Ragazzi cattivi? Oggi al Bearzi di Udine un confronto sul disagio giovanile con l’educatore Claudio Burgio e Il Mosaico

“Non esistono ragazzi cattivi”: don Claudio Burgio a Udine per un confronto sul disagio giovanile. Oggi, 27 gennaio, alle ore 18.30, nell’auditorium dell’Istituto Salesiano “Bearzi” (via Don Bosco 2), si terrà un incontro pubblico con il sacerdote ed educatore da anni impegnato nel lavoro con adolescenti in situazione di fragilità. L’incontro vuole offrire uno spazio di riflessione sul disagio giovanile, superando stereotipi e pregiudizi e riscoprendo il valore dell’ascolto, della relazione educativa e della responsabilità condivisa tra famiglie, scuola e comunità. Un’occasione aperta a genitori, educatori, insegnanti e cittadini interessati a comprendere più a fondo le sfide educative del nostro tempo.
Don Claudio Burgio è fondatore dell’associazione Kayròs, impegnata nell’accoglienza di adolescenti coinvolti in procedimenti penali e in situazioni di vulnerabilità. È cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano ed è autore del libro bestseller “Non esistono ragazzi cattivi” (Edizioni Paoline), da cui prende il titolo l’incontro.
L’evento si inserisce nel più ampio progetto Crescendo del Consorzio Il Mosaico, un percorso gratuito di riflessione e formazione rivolto ai genitori di adolescenti e ai formatori, che si sviluppa ogni anno attraverso incontri strutturati con esperti del settore educativo e psicologico. Accanto al percorso formativo, Crescendo promuove annualmente anche eventi pubblici aperti alla cittadinanza, con l’obiettivo di favorire un confronto ampio sui temi dell’educazione, della crescita e del benessere dei ragazzi. Nel corso delle edizioni precedenti il progetto ha ospitato relatori di rilievo nazionale come Alberto Pellai, Massimo Recalcati e Marco Anzovino. L’incontro con Don Claudio Burgio è il primo appuntamento pubblico di quest’anno e conferma la volontà del Consorzio di offrire occasioni di qualità per rafforzare la comunità educante e la rete territoriale.
L’iniziativa è realizzata dal Consorzio Il Mosaico, con il sostegno di Fondazione Friuli, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale Asufc, il Convitto Salesiano “San Luigi” e l’Associazione Sidef Fvg. La partecipazione è gratuita, con iscrizione obbligatoria al link: https://non-esistono-ragazzi-cattivi.eventbrite.it

—^—

In copertina, l’educatore don Claudio Burgio che oggi animerà l’incontro di Udine.

Giornata della Memoria, domani una commemorazione in Università con il Club per l’Unesco di Udine

(g.l.) Fra le tante manifestazioni programmate in Friuli Venezia Giulia nella ricorrenza della Giornata della Memoria, merita una particolare sottolineatura quella indetta dal Club per l’Unesco di Udine per domani, 27 gennaio, alle ore 17, nell’Aula 1 di Palazzo Antonini, sede dell’Università degli Studi di Udine. L’omaggio all’Olocausto (Shoah) sarà aperto dal saluto introduttivo della presidente Renata Capria D’Aronco che poi cederà il microfono a Mauro Macale, presidente della Ficlu (Federazione italiana delle Associazioni e dei Club per l’Unesco) e del Club per l’Unesco di Latina, che porterà il saluto istituzionale. Seguiranno le relazioni che approfondiranno vari aspetti della importantissima tematica.
La serie sarà aperta da Adriana Ronco Villotta, giornalista, docente di Storia dell’arte, sostenitrice del Club per l’Unesco di Udine con delega in Docenza in Storia dell’arte, che tratterà il tema Giornata della Memoria e periodo storico-artistico. Di Orrore per l’Olocausto in una memoria che deve essere tenuta viva anche perché le tragedie non si reiterino parlerà invece Pietro Mastromonaco, scrittore con delega alla Letteratura nel Club per l’Unesco di Udine. mentre Maria Teresa Pirillo, scrittrice e pittrice nonché socia sostenitrice del Club per l’Unesco di Udine, tratterà il tema La Memoria. Infine, Maura Pontoni, editore de L’Orto della Cultura e socia del Club per l’Unesco di Udine, proporrà Ricordi di una bimba, figlia di un deportato.

—^—

In copertina, un’immagine del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia.

L’affettuoso omaggio di Tarcento a monsignor Duilio Corgnali a due anni dalla scomparsa. E a Udine il ricordo della Vita Cattolica (che diresse a lungo) nella festa del suo centenario

di Giuseppe Longo

Con una Messa di suffragio celebrata nella Chiesa arcipretale di San Pietro Apostolo, Tarcento ha reso omaggio a monsignor Duilio Corgnali nel secondo anniversario della scomparsa, che ricorreva il 21 gennaio, e ieri mattina il nome del sacerdote-giornalista è risuonato anche a Udine durante la cerimonia dedicata al ricordo del centesimo anniversario della nascita de “La Vita Cattolica”, il settimanale diocesano di cui è stato a lungo direttore responsabile, rendendosi tenace interprete delle istanze, materiali e culturali, del Friuli uscito dalle devastazioni del terremoto di cinquant’anni fa. Don Duilio, morto settantasettenne a causa di un male rivelatosi ben presto senza speranze, era infatti un grande sostenitore della lingua, della cultura e delle tradizioni del nostro Friuli, tanto che i suoi scritti, molto apprezzati, erano il più delle volte nel “ricco” friulano che lui sapeva esprimere. Come è noto, il suo testimone è stato raccolto nell’autunno 2024, l’anno appunto della dipartita, dal giovane arciprete Luca Calligaro, originario della vicina Buja, che in poco tempo si è perfettamente inserito nella realtà tarcentina e dell’Alta Val Torre continuando l’opera del predecessore e di altri illuminati pievani come Francesco Frezza e Camillo Di Gaspero.
Nella ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli organi di informazione, don Duilio Corgnali è stato ricordato, come era doveroso, anche dalla redazione della “Vita Cattolica” e di Radio Spazio. «Per ventuno lunghi anni, a partire dal 1978, Corgnali – scrive il settimanale diocesano – diresse “La Vita Cattolica”, in un tempo di grande fermento per un Friuli chiamato a rinascere dalle macerie del terremoto (altro anniversario importante in questo 2026). Non va dimenticato che, con il consueto sguardo lungimirante, nel 1993 affiancò il suo amato settimanale con Radio Spazio, dando letteralmente voce alla Chiesa e alle istanze del Friuli». E i colleghi giornalisti proseguono: «In questi mesi di preparazione del Centenario del settimanale diocesano abbiamo avuto modo di sfogliare edizioni di archivio de “La Vita Cattolica”, molte delle quali risalenti “agli anni di don Duilio”. La coincidenza tra il ricordo di monsignor Corgnali e questo Centenario ci stimola a guardare a Duilio (come amava farsi chiamare, senza troppi titoli) come a un esempio di tenacia e resilienza, parola quantomai abusata ma altrettanto necessaria allora come oggi. Atteggiamenti che nascono da un confronto tra la realtà che si para davanti agli occhi e il sogno di un mondo un po’ più giusto e buono, migliore e – possiamo dire – “primaverile”».
«Duilio – scrive ancora la redazione udinese – ha saputo leggere il Friuli nei suoi tratti di debolezza e nelle sue enormi potenzialità: ha potuto farlo perché nel Friuli era immerso con sguardo profondo e non superficiale, capace di andare con arguzia e innata determinazione alla ricerca della causa dei problemi, proponendo per contro soluzioni e strade che altri, ancora, non vedevano. Tre esempi su tutti dicono ancora oggi il suo carisma: la tenacia per la nascita dell’Università del Friuli, fortemente sostenuta sulle colonne de “La Vita Cattolica” come espressione di un territorio – Chiesa compresa – che aveva bisogno di trattenere e formare i suoi giovani. Gli anni dell’immediato post-sisma, nei quali Corgnali spesso denunciava la lentezza delle istituzioni regionali e nazionali, spingendo per l’autonomia dei Comuni e della Chiesa e facendosi voce delle comunità disastrate. E poi, negli anni Novanta, la battaglia per il riconoscimento della lingua Friulana, sfociata infine nella legge 482/1999». I giornalisti dei due organi di informazione diocesani, infine, aggiungono concludendo: «Sebbene ricordato anche per la sua risolutezza e per il carattere acceso, monsignor Corgnali era un uomo e un prete di cultura prima che di azione, in cui il pensare precedeva il fare. Non si lasciava soverchiare dalle impellenze nemmeno quando, negli ultimi anni, l’aggravio della pastorale nelle sue amate Parrocchie tarcentine si faceva più pesante. Diversi tra noi (e non solo tra noi) portano nel cuore lunghe chiacchierate in cui si parlava di Friuli e di autonomia, di Chiesa e di territori, di politica e di società. Rigorosamente nella lingua tanto amata e tanto difesa, quella friulana». Insomma, un grato ricordo di un prete, di un parroco e di un giornalista che ha segnato la storia di questa nostra terra, alla quale oggi manca la sua voce competente, puntuale e autorevole.

—^—

In copertina, monsignor Duilio Corgnali arciprete di Tarcento morto due anni fa.

L’addio di Nimis a Livia Valent che lascia una preziosa testimonianza sul valore del volontariato in una piccola comunità

(g.l.) Il prezioso ruolo del volontariato in un piccolo paese è emerso in tutta la sua evidenza, nel Duomo di Santo Stefano, a Nimis, durante il funerale di Livia Valent, spentasi a 82 anni, dopo una lunga malattia. La defunta si era, infatti, molto impegnata in parrocchia, fino a quando le forze l’hanno sostenuta, come catechista e per questa sua dedizione monsignor De Tina ha avuto parole di grande riconoscenza, anche a nome della comunità, tanto da indicarla come un luminoso esempio.
Traendo spunto dalle parole del Vangelo di Matteo, scelte appositamente per l’ultimo saluto, don Rizieri ha infatti incentrato tutta la sua omelia proprio sul valore del volontariato e della nostra disponibilità verso gli altri, e ha sottolineato quanto sia importante «dare senza nulla ricevere», sapendo di aver fatto qualcosa di utile a favore della società in cui si vive. Nel 2024, Livia Valent era rimasta vedova del bancario in pensione Giuseppe Cuffolo ed era madre di Matteo, già assessore comunale durante l’amministrazione guidata dal sindaco Giorgio Bertolla.

—^—

In copertina, Livia Valent vedova Cuffolo che si è spenta a Nimis a 82 anni.

L’arcivescovo Redaelli lascia Gorizia per andare in Vaticano: gli auguri di Grado per il suo nuovo e importante incarico

di Giuseppe Longo

«In preghiera per l’arcivescovo Carlo», titola il numero odierno di “Insieme”, il notiziario della Parrocchia arcipretale di Grado. Una preghiera che sale dall’Isola e che v chiaramente interpretata come un augurio sincero ed affettuoso per il nuovo importante incarico che attende il presule isontino in Vaticano, quale diretto collaboratore del Papa. «La Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato – riferisce infatti il foglio settimanale in distribuzione oggi nella Basilica patriarcale di Sant’Eufemia – che il Santo Padre Leone XIV ha nominato, giovedì 22 gennaio 2026, il nostro arcivescovo monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli segretario del Dicastero per il Clero della Santa Sede. In attesa della nomina del Successore alla Sede metropolitana di Gorizia, monsignor Redaelli è stato nominato Amministratore apostolico dell’Arcidiocesi ed in tale veste ha confermato tutti gli incarichi diocesani».
«Il Santo Padre, Papa Leone XIV – ha scritto con emozione in un messaggio rivolto alla Diocesi l’arcivescovo, a Gorizia da tredici anni dopo la nomina di Benedetto XVI -, mi ha chiesto la disponibilità ad assumere l’incarico di segretario del Dicastero per il Clero, organismo della Curia romana che si occupa principalmente di tutto quanto si riferisce ai presbiteri e ai diaconi del clero diocesano, ai seminari, alle parrocchie. Al Santo Padre non si può dire di no. Lo ringrazio per la fiducia e per l’opportunità che mi viene data di fare un’esperienza di servizio a livello di Chiesa universale». E ha aggiunto: «Sono dispiaciuto di lasciare prima di quanto previsto questa Chiesa, di cui sono arcivescovo dal giugno 2012. Una Chiesa che mi ha donato tanto come testimonianza di fede, di impegno pastorale e missionario, di servizio di carità, di desiderio di essere unita nella pluralità di lingue e di culture, e mi ha dimostrato tanta capacità di collaborazione, di comunione, di vicinanza e anche di affetto».

____________________________

Spes e tesseramento

(g.l.) Nell’Isola è stato avviato in questi giorni il tesseramento 2026 di Noi Spes Grado Aps, affiliata a Noi Associazione. «Per lo Spes – sottolinea su “Insieme” monsignor Paolo Nutarelli -, questo è un passaggio particolarmente significativo: per la nostra Associazione, nata nel maggio 2025, il 2026 rappresenta il primo anno pieno di vita associativa. Il nostro è un cammino giovane, ma già ricco di entusiasmo, pensato a servizio della Parrocchia e del Ricreatorio, per sostenere e custodire le tante attività educative, ricreative e comunitarie». Don Paolo poi aggiunge: «Il tesseramento non è solo un adempimento formale o assicurativo. È una scelta di appartenenza e di corresponsabilità verso una Comunità che mette al centro le persone, in particolare bambini, ragazzi e famiglie. Il tesseramento permette all’Associazione di operare in modo ordinato e sicuro, garantendo la copertura assicurativa ed il sostegno alle attività del Ricreatorio, a servizio, soprattutto, dei più piccoli e delle famiglie».

_______________________________

Per quanto riguarda Grado, l’arcivescovo Redaelli ha sempre avuto una sintonia speciale con l’Isola e in particolare con monsignor Paolo Nutarelli che cinque anni fa lo aveva voluto parroco fra i suoi “graisani” chiamandolo da Cormons, la cittadina del Collio che aveva dato a questa terra di mare l’indimenticabile arciprete Silvano Fain. Frequenti sono state negli anni le visite compiute dal presule, a cominciare dalla costante presenza alla tradizionale processione votiva del “Perdon de Barbana” e dall’amministrazione della Cresima ai giovani isolani, come era avvenuto anche nei mesi scorsi. E l’ultima uscita pubblica a Grado era stata nel novembre scorso, quando monsignor Redaelli aveva presieduto le esequie di Arianna Cutti Nutarelli, l’amata mamma del parroco.
Ora anche l’Isola di Grado, come tutta l’Arcidiocesi di Gorizia – nata come quella di Udine dallo smembramento del glorioso Patriarcato di Aquileia -, resta in attesa di conoscere il nome del sacerdote che il Papa eleverà alla dignità episcopale destinandolo alla guida della Chiesa isontina e che dovrebbe arrivare prima di Pasqua. Carlo Roberto Maria Redaelli, nato a Milano il 23 giugno 1956, lascia infatti in anticipo la Cattedra dei Santi Ilario e Taziano alla quale, come prevedono le norme canoniche, avrebbe dovuto rinunciare al compimento dei 75 anni di età. Ma Leone XIV lo ha voluto accanto a sé in Vaticano. E al Papa – ha detto monsignor Redaelli – «non si può dire di no». Per cui all’ormai “arcivescovo emerito di Gorizia” va anche il grazie di Grado e della sua gente unitamente all’augurio di un proficuo lavoro nel nuovo impegnativo, ma prestigioso incarico a servizio della Chiesa universale.

—^—

In copertina, l’arcivescovo Redaelli con monsignor Nutarelli e il sindaco Corbatto nel 2024 all’inaugurazione del Ricreatorio Spes a Città Giardino.

(Foto Laura Marocco)

Passion 90, la Winter Edition accende Tavagnacco: venerdì tornano le grandi hit per una notte di musica ed emozioni

Passion 90 torna al “FIVE – The Club” di Tavagnacco con la sua oramai consueta Winter Edition, pronta a riportare in pista le sonorità che hanno fatto innamorare intere generazioni. Una serata pensata per chi ha vissuto intensamente gli anni Novanta, per chi li conserva nei ricordi più belli e anche per chi non c’era, ma sente quella musica vibrare dentro. Il progetto – ideato da Checco Peloi, Davide Jolly, Gio Andreotti e Julio Montana – negli anni è diventato un vero punto di riferimento per gli amanti delle hit che hanno segnato un’epoca.
Venerdì prossimo, 30 gennaio, il FIVE (via Palladio 78) si trasformerà nuovamente in una macchina del tempo capace di far rivivere emozioni autentiche quelle che, nei fantastici anni ’90 facevano battere forte il cuore e riempivano le piste da ballo. Per una notte si spegnerà il tran-tran quotidiano e si metterà in pausa la frenesia. I cellulari resteranno in tasca, lo spazio sarà tutto per la musica, il divertimento e le emozioni. Una notte da ballare senza pensieri, tra grandi successi, vibrazioni positive e gadget, in un’atmosfera che promette di essere intensa e coinvolgente dall’inizio alla fine.
La serata prenderà il via dalle 21.30 con un dj set interamente dedicato alle migliori special nineties, affidato a Checco DJ e Julio Montana. A dare voce alla notte saranno Lorenzo Meraviglia, affiancato da una special voice d’eccezione come JOJO, mentre a catturare i momenti più belli penserà Massimo Melis. L’ingresso sarà possibile dalle 21.30 alle 23.30 con omaggio donna e ingresso uomo a 12 euro con consumazione; dalle 23.30 in poi l’ingresso sarà di 15 euro con consumazione per le donne e di 18 euro con consumazione per gli uomini. L’evento è riservato ai maggiorenni ed è supportato da KOKI Spa. Per informazioni e prenotazioni tavoli è possibile contattare i numeri 349.3809588 e 393.4413247. Passion ’90 non è solo una serata, ma un vero viaggio nel tempo, da vivere fino all’ultimo beat.

—-^—

In copertina, un’immagine della passata edizione della serata Anni Novanta.

Il Rojale questa sera atteso a teatro a Remugnano con gli attori di Nimis

(g.l.) Dopo il recente successo di Attimis, la Compagnia teatrale di Nimis è attesa nel Rojale. Questa sera, 24 gennaio,, “La Beorcje”, diretta da Carla Monai, si esibirà infatti alle 20.45 nell’auditorium “Monsignor Giovanni Pigani” a Remugnano per presentare la stessa commedia in lingua friulana portata in scena nella sala Tristano d’Attimis. Si tratta, come è noto, di “Cuars n. 89” dell’emiliano Kramer Moggia. La serata, organizzata dal Comune di Reana del Rojale con la collaborazione dell’Associazione teatrale friulana, rientra fra le iniziative del Carnevale 2026 e sarà con ingresso gratuito.


Come si ricorderà, l’adattamento in friulano della commedia di Kramer Moggia aveva debuttato lo scorso autunno fra le mura di casa, ma subito dopo “La Beorcje” è stata invitata a proporlo anche in altre località, come Majano, Sevegliano e Attimis. E questa sera strapperà sorrisi e applausi agli spettatori del Rojale. Si tratta, infatti, di un lavoro divertente che gli attori di Nimis, appunto con la regia della maestra Monai, interpretano in modo brillante mettendoci tutta la passione che li anima.
«L’89 – si legge in una breve nota del Corriere dello Spettacolo – è il numero che la cabala assegna ai “cornuti” e che il falegname sogna assieme ad altri numeri. Il cornuto, secondo il sogno, è l’amico barbiere assai geloso. Il dilemma: se quei numeri uscissero? Si debbono giocare! La battuta chiave della commedia è: che si vinca o non si vinca la nostra vita, cambia fino all’estrazione? No! Perciò, fino a quel momento illudiamoci di vincere e facciamo baldoria. Ma se si vince il sogno è vero, per cui “figaro” è cornuto. Per la sua serenità, fortunatamente non vincono. Quei giorni, però, per gli amici degli amici fu un vero sollazzo. È proprio vero che: la vera amicizia ed una illusione ogni tanto rendono la vita felice».

—^—

In copertina e all’interno due immagini della Compagnia teatrale di Nimis che questa sera si esibirà a Remugnano.,

Sport, comunità e innovazione: a Udine grande chiusura per i 150 anni dell’Asu. Il ministro Abodi: “Una società gloriosa”

Per l’Associazione Sportiva Udinese è stato un anno di festeggiamenti, quello che idealmente si è chiuso ieri, con la tavola rotonda “Un modello che unisce. Sport, comunità e innovazione in Fvg”. Un appuntamento al quale ha partecipato anche il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e che ha riunito, al palazzetto sede di Asu, istituzioni locali, rappresentanti del mondo sportivo anche nazionale, dell’università, dell’impresa e del terzo settore, per riflettere sul ruolo dello sport come infrastruttura sociale, culturale ed economica del territorio, forze dell’ordine.
«Quella dell’Associazione Sportiva Udinese è una lunga storia, fatta di tutto ciò che oggi è stato raccontato e condiviso. Nelle parole ascoltate ritroviamo il senso più autentico dello sport: la celebrazione dell’utilità sociale e del bene comune che esso rappresenta, un valore che va promosso, incentivato e custodito. Valori che, però, – ha precisato Abodi – non basta proclamare, ma che vanno rappresentati nei fatti, attraverso collaborazione e relazioni umane, vero motore di ogni risultato», perché un atleta è conseguenza della sua famiglia, dei suoi allenatori e della sua società. Parlando ancora di Asu il ministro l’ha definita: «una società gloriosa, capace di rendere concreti questi valori», perché lo sport è un bene comune e infrastruttura sociale, culturale ed economica del territorio».


«Lo sport è un potente strumento educativo, capace di generare benessere e inclusione a ogni età. Un’eccellenza storica come Asu, che da più di un secolo è un punto di riferimento per il territorio e per il Paese, offre opportunità concrete di formazione e crescita per tanti giovani e le loro famiglie, contribuendo con le diverse attività a una comunità più attiva, consapevole e responsabile. La politica deve continuare a sostenere con continuità queste realtà, perché rappresentano un presidio fondamentale e un investimento sul futuro del territorio, in un momento, tra l’altro, di particolare attenzione che tutti noi vogliamo riservare soprattutto ai giovani», lo ha dichiarato l’onorevole Walter Rizzetto, coordinatore di Fratelli d’Italia in Friuli Venezia Giulia e presidente della commissione Lavoro della Camera dei deputati.
«Continuo a sostenere che oggi serva un lavoro culturale profondo e strutturato. La riforma dello sport ci impone di ripensare i modelli organizzativi e formativi, occorre una visione complessiva. L’alto livello esiste e si sostiene solo se poggia su una base solida, fatta di attività di avviamento, formazione continua e crescita all’interno delle società sportive. Il percorso ideale è quello che permette a un giovane di entrare in una struttura, crescere come atleta, diventare eventualmente tecnico, formarsi nella gestione degli impianti e contribuire allo sviluppo della società. È questo il valore di un impianto sportivo moderno: non solo un luogo dove si pratica sport, ma un ecosistema che accompagna le persone lungo tutto il loro cammino. In questo senso ASU è una mosca bianca, in positivo: un’eccezione virtuosa e un punto di riferimento nazionale», ha dichiarato Andrea Facci, presidente della Federazione Ginnastica d’Italia.
«I 150 anni dell’Associazione Sportiva Udinese rappresentano non solo una ricorrenza storica di grande valore, ma anche la dimostrazione concreta di come lo sport possa essere un fattore di coesione, crescita e innovazione per l’intera comunità regionale, con uno sguardo ai giovani, alla valorizzazione del territorio e alla sostenibilità». È questo il concetto espresso oggi dal vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega a Cultura e sport, Mario Anzil, e dall’assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro che assieme hanno partecipato alla giornata conclusiva dell’anno di celebrazioni per i 150 anni dell’Asu.
«Udine è una città che riconosce da sempre allo sport un ruolo centrale, non solo in termini agonistici ed economici, ma soprattutto come strumento di coesione e valorizzazione del territorio. È un elemento fondante dell’identità della nostra città. Oggi possiamo parlare a pieno titolo di Udine come città dello sport, grazie alla pluralità di discipline, associazioni, impianti e percorsi che convivono in un sistema aperto e radicato. Una rete che promuove salute, rispetto, sostenibilità e qualità della vita. L’Asu, con i suoi 150 anni di storia, è uno dei simboli più concreti di questo modello: un luogo che ha saputo unire la pratica sportiva con la dimensione educativa, il benessere psico-fisico, l’attenzione a temi come la disabilità, alla nutrizione e all’innovazione. Come amministrazione crediamo in uno sport che non si esaurisce nella competizione, ma che genera opportunità di crescita per tutti, a partire dai più giovani. È su questa visione che vogliamo continuare a investire, mettendo al centro le persone e i valori che fanno di Udine una città sportiva, viva e competitiva a livello ormai internazionale», ha rimarcato Alessandro Venanzi, vicesindaco del Comune di Udine.
«Asu rappresenta un’associazione d’eccellenza del nostro territorio, con cui la collaborazione è costante, proficua e di cui possiamo essere orgogliosi. Il lavoro che svolge ogni giorno non si limita alla pratica sportiva, ma ha una forte componente educativa e sociale: è un luogo in cui si promuove l’inclusione, e la crescita comunitaria a partire dai più giovani. Come Comune di Udine crediamo fortemente in questo modello e abbiamo scelto di investire con decisione negli impianti sportivi cittadini. Nei prossimi tre anni, l’Amministrazione ha programmato interventi per oltre 4 milioni di euro, distribuiti su strutture presenti in tutta la città. Tra questi, uno dei progetti più significativi riguarda proprio l’ampiamento, in collaborazione con l’ASU, della palestra, che diventerà uno spazio ancora più moderno, funzionale e aperto alla comunità. Lo sport per noi è una leva di coesione sociale, salute e partecipazione: investire in impianti significa rafforzare tutto questo», ha detto Chiara Dazzan, assessore allo Sport del Comune di Udine.
«Questo evento è stato fortemente voluto da ASU e da tutti i partner progettuali con cui lavoriamo per sviluppare iniziative innovative – ha dichiarato il presidente Alessandro Nutta -. È stato un anno particolarmente significativo, quello che idealmente chiudiamo oggi, con questo evento. Un anno nel quale sentiamo di aver rafforzato quel legame con il territorio e la sua comunità che ci ha sempre contraddistinti fino dal 1875. Oggi non chiudiamo una celebrazione, ma apriamo una nuova fase».
Una fase che, come ha ben spiegato il direttore generale di Asu, Nicola di Benedetto, «è possibile grazie al grande slancio progettuale che ci ha offerto il 2025, e a chi ha creduto in noi, scegliendo di camminare al nostro fianco. Poter lavorare in rete, con e per la comunità, dà un sapore unico a ogni nuovo progetto».

I QUATTRO TALK – A moderare l’incontro è stato Andrea Marcon, presidente del CONI Fvg, che ha accompagnato il dialogo tra i diversi relatori mantenendo il filo conduttore della giornata: costruire reti, condividere visioni, generare impatto per la comunità. Il primo panel ha affrontato i percorsi di avvicinamento al lavoro sportivo per le persone con disabilità, con gli interventi di Paola Benini, presidente di Hattiva Lab, di Vincenzo Zoccano, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla disabilità, e di Paola Perabò, EVP Risorse Umane di Danieli & C. Un confronto che ha messo in luce come lo sport e la cooperazione sociale possano diventare strumenti concreti di inclusione, autonomia e dignità lavorativa.
A seguire, il focus si è spostato sul bilancio di sostenibilità integrato, con il contributo del professor Paolo Fedele dell’Università degli studi di Udine e del direttore generale di ASU Nicola Di Benedetto. È stato illustrato il percorso che ha portato ASU a diventare la prima associazione sportiva a dotarsi di un Bilancio sociale integrato di sostenibilità, strumento capace di misurare non solo i risultati sportivi, ma anche gli impatti ambientali, sociali e di governance.
Il tema degli investimenti negli impianti sportivi è stato al centro del terzo momento di confronto, con gli interventi di Mario Anzil, vicepresidente e assessore regionale alla Cultura e allo Sport, di Andrea Facci, presidente della Federazione Ginnastica d’Italia, e di Chiara Dazzan, assessora allo Sport del Comune di Udine. È emersa con forza la necessità di considerare gli impianti non solo come luoghi di pratica sportiva, ma come presidi educativi, culturali e comunitari.
L’ultimo panel ha approfondito l’educazione alla sostenibilità nella vita sportiva, grazie agli interventi di Fabio Scoccimarro, assessore regionale all’Ambiente ed Energia, di Anna Maria Zuccolo, vicepresidente di CAFC Spa, e di Claudio Siciliotti, presidente di Net Spa. Un dialogo che ha evidenziato il ruolo dello sport nella diffusione di comportamenti responsabili, nella sensibilizzazione ambientale e nella costruzione di una cittadinanza consapevole. Le conclusioni sono state affidate al dialogo tra il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e il vicepresidente regionale Mario Anzil, che hanno riconosciuto il valore dell’esperienza ASU come modello replicabile di integrazione tra sport, politiche pubbliche, welfare e sviluppo territoriale. La giornata si è chiusa con il pranzo a cura di Eat Ethic della Cooperativa Sociale Hattiva Lab.

IL 150° DI ASU – La tavola rotonda ha segnato il punto di arrivo di un anno straordinario per Asu, che nel 2025 ha celebrato i suoi 150 anni attraverso un percorso articolato e variegato che ha visto la polisportiva essere la prima polisportiva ad adoperarsi per un proprio Bilancio integrato ESG. Ma tutto è cominciato con la cena di gala e la serata delle vecchie glorie. C’è anche stata la Gallery digitale dedicata alla storia della polisportiva, sempre disponibile sul sito di ASU; e la mostra fotografica alla galleria Tina Modotti, lo spettacolo teatrale di Anà-Thema Teatro ispirato alla vicenda dell’associazione, un l logo celebrativo e la riqualificazione della sede, impreziosita dalle opere del Liceo Artistico Sello. Un cammino nel quale ritroviamo anche il Premio Eccellenza di Friuli Doc, che ha riconosciuto il valore sportivo, sociale e culturale di ASU nel panorama regionale.

UN SITO TUTTO RINNOVATO – In occasione della tavola rotonda è stato inoltre presentato il nuovo sito web dell’Associazione Sportiva Udinese, online con un menù riorganizzato, una veste grafica aggiornata e uno spazio ancora più ampio dedicato alle attività per la disabilità, alla persona, al territorio e alla sostenibilità. Uno strumento pensato per rendere visibile e accessibile l’identità di ASU e il suo impegno quotidiano verso una comunità sempre più inclusiva.

—^—

In copertina, un’atleta dell’Asu e all’interno i partecipanti all’incontro con il ministro Andrea Abodi.

Quando lo sport fa bene a tutte le età: ecco le proposte di Casarsa a favore del benessere fisico e della socializzazione

Lo sport fa bene non solo al fisico ma anche alla socializzazione: sono diverse le associazioni che nel territorio comunale di Casarsa della Delizia propongono attività per tutte le età, in particolare per gli over 60 che possono così ritrovarsi migliorando allo stesso tempo il proprio benessere. «E se qualcuno non si è iscritto a nessuna attività lo scorso autunno – sottolinea l’assessore allo sport Samuele Mastracco -, e invece ora vuole iniziarne una, non si preoccupi: ci sono diverse proposte che partono ora a gennaio e altre che sono aperte a tutti lungo l’intero corso dell’anno. Come Amministrazione comunale, insieme al sindaco Claudio Colussi, siamo convinti del valore non solo salutare ma anche sociale dello sport da praticarsi in compagnia. Questo è valido soprattutto per le fasce anziane della popolazione: in un periodo storico in cui la solitudine e la sedentarietà rappresentano due delle principali sfide sociali e sanitarie, iniziative come queste assumono un valore fondamentale».
In tal senso, l’Asd Boccesport Sangiovannese Casarsa-San Giovanni ha aperto le iscrizioni alle proprie attività nei campi del centro sportivo comunale. Le bocce dal punto di vista fisico favoriscono il movimento dolce, migliorano la coordinazione e contribuiscono al mantenimento di una buona forma generale; sul piano mentale stimolano concentrazione, memoria e capacità decisionali; sotto l’aspetto sociale, combattono l’isolamento, creano relazioni e rafforzano il senso di appartenenza alla comunità. In più l’associazione propone tornei di Burraco e corsi di tennistavolo.
Invece, nella palestra delle scuole medie grazie alla collaborazione tra la Polisportiva Basket, l’associazione K-Ros Over di Pasiano e Laluna – si gioca a Baskin. Si tratta di uno sport di squadra, giocato insieme da persone diversamente abili e senza disabilità. Il termine “baskin” è infatti l’unione di “basket” e “inclusivo”. Allenamenti in programma ogni venerdì dalle 19.30 alle 21. E inoltre, sempre alle medie, è attiva la squadra di calcio camminato over 50, mentre gli Arcieri della Fenice Fvg propongono con il tiro con l’arco una disciplina adatta a tutte le età. Ci si può inoltre iscrivere ad arti marziali con diverse società cittadine e alla ginnastica dolce con la Pro Loco, solo per citare alcune delle proposte in atto.

—^—

In copertina, il campo per il gioco delle bocce a Casarsa della Delizia.

Giornata della Memoria, venerdì omaggio anche a Sesto al Reghena con un concerto del “Trieste Tartini Ensemble”

L’Amministrazione comunale di Sesto al Reghena onorerà la Giornata della Memoria, che ricorda tutte le vittime della Shoah, con un concerto del “Trieste Tartini Ensemble” in programma venerdì 30 gennaio, alle 20.45, nel Teatro Burovich. Ingresso libero. Un evento reso possibile grazie alla collaborazione con l’Ensemble Serenissima all’interno dell’FVG International Music Meeting – Tracce e Visioni.
«Attraverso questo concerto – anticipa il sindaco Zaida Franceschetti – uniremo il valore della memoria a quelli del dialogo e della responsabilità. Sulle note di due quintetti per pianoforte e fiati tra i più celebri di Mozart e Beethoven, rifletteremo su quanto sia fondamentale ricordare oggi gli eventi del passato per costruire insieme un futuro dai valori condivisi». «Un momento dall’alto valore culturale, oltre che civico e storico – aggiunge l’assessore alla cultura Elisa Coassin – del quale ringrazio l’Ensemble Serenissima e il suo direttore Mario Zanette: prosegue così la preziosa collaborazione che già lo scorso anno si era concretizzata in occasione della Giornata della Memoria. Ora questo percorso, che valorizza la musica classica anche come mezzo educativo, vive un nuovo appuntamento con l’esibizione dei maestri del “Trieste Tartini Ensemble”».
Il “Trieste Tartini Ensemble” – Pietro Milella all’oboe, Davide Teodoro al clarinetto, Andrea Caretta al corno, Sergio Lazzeri al fagotto e Reana De Luca al pianoforte – nato su iniziativa di consacrati docenti del Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste, propone i grandi capolavori per pianoforte e fiati: un repertorio di rara raffinatezza timbrica, valorizzato dalle competenze maturate dai suoi componenti in ambito solistico, cameristico, sinfonico e didattico.

—^—

In copertina, il Trieste Tartini Ensemble che suonerà a Sesto al Reghena.