presente fuori, quella di diversi rettili e ancora di pipistrelli all’interno delle cavità formatesi a seguito dell’estrazione della pietra. Lo studio si è occupato anche del riciclo circolare dei residui, valutandone la valorizzazione economica quali materie prime secondarie, un’opportunità di grande interesse sia per i progettisti che per i designer attenti alla ecosostenibilità e all’uso di materiali naturali.
L’auspicio del Consorzio è che al convegno partecipino non solo addetti ai lavori, ma anche autorità locali, regionali e nazionali, affinché possano assumere una maggiore consapevolezza dei vantaggi in termini di economia circolare e protezione ambientale derivanti dall’attuazione di buone prassi. Il convegno prenderà il via alle 15 con i saluti del presidente del Consorzio stesso, per poi proseguire con la presentazione del progetto e dell’indice di biodiversità a lungo termine (LBI) a cura di Tobias Köstl (E.C.O. Institute of Ecology di Klagenfurt), con I risultati del monitoraggio Lbi nelle 4 cave studiate tra Italia e Austria a cura di Daniel Wuttej (E.C.O. Institute of Ecology di Klagenfurt). Si proseguirà con l’illustrazione dei risultati del monitoraggio faunistico a cura del dottore naturalista, Matteo De Luca, per finire con quella, a cura del professor Peter Harsanyi (Carinthian University of Applied Sciences), delle potenzialità delle eccedenze di marmo e materiali di scarto per la produzione di calcestruzzo ad alte prestazioni.

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In copertina, una cava di pietra Piasentina ai piedi del monte Matajur; all’interno, Mario Laurino scomparso dieci anni fa.