Il friulano (anche nella variante di Nimis) con Dj Tubet va in onda sulla Tv austriaca

di Mariarosa Rigotti

La lingua friulana, anche nella variante di Nimis, grazie a Dj Tubet è stata applaudita protagonista in un recente programma della Tv austriaca: si tratta del documentario intitolato “La diversità linguistica nella regione alpino-adriatica” (Sprachenvielfalt im Alpen-Adria-Raum” ) proposto sul canale della televisione pubblica Orf 2, prodotto dalla sede di Klagenfurt, il capoluogo della Carinzia, e curato da Iris Hofmeister. Un lavoro che ha focalizzato l’attenzione anche sull’uso della “marilenghe” in Friuli e a Udine in particolare.

Una ricca carrellata sui Paesi contermini in questo documentario che ha dedicato la parte finale proprio alla lingua friulana, rilevata in molti aspetti della vita quotidiana quali: istituzioni, cartellonistica, media, editoria e musica. Così, a rappresentare la “marilenghe” ci sono William Cisilino (direttore dell’Agenzia regionale per la lingua friulana), Roberto Buttus (artigiano esperto di produzione e riparazione di strumenti a fiato a San Vito al Torre) e appunto il nimense Dj Tubet – al secolo Mauro Tubetti – con il suo rap friulano. E a tale proposito va sottolineato che la decisione dell’Orf di inserire un segmento dedicato alla lingua friulana nasce dall’interesse per il progetto didattico “Un glimuç di peraulis”, condotto nel 2023 dal Museo etnografico del Friuli con l’ufficio per la lingua friulana del Comune di Udine, che vedeva protagonista proprio il rapper ed educatore di Nimis. Va aggiunto che nel documentario di Orf 2 ci sono anche Daria Miani e Federica Angeli di “Maman”, la nota trasmissione per l’infanzia che va in onda su Telefriuli; Stefania Garlatti-Costa, consigliere delegato a identità friulana e plurilinguismo del Comune di Udine; i periodici “La Patrie dal Friûl” e “La Vôs dai Furlans”, All’Allegria, famosa osteria di via Grazzano, a Udine, oltre a scorci del capoluogo friulano e dei fiumi Tagliamento e Fella. Va anche ricordato che le riprese udinesi sono state girate nella primavera scorsa al Museo etnografico del Friuli, grazie alla collaborazione tra Orf, Civici Musei e il citato l’Ufficio per la Lingua Friulana della città capoluogo.


Questa produzione dell’Orf Landesstudio Kärnten ha avuto l’obiettivo «mettere al centro le esperienze delle persone che vivono all’incrocio di tre culture e che apprezzano i vantaggi di questa vicinanza multiculturale». Cosi, con la telecamera, Iris Hofmeister «visita persone che, per vari motivi, hanno trovato una “nuova” casa nelle regioni vicine e che condividono le loro esperienze. Per molti, il plurilinguismo è parte della vita quotidiana, indipendentemente dalle loro radici linguistiche e culturali. La lingua unisce, muove e apre nuove opportunità in un mondo del lavoro senza confini».
Il documentario ha avuto anche lo scopo di esplorare «come la lingua dell’amore porti alcuni a stabilirsi altrove e a fondare una famiglia, mentre la lingua dei ricordi rende indimenticabili le vacanze d’infanzia al mare. La lingua delle tradizioni facilita la trasmissione culturale». E «anche dal punto di vista culinario, la regione è influenzata da diverse culture, facendo sì che l’amore per le regioni vicine passi anche attraverso il cibo. Infine, la lingua delle immagini e della musica spesso unisce le persone senza bisogno di parole».
Infine, una sottolineatura legata al contemporaneo: «La regione dell’Alpe Adria ha una storia comune ricca e non sempre pacifica, ma le crisi attuali in altri Paesi fanno emergere l’importanza della non violenza per una “regione di pace Alpe-Adria” come proposto dagli scienziati». Anche dal punto di vista gastronomico, la regione è influenzata da diverse culture, facendo sì che l’amore per le regioni vicine passi anche attraverso il cibo. Infine, la lingua delle immagini e della musica spesso unisce le persone senza bisogno di parole. Da aggiungere che il documentario è disponibile online su Orf On al link: https://on.orf.at/video/14237294/unterwegs-beim-nachbarn-sprachenvielfalt-im-alpen-adria-raum

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In copertina, Dj Tubet durante la registrazione; all’interno, altre immagini delle riprese avvenute a Udine.

Grado, avanzano i lavori al Ricreatorio Spes e mercoledì sarà inaugurata l’Area giochi. Finora spesi oltre 600 mila euro coperti soltanto dalle generose offerte

di Giuseppe Longo

Il sogno di monsignor Paolo Nutarelli, a piccoli ma importanti passi, si sta realizzando grazie alle generose offerte finora ricevute. E come tutti a Grado sanno si tratta della ristrutturazione del Ricreatorio Spes che era stato voluto trent’anni fa dal suo predecessore e guida spirituale monsignor Silvano Fain. «I lavori in Spes continuano – informa infatti “Insieme” il foglio settimanale della Chiesa isolana in distribuzione oggi – e, dopo aver aperto la parte esterna dei Campi da gioco, mercoledì 14 agosto alle ore 10, alla presenza dei bambini del Centro estivo della Scuola dell’Infanzia parrocchiale, verrà inaugurata l’Area giochi dello Spes che, ricordiamo, è intitolata ad Antonio Tognon. È un ulteriore tassello dell’Opera di ristrutturazione dello Spes che, per adesso, è sostenuta unicamente dalle offerte dei privati».

Monsignor Paolo Nutarelli

In queste ultime settimane la Parrocchia ha iniziato a saldare i vari fornitori, per cui l’arciprete offre un resoconto economico della coraggiosa opera intrapresa a Città Giardino – di fronte alla Chiesa di San Crisogono – informando che ad oggi il totale delle spese sostenute dalla Parrocchia è di 623.440 euro (a fronte di un impegno complessivo di quasi un milione e 200 mila) che sono coperti dalle offerte (480.658 euro) e dal fido bancario aperto proprio per l’operazione Spes. Ma non manca una sottolineatura che don Paolo ha fatto più volte: «È importante ribadire che, purtroppo, all’appello mancano i famosi 250.000 euro che l’Amministrazione Comunale nel 2021 aveva promesso alla Parrocchia per la ristrutturazione della Basilica di Santa Maria delle Grazie (completata unicamente con i fondi parrocchiali)». Per cui se questa somma potesse essere in qualche modo sbloccata, alla Parrocchia arcipretale di Sant’Eufemia arriverebbe una importante boccata di ossigeno.
Prosegue, pertanto, la campagna di sensibilizzazione della cittadinanza che finora, come abbiamo osservato all’inizio, ha risposto molto generosamente all’appello di “Donpi” – così bambini e ragazzi chiamano il parroco, fin dai tempi in cui era a Cormons -, per cui chi volesse aderire alla raccolta fondi lo potrà fare portando il proprio contributo all’Ufficio Parrocchiale o provvedendovi con un bonifico bancario. «Ogni goccia serve. Ogni contributo è ben accetto. Ne abbiamo bisogno», conclude monsignor Nutarelli. Soltanto così quel suo sogno di completare questa importante opera a beneficio della gioventù isolana potrà definitivamente realizzarsi.

Chi volesse aderire alla raccolta fondi lo potrà fare: portando il proprio contributo in Ufficio Parrocchiale, in Via Gradenigo 14, negli orari di apertura; attraverso un bonifico bancario intestato a SOGNO SPES IBAN: IT09L0887764590000000705335 Indicando nella causale: SPES.

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In copertina e all’interno immagini dell’Area giochi al Ricreatorio Spes di Città Giardino ormai pronta per essere inaugurata.

Rojale addolorato e incredulo per la scomparsa dell’ex sindaco Edi Colaoni: ieri avrebbe compiuto 64 anni. Martedì l’addio nella Chiesa della sua Rizzolo

di Giuseppe Longo

Il Rojale è addolorato e incredulo per la morte improvvisa e prematura di Edi Colaoni, sindaco per due mandati amministrativi fino al 2014. Aveva, infatti, appena 63 anni. Sessantaquattro li avrebbe compiuti ieri, tanto che appena mi ha avvertito Facebook della ricorrenza gli avevo inviato gli auguri ignaro di quanto fosse accaduto la sera prima a Ravascletto, in Carnia, dove era in vacanza da alcuni giorni. Ben presto, però, sui social ha cominciato a circolare la triste notizia del grave malore che lo aveva colpito, suscitando grande cordoglio e sentita partecipazione al dolore della famiglia: lascia la moglie Marina e i figli Valentina e Thomas, oltre alla mamma Lidia. È stato appena stabilito che i funerali saranno celebrati martedì prossimo, alle 17, nella Chiesa parrocchiale di Rizzolo, che sorge proprio accanto alla casa dell’ex primo cittadino, mentre lunedì alle 19 sarà recitato il Rosario in suo suffragio nello stesso luogo.
Edi Colaoni, cavaliere al merito della Repubblica, sarà ricordato certamente per la lunga esperienza politico-amministrava spesa a favore del Rojale che tanto amava, ma soprattutto per il suo carattere solare, diretto, cordiale, sempre pronto alla battuta, ironico anche sulle sue condizioni di salute, già messe a dura prova parecchi anni addietro. Una persona davvero esemplare e che suscitava immediata simpatia, tanto che diventava ben presto amico di tutti. «Ci lascia un amministratore competente, profondamente impegnato per il territorio e la sua gente. Alla famiglia e ai suoi cari un sincero messaggio di vicinanza in questo doloroso momento», ha scritto in un messaggio il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, appena appresa la triste notizia. Gli ha fatto eco Anna Zossi, primo cittadino di Reana dallo scorso 9 giugno, sottolineando le sue qualità di «stimato sindaco dal 2004 al 2014, sempre presente, preparato, dedito ai cittadini e al territorio del Rojale». Ma sono numerose le attestazioni di cordoglio e di partecipazione al lutto della famiglia e della comunità  soprattutto da parte di esponenti politici. Colaoni si era, infatti, formato alla scuola cattolico-centrista, ma poi aveva maturato simpatie autonomiste tanto che attualmente era responsabile locale della Lega guidata dal ministro Salvini.


Dopo il Classico Stellini a Udine, si era laureato a Trieste in giurisprudenza – ma non l’ho mai sentito chiamare “dottore”, per tutti era semplicemente Edi -, quindi dipendente di Autovie Venete (commissario per l’emergenza della mobilità- terza corsia). Colaoni era stato per molti anni uomo-chiave nell’amministrazione comunale di Reana del Rojale, iniziando il suo impegno politico da consigliere e assessore nell’ormai lontano 1999, per poi assumere la carica di sindaco nel 2004 ottenendo la sua conferma per un altro quinquennio nel 2009, tanta era la stima che circondava la sua persona. Aveva poi ricoperto la carica di consigliere di amministrazione in diverse realtà del territorio dal Cato (Consulta d’ambito ambientale) al Ditedi (Distretto delle tecnologie digitali) e all’A&T( servizi di igiene ambientale), nonché al Cafc (Consorzio acquedotto Friuli Centrale, ente gestore del servizio idrico integrato) di cui era stato anche vicepresidente. Ha avuto parte attiva in tanti sodalizi cittadini, dalla Pro Loco del Rojale, per la quale è stato uno dei promotori più convinti e appassionati, alle Acli e all’Anac. Edi Colaoni era iscritto anche all’albo dei “Sindaci emeriti del Friuli Venezia Giulia”, ma il suo impegno è ricordato pure dalla Protezione civile locale, dalla sezione dell’Associazione partigiani di Osoppo – era facile incontrarlo, per esempio, alle vicine commemorazioni di Torlano, il 25 agosto, e di Nimis, il 29 settembre -, dai Carabinieri in congedo e dagli Alpini.
Con la così prematura e dolorosa dipartita di Edi Colaoni scompare anche un importante punto di riferimento per la vita della sua Rizzolo e e di Reana in generale. Per cui saranno sicuramente in tanti coloro che, martedì, vorranno dargli l’ultimo saluto ed esprimergli riconoscenza per quanto ha fatto in tanti anni di dedizione alla comunità, nella consapevolezza che il Rojale con lui ha perso indubbiamente uno dei suoi figli migliori.

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In copertina, Edi Colaoni morto improvvisamente a 63 anni; all’interno, con la fascia tricolore quando era sindaco di Reana e infine con la centenaria Paola Del Din e l’onorevole Elena Lizzi.

 

Maltempo, la strada per Sappada già ok. Situazione più complessa in Val Pesarina

«La viabilità della strada regionale di Sappada che collega il Friuli Venezia Giulia al Veneto è in via di risoluzione nella giornata di oggi con la deviazione del traffico su una bretella a regime di traffico alternato. Più complessa, invece, è la situazione che riguarda la Val Pesarina dove i tempi di ripristino della carreggiata saranno meno veloci». Lo ha detto l’altro giorno l’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, a margine dei sopralluoghi compiuti a Prato Carnico (presente il sindaco Erica Gonano) e a Sappada (con il sindaco Alessandro De Zordo) a seguito dei danni causati dalla recente ondata di maltempo.


Come ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga, gli eventi atmosferici accaduti e le conseguenti frane «sono fenomeni che ormai stiamo conoscendo: puntuali, brevi e molto violenti; ai quali siamo pronti a dare, come nel caso di Sappada, una risposta immediata, con una sinergia che coinvolge anche le competenze dell’assessore Amirante attraverso Fvg Strade». In relazione alla frana del ghiaione del Rio Bianco in Val Pesarina, che ha interrotto la Strada regionale 465, Riccardi ha evidenziato che la carreggiata non presenta una viabilità semplice in quanto insiste su tre tornanti. Inoltre, la dimensione franosa, a una prima stima, «appare essere venti volte più grande di quella che ha bloccato la strada di Sappada». Il vicepresidente della Giunta poi ha ricordato come la Regione Fvg in questi anni abbia investito importanti risorse per gli interventi finalizzati alla prevenzione e alla difesa del territorio, osservando che senza quegli investimenti le conseguenze di un evento come quello accaduto in questi giorni sarebbero state ben più pesanti.
L’assessore ha, infine, sottolineato che l’Amministrazione regionale continuerà a stanziare ulteriori risorse al fine di cantierare altre opere per la protezione del territorio, attraverso un approccio multidisciplinare che comprende, oltre alla Protezione civile, anche le articolazioni regionali delle Infrastrutture e della Difesa dell’ambiente.

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In copertina e qui sopra il sopralluogo dell’assessore Riccardo Riccardi a Sappada; all’interno, in Val Pesarina.

(Foto Regione Fvg)

A Casarsa un bilancio positivo per Dritti a Zig Zag progetto contro abbandono scolastico ed emarginazione dei giovani

Bilancio positivo per Dritti a Zig Zag, avviato a Casarsa della Delizia dalla cooperativa sociale Il Piccolo Principe con il sostegno di Fondazione Friuli, un progetto nato per contrastare le situazioni ad alto rischio di emarginazione tra i più giovani e sostenere ragazze e ragazzi in particolare nel secondo ciclo delle primarie e nelle secondarie di primo grado. Un modo per contrastare il rischio di abbandono scolastico. Al progetto hanno partecipato 23 minori di età compresa tra i 9 e i 13 anni, di questi il 90 % sono di origine straniera. Sono stati 7 gli alunni frequentanti gli ultimi due anni delle scuole primarie e 16 quelli della scuola secondaria di primo grado. A seguirli, in questo percorso durato 10 mesi, sono stati due educatori dei quali uno con funzione di coordinamento e 8 volontari a rotazione.


“Il progetto, iniziato a settembre, si è concluso a giugno – ha spiegato Luigino Cesarin, presidente de Il Piccolo Principe – e ha previsto un supporto scolastico, integrato ad altre attività. L’obiettivo è stato quello di lavorare per costruire quella relazione di aiuto essenziale per favorire l’incremento dell’autostima e delle autonomie personali. Inoltre – ha aggiunto – abbiamo rilevato come spesso i minori fragili che cominciano a manifestare situazioni di disagio sono anche quelli meno inseriti in contesti extrascolastici, nell’associazionismo della comunità sia esso sportivo, ricreativo, parrocchiale, andando così ad incrementare forme di esclusione e isolamento. Quello che il progetto Dritti a Zig Zag ha cercato di promuovere, sono state forme di socialità aperte al territorio così da favorire la dimensione dell’appartenenza alla comunità, prendendosi cura anche delle famiglie”.
Il supporto scolastico e socio educativo per evitare il rischio di dispersione scolastica è stata l’attività principale, ma è stata promossa anche la parte ludica e di socialità con giochi all’aperto. Sono stati realizzati laboratori. “Tra le attività proposte – ha aggiunto Cesarin – anche la preparazione della merenda a turno per tutto il gruppo come momento conviviale e i giochi di carte della tradizione popolare e gli insegnamenti di base dell’uso del PC e dei social in modo corretto e della classroom scolastica. Non solo, sono stati organizzati mini tornei di calcio, calcetto, gare di puzzle, memory… Si è favorito l’inserimento di alcuni ragazzi in attività sportive, in particolare con le società di calcio locale. E a fine anno, siamo riusciti a far sperimentare ai ragazzi diverse attività sportive: tennis, bocce e tiro con l’arco”. Oltre allo studio e al potenziamento scolastico, è stato fatto un percorso sul riconoscimento linguistico e culturale, sull’importanza di tutte le lingue, dalla lingua madre a quella necessaria per comunicare nel Paese in cui si vive e sono stati organizzati tre momenti di festa: la festa di Natale, di Carnevale, la festa finale dedicata alle famiglie. Oltre a ciò, le famiglie sono state invitate a tre incontri gestiti dall’equipe educativa del Servizio per i Giovani della stessa cooperativa che hanno spiegato ai genitori dei ragazzi come affrontare i primi “conflitti” legati al periodo adolescenziale. Inoltre, sono state organizzate delle piccole uscite: alla Biblioteca, al Centro di aggregazione giovanile, all’Ufficio Informa-giovani, a la Polisuta (torbiera e zona umida), al centro sportivo comunale. Inoltre sono state fatte delle gite: alla fattoria didattica “La Volpe sotto i gelsi” a San Vito al Tagliamento e al Museo della scienza e Immaginario scientifico di Torre di Pordenone. “L’elemento più evidente che riassume la buona riuscita del progetto sostenuto dalla Fondazione Friuli – ha specificato Cesarin – è dato dal risultato scolastico dei bambini seguiti che si evidenzia nell’ammissione di tutti alla classe successiva, ma soprattutto nella buona tenuta della frequenza non solo al servizio di supporto socio-educativo scolastico, ma anche a scuola, dove si sono registrate meno assenze. La parte più difficile e impegnativa è stata il coinvolgimento delle famiglie che presentano fragilità e complessità e che avrebbero richiesto più tempo per una presa in carico più adeguata alle specifiche necessità”. Il progetto è stato realizzato nel territorio di Casarsa della Delizia che conta circa 1.061 minori, di cui, quelli riferiti all’età scolare, limitatamente alle primarie e secondarie di 1° grado è di 680 unità.

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In copertina e all’interno ragazzi di Casarsa partecipanti a una delle iniziative.

Sostenibilità, il 67% delle imprese Pn-Ud vuole investire: la priorità al fotovoltaico

L’interesse a migliorare la propria impresa in termini di sostenibilità è forte da parte delle imprese friulane e i miglioramenti (in termini di risparmi, ma anche di efficienza e reputazione aziendale) si sentono, anche se tra le sfide più difficili da affrontare ci sono i costi delle pratiche e delle tecnologie, spesso ancora troppo elevati. È il quadro che emerge dall’indagine diretta, la prima, che la Camera di Commercio Pordenone-Udine ha promosso tra il 15 e il 25 luglio scorso con metodologia Cawi (Computer assisted web interview). Dal questionario è derivato un primissimo studio, che aiuterà la Cciaa a capire come orientare al meglio le proprie iniziative in tema di sostenibilità e tecnologie per le imprese del territorio, ma permetterà anche di acquisire un quadro analitico delle abitudini delle Pmi in termini di sostenibilità, quadro che potrà dare informazioni confrontabili ripetendolo periodicamente. «L’abbiamo voluto – ha spiegato il presidente Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo – in quanto su questo tema non ci sono dati statistici consolidati a disposizione, se non, appunto, quelli che arrivano da rilevazioni dirette come questa, che diventerà la base per le nostre prossime ricerche». Le 133 imprese che hanno risposto sono per il 26,3% dei servizi, 24,1% dell’industria, 18% del commercio, 12,8% dell’agricoltura, 2,3% di turismo, alloggio, ristorazione e 16,5% altri settori. I rispondenti appartengono per il 50,4% alla fascia d’età 51-65 anni, per il 30,1% a quella 36-50, mentre il 10,5% sono under 35 e il 9% sono over 65.

Giovanni Da Pozzo

Entrando nel dettaglio delle risposte, emerge come a seguito dell’adozione di pratiche sostenibili il 58,6% delle aziende ha riscontrato un miglioramento della reputazione aziendale, il 52,6% una riduzione dei costi operativi, il 15,8% un aumento di soddisfazione dei dipendenti, il 6,8% un aumento delle vendite, così come una maggior attrazione di investitori. Il 66,9% dei rispondenti dichiara di aver intenzione di investire in pratiche sostenibili da qui a un anno. In particolare il 48,3% sarebbe intenzionato a investire nel fotovoltaico, il 30,3% in certificazioni ambientali, il 28,1% in bilancio di sostenibilità, il 20,2% nella carbon footprint, il 18% in Lca (Life CycleAssessment) e il 9,9% in altro, come per esempio nell’acquisto di macchinari che riducano l’impatto ambientale (nota: tutte domande con possibilità di risposta multipla).
Il 57,9% dei rispondenti afferma di essere abbastanza informato sulle pratiche sostenibili, mentre il 30,1% lo è poco. Solamente l’8,3% risulta essere molto informato in merito. Allo stesso tempo, la quasi totalità dei rispondenti (il 97%) afferma che sia importante che le aziende adottino pratiche sostenibili (per il 52,6% è abbastanza importante, per il 44,4% lo è molto).

Riguardo agli investimenti in sostenibilità, il 35,3% dei rispondenti indica di aver investito fino in media a 10.000 euro annui, il 18% del totale tra 10.000€ e 50.000 euro, mentre oltre questa soglia ha investito il 12,1%. Tra le principali sfide incontrate dalle aziende nell’implementazione di pratiche sostenibili si rilevano al primo posto i costi elevati (il 72,2% del totale), mancanza di competenze interne (29,3%), resistenza al cambiamento (21,8%) e normative inadeguate (19,5%). Solamente il 3,8% delle imprese segnala mancanza di supporto da parte del management.
In ogni caso, l’83,5% dei rispondenti afferma di aver adottato per la propria azienda politiche o pratiche sostenibili (una percentuale sicuramente elevata vista anche la disponibilità delle imprese di rispondere volontariamente al questionario sul tema). Tra le principali pratiche adottate dalle imprese rispondenti spiccano riduzione del consumo energetico (61,9%), riduzione dei rifiuti (57,5%), riciclo dei materiali (54%), utilizzo di energia rinnovabile (52,2%). Seguono le politiche di lavoro equo e inclusivo, le certificazioni ambientali, la responsabilità sociale d’impresa e l’implementazione di pratiche di economia circolare.
Le motivazioni principali dell’adozione di pratiche sostenibili sono state per il 57,1% la volontà di rimanere competitivi, per il 36,1% le esigenze del management e per il 31,6% la spinta normativa (sempre domande con possibilità di risposta multipla). La maggior parte dei rispondenti, l’88,7% del totale, sarebbe disposta anche a pagare un prezzo maggiore per acquistare un prodotto sostenibile rispetto a uno “tradizionale”.
Nello specifico, il 54,1% pagherebbe fino al 10% in più, il 29,3% tra il 10% e il 30% in più, il 5,3% anche oltre il 30% in più. Tra le principali tecnologie sostenibili da adottare da parte delle aziende emergono le energie rinnovabili (85,7%), le tecnologie di riciclo avanzato (62,4%), i materiali sostenibili (61,7%), i sistemi di gestione dell’acqua (52,6%) e i veicoli elettrici (18%).

Capitolo certificazioni: solamente il 17,3% delle imprese rispondenti ha ricevuto riconoscimenti o certificazioni per le pratiche sostenibili. Allo stesso tempo, solo il 4,5% delle imprese ha pubblicato un bilancio di sostenibilità che ha l’obiettivo di informare gli stakeholder dei risultati economici, sociali e ambientali generati dalle imprese nello svolgimento delle proprie attività.
Riguardo alle scelte di acquisto, il 70,7% dei rispondenti dichiara di averle a volte modificate a favore di aziende più sostenibili. I valori etici condivisi risultano essere la principale motivazione per la scelta di un’azienda sostenibile (66,9%), seguono la qualità del prodotto o servizio (56,4%), certificazioni di sostenibilità (17,3%), prezzo competitivo (12,8%), opinioni di amici/famiglia (4,5%). Inoltre, nell’ambito della sostenibilità, il 73,7% ritiene che l’utilizzo di materiali riciclati sia uno degli aspetti più importanti nella scelta di un prodotto o servizio, seguono le condizioni di lavoro equo (61,7%), l’impatto sociale positivo (48,9%), il benessere degli animali (42,9%) e l’impronta di carbonio (30,8%).
La metà dei rispondenti dichiara di aver partecipato a iniziative ed eventi legati alla sostenibilità (il 49,6% del totale). Tra i temi più richiesti da trattare nei corsi di formazione le aziende chiedono in particolare bilancio di sostenibilità (54,9%), Comunità Energetiche Rinnovabili ( 39,1%), normative (39,1%), economia circolare (33,1%), carbon footprint(28,6%), seguono LCA, eco design e rendicontazione non finanziaria. Quasi la metà delle imprese rispondenti, inoltre, sarebbe interessata ad aderire alla Comunità Energetica Rinnovabile della Camera di Commercio di Pordenone-Udine (il 49,6%).

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In copertina, l’installazione di pannelli fotovoltaici su una copertura.

Udine, si è spento don Luigino Bernardis per oltre mezzo secolo alla Madonna di Fatima. Domani tornerà nella sua Nimis

di Giuseppe Longo

Sarà la Madonna di Fatima, la Chiesa udinese che lo ebbe illuminato pastore per oltre mezzo secolo, ad aprirgli le porte domani mattina per l’ultimo saluto. Si è spento, infatti, all’età di 95 anni, don Luigino Bernardis, originario di Nimis, che appena nel 1992 si era ritirato alla Fraternità sacerdotale: era il prete più anziano di tutta l’Arcidiocesi. I funerali saranno celebrati alle 10.30 e al termine del rito la salma raggiungerà il paese natale per essere tumulata nel cimitero dove riposano tutti i suoi familiari.
A Nimis ormai sicuramente pochi lo conoscevano, se non le persone di una certa età, in quanto la sua lunga vita sacerdotale don Bernardis l’ha trascorsa per larghissima parte proprio a Udine. Era nato nel paese pedemontano nel lontano 1929 e nel 1954, cresciuto alla “scuola” di monsignor Beniamino Alessio – pievano che formò numerosi sacerdoti, tra i quali il cardinale Ildebrando Antoniutti che Nimis ha appena ricordato a 50 anni dalla scomparsa – fu consacrato prete dall’arcivescovo Giuseppe Nogara. Era infatti l’ultimo ad avere ricevuto l’Ordine sacro dal presule che guidò la Chiesa friulana durante gli anni dell’ultima guerra e della ripresa post-bellica. Il giovane don Luigino visse i primi impegni pastorali quale cooperatore parrocchiale a Santo Stefano di Buja, quindi Madrisio di Fagagna in qualità di vicario parrocchiale e poi a Vernassino di San Pietro al Natisone. Fu l’arcivescovo Giuseppe Zaffonato ad affidargli, nel 1966, l’appena istituita Parrocchia di via Colugna, dove riuscì a portare rapidamente a termine la costruzione della moderna Chiesa, dedicata appunto alla Beata Vergine di Fatima, la cui prima pietra era stata posata due anni prima.
Lunghissima, ben 56 anni, la permanenza del sacerdote alla guida del popoloso quartiere udinese, cresciuto in fretta alle spalle dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordia, meritando sempre la stima e la riconoscenza anche degli arcivescovi Battisti, Brollo e Mazzocato. Si era arreso infatti appena alla veneranda età di 92 anni alle leggi dell’anagrafe decidendo di lasciare la Parrocchia per affidarla al compaesano don Carlo Gervasi, parroco della vicina Chiesa di San Marco in Chiavris. Questi ultimi anni, come detto, li ha vissuti nella casa di riposo per sacerdoti di via Ellero, festeggiando appena un mese fa il settantesimo anniversario dalla consacrazione.
Questa sera, alle 20, nella Chiesa di piazza Polonia verrà recitato il Rosario in suo suffragio, mentre domani mattina quelle mura che lo videro zelante parroco per oltre mezzo secolo gli daranno l’estremo saluto. Al termine, come detto, la salma di don Luigino Bernardis sarà tumulata nel cimitero di Nimis. Il paese pedemontano riabbraccerà, così, l’ultimo dei suoi figli così anziani che scelsero la strada della Chiesa. A causa proprio dell’età avanzata, ormai il sacerdote non si vedeva più da diversi anni, ma la terra natale lo aveva sempre nel cuore, tanto che fino a quando le forze glielo hanno consentito non ha mancato mai di partecipare alla Messa solenne dell’8 settembre che, nel Santuario della Madonna delle Pianelle, conclude il tradizionale Ottavario.

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In copertina, don Luigino Bernardis durante un rito: era nato a Nimis nel 1929.

Bando sicurezza, dalla Cciaa Pn-Ud 500 mila euro alle piccole imprese friulane

Ammonta a 500 mila euro il plafond del “bando sicurezza”, contributo che la Camera di Commercio Pordenone-Udine mette a disposizione delle Pmi del territorio di Udine, con fondi del proprio bilancio, per abbattere le spese per l’acquisto di telecamere, di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso o ancora di sistemi di video-allarme antirapina in grado di interagire direttamente con gli apparati in essere presso le sale e le centrali operative. Come si legge nel bando, già pubblicato sul sito www.pnud.camcom.it, sono ammesse esclusivamente le spese relative all’acquisto e l’installazione di beni nuovi di fabbrica, che dovranno essere installati nella sede o unità operativa individuata dal richiedente, fatturate pagate a partire dal 1° luglio 2024 e prima della presentazione della domanda, che va inoltrata alla Cciaa a partire dalle ore 9 di lunedì 19 agosto ed entro il prossimo 31 ottobre.
«Una città e un territorio in sicurezza – commenta il presidente camerale Giovanni Da Pozzo, che ieri ha partecipato in Regione alla conferenza stampa con l’assessore Pierpaolo Roberti e il collega presidente Cciaa Vg Antonio Paoletti – sono la condizione di base affinché anche l’economia possa operare in modo sano, corretto e produttivo. Con questa convinzione e alla luce della recente escalation di gravi fatti di cronaca, ci siamo subito messi a disposizione delle forze dell’ordine direttamente coinvolte e delle istituzioni tutte per fare la nostra parte, in sinergia e accordo con la corposa azione messa a punto dall’amministrazione regionale, di cui, in aggiunta alla nostra iniziativa, saremo parte attiva con i nostri uffici. Ringraziamo l’assessore Roberti e il presidente Fedriga, che confermano un’ottima collaborazione con i territori e con il mondo produttivo. Per quanto possibile, vogliamo concretamente aiutare a ristabilire un clima di normalità nel nostro capoluogo, risultato che possiamo ottenere solo lavorando tutti insieme».
Come detto, il bando è già pubblicato, con tutta la modulistica, sul sito www.pnud.camcom.it. L’intensità percentuale massima di contributo ammonta all’80% della spesa sostenuta dall’impresa. Il contributo minimo è di mille euro e saranno esclusi i progetti con spesa ammissibile inferiore a 1.250 euro (al netto dell’Iva). Il contributo massimo per progetto è di 3mila euro. Le domande vanno inviate dalle sole imprese con sede destinataria dell’iniziativa finanziabile nella provincia di Udine esclusivamente via Posta elettronica certificata (Pec) e inoltrata all’indirizzo pec camerale contributi.ud@pec.pnud.camcom.it

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In copertina, il presidente della Camera di Commercio Pn-Ud Giovanni Da Pozzo.

In\Visible Cities compie dieci anni: il Festival debutterà a Gorizia-Nova Gorica e poi inviterà a Gradisca d’Isonzo

È iniziato il conto alla rovescia per la nuova edizione di In\Visible Cities! Un’edizione speciale perché la prima a doppia cifra: il Festival urbano multimediale, targato associazione Quarantasetteeroquattro, nel 2024 taglia infatti il traguardo dei suoi primi 10 anni e lo fa con il suo inconfondibile stile, capace di fondere performance e divulgazione, teatro e multimedialità, ricerca site specific e dialogo con il territorio e chi lo vive. «In questi dieci anni abbiamo cercato di raccontare il territorio, la sua storia, le sue comunità, senza mai perdere di vista i grandi temi del nostro tempo. Abbiamo però sempre posto al centro le relazioni e la sperimentazione; offerto nuove occasioni di creazione artistica, promosso il lavoro di ricerca site specific, sempre in dialogo con le persone che quegli spazi li vivono quotidianamente. Dieci anni in cui abbiamo tracciato alcune strade che, anche in questa edizione, si intrecciano tra loro in una programmazione attenta alla nuova drammaturgia, alla promozione di un approccio intermediale, alla contaminazione tra diverse forme espressive, per dare vita a esperienze coinvolgenti e di grande impatto», hanno raccontato da Quarantasettezeroquattro.
Anche quest’anno il festival riesce a portare in regione alcuni degli artisti e delle compagnie attive nell’ambito della ricerca sui linguaggi espressivi più interessanti a livello nazionale, con prime regionali e nazionali. Una programmazione attenta a coniugare sperimentazione e fruibilità da parte di un pubblico ampio e variegato, unica richiesta: la disponibilità a mettersi in gioco, accettando di fare esperienze nuove e sorprendenti. Tutto il programma è disponibile sul sito www.invisiblecities.eu.

PERFORMANCE E GIOCO – Dal 28 agosto al primo settembre il Festival sarà a Gorizia-Nova Gorica, per poi fare tappa, dal 4 all’8 settembre, a Gradisca d’Isonzo. In questi nove giorni, caratterizzati da un programma fittissimo, proseguirà la sperimentazione nell’ambito del racconto della storia del Novecento, attraverso performance urbane, itineranti e ludiche dedicate al confine e all’esperienza basagliana a Gorizia.

ZERO GRADI DI SEPARAZIONE – Confermato anche nel 2024 Zero gradi di separazione, il focus con cui In\Visible cities cerca di rendere accessibili performance teatrali e di danza anche alle persone con disabilità motore, sensoriali e cognitive.

ARTI RELAZIONI SCIENZE – Immancabile poi l’appuntamento con la rassegna Ars. Arti relazioni scienze, promossa dal Comune di Gradisca d’Isonzo in collaborazione con Kaleidoscienza, il Festival sonderà nuovi modi per fare divulgazione scientifica attraverso il teatro, la poesia, la danza e la musica.

VISIONI FUTURE – Si rinnova infine la sfida di intercettare le nuove generazioni, grazie alla collaborazione con Cta. Inoltre, con il progetto Visioni future, gli organizzatori hanno coinvolto un gruppo di adolescenti, selezionatori di alcuni spettacoli e parte attiva durante il festival.

PUBBLICO SLOVENO – Da sempre attento alle relazioni transfrontaliere, quest’anno il programma di In\Visible cities sarà disponibile integralmente anche in sloveno, e inviterà il pubblico italiano e sloveno ad attraversare il confine, per fruire spettacoli, performance e incontri oltreconfine. Un’intera giornata, domenica 1° settembre, sarà ospitata a Nova Gorica e numerose sono le iniziative pensate per poter essere fruite da un pubblico misto.

In\Visible Cities è organizzato dall’associazione Quarantasettazeroquattro e co-finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dal Comune di Gradisca d’Isonzo, dalla Fondazione Carigo e dall’8 per Mille Valdese. ARS è un progetto del Comune di Gradisca d’Isonzo finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, curato da Kaleidoscienza in parternariato OGS – Istituto di oceanografia e geofisica sperimentale e WWF Area marina protetta di Miramare.
Info: https://invisiblecities.eu, Facebook, Instagram, segreteria@quarantasettezeroquattro.it

Arlef, bando a favore degli enti pubblici per promuovere il bilinguismo visivo

Prosegue l’azione dell’Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane per dare piena attuazione alla legislazione di tutela della lingua friulana e, in particolare, alle norme sul bilinguismo visivo stabilite dalla legge regionale 29/2007. A tal fine, gli enti pubblici del territorio di lingua friulana possono manifestare l’interesse a sottoscrivere con l’Agenzia un accordo di collaborazione ai sensi dell’articolo 15 della legge numero 241/1990, mediante la proposta di un progetto per l’acquisto e l’installazione di: a) cartellonistica e insegne bilingui all’esterno degli immobili sede di uffici e strutture operative; b) cartellonistica informativa e turistica; c) scritte bilingui sui mezzi di trasporto (entro il limite massimo del 10% della spesa totale). È esclusa la segnaletica stradale, già oggetto di precedenti bandi.
L’Arlef valuterà le proposte pervenute secondo i criteri stabiliti nell’avviso, ai fini dell’eventuale concessione di contributi stabiliti nella misura massima dell’85% della spesa ammissibile, ed entro un massimo di 15 mila euro. L’Agenzia fornirà la consulenza linguistica affinché siano garantiti il rispetto della grafia ufficiale della lingua friulana e la pari evidenza grafica tra le due lingue.no
Le modalità per la presentazione della proposta di collaborazione sono disponibili sul sito dell’Arlef (www.arlef.it), sezione Pubblicità legale. Il termine per la presentazione delle richieste è il 16 settembre 2024. Le domande dovranno pervenire esclusivamente mediante invio di Pec all’indirizzo arlef@certgov.fvg.it; per ogni informazione è possibile telefonare allo 0432.555812 o scrivere a: arlef@regione.fvg.it

InformazionI
0432.555812
arlef@regione.fvg.it