Nimis, le dimissioni di nove consiglieri spianano la strada al commissario dopo meno di due anni di Giunta Bertolla

di Giuseppe Longo

“Tutti a casa” titolava un famoso film con Alberto Sordi, di oltre sessant’anni fa, sul dopo 8 settembre 1943. Da ieri, il Consiglio comunale di Nimis, infatti, non esiste più, per cui mancando il numero legale salta anche la prevista seduta di questa sera che aveva all’ordine del giorno le annunciate dimissioni del sindaco Giorgio Bertolla. Un colpo di scena – peraltro nell’aria, anche se non proprio in questi termini così ultimativi – ha portato alle dimissioni di ben nove consiglieri su dodici, facendo così cadere l’esecutivo: i cinque “dissidenti” della maggioranza e i quattro della minoranza. Vale a dire Mariacristina Del Fabbro e Stefano Doraconti che avevano già restituito le deleghe nelle scorse settimane uscendo dalla Giunta, Ivana Di Betta, Davide Michelizza e Raul Guillermo Migueletto; l’ex sindaco Gloria Bressani, il capogruppo Fabrizio Mattiuzza, Beatrice Follador e Serena Vizzutti. A questo punto risulta spianata la strada del commissariamento in attesa delle nuove elezioni amministrative.

Il sindaco Giorgio Bertolla.

In pratica, se il sindaco Bertolla, come riferito a suo tempo, aveva giocato d’anticipo, vista la dissoluzione della sua maggioranza, annunciando la volontà di rinunciare a portare a termine il mandato amministrativo, prima di correre il rischio di essere sfiduciato, i nove consiglieri in questione hanno agito con altrettanta abilità e tempismo prendendo la drastica, anche se sofferta, decisione di dimettersi in blocco, così da interrompere definitivamente il corso politico che era cominciato neanche due anni fa, con le elezioni del 12 giugno 2022. Al quinto punto dell’ordine del giorno, infatti, figuravano le dimissioni del sindaco e soltanto all’oggetto successivo seguiva la trattazione della mozione di sfiducia al primo cittadino inoltrata al Protocollo municipale a metà marzo con la richiesta della convocazione della stessa assemblea civica. Ma prima ancora, al punto 4 dell’Odg, c’era la presa d’atto dell’avvenuta costituzione del gruppo “Nimis s’è Desta” – appunto con i cinque consiglieri di maggioranza in contrasto con Bertolla – e della designazione del rispettivo capogruppo.
Ed è proprio la predisposizione di questa “scaletta” consiliare che è risultata indigesta a coloro che avevano richiesto, a termini di legge, la convocazione dell’assemblea municipale per trattare la mozione di sfiducia contro il primo cittadino. Nella lettera recapitata ieri in Municipio, si sottolinea infatti che la discussione sarebbe stata «solamente pretestuosa e strumentale nonché, così come formulata, finalizzata a rendere inutile e/o a svilire il dibattito sulla presentata mozione di sfiducia, relegata all’ultimo punto dell’ordine del giorno», facendo altresì critico riferimento alla tempistica scelta da Giorgio Bertolla «per la presentazione delle proprie dimissioni da sindaco, visto l’ampio lasso di tempo oramai intercorso dall’inizio della crisi politico-amministrativa in seno all’Amministrazione comunale di Nimis». A tal fine, si fa rilevare che «per costante orientamento espresso dal Ministero dell’Interno, le dimissioni, al fine del computo dei termini, vanno presentate al Protocollo non essendo necessaria né sufficiente la loro presentazione nel corso di una seduta consiliare». Inoltre, si evidenza che «i punti all’ordine del giorno, così come indicati, sono difformi dall’ordine di trattazione degli argomenti previsto dal regolamento e ciò in spregio alle norme dell’ente e allo stesso Consiglio comunale», per cui «stante il perdurare della situazione di stallo amministrativo, i sottoscritti – si legge infine – rassegnano, contestualmente e personalmente, le dimissioni irrevocabili dalla carica di consigliere comunale». Seguono le nove firme, tutte in rigoroso ordine alfabetico presentate al Protocollo dinanzi al funzionario incaricato Claudio Ceschia.
Come si ricorderà, nelle elezioni amministrative del 2022 si era affermata, per poche decine di voti, su Rinnova Nimis (attualmente all’opposizione), la compagine espressa da Nimis al Centro e Uniti per Nimis che proponeva, appunto, come candidato sindaco Giorgio Bertolla, il quale dopo neanche due anni esce dunque di scena per la caduta del consiglio comunale, al cui interno ormai, oltre al primo cittadino,  erano rimasti soltanto il vicesindaco Sergio Bonfini, l’assessore Matteo Cuffolo e il consigliere Luca Balloch. Per cui ora bisognerà soltanto attendere la nomina del commissario straordinario da parte della Regione Fvg, un’esperienza che il Comune pedemontano in pochi anni ha già sperimentato. E poi tornare a votare. Quando? È ancora presto per dirlo, ma se non sarà possibile in autunno si slitterà di sicuro alla primavera 2025. Per cui, singolare coincidenza ma molto significativa, Nimis riprenderebbe gli ormai storici ritmi dei rinnovi amministrativi precedenti alle esperienze commissariali e al breve periodo dei mandati quadriennali.

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In copertina, il Municipio di Nimis che ieri è rimasto senza consiglio comunale.

Bilancio sociale integrato, modello virtuoso di Chiarcosso Autotrasporti: un “caso” per l’Università di Udine

«Un’analisi che pone le basi per affrontare in modo più consapevole le sfide future». Così Sante Chiarcosso, presidente del consiglio di amministrazione della Chiarcosso Autotrasporti srl, ha sintetizzato le motivazioni che lo hanno portato, con il supporto del suo staff, dell’Università di Udine ed il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, a realizzare il primo “bilancio sociale integrato” della sua azienda. Il documento – riferito all’esercizio finanziario 2022 – è stato presentato nella sede udinese della Regione stessa, nel corso di un incontro al quale hanno partecipato anche gli stakeholder, ovvero i “portatori di interesse” (dipendenti, organizzazioni sindacali, clienti, fornitori, istituti di credito) che hanno avuto un ruolo non trascurabile nella rilevazione e misurazione delle performance aziendali.
Ha introdotto i lavori Lucia Cristina Piu, direttore di Confapi Fvg, l’Associazione regionale delle Piccole e Medie Imprese cui va dato merito per aver stimolato e favorito, nel 2022, la partecipazione della Chiarcosso quale “azienda pilota”, nell’ambito del programma Erasmus+, al progetto europeo “Rendicontazione integrata per la trasparenza delle piccole e medie imprese”. L’esperienza, che ha visto la partecipazione attiva dei docenti e degli studenti dell’Università di Udine, è stata decisamente positiva per il gruppo dirigente della Chiarcosso, che ha maturato così la decisione di passare dalla fase teorica a quella pratica, la realizzazione di un vero e proprio bilancio sociale. Passaggio reso possibile anche dagli incentivi messi a disposizione dalla Direzione centrale lavoro, formazione, istruzione e famiglia della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Quello della Chiarcosso è divenuto così un “caso aziendale”, che è stato illustrato dai docenti dell’Università friulana – Luca Brusati e Viviana Capurso – che l’hanno affiancata nell’analizzare le componenti “extra-reddituali” del bilancio integrato: dalle politiche rivolte ai lavoratori, gli investimenti a tutela dell’ambiente, le attività di natura filantropica, l’integrazione dell’azienda nella realtà territoriale. Nel dettaglio, il professor Brusati ha approfondito le metodologie utilizzate con particolare riguardo alle regole comunitarie, mentre la dottoressa Capurso ha ripercorso le tappe del lavoro che hanno portato dal “numero zero” alla redazione del Bilancio sociale integrato dell’esercizio 2022. Cultura d’impresa, welfare, sostenibilità, impegno sociale, territorio e ambiente, solidarietà: sono queste secondo Chiarcosso le parole guida di un imprenditore moderno, in momenti difficili come quelli attuali, soprattutto in un settore come quello dell’autotrasporto, spesso considerato a torto subalterno rispetto a quello manifatturiero. «Il nostro bilancio integrato – ha detto – ci rappresenta per quello che siamo e vogliamo essere, cittadini consapevoli che operano per un mondo migliore».
Le conclusioni sono state portate dall’assessore regionale alle finanze, Barbara Zilli, che ha sottolineato come Chiarcosso confermi la sua vocazione a valorizzare attraverso le proprie attività l’intera comunità. «La scelta di presentare il bilancio sociale, con ampio anticipo rispetto alle tempistiche normative, è la dimostrazione tangibile – ha sottolineato – che gli imprenditori di successo, come Sante Chiarcosso, hanno tra i propri obiettivi primari, oltre che il legittimo profitto, il benessere dei propri lavoratori e del tessuto sociale del quale sono parte vitale e attiva. Un autentico capitano d’impresa: con la sua famiglia e i suoi collaboratori, Sante Chiarcosso è un esempio anche per le tante iniziative nobili, di aiuto a chi è nella difficoltà, che ha avuto con costanza il coraggio di mettere in campo».
«L’Amministrazione regionale è impegnata in modo particolare sui temi della conciliazione della sostenibilità ambientale, sociale e gestionale, con particolare riguardo anche al benessere dei lavoratori: abbiamo introdotto la riduzione dell’1% dell’aliquota Irap a favore delle imprese e dei professionisti che sostengono spese per il benessere dei dipendenti a tempo indeterminato, l’adozione di iniziative di aiuto sociale, individuale e familiare, sotto il profilo sanitario, sociale ed educativo – ha ricordato l’esponente della Giunta Fedriga -. È importante continuare a rafforzare la sinergia efficace e continuativa che veda lavorare assieme Regione, enti, imprese e stakeholder. L’esempio di questa realtà è particolarmente virtuoso per le tante imprese del nostro territorio che possono trarre dal bilancio sostenibile un rinnovato slancio per fare un ulteriore salto di qualità, che comporta essere competitive a ogni livello: l’utilizzo di questo strumento è stato correttamente letto da Chiarcosso come opportunità, e mai come vincolo – ha poi rimarcato Barbara Zilli -. Come Amministrazione regionale siamo fortemente convinti di tutto ciò e proprio per questo abbiamo inserito nel documento di programmazione regionale (Defr e Nadefr) un preciso invito alle società partecipate regionali affinché si attivino per presentare il loro bilancio di sostenibilità. Il documento finanziario e sociale mette in relazione virtuosa i risultati finanziari e i target di benessere della comunità, ed è utile strumento per l’Amministrazione regionale al fine di individuare gli ambiti sui quali investire».

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In copertina, l’assessore regionale Barbara Zilli con i vertici aziendali; all’interno, tre immagini dei lavori a Udine.

Grado fa il pieno di… solidarietà con centinaia di Caritas che portano una benefica “invasione” nell’Isola

(g.l.) Grado fa il pieno di… solidarietà. Da ieri, infatti, nell’Isola c’è una “invasione” pacifica di oltre duecento Caritas diocesane, con più di 600 delegati, che partecipano al loro 44° Congresso nazionale in programma, come già annunciato, fino a giovedì 11 aprile. Tema dell’importante appuntamento “Confini, zone di contatto e non di separazione”. Al centro dei quattro giorni di lavori il Palacongressi di Città Giardino, anche se sono previste puntate a Gorizia, Nova Gorica e in altre località, come nella lagunare isoletta del Santuario di Barbana e nella vicina Aquileia per la visita alla Basilica poponiana.


Confini, dunque, zone di contatto e non di separazione. Come dimostra con efficacia anche quello tra Italia e Slovenia ormai pressoché inesistente, considerato che proprio Nova Gorica e Gorizia formano praticamente una “città unica” in Go!2025, il progetto che le vede affiancate per la Capitale europea della cultura del prossimo anno. “Se non ci fossero i confini saremmo tutti più poveri, privi di punti di vista diversi. I confini sono anche positivi, perché garantiscono una diversità e un approccio complesso al mondo”, ha sottolineato, infatti, l’arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas Italiana, Carlo Roberto Maria Redaelli. Il quale poi – come informa Sir – ha aggiunto: “Dobbiamo riconoscere che a volte ci sono confini tra uffici e servizi della Curia con il rischio di una pastorale frammentata e iniziative non coordinate che piovono sulle Parrocchie. Ci sono però tentativi interessanti di lavoro condiviso”. Ma il confine più arduo – secondo monsignor Redaelli – è “tra operatori e volontari Caritas e gli ultimi, perché siamo in due situazioni diverse, chi aiuta e chi ha bisogno di aiuto. Ma è un confine che va superato”. Per cui il presule propone di capovolgere i ruoli e invita a pensarci noi stessi “come gli affamati, gli assetati, gli stranieri che hanno bisogno di aiuto”.
Alla giornata inaugurale è intervenuto anche monsignor Francesco Moraglia, patriarca di Venezia – città che con Grado ha un legame storico speciale – e presidente della Conferenza episcopale del Triveneto, il quale ha sottolineato che “la Chiesa è immersa in una dinamica d’amore concreto e senza confini”. Ieri hanno parlato anche padre Luciano Larivera, direttore del Centro culturale Veritas di Trieste, e don Matteo Pasinato, docente di Teologia morale alla Facoltà Teologica del Triveneto.
Giorni importanti, dunque, per Grado, non solo come immagine proiettata all’esterno in quanto punto di riferimento di una manifestazione nazionale di grande rilevanza, ma anche per la sua economia in questo periodo ancora di bassa stagione, considerato pure che le recenti festività pasquali sono state ostacolate dal maltempo, causando un danno che il sole dell’Ottava non è certamente riuscito a sanare. Una boccata d’ossigeno, insomma, preziosa per i valori che incarnano le Caritas, ma anche per gli effetti positivi  che questa “invasione” benefica porta all’Isola d’oro.

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In copertina, l’arcivescovo di Gorizia e presidente della Caritas Italiana Carlo Roberto Maria Redaelli; all’interno un settore del Palacongressi di Grado nella giornata inaugurale di ieri.

Gioco d’azzardo fra i minori, a Gorizia questa sera una nuova riflessione con Il Piccolo Principe di Casarsa

Gioco d’azzardo tra i minorenni: una problematica da tenere d’occhio anche a Gorizia, dove questa sera è in programma l’ultima “tappa” del progetto regionale “Ci puoi scommettere – il gioco d’azzardo oggi, fra nuove norme, spazi online e rischi in adolescenza” realizzato dalla cooperativa casarsese (da anni impegnata in progetti a contrasto del gioco d’azzardo) Il Piccolo Principe. Un progetto che vede la co-progettazione della Regione Friuli Venezia Giulia e del Dipartimento delle Dipendenze e della salute mentale dell’Asugi, assieme agli omologhi di Asfo e Asufc. L’incontro, in collaborazione con il Comune di Gorizia, si terrà alle 20.30, in Sala Dora Bassi (via Garibaldi, 7). Relatori della serata – dal titolo “È possibile prevenire i danni del gioco d’azzardo problematico? Esperienze e buone prassi a confronto” – Graziano Bello, medico psichiatra, già direttore del Dipartimento per le Dipendenze di Castelfranco Veneto, ed Elisa Paiero, educatrice socio-pedagogica, responsabile Servizio Giovani Cooperativa Il Piccolo Principe.

Due degli incontri programmati.

«Questo a Gorizia – spiega la Paiero stessa – è il sesto e ultimo incontro di sensibilizzazione al contrasto al gioco d’azzardo. La serata sarà dedicata alle buone prassi di contrasto e di prevenzione al disturbo da gioco d’azzardo, sperimentate anche nel nostro territorio per esempio a Monfalcone, dove abbiamo attivato un laboratorio esponenziale. Invitiamo la cittadinanza, gli amministratori pubblici, i genitori, le figure educative e gli addetti ai lavori a partecipare».
All’incontro interverrà Chiara Gatta, vicesindaco di Gorizia con delega alle Politiche giovanili, che spiegherà come sia forte l’interesse del Comune per la tematica: «Nell’ambito del progetto Let’s Go gamers abbiamo affrontato la questione della dipendenza da gioco anche con l’aiuto di Asugi. Dopo la pandemia si è registrato un notevole incremento di adolescenti che si sono chiusi in casa e si sono isolati con giochi online. Noi, invece, riteniamo che i videogames possano essere uno strumento per aumentare la socialità e favorire il rapporto con gli altri, come dimostrato dalle attività proposte dal Punto Giovani. L’incontro promosso da Il Piccolo Principe sarà quindi un’occasione preziosa per portare la testimonianza su quanto si può fare per contrastare un fenomeno tanto preoccupante».
L’intento del progetto, a valenza regionale (gli incontri precedenti si sono svolti a Pordenone, Spilimbergo, Palmanova, Udine e Trieste) è sensibilizzare rispetto al tema del gioco d’azzardo, per imparare a distinguerlo dal gioco “sano” e prevenire e contrastare i comportamenti a rischio, specialmente quelli tra adolescenti. Si stima, infatti, che siano quasi due milioni in Italia gli adolescenti che soffrono di una dipendenza comportamentale (cibo, videogiochi, social network e paura dei rapporti sociali) e che il 52% dei minorenni (nella fascia 14-17 anni) riferisce di aver giocato almeno una volta nella vita d’azzardo. Molti di questi giovanissimi giocan0 d’azzardo online, anche in Friuli Venezia Giulia. Al riguardo, fra le diverse azioni del progetto, la cooperativa ha anche attivato a Pordenone, Udine e Monfalcone un laboratorio esperienziale, denominato “L’altra faccia del gioco” e rivolto in contesti extrascolastici a ragazzi dai 15 ai 20 anni, con l’obiettivo di far sperimentare le dinamiche del gioco sia fisico che online, per distinguerlo dall’azzardo e far riconoscere ai ragazzi quei meccanismi, in particolare nel mondo del gaming, che ammiccano a logiche vicine all’azzardo.
«Il nostro Servizio – spiega Elisa Paiero, del Piccolo Principe-, si è impegnato nel realizzare in tutto il territorio regionale iniziative di contrasto al disturbo da gioco d’azzardo. La cooperativa dal 2014 gestisce progetti di sensibilizzazione rispetto alle problematiche collegate ai comportamenti conseguenti al gioco d’azzardo, sia nelle scuole superiori con percorsi validati rivolti ai ragazzi e agli insegnanti, che nel territorio, con azioni di sensibilizzazione per gli adulti e per i ragazzi appartenenti ad associazioni o gruppi o frequentanti centri di aggregazione giovanile».

Per informazioni, scrivere
a formazionedga@ilpiccoloprincipe.pn.it
oppure telefonare a 340.3421265

Lingua friulana a scuola, serve un impegno più concreto. Tre giorni di riflessione tra Udine e Codroipo

Per il friulano a scuola occorre un impegno più concreto affinché le scuole del territorio friulanofono mettano in atto la propria autonomia inserendo la lingua friulana a pieno titolo nell’offerta educativa: questa la “fotografia” che Mercator – Centro Europeo di Ricerca sul Multilinguismo e l’Apprendimento delle Lingue con sede in Frisia (Paesi Bassi) – ha dato della dimensione didattica della “marilenghe” nella seconda edizione del dossier dedicato al friulano, a 10 anni di distanza dalla prima. I risultati dello studio saranno al centro di una tre giorni che dall’11 al 13 aprile vedrà coinvolti, a Udine, Società Filologica Friulana, Assemblea di Comunità Linguistica Friulana, Università di Udine e altre realtà di primo piano nella promozione e diffusione della lingua friulana.
Lo studio “La lingua friulana nel sistema educativo italiano” è stato realizzato da Ada Bier (Università del Paese Basco – UPV/EHU), Gabriele Zanello (Ateneo di Udine) e Antonella Ottogalli (Società Filologica Friulana) su incarico del Centro Mercator, mentre l’edizione in friulano e in italiano è stata pubblicata dalla Filologica. Questo studio rappresenta uno dei risultati del progetto “Furleus”, finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea mediante una borsa di ricerca Marie Skłodowska-Curie ospitata dall’Università del Paese Basco.

Federico Vicario


A distanza di dieci anni dalla precedente edizione, il Dossier fa emergere tutto il fermento che ha portato a percorsi di formazione accademica specifici per insegnanti di lingua friulana, a numerose pubblicazioni basate su metodologie accreditate per l’apprendimento delle lingue come il Clil (Content and Language Integrated Learning), all’apertura di un centro regionale di documentazione, ricerca e sperimentazione didattica per la scuola friulana. Rispetto a un decennio fa (anno scolastico 2013/2014) la percentuale degli studenti che hanno scelto l’insegnamento del friulano nelle scuole dell’infanzia e primarie del Friuli Venezia Giulia è rimasta sostanzialmente stabile fino all’anno scolastico 2022-2023.
Primo appuntamento con il convegno accademico a Udine giovedì 11 aprile, alle 15, nell’auditorium Carlo Sgorlon del Polo della Formazione dell’Università di Udine in Via Margreth 3. Venerdì 12 aprile, alle 17.30, a Palazzo Belgrado in Piazza Patriarcato a Udine, l’incontro sarà aperto ai rappresentanti delle istituzioni e a tutta la cittadinanza per avviare insieme un dibattito sulla questione, in collaborazione con Arlef e Regione Fvg. Infine, sabato 13 aprile alla la Biblioteca civica “Don Gilberto Pressacco” di Codroipo, dalle 9 presentazione all’interno della XI Giornata della Scuola friulana, evento dedicato agli insegnanti.
«Non nascondiamo – commenta Federico Vicario, presidente della Filologica – che ci sono molte preoccupazioni sull’insegnamento del friulano a scuola, con diversi istituti comprensivi che faticano a garantirlo agli studenti. Questo nonostante da parte delle famiglie ci sia comunque interesse per tale offerta didattica. In particolare le difficoltà sono più presenti nelle ex province di Pordenone e Gorizia, ma anche in quella di Udine, pur con realtà più dinamiche, la situazione non è omogenea. Attraverso questa seconda edizione del Dossier del Centro Mercator sulla lingua friulana, vogliamo riaprire il confronto su questa tematica centrale per la diffusione del friulano». «Non dimenticando inoltre – aggiunge Daniele Sergon, presidente Aclif – che l’insegnamento della lingua friulana è strettamente legato al tema dell’autonomia scolastica: infatti, gli istituti che la garantiscono possono derogare dai numeri minimi di studenti per plessi e sezioni. Un tema di stretta attualità visto l’accorpamento di vari istituti comprensivi sul territorio regionale che nelle aree friulanofone potrebbero invece contare su questo diritto. Ne discuteremo con il mondo delle istituzioni, per trovare percorsi comuni di valorizzazione».

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In copertina, il presidente dell’Aclif Daniele Sergon sindaco di Capriva del Friuli.

Identità della “Patrie” sempre più forte nel corale appello levatosi da Tarcento. Barbara Zilli: la lingua friulana sia ufficiale alle manifestazioni di Go!2025

Un cielo celeste, come la bandiera del Friuli, e un sole dorato, come la sua aquila patriarcale, hanno accompagnato l’affollata 47ma edizione della “Fieste de Patrie dal Friûl”, ospitata ieri da Tarcento. L’evento – organizzato da Comune di Tarcento, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Agenzia regionale per la lingua friulana, in collaborazione con l’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean” – è cominciato con la deposizione, da parte delle autorità, di un omaggio floreale al cippo commemorativo dedicato a Chino Ermacora, sul colle di Sant’Eufemia, nella frazione di Segnacco: scrittore e giornalista tarcentino, Ermacora è  stato il fondatore dell’Ente Friuli nel Mondo e della rivista “La Panarie”, nonché promotore del Premio Epifania (prima edizione nel 1956); a lui è dedicato il gruppo folcloristico di Tarcento. Giunte, poi, in piazza Libertà hanno assistito al tradizionale innalzamento della bandiera del Friuli, accompagnato dalla Banda musicale degli alpini di Coia che ha suonato “Incuintri al doman”, l’Inno del Friuli. Il corteo si è quindi mosso verso il Duomo, dove è stata celebrata la Messa in friulano – all’altare, il vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine monsignor Guido Genero, don Moris Tonso e don Italico Gerometta -, accompagnata dal Coro “San Pietro Apostolo”, con letture e preghiere anche in sloveno e tedesco.


Terminata la funzione religiosa, è stata la volta dell’esibizione all’esterno della Chiesa arcipretale del citato Gruppo folcloristico “Chino Ermacora”. Dato il benvenuto alla delegazione dei cicloturisti della Fiab regionale, tutti hanno quindi raggiunto il Teatro Margherita di viale Marinelli per le celebrazioni civili, con l’esecuzione dell’Inno del Friuli, la lettura della Bolla imperiale del 1077 e il tradizionale scambio della bandiera tra i sindaci. A seguire è stato trasmesso il nuovo video del canale YouTube in lingua friulana, YouPalTubo, “La bandiere furlane tal spazi”, in cui si racconta l’incredibile storia dell’astronauta di origini friulane, Gregory Thomas Linteris, che ha portato il vessillo del Friuli proprio nello Spazio. Per l’occasione era presente anche Desiree Chiappo Debegnach, youtuber che ha raccontato la vicenda, e il protagonista dell’avventura “spaziale” è intervenuto in un video messaggio. A chiudere la mattinata l’esibizione del soprano Maria Giovanna Michelini, accompagnato all’arpa da Serena Vizzutti.
A Tarcento era presente una nutrita delegazione di sindaci e di rappresentanti del territorio friulanofono, accolti dal padrone di casa, il primo cittadino Mauro Steccati. A portare il saluto nel corso della cerimonia civile, assieme a lui, sono stati Geremia Gomboso, presidente dell’Istitût Ladin Furlan; Walter Bandelj, presidente di SSO Sveta slovenskih organizacij, e Raimondo Domenig, vicepresidente di KKV Kanaltaler Kulturverein (due presenze, queste ultime, che confermano, ancora una volta, come la Fieste sia un momento importante per celebrare il valore e la ricchezza del plurilinguismo della nostra regione); Claudio Violino, vicepresidente dell’Aclif – Assemblea della comunità linguistica friulana; Dorino Favot, presidente dell’Anci Fvg – Associazione Nazionale Comuni Italiani; Federico Vicario, rappresentante dell’Università degli Studi di Udine e presidente della Società Filologica Friulana; Eros Cisilino, presidente dell’Arlef; l’onorevole Emanuele Loperfido; Pierpaolo Roberti, assessore regionale alle autonomie locali; Barbara Zilli, assessore regionale alle finanze. Presenti, inoltre, il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, con il consigliere delegato Stefania Garlatti Costa; Maurizio Negro, assessore del Comune di Gorizia; Paola De Giorgi, consigliere delegato del Comune di Pordenone.
L’assessore regionale Roberti, impossibilitato a partecipare, è intervenuto in un videomessaggio augurando a tutti una buona Festa della Patria del Friuli. «Questo – ha affermato – è il momento per riflettere su quello che è lo stato di salute delle nostre lingue minoritarie. In questi anni, grazie al supporto decisivo e fondamentale dell’Arlef, l’Amministrazione regionale ha fatto tanto, portando a casa risultati importanti. Penso all’attuale Piano generale di politica linguistica, all’istituzione del Teatro stabile friulano, alla convenzione Rai che ha introdotto per la prima volta i programmi televisivi in lingua friulana. Però è anche il momento per guardare avanti e vedere cosa c’è da fare. Cominciando proprio dalla Rai, che ha un’offerta ancora insufficiente. Fino al prossimo piano di politica linguistica, che dovrà compiere ulteriori passi avanti per trasmettere un messaggio fondamentale: quando parliamo di friulano non parliamo di una lingua che deve essere usata solo in casa, ma di una lingua veicolare da utilizzare dappertutto».

La collega Barbara Zilli ha quindi sottolineato: «La “Fieste de Patrie dal Friûl” rappresenta un momento importante per rinnovare l’impegno a mantenere vivo e alto l’orgoglio di appartenenza alla comunità friulana. Il nostro è un popolo che ha radici profonde e lontane, composte da valori e principi, da cultura e identità che sono arrivate fino a noi con la forza dei nostri padri e che noi, oggi, dobbiamo rendere attuali e forti per guardare al futuro. In questo momento particolare della nostra storia, guardare alle radici e riscoprirle è un modo per non perdere la strada e non farla perdere nemmeno ai giovani. Il popolo friulano è forte della sua storia, è orgoglioso delle sue tradizioni e deve trovare maggiore coraggio dalla sua cultura, dai valori semplici, che nel corso del tempo hanno dato forma a una comunità capace di cadere e di risollevarsi anche nei momenti più bui. Abbiamo uno strumento meraviglioso per raccontare tutto questo e per vivere appieno la nostra friulanità: la nostra marilenghe». «Abbiamo di fronte a noi – ha concluso l’esponente della Giunta Fedriga – un appuntamento di grande rilievo: “Nova Gorica – Gorizia Capitale europea della cultura 2025” e dire che la lingua ufficiale di questa manifestazione sarà la lingua friulana è un impegno che riconosce le radici del nostro territorio, un impegno al quale lavoriamo per dare dignità al grande lavoro che il popolo friulano ha fatto anche a Gorizia».
A parlare anche l’onorevole Loperfido il quale ha riferito che, intervenendo in Parlamento, ha fatto menzione del 3 di aprile e del suo valore. Portando il Friuli come esempio di coesistenza pacifica di differenti identità. In chiusura, si è inoltre fatto portavoce delle istanze del friulano. Il sindaco di Tarcento, Mauro Steccati aveva aperto i lavori complimentandosi e ringraziando tutti coloro che, a qualsiasi titolo, hanno collaborato per la buona riuscita dell’evento. Si è quindi detto «onorato e orgoglioso di ospitare idealmente tutto il popolo friulano in questo luogo che ha dato i natali a tante altre personalità di rilievo che hanno contribuito, in modo significativo, a costruire la nostra storia. L’auspicio è che questa giornata sia un’occasione per porci delle domande, riflettere sulla nostra realtà e su come vorremmo fosse vissuta la nostra specialità, ragionando in termini contemporanei». In chiusura, ha fatto un passaggio parlando dei giovani: «Dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni questo patrimonio».

Il presidente dell’Arlef, Eros Cisilino, ha ricordato come Tarcento sia uno dei luoghi simbolo dell’identità friulana, avendo dato i natali a Chino Ermacora, abbracciato l’attività di don Duilio Corgnali e che vede suo cittadino Giorgio Jus, tra i fondatori del Movimento Friuli e padre del riadattamento che, negli anni ’70, venne fatto della bandiera, oggi simbolo indiscusso del Friuli e dei friulani in tutto il mondo. Il presidente ha quindi sottolineato l’importanza delle nuove generazioni per la salvaguardia della lingua friulana: «La “Fieste de Patrie dal Friûl” si è distinta, quest’anno, per il suo carattere propositivo, soprattutto nell’ambito di tutte le manifestazioni collaterali (che hanno raggiunto un vero record, in termini numerici). Mi piace sottolineare soprattutto il coinvolgimento dei più giovani. Sono sempre di più i ragazzi e le ragazze che, a vario titolo, si stanno dimostrando coinvolti nella tutela del friulano. Questo è senz’altro il risultato di un’attività di squadra che lavora nel quotidiano e su più livelli. Credo, pertanto, che la strada intrapresa sia quella giusta, anche se gli obiettivi da raggiungere ancora non mancano».
Geremia Gomboso, presidente dell’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, è tornato invece su un argomento che ha particolarmente a cuore: «È necessaria una gestione della scuola più autonoma. Questo consentirebbe di strutturare un piano di studi per insegnare la nostra storia. Non in ultimo, è urgente che il friulano venga insegnato in forma curricolare anche alle scuole medie, dove invece l’insegnamento si svolge per singoli progetti». Gomboso ha rimarcato anche la delusione per la mancata approvazione del Messale romano in lingua friulana. Chiudendo, ha sottolineato l’importanza delle sempre migliori relazioni tra le minoranze linguistiche friulana, slovena e tedesca, che stanno lavorando assieme e facendo squadra: «L’esempio che siamo Europa».
Per l’Aclif è intervenuto, infine, il vicepresidente Claudio Violino ricordando l’importanza della Fieste, ma sottolineando soprattutto la necessità di guardare al futuro. Il presidente, Daniele Sergon, impossibilitato a essere presente, in una nota, ha posto l’accento sull’importanza dell’unità identitaria friulana: «Dobbiamo cogliere, dallo spirito di questa Festa, anche un’unità di intenti. Se restiamo uniti in questo momento, possiamo far valere i nostri diritti su alcune tematiche molto importanti come il friulano in Rai, e in particolare sul tg serale in lingua; ma anche sull’autonomia decisionale scolastica, per salvaguardare e valorizzare il friulano».
Il programma della Fieste è proseguito, nel pomeriggio, dopo il tradizionale pranzo, offrendo a tutti gli ospiti di Tarcento la possibilità di partecipare agli itinerari culturali di Palazzo Frangipane.

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In copertina e qui sopra, l’omaggio al cippo che ricorda Chino Ermacora a Segnacco; all’interno, immagini della festa a Tarcento alla quale ha preso parte anche l’assessore regionale Barbara Zilli.

Grande festa di friulanità oggi a Tarcento anticipata dal ricordo di monsignor Corgnali alla serata dedicata agli indimenticabili Meni Ucel, Lelo e Il Pup

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Grande giornata di friulanità oggi a Tarcento che ospita la “Fieste de Patrie dal Friûl”. Una manifestazione che, dopo la Messa solenne in “marilenghe” nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, avrà il suo culmine nella cerimonia civile che seguirà al Teatro Margherita. E nella bella sala di viale Marinelli la Fieste odierna ha avuto un prologo, bello e sentito, proprio la sera del 3 aprile, quando ricorreva l’anniversario della nascita dello Stato patriarcale avvenuta nel lontano 1077. Sul palco una gigantografia di tre grandi della cultura friulana del Novecento, vale a dire Otmar Muzzolini, Aurelio Cantoni e Riedo Puppo, rievocati da Dino Persello con uno spettacolo riuscitissimo dal titolo significativo “Il trio nus vuardi” dedicato, appunto, a “Meni Ucel”, “Lelo Cjanton” e “Il Pup”.

Parla il sindaco Steccati.

I Petris

Ma prima di loro, Persello e I Petris – tutti brillanti come sempre e compensati da calorosi applausi – hanno reso omaggio a monsignor Duilio Corgnali, l’arciprete di Tarcento mancato lo scorso gennaio in seguito a una malattia rivelatasi ben presto senza speranze. Il prete-giornalista, direttore per tanti anni de La Vita Cattolica, era infatti noto per il suo impegno a favore della salvaguardia della lingua, della storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Friuli. Un impegno che manifestava quotidianamente e ogni settimana con la sua arguta rubrica, appunto in friulano, proprio sul periodico diocesano. Una pagina che ha curato anche dopo aver lasciato la direzione dello storico foglio della Chiesa udinese e fino a quando le forze glielo hanno consentito. Sul palco con Dino Persello – che ha raccontato anche un curioso aneddoto ricordando l’amico sacerdote – anche il sindaco Mauro Steccati, che ha avuto parole di riconoscenza per quanto don Duilio ha fatto per la comunità tarcentina durante il suo lungo apostolato. In sottofondo, le note di “Stelutis alpinis”, l’intramontabile canzone di Arturo Zardini alla quale monsignor Corgnali era molto affezionato.
Quindi via all’omaggio ai tre personaggi-pilastri della friulanità, con appropriate rievocazioni che hanno visto risuonare nella sala teatrale anche le voci degli stessi intellettuali commemorati che vennero registrate, all’inizio degli anni Sessanta, nella vicina Billerio – il paese natale di Muzzolini – durante una festa friulana che ebbe l’onore di essere la prima in Friuli, anticipando la stessa “Fieste de Patrie dal Friûl” che oggi rende protagonista Tarcento in una manifestazione che, grazie al tanto atteso ritorno del bel tempo, sarà sicuramente indimenticabile.

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In copertina, Dino Persello mentre ricorda monsignor Duilio Corgnali a Tarcento.

Grado oggi corona la Pasqua con trenta Prime Comunioni e da domani ospitando tutte le Caritas diocesane d’Italia

(g.l.) Giornate importanti per la comunità cristiana di Grado al termine delle festività pasquali nelle quali, con grande partecipazione e senso di appartenenza, ha tenuto vive e salde le sue tradizionali consuetudini, a cominciare dai tre “Sermon” delle Quarantore che affondano nell’età patriarcale dell’Isola e dal dono del pane benedetto al termine della Messa solenne della Resurrezione. Oggi, infatti, “Ottava di Pasqua” o “Domenica in Albis”, ben trenta bambini della Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia si accosteranno alla Prima Comunione durante la Messa che sarà celebrata in Basilica alle 11.30. «Iniziare i fanciulli all’Eucarestia – ha scritto su “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli – è molto più che prepararli alla Prima Comunione. È introdurli alla vita cristiana ed ecclesiale che trova nell’Eucarestia la sua fonte ed il suo culmine. Queste parole hanno ispirato l’itinerario eucaristico rivolto ai bambini che, accostandosi per la prima volta alla Comunione, sono invitati a riconoscere non solo la viva presenza di Gesù e del suo dono d’amore, ma anche il dinamismo che sostiene l’intera vita cristiana. Il cristiano, infatti, vive un’esistenza “eucaristica” nella consapevolezza che solo la vita donata è una vita compiuta e completa. La celebrazione eucaristica è la scuola e, nello stesso tempo, la condizione di possibilità per divenire capaci, con Gesù e come Gesù, di mettere a disposizione il proprio cuore, l’intelligenza, l’operosità per il bene degli altri, secondo il disegno di Dio. Se solo riuscissimo a capire…».

L’arcivescovo di Gorizia Carlo Redaelli.


Domani pomeriggio, invece, prenderà il via a Grado (con alcune tappe importanti anche a Gorizia) il 44° Convegno nazionale delle Caritas diocesane che ha come titolo Confini, zone di contatto e non di separazione. “Non passare oltre senza fermarti” (Genesi 18,1-8): i lavori si protrarranno fino all’11 aprile. «Un’occasione importante e preziosa quella rappresentata dal Convegno nazionale – ha sottolineato monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas Italiana –, non solo per l’incontro tra tutti i delegati delle Caritas diocesane provenienti da tutta Italia, ma anche come occasione di conoscenza, condivisione e crescita del territorio». Quasi 700 persone saranno ospiti dell’Isola vivendo il Convegno al Palacongressi.
«Il Vangelo – commenta al riguardo don Paolo – non è una notizia che si può chiudere in spazi e limiti, ma è notizia in movimento; il confine non è una linea tra dentro e fuori; è come una porta: permette di uscire e di entrare, ma si può anche chiudere e bloccare. E, mentre chiudi l’altro fuori, in realtà chiudi anche te dentro. Il confine segna, inoltre, il collegamento tra centro e periferia: può essere luogo di incontro e di annuncio o luogo di distanza e confinamento; dipende da come utilizziamo la porta. Molte sono le chiavi di lettura che la parola “confine” può dare, ma comunque si ravvisa la necessità di fornire prospettive più che analisi sul passato. Il convegno ci deve aiutare a fare un passo oltre».

Il cero pasquale in Basilica.

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In copertina, monsignor Paolo Nutarelli il giorno di Pasqua durante la distribuzione sul sagrato del pane benedetto ai fedeli al termine della Messa solenne.

(L’immagine è di Laura Marocco – Foto Ottica Marocco che ringraziamo)

Crisi a Nimis, mercoledì sera in consiglio le dimissioni del sindaco Giorgio Bertolla che anticipano la mozione di sfiducia

di Giuseppe Longo

Giorgio Bertolla gioca d’anticipo e annuncia la sua volontà di rinunciare a portare a termine il mandato amministrativo al Comune di Nimis, prima di correre il rischio di essere sfiduciato da cinque consiglieri della sua ex maggioranza e da quattro dell’opposizione. Al quinto punto dell’ordine del giorno del consiglio comunale – indetto in sessione straordinaria per mercoledì 10 aprile, alle 20.30 – figurano infatti le dimissioni del sindaco e soltanto all’oggetto successivo la trattazione della mozione di sfiducia al primo cittadino inoltrata al protocollo municipale a metà marzo con la richiesta della convocazione della stessa assemblea civica. Ma prima ancora, al punto 4 dell’ordine del giorno, ci sarà la presa d’atto dell’avvenuta costituzione del gruppo consiliare “Nimis s’è Desta” e della designazione del rispettivo capogruppo.
Si sta per aprire, dunque, un nuovo e importante capitolo nella crisi comunale venuta a galla in questi primi mesi del 2024, dopo una serie di malesseri che nell’Amministrazione Bertolla si erano già manifestati durante l’anno passato. Tanto che, oltre alla nascita del nuovo gruppo in seno alla maggioranza, si è registrata la rinuncia di due assessori (Mariacristina Del Fabbro e Stefano Doraconti), per cui attualmente nell’esecutivo con Bertolla siedono il vicesindaco Sergio Bonfini e l’assessore Matteo Cuffolo. E infine il tutto è sfociato nella citata mozione di sfiducia, sottoscritta dai quattro rappresentanti dell’opposizione – l’ex sindaco Gloria Bressani, il capogruppo Fabrizio Mattiuzza, Beatrice Follador e Serena Vizzutti – e dai cinque consiglieri “dissidenti” che sostenevano la giunta municipale: i citati Del Fabbro e Doraconti, Ivana Di Betta, Davide Michelizza e Raul Guillermo Migueletto. Come si ricorderà, nelle elezioni amministrative del giugno 2022 – quindi neanche due anni fa! – si era affermata, per poche decine di voti, su Rinnova Nimis guidata dalla uscente Gloria Bressani la compagine espressa da Nimis al Centro e Uniti per Nimis che proponeva come candidato sindaco Giorgio Bertolla.
Tornando agli argomenti consiliari, la imminente seduta si aprirà, dopo l’approvazione dei verbali di quella precedente, con le comunicazioni del sindaco e con l’esame degli Obiettivi sulle spese di funzionamento e del personale della società in house A&T2000, quella cioè che si occupa della raccolta differenziata dei rifiuti domestici.

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In copertina, il sindaco di Nimis Giorgio Bertolla pronto a rinunciare al mandato.

Medicina generale, plauso anche in Fvg (con Fedriga e Agrusti) per l’Accordo collettivo nazionale appena approvato

Approvato in Conferenza Stato-Regioni l’Accordo Collettivo Nazionale riguardante i medici di medicina generale. Un passaggio importante salutato positivamente anche in Friuli Venezia Giulia dalla Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti – tramite il suo segretario regionale, Fernando Agrusti. Plauso anche al governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e Province Autonome.
«L’entrata in vigore dell’Acn – commenta il dottor Agrusti per Fimmg Fvg – è essenziale per chiudere il cerchio su questioni centrali per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale, quali l’attuazione del Pnrr e del Decreto ministeriale 77 che definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale e, più in generale, per l’essenziale evoluzione della medicina generale. Gli arretrati contrattuali saranno versati entro 60 giorni. Notizie positive per i medici di medicina generale della regione, alle prese con un complicato ricambio generazionale e con zone carenti anche in Friuli Venezia Giulia, dove al momento mancano 149 medici. Inoltre, si è discusso dell’Acn 2022-2024 in cui l’assistenza dei pazienti, anche a domicilio, sarà centrale. Viste le carenze occorrerà mettere rapidamente in campo soluzioni efficaci che non possono risolversi solo nel contratto se non inizia una seria attenzione a questo tema».
«Non sarebbe stato possibile raggiungere questo risultato senza l’impegno del ministro Schillaci e del presidente Fedriga, ai quali va l’apprezzamento per la serietà e la sensibilità politica dimostrata nell’interesse della categoria tutta e, soprattutto, dei cittadini», hanno dichiarato insieme Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, e lo stesso Agrusti. Sempre Scotti si è incontrato in via Parigi (sede della Conferenza delle Regioni) con Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità. «Un incontro proficuo e simbolico – ha commentato -, vista l’approvazione dell’Acn 2019-2021 oggi in Conferenza Stato-Regioni, ed essenziale per porre sin da subito le basi del nuovo atto di indirizzo in vista della discussione per il rinnovo del prossimo Acn. Un segnale concreto della volontà di stringere i tempi, del quale lo ringraziamo, viste anche le questioni delicatissime che andranno affrontate».
Dal 4 aprile, vista l’adozione dell’Intesa in Conferenza Stato-Regioni, pertanto l’Acn sancito è vigente per le parti normative ed economiche, ricordando che gli arretrati contrattuali andranno versati entro 60 giorni. Un definitivo ok arrivato – come più volte chiesto da Fimmg – in tempi rapidissimi: soli 56 giorni dalla firma della preintesa.
«Di questo ringraziamo tutti gli attori coinvolti – prosegue Scotti – nella consapevolezza che l’entrata in vigore dell’Acn è essenziale per chiudere il cerchio su questioni centrali per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale, quali l’attuazione del Pnrr e del Dm77 che definisce i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale e, più in generale, per l’essenziale evoluzione della medicina generale. È cruciale che si continui a lavorare in tempi strettissimi – avverte il segretario nazionale – così che si possa dare presto avvio alle trattative per chiudere anche il prossimo Acn e, in questo modo, garantire ai cittadini un’assistenza di prossimità sempre più efficace e proattiva, e attrattività e sicurezza per tutti i giovani medici che debbono poter scegliere un futuro professionale certo contrattualmente e non continuamente in discussione su questioni come ruolo giuridico e altro».
In particolare, il leader Fimmg ricorda la centralità che sul prossimo tavolo dovranno avere l’Assistenza domiciliare integrata e la residenzialità, ma conclude Scotti, «dobbiamo ricordare sempre che il problema centrale è oggi quello della carenza dei medici di medicina generale, per la quale occorrerà mettere rapidamente in campo soluzioni efficaci che non possono risolversi solo nel contratto se non inizia una seria attenzione a questo tema da parte di chi ha responsabilità politica e di programmazione nella formazione medica».

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In copertina, il dottor Fernando Agrusti segretario regionale Fimmg Fvg.